Le competenze genitoriali dell’uomo violento

giro_di_viteUna traduzione da “The Batterer as parent“, di Lundy Bancroft

La ricerca sull’esposizione dei bambini alla violenza domestica tende a concentrarsi principalmente su due aspetti della loro esperienza: il trauma causato dall’assistere alle aggressioni fisiche perpetrate contro la madre e lo stress prodotto dal vivere circondati da un alto livello di conflittualità tra i genitori (1). Tuttavia, questi sono solo due elementi di un problema molto più complesso che pervade la vita quotidiana dei bambini che vivono con un violento. La genitorialità degli uomini maltrattanti espone i bambini a più fonti potenzialmente in grado di lederli emotivamente e fisicamente, la maggior parte delle quali non sono ancora state riconosciute.

Questo articolo esamina le caratteristiche degli uomini maltrattanti e identifica i modi in cui queste caratteristiche influenzano le loro competenze genitoriali. Inoltre, l’articolo affronterà le implicazioni sulle decisioni da prendere in merito alla protezione dei bambini e agli accordi sul loro affidamento.

Caratteristiche degli uomini maltrattanti

La maggior parte delle caratteristiche tipiche di uomini che maltrattano possono avere conseguenze per bambini che vivono in casa con loro. I maltrattanti spesso tendono ad essere autoritari, negligenti, e verbalmente violenti con i loro figli (2). Gli effetti sui figli di queste e altre debolezze genitoriali possono aggravarsi a causa di quell’esperienza traumatica che è l’essere testimoni di violenza domestica (3).

Considerate i seguenti esempi selezionati di caratteristiche degli uomini maltrattanti:

E’ ossessionato dal controllo: l’uso della coercizione è ampiamente riconosciuto come un aspetto basilare della personalità del maltrattante (4) e uno degli ambiti nel quale egli esercita maggiormente il controllo è la genitorialità della partner maltrattata. Un uomo maltrattante può provocare l’aborto della sua compagna o proibirle di interrompere una gravidanza, può pretendere di avere l’ultima parola su tutte le decisioni in merito ai figli, o aggredirla fisicamente quando è arrabbiato per il comportamento dei bambini. E’ di gran lunga più probabile, per una donna maltrattata, rispetto a qualsiasi altra donna, sentirsi criticare dal partner per il modo in cui si rapporta ai suoi figli (5).

Si ritiene titolare di privilegi: Un uomo maltrattante ritiene di aver diritto ad uno status speciale all’interno della famiglia, status che gli concede il privilegio di usare la violenza quando lo ritiene necessario (6). Questa visione del suo ruolo può portarlo a mettere in atto comportamenti egoisti ed egocentrici. Ad esempio può diventare iroso o violento quando sente che la sua compagna sta prestando maggiore attenzione ai bambini che a lui. E ‘difficile che i bisogni dei bambini siano soddisfatti in una tale atmosfera e diventano vulnerabili al fenomeno del rovesciamento dei ruoli, rischiando di sentirsi in dovere di prendersi cura del genitore maltrattato.

E’ possessivo: Gli uomini maltrattanti spesso percepiscono il loro partner come un oggetto da possedere. (7) A volte può percepire allo stesso modo anche i figli, il che in parte spiega i tassi drammaticamente elevati di abusi fisici (8) e sessuali (9) perpetrati da uomini violenti sui bambini, e il fatto che questi uomini cercano di ottenere la custodia dei loro figli più spesso di quanto non facciano gli uomini non maltrattanti. (10)

Altre caratteristiche che possono avere un impatto importante sui bambini sono la tendenza di questi uomini a manipolare, a negare e minimizzare gli abusi perpetrati all’interno delle relazioni, e la loro resistenza al cambiamento.

Influenza sulla genitorialità

Le caratteristiche appena descritte influenzano la genitorialità degli uomini che maltrattano e hanno un impatto negativo sui bambini poiché questi uomini:

  • possono diventare un esempio, contribuendo al perpetuarsi della violenza nelle generazioni successive
  • minano l’autorità della madre
  • mettono in atto rappresaglie contro la madre che si sforza di proteggere i bambini
  • seminano divisioni all’interno della famiglia
  • usano i bambini come armi contro la madre

Il padre violento come modello comportamentale: i bambini esposti allo spettacolo della violenza domestica presentano tassi drammaticamente elevati di una vita adulta caratterizzata dall’esercizio della violenza contro la propria partner.(11) La ricerca suggerisce che questo legame fra l’esperienza di testimone della violenza e una vita adulta da maltrattante è costituito dai valori e dai comportamenti che i ragazzi imparano osservando il comportamento del genitore abusante , più che dal trauma emotivo. (12)  Le figlie delle donne maltrattate trovano maggiore difficoltà a sottrarsi ad una relazione con un uomo maltrattante. (13) E’ stato osservato che sia ragazzi che le ragazze tendono ad accettare il sistema di credenze del violento, (14), tra le quali l’idea che le vittime di violenza siano da biasimare per la violenza subita, che le donne esagerano istericamente quando riferiscono gli abusi, e che i maschi sono superiori alle femmine.

La minata autorità della madre: la violenza domestica è intrinsecamente distruttiva nei confronti dell’autorità materna perché gli abusi verbali e le aggressioni fisiche del violento forniscono un esempio per i bambini che possono imitare i comportamenti sprezzanti e aggressivi verso la madre. Il possibile risultato, confermato da molti studi, è che i figli di donne maltrattate mostrino una crescente tendenza a disobbedire e ad usare la violenza contro le loro madri (15). Alcune madri maltrattate raccontano che il maltrattante spesso impedisce loro di consolare un bambino che piange o di assistere un bambino spaventato o ferito, e di fornire ai figli altre tipologie di supporto fisico ed emotivo, persino le cure mediche. Interferenze di questo tipo possono convincere i bambini che la loro madre non si preoccupa per loro o non è affidabile. L’aggressore può rafforzare questi sentimenti cercando di condizionare i bambini attraverso affermazioni quali: “Tua madre non ti ama”, o “Mamma si preoccupa solo di se stessa.”

Le ritorsioni contro di lei quando tenta di proteggere i bambini: Una madre può essere aggredita o intimidita se tenta di impedire che il maltrattante aggredisca i bambini, o potrebbe scoprire che danneggia seriamente i bambini e punirla perché prova a difenderli. Per questo motivo con il tempo la madre potrebbe smettere di intervenire in favore dei suoi figli. Questa dinamica può portare i bambini a percepire la loro madre come incurante nei confronti del maltrattamento del violento verso di loro, e può contribuire al suo essere etichettata dai servizi di tutela dei minori come “genitore non protettivo.”

Le divisioni in famiglia: Alcuni maltrattanti usano i favoritismi per costruire un rapporto speciale con un bambino in particolare. Alcuni ricercatori hanno notato che è molto probabile che si tratti di un figlio maschio, con il quale il maltrattante crea un legame  incoraggiando il suo senso di superiorità nei confronti delle donne (16). Il maltrattante può anche deliberatamente creare o alimentare tensioni familiari. Questi comportamenti manipolativi sono un fattore che giustifica l’alto tasso di conflitti e violenza fra fratelli osservati nelle famiglie esposte a violenza domestica (17).

Utilizzano i bambini come armi: Molti uomini maltrattanti si servono dei bambini come strumento per danneggiare o controllare la madre (18) attraverso diverse tattiche, ad esempio distruggere le cose dei bambini per punire la madre, chiedere ai bambini di monitorare e riferirgli le attività della madre, o minacciare di rapire o ottenere l’affido esclusivo dei figli nel caso la madre tentasse di porre fine alla relazione. Questi comportamenti genitoriali diventano modelli comportamentali per i bambini. Dopo la separazione, molti maltrattanti utilizzano le visite non supervisionate ai bambini per abusare ulteriormente la madre attraverso i figli (19).

La tutela del minore e gli accordi per l’affido

Le decisioni in materia di protezione dei minori e affido nel contesto della violenza domestica devono essere basate sulla conoscenza dei comportamenti distruttivi messi in atto da molti uomini maltrattanti verso i figli, e dei loro effetti sui bambini e le loro madri. Questi comportamenti hanno conseguenze particolarmente importanti per i bambini che stanno lottando con altri due tipi di danno psicologico, uno causato dall’esposizione al comportamento violento e l’altro causato dal divorzio o la separazione dei genitori. Alcuni elementi da esaminare con attenzione nel corso di interventi a supporto delle famiglie includono:

Rispondere alle esigenze terapeutiche dei bambini: C’è un ampio consenso sul fatto che il recupero dei bambini esposti alla violenza domestica (e dal divorzio) dipende in larga misura dalla qualità del loro rapporto con il genitore non maltrattante e i fratelli (20). Pertanto, oltre al problema della sicurezza, le decisioni prese in ambito giudiziario devono tener conto della probabilità che il violento continui a minare l’autorità della madre, interferisca nel rapporto madre-figli o causi tensioni fra fratelli, basandosi su un’analisi del suo comportamento prima e dopo la separazione. Poiché i bambini hanno bisogno del senso di sicurezza per guarire (21), il tribunale potrebbe decidere di non lasciare senza supervisione i figli alle cure di un uomo delle cui tendenze violente sono stati testimoni, anche quando sentono un forte legame di affetto per lui.

Fare le opportune valutazioni, soprattutto prima di proporre un accordo per l’affido: la storia del comportamento abusante di un violento e di come tale abuso si ripercuote sulla sua genitorialità sono elementi che debbono essere studiati con attenzione, valutando la presenza dei problemi sopra descritti e facendo attenzione a non permettere che i bambini diventino il mezzo attraverso il quale viene perpetuato l’abuso nei confronti della madre (22). I Tribunali debbono assicurarsi che chi è chiamato a valutare sia formato a riconoscere le molteplici fonti di rischio nelle quali incorrono i bambini affidati ad un genitore violento, o che hanno con lui contatti non sorvegliati.

Favorire in modo sicuro i rapporti padre-figlio: Ad eccezione dei casi in cui i bambini sono terrorizzati del genitore maltrattante o sono stati abusati da lui direttamente, i bambini tendono a desiderare il contatto con i loro padri. Tale contatto può essere utile a patto che siano previste misure di sicurezza adeguate per la madre e i figli e all’aggressore non sia data la possibilità di provocare battute d’arresto al recupero emotivo dei bambini. Questi obiettivi possono essere perseguiti attraverso accordi per l’affido che tengano pienamente conto della violenza domestica e prevedano delle visite supervisionate da professionisti, visite che dovrebbero idealmente avere luogo il luoghi appositi. Allorquando le visite senza supervisione sono sicure, la scelta di predisporre visite relativamente brevi che non includano il pernottamento può ridurre la capacità dell’aggressore di danneggiare la relazione madre-bambino, limitare la sua influenza negativa sul comportamento dei bambini e sul loro sistema valoriale e di garantire la sicurezza dei bambini consentendo loro di mantenere un legame con il padre.

Note:

1. Rossman, R., Hughes, H., & Rosenberg, M. (2000). Children and interparental violence: The impact of exposure. Philadelphia: Brunner/Mazel.

2. Bancroft, L. & Silverman, J. (2002). The batterer as parent: Addressing the impact of domestic violence on family dynamics. Thousand Oaks, CA: Sage.

3. Margolin, G., John, R., Ghosh, C., & Gordis, E. (1996). Family interaction process: An essential tool for exploring abusive relationships. In D. Cahn & S. Lloyd (Eds.), Family violence from a communication perspective (pp. 37-58). Thousand Oaks, CA: Sage.

4. Lloyd, S., & Emery, B. (2000). The dark side of courtship: Physical and sexual aggression. Thousand Oaks, CA: Sage.

5. Holden, G. & Ritchie, K. (1991). Linking extreme marital discord, child rearing, and child behavior problems: Evidence from battered women. Child Development, 62, 311-327.

6. Silverman, J., & Williamson, G. (1997). Social ecology and entitlements involved in battering by heterosexual college males: Contributions of family and peers. Violence and Victims, 12(2), 147-164.

7. Adams, D. (1991). Empathy and entitlement: A comparison of battering and nonbattering husbands. Unpublished doctoral dissertation. (Available from Emerge, 2380 Massachusetts Ave., Cambridge, MA, 02140.); Lloyd & Emery, op. cit.

8. E.g. Straus, M. (1990). Ordinary violence, child abuse, and wife-beating: What do they have in common? In M. Straus & R. Gelles (Eds.), Physical Violence in American Families (pp. 403-424). New Brunswick: Transition; Suh, E., & Abel, E.M. (1990). The impact of spousal violence on the children of the abused. Journal of Independent Social Work, 4(4), 27-34; and several other studies.

9. E.g. McCloskey, L.A., Figueredo, A.J., & Koss, M. (1995). The effect of systemic family violence on children’s mental health. Child Development, 66, 1239-1261; Paveza, G. (1988). Risk factors in father-daughter child sexual abuse. Journal of Interpersonal Violence, 3(3), 290-306; and several other studies.

10. American Psychological Association Presidential Task Force on Violence and the Family (1996). Violence and the family. Washington, DC: American Psychological Association.

11. Hotaling, G., & Sugarman, D. (1986). An analysis of risk markers in husband to wife violence: The current state of knowledge. Violence and Victims, 1(2), 101-124; Silverman & Williamson, op. cit.

12. Silverman & Williamson, op. cit.

13. Doyne, S., Bowermaster, J., Meloy, R., Dutton, D., Jaffe, P., Temko, S., & Mones, P. (1999). Custody disputes involving domestic violence: Making children’s needs a priority. Juvenile and Family Court Journal, 50(2), 1-12; Hotaling & Sugarman, op. cit.

14. Hurley, D.J., & Jaffe, P. (1990). Children’s observations of violence: II. Clinical implications for children’s mental health professionals. Canadian Journal of Psychiatry, 35(6), 471-476.

15. Jaffe, P., & Geffner, R. (1998). Child custody disputes and domestic violence: Critical issues for mental health, social service, and legal professionals. In G. Holden, R. Geffner, & E. Jouriles (Eds.), Children exposed to marital violence: Theory, research, and applied issues (pp. 371-408). Washington, DC: American Psychological Association; Dutton, M.A. (1992). Empowering and healing the battered woman. New York: Springer.

16.Johnston, J., & Campbell, L. (1993b). Parent-child relationships in domestic violence families disputing custody. Family and Conciliation Courts Review, 31(3), 282-298. (Johnston & Campbell seem to overlook the implications of many of their own observations – see Bancroft & Silverman, op. cit., for an extended discussion.)

17. Hurley & Jaffe, op. cit.

18. Erickson, J., & Henderson, A. (1998). “Diverging realities: Abused women and their children. In J. Campbell (Ed.), Empowering survivors of abuse: Health care for battered women and their children (pp. 138-155). Thousand Oaks, CA: Sage.

19. Bancroft & Silverman, op. cit.

20. Heller, S., Larrieu, J., D’Imperio, R., & Boris, N. (1998). Research on resilience to child maltreatment: Empirical considerations. Child Abuse and Neglect, 23(4) 321-338.

21. van der Kolk, B., & McFarlane, A. (1996). The black hole of trauma. In B. van der Kolk, A. McFarlane, & L. Weisaeth (Eds.), Traumatic stress: The effects of overwhelming experience on mind, body, and society (pp. 3-23). New York: Guilford.

22. Chapter 7 of Bancroft & Silverman, op. cit.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

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4 risposte a Le competenze genitoriali dell’uomo violento

  1. Debora ha detto:

    “Questa dinamica può portare i bambini a percepire la loro madre come incurante nei confronti del maltrattamento del violento verso di loro, e può contribuire al suo essere etichettata dai servizi di tutela dei minori come “genitore non protettivo.”
    Salvo poi, se denuncia o cerca di proteggere i figli dal genitore violento, essere allontanata con l’accusa di mettere in atto l’alienazione parentale.
    Se sei donna, vittima di violenza, come fai sbagli.
    Incoraggiante.

  2. Nato Invisibile ha detto:

    Essendo in imbarazzo a causa dell’uso dei verbi al condizionale, e nel leggere le conclusioni del post, dovendo purtroppo smentire per esperienza personale, l’operato dei Tribunali e degli incaricati del Tribunale, che non prendono atto della violenza assistita, e che tendono ad equiparare ed omogeneizzare il concetto di violenza a quello di “conflitto fra le parti”. Negli accordi per l’affido, basta aver sporto una querela nel periodo della separazione, per essere considerati conflittuali. E agli operatori non interessa la violenza intradomestica, interessa solo di non limitare le competenze genitoriali del genitore cosiddetto “svantaggiato”, quasi sempre il padre. Svantaggiato perché non collocatario, in genere. La bigenitorialità si applica come “status” agli adulti, non ai ragazzi. Nel caso in cui i figli maltrattati e che hanno assistito a violenza verso un genitore – e ce ne sono – tendano a non rifiutare o a cercare il genitore maltrattante, è assodato il fatto che essi saranno nuovamente esposti al trauma, finché il genitore maltrattante non avrà egli stesso risolto il suo comportamento. Il genitore maltrattante, si considera il vero centro della situazione, pensa a sè ed ai propri bisogni prima che a quelli del figlio, (Cito da http://www.azionenonviolenta.it/uomini-violenti-e-donne-maltrattate-possono-essere-bravi-genitori-i-parte/) “non aspetta i tempi del bambino: è lui al centro, le cose si fanno quando lo dice lui. In secondo luogo, non smette di fronte all’angoscia perché cerca quell’angoscia, per fargliela superare nell’unico modo che lui ha conosciuto, cioè esporlo al trauma.”

    Che i Tribunali non riconoscano la violenza intradomestica è un FATTO, così come è un FATTO che la violenza venga distorta ed equiparata alla conflittualità. Resta purtroppo, tragicamente, la conseguenza di questo non riconoscimento: ai padri maltrattanti si conferma lo “status” di buon genitore, utile per il figlio, si limitano le competenze genitoriali della madre “protettive e conflittuale”, e soprattutto, si usano i figli come TERAPIA per i padri maltrattanti. “Se fa violenza e i bimbi assistono, non può essere un buon padre”. Ma i Tribunali gli consegnano comunque il figlio e possibilmente senza la tutela della madre, e senza la tutela neppure delle ASL, per sedare i suoi originari traumi e riproporli in tranquillità al figlio.

    Questo è quello che succede, almeno in qualche caso: “nel 2011 Save the Children ha curato una ricerca in tre regioni pilota (nord, centro e sud Italia) proprio sulla presenza dei bambini nelle situazioni di violenza familiare. Secondo questa indagine, in tre regioni italiane ci sono stati 400mila bambini vittime di violenza assistita.” Vi assicuro che no, ad oggi non ci sono 400.000 bambini allontanati o protetti da padri maltrattanti. Probabilmente ce n’è una buona fetta che viene allontanata invece dalle madri, ree di minare lo “status” di genitore del maschio, ree di combattere per se stesse ed i propri figli. E questa è esperienza diretta. Anche se non facesse statistica, io lo dico lo stesso.

    Grazie Ricciocorno per questo importante post.

  3. Primavera ha detto:

    Perché non lasciamo decidere ai bambini quale sia il genitore che dà loro sicurezza,calore,affetto,cure,amore, serenità,protezione? Loro lo sanno. I bambini sanno la differenza tra bene e male. Forse nessuno sa come essere davvero un BRAVO genitore ma quando neppure ci si prova, quando non lo si è mai stati,quando si hanno traumi irrisolti che fanno perpetrare sui figli ciò che si è vissuto,quando la scusa del genitore (padre perlopiù) disperato altro non si porta avanti che per perseguitare ex compagna e figlio solo per placare la propria follia,quando tutto questo è evidente perche accanirsi? Perché con i bambini? Perché? Non dovrebbero ascoltarli? Perché non ci tutelano? Invece fanno sentire i bambini stupidi,li fanno innervosire e incattivire e dicono poi che essendo collocati dalla madre la colpa è della madre.. quei bambini però, in ogni altro luogo e circostanza e con ogni altra persona sono sereni e tranquilli e mai aggressivi. I tribunali cosa fanno?Distruggono,umiliano,offendono, ignorano il genitore protettivo e i bambini. Provi a tenere testa,a resistere, a lottare,a difenderti e difendere i tuoi figli da un massacro legalizzato? Sei conflittuale per loro e ti annientano! Pieghi la testa,obbedisci,esegui gli ordini? Fà niente,sei da annientare lo stesso e il tuo annientamento passa attraverso quello di tuo figlio! Esperienza personale… ma ad avere questa esperienza personale siamo in tante e tutti questi indizi cominciano a costituire una prova.
    Ma indovinate un pò? Nei tribunali e nelle cause per l’affidamento ignorano anche le prove se provenienti dal genitore protettivo ! Mi associo a nato invisibile: non so se faccio statistica ma parlo lo stesso!

  4. Laura Di Mascolo ha detto:

    Complimenti magnifico articolo.

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