Ipersessualizzazione e auto-oggettificazione

Dal blog Neovitruvian:

Mia figlia è entrata ufficialmente nei tween years (preadolescenza 10-12 anni) – e Halloween è diventato maledettamente più problematico.

Negli anni passati, desiderava vestirsi come una strega o come una sirena o come una principessa ed era abbastanza facile soddisfarla. Siamo andati on-line, abbiamo trovato un costume adatto che la tenesse al caldo nelle fredde serate di fine ottobre. Quest’anno, però, non è stato così semplice.

Secondo gli stilisti americani che producono questi modelli, una volta che una bambina raggiunge i 10 anni d’età è tempo di sessualizzarla.

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Qualche anno fa la American Psychological Association (APA) ha pubblicato il “Report of the APA Task Force on the Sexualization of Girls” (del quale vi consiglio la lettura integrale), che esamina e commenta la letteratura scientifica in merito al crescente fenomeno della sessualizzazione delle ragazze.

Nell’introduzione il report ci offre una definizione di sessualizzazione:

si parla di sessualizzazione quando

  • a person’s value comes only from his or her sexual appeal or behavior, to the exclusion of other characteristics; (il valore di una persona viene fatto derivare soltanto dal suo sex appeal, escludendo altre sue caratteristiche)
  • a person is held to a standard that equates physical attractiveness (narrowly defined) with being sexy; (una persona è tenuta a conformarsi ad uno standard, che equipara l’attrazione fisica – intesa in senso stretto – con l’essere sexy)
  • a person is sexually objectified — that is, made into a thing for others’ sexual use, rather than seen as a person with the capacity for independent action and decision making; (le persone sono viste come oggetti adibiti all’uso sessuale altrui, piuttosto che come individui in possesso della capacità di agire e prendere decisioni autonomamente)
  • sexuality is inappropriately imposed upon a person. (la sessualità è inappropriatamente imposta a qualcuno).

Immaginate una bambina di 5 anni – ci dice l’APA – che indossa una t-shirt con su scritto “flirt”: questa è sessualizzazione, perché una sessualità adulta è imposta ad una bambina che non è neanche vagamente consapevole del messaggio che veicola.

Se apriamo un magazine il cui target sono ragazzine nella prima fase della pubertà e troviamo un articolo che offre consigli su come perdere peso o stirarsi i capelli con specificato che l’obiettivo è essere più attrenti agli occhi dei maschi, questa è sessualizzazione, perché si afferma che esiste un unico e specifico modello di femminilità in grado di garantire “il successo” con l’altro sesso; in altri termini, si fornisce alle lettrici una lista di caratteristiche fisiche identificabili con l’essere sexy suggerendo che solo l’essere sexy in quel modo offre l’opportunità di suscitare l’attenzione di un partner sessuale.

Se apriamo un giornale che si occupa di sport, e, accanto alle immagini di atleti maschi impegnati nella disciplina che li ha resi famosi (che costituiscono la maggior parte delle immagini proposte), troviamo qualche rara immagine di atlete donne, delle quali però si enfatizza principalmente il sex appeal, questa è sessualizzazione, perché si sta trasmettendo il messaggio che per una donna la bellezza è sempre e comunque più importante di altre competenze.

teddy bearSe in una rivista troviamo immagini di donne adulte e sexy abbigliate come bambine o circondate da oggetti che rimandano alla prima infanzia (bamboline, orsetti, lecca-lecca), questa è sempre sessualizzazione, perché si sovrappone un immaginario infatile ad una sessualità adulta. L’infantilizzazione delle donne  suggerisce che essere giovanissima equivale ad essere sexy (e quindi sessualizza bambine e ragazze), ma anche che essere adulta non lo è.

 

 

 

Un particolare aspetto della sessualizzazione è l’oggettificazione: quando l’essere sexy coincide con la capacità di un corpo femminile di suscitare e soddisfare il desiderio altrui ma nessuna attenzione è posta sul desiderio della donna, che scompare come soggetto, si parla di oggettificazione. In casi estremi il corpo della donna è direttamente associato a veri e propri oggetti inanimati e il messaggio esplicitamente veicolato, spesso, è che l’oggetto-donna va usato come oggetto sessuale; oppure il volto della donna è oscurato, tagliato, poco visibile; in questo modo la persona è deprivata della sua identità e ridotta a porzioni di corpo.

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Tutti gli studi sull’argomento confermano un aumento nei media (video musicali, testi di canzoni, film, riviste, pubblicità, video giochi, siti internet) di immagini sessualizzate e tutti gli studi confermano che la stragrande maggioranza di queste immagini riguardano soggetti di sesso femminile.

Recentemente ho pubblicato i risultati di uno di questi studi, ma di lavori a testimonianza del fenomeno ce ne sono molti. Le ricerche a proposito dei video musicali, ad esempio. ci dicono che il 71% delle donne presenti, contro il 35% degli uomini, è abbigliato in modo provocante o è nudo, mentre le ricerche a proposito dei film ci dicono che, sebbene la  maggioranza dei personaggi presenti nelle pellicole sia si sesso maschile (il 72% di quelli che parlano, l’83% delle voci narranti, l’83% dei figuranti sullo sfondo dell’azione), se andiamo a concentrarci sui corpi nudi, i nudi femminili superano i nudi maschili con un rapporto di 4 a 1. Le ricerche sui video games ci dicono che sono pochissimi i personaggi di sesso femminile (14%), e la maggioranza di questi è abbigliata con profonde scollature su seni prorompenti.

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Il mercato propone prodotti sessualizzati alle bambine fin dalla prima infanzia, passando dai giocattoli fino ai capi d’abbigliamento e al make up creato appositamente per le più piccole. Ci dice l’APA (pag.13) a proposito dei capi d’abbigliamento che

“wearing such clothing make it more difficult for girls to see their own worth and values in any way other than sexually”.

E’ difficile, per una bambina che cresce in un simile contesto, riconoscersi altro valore che non sia l’essere sessualmente attraente.

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Dal report, pag.12:

the message from advertisers and the mass media to girls (as eventual women) is they should always be sexually available, always have sex in their minds, be willing to be dominated and even sexually aggressed against, and they will be gazed on as sexual objects.”

Ciò che questa società chiede alle donne per mezzo della rappresentazione sessualizzata e oggettificata del corpo femminile è di pensare a se stesse come ad oggetti sessuali sempre disponibili non solo al sesso, ma anche ad essere dominate e persino aggredite.

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Naturalmente, ci tiene a sottolineare l’APA, i messaggi veicolati dai media e dai prodotti sul mercato non sono gli unici fattori che vanno ad influenzare la costruzione identitaria di una ragazza. Nonostante l’enorme quantità di stimoli volti a suggerire alle bambine prima e alle adolescenti poi che l’essere belle, sexy, provocanti, sessualmente disponibili e passive costituisca l’obiettivo primario da perseguire per avere successo ed essere felici nella vita, non tutte reagiscono allo stesso modo, perché ci sono molti altre esperienze significative nella vita di un individuo: la famiglia, la scuola, il rapporto con altri adulti di riferimento, il rapporto con i coetanei…

Ciononostante, non è possibile negare che l’esposizione a questi messaggi possa contribuire ad una serie di effetti negativi sulle ragazze, primo fra tutti l’auto-oggettificazione.

Leggiamo a pag.20:

Self-objectification involves adopting a thir person perspective on the physical self and constantly assessing one’s own body in an effort to conform to the cultural’s standards of attractiveness. Self-objectification in culture in which a woman is a “good object” when she meet the salient cultural standard of “sexy” leads girls to evaluate and control their own bodies more in terms of their sexual desiderability to others than in terms of their own desires, health, wellness, achievement or competence.

Quando una donna arriva a pensare al suo corpo in termini di qualcosa “altro” da se stessa, da valutare in base a ciò che il contesto culturale definisce “sexy”, cioè attrente per un maschio eterosessuale, si parla di auto-oggettificazione; in una società come la nostra, dove è visibile quasi solamente la donna sexy, le ragazze sono portate a mettere in secondo piano i loro desideri, la loro salute, il loro benessere, i loro obiettivi e le loro competenze e a concentrarsi esclusivamente sull’essere sessualmente attraenti.

Lo scorso anno Sport England, l’agenzia governativa per lo sport, ha lanciato uno spot e una campagna per incoraggiare le ragazze a dedicarsi ad un’attività sportiva, dopo che una ricerca aveva rilevato un grande divario di genere: due milioni di donne in meno rispetto agli uomini impegnati in una qualsiasi attività sportiva, nella fascia d’età che va dai 14 ai 40 anni; il 75% delle donne, intervistate sul perché non praticava alcun tipo di attività fisica, ha dichiarato che lo avrebbe fatto volentieri, ma che preferiva astenersi a causa della paura di essere giudicata per il suo aspetto.

Lo spot creato in risposta ai risultati dell’indagine mostra donne di tutte le forme e di tutte le dimensioni che fanno con piacere quello che fanno (nuotare, correre, giocare a calcio, a basket) accompagnate dallo slogan “This girl can“,  questa ragazza può.

Chi, invece, dice alle ragazze che “non possono”? Chi insegna loro a darsi o non darsi il permesso di fare qualcosa sulla base del modo in cui rischiano di apparire agli occhi degli altri? Perché una percentuale tanto alta di donne sceglie di rinunciare a giocare una partita di calcetto con le amche o a frequentare una lezione di zumba pur di non mostrare una coscia troppo tornita, un addominale non ben delineato o i capelli fuori posto?

Per molte, troppe donne, la paura di venire etichettate come “non sexy”, “non desiderabili” è più importante del desiderio di fare qualcosa che potrebbe renderle più sane e più felici; per molte, troppe donne lo sguardo degli altri e il giudizio sul loro aspetto fisico è più importante di qualsiasi altra cosa:  questa è auto-oggettificazione.

L’intervento di Sport England è un esempio di ciò che si può fare per contrastare gli effetti nefasti della sessualizzazione e dell’oggettificazione: ci mostra donne diverse da quelle che dominano il panorama dei media, le quali, pur non corrispondendo ai canoni di bellezza o di sensualità a cui siamo nostro malgrado abituati, si divertono e sono felici e soddisfatte.

La sessualizzazione non è un problema solo per le donne, è un problema anche per gli uomini.

Ci dice l’APA che non solo l’essere costantemente esposti ad un ideale di donna così limitato può rendere difficile per un ragazzo (maschio eterosessuale) trovare una partner (femmina eterosessuale) dalla quale sentirsi fisicamente attratto, ma anche che è improbabile che un uomo riesca a provare davvero empatia per una donna, quando è abituato a vedere le donne rappresentate come oggetti sessuali.

L’empatia svolge un ruolo fondamentale nel controllo delle condotte aggressive; è proprio la capacità di assumere la prospettiva altrui, di comprendere quelli che possono essere i sentimenti di una persona in una certa situazione, di risuonare emotivamente, immedesimandosi nello stato emotivo dell’altro, rispecchiandone interiormente le emozioni, che ci trattiene dal fargli del male.

La disumanizzazione, la reificazione inibiscono la capacità di provare empatia e sono l’anticamera di ogni forma di violenza.

Inoltre, in una società che ci mostra prevalentemente immagini di donne sexy impegnate a sedurre, è facile dimenticare che le donne spesso e volentieri sviluppano ben altre competenze. La sessualizzazione e l’oggettificazione, riducendo nell’immaginario collettivo la donna a oggetto sessuale, contribuiscono a limitare la vita professionale delle donne, che faticano ad essere prese sul serio quando scelgono di dedicarsi a qualcosa di diverso dall’essere sexy.

 

mafaldaSpesso e volentieri le ragazze contribuiscono attivamente alla loro stessa sessualizzazione e oggettificazione.

Ad esempio, in questi giorni il web è pieno delle tette e dei sederi delle studentesse milanesi che hanno aderito al contest lanciato da una pagina facebook in cerca di contatti.

A questa iniziativa le studentesse veneziane hanno reagito pubblicando le foto dei loro volti, o con il dettaglio delle loro fronti:

univeCervello versus tette, essere intelligenti o essere sexy, avere un corpo o avere una testa?

Nel frattempo ci sono maschi che propongono di risolvere la questione tirando croccantini a quelle cagne che “degradano l’immagine della donna“:

commento1Secondo questo commentatore il contest “Escile” si renderebbe responsabile della “distruzione della parità dei sessi”.

Qualcuno lo informi che non c’è nessuna “parità” da distruggere, e che è questo che saprebbe se fosse una donna femminista.

Se fosse una donna femminista, inoltre, si chiederebbe in che modo prendere parte ad un evento virtuale, che consiste principalmente nel dare della “troia” o della “zoccola” a donne che neanche conosce, possa contribuire al recupero dal degrado del genere femminile.

commento2Questo commentatore ci informa che, sebbene You Porn raccolga ogni giorno 13 milioni di visite e generi 120mila dollari al mese di ricavi, ai ragazzi non piacciono le ragazze che si vedono lì, assolutamente no.

Anzi, probabilmente si connettono continuamente proprio per disapprovarle meglio…

pinocchio

Ci dice inoltre che a suo parere questa iniziativa legittima gli uomini a maltrattare le loro partner, confermando che esiste un legame fra immagini sessualizzate che oggettificano la donna e la violenza di genere.

Questo articolo pubblicato dalla pagina “Fabbrica del degrado”, invece, ci mostra gli effetti della sessualizzazione e dell’oggettificazione sulle relazioni sentimentali fra i sessi:

commento4

Questo giovane, dopo aver scoperto che una delle ragazze che ha partecipato al contest da lui stesso gestito è la sua fidanzata, è costretto a lasciarla.

Perché un ragazzo che partecipa all’organizzazione di un contest nel quale invita le donne a togliersi la maglietta sostenendo che è solo un modo per farsi due risate e che non c’è niente di male, quando scopre che vuole ridere anche la sua ragazza la pianta in asso?

Mi è stato chiesto da una mia lettrice come giudico le ragazze che hanno inviato le foto al contest.

La mia risposta è: perché dovrei esprimere un giudizio su persone che non conosco?

Non mi interessa scoprire perché una ragazza decide di fotografarsi le tette e un’altra invece la fronte, possono esserci un’infinità di ragioni, diverse da individuo a individuo, che vanno a sommarsi al contesto culturale e che non mi riguardano. Quello che mi interessa, invece, è informare a proposito delle conseguenze che la diffusione sempre più massiccia di immagini di corpi femminili sessualizzati e oggettificati può avere sulla salute e la qualità della vita di bambine, bambini, ragazze e ragazzi.

Mi auguro che vi prenderete un po’ di tempo per leggere il report dell’APA. Sappiate che non è divertente, neanche un po’.

Buona lettura.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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88 risposte a Ipersessualizzazione e auto-oggettificazione

  1. Paolo ha detto:

    vediamo di distinguere: io sono contrario ai concorsi di bellezza per bambine perchè non è l’età per farli non perchè penso che un concorso di bellezza sia degradante di per sè. Se parliamo di pre-adolescenti ok ma una donna maggiorenne che vuole essere attraente fisicamente non si sta oggettificando nè è una ha rinunciato al cervello o a coltivare anche altri interessi: per capirci una donna può curare il proprio aspetto e leggere Kant così come un uomo:nessuno da per scontato che un uomo attraente e sexy fisicamente abbia sottratto tempo a chissà cosa. e poi tutti uomini e donne se non sono fisicamente bellocci grazie alla natura, vorrebbero esserlo questo non impedisce di accettarsi, piacersi e piacere a qualcuno (pure i non bellissimi/e hanno storie d’amore), e tutti chi più chi meno si prendono cura del proprio aspetto estetico per se stessi e per il prossimo, fa parte della nostra libertà non c’è nulla di sbagliato. Il sexy, la sensualità fanno parte dell’umano e non sono degradanti di per sè. uomini e donne fisicamente belli (sexy o non sexy) esistono, lo si deve accettare
    quanto alle universitarie e agli universitari (che si sono messi a petto nudo anche loro): l’iniziativa è una goliardata che non meriterebbe riflessioni se non questa: qui il problema è il bigottismo di chi giudica diversamente l’esibizione del fisico quando a esibirlo è una donna e non un uomo on quando si tratta della fidanzata. che io sappia anche studenti maschi si sono messi la foto a petto nudo con la scritta della scuola. a me sembra solo una stupidaggine, non ci farei un caso. comunque sì c’è il problema che una donna che si fotografa in maniera osè viene giudicata peggio rispetto a un uomo che fa la stessa cosa, questo è grave e non l’esibizione del corpo (esibissero pure ciò che vogliono)

  2. Paolo ha detto:

    ripeto: certe pubblicità sono becere e sessiste ma il problema non è il corpo esibito sexy, nudo o meno nudo (parlo di corpi di gente adulta, sui minori non c’è neanche da discutere per me) non è questo che fa danni ma è il giudizio differente che si scatena contro le donne e non contro gli uomini che esibiscono il loro fisico

  3. Nato Invisibile ha detto:

    E va bene, non ho letto tutto il report completo: sono arrivata a metà. Mi sono sconcertata. Ho passato la fase teen da un pezzo, anche se ripeto spesso che mentalmente sono rimasta ai 16 anni.. Sono allibita. Da pagina 20 a 34 del report integrale sono riportati gli impatti della ipersessualizzazione (descritta prima) sulla salute e sul benessere delle ragazzine, fisico e mentale. Mi ci sono rivista persino io..
    Lorella Zanardo, il corpo delle donne, l’impossibilità sociale di non essere sessualmente desiderabili e quindi, fra le altre, non poter invecchiare.. oppure non poter scegliere, da bambina, una alternativa alla sessualizzazione, che sia meno spaventosa di essa, e che non diventi l’unica chance di valutare se stessa ed essere valutata dal resto dei soggetti che lei ama. Viva Ca Foscari!!!

    • Paolo ha detto:

      quasi tutti siamo sessualmente desiderabili per qualcuno, ma non si può esserlo per chiunque e se si accettasse che esistono uomini e donne in linea di massima fisicamente più bellocci (e quindi sessualmente più attraenti) di altri staremmo meglio ma questo non vuol dire che non possiamo piacere e piacersi.
      Sulla sessualizzazione dei bambini quello non piace neanche a me,non è adatta alla loro età ma quando ci si sposta sugli adulti allora l’essere sexy, il manifestarlo è più che legittimo, la sensualità è una cosa bellissima, è umana, noi siamo anche creature sessuali ed è legittimo rappresentarlo, fa parte della vita e non è una parte negativa di per sè
      sulla cosa delle universitarie e universitari (ripeto: anche maschi hanno messo i pettorali in mostra ma nessuno ha criticato questo ed è lì il sessismo) ripeto che con tutto il rispetto per Ca’ Foscari il duello “cervello versus tette” ha stufato: chi ha un cervello ha di solito anche le tette o i pettorali, e chi ha le tette o i pettorali ha anche il cervello. Avere un corpo e volerlo esibire (in tutto o in parte) non è una prerogativa di persone stupide o superficiali e non è degradazione l’esibizionismo può non piacere, nessuno è tenuto a essere esibizionista ma chi lo è se è adulto può esserlo, non è oggettificazione quando a farlo sono adulti. Quello della Bocconi è sata una cosa goliardica, discutibile finchè si vuole, ma alla quale si da’ una importanza (anche se in negativo) eccessiva

    • Spasmo ha detto:

      “l’impossibilità sociale di non essere sessualmente desiderabili” ahahahahah: ma che c***o dici?!?! Di che parli? Ma pensi prima di scrivere? Impossibilità sociale di non essere sessualmente desiderabili? Ma dove vivi? Nell’al di là?
      Ma seriamente! Ma sta’ a casa se non vuoi essere sessualmente desiderabile! Va’ su un eremo!

      • Nato Invisibile ha detto:

        @spasmo: non confondiamo l’essere sessualmente attraente nell’età della maturità sessuale, propria tanto delle femmine quanto sei maschi, con il “valore imposto” del dover apparire sessualmente attraente in maniera esasperata, come nel caso dell’infanzia e delle donne, per essere considerate socialmente accettate e accettabili. La frase del mio commento che hai virgolettato, è una semplice traduzione letterale di un periodo contenuto nel Report citato in questo post, che, con tutta evidenza, tu stai criticando senza aver compreso, o quantomeno letto. Cosa c’è che ti fa arrabbiare tanto..? caldo spietato..

      • Ora sarà arrabbiato perché è stato bannato 😀

      • Paolo ha detto:

        riferendomi a donne adulte: penso vada riconosciuto che esistono donne sessualmente attraenti e fisicamente belle come esistono uomini
        e sempre parlando di donne adulte chi stabilisce dov’è l’easperazione e dove non c’è? qual è il grado corretto di sex appeal? Chi lo decide? il fatto che Monica Bellucci a cinquant’anni sia ancora fisicamente attraente è frutto dell’esasperazione dettata dal patriarcato? Secondo me no

  4. Pingback: Ipersessualizzazione e auto-oggettificazione | SARTORIE CULTURALI

  5. Paolo ha detto:

    la violenza sulle donne si ha pure in Paesi in cui le immagini “sessualizzate” sono fuorilegge o di difficile accesso

  6. Valeria Palazzolo ha detto:

    E tu, Paolo, sei belloccio o bruttino?

    Ma anche: che numero di scarpe porti? Hai mai giocato a pelota? Sai fare il sushi?
    Perché vedete, a me a Paolo viene voglia di fare una raffica di domande a cazzo. È per me un personaggio misterioso e affascinante. Sono anni che opera sui blog antisessisti un’occupazione da squatter ripetendo, con una costanza sorprendente e una quantità di tempo libero invidiabile, un concetto sintetizzabile in tre righe: che il sessismo è solo la violenza e la molestia, che gli stereotipi sessuali nei media esistono solo nella testa di qualcuno, che la nostra società non obbliga le donne a incarnare nessun modello, che esistono solo individui oggettivamente belli o brutti. Questo lo sostiene infestando il web di centinaia di commenti, decine di cartelle, migliaia di bit. Non sembra stupido né ignorante; non è mai maleducato; non può dirsi coerentemente sessista; non è tecnicamente un troll. Eppure la sua ostinazione laterizia, la sua monolitica missione redentrice, ingombra inesorabilmente i nostri schermi tutte le volte che ci viene voglia di leggere un articolo.
    Mi piace pensare che Paolo viva in rete una serie di esistenze parallele e che, con la medesima immobilità, sia seduto anche, che ne so, sui blog di pesca alla carpa o di cucina asiatica, per sostenere, gentile e martellante come la goccia dei cinesi, che l’aceto di riso può essere sostituito con l’aceto di mele.
    E quindi, Paolo, ti prego dicci: come lo fai, tu, il sushi?

    • Valeria… 🙂 🙂 🙂 A questo punto una risata era proprio quello che mi serviva. Grazie.

    • Paolo ha detto:

      non so cucinare il sushi ma sarei felice di assaggiarlo. Di scarpe porto il 40. Vuoi sapere se sono bello o brutto? sono un metro e settanta, magro, occhialuto e non particolarmente muscoloso, viso regolare mi rado ogni due giorni circa, ho un leggero strabismo..no non mi ritengo bellissimo fisicamente. Non gioco a pelota, non so cos’è. Ho tanto tempo libero perchè sono disoccupato. Vuoi sapere altro?

  7. Annamaria Arlotta ha detto:

    Un bell’articolo, che ho pubblicato sulel gruppo contro la pubblicità sessista, dove sta ottenendo molti like e diverse condivisioni. Lo Iap ha bloccato la réclame del bowling di Messina, ma solo perchè è volgare, sembra quello il criterio che li guida. Bah. Bella sintesi del fenomeno dell’ipersessualizzazione nella società di oggi! https://www.facebook.com/groups/pubblicitasessistaoffende/

  8. Paolo ha detto:

    e se in un film c’è necessità di mostrare certe scene, vanno mostrate, il fatto che non ci siaun esatto cinquanta e cinquanta di nudi non implica sessismo.
    comunque lei è una ex pornostar non pentita (una di quelle vittime/complici del patriarcato che si è “ipersessualizzata” per mestiere, una di quelle che,secondo l’ottica di questo blog, tramite il loro lavoro diffondono o contribuiscono a diffondere il sessismo, la violenza sulle donne, i disturbi alimentari e tutti i mali di questo mondo) e sarei fiero se mia figlia la prendesse ad esempio: http://theladiesfinger.com/13-kranti-things-sunny-leone-said-to-vaanthi-uncle/

  9. Paolo ha detto:

    e anche stabilire quali modelli maschili siano fuorvianti e quali no non è così semplice: avventurandoci tra persone reali e personaggi immaginari: Fabrizio Corona è per molti versi un modello negativo ma non si può negare che abbia elementi di fascino, Diabolik è uno spietato criminale ma anche un convinto monogamo innamoratissimo della sua compagna con la quale ha costruito nel tempo un legame profondo, il Mahatma Gandhi è per molti versi un modello positivo ma ultimamente sono venute fuori certe sue idee sulle donne non proprio progressiste. I personaggi maschili di Twilight (il vampiro e l’uomo lupo per capirci) incarnati al cinema da due attori sexy amati dalle ragazzine sono modelli negativissimi secondo molti, io non lo so perchè non ho seguito la saga in questione.

    • IDA ha detto:

      Bignami:
      Tema: Sessualizzazione e oggettivazione.
      Si parla di sessualizzazione quando:
      1)il valore di una persona viene fatto derivare soltanto dal suo sex appeal, escludendo altre sue caratteristiche
      2)una persona è tenuta a conformarsi ad uno standard, che equipara l’attrazione fisica – intesa in senso stretto – con l’essere sexy
      3) le persone sono viste come oggetti adibiti all’uso sessuale altrui, piuttosto che come individui in possesso della capacità di agire e prendere decisioni autonomamente
      4) la sessualità è inappropriatamente imposta a qualcuno.
      Oggettivazione= Considerare l’altro oggetto.
      Auto-oggettivazione= considerare se stesso oggetto.
      Sessualizzazione e oggettivazione, aumenta la disistima per le donne e la violenza nei loro confronti viene legittimata.
      L’oggettivazione è una forma di deumanizzazione, un furto di libertà il non considerare l’altro un tuo pari.
      Auto-oggettivazione è un rinunciare alla propria libertà, non considerarsi al pari, sminuirsi svalutarsi come essere umano.
      La deumanizzazione, lungi dall’esser solo un costrutto psicologico, è un passo necessario al compiersi di discriminazioni, violenze, massacri. Lo schiavismo è stato possibile solo perché gli altri non erano considerati esseri umani. I campi di concentramento sono stati possibili solo perché non erano considerati esseri umani. Come si giunge alla deumanizzazione?
      1) Demonizzazione. ( come nel caso degli ebrei)
      2)Bestializzazione. (Nel caso dello schiavismo)
      3) Oggettivazione.
      L’oggettivazione può essere allargata a tutte le relazioni umane e non solo al sesso.
      Ora la storia, l’educazione e la cultura, fa si che per un uomo, sia normale oggettivare la donna, dal momento che tutte le componenti sociali e culturali considerano la donna come un oggetto, le stesse componenti fan si che nelle relazioni con l’altro sesso, la donna si consideri un oggetto.. (auto-oggettivazione)
      Elementi costitutivi dell’oggettivazione:
      1)Strumentalità: l’oggetto è uno strumento per gli scopi altrui;
      2)Negazione dell’autonomia: l’oggetto è un’entità priva di autonomia e autodeterminazione;
      3)Inerzia: l’oggetto è un’entità priva della capacità di agire e di essere attivo;
      4)Fungibilità: l’oggetto è interscambiabile con altri oggetti della stessa categoria;
      5)Violabilità: l’oggetto è un’entità priva di confini che ne tutelino l’integrità. È possibile farlo a pezzi.
      6)Proprietà: l’oggetto appartiene a qualcuno
      7)Negazione della soggettività: l’oggetto è un’entità le cui esperienze e i cui sentimenti sono trascurabili.

      • Paolo ha detto:

        Ida ne abbiamo già parato a me questi concetti di “sessualizzazione” e “auto-oggettificazione” non convincono. Una donna adulta che vive o esprime la sua sensualità in un certo modo non si sta “auto-oggettificando”, è una persona da rispettare come va rispettata una che vive diversamente. Forse non sono stato chiaro: uno scienziato ai miei occhi ha la stessa dignità di uno spogliarellista, nessuno dei due sta “mancando di rispetto a se stesso” e nessuno dei due sta rinunciando alla libertà. Se una donna si mette in minigonna per un appuntamento galante non è meno libera di una che ci va in pantaloni lunghi. Mi rifiuto di vederla diversamente

      • IDA ha detto:

        Lo so Paolo, che ne abbiamo già parlato. Ma ogni tanto, piace ricordartelo, che nell’oggettivazione, quando si parla di ipersessualizzazione, di oggettivazione di immagini, ecc….le scelte individuali non c’entrano nulla.
        Nella sessualizzazione, cosa centra il sesso o le libertà sessuali?
        Cosa c’entrano l’estetica e i gusti estetici?
        Chi lo dice che la “velina” non ha dignità, che non deve essere rispettata, che non è libera? Lo stai sostenendo te, sei te che esprimi dei giudizi.
        Si stà parlando di discriminazione, Tutte le forme di discriminazioni, in una società, (la società che non ha un “IO” individuale ma un “IO” collettivo.) sono viste in maniera “positiva e naturale”, altrimenti la società le rifiuta.
        L’oggettivazione, riguarda anche gli uomini, ma soprattutto le donne; le donne e le ragazze, sono quelle che hanno maggior disturbi alimentari, rispetto ai coetanei maschi, sono più donne che rifiutano o hanno problemi con il proprio corpo, sono la maggioranza di donne che soffrono di depressione. Il collegamento di questi disturbi, con l’oggettivazione è dimostrato, certo c’è chi esagera o chi minimizza, ma nessuno lo esclude.
        Auto-oggettivazione: ci sono donne che si dovrebbe pensare che siano felici, sono continuamente apprezzate per il loro aspetto fisico, uomini che si girano al loro passaggio, sono sempre sorridenti. Ma non è così, sono donne infelici, non lo dico io, lo dicono le ricerche, che ci descrivono di donne insoddisfatte del proprio aspetto fisico, attenzionano ogni minimo cambiamento del proprio corpo e ogni cambiamento è motivo di preoccupazioni e depressioni, hanno problemi con alcol e droghe, soffrono di diversi disturbi psico fisici, hanno scarsa autostima.
        Altro aspetto; uguaglianza di genere.
        Fino a cinquant’anni fa, le donne nella società, non esistevano, stavano a casa, nelle cure domestiche o dei figli, oppure nei bordelli. Punto.
        Oggi le donne stanno occupando spazi che erano tradizionalmente degli uomini, perché hanno accesso a tutte le professioni, a tutte le cariche a tutti gli studi. Più tempo dedichi alla cura del proprio corpo, meno ti resta da dedicare allo studio alla formazione o alla professione. Due piccioni con una fava. Più donne a sollazzare lo sguardo e il piffero del maschio, vuol dire meno donne in competizione con loro per le posizioni di prestigio.

      • Paolo ha detto:

        ida non girare la frittata: sei TU e quelli che la penano come te che dici che le veline non sono libere perchè sono vittime o complici inconsapevoli del patriarcato, sei TU che metti in dubbio la libertà interiore di chi vuole cose che a te non piacciono (e non ti obbliga certo a fartele piacere), sei TU che dici che i media fanno diventare anoressiche o bulemiche le donne.
        Puoi presentarmi tutte le statistiche che vuoi io sulla bellezza fisica continuo a pensare quello che ho sempre pensato io non cambierò mai idea su questo, anche se tutto il mondo mi dicesse “ti sbagli” a me non importerebbe.
        Insicurezze sul nostro corpo chi più chi meno capita a tutti di averle, non è insolito, l’importante è non farne una fissazione. Non sono grasso, ma se sono davanti a una bella ragazza tendo a tirare in dentro la pancia, ciò fa di me una vittima del patriarcato, ossessionato dal proprio aspetto oltre il normale? No, sono una persona libera come chi non si tira in dentro la pancia.
        e comunque è pieno di donne in posizioni apicali che curano il proprio aspetto come vogliono e se vogliono, e sono libere e autentiche come chiunque altro

      • IDA ha detto:

        Il fumo uccide: Si ma chi fuma è libero e autentico come che non fuma.
        Il fumo danneggia te e chi ti sta intorno: Si ma chi fuma è libero e autentico come chi non fuma.

      • Paolo ha detto:

        esatto Ida, la penso esattamente così, vedo che hai capito. Solo che farsi una foto nuda è meno dannoso per la salute che fumare

      • IDA ha detto:

        OK. Ma il problema è: Le affermazioni il Il fumo uccide e Il fumo danneggia te e chi ti sta intorno. Sono vere o sono false?

      • Paolo ha detto:

        l’affermazione riguardo al fumo è vera (riguardo allo spogliarsi non so), e chi fuma lo sa, se continua a fumare è nel suo diritto farlo nei luoghi appositi così come uno ha il diritto di digiunare fino a morire o strafogarsi di cibo pieno di grassi animali, zuccheri e colesterolo , una volta che conosce i rischi.
        Non riesco a capire in che modo una donna o un uomo che fa lo/a spogliarellista danneggia “chi gli sta intorno” a meno che tu non dica che fomenta il maschilismo e quindi danneggia l’intera società ma se lo dici sei uguale ai bigotti che accusano gli omosessuali di danneggiare l’intera società con la loro scelta di adottare dei bambini. Se io digiuno fino a morire di fame danneggio me stesso non la società, se io mi spoglio in maniera erotica davanti a un pubblico pagante non danneggio nessuno (qualcuno può pensare che io stia danneggiando il mio spirito, la mia dignità ec ma sono opinioni, di sicuro non danneggio la società nè chi mi sta intorno)

      • IDA ha detto:

        E da dove si evince che il fumo fa male? Da autentico o da libero?
        Quando parlo di sessualizzazione dell’immagine o di oggettivazione, dov’è che esprimo un giudizio su chi si spoglia?

      • Paolo ha detto:

        che il fumo fa male c’è l’intera medicina occidentale moderna a provarlo, non si può dire altrettanto dello striptease (tendo a fidarmi più dei medici che dei sociologi) ma anche se lo striptease facesse male alle salute e se ciò fosse assolutamente certo e condiviso da tutta la comunità scientifica, comunque le persone hanno il diritto di farlo (nei luoghi e nelle circostanze adatte) così come hanno diritto di fumare (nei luoghi adatti)

      • Paolo ha detto:

        e Ida, nessuna donna (bella, meno bella,che ha un lavoro di prestigio o meno) cura il suo aspetto esclusivamente per gli uomini e non anche per se stessa, e lo stesso vale per gli uomini (perchè tutti maschi compresi chi più chi meno, curiamo il nostro look per noi stessi e per il prossimo, fa parte della nostra libertà) e questo non impedisce a nessuno di correre per posizioni di prestigio (tra l’altro non mi sembra che ci siano moltissimi uomini e donne trasandati o sciatti nei consigli di amministrazione delle grandi banche e multinazionali)

      • IDA ha detto:

        Il contrario di autoggettivazione non è trasandato.

      • Paolo ha detto:

        io dico questo: curarsi esteticamente non impedisce di competere per posizioni di prestigio. I manager, i consiglieri d’amministrazione delle grandi banche, i broker, gli avvocati dei grandi studi legali ecc.. uomini e donne, sono, almeno sul lavoro e a volte anche fuori, quasi sempre curatissimi nell’aspetto e nel modo di vestire, hanno anche uno stipendio che glielo consente

      • IDA ha detto:

        I manager e gli altri curatissimi nell’aspetto, prima di diventare manager o dopo essere diventati manager. Si diventa avvocati di grandi studi legali con le diete, saune, palestre o studiando?

      • Paolo ha detto:

        Ida, si può essere curati anche prima di diventare manager mentre si studia, poi dipende dalle persone, ci sono quelli che trovano il tempo per tutto e chi no, dipende da come si è organizzati, se le sessioni di studio sono molto pesanti è normale non andare dal barbiere o dal parrucchiere ci si va dopo. Io voglio dire che curarsi il look, l’estetica non è incompatibile col prestigio sociale anzi a volte c’è una correlazione
        Sai chi è Angela Giussani? E’ la creatrice di Diabolik assieme a sua sorella Luciana: da giovane era fisicamente molto bella ciò le ha consentito di fare la fotomodella negli anni ’50, (anche sua sorella Luciana vinse un concorso di bellezza) eppure nonostante questa professione così “oggettificante” (secondo voi, non secondo me) Angela Giussani è stata una delle poche donne italiane che sempre negli anni ’50 presero il brevetto di volo, e fu tra le poche italiane che avevano la patente di guida (già negli anni ’40), e fare la modella non le ha impedito nè di studiare nè negli anni ’60 di fondare una casa editrice (la Astorina che è ancora attiva) e inventare un personaggio di successo nazionale come Diabolik.
        Anche l’attivista ambientalista Erin Brockovich è stata una reginetta di bellezza negli anni ’80 eppure mi sembra che questa “auto-oggettificazione” (che per me non esiste ma per voi sì) non le abbia impedito di diventare ciò che è diventata. Voi vedete una ballerina di lap-dance e vedete nella migliore delle ipotesi una poveretta inconsapevole che si auto-oggettifica o una che diffonde il sessismo io vedo una performer con sicuramente un bel corpo che fa un lavoro, che forse le serve per pagarsi gli studi e diventare avvocato (ma anche se così non fosse non la giudicherei una vittima)
        Hedy Lamarr era una diva di Hollywood (questo spero che non sia considerato “auto-oggettificante” anche se è una professione dove l’aspetto fisico ha un suo giusto ruolo) di grande talento e anche molto bella (bellezza naturale che sicuramente coltivava) ed è stata pure una scienziata,,come avrà fatto a trovare il tempo?

      • Paolo ha detto:

        va detto che nel caso degli uomini e delle donne fisicamente, naturalmente belli la cura estetica è una coltivazione di qualcosa che alla base comunque c’è a prescindere: anche se Jessica Alba non si depila le ascelle è sempre Jessica Alba, anche se Argentero non ha i capelli in ordine è sempre un bel ragazzo quindi è relativamente più semplice.

  10. Zorin ha detto:

    Come si vede, Paolo e’ un altro uomo che vive “il privilegio maschile”: disoccupato, in un altro post aveva detto di fare poco (o per niente?) sesso.
    Questi maschi come se la passano bene grazie al “privileggio di ggenere”!

    • Valeria Palazzolo ha detto:

      Certo: infatti è noto che negli Stati americani razzisti i bianchi non solo erano tutti senza eccezione ricchi sfondati, avevano un indice di massa corporea perfetto, non si ammalavano mai e non conoscevano depressione e criminalità, ma trombavano pure tutti come i ricci.

      Ah, non è proprio così? Allora riscrivete i libri di storia: evidentemente il razzismo non è mai esistito. Rosa Parks e Martin Luther King erano solo dei mitomani.

    • Paolo ha detto:

      Zorin, la differenza tra me e te è che io, correttamente, non incolpo le donne, il femminismo o la società intera per la mia condizione, sono io con la mia insicurezza, la mia pigrizia, i miei limiti e le mie scelte (anche non agire è una scelta) che ho “creato” ciò che sono

    • IDA ha detto:

      Puoi sempre andare su AdottaUnRagazzo.it e farti adottare!

  11. Pingback: Non siamo pezzi | Nuvolette di pensieri

  12. Maura ha detto:

    Mi piacerebbe conoscere il Vostro parere (vado fuori tema) sulle questioni che agitano il Paese in questi giorni. Madre, ho molto peccato, confesso: più leggo le cose che scrivono e dicono i progressisti, più mi viene voglia di partecipare al Family Day! Lasciamo perdere le foto scollacciate delle donne di F.I. che parteciperanno per additarle come pessime madri, lasciamo perdere il luogo comune sulla pedofilia dei preti (evidentemente essere preti li depriva dei diritti alla comprensione in quanto gay particolarmente in sofferenza psichica, perché l’educazione di un prete gay renderebbe insano Gesù stesso), lasciamo stare la violenza con cui i progressisti si scagliano anche su qualche leggero dubbio (tipo la domanda della Vanoni se, per farsi accettare come padri responsabili dalla maggioranza degli italiani, non sarebbe meglio evitare in andare in giro in tanga leopardato), vediamo gli slogan:
    Dove c’è amore, c’è famiglia! Ok. Sono d’accordo che i gay si sposino. E poi?. Quindi un Mormone o un musulmano potrebbero chiedere il riconoscimento della poligamia che sarebbe ben più naturale che il matrimonio tra maschi e per giunta negli Stati Uniti è riconosciuta. C’è amore! E un quarantenne che ha messo incinta una undicenne, della pedofilia. Anche questa è riconosciuta in molti paesi come legittima ed è più naturale del matrimonio tra maschi. C’è amore! Ecc. ecc. E poi, i diritti, i diritti, i diritti, santo Dio.
    Tutti hanno diritto ad un figlio. Tutti chi? Avete presente dove ci porta questo assunto assieme alle tecniche riproduttive in evoluzione. E noi, donne, in questo mondo di maschi che figliano tra loro, si sposano e allevano figli, cosa diventiamo? Abdichiamo, in nome del progresso, al simbolico più forte ed invidiato della storia umana. diventando, come voleva Aristotile, mera incubatrice, fin quando non ne inventeranno una meccanica e ciau?
    So, so che questi miei dubbi mi portano su una china pericolosa Ma, soprattutto sulla questioni figli, temo una protervia prometeica che non sappiamo dove ci potrebbe portare. Violentare la natura e fin dove? Non stiamo trattando con troppa leggerezza, sull’onda dei diritti, dell’americanismo, su legittime aspirazioni dei gay, con troppa leggerezza problemi non così facili come sembrerebbe?
    Forse i cattolici sono oltranzisti, liberticidi e quant’altro, ma qualche dubbio può venire. Capisco che per molti, anche non stupidi, anche in buona fede, scatti una legittima paura ed una reazione del si stava meglio quando si stava peggio!

    Puoi anche non pubblicare questo articolo, non voglio provocare, ho dubbi, lacerazioni, non certezze. Ma mi piacerebbe sentire il parere di donne intelligenti come siete qui, su queste questioni, al di là degli slogan.

    • Il Family Day con Adinolfi e Miriano, no… mai. Piuttosto il martirio, mi getto fra i leoni! Ma il Family Day no. Quella gente non ha niente a che spartire con me.
      Che fine faremmo noi donne, ti chiedo, se tornasse ad esistere un’unica idea di la “famiglia naturale”, quella fondata sulla sottomissione della donna all’uomo?
      https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/01/23/la-famiglia-fondata-sulla-sottomissione/
      https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/08/30/la-sottomissione/
      Ci rendiamo conto noi donne, che chi organizza il Family Day è gente che condivide il medesimo punto di vista di questo qui? http://www.huffingtonpost.com/entry/archbishop-domestic-violence-spain_us_568bc89ee4b06fa6888374d8
      Il Family Day mai, neanche da morta. Sulla lapide mi ci faccio incidere “mai fu colta dal dubbio che fosse opportuno prendere parte al Family Day”.
      I partecipanti al Family Day sono quelli che emarginano una bambina come Sunnie solo perché vuole tagliarsi i capelli: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/03/26/bagnasco-ci-casco/, quelli fissati con idee vetuste sulla mascolinità e femminilità, idee che sono fra le cause principali del bullismo: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/12/06/ronin-12-anni-bullied-to-death/
      Ci sono andata, ad una riunione di quelli che partecipano al Family Day, e ciò che ho visto non mi è piaciuto affatto: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/02/09/drammatiche-esperienze/
      Sono persone che mentono, sapendo di mentire, come quando hanno accusato il progetto “Il gioco del rispetto”: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/03/11/gli-stereotipi-di-genere-e-il-rispetto/
      Questa gente non è solo ottusa o retrograda, è proprio in malafede, e questo, per me, è intollerabile.
      Per il resto… Se è ok che i gay si sposino, quando i mormoni chiederanno la legalizzazione della poligamia affronteremo il problema 🙂 non è mia abitudine preoccuparmi per questioni che non sono neanche all’orizzonte, e credo francamente che non dovrebbe farlo nessuno.
      (Sul fatto di essere bravi genitori e le mutande leopardate: anche a me in gioventù è capitato di uscire con gli amici e finire a cantare in un karaoke con delle mutande leopardate in testa, ma non penso proprio che questo mi renda un genitore peggiore di Costanza Miriano)

      • Paolo ha detto:

        Riccio, concordo con te su questo! E l’utero in affitto non c’entra nulla con la Cirinnà quindi cara Maura nessuna donna diventerà una “mera incubatrice” se passa la legge

    • IDA ha detto:

      I diritti, non sono una noia, non sono una palla. In assenza di diritti ci sono soprusi e privilegi. Il diritto serve a proteggere il più debole. Chi ha il potere, sociale, politico ed economico, con esso ha anche i diritti, ma diventano soprusi e privilegi se li ha solo lui.
      Non ci può essere il diritto a torturare, ma il diritto ad non essere torturato si. Non ci può essere il diritto a discriminare, ma quello di non essere discriminato si.
      Il Family Day rivendicano, diritti che non hanno, quello del sopruso e della discriminazione, negando agli altri il diritto a non essere discriminati. Perché concepiscono l’omofobia, come un diritto di opinione e la famiglia come un costrutto ideologico che non ha nessun fondamento con la realtà, la storia, l’antropologia, sociologia ecc..
      Poi coppie omosessuali non ci sono solo gli uomini, ma anche le donne, che non sono sterili, essere lesbiche non rende sterili.
      Sulla rivoluzione delle tecniche riproduttive, l’omosessualità non centra nulla, non è che se neghi il matrimonio tra gay o vieti di avere figli si ferma la tecnica o lo sviluppo delle ricerche in quel settore. In realtà tutto questo fa parte del terrorismo propagandistico, il quale dice che se riconosci il diritto al matrimonio, poi vogliono anche adottare i figli. E qui si nasconde un pregiudizio, il quale dice che i gay abusano dei minori e che i figli dei gay diventano gay. E questi sono solo dei pregiudizi, gli stessi gay, provengono da famiglie eterosessuali e abusi sui minori sono attuati dagli eterosessuali in famiglie “tradizionali” spesso cattolicissime.
      Io sono contraria al matrimonio, ho due figli e non mi sono mai sposata. Ho potuto scegliere, se sposarmi o no. Bene voglio che anche altri possano avere questo diritto di scegliere, se sposarsi oppure no, al di la dell’orientamento sessuale della coppia. Qui ci sarebbe da farsi anche una domanda, quante coppie omossessuali vogliono sposarsi? Quante di queste coppie vogliono dei figli? Da non dimenticare che molte coppie di gay o lesbiche hanno già dei figli, fatti per conto proprio, fatti in maniera artigianale.
      Ma poi, soprattutto, ma davvero Maura hai tutta questa paura? La tua identità di essere donna si basa solo sulla funzione che ti attribuisce il maschio? Bene, quando non saremo più madri o fattrici , quando la nostra identità non passa nell’essere distesa sulla schiena con le gambe aperte, saremo solo delle donne libere e avremmo tutto da guadagnare. Gli uomini hanno bisogno di noi, noi di loro no!

      • Paolo ha detto:

        sono favorevole al matrimonio per le coppie same sex e anche alle adozioni, Detto questo “Gli uomini hanno bisogno delle donne ma le donne non hanno bisogno degli uomini” non mi convince, in realtà uomini e donne (etero, gay, bisex che siano) hanno bisogno gli uni delle altre anche ma non soltanto per il sesso e/o la riproduzione

      • IDA ha detto:

        Certo Paolo, ma ha un altro significato, non vuol dire senza uomini, ci mancherebbe. Ma la costruzione dell’identità femminile; che spesso è basata sulle esigenze del maschio.

      • Paolo ha detto:

        Ida, io credo che le donne e gli uomini, almeno la maggioranza di loro siano più liberi di vivere ed esprimere la loro identità e i loro desideri anche nel sesso d quanto si creda, sopratutto in occidente. Solo che i desideri di una donna non sono necessariamente gli stessi tuoi Ida ma non per questo sono meno suoi.

      • IDA ha detto:

        Perchè sopratutto in occidente?
        In oriente non sono liberi e autentici? E perchè?

      • Paolo ha detto:

        sono autentici anche in oriente ovviamente ma io da buon occidentalista credo che nelle culture dove la laicità è un po’ più radicata (quindi nella maggioranza dei paesi del cosiddetto occidente: Europa e Nordamerica, Australia ecc..) si sia un cicinino più liberi, non di tantissimo per carità (mica voglio essere accusato di “razzismo culturale” sia mai!) ma un pochino di più sì

      • IDA ha detto:

        Se in occidente siamo più liberi, vuol dire che in oriente sono meno liberi oppure diversamente liberi. Ma sopratutto, se in tutto il mondo tutti siamo liberi, a cosa serve la libertà? Il prigioniero parla di libertà. Ma se siamo tutti liberi non ci sono prigionieri. Se essere liberi e il non essere liberi, sono la stessa cosa, parlare di libertà non ha senso, perchè equivale a parlare del nulla.

      • Paolo ha detto:

        Ida non far finta di non capire cosa ho scritto

      • IDA ha detto:

        No. Paolo sei te che parli di altro. è quello che cercavo di farti capire, stai parlando di altre cose. Uno dice che andare a 250 all’ora di notte con i fari spenti può essere pericoloso e te rispondi che sull’Abetone c’è la neve.

      • men ha detto:

        scusa Ida dici che le donne non hanno bisogno di uomini ma dimmi i tuoi figli senza un uomo come avresti fatto a farli? e inoltre ti sei mai chiesta chi ha progettato e costruito la casa in cui vivi, l’ auto che guidi, la lavastoviglie, la lavatrice e il ferro da stiro che adoperi, il computer che usi, e internet? chi l’ ha inventato? ti informo che tutte le grandi scoperte e le grandi invenzioni della storia dell’ umanità sono avvenute per opera di uomini. se il mondo fosse stato fatto solo di donne vivremmo ancora nelle caverne e andremmo in giro con la clava.

      • IDA ha detto:

        I maschi sono utili, come la lavatrice, il ferro da stiro, un maschio in casa fa sempre comodo.
        Un mondo di sole donne, ci saremo estinti da milioni di anni.

  13. Maura ha detto:

    Ah, scusa. In realtà c’entra, perché, non più madri, solo giocattoli sessuali

  14. Valeria Palazzolo ha detto:

    Ma perché , una non può essere madre e giocattolo sessuale, soprattutto per se stessa?

  15. Valeria Palazzolo ha detto:

    E poi: la poligamia se è solo maschile potrebbe configurarsi come squilibrio di potere, ma se è di entrambi i sessi, perché no? E la pedofilia si configura comunque come squilibrio di potere, e quindi violenza; mentre non vedo quale violenza possa essere intrinseca al matrimonio gay: quindi gli esempi non sono calzanti. Inoltre: la natura abbiamo cominciato a violarla con il Neolitico e continuiamo oggi con gli interventi a cuore aperto, e meno male, dato che nella Preistoria la speranza di vita degli umani non superava i 45 anni. E anche: ma perché, noi donne ci spaventiamo che gli uomini possano toglierci il ruolo di fattrici? A parte che lo vedo improbabile, ma mi verrebbe da dire speriamo: non ho avuto figli anche perché ho sempre avuto orrore di qualunque retorica della maternità e penso che la riproduzione non debba essere nostro fine esclusivo….eccetera, eccetera, eccetera.

    • Paolo ha detto:

      veramente con la GPA (che ripeto prescinde dall’orientamento sessuale delle persone) il rischio paventato è proprio quello di ridurre le donne a “fattrici” cioè a uteri di figli non loro.

    • Paolo ha detto:

      veramente con la GPA (che ripeto prescinde dall’orientamento sessuale delle persone) il rischio paventato è proprio quello di ridurre le donne a “fattrici” cioè a uteri di figli non loro..

  16. Valeria Palazzolo ha detto:

    Lo so bene; ma non capisco appunto le perplessità di Maura, quando teme che ci si tolga il ruolo di madre per farci diventare “giocattoli sessuali”.

  17. Valeria Palazzolo ha detto:

    Men, con questa hai fatto outing: sei un troll.
    Non dei più simpatici.

    • men ha detto:

      scusa la mia ignoranza ma non so nemmeno cosa sia un troll. comunque a me piace dialogare e chiedere spiegazioni su affermazioni che mi lasciano sconcertato. se non sono simpatico pazienza me ne farò una ragione.

  18. Un'altra Laura ha detto:

    Lo spunto che ha offerto Maura mi ha dato coraggio per esprimere anche alcune mie perplessita’. Riassumo con una frase: per me proprio non dovrebbe esserci il matrimonio. Matrimonio inteso come affare di stato, ovviamente, poi uno personalmente e religiosamente fa cio’ che vuole. Perche’ bisogna assicurare alle coppie piu’ diritti che ai single? Cos’hanno le coppie in piu’? Perche’ a loro una casa, quando un single fa molta piu’ fatica a mantenersi un’affitto o un mutuo, in quanto non puo’ dividere le spese? Diverso e’ il caso di presenza di bambini, ma sono I BAMBINI a dover avere maggior diritti, indipendentemente dal fatto che stiano con una coppia, un genitore single, una comune poliamorosa. E in termini di adozione non e’ detto che una coppia sia necessariamente migliore di un single o della suddetta comune. Ad esempio in questi giorni si parla dei permessi di lavoro in caso di cancro e io mi dico: ma un poverett* che non ha un partner perche’ deve essere obbligato a sottostare a quelle torture da sol* se magari ha degli amici che potrebbero aiutare? Si potrebbe trovare un modo per cui chiunque possa usufruire di permessi speciali purché porti le prove che lo ha fatto per accompagnare un malato in ospedale. Insomma, in sintesi: io non credo la fortuna (si’, spesso si tratta di fortuna) di aver trovato una persona da amare e da cui si e’ amati sia dovuta a chissaquali meriti che andrebbero premiati con particolari agevolazioni.
    Poi, oh, io mi rendo conto che quel che propongo e’ insostinibile a livello culturale (in pratica propongo lo spauracchio della “distruzione della famiglia come fondamento della societa’”). Per i tempi che corrono, gia’ tanto se si riesce ad avere il riconoscimento alle coppie di fatto.

    • Paolo ha detto:

      Laura tu davvero ti aspetti che un datore di lavoro ti permetta di assentarti per accompagnare in ospedale..chiunque? anche il postino o il cognato del tuo fruttivendolo o l’amico del genero dello zio del tuo vicino di casa? Senti sono single anch’io, non ho ancora incontrato una persona che mi ama e che io amo e non sono neanche ottimista al riguardo, però certe prese di posizione non mi sembrano molto ragionevoli. E anche suggerire l’abolizione del matrimonio proprio ora che molte coppie dello stesso sesso hanno ottenuto o sono vicine ad ottenere questo diritto (poter contrarre matrimonio fa parte dei diritti civili tutelati dalla legge se non lo sapete) mi pare discutibile. Chi non si vuole sposare non si sposi, chi non crede nella monogamia non abbia relazioni monogame, nessuno verrà a casa vostra per obbligarvi a sposare qualcuno e a promettergli di essergli fedeli anche sul piano fisico se proprio non volete! Nessuno vi proibirà di avere relazioni aperte con chi condivide la vostra filosofia ma per favore non accusate le non poche persone etero o gay o bisex che ancora desiderano sposarsi e sono tendenzialmente monogame di sottrarvi qualcosa perchè non è vero.
      Quanto ai bambini, già oggi la legge da’ ai bambini nati fuori dal matrimonio gli stessi diritti di quelli nati all’interno di esso quindi non c’è problema almeno sul piano della legislazione

      • Un'altra Laura ha detto:

        Mah, veramente io non sono single. Ma lo sono stata e dico che oggettivamente avevo molti più problemi da single che non accoppiata. Ma non sono nemmeno sposata. Lo fossi avrei ancora più agevolazioni e mi chiedo: perché? In nome di che cosa le persone accoppiate dovrebbero avere la vita più semplice delle persone single? Sul tumore, ripeto: ti sembra giusto che chi sia in una coppia ufficiale non possa avere nessuno accanto in un momento così difficile? A me onestamente no.
        Poi lo so anche io, e l’ho scritto, che il mio è un discorso utopico. Nella realtà non avverrà mai se non fra 100 anni. Per ora, mi accontento dell’allargamento dei diritti civili a qualsiasi coppia. Un giorno, forse ci saranno uguali diritti per tutti i cittadini.

    • IDA ha detto:

      Sono pienamente d’accordo con te. I diritti dovrebbero riguardare l’individuo e non concetti o entità astratte, come coppia o famiglia.
      Io mi sono ritrovata dopo 23 anni vissuti in coppia, a vivere da sola. Ho dovuto scontrarmi con enormi pregiudizi, perchè sono donna, ma sopratutto perchè sono sola, non ho una famiglia. Una donna di una certa età, se non ha più i figli da curare, perchè sono grandi e non ha un uomo, non vale niente. Gli stessi che prima ti mettevano a disagio perchè ti chiamavano “signora” ora si prendono confidenze. Se vai a chiedere lavoro, non hai famiglia e quindi ti devi accontentare di poco. Anni fa, sono stata nella mia banca, ( mia nel senso: dove avevo il conto corrente) a chiedere un piccolo prestito personale, che coprivo benissimo. Non me lo hanno concesso, volevano a garanzia la firma del mio ex compagno. Non solo, il direttore, che conoscevo e abbiamo fatto l’elementari insieme, si è sentito in dovere a titolo personale, di avvertire il mio ex compagno, che io ero andata li a chiedere un prestito. Ho cambiato banca e ho disegnato le corna sulla foto di gruppo della terza elementare. 🙂 Se esci ti dicono, non hai più vent’anni! Dove vai? Se stai in casa: Vuoi fare Cenerentola? Nessuno si fa i cazzi sua. Tutti si sentono in dovere di darti consigli. Sei ancora giovane, trovati un uomo!
      Sono anche una privilegiata, perchè ho ereditato la casa dai miei genitori, quindi un problema in meno. Mi sento controllata perchè vivo in provincia, ho pensato anche di tornare in città, ma chi mi da i soldi, chi mi da un mutuo per la casa? Se non hai famiglia nessuno! Ora sono alcuni anni che vivo da sola e ho imparato tante cose, so cosa aspettarmi e come reagire, ma i primi tempi piangevo dalla rabbia. Poi ho due gatte e per me questa è la mia famiglia, ma per me, per gli altri non contano nulla.

  19. Valeria Palazzolo ha detto:

    Paolo, una domanda sola a proposito di cultura (lo sai che tutte le volte che schiacci un tasto un sociologo muore?) e a proposito di “nessuno vi obbliga a farvi piacere certi comportamenti e certi modelli” : ma tu, se domani, non per Carnevale, ti alzi e ti viene voglia di uscire indossando una parrucca settecentesca o una toga romana, sei libero di farlo? Nessuno presumibilmente ti arresterà (non mi risulta che sia reato) o ti farà del male per questo. Ciò significa, ribadisco, che tu sei libero di farlo?

    • Paolo ha detto:

      non sento il bisogno di indossare parrucche e toghe ma se questa fosse una mia necessità insopprimibile, se gli abiti che indosso mi pesassero addosso in maniera insopportabile immagino che sì lo farei e affronterei i pregiudizi e gli sguardi di disapprovazione, le derisioni. “Libertà” non vuol dire “ogni cosa che faccio deve incontrare l’approvazione altrui sennò non sono liberoo!”. Io ad esempio non approvo chi va in giro col monociglio, lo trovo anti-estetico (a meno che tu non sia una Frida Kahlo o Elio di Elio e le Storie tese i soli due esseri umani che secondo me possono permetterselo esteticamente) per me le sopracciglia devono essere due e separate ma non vieterei mai a nessuno di girare col monociglio nè lo insulto apertamente, certo se uno col monociglio viene da me e mi chiede “Come sto?” gli dò il mio parere sincero.
      Io non approvo lo stafogarsi di junk food ma non voglio vietarlo per legge, mi basta che si sappia che è un rischio, non sono attirato dal sadomaso o dalle orge ma se c’è gente adulta e consenziente che lo vuole fare ed è felice così lo faccia
      Questa è la mia idea di libertà.

  20. Valeria Palazzolo ha detto:

    Toh, guarda chi si rivede! Elio e Frida! Anche questa mi pare di averla già sentita, ma mi sbaglierò.
    Comunque per il resto siamo quindi d’accordo: un modello estetico esiste, è fortemente vincolante, (secondo noi lo è molto di più per le donne che per gli uomini ed è abbastanza evidente che sia così, ma la tua opinione è diversa: pazienza), è vincolante anche in assenza di coercizione legale e chi vi si oppone si espone, a tuo stesso dire, a “pregiudizi, sguardi di disapprovazione e derisioni”. Quindi non si capisce perché le autoritarie saremmo noi, che vorremmo invece modelli variegati e ci piacerebbe, per tornare a un vecchio tema, (non perché sia più importante di altri, ma perché semplifica il discorso) un mondo in cui ANCHE (sottolinerei tre volte, se potessi) chi non si depila le ascelle possa girare la città senza essere derisa o disapprovata, e non chi deride o disapprova.
    Io vorrei un mondo in cui uno può gestire il suo corpo come vuole senza essere deriso o disapprovato e in cui delle scelte banali come questa non necessitino di atti di eroismo; l’eroismo lo vorrei se possibile, e soprattutto se necessario, dedicare a cause più spinose. Questa è invece la mia idea di libertà.
    E con questo, almeno per questa sera, posso considerare chiusa la questione.

    • Paolo ha detto:

      ma se vuoi andare in giro con le ascelle pelose vacci! Se per te è una necessità insopprimibile fallo! La polizia non ti arresterà! Non rischi nulla di serio! Hai il diritto di non essere offesa dalla gente per strada, hai il diritto di piazzare le tue foto con le ascelle pelose su facebook ma gli utenti non hanno il dovere di trovarle esteticamente belle! C’è chi le trova belle (per me se Jessica Alba si fa crescere i peli nelle ascelle non cambia nulla esteticamente parlando) e chi no. Hanno il dovere di non insultarti ma purtroppo ci sarà sempre sempre sempre (anche in un mondo migliore di questo) una percentuale di gente maleducata che per fortuna su internet si può bannare. E poi scusa la sincerità ma non hai 14 anni,se da adulta vai in crisi a causa di un po’ di maleducati che fanno le battute sui peli l’estetica è l’ultimo problema che hai.
      Se io mettessi le foto del mio corpo secco su facebook su una bacheca pubblica (quindi non riservata ai miei amici stretti), metto in conto che il mio fisico non esattamente statuario può non piacere, e qualche maleducato/a potrebbe esprimere la sua opinione usando un linguaggio volgare,non dovrebbe succedere, sono loro in torto se mi offendono ma dato che non viviamo in paradiso (e non ci vivremo MAI) lo devo mettere in conto. Ripeto: i maleducati e gli stronzi ci saranno semore, è giusto fare campagne contro il bullismo, ma una percentuale di questi ci sarà sempre e vanno affrontati: non esiste che un individuo adulto vada in crisi perchè su facebook gli hanno detto che è brutto:
      La bellezza sopratutto femminile è già variegata: Eva Green e Monica Bellucci, Garcelle Beauvais e Maggie Cheung sono forse identiche tra loro? No e sono tutte e quattro fisicamente belle. Claudia Schiffer ed Elisa D’Ospina sono uguali fisicamente? No e sono tutte e due molto belle, poi è ovvio che la bellezza fisica deve avere determinate caratteristiche (armonia del corpo e proporzioni ad esempio), tutti strafighi non possiamo essere. Io ho l’impressione che voi vogliate un mondo dove Kathy Bates è considerata fisicamente bella quanto Scarlett Johansson o dove Massimo Boldi è bello quanto Bradley Cooper, io questo mondo non lo voglio, vorrei un mondo dove nessuno viene offeso gratuitamente ma dove continuano a esistere uomini e donne che in linea di massima sono fisicamente più belli di altri (e no non sono tutti modelli o divi, anche tra la gente comune ci sono uomini e donne più di bell’aspetto di altri ci dobbiamo fare il callo) e poi ripeto pure i non belli possono piacersi e piacere, avere storie d’amore, trombare (alcuni trombano con persone fisicamente più belle di loro, altri no ma non importa se qualcuno ci desidera ci troverà attraenti a prescindere)..ma se volete un mondo dove George Clooney e Danny De Vito sono uguali dal mero punto di vista estetico, potete scordarvelo perchè anche in un mondo dove l’estetica è più variegata di quanto non lo sia ora non lo sarà mai al punto tale da renderci tutti strafighi agli occhi di chiunque senza eccezione..ci sarà sempre qualcuno fisicamente più bello di un altro ma ripeto anche chi non è bellissimo/a ha storie d’amore, può piacere a se stesso e a qualcun’altro (certo non può esigere di piacere a tutti o a quella persona specifica, se succede bene se non succede pazienza ma questo vale pure per la Schiffer). Non esiste il diritto a essere considerati belli, fighi, attraenti e nessuno ha il dovere di trovarci tali: o succede e allora benissimo..o non succede e allora è triste ma lo si deve accettare..che tanto poi trlmbano anche i non belli e le non belle, magari il bidello con la panza ha meno occasioni rispetto a una giovane e fascinosa star di hollywood o anche meno occasioni del collega bidello con meno panza e più belloccio ma qualche occasione ce l’ha..stesso discorso per la bidella (ma le donne anche con una lieve pancetta sono esteticamente migliori degli uomini, in linea di massima)

      • IDA ha detto:

        La libertà, non stà nell’obbedire, ma nel poter disobbedire.
        La libertà non stà nell’approvazione, ma nel non ricevere biasimo e disapprovazione. Se per non ricevere biasimo e disapprovazione devi aderire ai canoni comuni, vuol dire che non c’è libertà. Ognuno può fare quello che li pare, può prendere il treno in corsa o buttarsi sotto il treno, ma la libertà è un’altra cosa.

      • Paolo ha detto:

        notizia per Ida: qualunque cosa una persona faccia troverà SEMPRE sulla sua strada qualcuno che potrebbe disapprovarla e dirglielo (con più o meno tatto), la cosiddetta “libertà dal biasimo altrui” non esiste, non è mai esistita e mai esisterà, Se bado molto al mio aspetto fisico qualcuno penserà che sono vanesio e che forse sono ignorante e non raggiungerò mai posizioni di prestigio perchè se mi piace farmi bello vuol dire che non leggo libri e non studio (il fatto che ciò sia vero o no è irrilevante per certe persone), se ci bado poco qualcun’altro dirà che sono trasandato ecc., tutto ciò che facciamo incontrerà l’approvazione di qualcuno (di tanti o di pochi) e la disapprovazione di qualcun’altro. Quel che possiamo fare è indurre le persone ad astenersi dall’esprimere giudizi, “tenerseli per sè” o se proprio vogliamo dire la nostra dirla con un linguaggio non gratuitamente offensivo e denigratorio.
        Dire che non siano liberi perchè a qualcuno non piace quel che facciamo è assurdo.. Star male a 14 anni perchè qualcuno ti ha fatto una critica negativa (sul tuo aspetto, sulla tua personalità, su certi tuoi comportamenti, sui tuoi gusti ecc..) è normale (ed è giusto combattere contro il bullismo nelle scuole che è molto più grave delle “critiche”), starci ancora male a 40 non è normale.

      • IDA ha detto:

        Non banalizziamo, non rendiamo tutto ridicolo. Modello unico e pluralità dei modelli. Pluralità dei modelli, società più libera; Modello unico società meno libera. La scelta individuale non conta un cazzo. Se la tua scelta diventa motivo di discriminazione o di esclusione, non è libertà.

      • Paolo ha detto:

        e va da sè che la disapprovazione non deve trasformarsi in violenza nè in mancanza di rispetto. Io posso pensare (e penso) che un uomo basso, pelato e sovrappeso sia fisicamente brutto ma se gli urlo per strada “a cesso!” questo è sbagliato, se lo picchio questo è un crimine e se mi rifiuto di fare amicizia con lui solo per il suo aspetto sono un cretino giacchè l’amicizia non implica necessariamente gradimento estetico e attrazione sessuale (diversamente dall’amore)

  21. Paolo ha detto:

    che poi ora vado fuori tema ma non capisco questa fissa pro o contro la depilazione: è una cura estetica che si può fare e va bene ma l’ essenza bellezza fisica non sta lì: se una persona, uomo o donna, è fisicamente bella, ha un fisico armonioso, sano, tonico, giovane continua ad averlo pure con le ascelle pelose e il pube peloso (che poi se c’è una zona del corpo umano che ho sempre immaginato pelosa è il pube). Ma davvero qualcuno pensa che se Jessica Biel non si depilasse diventerebbe Lucio Dalla? Davvero pensate che Monica Bellucci con una eventuale ascella pezzata sarebbe brutta?? Ma scherziamo?

    e parlando di cellulite, informo che anche donne fisicamente bellissime ce l’hanno e non smettono di essere tali per questo

  22. IDA ha detto:

    Paolo…….Mi parli di concorsi di bellezza e mi dimostri che non hai capito cos’è l’auto-oggettivazione. Ci riprovo:
    l’oggettivazione sessuale conduce all’auto-oggettivazione caratterizzata da una costante e persistente sorveglianza del proprio corpo, che, a sua volta, provoca stati ansiosi ed emozioni negative legate all’aspetto, riduce la consapevolezza degli stati interni, diffusione degli stati depressivi e bassa autostima. L’accumulo di queste esperienze e stati negativi, a sua volta, contribuisce all’insorgenza di diversi disturbi: Alimentari, sessuali e relazionali. Quindi si stà parlando di disturbi non di scelte di vita. Si stà parlando di qualità di vita, non di scelte di vita. Quindi questa persona, non parteciperà mai a miss italia o a qualsiasi concorso di bellezza, perché si vergognano, può essere la donna più bella del mondo, ma si percepisce come la più brutta del mondo, l’auto-oggettivazione suscita non soltanto vergogna, ma anche una particolare forma di ansia sociale, legata all’aspetto fisico, in quanto quest’ultimo è il potenziale bersaglio del giudizio altrui in qualsiasi contesto e momento, quindi non ambirà mai ad avere cariche importanti, perché può avere l’intelligenza e la cultura, ma se non ha l’autostima di se, serve a poco.
    Nell’ auto-oggettivazione la cura maniacale del proprio corpo, non ha nulla a che fare con il narcisismo e egocentrismo, ma con il suo contrario, con una visione allocentrica del corpo.
    Le scelte personali non c’entrano nulla, l’estetica, essere belli o brutti, non c’entrano nulla, curare il proprio aspetto o essere trasandati non c’entrano nulla. Essere o non essere liberi o autentici non c’entrano nulla. Si stà parlando di disturbi e qualità di vita.
    Nel post sotto cui stiamo scrivendo, Riccio pubblica un commento che ci dimostra il legame tra l’oggettivazione e la violenza di genere. L’oggettivazione femminile fa aumentare il disprezzo degli uomini verso le donne. Percepire l’altro come oggetto, vuol dire che l’altra persona è priva di autonomia, di determinazione, di capacità di agire, non riconoscere una soggettività, i suoi sentimenti sono trascurabili, ma soprattutto l’oggetto ha un proprietario e deve essere funzionale, se non lo è, può essere abbandonato o distrutto.
    Studi e indagini concordano nel porre in luce che, nei media, il corpo femminile è sessualizzato, mercificato e oggettivato in modo quantitativamente e qualitativamente diverso da quello maschile. Donne e uomini oggettivati sono giudicati, non da me, dall’”IO” sociale, intellettualmente meno capaci e moralmente meno degni di considerazione rispetto a donne e uomini presentati in modo non oggettivato.
    Ma già lo so, mi risponderai, che alla Doganaccia stà nevicando e all’Abetone già c’è un metro di neve.

    • Paolo ha detto:

      la presunta oggettivazione sessuale (e i media) non centra NULLA coi disturbi alimentari, chi lavora con pazienti anoressiche sa che alla maggioranza di loro del sesso e di tutto ciò che ha a che fare con esso non importa nulla, non lo fanno o ne fanno pochissimo, non vedono il loro corpo come qualcosa di erotico anzi quando iniziano a rendersi conto che il loro corpo può avere anche una valenza di attrattiva erotica può essere l’inizio di un miglioramento. L’anoressica non digiuna perchè vuole essere sessualmente attraente (e a maggior ragione non gli importa di esserlo per un uomo), è tutto il contrario.
      Sulla cura estetica, la bellezza maschile e femminile confermo tutto quello che ho scritto

      • Dici “la presunta oggettivazione sessuale (e i media) non centra NULLA coi disturbi alimentari”
        Questo non è vero.

        http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10555723
        Questo studio ha esaminato 6982 ragazze tra i 9 e i 14 anni.
        Leggiamo nelle coclusioni dell’abstract: Both peers and popular culture, independent of each other, exert influence on girls’ weight control beliefs and behaviors. Therefore, to make eating disorder prevention programs more effective, efforts should be made to persuade the television, movie, and magazine industries to employ more models and actresses whose weight could be described as healthy, not underweight.
        Traduco: Sia il gruppo dei pari che la cultura popolare, in modo indipendente l’uno dall’altro, sono fattori che influenzano le idee e i comportamenti inerenti al peso delle ragazze. Pertanto, per rendere i programmi di prevenzione dei disturbi alimentari più efficaci, gli sforzi dovrebbero essere rivolti a convincere la televisione, i film, le riviste a impiegare più modelle e attrici il cui aspetto può essere descritto come sano, non sottopeso.
        Altro studio: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10049992
        “The majority of the preadolescent and adolescent girls in this school-based study were unhappy with their body weight and shape. This discontentment was strongly related to the frequency of reading fashion magazines.”
        La ricerca riscontra una chiara correlazione fra la frequenza con cui si leggono le riviste di moda e l’insoddisfazione rispetto al proprio aspetto fisico.

        I media sono uno dei fattori – non l’unico fattore – che influenza la percezione che i giovanissimi (delle giovanissime, soprattutto) hanno del loro corpo.
        Di studi come questo ce ne sono tanti, e più o meno tutti giungono alle medesime conclusioni.

      • Paolo ha detto:

        grazie a Ida ho scoperto che concorsi di bellezza e la professione di modella non hanno a che fare con la cosiddetta e presunta “aut-oggettificazione” e l’altrettanto presunta “oggettificazione sessuale”, si vede che le centinaia di articoli sociologici più o meno femministi che criticano i concorsi di bellezza e il mondo della moda (e persino il cinema, accusa assurda per me) accusandoli proprio di oggettificare le donne me li sono sognati.
        Tu Ida hai scritto che non si ha tempo di competere per posizioni di prestigio se si è belle e si dedica tempo a “coltivare” tale dote naturale, io ti ho fatto l’esempio di donne che almeno per un periodo della loro vita hanno fatto parte di ambiti in cui la bellezza, l’avvenenza fisica ha un ruolo molto importante e comunque sono riuscite a ottenere prestigio o grandi risultati in ambiti professionali che con la bellezza hanno poco a che fare

      • Paolo ha detto:

        essere “insoddisfatti del proprio aspetto” è una cosa (in tanti/e, non tutti lettori di riviste di moda, non sono soddisfattissimi del proprio aspetto, anche io che sono magro vorrei un fisico più tonico, evito spuntini fuori pasto, faccio cyclette..ma non vuol dire che sono malato o “non libero”), soffrire di disturbi del comportamento alimentare è un’altra cosa ben diversa e più grave. Mettere insieme una generica insoddisfazione perchè non somigliamo ai fotomodelli con un disturbo alimentare mi pare disonesto. Chi lavora con pazienti affetti da disturbi alimentari ridimensiona molto l’influenza dei media e ella moda, la maggioranza delle persone affette da dca sono tutt’altro che vanitose o fissate col look e non danno grande importanza al sesso o all’essere sessualmente desiderabili. Devo postare di nuovo gli articoli che costanza jesurum alias zauberei (psicologa che ha lavorato con pazienti anoressiche) ha scritto sul tema?
        Nei film non ricordo attori scheletrici a meno che non facciano determinati personaggi. Attori e attrici normopeso, snelli ci sono, attori sanamente e naturalmente magri sì ma non scheletrici. Nella moda la Francia sta correndo ai ripari obbligando le modelle a presentare un certificato medico e vietando di sfilare a quelle troppo “sottopeso”. Esistono modelle curvy (però qualcuno, dimostrando di essere un imbecille, dice che non vanno bene perchè sono troppo “ben proporzionate” oddio! Per me le curvy model sono la prova che una donna con un lieve sovrappeso è comunque più bella di un uomo cicciotto ed è giusto sia così), ora c’è anche la Barbie curvy

      • E secondo te perché adesso c’è la barbie curvy?

      • Paolo ha detto:

        perchè si è diffusa la convinzione (per me discutibile) che ci sia un nesso di causalità tra media e anoressia e quindi per non diventare impopolari ed essere bersagliate da critiche alcune aziende corrono ai ripari: se la cosa sarà redditizia dal punto di vista economico bene, se non lo sarà avranno comunque fatto “bella figura” dimostrando di essere “sensibili ai problemi sociali” (che lo siano veramente o meno non conta, conta che il pubblico lo creda). Poi per carità se queste barbie fisicamente diversificate (non solo curvy c’è pure la “petite” e la “tall”) aiuteranno davvero l’autostima anche di una sola ragazzina tanto meglio

      • IDA ha detto:

        Capisci quello che ti pare come ti pare. Il fumo uccide: e te rispondi, non è vero perchè ho fumato una sigaretta e non sono morto. Dove lo dico che con l’auto-oggettivazione vedono il loro corpo come un qualcosa di erotico? L’auto-oggettivazione, è una delle conseguenze dell’oggettivazione sessuale. L’auto-oggettivazione, è caratterizzato da : ipersorveglianza del proprio corpo; Vergogna, Scarsa autostima, ansia per il proprio aspetto, conducendo a disturbi alimentari, disturbi sessuali, (evitano il sesso) disturbi relazionali. Si stà parlando di disturbi non di scelte di vità. Ora portami studi che mi dimostrano che non ci sono nessun legame tra l’oggettivazione è questi disturbi. L’oggettivazione è una cosa, l’auto-oggettivazione è un’altra.
        Quando si arla di oggettivazione, non si parla della scelta della modella, non si parla di estetica o di bellezza. Ma si parla di modificare o rafforzare una percezione sociale di un soggetto, uomo o donna. Rappresentare una donna o parte di essa, unicamente come oggetto, crea o rafforza la convinzione che la donna sia un oggetto, quindi non ha una propria soggettività, appartiene a qualcuno, deve essere funzionale e può essere rotto.

      • Paolo ha detto:

        ho messo su questo blog dei link di gente che ha lavorato con pazienti anoressiche e dice che i media hanno un ruolo infinitamente minore di quanto gli viene attribuito nel dibattito generale, mi avete detto che quei link non contano e va bene. Io non li riposto, te li vai a cercare se vuoi.

        Tu poi continuare a parlare di auto-oggettivazione, oggettivazione fino a domani mattina ma io non sono d’accordo con questi concetti o non li intendo come li intendi tu, non credo che le immagini rendano qualcuno anoressico, non credo che la visione di scene di nudo erotico esplicito fomenti il sessismo. e quanto alla pluralità essa c’è ma anche in un mondo migliore di questo ci saranno sempre uomini e donne ritenuti in linea di massima fisicamente più belli di altri.
        e non tutti quelli che si controllano il peso “stanno sorvegliando il loro corpo in maniera ossessiva”.
        No, il fatto che io conosca qualcuno che fuma e sta bene non vuol dire che fumare fa bene, fumare fa male lo stesso (così come essere obesi è un fattore di rischio per la salute anche se conosci un tizio obeso che ha vinto la maratona di New York) lo ripeto spesso anch’io ma comunque se un adulto vuole fumare fuma.

  23. Pingback: #IWD2016, cosa c’è da festeggiare? | Luigia Tauro

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  25. Spasmo ha detto:

    Ricciocorno, perché non pubblichi più i miei commenti? Hai paura che mi oggettifichino? Tranquilla, sul serio.

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