Belle da offrire

Jules e JimIn questi giorni, poiché sto per ritinteggiare, ho svuotato un’intera libreria, una di quelle stracolme, con tre file di libri e pile di volumi appoggiate su quelli allineati. Ho ritrovato  libri di quando ero bambina, ed edizioni economiche col prezzo stampato in vecchie lire e le pagine ingiallite dal tempo, roba di mia madre, probabilmente.

Per caso ho aperto un vecchissimo Oscar Mondadori datato 1965, un romanzo del quale François Truffaut (regista del film omonimo) disse: «Uno dei più bei romanzi moderni che io conosca è Jules e Jim, di Henri-Pierre Roché: vediamo, attraverso l’arco di un’intera esistenza, due amici e la donna che di entrambi è la compagna amarsi di un amore tenero e quasi senza screzi, in virtù di una morale estetica del tutto nuova e continuamente rimessa in discussione».

A pagina 200, dopo che due dei personaggi principali sono già morti a causa di un omicidio-suicidio che nulla di nuovo, a mio avviso, ci racconta sul rapporto fra amore passionale e possessività, Jules commenta così:

“Jim gli aveva preso Lucie e Kathe. No. Jules gliele aveva date per non perderle e perché erano belle da offrire.”

Davvero non mi spiego cosa Truffaut abbia trovato di innovativo in un uomo che descrive un rapporto d’amore con l’espressione “prendere le donne” – un rapporto nel quale il maschio è il soggetto attivo che prende e la donna è l’oggetto passivo che viene preso – o che descrive il rapporto fra due uomini come un giocare a sottrarsi vicendevolmente le donne come facevano una volta i bambini con le biglie, o che le donne le offre in dono, senza dimenticarsi di sottolineare che il valore della donna-regalo sta nella sua bellezza.

Il caso vuole che proprio ieri il blog Nuvolette di pensieri abbia dedicato un post al concetto di deumanizzazione, con particolare attenzione all’oggettificazione dell’essere umano, quel processo mediante il quale una persona finisce con l’essere percepita alla stregua di un oggetto.

Questo non significa che quella persona, la persona oggettificata, sia nella realtà “un’entità priva di autonomia e autodeterminazione“, ma che coloro che si relazionano con lei si sentono autorizzati a prenderla, rubarla, offrirla in dono, comprarla o venderla come se lo fosse.

Poco tempo fa leggevo una notizia sull’Huffpost Women americano (ma la vicenda accade in Gran Bretagna):

un uomo invita una donna a bere un caffé; lei accetta; lui la contatta il giorno dopo per chiederle di vedersi ancora; lei declina l’invito, spiegandogli che sente che fra loro non è scattata la scintilla; lui insiste, proponendosi di cucinare per lei e chiedendole di dargli un’altra chance; lei gli risponde che, siccome crede nel colpo di fulmine, non ha nessuna intenzione di tentare ancora quando sente che non c’è chimica fra loro; a questo punto lui le chiede di restituirle le tre sterline e cinquanta spese per quel primo caffé insieme, scrivendole:

I don’t like wasting money. Prefer to use it on a date with someone else“.

Non mi piace sprecare il denaro. Preferisco usarlo per un altro appunatamento, dice lui.

Un appuntamento – aggiungo io – nel quale quel denaro darà i suoi frutti, ovvero gli permetterà di avere per sé la donna per la quale l’ha speso.

Oggettificazione e scambio sessuo-economico: queste sono due delle caratteristiche di qualsiasi tipo di relazione di intimità o affetto fra i sessi, da sempre. Una relazione che è impari, perché il potere è in mano a chi prende, possiede, compra o regala, non c’è certo nelle mani di chi, suo malgrado, finisce con l’essere considerato l’oggetto passivo di queste azioni.

Scrivo questo perché in questi giorni ho letto parecchie donne affermare che l’obiettivo principale del femminismo sarebbe dare alle donne la possibilità di fare liberamente le loro scelte.

Non so neanche che cosa significhi, un’affermazione del genere.

Chi ha letto il romanzo “Jules e Jim” o magari ha visto il film, sa benissimo che il personaggio interpretato da Jeanne Moreau – nel racconto come nella realtà – era una donna volitiva, determinata, persino vorace nell’espressione dei suoi desideri… Eppure, anche di fronte ad un carattere tanto forte e indomabile, Henri-Pierre Roché parla di una donna “presa” e “donata”, come se descrivesse materia inerte.

Il femminismo, dice una celebre definizione, è l’idea radicale che le donne sono esseri umani.

Obiettivo primario del femminismo, io credo, è che questa idea si diffonda fra le donne e fra gli uomini, e che il suo diffondersi riesca a dare alle relazioni fra i sessi una forma veramente nuova, ancora mai vista, neanche nei film di Truffaut.

E la vostra idea di femminismo?

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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13 risposte a Belle da offrire

  1. Vlad ha detto:

    “Oggettificazione e scambio sessuo-economico: sono queste le caratteristiche di qualsiasi tipo di relazione di intimità o affetto fra i sessi, da sempre.”

    no, non sempre..esiste anche una cosa chiamata amore e passione tra i due sessi (e anche tra persone dello stesso sesso) e pure quella è sempre esistita, purtroppo esistono e sono sempre esistiti i cretini che siccome pagano una cena credono di avere diritto di scopare ma non accetto che ogni rapporto d’amore tra un uomo e una donna sia equiparato alla prostituzione.. perchè se c’è amore e attrazione reciproca non ci può essere prostituzione nè scambio sessuo-economico ma anche nel caso di una donna che si sposa “per soldi” (quindi lo scambio ci può essere) comunque il marito se l’è scelto cosa che la maggioranza delle prostitute non può fare col cliente.

    e l’amore passionale non coincide necessariamente con una possessività violenta, l’amore vero è appartenenza reciproca nella libertà, gli omicidi-suicidi che avvengono purtroppo anche nella realtà non mi fanno cambiare idea su questo.

    (Henri Roche era comunque un uomo del suo tempo, dubito che uno scrittore contemporaneo si esprimerebbe in quei termini o comunque non lo farebbe senza “problematizzare” la cosa, anche quando uno scrittore parla della bellezza di un personaggio femminile o maschile non lo fa più in quel modo).

    • Quando scrivo “da sempre”, non intendo “sempre”, cioè tutte le relazioni di questo mondo, intendo “dalla notte dei tempi”; come quando dico “qualsiasi tipo di relazione” non intendo “tutte le relazioni”…
      Voglio dire che queste due caratteristiche si possono riscontrare in tutte le tipologie di rapporto uomo-donna, dal fidanzamento ufficiale con tanto di anello consegnato in ginocchio al sesso occasionale, e si riscontrano spesso (“io pago anche la mia compagna!mi fa prezzi di favore perché sono un cliente abituale e credo l’unico,in questo modo non si sente mantenuta”, questo scrive un utente di gnoccatravels.com in un thread sul tema “esiste il sesso gratis”).
      Ciò non toglie che ci possano essere uomini che riescano a percepire la donna in modo diverso.

  2. Pingback: La «mia» idea di femminismo

  3. Nato Invisibile ha detto:

    A me questa cosa di offrire una donna e prenderla, fa pensare alle spose bambine che oggi sono ancora legittime in molti paesi, e che non erano insolite neppure alle nostre latitudini. Le donne sono creature incapaci, inferiori e impotenti. L’uomo soltanto sa cosa sia bene per loro. La sposa bambina è doppiamente inferiore. Primo perché donna, quindi proprio biofisicamente, secondo perchè bambina, minorenne, quindi anche giuridicamente e socialmente definita incapace di intendere e di volere, priva di qualsiasi diritto.
    Ebbene, qualunque donna maggiorenne oggi intenda condurre una vita in autonomia, senza grandi clamori né particolari rivendicazioni, solo una donna che cerchi di vivere normalmente esercitando, tanto nella coppia eterosessuale, quanto nella società, i propri diritti e le proprie scelte (nel rispetto della costituzione) si vede negata la propria identità, fino a perdere quegli stessi diritti che ignara stava esercitando – faticosamente.
    Un esempio: una donna adulta resta nubile e non procrea. E viene stigmatizzata perché non ricopre il ruolo sociale e familiare su cui si fonda la nostra costituzione. E non può usufruire dei diritti che spettano alle famiglie ed alle sue coetanee “maritate”. Un altro esempio: una donna adulta procrea e tenta di costruire una famiglia mono genitoriale, perché madre single o separata. O è matta o è sfortunata. Un altro esempio: una donna adulta sceglie una famiglia di stampo tradizionale e procrea. Non avrà comunque gli stessi diritti e le stesse opportunità del compagno. Un altro esempio: una donna adulta sceglie una famiglia seguendo il proprio orientamento omosessuale. Problemi e mancanza di diritti.
    Ogni scelta compiuta da una donna adulta, è comunque condizionata e limitante in base alla sua capacità di accettazione ed integrazione col maschio. La donna meno sofferente e penalizzata, in apparenza, sembra essere quella in coppia con un uomo. Di sicuro, socialmente e giuridicamente, lei è premiata come quella meno incapace di intendere e di volere. Questo automaticamente rende l’uomo consapevole del fatto che senza di lui una donna non è un essere umano “intero”, e lo rende ben predisposto a prenderla ed offrirla, a pensare per lei e a relegarla nel ruolo che meglio a lui si confà!
    Per cui, chi soffre di meno, alla fine dei conti: quella che sta accanto ad un uomo, o quella che sceglie di no?

    E quelle che procreano, che valori trasmetteranno ai propri figli, maschi e femmine? Cosa lasciamo alle generazioni future de questo è il nostro “dorato” presente!?

    Femminista penso di essere io molto di più di quelle miserie sessantottini che dispongono della mia esistenza come fossi una minorata, solo perché ho scelto che quell’uomo NO, e che tentano di privarmi dei miei diritti di donna, di madre, e di essere umano, cercando di deformare la mia autonomia in superbia. Femminista è chi ha il coraggio di riconoscere se stessa, i propri errori, e perdonare quelli altrui. Costruendo un linguaggio nuovo, e onorando ogni essere umano, contrapponendosi al maschilismo che omologa tutto in “o con il maschio o contro il maschio”. Dal maschilismo nasce la guerra. Dal femminismo, mi auguro nasca la vita e la poliedricità di essa, perché essere vari non significa essere deboli, ma essere ricchi.

    • Paolo ha detto:

      un uomo o una donna single senza figli non hanno le stesse esigenze di una famiglia magari monoreddito con tre figi quindi il welfare ove non sia possibile aiutare tutti, privilegia questi ultimi perchè oggettivamente hanno più bisogno

      • Nato Invisibile ha detto:

        Paolo, faccio un esempio concreto: il mutuo per la prima casa. dal portale http://news.mutuiperlacasa.com/news/mutui-la-casa-anche-ai-single/ si evince che “Secondo i dati raccolti dal portale, circa 1/3 delle domande per l`accensione di mutui per la casa in Italia provengono da single. In media, il richiedente ha sui 30 anni, richiede mutui per la casa con durata a 25 anni e un ammontare di 135.000 euro (il 70% del valore dell`immobile). […] Per acquistare immobili prima casa adatti ai single più grandi e più costosi, e` necessario essere in due; come dimostrano anche i dati riguardanti i prezzi degli immobili prima casa che entrano nelle mire dei consumatori, 186mila euro per i single contro i 200mila per chi e` sposato o convive.” Poniamo che una donna sui 30 anni single debba accendere un mutuo, per una cifra fra i 135.000 ed i 186.000 euro, dovrà avere un reddito fisso tale da poterlo fare. E non ci nascondiamo dietro un dito, le donne (soprattutto in età fertile), a parità di titolo di studio con un uomo, percepiscono salari più bassi.
        Ma poniamo stavolta il caso di una donna più grande. Una persona che conosco, ad esempio, è quasi in pensione, poco meno di 60 anni. Ha un lavoro che non le può dare la possibilità di acquistare un immobile, né accesso ad un mutuo, ed ha inoltre una età che non le consente di accendere un mutuo neppure per 10 anni. Per una serie di ragioni ha perso la ca sa dove è vissuta per 30 anni. Come fa?! Chiede una casa popolare? E ovviamente si prediligono le famiglie, come giustamente hai fatto presente tu. Se va bene, avrà una pensione non superiore ai 600euro, fra qualche anno. Chi sarà disposto a concederle un prestito? Inoltre, nel caso specifico, si tratta di una donna separata che non percepisce mantenimento dall’ex perché indigente, e con un figlio grande che lavora, non più a carico. Quindi è nubile e senza prole a carico, ad oggi. E pure anziana. Praticamente a livello sociale non esiste. Ha solo la carità. Questa donna passerà il Natale ospite presso amici, senza un tetto. Tu dici che le famiglie “oggettivamente hanno più bisogno”. Ma la dignità dell’individuo? Per oltre trenta anni questa donna ha lavorato, mantenuto un figlio, e versato i contributi allo stato. Non ha potuto fare carriera perché si è anche dovuta dedicare al figlio. Senza nulla voler togliere alle famiglie in difficoltà, che sia chiaro. La precedenza è legittima. Questo discorso, se ribaltato al maschile, potrebbe essere uguale, con un paio di eccezioni: quanti uomini sacrificano la carriera per i figli? Quanti uomini sono costretti a questa scelta? E pur senza figli, quanti uomini hanno carriere meno solide e gratificanti perché in età fertile? Quanti uomini sono costretti a non poter concorrere a posizioni lavorative solide per discriminazione di genere? Meno delle donne. Meno… Non amo generalizzare, ma diamo a cesare quel che è di cesare.

  4. Mattautentica ha detto:

    Visto che siamo in ambito di analisi di un libro, ti invito a leggere e commentare se ti va un libro ahimè, molto popolare e diffuso in tutto il mondo, si tratta di “gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere “. È un libro scritto da uno statunitense John Gray che si “spaccia” per specialista nel l’analisi delle problematiche di coppia ( pur non avendo conseguito alcun titolo di studio al riguardo) e tiene regolarmente lezioni nelle università statunitensi. Ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, fa conferenze ovunque perché molto richiesto, anche in Italia, e ai suoi lavori si ispirano tanti spettacoli teatrali e artisti di tutto il mondo, nonché purtroppo molti psicoterapeuti. Scrive cose a mio avviso di una banalità disarmante, piene zeppe di stereotipi sessisti e maschilisti. Il problema è che sono anni che le sue idee si diffondono del mondo facendo presa sulla gente. Su you tube è possibile vedere una delle sue conferenze date a Roma.
    Non so se qualcuno si sia mai preso la briga di criticare il suo lavoro ma credo che sia arrivato il momento di farlo.

  5. IDA ha detto:

    “Pretendere che un uomo chiuso nella sua caverna diventi istantaneamente aperto, affettuoso e attento è irrealistico come pretendere che una donna turbata si calmi all’istante.” John Gray
    Questo è il summa dello specialista delle analisi di coppia.

  6. IDA ha detto:

    Henri-Pierre Roché, non lo conosco, non ho mai letto nulla di lui, so solo che Truffaut ha girato due film dai suoi libri. “Le due Inglesi” e “Jules e Jim” appunto. Film speculari, perché tutti e due trattano di un triangolo amoroso, due donne e un uomo in le due Inglesi e due uomini e una donna in Jules e Jim. La donna come oggetto non ho mai avuto questa impressione nei film di Truffaut, anche se ora è da molto che non li vedo, nel cinema di Truffaut le donne non hanno un “ruolo”, ma una “personalità”. Soprattutto in quel periodo i film erano fatti da uomini per gli uomini, (anche oggi il 90% dei film sono fatti da uomini che parlano agli uomini). Truffaut parla pure alle donne, anche se sono viste da un punto maschile, sono studiate con uno spirito di complicità. Certamente Truffaut non era femminista ne femminile come Bergman. Qui penso soprattutto ai film “L’uomo che amava le donne”; “Adele H.”; “L’amore fugge”, altri che non ricordo. Ma il tema non era Truffaut, vado fuori tema.

  7. luna berry ha detto:

    So che non c’entra niente,ma quando ho visto “Farehneit 451” di Truffaut sono rimasta impassibile (sì,ho capito quali erano i temi),quando invece ho letto l’omonimo libro di Bradbury mi sono emozionata di più! Per quanto riguarda la mia idea di femminismo sono d’accordo con il ricciocorno e con chi ha commentato questo post.

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