Chi è morto alzi la mano

messico3Questa settimana mi è capitato di leggere di gente parecchio preoccupata per lo stato di salute del femminismo, e di altri che invece gioiscono per la fine del patriarcato.

Secondo l’Espresso “il femminismo ha messo la sordina”, tanto che Sabina Minardi – autrice dell’inchiesta – ad un certo punto si chiede angosciata: dove sono, oggi, le donne?

Una domanda piuttosto curiosa, visto che per compilare l’articolo ne cita parecchie, di donne: attiviste, sociologhe, giornaliste, scrittrici, italiane e straniere, tutte orgoglisamente femministe.

Una simile domanda, piazzata fra la conferenza TED di Chimamanda Ngozi e il film “Suffragette” di Sarah Gavron – che è stato accolto dalla protesta femminista delle Sisters Uncut contro i tagli del governo britannico ai fondi per i centri di assistenza e sostegno – ha un effetto abbastanza comico: le donne a me sembrano piuttosto visibili ed anche agguerrite, eppure se ne piange l’assenza.

L’inchiesta dell’Espresso mi ha fatto venire in mente un articolo pubblicato quest’estate da The Guardian, nel quale Jessica Valenti raccontava dei suoi primi passi nel movimento femminista:

When I was a young feminist – working at my first job in a women’s nonprofit and eager to single-handedly take on the patriarchy – there was a common refrain from the older generation that infuriated me and my peers: Where are all the young feminists? We were right there, fetching coffee and making photocopies to help the cause, and yet we’d hear over and over again that young women simply weren’t interested in the movement.

“Quando ero un giovane femminista – e lavoravo in una associazione non a scopo di lucro ansiosa di sfidare il patriarcato con tutte le mie forze – la vecchia generazione non faceva che ripetere un ritornello che faceva infuriare me e le mie coetanee: dove sono le giovani femministe? Eravamo proprio , a portare il  caffè e a fare le fotocopie per aiutare la causa e costrette ad ascoltare che le giovani donne non erano interessate al movimento.”

Jessica Valenti, riferendosi a questo lamentarsi dell’apatia delle donne e del loro presunto disinteresse nei confronti del femminismo, parla di mito:

The idea that young people are politically apathetic on feminist issues has always been a myth, of course, but today only the most out-of-touch person could claim as much.

un mito – ci dice – che solo le persone “fuori dal mondo” (out-of-touch) possono accettare per vero.

In psicologia, sociologia, filosofia e antropologia, il mito è una falsa convinzione; ne parlai tempo fa a proposito dei miti sullo stupro.

Una delle caratteristiche del mito è quella di essere, spesso e volentieri, un’indebita generalizzazione di un caso particolare.

E’ vero che esistono donne che pubblicamente e con veemenza prendono le distanze dal femminismo, ma iniziative come l’hashtag “Women against feminism” sono sufficienti a decretare che è il momento di cospargerci il capo di cenere ed intonare un inno funebre?

Io vedo moltissime femministe intorno a me: sono intelligenti, attive e motivate, tutt’altro che invisibili. Mi chiedo se anche loro – come accadeva alla giovane Jessica Valenti – non si sentano ribollire di rabbia a leggere simili inchieste.

I miti sullo stupro  – ad esempio “sono le vittime a provocare lo stupro”, oppure “le donne hanno fantasie sessuali nelle quali vengono stuprate (quindi, sotto sotto, alle donne piace essere stuprate)” – sono funzionali a creare un clima sfavorevole alle vittime, ad assolvere l’aggressore e minimizzare/giustificare l’atto dello stuprare, in altri termini: sono funzionali a mantenere il patriarcato in buona salute.

Mi domando: il mito che vuole le donne di oggi distanti o addirittura ostili al femminismo, a cosa serve?

La sua funzione è forse simile a quella che può assolvere una dichiarazione di morte del patriarcato?

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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7 risposte a Chi è morto alzi la mano

  1. Blossom ha detto:

    Presente e ribollisco. Da più di un decennio.
    Non è solo il fatto d’essere considerata invisibile – da chi evidentemente non vuol vedere – è anche il maternalismo, la supponenza, quella totale mancanza di considerazione che mi ricorda di quando ero bambina e gli adulti intorno a me anziché risposte ed argomentazioni mi fornivano sorrisi tirati e fastidio a quelle che erano le mie richieste.
    È una cosa tipica che riscontro nelle vecchie generazioni di femministe: noi sì che ci impegnavamo, noi sì che le lotte, noi sì che la minigonna era politica mica moda; come se vivessero perennemente al passato e fossero totalmente disinteressate al presente ed a come lo vivano le altre donne, femministe e no. Come se loro avessero già dato e dopo loro il nulla.
    Be’, con tutto rispetto, andate a fanculo.

    • IDA ha detto:

      Si chiama conflitto generazionale o incomprensioni generazionali e una terza che non ricordo, ma a che fare con l’età. Io rimasi colpita, quando lessi le memorie di Umberto Tommasini, un’anarchico triestino. http://www.odradek.it/Schedelibri/fabbroanarchico.html
      Quando parlava delle incomprensioni e degli scontri con i compagni anziani agli inizi del 900, descrive le stesse dinamiche che ho incontrato io, 80 anni dopo. Forse l’età che ci fa essere un po paternalisti e assumere il ruolo di maestrine. Per questo mi sono promessa di non mettere bocca su quello che fa mia figlia, ma non ci riesco del tutto e lei mi tiene all’oscuro di quello che fa e fa bene, perché avrei molte cose da dire.
      Alla fine degli anni 70 io ero una ragazzina, ero interessata e curiosa alle tematiche femministe, anche se sinceramente ci capivo poco, e da molte femministe ero guardata con sospetto anche per la mia tendenza al disimpegno e al cazzeggio. Anni 80 il femminismo si dissolve, molte non si ricordavano più di essere state femministe, altre passarono sulla riva del qui è meglio e scivolate in vecchi modelli di comportamento. Alcune, continuavano la loro strada, in silenzio e spesso da sole.
      In quel periodo ho capito che ci sarà sempre, chi usa il femminismo o qualsiasi altro movimento per fini personali, per una carriera personale, ci sono sempre stati e sempre ci saranno, e me ne sono fatta una ragione….. Ne ho conosciute tante che ora prendono le distanze dal femminismo. Ma ho anche conosciuto tante che non hanno mai rinunciato alla loro lotta e questo è il femminismo, che non è morto e non sarà mai morto fin quando ci saranno donne che combattono contro le discriminazioni e i soprusi.
      Si mettano l’anima in pace, le donne non hanno ancora finito di scrivere la storia.

  2. imagemixer ha detto:

    Se una persona di sesso maschile non sa controllare i propri istinti, non è degna di essere considerata uomo (in senso largo, non solo sul sesso ma anche sulle violenze verbali e fisiche). . Se la donna fosse rispettata forse non ci sarebbe bisogno di femministe, sebbene un po eccessive, le femministe sono comunque donne intelligenti, invece i pochi maschilisti che conosco sono tutt’altro che intelligenti.

  3. IDA ha detto:

    “il mito che vuole le donne di oggi distanti o addirittura ostili al femminismo, a cosa serve?”
    è l’altra faccia della medaglia, che vuole tutte le donne che rivendicano un loro diritto, o più semplicemente parlano quando non devono parlare, come femministe.
    Cosa serve?Certamente fa parte del negazionismo, serve a demonizzare ed esorcizzare il femminismo; (parità raggiunta, il femminismo non serve più, è superato dalla realtà, quindi; vecchia, nostalgica, estremista ecc)
    Questo vuol dire anche che il femminismo non è prevedibile fa paura, allora si dice che non esiste o si demonizza.
    http://ritentasaraipiufortunato.blogspot.it/2015/10/de-sade-una-di-noi-ovvero-il-porno.html

  4. Pingback: Quel che non volete sapere e vedere oltre le scritte sui muri | Nuvolette di pensieri

  5. Vale ha detto:

    Io mi sono sentita dire da una cara amica “non mi descrivo mai come femminista, sennò ti prendono per pazza e non ti ascoltano”. Probabile, ma se loro sono ignoranti e non sanno che il femminismo vuole l’uguaglianza dei diritti, non lo schiavismo maschile, la colpa è mia? Devo vergognarmi di volere la parità? Di fronte a tutti questi signori che vengono a dirmi che devo pensare? [Da “le donne vogliono comandare” (che poi, loro lo fanno da secoli, per par condicio, perché non propongono il viceversa? 😀 ), a “non sono molestie, le donne si bagnano per i complimenti” (e che termine ORRENDO), a “tu metti i tacchi perché vuoi che gli uomini ti guardino” (no, perché adoro le scarpe col tacco)]
    Consiglio loro di controllare la dicitura sul dizionario. E li mando a cagare. Che è inutile perdere tempo con chi non vuole ammettere la realtà, perché guadagna privilegi dall’attuale situazione…

  6. Il rasoio di Occam ha detto:

    La butto là…per scoraggiare le donne? Per dividerle? Infatti l’articolo sull’Espresso che citavi è tutto un “E’ colpa di quelle femministe là!”. “No, di quelle altre!”. E’ colpa di quelle che escludono gli uomini, di quelle che li includono, di quelle che odiano il sesso, delle zoccolone, di quelle di destra, di quelle di sinistra, di quelle ignoranti, di quelle saputone, delle mammiste, delle zitelle, delle stridule, delle apatiche ecc. ecc.

    Intanto gli antifemministi si fregano le mani…

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