Violenza domestica e disinformazione

Dal blog di Anarkikka:

La violenza assistita intrafamiliare è una forma di violenza domestica che consiste nel sottoporre un minore all’aggressività o violenza verbale, fisica, sessuale di un genitore sull’altro e/o su persone che costituiscono per lui un punto di riferimento e/o a lui legate affettivamente.

La violenza assistita comporta effetti a livello emotivo, cognitivo, fisico e relazionale. Quando è ripetuta, questo tipo di violenza compromette seriamente il benessere, lo sviluppo individuale e la capacità di interagire in modo funzionale a livello sociale, di un minore. E’ causa di forti disagi come stress, depressione, difficoltà scolastiche, ridotte capacità empatiche, bassa autostima, svalutazione di sé, e nel lungo periodo, può aumentare il rischio della riproducibilità, ossia di sviluppare comportamenti violenti in età adulta, assumendo la violenza come strumento relazionale, soprattutto nei rapporti di coppia.

nina-palmieri-le-ieneIl 2 novembre, nel corso di una puntata de Le Iene, va in onda un servizio dal titolo “Bimba contesa tra Italia e Ucraina”.

La vicenda è analoga ad una già raccontata in passato; la giornalista (la chiamo giornalista, non so se lo sia) offre ad un padre disperato lo spazio per raccontare la sua versione di una storia di sottrazione di minore.

Secondo questo padre, la madre di sua figlia sarebbe fuggita in Ucraina con la bambina senza alcuna ragione e si rifiuterebbe di avere qualsiasi contatto con lui.

Inoltre lo accuserebbe falsamente di essere stato violento con lei.

Nessuna denuncia è stata presentata dalla donna alle forze dell’ordine; è difficile quindi descrivere le accuse come strumentali, visto che non vengono usate in sede legale per ottenere qualcosa di concreto da quest’uomo.

Lui, al minuto 0:44, afferma che la donna gli avrebbe detto “Non vogliamo più niente da te.”

Al minuto 1:20, l’uomo è costretto ad ammettere quello che definisce “solo un episodio”, che  si è verificato nella piazza del paese (quindi presumibilmente di fronte a testimoni oculari), un episodio nel quale l’uomo sostiene di aver picchiato la donna solo per difendere la bambina dalla violenza di lei.

Nonostante questo, nel corso dell’intervista in nessun altro momento la madre è descritta come aggressiva nei confronti della figlia (“era una mamma affettuosa, di quello non mi posso lamentare” – minuto 12:42), sebbene lui la accusi di alcune “stranezze”.

La telecamera riprende alcune telefonate dell’uomo alla donna e alla bambina; la bambina è molto affettuosa col padre, ma gli chiede di comportarsi bene con la mamma: “tu non devi picchiare la mia mamma”, dice quando le viene chiesto se vuole tornare dal papà (una volta lo ha visto picchiarla, per sua stessa ammissione), ma a questo punto è la donna ad interrompere la conversazione, chiedendo all’uomo di non affrontare con la piccola l’argomento violenza.

Prima di ascoltare la versione della madre, la giornalista ci fa ascoltare l’opinione di un avvocato esperto di diritto internazionale, che invece di parlare di leggi (l’argomento di cui si presume sia esperto) si lascia andare ad esternazioni pseudo-antropologiche sulla natura del problema; la causa delle sottrazioni internazionali secondo lui sarebbero le donne ucraine, che tornano nel loro paese con i figli perché non hanno voglia di lavorare: “Le donne ucraine immaginano che l’Italia sia un paradiso dove si va a prendere il sole e non si va a lavorare, invece si scontrano con la pratica realtà che bisogna alzarsi, svegliarsi, muoversi e fare qualcosa”. “Un classico” è la lapidaria definizione che ci offre della situazione descritta, etichettando in pratica le ucraine tutte come delle fannullone in cerca di un uomo che le mantenga e permetta loro di fare la bella vita.

La giornalista parte per l’Ucraina in cerca della donna, che inizialmente reagisce molto male alla presenza della televisione e lascia le telecamere fuori dalla porta.

Attraverso l’uscio chiuso, le viene spiegato che, anche se ha tutto il diritto a non voler rimanere in una “situazione di disagio e violenza“, non può sequestrare una bambina e allontarla dal padre: “un amore finisce, o forse non c’è mai stato, non lo so, ma non deve pagare una bambina, non è giusto.

Quello che la giornalista sta dicendo è che, anche se le accuse della donna fossero vere e il rapporto di coppia fosse caratterizzato dalla violenza, lei non ha nessun diritto di scappare con la figlia. In altri termini, allontanare un figlio da un partner violento sarebbe un torto che si fa a quel figlio.

La donna chiama la polizia.

Subito dopo un’amica la convince ad avere un colloquio con Le Iene e la giornalista la incontra per ascoltare quella che viene descritta come “la storia di un amore finito male”.

La donna racconta una vita familiare nella quale lei si è sentita prima rifiutata in quanto donna (“dopo cinque giorni lui si è spostato dal nostro letto, dalla nostra camera, dicendo che la bambina gli da fastidio” minuto 12:05), poi ha subito violenza economica (“Per me non c’erano soldi mai, mi diceva ti servono soldi? Vai a lavorare”), e alla fine parla di un periodo nel quale sarebbe stata picchiata tutti i giorni. Dell’uomo in quanto padre ci offre un ritratto caratterizzato dalla negligenza.

Il montaggio alterna la versione di lui a quella di lei.

La giornalista interviene, e dice alla donna: “Nessuna donna merita di essere picchiata, però…” Il “però” è la denuncia che l’uomo ha presentato contro di lei per sottrazione di minore: la minaccia che le incombe sul capo – che le sue accuse siano fondate o meno – è di perdere la bambina per sempre.

Quindi le suggerisce di trovare un accordo con il padre “seppure è uno stronzo, se ti ha picchiato è uno stronzo”.

A seguito di questo incontro la situazione precipita. La giornalista riceve un’altra telefonata dall’amica della donna, che dichiara che nel corso del loro colloquio lei avrebbe raccontato delle bugie parlando di violenze fisiche che non ci sono state; poiché ha lasciato la bambina sola in casa per parlare con Le Iene, i vicini l’hanno denunciata ai servizi sociali per abbandono di minore, e la bambina rischia di finire in istituto.

A prescidere dalla situazione particolare di questa coppia, nella quale non entro per ovvie ragioni (non sta a me stabilire se c’è stata violenza domestica o meno), quello che intendo denunciare con questo post è la natura delle informazioni fornite al pubblico in merito alla questione delle sottrazioni internazionali e sulla violenza domestica.

Innanzi tutto, nel caso in cui un minore sia stato condotto o è trattenuto in Ucraina da parte di un genitore, senza l’autorizzazione dell’altro genitore, per ottenere il rimpatrio in Italia è opportuno richiedere l’applicazione della tutela prevista dalla Convenzione dell’Aja del 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale dei minori. Sia l’Italia che l’Ucraina sono membri di tale Convenzione.

La domanda, che potrà essere fatta direttamente in Italia, darà luogo, innanzitutto, ad un’attività di localizzazione del minore sul territorio ucraino da parte delle autorità locali. Una volta che viene localizzato il bambino, le autorità ucraine notificheranno al genitore che si trova con il bambino, la richiesta di rimpatrio avanzata dall’altro genitore e tenteranno di giungere ad un rimpatrio volontario. Nel caso in cui il genitore si opponga al rimpatrio, si instaura un giudizio innanzi al tribunale ucraino territorialmente competente.

La Convenzione dell’Aja stabilisce che (articolo 13):

l’Autorità giudiziaria o amministrativa dello Stato richiesto non è tenuta ad ordinare il ritorno del minore qualora la persona, istituzione o ente che si oppone al ritorno, dimostri (…)

b) che sussiste un fondato rischio, per il minore, di essere esposto, per il fatto del suo ritorno, ai pericoli fisici e psichici, o comunque di trovarsi in una situazione intollerabile.

Quindi non è vero che quando una donna vive una situazione di “violenza e disagio” non è tutelata dalla legge nel momento in cui, in preda alla paura e alla sofferenza, decide di fuggire per sottrarsi ad una situazione che reputa di pericolo per se stessa e per il minore.

E, come dimostra la letteratura sul fenomeno della cosiddetta violenza assistita, quando un genitore è violento con il partner – a prescindere che quel genitore maltratti direttamente anche la prole – allontanare il bambino è un modo per tutelarne il sano sviluppo a livello emotivo, cognitivo, fisico e relazionale.

Non si può dire ad una donna che deve preoccuparsi di garantire il rapporto dei suoi figli con un padre “seppure è uno stronzo che ti picchia”, perché un uomo che maltratta la propria partner è un genitore che sta facendo del male anche ai suoi figli.

Le Iene, senza nessuna competenza in tema di violenza domestica e abusi sui minori, non possono permettersi di assumere il ruolo di mediatori familiari in situazioni nelle quali potrebbe prospettarsi uno scenario caratterizzato dalla violenza, perché rischiano di mettere donne e bambini in situazioni di pericolo e di esporli alla rivittimizzazione.

Nè possono permettersi di inviare al pubblico messaggi di questo genere, di fatto dicendo a tutte le donne vittime di violenza domestica che non hanno il diritto di tenere lontani i loro figli da un genitore maltrattante.

Questi messaggi spaventano le donne, che spesso scelgono di rimanere in una situazione di sofferenza pur di non rischiare di perdere i propri figli, o di essere costrette a lasciarli, soli e indifesi, con un uomo che hanno imparato temere.

Inoltre, convincere una donna vittima di maltrattamenti a rimanere in contatto con un ex abusante “per il bene dei figli” equivale, il più delle volte, a condannarla a subire ulteriori abusi.

Trovo sconcertante che la televisione si arroghi il diritto di subentrare alle istituzioni competenti compromettendo le indagini in casi nei quali è in gioco l’incolumità e il benessere fisico e psicologico di soggetti vulnerabili, arrivando addirittura suggerire soluzioni in situazioni delle quali non ci si è dati neanche la pena di verificare le informazioni raccolte.

Come trovo sconcertante che si lasci spazio ad opinioni razziste (mi riferisco alle considerazioni dell’avvocato sugli stranieri fannulloni) facendole passare per pareri legali.

Questo è fare spettacolo sulla pelle della gente.

Questa è disinformazione.

 

Per approfondire:

Care Iene…

Genitorialità condivisa con un ex abusante?

I miti sul divorzio che mettono a rischio i bambini – mito n°1

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Violenza domestica e mediazione familiare

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Traumi infantili, salute e violenza domestica

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Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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4 risposte a Violenza domestica e disinformazione

  1. Paolo ha detto:

    Le iene non sono nuove a questo pessimo modo di fare informazione e non solo su questi temi

  2. Primavera ha detto:

    Oramai tutto è delegato alla Tv e sinceramente neppure di alta qualità in casi come questo.
    Vi confesso che, con quello che sto passando e quello che sta passando il mio bambino (e il peggio credo debba ancora arrivare…) ho pensato spesso che avrei dovuto forse resistere io di più e aspettare che lui fosse più grande per mandare via di casa il “padre” (virgoletto perché non lo ritengo degno di questo nome e qui con voi posso esprimermi in libertà!) perché potesse essere ascoltato e potesse un po’ difendersi e potessi io essere sempre li con lui a parare i colpi!
    A me non lo stanno consentendo nonostante io resista strenuamente agli attacchi del padre e di tutti gli operatori che ci ruotano attorno da tre anni.
    E’ brutto dirlo, lo so,ma è forse più giusto e risolutivo quello che ci stanno facendo?
    Ad oggi vi dico no e mi dispiace perché ho creduto di essere una madre forte che nell’allontanare lo psicopatico da casa stesse tutelando se stessa e soprattutto suo figlio mentre ad oggi realisticamente devo dire che, denunciando, l’ho messo in pericolo.
    perché ci stanno facendo questo? perché queste vere e proprie campagne mediatiche diffamatorie verso le donne (e bambini)? dove si vuole arrivare? cosa c’è dietro?
    soprattutto…cosa dobbiamo fare per fermarli?

  3. Nato Invisibile ha detto:

    Sono in preda ad un raptus, decido di farmi giustizia da sola. Perché se ti fermi a denunciare il maltrattante, cara primavera, sbagli..vero? Ti diranno che se pensi di aver ragione dovresti denunciare/ricusare anche chi ha archiviato denunce di madri, chi ha fatto perizie contro di te, a favore del maltrattante, e pure chi ha il compito di analizzare questi fattori e decidere al tuo posto cosa sarà meglio per tuo figlio. Te lo diranno anche dove penavi di poter chiedere aiuto.. Madri! Denunciate tutte! Fate le class actions! Prima o poi vi prenderanno sul serio!
    Sul serio, ma non scherziamo..
    La colpa è sempre delle madri. Lo dice anche Freud, nel caso non fosse bastato Iddio Onnipotente. Partorirai con dolore ed alleverai con dolore. Anche a quella santa di Maria Vergine è stato portato via il figlio… Ma, proprio perché Santa, a lei è stato concesso fino a 30 anni. Te non sei mica Santa. Te non piangi sangue in una grotta. Te non fai miracoli: li chiedi!
    Per questo ho deciso di farmi giustizia da sola. Perché vivo in un paese che non mi tutela anzi mi denigra e mi deride. Si prende i miei soldi, le mie tasse, i miei anni, il mio sesso, la mia carne la mia vita e la mia prole. Perché non ho un protettore. Che scema! Pensavo che fosse lo stato il mio protettore. “Prima le donne e i bambini”..
    fantascienza!
    Nella realtà non sarò certo io a smantellare la credenza che le donne siano la causa di tutto, che le donne siano il male, e che provochino la rabbia ed i raptus del maschio razionale, solo perché in combutta col serpente.
    Andrò in giro come Lorena Bobbit a evitare e castrare materialmente ogni stronzo che si bulla dello sconto di pena per aver massacrato una ragazzina. Non esiste una pena esemplare, come deterrente per i prossimi assassini picchiatori. No esistono le pacche sulle spalle, gli sconti, l’alleggerimento, la d responsabilizzazione. Secondo me andiamo incontro anche a rivittimizzazione, ma non vorrei proprio esagerare.
    Questi se ne vanno tronfi a testa alta a sgretolare vite umane, di donne e bambini, di intere famiglie di adulti, giovani e anziani. Poi si pentono, scrivono un libro in cella e fanno pure soldi a palate. Riceveranno le lettere delle ammiratrici in cella. Vedrai.

    Lo stato italiano è morto. Nessuno fa. La colpa è nostra. La colpa è della madre e ricadrà sui figli. Voglio essere colta da raptus anch’io..

  4. Primavera ha detto:

    Cara Nato Invisibile…le donne per i raptus verrebbero e vengono comunque punite perché per un uomo è un raptus mentre alla donna diranno che era capacissima di intendere e volere! Sai, noi diaboliche e malvagie!
    Come facciamo sbagliamo. Non c’è legge, non c’è più logica!
    Le class action..sì l’hanno detto anche a me ma poi dove sono le numerose donne per metterla in piedi? Dove? Se me lo dite io quei 4 soldi che ancora ho li spendo per andarle a prendere porta a porta e farle aderire!
    Possibile che le ctu varie e i periti vari e i servizi sociali vari (quelli area Tribunali vari di Roma almeno) hanno rovinato solo me? Te? Possibile?
    Forse mi stanno quasi quasi convincendo che la pazza sono io,del resto si sa a forza di ripeterle certe cose poi diventano vere….
    Vedo intorno a me solo gente che straparla e promette ma di fatto poi non agisce e spesso si scopre che tiene il piede in 2,3,4 scarpe. Corrotti anche loro da Dio denaro…forse minacciati anche loro chissà…tutti ormai senza coscienza, senza dignità!
    Come mai delle coop coinvolte in Mafia Capitale si parla solo del lato immigrazione quando è noto si occupassero anche di minori, sociale e spazi neutri vari? Chissà…lo schifo su questo versante stranamente non viene mai fuori!
    Io ho anche detto chiaramente all’ordine dei medici (tra le varie e inutili, ahimè,rimostranze che ho fatto) che sono anche loro a coprire e insabbiare gli esposti che facciamo (spesso contro le stesse persone) e a lasciare nel pericolo donne e bambini…ma che gli è fregato??? NULLA! Mi hanno detto “lei ha ragione signora, la capiamo -come no??- ma spetta all’ufficio legale studiare la vicenda e intervenire e al momento sono in fase istruttoria (sì da quasi un anno…).
    Lo Stato dovremmo essere anche noi suppongo ma certo ricattati su ciò che si ha di più caro al mondo e senza più un soldo diventa difficile lottare e difendersi come si vorrebbe!
    Evito commenti sui Giudici perchè non vorrei finire diritta in galera!

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