Donne con le gonne (sotto al ginocchio) e Family Day

gonna

Questa entusiasta partecipante al Family Day esorta le donne ad essere “autenticamente femminili”; ci dice che la gonna – quella longuette, solo quella –

longuette

è l’abito che “testimonia” l’essere donna, un simbolo che colloca le donne al posto giusto nel disegno della famiglia.

Il posto che la donna con la gonna occupa nella famiglia, secondo gli entusiasti partecipanti al family day, è appena sotto l’uomo:

adinolfiLa moglie sottomessa cristiana – spiega Adinolfi durante la trasmissione di Radio 24 – è la pietra fondante, la pietra su cui si edifica la famiglia. Sottomessa significa messa sotto, cioè la condizione per cui la famiglia possa esistere. Una donna mite. E sottomessa non significa che non c’è la parità, sono due cose diverse”.

sottomessoEh già, “sottomessa” non significa solo che “non c’è parità”.

“Sottomessa” significa che la gonna con la gonna sotto al ginocchio deve rinunciare alla sua autonomia per assoggettarsi, mite, al dominio dell’uomo-padrone.

Io non so chi l’abbia disegnata, questa famiglia che si celebra oggi al Family Day, ma una cosa la so: adesso vado di là, prendo tutte le gonne longuette che trovo, le metto in un sacco e le butto via.

Non voglio rischiare che un giorno di questi qualcuno mi scambi per una di queste donne “autenticamente femminili” ansiose di generare una “santa umanità” fondata sull’oppressione.

Spero che a Roma diluvi oggi. Non c’è mai un bel diluvio quando ne servirebbe uno…

Annunci

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in attualità, riflessioni, società e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

47 risposte a Donne con le gonne (sotto al ginocchio) e Family Day

  1. fulmincotone ha detto:

    guarda, piuttosto che buttarle abbinale ad un bel tacco 12 e al rossetto 🙂 non verrai mai scambiata per una di quelle

  2. Darth Kostius ha detto:

    Ma non buttarle, accorciale!

  3. Nato Invisibile ha detto:

    Eh già, “prendila teeee, quella col cervello! Che s’innamori di teeee, quella che fa carriera.. abbiamo un mare di figli da pulirgli il culo: Che la piantasse un po’ di andarsene in giro.”
    Inaugurato dalle parole del compianto Professore pare che si stia tenendo a poche centinaia di metri da me questo raduno di benpensanti. Dieci minuti fa sono anche suonati i vespri delle 18, con un centinaio di campanili acconcertati.
    Auguro a tutte le donne manifestanti al circo massimo di andare nel fango con la gonna e le scarpette, di spaccarsi una caviglia sui sanpietrini, così provano l’ebbrezza di spingere passeggini e campare una vita nei panni di una famiglia monoparentale, sui sanpietrini, mentre i nidi comunali chiudono, e il maritino non apre lo sportello e compra il latte la sera.
    Benediciamo i milioni di cubetti di basalto su cui i loro insulsi piedini di fata incespicheranno pronunciando irriverenti paroline. Per fortuna potranno domandare assoluzione per questo peccato ai tanti pretini e alle tante suorine co-manifestanti.
    Gloria al Padre nell’alto dei Cieli. Intanto che la madre partorirà con dolore, corredata da uno stock di castigate gonnelle. Amen!

  4. mchiti ha detto:

    …o magari, in assenza di diluvio, perlomeno i leoni al Circo Massimo…esagero?

  5. Paolo ha detto:

    sono dei reazionari. Il mondo sia pure con alti e bassi e contraddizioni, va per fortuna in un’altra direzione

  6. Pingback: Al Family Day per difendere la vera famiglia italiana – Mini Racconti Cinici

  7. Zorin ha detto:

    La sottomissione della moglie al marito e’ il principio universale su cui si fonda il matrimonio dovunque nel mondo.
    Esso risponde a un piu’ generale principio di autorita’, per cui il marito ha l’ultima parola sulle decisioni piu’ importanti (dove abitare, che lavoro fare, ecc.) mentre la moglie ha autorita’ nella gestione della casa e dei figli.

    Ovviamente questo modello di famiglia, in quanto implica una forte resposabilita’ e un grande impegno, che arriva a coprire tutto l’arco la vita (“finche’ morte non ci separi”), e’ generalmente disprezzato dalle donne e dagli uomini contemporanei, che sono tutti presi alla ricerca del piacere effimero, del guadagno immediato, e rifuggono gli impegni come la peste bubbonica.

    Poi bisogna chiarirsi sul significato di moglie sottomessa. Questa non e’ una donna che ubbisce al marito come il cane al padrone, ma e’ semplicemente una donna che, pur avendo idee e personalita’ propria, riconosce e lascia che il marito abbia l’ultima parola nelle decisioni piu’ importanti.
    Non e’ una donna che non critica mai il marito, e’ una che non lo critica ma in pubblico.
    Non e’ una donna che non cerca di far valere le proprie idee, e’ una che rinuncia alla discussione solo dopo che il marito ha preso la decisione definitiva, e su una questione di importanza strategica.
    Perche’ sulle piccole cose lei puo’ di certo avere l’ultima parola, come succede spesso nelle coppie.

    In estrema sintesi: la donna sottomessa non e’ un cagnolino ubbidiente, e’ semplicemente una donna che NON PREVARICA il marito.

    Solo femministe e loro lacche’ posso essere contro tale concezione della donna.

    • stefano ha detto:

      Non capisco la necessità di esprimere un ossimoro in modo così logorroico, senza spiegare nè i valori nè la logica di quanto detto. Un “Mah”, davvero perplesso.

      • Zorin ha detto:

        La logica e’ semplicissima: perche una societa’ a due funzioni, ci deve essere uno che ha l’ultima parola sulle questioni importanti.
        Uno che si prende onori e oneri (responsabilita’) delle decisioni.

        La storia ha dimostra che questa persona deve essere l’uomo, perche’ le societa’ dove l’autorita’ e’ in capo alla donna (le societa’ matriarcali) producono un livello di sviluppo drasticamente inferiore rispetto alle societa’ in cui comanda l’uomo.

      • Ma quali sarebbero le società dove l’autorità è in capo alla donna?

    • IDA ha detto:

      Zorin, tempo fa avevi sostenuto che il patriarcato era una teoria strampalata delle femministe, eppure, ora lo hai espresso e descritto benissimo in questo commento. Il patriarcato conosce un’unica forma organizzativa quella basata sulla gerarchia e l’autorità, rendendo il tutto come una cosa naturale, inevitabile e ineluttabile come la morte.
      Il principio universale di cui parli te, non appartiene all’uomo, ma alle società strutturate in maniera gerarchica e autoritaria. Lo si ritrova in tutte le società autoritarie, ma non in tutte le comunità, umane.
      “Le donne siano soggette ai propri mariti come al signore, perché il marito è il capo della donna come Cristo è il capo della chiesa.” San Paolo, Lettera agli Efesini
      Paolo riconosce la sottomissione della donna all’uomo, in funzione alla gerarchia che regola i rapporti tra il Dio, il Cristo e l’Umanità.
      Inoltre stabilisce l’origine divina di questi fondamenti della sottomissione nella scena primaria della creazione di Adamo ed Eva. Il corpo dell’uomo, creato per primo è superiore al corpo della donna creato in un secondo momento. Dio, crea la donna partendo dal corpo dell’uomo che è creato per l’uomo. La donna, è il dono di Dio offerto all’uomo, uno strumento nelle mani dell’uomo.
      “Di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio […]..L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo.” San Paolo, Prima lettera ai Corinzi, XI
      Sottomissione e parità sono due cose differenti, dice Adinolfi, ed effettivamente lo sono. La parità della donna, quindi non uguaglianza, ( uguaglianza, è un concetto che non esiste in teologia, perché è un concetto secolarizzato e liberale..) si basa essenzialmente sull’elogio della rinuncia. La donna rinuncia alla parità per essere sottomessa all’uomo. La rinuncia, che è collegata con l’annunciazione, e qui il discorso diventerebbe lungo, ma simbolicamente molto importante. La rinuncia, non come atto di volontà, ma di sottomissione. Quindi la sottomissione indica un’assenza di volontà. La femminilità, è concepita sull’etica della rinuncia, la donna per essere donna deve rinunciare a essere donna, e alla sua volontà. L’etica della rinuncia la troviamo anche in sant’Agostino dove sia nelle Confessioni che in altri scritti, parla esplicitamente della rinuncia come della condizione per poter continuare a godere delle stesse cose ma a un livello più alto e completo. Cioè, non è che si rinuncia alle cose, ma si rinuncia al loro godimento.
      “Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge. Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea.” San Paolo, Prima lettera ai Corinzi, XIV,
      Questo passo richiama alla segregazione della donna, le parole della donna devono essere escluse da ogni dimensione pubblica e rinchiuse nel privato
      “Non permetto alla donna di insegnare, né di comandare all’uomo, ma se ne stia silenziosa. ” San Paolo, Lettere a Timoteo
      “Le donne non dovrebbero essere illuminate o educate in nessun modo. Dovrebbero, in realtà, essere segregate poiché sono loro la causa di orrende ed involontarie erezioni di uomini santi.” Sant’Agostino, padre della chiesa cristiana cattolica.
      “La donna è in rapporto con l’uomo come l’imperfetto ed il difettivo col perfetto. La donna è fisicamente e spiritualmente inferiore e la sua inferiorità risulta dall’elemento fisico, più precisamente dalla sua sovrabbondanza di umidità e dalla sua temperatura più bassa. Essa è addirittura un errore di natura, una sorta di maschio mutilato, sbagliato, mal riuscito.” San Tommaso d’Aquino, Summa Teologica
      Ti ho citato questi tre padri della chiesa, per farti capire, quanto sono arcaici i concetti che hai espresso.
      In piazza San Giovanni, ieri, i venti milioni d’ italiani, stipati in 700 mila metri quadrati. hanno rinunciato alla razionalità, consegnandosi ad una ideologia arcaica e medievale. Ad una filosofia che giustifica e nutre il dominio, l’oppressione e lo sfruttamento che si chiama teologia. Ma non è questo che m’interessa, come non m’interessa la lunghezza della gonna, se meglio credono possono farsi portare in giro con il guinzaglio, farsi sodomizzare su un tappeto persiano o patchword, ognuno è libero e autentico, come dice Paolo, (non quello biblico, ma il “nostro”.) Quello che mi preoccupa è che la loro unica visione del mondo, l’hanno sempre imposta, non con la ragione e il libro, ma con la spada.

      • Zorin ha detto:

        IDA:
        “Zorin, tempo fa avevi sostenuto che il patriarcato era una teoria strampalata delle
        femministe, eppure, ora lo hai espresso e descritto benissimo in questo commento.”

        Perche’ il patriarcato, inteso come principio di autorita’ maschile nella coppia, non esiste piu’ nelle leggi dei paesi occidentali, e neanche nelle dichiarazioni universali dei diritti dell’uomo (come ci fa notare Riccio), sicche’ e’ in via di smantellamento in tutto il mondo.

        Ovviamente i/le femministi/e si sono dimenticati/e di abrogare quella parte di patriarcato che impone obblighi e responsabilita’ agli uomini, vedi alla voce: assegno divorizile, servizio militare, donne che si concedono solo a uomini affermati economicamente, ecc.

        Insomma siamo in un regime spurio che e’ un orrendo mix di femminismo e patriarcato: quando si parla di diritti, c’e’ la parita’ femminista, quando si parla di doveri, valgono ancora i doveri del patriarcato in carico solo agli uomini.

      • Una precisazione Zorin: l’assegno di mantenimento non spetta “agli uomini”, ma all’ex coniuge economicamente debole. Anche le ex mogli possono trovarsi a pagare l’assegno di mantenimento ai mariti, quando nella coppia c’è una forte disparità economica in favore della donna.
        Se questo accade raramente, è a causa di un mondo del lavoro che discrimina le donne: http://www.secondowelfare.it/primo-welfare/inclusione-sociale/poverta-femminile-il-rapporto-cilap-eapn.html
        Chi è causa del suo male, pianga se stesso. Non si dice così?

      • IDA ha detto:

        Il patriarcato è un sistema organizzativo, non una legge, non è mai stato imposto per legge, ma il patriarcato ha espresso e prodotto leggi, ma non è una legge. Il patriarcato non ha e non ha mai avuto bisogno di leggi scritte, vive sulla consuetudine. Ogni forma gerarchica e autoritaria è patriarcato.
        Il fatto che si sia imposto, che ha avuto successo, non vuol dire che sia la migliore forma, sociale. Va anche considerato che ha solo 7 mila anni di storia, quando la storia dell’uomo ha più di 100 mila anni. È una forma organizzativa che non esiste in natura, che non esiste o esisteva in tutte la comunità umane, non ha nessuno scopo sociale se non quello del mantenimento dei privilegi da parte di una minoranza a danno della maggioranza. Non è nato per sottomettere la donna, ma la sottomissione della donna, è una conseguenza del patriarcato, come lo sfruttamento, lo schiavismo, le guerre e i genocidi.
        Usando le tre modalità tipiche del dominio: Potere punitivo, con leggi che consentono e garantiscono privilegi da un lato e repressivo e violento verso i disubbidienti dall’altro.
        Potere remunerativo, offrendo un compenso o distribuendo privilegi subordinati a chi si sottomette. Ed è qui che è nata la sottomissione della donna. È un compenso che il maschio ha avuto, in cambio della sua sottomissione.
        Potere persuasivo, pressione esercitata per convincere e accettare la sottomissione, in modo che la sottomissione non è avvertita come tale, ma viene percepita come inevitabile e naturale.
        Tu dici che funzionano meglio. Certo le dittature funzionano meglio delle democrazie, ma qui dipende quale scopo ha la società? Quale funzione ha la società? Che società vogliamo? Probabilmente il patriarcato è nato, per difendere i più deboli dai soprusi e dalla violenza, ma l’unica cosa che garantisce sono i soprusi e la violenza, perché ne ha preso solo il monopolio. Il patrircato non ha mai garantito una società evolutiva, ma il suo contrario, garantisce solo la violenza, morte e distruzione. Quindi non è naturale, non è necessario ne un male minore, ma un sopruso che va annientato e non sostituito.

      • IDA ha detto:

        Mi citi tutta una serie di pregiudizi sulle donne; malevoli, maliziose, in grado di manipolare e sfruttare il povero maschio sprovveduto e a sostegno di questi pregiudizi mi citi le opinioni di illustri e intelligentissimi misogini. I pregiudizi, se espressi da una persona intelligente, rimangono sempre pregiudizi. L’intelligenza non ti salvaguardia dai pregiudizi, dal razzismo e dalla misoginia, persone intelligentissime e colte, hanno aderito al nazismo e persone meno intelligenti e analfabete si sono opposte. I pregiudizi sono la base dei luoghi comuni e della discriminazione, tanto più che quelli che te citi, non hanno nessun fondamento nella storia ne nella realtà comune. Partono da un presupposto biologico, da una differenza biologica, determinata dall’assenza, ma non ha nessun fondamento biologico, ma solo ideologico, un’ideologia che considera più importante un pene-pendulo ad un “buco”. La storia e la realtà ci raccontano di altri manipolatori e sfruttatori.
        Altra teoria strampalata del maschilismo moderno, è che le donne si concedono solo ad uomini economicamente affermati. Stabilendo così un fattore biologico, quando in realtà è solo una cazzata.
        Uomini di successo, ricchi e ricchissimi, sono sempre circondati da nani e ballerine, attraggono in egual misura sia uomini che donne, con scopi diversi. Anche donne ricche, anche se vecchie e brutte, sono circondate da uomini giovani. Non c’entra la biologia, non c’entra il sesso, ma il denaro. Riguarda certi valori e comportamenti sociali non il genere.
        Ci sono più uomini ricchi che donne ricche, quindi si nota di più, il comportamento delle donne. In più c’è da considerare che gli uomini e le donne, anche se hanno la stessa biologia, non hanno la stessa storia. Se poi è un comportamento di un genere non si capisce perché non lo fanno tutti l’individui di quel genere.
        La maggioranza delle donne non si sposa con persone ricche, non si accoppia con persone ricche.

      • Paolo ha detto:

        malevoli e maliziosi, manipolatori eccetera possono essere gli uomini come le donne, non cc’è altro da dire

    • Valeria Palazzolo ha detto:

      Solo cattolici ipocriti e loro lacché possono appoggiare il Family Day dopo aver inneggiato più volte alla riapertura delle case chiuse.

    • Paolo ha detto:

      io non sono un lacchè delle femministe e ho più volte criticato i post di questi blog su taluni argomenti ma stavolta sono d’accordo con Ricciocorno e giudico risibile che nel 2016 ci sia ancora chi ritiene tale concezione della donna un modello da seguire. “L’ultima parola spetta a marito”..ma perchè? Una coppia dovrebbe discutere e decidere insieme, se mia moglie non è d’accordo con me voglio che me lo dica così come io le dico quando non sono d’accordo con lei e le dò ragione quando penso che ce l’abbia. Quanto al non criticare il coniuge in pubblico ci potrei stare a patto che la cosa sia reciproca

    • Paolo ha detto:

      e Zorin tu che ne sai di quello che “accade spesso nelle coppie”? Quel che dici forse accadeva ai tuoi nonni e forse neanche a loro

    • “La sottomissione della moglie al marito e’ il principio universale su cui si fonda il matrimonio dovunque nel mondo.” E dove sarebbe enunciato questo “principio universale” noto a tutti nel mondo?
      Perché, ad esempio, nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, all’art.16, io leggo: “Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento.” e non si parla di sottomissione di un coniuge all’altro (in realtà non si dice neanche che i coniugi debbano essere di sessi diversi…)
      Poi ci dici che la moglie sottomessa “non e’ una donna che ubbisce al marito come il cane al padrone”, ma e’ “semplicemente una donna che NON PREVARICA il marito”.
      Riesci a concepire un rapporto fra due persone, Zorin, nel quale nessuno dei due domina l’altro? Se veramente convinto che non possa esistere altro rapporto fra i sessi che non sia un rapporto gerarchico, nel quale se un genere non prevarica l’altro sarà necessariamente prevaricato?

      • Zorin ha detto:

        Se quando vai dalla donna non ti porti anche la frusta, la donna sara’ sempre in grado di manipolarti e di sfruttarti.
        Questo la sa qualunque uomo, e infatti l’hanno scritto tanti uomini nel corso della storia, quasi sempre uomini intelligentissimi e di successo, come i padri della Chiesa gia’ citati, importanti senatori dell’antica Roma, filosofi acutissimi come Nietzche, giornalisti di razza come Montanelli, ecc.

        La donna ha mille armi per manipolare e quindi prevaricare un uomo, a partire dal suo corpo, che l’uomo desidera ardentemente, per arrivare alle mille malizie di cui solo una donna e’ capace.

      • Non riesco a credere che le pensi veramente certe cose…

      • Paolo ha detto:

        sì ci sono donne che usano il loro fascino (anche sessuale) per far fare agli uomini ciò che vogliono, e ci sono uomini che fanno lo stesso. E, entro certi limiti, non ci vedo nulla di male: uomini e donne si cercano e si desiderano da sempre è logico che possa esserci chi usa il desiderio che suscita a proprio vantaggio e io in certi contesti lo trovo anche moralmente accettabile, queste dinamiche esistono, non ci si può fare nulla. E poi siamo tutti adulti, Zorin: se ti fai manipolare da una donna che desideri sessualmente è perchè vuoi essere manipolato quindi la responsabilità di eventuali conseguenze negative è anche tua.
        E poi personalmente adoro le dark lady, sia reali che immaginarie

      • Morgaine le Fée ha detto:

        Zorin, ti auguro affettuosamente di scoprirti omosessuale, cosí avrai un rapporto tra pari, sicuro, e non dovrai temere di subire presunte manipolazioni, se la pensi cosí.

    • Morgaine le Fée ha detto:

      Scrivendo “una che rinuncia alla discussione solo dopo che il marito ha preso la decisione definitiva, e su una questione di importanza strategica” tu implichi che l’uomo, per una specie di “diritto naturale” e quindi non per dimostrati e guadagnati meriti personali, possa attribuirsi una superioritá intellettuale.
      Per quali motivi l’uomo dovrebbe avere questa superioritá intellettuale?
      È veramente comodo da parte di voi patriarcali decidere norme che vanno a vantaggio di voi stessi e cercare di legittimarle con, ad esempio, precetti religiosi o indimostrati “primati intellettuali”.
      Credo che avete paura di confrontarvi alla pari e onestamente con le donne, e usate violenza psicologica e fisica per mantenere uno status superiore senza fare troppi sforzi. Basta leggere la storia della carriera scientifica di Lise Meitner per averne un esempio.
      A giudicare dalla situazione attuale, non sembra che la vostra filosofia abbia portato a buoni risultati.

  8. Anna ha detto:

    Ma altro che diluvio, ci vorrebbe la grandine qui!

  9. sculturedifilo ha detto:

    Zorin… ? Dici sul serio? Ma per quale ragione dovrebbe essere il marito? Perché questo povero marito si deve prendere una responsabilità così grande come quella di accollarsi la responsabilità della felicità della moglie…
    La questione non è nemmeno che dovrebbe allora essere la moglie o il partner, ma la decisione la prende sempre chi ne ha la responsabilità e su cui ricadono le conseguenze… Se le responsabilità e le conseguenze ricadono su entrambi , entrambi devono accettare e capire se la loro coscienza è d accordo altrimenti succede che uno dei due ne subisce le conseguenze, e questo non fa bene al benessere della coppia.
    È proprio con questo atteggiamento che ognuno è chiamato a prendersi le responsabilità della propria vita.
    Prima della distinzione sessuale, prima del colore, prima dell etA , prima di ogni altra cosa ognuno é una persona, e deve prendersi le responsabilità sulla propria vita, deve essergli riconosciuta la sua dignità di essere umano, e tutto il resto è fuffa .
    Ogni persona deve essere messa nelle condizioni di badare a se stessa per quanto possa.
    La distinzione dei ruoli a prescindere é una boiata galattica perché ognuno ha le sue inclinazioni del carattere e le proprie capacità … Perciò attribure a qualcuno un ruolo prefissato senza che venga sentito dal soggetto come qualcosa che può addossarsi può creargli davvero delle difficoltà .
    O meglio, aspettarsi che lo debba fare a prescindere può creare ansia da prestazione inutile.
    E poi porta tanta solitudine.
    Io credo che la pressione sul ruolo maschile di dover sapere sempre cosa fare e cosa decidere sia una cosa disumana, poi devono essere sempre forti, non possono piangere, non possono esprimere sentimenti , soprattutto quelli di debolezza. Non siete stufi anche voi di essere dentro questi stereotipi?
    Io preferisco il confronto, la comprensione di ciò che davvero può essere la cosa migliore per entrambi e poi la scelta.
    Se io scelgo qualcosa da sola con i bimbi me ne devo prendere io le responsabilità , se mio marito è lui da solo con i figli, sceglierà le cose che ritiene migliori in quel momento e se ne prenderà le responsabilità. Sarebbe impossibile il confronto continuo, non siamo sempre assieme, ma per le cose importanti il confronto è tranquillizzante per entrambi.

    • Paolo ha detto:

      concordo. quanto alla felicità: per me nel matrimonio ognuno è responsabile della felicità dell’altro/a

      • sculturedifilo ha detto:

        Penso che in ogni coppia ognuno desidera che l altro sia felice , e fa quello che può perche sia così …. Ma non se ne può prendere la responsabilità perché quella spetta alla persona stessa.
        È una sfumatura importante. La serenità è la felicità non dipendono sempre da ciò che ti accade attorno ma da come tu riesci a vivere quelle cose

    • Zorin ha detto:

      Infatti il matrimonio “patriarcale” carica di pressioni e responsabilita’ l’uomo. Ha quindi bisogno di uomini veri, come di donne vere, nel senso di maturi/e.
      Capisco che queste caratteristiche sia una vera e propria rarita’ oggi, ecco perche’ i piu’ disprezzano chi sostiene il modello di famiglia naturale.

      • IDA ha detto:

        Ma caro Zorin, è proprio il contrario. Il patriarcato deresponsabilizza totalmente l’uomo nei confronti della famiglia. Il matrimonio come lo intendi, non c’è nulla di più facile, è un contratto, stabilisce già i ruoli è un’autostrada libera, tutto è già stato stabilito in precedenza, basta percorrerla. Vivere con una persona fuori dal matrimonio, richiede un maggiore impegno, perchè non hai contratti, non hai garanzie, non hai coperture, occorre avere la massima stima, rispetto e fiducia nell’altra persona. Un matrimonio si può combinare e forzare, la convivenza con un’altra persona, no.
        Poi mi chiedo, ma se non siamo capaci di vivere con rispetto, libera ed egualitaria in due, ma dove si vuole andare? Perchè in due, bisogna delegare l’altro che agisca in nome tuo? Poi quali sono le pressioni sociali di un uomo?

  10. Zorin ha detto:

    @Riccio
    Le societa’ matriarcali sono pochissime nel mondo, proprio perche’ la storia ha dimostrato che le societa’ in cui comanda l’uomo sono quelle piu’ sviluppate e quindi in grado di crescere e espandersi anche demograficamente.

    Tra i pochi esempi esistenti, ci sono la societa’ dei Loshui in Cina :
    http://www.lastampa.it/2013/12/23/societa/viaggi/libri-di-viaggio/loshui-il-regno-delle-donne-PemQbwOuA9X0rJ9zwlXp1L/pagina.html

    • Ti sei perso questo passo dell’articolo, Zorin: “Può sembrare l’esatto rovesciamento del patriarcato, altrettanto indesiderabile, ma non è proprio così…”

    • Nato Invisibile ha detto:

      Ma Zorin, non andare tanto lontano.. Fermati in Sardegna,

      senza passare dai panfili di porto cervo. Gustati la raccolta “Donne, Due secoli di scrittura in Sardegna (1775-1950).”
      Gustati pure “Di Madre in Madre. Matrilinearità e Matriarcato in Sardegna”: http://www.sardegnaeventi24.it/evento/10422-di_madre_in_madre__matrilinearita_e_matriarcato_in_sardegna/#!prettyPhoto
      “Partendo dalla frammentarietà del patrimonio artistico isolano legato al culto della Dea Madre e dell’elemento femminile, la mostra propone un punto di vista nuovo che utilizza la sfera dell’immagine e della comunicazione visiva come strumento di dialogo tra discipline differenti e le rappresentazioni tutt’ora esistenti della donna. Il Matriarcato è un sistema sociale basato sulla certezza della genitorialità materna, in cui il potere politico-economico è appannaggio della madre più anziana della comunità e, per estensione, alle altre donne. Da qui il concetto di Matrilinearità, che identifica un sistema di discendenza in cui i figli ereditano la posizione sociale e il possesso dei beni dalla madre.”

      Non sarei stupita se tu scoprissi che, pure nella tua regione di provenienza, grazie alla testimonianza di qualche autrice femmina, la tradizione di matrilinearità è arrivata molto vicina al ‘900, per poi essere seppellita sotto i nuovi slogan in stile Flinstones a cui tu ti rifai. Ma per farsene un’idea bisogna studiare, e non guardare la tv. Grande scoglio. Magari pure tua nonna o bisnonna senza tanti clamori pubblicitari ha ereditato i beni e la posizione della madre. Leggendo altri testi sull’epoca del brigantaggio nel Meridione d’Italia, farai delle scoperte strabilianti. Ti consiglio di leggere comodamente seduto.

      Grazie comunque per avermi fatto riflettere su quanto sia rincitrullente il “la storia ha dimostrato che”. La storia siamo noi. I libri di storia che tu hai consultato in versione bignami, propagandati a suon di roghi più o meno mediatici, producono pensieri in serie. Vilma, passami la clava!

      E qui la fatidica domanda che ti rivolgo, a cui ti prego di rispondere: le tue cosiddette “societa’ in cui comanda l’uomo sono quelle piu’ sviluppate e quindi in grado di crescere e espandersi anche demograficamente”, sono quelle (se ho capito bene) sviluppate ed estese grazie all’uso delle armi e della forza bruta. Anche detta VIOLENZA. Il solo concetto di COMANDO infatti implica l’applicazione della violenza.

      Questo per te significa società evolute?? No, per capire.

      • Zorin ha detto:

        Certamente l’uso ragionato e organizzato della violenza e’ un ingrediente essenziale delle societa’ piu’ funzionali.
        Altrettanto certamente, qui per violenza non si intende l’istinto bestiale o la forza bruta, ma si intende violenza organizzata e gestita in modo razionale.
        Cosi’, la violenza organizzata delle forze dell’ordine e dell’apparato carcerario e’ indispensabile per avere uno stato di diritto funzionante.
        Allo stesso modo, la violenza organizzata degli eserciti e’ indispensabile per garantire la sopravvivenza della societa’ contro le minacce esterne, nonche’ per favorire il suo affermarsi ed espandersi.
        Di nuovo, non si tratta di forza bruta, perche’ per avere un esercito funzionate e competitivo bisogna eccellere a livello di organizzazione, tecnologia, catena di comando, ecc.

        Pensare che una societa’ funzionante e in salute possa fare a meno della violenza e’ assurdo.

      • Paolo ha detto:

        “Allo stesso modo, la violenza organizzata degli eserciti e’ indispensabile per garantire la sopravvivenza della societa’ contro le minacce esterne”

        “Pensare che una societa’ funzionante e in salute possa fare a meno della violenza e’ assurdo.”

        per la prima volta mi ttrovo d’accordo con Zorin! Spero sia anche l’ultima
        Certo Zorin vorrebbe che esercito e polizia fossero solo maschili, mentre invece per me possono anzi DEVONO essere istituzioni aperte anche alle donne e a tutti i livelli come è giusto che sia in una società liberale

      • Nato Invisibile ha detto:

        @Zorin non ho capito, scusami. L’organizzazione e la gerarchia anche militare di uno stato è una questione di governo. In generale vi sono delle distinzioni veramente macroscopiche fra DEMO-crazia, in cui la funzione militare è pressoché difensiva, e tutti i cittadini sono UGUALI (utopia, lo so), e le OLIGARCHIE o tirannie o dittature ecc, in cui l’apparato militare ha ben altre funzioni e poteri. Ma non ho capito una cosa: mi spieghi esattamente la definizione di Stato “funzionale”, ed in base a tale definizione, il legame che tu sottendi fra Stato funzionale e società patriarcale, al contrario di Stato (presumo) “disfunzionale” e società matriarcale. E l’esercito, che c’entra?

  11. paolam ha detto:

    Ma secondo me ‘sta gonna sotto il ginocchio è proprio quella da devota mortificantesi con il mezzo tacco sai. Magari fosse una longuette come si deve, da indossare con i tacchi alti o con le scarpette col cinturino. Per non parlare poi delle tante versioni anche recenti della gonnellona femminista, a suo tempo associanda con zoccolo 🙂 io le gonnellone recenti ce l’ho e conservo pure un paio di zoccoli d’epoca. Utilissimi.

  12. Zorin ha detto:

    x IDA
    Quali sono le pressioni sociali di un uomo?

    Solo una donna puo’ fare una domanda del genere.
    A parte che “sculturedifilo” nel suo post ne ha gia’ parlato in abbondanza, e’ chiaro che un matrimonio in cui comanda l’uomo e’ sua la responsabilita’ se le cose vanno male, e’ a suo carico la responsabilita’ di far star bene la famiglia, anche e soprattutto economicamente, e’ suo il dovere di rendere la moglie felice.

    • IDA ha detto:

      Dividere le responsabilità, non vuol dire annullarle o diminuirle.
      Rendere la moglie felice è la cosa più facile, dal momento che si può stabilire cos’è che la rende felice.

  13. Paolo_Urraci ha detto:

    Non ho letto tutti i commenti e non so se su questo sito è una cosa scontata (è la prima volta che scrivo qui), ma solo io ho sempre visto la gonna lunga come un simbolo per nascondere la “colpa” del sesso? PS: Stavo tentando di trovare il modo per scrivere questo commento e non avevo realizzato la cosa più semplice, e cioè che il luogo per scriverli potesse essere in fondo alla pagina… per errore ho premuto su “Iscriviti” e ho messo la mia e-mail sul testo in alto a destra… spero di non aver fatto pasticci, nel caso mi scuso.

  14. Zorin ha detto:

    x Nato Invisibile

    La mia definizione di societa’ funzionale e’ questa: una societa’ e’ funzionale se e’ in grado di respingere le minacce esterne (cioe e’ in grado di sopravvivere, di autoconservarsi) e di assicurare un’esistenza dignitosa alla maggior parte dei suoi membri.
    Il patriarcato e’ legato alle societa’ funzionali per il semplice dato di fatto che tutte le societa’ piu’ funzionali di ieri e di oggi, vedono l’uomo come elemento centrale e i valori maschili come i valori di riferimento.
    E, come controprova, abbiamo che le societa’ matriarcali sono poche e a uno stadio di sviluppo primitivo, come i citati Mosuo, e altri che sono poco piu’ di comunita’ di villaggi che vivono all’eta’ della pietra.

    L’esercito l’ho messo nel discorso perche’ tu mi hai chiesto di parlare di violenza.

    • Nato Invisibile ha detto:

      Grazie Zorin, è interessante vedere il patriarcato come un gioco di ruolo, in cui la maggior parte degli individui conducono una vita dignitosa. Un gioco di apparenze. Un gioco di valori maschili, in cui non rientrano i valori femminili..ma è logico, dato che “la storia ci insegna” che i maschi sono la maggior parte degli individui..
      Bello questo gioco di ruolo in cui lo stato più funzionale è quello maggiormente in grado di respingere le minacce esterne – bombe atomiche, guerra fredda, ma anche quella calda va bene, all’occorrenza. La storia ci insegna che i valori maschili dunque ci assicurano la sopravvivenza e l’espansione demografica ed economica a secondo dei risultati di questo gioco, in cui vince talvolta chi crea la minaccia, talvolta invece chi è in grado di respingerla con maggior efficacia. Magnifico. Naturalmente questa non è una serie di atteggiamenti prevaricatori e violenti. La violenza e la sopraffazione, assieme all’annullamento delle minoranze e degli inferiori, non sono sovrane in questo avvincente gioco di ruolo che abbiamo voluto chiamare “patriarcato”. Si tratta di sopravvivenza, dunque. Molto bene.

      La controprova è il fatto che se le cose stanno così, diventa dunque inevitabile sacrificare i deboli gli indifesi e gli inferiori per il bene comune. Avvisami quando ricominceremo a buttare giù dalle rupi le bambine nate femmine, o quando avrai dato una sbirciatina ai dati sul sesso dei bimbi mai nati, a livello worldwide. Perdona la crudezza, ma non è un segreto che vi siano delle precise aree del mondo in cui le bimbe che non nasceranno sono di più dei bimbi. Significativamente. Eh già, che sfiga nascere femmina.. A parte quella cosa che partoriscono i figli e soddisfano gli istinti maschili, la storia ci insegna che per una notte di passione le donne però ci regalano tutta una vita di inferno. Poi pesano sulla famiglia. Non sanno neppure parcheggiare. Sono inutili nella società perché i valori funzionali sono quelli maschili. Forse davvero, vale la pena continuare a sterminarle così, quelle in esubero, quelle non volute, quelle che si ribellano ai valori funzionali. Avanti col fiammifero, uno dei migliori sistemi di controllo delle nascite e dell’aumento della popolazione mondiale. Il fiammifero, mica il preservativo. Prendi un fiammifero, dai fuoco alla tua fidanzata incinta – che aspetta un’altra femmina oltretutto, neanche un maschio – visto che lei non è più funzionale alle tue esigenze e ai tuoi valori, e hai liberato il pianeta da due individui appartenenti alla sfortunata categoria della minoranza che non conduce una esistenza dignitosa. Molto bene. Ora ho una idea più chiara di come si deve stare al mondo. La storia ce lo insegna. Grazie.

    • IDA ha detto:

      In contrapposizione al patriarcato non c’è il matriarcato. Il matriarcato è una leggenda che fa parte della mitologia, esempio le amazzoni. Oppure è un’ipotesi di alcuni archeologi, basata solo sul ritrovamento di statue votive; la Venere paleolitica, dea madre ecc.. Quelle che vengono definite società matriarcali, in india e indonesia, in realtà sono società con “caratteristiche” matriarcali, ma non sono matriarcali. Poi ci sono anche le proiezioni di chi guarda: I primi europei che hanno descritto le società dei Pellerossa del nord America, le hanno definite matriarcali, solo perché le donne dei nativi americani, avevano libertà che le donne europee non avevano. Per i Romani, gli Etruschi erano una società matriarcale, solo perché le donne mangiavano a tavola con gli uomini, si facevano seppellire insieme al marito e altre libertà e diritti che le donne romane non avevano. Oggi sappiamo che gli etruschi non erano una società matriarcale, ma erano i romani che erano misogini. Nelle strutture gerarchiche, dove al governo ci sono solo le donne, si chiama ginecocrazia.
      Se è vero che non può esistere una società senza organizzazione, non è altrettanto vero che un’organizzazione deve essere per forza, strutturata in maniera, gerarchica, autoritaria e con poteri coercitivi. Bisogna ricordarsi che contro il potere non esiste solo il contro-potere, ma anche il “non potere”.
      Poi vorrei anche farti notare, che le società più vicine al modello che dici te, (gerarchia rigida e valori di riferimento maschili) sono società che non brillano per sviluppo economico, sociale e politico. Al contrario società che si allontanano dai modelli che indichi, sono società più dinamiche, con maggior sviluppo economico e politico.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...