L’uso della forza contro l’amore per la danza

ballerina-stilizzataIn agosto avevo dedicato un post alla giovane ballerina di Ferrara, il cui sogno di dedicarsi alla danza classica è osteggiato nientepopodimeno che dal Tribunale di Roma, che intende allontanarla dalla madre, rea di aver incoraggiato la sua passione per l’arte coreutica, e rinchiuderla in una casa famiglia, rendendole così impossibile il frequentare la scuola di Milano cui era stata ammessa.

Sabato 21 novembre, in Piazza del Municipio a Ferrara, si svolgerà una manifestazione contro la decisione del Giudice di autorizzare “il servizio Socio Assistenziale […] ad eseguire coattivamente il decreto” che stabilisce  l’allontanamento dalla famiglia e la collocazione a Roma della ragazzina, “avvalendosi del personale specializzato della Questura di Roma, Servizio Minori. Questa la decisione della Presidente del Tribunale di Roma dott.ssa Franca Mangano riunita in sede collegiale con il dott. Vittorio Contento e la dott.ssa Monica Velletti.

Quando questa vicenda trovò il suo piccolo spazio nella stampa mainstream, Giornalettismo giustamente titolò: l’assurda storia della giovane ballerina strappata dalla mamma per una casa famiglia, perché non vi è aggettivo più adatto di “assurdo” (che contrasta con la logica, con la ragione) per descrivere quello che sta subendo questa famiglia.

Eppure, se ci soffermiamo su qualche dettaglio che trapela dagli articoli di giornale, l’assurda vicenda è riconducibile a tante altre vicende che si svolgono nei Tribunali italiani… e non solo.

Leggiamo che

la ragazzina non ha mai abitato con il padre, che si era allontanato da lei e dalla madre quando aveva un anno e mezzo di vita, mantenendo dei rapporti saltuari. Poi l’anno scorso a settembre è rientrato in Italia chiedendo di intessere un rapporto con la figlia ormai preadolescente. La madre aveva acconsentito senza problemi né riserve agli incontri tra i due, finché la figlia non ha iniziato a mostrare insofferenza verso le visite paterne. A dirimere la controversia è stato chiamato il Tribunale il cui giudice – sentendo la giovane – aveva ottenuto da lei come spiegazione quella di un disagio verso alcuni atteggiamenti troppo morbosi di cui sarebbe stata oggetto da parte del padre. Tanto che il giudice stesso, d’ufficio, aveva chiesto alla madre di presentare una denuncia per accertare eventuali reati commessi dal padre: l’incidente probatorio è fissato per il prossimo ottobre.

Nell’ambito di una separazione, il minorenne coinvolto manifesta disagio e insofferenza alle visite paterne. Segue una denuncia contro il padre e si iniziano presumibilmente a svolgere delle indagini.

Improvvisamente spunta una CTU che stabilisce che la madre è un genitore inadeguato, addirittura pericoloso, e che la ragazzina va allontanata per essere protetta da lei.

Qualcuno ha denunciato abusi o maltrattamenti commessi dalla madre? No, certo.

Anzi, leggiamo, sempre nell’articolo pubblicato da Giornalettismo:

“Sentendo invece gli insegnanti della scuola di danza di Roma dove ha studiato negli ultimi anni … la ragazzina è fortemente motivata da un profondo, personale e autentico amore per la danza, come dimostrerebbero l’abnegazione e la dedizione con cui si sottopone, senza problemi, ai sacrifici necessari per percorrere la carriera di ballerina. Ha altresì una buona vita sociale e di relazione e ottimi voti. Nulla che faccia pensare a un disagio psicologico tale da doverla addirittura allontanare non solo dalla madre, ma anche da quello che è il suo mondo e il suo futuro”.

Allora perché?

La mia opinione è che ci troviamo di fronte alla violazione dei diritti umani denunciata dalla petizione sottoposta alle Nazioni Unite da The Women Coalition e Safe Kids International, petizione che vi ripropongo:

C’è una violazione dei diritti umani delle donne che la maggior parte delle persone non conosce ancora. Abbiamo bisogno del vostro aiuto affinché sia ufficialmente riconosciuta e le donne riescano a fermarla.

Sempre più donne stanno perdendo i loro figli a causa di padri violenti e abusanti a seguito di una separazione o un divorzio, dopo battaglie che devastano donne e bambini. I sistemi in vigore sono discriminatori e opprimenti, poiché mirano a mantenere lo status quo: si tutelano i diritti del padre, indipendentemente da che tipo di padre sia, e questo gli permette di punire e torturare la donna attraverso i bambini quando questa si sottrae al suo diretto controllo. Giudici, funzionari e professionisti stanno permettendo che i diritti umani e civili delle donne vengano impunemente violati.

Le donne perdono tutto lottando invano per anni e anni nel tentativo di difendere i loro figli. Tante donne e bambini feriti gravemente da queste situazioni sono un enorme costo per la società nel suo complesso. Quando le donne avranno il potere di curare e proteggere i loro figli, la società sarà un luogo più sano e migliore.

Una richiesta viene presentata alle Nazioni Unite da parte della Coalizione delle Donne per per mezzo di UN Women con i nomi, i volti, i racconti e i video delle donne che hanno avuto i loro figli sottratti per aver osato sfidare lo status quo. Si prega di dare la priorità alla lotta a questa forma dilagante di discriminazione e di oppressione.

Non appena una donna denuncia alle autorità un inadeguato comportamento paterno nel contesto di una separazione oppure il bambino stesso manifesta avversione nei confronti del padre, la macchina della giustizia si mette in moto contro la donna, che viene valutata e descritta come il “genitore pericoloso”. La conseguenza immediata – prima ancora che vengano svolte le indagini necessarie a verificare la fondatezza delle denuncie precedentemente presentate contro l’uomo – è l’allontanamento del minore dalla figura genitoriale che considera protettiva.

Vi rimando alla pagina facebook di The Women Coalition, che colleziona tutti i casi che rimandano a questo schema.

E vi chiedo: davvero storie come questa non vi suonano familiari?

 

Per approfondire:

Se chiedo aiuto mi porteranno via i bambini?

L’Italia condanna le donne e non ama i bambini

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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4 risposte a L’uso della forza contro l’amore per la danza

  1. Un'altra Laura ha detto:

    Fa fisicamente male immaginare la disperazione di questa ragazzina. Stava vivendo la sua vita tranquilla, e dopo anni e anni il padre si risveglia e si fa vivo e in forza di questo la sua intera vita viene stravolta e rovinata. Scopriamo che la ragazzina ha problemi psicologici talmente gravi da essere allontanata da casa solo quando si fa vivo il padre? Certo, come no. Che schifo!!!

  2. Nato Invisibile ha detto:

    Purtroppo, ai Tribunali non interessa l’ascolto del minorenne: gli insegnanti della giovane danzatrice hanno rilevato che la ragazza sia motivata da un “profondo personale ed autentico amore per la danza”. Gli insegnanti sono impazziti? Cospirano insieme alla madre per escludere il padre dalla vita della ragazza? Tutti insieme appassionatamente sono coalizzati per fare del male a questa giovane? Non è così, non è affatto così.
    Purtroppo i minorenni, grazie all’alienazione genitoriale e derivati, non sono ascoltati, o meglio si finge di ascoltarli, benché sia cura del Tribunale e del collegio (composto da giudici onorari, presidente, consulenti, ecc.) di non tenerne conto.

    Infatti, nel caso in cui sia ACCERTATO (!) o anche solo SOSPETTATO (!!) che vi sia in atto un malevolo processo di “alienazione” (che non esiste!) il minorenne non è creduto, né considerato credibile. L’alienazione è un mostro a nove teste che rende “incapace” un ragazzino/a che rifiuta “immotivatamente” uno dei genitori. Le motivazioni non sono ritenute credibili per principio, ed i desideri manifestati dai minorenni non sono tenuti in considerazione per principio. Bisogna rieducare i giovani che rifiutano un genitore, non bisogna mica ascoltare le motivazioni, e aiutarli a superare il rifiuto con sistemi adeguati alla sua età e psiche. No! Innanzitutto bisogna mettere subito in chiaro che essi non saranno creduti, e che il genitore che li sostiene e li protegge non solo non sarà creduto, ma se continua a non collaborare col genitore rifiutato perderà il figlio/a e la possibilità di aiutarlo e proteggerlo. Il genitore amorevole potrebbe forse finire in prigione.
    L’imperativo è: non ascoltare, o comunque non credere, e correggere, con metodi repressivi e fortemente abusanti e ricattatori.

    Alla giovane danzatrice, non verrà rovinata la vita solo una volta dal padre, ma per sempre, dai giudici che applicano questo meccanismo anti-bambino/a. Una volta in casafamiglia la convinceranno a suon di carezze, vero?

  3. Primavera ha detto:

    Una ragazza con cui ho contatti ha avuto sua figlia in casa famiglia per oltre 1 anno. La ragazzina ha 12 anni. Sta raccontando ora ,dopo mesi di totale chiusura, cosa accade nelle carceri dei bambini che sono le case famiglia (lo so non dovrei generalizzare, ma non trovo un solo caso in cui si esca rinati da questi posti per cui scusate ma generalizzo!!!): sedativi per calmare povere creature che -ma guarda che ingrate – piangono perché vogliono tornare a casa dai loro affetti,minacce,intimidazioni varie; usano le ragazzine come domestiche e i pediatri, in caso di problemi di salute, quando e se vengono chiamati sono comunque del giro…
    La bambina aveva dettagliatamente raccontato abusi. Là dentro le hanno inculcato che si è sbagliata e che per tornare da sua mamma deve per forza stare pure col padre (abusante!!!!??? Io credo alla bambina ma fatto sta che loro e le denunce sporte dalla mamma tutte archiviate senza indagare un solo istante).
    Perché li laciamo agire indisturbati???

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