Family Day, maschi selvatici e violenza di genere

elephantroom

Cronaca degli ultimi giorni: a Pozzuoli un uomo ha dato fuoco alla compagna incinta, che versa ora in condizioni disperate; ad Anagni un uomo ha massacrato di botte moglie e tre figli, una delle quali ha solo due anni, quindi si è recato in ospedale sostenendo di essere stato aggredito, in un disperato tentativo di mitigare l’orrore delle sue azioni; in Ancona un altro uomo ha aggredito la moglie con una scimitarra, a Perugia la polizia è intervenuta in difesa di una donna inferma picchiata dal marito, a Sora madre e figlia sono state portate in un struttura protetta perché vessate dalle botte e minacce del padre-marito, ad Arese un uomo è stato arrestato perché picchiava la moglie davanti ai tre figli… e potrei andare avanti, ma mi fermo qui.

Cito dagli articoli alcuni stralci:

Il lavoro perduto da poco, la depressione che avanza, le crescenti incomprensioni con la compagna e chissà quali altri motivi sono alla base della sconvolgente storia consumata tra le quattro mura domestiche…

La tragedia è avvenuta questa mattina in strada a Pozzuoli, in via Vecchia delle Vigne, nei pressi dell’abitazione della coppia. Secondo quanto i carabinieri hanno ricostruito in base ad alcune testimonianze, Carla Caiazzo e Paolo Pietropaolo stavano discutendo animatamente, quando la lite è degenerata…

L’uomo, H.B., classe 1986, che da tempo aveva perso il suo posto di lavoro…

Aveva dissipato l’intero patrimonio di famiglia e sottratto gli oggetti di valore dei propri cari per cercare di racimolare denaro necessario a soddisfare il vizio del gioco. Spesso ubriaco…

Intervento all’alba degli agenti della squadra “Volanti” per l’ennesima lite in famiglia, in zona Ponte San Giovanni, su richiesta di una donna che riferiva di essere stata picchiata dal marito per futili motivi. (…) vi è, in realtà, una storia di violenza ormai datata e sistematica da parte di un marito ormai stanco della sua relazione sentimentale con la moglie. La situazione sarebbe aggravata, da una parte, dalla tendenza da parte dell’uomo ad affogare i propri pensieri nell’alcol, dall’altra, per quanto riguarda la moglie, da una serie di gravi infermità psicofisiche di cui, purtroppo, soffre, e per entrambi, le gravi condizioni economiche in cui versano e per le quali sono costretti a condividere, ancora, lo stesso tetto…

La povertà, la perdita del lavoro, la depressione, l’abuso di alcol, la conflittualità di coppia, la fine dell’amore, il vizio del gioco, lo stato di salute precario della vittima: ecco, secondo chi scrive, le motivazioni alla base di atti estremamente violenti e di storie di maltrattamenti che – ci dicono i referti degli ospedali – si sono protratte per anni prima di sfogare in una brutalità intollerabile.

Tutto vero, ma manca qualcosa. Ieri, condividendo una di queste notizie sulla mia pagina facebook, facevo notare che il giornalista ometteva di citare uno degli elementi che gioca un ruolo importante in queste vicende: il genere.

All’interno di una relazione sentimentale, quando il conflitto si trasforma in ferocia e non si può più parlare di “lite” (ovvero di due parti che non riescono a raggiungere pacificamente un accordo), perché la reazione di una delle parti contro l’altra è spropositatamente violenta, nella stragrande maggioranza dei casi il perpetratore è di sesso maschile e la vittima è la donna, spesso – quando ci sono – insieme ai suoi figli.

The elephant in the room, l’elefante nella stanza, un’espressione anglosassone che descrive una verità che, seppure ovvia e appariscente, viene ignorata o minimizzata, è l’espressione ideale per descrivere l’atteggiamento della stampa: sono gli uomini e i ragazzi gli autori più comuni di questo tipo di violenza, e il sesso del perpetratore è quel misterioso fattore che va ad aggiungersi alla disoccupazione, alla depressione, all’abuso di alcol, al vizio del gioco, allo stress e alla malattia e che spiega perché, quando in una famiglia “una lite degenera”, è quasi sempre lui che prende l’accendino e trasforma la sua compagna in una torcia umana.

Siccome so già che arriverà qualcuno a commentare in calce a questo post che parlare di violenza maschile contro le donne e i loro figli è discriminatorio, apro una parentesi. Tutti coloro che trovano la cosa irritante, perché hanno perso la pazienza e non ne possono più di sentire sempre le stesse cose, saltino pure questo paragrafo dedicando qualche minuto a sfogare la frustrazione colpendo con la testa questo simpatico ritrovato antistress che vi consiglio di stampare e tenere appeso in casa, per ogni evenienza:

colpire-con-la-testa

Ecco la parte da saltare, per quelli che rischiano una seria commozione cerebrale: si, esistono anche donne violente, donne che commettono atti efferati contro uomini e bambini, non c’è niente nel DNA maschile che possa portarci ad affermare che l’uomo è “naturalmente” più violento della donna, e quindi no, nessuna donna può vantarsi di appartenere ad una specie superiore dotata del gene della nonviolenza, ma resta un fatto incontestabile e cioè che  esiste una tipologia violenza che dipende dal genere delle vittime, sono i numeri che ce lo dicono (e potete consultarli qui).

Ma se non è il cromosoma Y, allora che cos’è?

Cito dalla Convenzione di Istanbul: la violenza contro le donne è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, che hanno portato alla dominazione sulle donne e alla discriminazione nei loro confronti da parte degli uomini e impedito la loro piena emancipazione“.

Una delle commentatrici che è intervenuta sotto all’articolo da me postato su facebook, ha scritto: “Eh si… questa è la famiglia del #familyday”, scatenando le ire di chi ritiene che la difesa della “famiglia tradizionale” non abbia nulla a che spartire con il dibattito sul legame fra rapporti fra i generi e violenza nelle relazioni sentimentali (che rappresenta una gran bella fetta della violenza contro le donne).

Invece ce l’ha, eccome se ce l’ha.

Abbiamo visto che uno dei temi enunciato e ribadito dagli organizzatori del family day è la definizione di precisi ruoli di genere assegnati al maschio e alla femmina all’interno della cosiddetta “famiglia tradizionale”: il ruolo del maschio è dominare, il ruolo della femmina è sottomettersi.

Che cosa accade, quando questi ruoli non vengono rispettati ce lo spiegò chiaramente Kiko Arguello alla precedente manifestazione organizzata in difesa della “famiglia”.

Vi ricordo che una delle iniziative promosse da questi difensori della famiglia è stata una petizione in difesa di una nota casa produttrice di pannolini, che in una sua pubblicità spiegava che bambini e bambine sono molto diversi tra loro per natura. Quale sia la “natura dell’uomo”, secondo questi signori, ve lo faccio spiegare da Costanza Miriano, che ha trattato l’argomento in un suo post nel quale recensiva entusiasta il volume “Il Maschio Selvatico” di Claudio Risé:

Miriano

I maschi lo devono fare: devono girare armati, perché sono maschi e i maschi devono diventare poliziotti o soldati e devono giocare con videogiochi violenti e devono passare il tempo libero a picchiarsi fra loro, e devono imparare a sparare quanto prima, così in un prossimo futuro potranno evitare di sporcarsi le mani con una scimitarra, che – diciamolo – non è uno strumento pratico per eliminare quella moglie che, contronatura e quindi poco incline alla sottomissione, può decidere di negargli l’amore precipitandolo all’inferno.

Non c’è nulla, nel cromosoma Y, che renda i maschi violenti contro donne e bambini: vengono educati alla violenza, come spiega diffusamente Lundy Bancroft in uno dei brani che una mia lettrice ha tradotto per voi:

“I libri sacri delle più importanti religioni di oggi, inclusi la Bibbia, la Torah, il Corano e i più influenti testi buddisti e indù, istruiscono esplicitamente le donne a sottomettersi alla dominazione maschile. La Genesi, per esempio, include il seguente passaggio: “Dio disse alla donna: moltiplicherò la tua sofferenza e le tue gravidanze. Partorirai nel dolore e i tuoi desideri dovranno essere quelli di tuo marito, ed egli dominerà su di te”. Durante gli anni, ho avuto numerosi clienti che si affidavano ad esplicite citazioni dalle scritture per giustificare il loro abuso della partner.
In modo analogo, il divieto religioso del divorzio intrappolava le donne in matrimoni con uomini violenti. Il libro “When Love Goes Wrong”, pubblicato nel 1985, descrive uno studio sui conservatori del clero protestante, secondo il quale il 21% di loro era convinto che nessun tipo di abuso potesse giustificare il fatto che una donna lasciasse il marito, e il 26% era d’accordo con l’affermazione “una moglie deve sottomettersi al proprio marito e aver fiducia che Dio apprezzerà la sua [di lei] scelta, fermando l’abuso o dandole la forza di sopportarlo”.
Ai bambini cresciuti secondo la fede viene solitamente insegnato che le regole della propria religione sono la miglior guida per stabilire ciò che è giusto e sbagliato, superiore perfino alle leggi dello stato. I primi insegnamenti religiosi a un ragazzo possono essere formativi nello sviluppo della sua idea del comportamento appropriato in una relazione sentimentale, lo status delle donne e i diritti degli uomini. Se nella sua famiglia o comunità gli aspetti più distruttivi della religione sono quelli a cui si dà maggior enfasi, possono essere stati piantati dei semi pericolosi.”

La celebrazione della “famiglia tradizionale”, una famiglia fondata su un rapporto gerarchico tra i sessi che assegna all’uomo il ruolo dominante, che troppo spesso esercita per mezzo di quella violenza giustificata appellandosi a storielle sulla “natura” bellicosa del maschio, ha molto a che fare con la violenza di genere.

Nel suo post sul “maschio selvatico” da allevare fra proiettili e risse, Costanza Miriano ci offre anche la sua interpretazione della violenza contro le donne, che non è affatto sbagliata:

“la chiave di lettura della nostra cultura mi sembra interessantissima, e davvero centrale a capire le radici della nostra crisi culturale: madri onnipresenti, dominanti, non arginate da figure maschili forti, figli iperprotetti (pensate con quale ansia oggi una mamma, e mi ci metto anche io, manderebbe il figlio a fare il militare) e soggetti a un eterno maternage, padri assenti. Anche il padre padrone violento è espressione di una cultura in cui il maschile non è adeguatamente separato dal femminile, dice Risé – e la trovo una riflessione interessante da fare anche in merito alla violenza maschile – terrorizzato dalla prospettiva che la vita possa sfuggire al suo controllo…”

Il maschio violento è un maschio che sfoga la frustrazione causatagli dal non riuscire più ad esercitare il pieno controllo sulla “sua” donna e sui “suoi” figli.

Ma se la soluzione a questo problema, per Costanza Miriano e i suoi fan, è costringere fin da piccoli uomini e donne entro quei recinti che rendono lei abbastanza mite e remissiva da lasciarsi “arginare” e lui abbastanza “selvatico” da terrorizzarla senza il bisogno di abbattersi su di lei come un lottatore di wrestling, io spero che concorderete con me sul fatto che questo tradizionale modello di famiglia ha fatto il suo tempo ed è ora di riporlo insieme alle sanguisughe, alle mordacchie e a tutte quelle cose che, se tanto tempo fa erano considerate funzionali ad una discreta qualità della vita, oggi non hanno più ragione di esistere.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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42 risposte a Family Day, maschi selvatici e violenza di genere

  1. pcorrada ha detto:

    Sarebbe meraviglioso poter avere una traduzione in Inglese di questo articolo. Grazie

  2. Nato Invisibile ha detto:

    Articolo sublime.

    Mi preme accentuare un risvolto per nulla scontato, per coloro che fossero duri non solo di testa (a furia di dare colpi al centro del cerchio), ma anche di orecchio. Nella indegna morsa della violenza di genere, coltivata a suon di colpi di fucile e madri da accantonare come la Sig.ra Miriano sin dalla prima infanzia, ci sono sei testimoni indifesi, essi stessi vittima della furia di genere:

    i bambini, ove presenti.
    Uno dei molteplici efferati omicidi di questi giorni è accaduto a Catania. Lunedì “un uomo è stato arrestato con l’accusa di aver strangolato Luana Finocchiaro, 41 anni, trovata morta in casa. L’arrestato è l’ex compagno, che avrebbe litigato furiosamente con la vittima sulla custodia del figlio e per i problemi legati alla gestione della relazione con il bambino dopo la separazione. A trovare il corpo di Luana Finocchiaro è stata la madre, preoccupata perché non riusciva a mettersi in contatto con la figlia. Nella serata di lunedì è entrata nell’appartamento con il proprio mazzo di chiavi e ha scoperto il cadavere della donna in camera da letto. Il 37enne accusato del femminicidio è stato interrogato per diverse ore ma continua a professarsi innocente. Nel 2012 la vittima lo aveva denunciato per lesioni e per questo era stato posto ai domiciliari. Finocchiaro, però, dopo poco tempo aveva ritirato la denuncia. Nella coppia erano frequenti le botte e gli abusi.” (fonte huffington post).

    Un uomo così lo lasci. Magari anche lo denunci, ma tanto, per non vederti tolti i figli – E MAGARI SAPERLI AFFIDATI AL SERVIZIO SOCIALE CON COLLOCAMENTO PRESSO DI LUI O UNA CASAFAMIGLIA – fai in modo che la denuncia venga archiviata oppure la ritiri direttamente tu.

    In questo modo lui non esce mai dalla tua vita. Continua a tormentarti attraverso la custodia di tuo figlio. E un giorno ti ammazza.

    Prego coloro che volessero inveire adesso, citando numerosi e riprovevoli casi in cui le ex mogli si approfittano dei figli per farsi mantenere o per vendicarsi dei SANTI mariti “mettendo” i figli contro, di stampare l’immagine del cerchio e ripetere il punto due fino a perdere i sensi.

    Se una madre muore, uccisa dal papino, i figli come sopravvivono? Se la madre viene per anni torturata dal padre – di certo non amata – chi ne paga le dirette conseguenze? Se la madre non DEVE parlare, per non perdere i figli, mentre quei figli sono costretti a dover frequentare il torturatore per non perdere la mamma, alla Signora Miriano, a Kiko Arguello, e ai due milioni del Circo Massimo, cosa gliene importa!?

    Non voglio affatto sminuire la valenza e la carica degli omicidi di genere, in cui i figli non siano presenti. Ma mi sembra cruciale il nodo sull’infanzia. Come cresciamo i nostri figli?

    A me sembra, anche dalla lettura di questo magnifico articolo, che li cresciamo come creature inermi alla violenza, incitati a perpetrarla, tanto come soggetto, quanto come oggetto. La risoluzione del problema e la presa di coscienza dell’elefante, caro Riccio, per quanto ingombrante, la vedo lontana…

  3. Paolo ha detto:

    io sono contro l’ideologia di costanza miriano e del family day eppure nessuna spiegazione nèbiologica nè culturalista sulla violenza maschile mi pare esaustiva: un sacco di bambini giocano con pistole giocattolo e fanno la lotta e non tutti picchiano la compagna da grandi, anzi penso che lo faccia una minoranza. Ciò che mi separa dalla Miriano è che io permetterei anche a mia figlia di usare pistole giocattolo, fare la lotta e giocare a videogame violenti se mostrasse di gradirli. ritengo che sia sano che bambini e bambine canalizzino attraverso questi giochi una aggressività che se repressa può esplodere in maniera incontrollata.
    L’educazione ricevuta (genitori iperprotettivi, che viziano il figlio maschio e gliele danno tutte vinte, lo preservano ossessivamente da ogni sconfitta e frustrazione o al contrario genitori violenti o ancora padri o madri assenti) mi sembra il modo più convincente di spiegare la violenza di alcuni uomini verso le donne con cui stanno (questo e una certa concezione patriarcal-religiosa tipica dei tre monoteismi) ma anche così non sempre uomini che hanno ricevuto una pessima educazione diventano violenti o se lo diventano non sempre lo sono verso la donna con cui stanno. Credo che si possa spiegare molto ma non tutto

    • Nato Invisibile ha detto:

      Paolo, abbi pazienza se ti sembro impicciona, ma hai per caso frequentato un corso accelerato di psicologia dell’età evolutiva? L’aggressività è pertanto un impulso da indirizzare, presente fin dai primi giorni di vita. “Durante il primo anno di vita l’aggressività del bambino (che si manifesta anche con pianti, urla, utilizzo di oggetti per colpire persone o piani di appoggio) è una modalità specifica di dare spazio alla tendenza esplorativa e anche di contrastare le frustrazioni; in questo secondo caso si può connotare sempre di più come rabbia, in reazione al non poter ottenere subito ciò che desidera. Nel corso dello sviluppo, la possibilità di avere a che fare con le proprie pulsioni aggressive permette il graduale riconoscimento dell’altro come diverso da sé, favorendo quindi l’instaurazione di un rapporto autentico innanzitutto con le figure adulte di riferimento. [..] L’aggressività eccessiva, intesa come reazione incontrollata ed incapacità di tollerare le minime frustrazioni, influisce negativamente sulla qualità di vita del bambino, e quindi sul suo sviluppo affettivo e sociale: il compito dell’ambiente familiare di reagire ai suoi attacchi è molto delicato. Questo perché il messaggio che dovrebbe passare al piccolo è: “mi accorgo di quello che stai facendo, che non mi va bene, ma non è nulla di catastrofico, e io, in quanto adulto, posso sopravvivere a quello che stai facendo”. In questo modo il bambino non viene ignorato (come spesso accade), ma non gli vengono nemmeno dati segnali nella direzione di una sua totale e dilagante potenza distruttiva, di cui potrebbe anche spaventarsi. La componente aggressiva e il modo in cui il bambino ha imparato a sentirla, modularla ed esprimerla, farà profondamente parte del suo modo di essere e di interagire con il mondo esterno. L’aggressività in sé, non è perciò in sé un moto intrinsecamente negativo: può diventare tale nel caso in cui il soggetto non riesca più a controllarla, regolarla, adeguarla alle situazioni o a canalizzarla in attività creative. In maniera fruttuosa e benefica, i comportamenti aggressivi possono essere rivolti verso argomenti, aspetti, interessi della vita quotidiana..” (http://www.psicoterapia-milano.it/risorse-storie/bambini/34-il-ruolo-dell-aggressivita-nell-eta-evolutiva)

      Canalizzare l’aggressività attraverso il tiro a segno invece che attraverso un esercizio creativo – tipo l’arte, la musica, la pittura – o uno sport inteso come disciplina sportiva (sottolineo DISCIPLINA e non MERA COMPETIZIONE), o anche attraverso il prendersi cura di se stessi e degli altri, ad esempio di un animale, di un orto ecc, non fa altro che aumentare la frustrazione e la convinzione che il conflitto interno si debba risolvere attraverso l’esperienza della violenza.

      L’aggressività è una componente evolutiva fondamentale per la sopravvivenza della specie. L’educazione alla violenza no: è una componente fondamentale della distruzione della specie. Le donne sono inferiori e se non si piegano al volere del maschio le deporteremo e le giustizieremo nei forni nazisti.. Anzi, ce ne sbarazziamo in casa, va. Tanto alla fine la faremo franca. Ce l’hanno insegnato mamma e papà che i CONFLITTI si gestiscono così: canalizzando la frustrazione attraverso la sperimentazione della violenza, giusto?!?!? Mah

      • Nato Invisibile ha detto:

        una gif animata trovata per caso sul web, a proposito di totale e dilagante potenza distruttiva e di aggressività non repressa, ma incanalata attraverso l’esercizio alla violenza. divertente, no? http://media.giphy.com/media/v8omVdExrQ9ig/giphy.gif

      • Paolo ha detto:

        La gif è bellissima
        Nato Invisibile, forse tu inorridisci a vedere una donna adulta che maneggia una mitragliatrice, io no.
        La questione non è il fucile ma per quale scopo lo si usa: i fucili li avevano i fascisti e li avevano i partigiani, i fucili li hanno le guerrigliere curde che combattono l’Isis e li hanno anche alcune donne che si sono arruolate nell’Isis.
        Nessuno di noi vedendo una guerrigliera curda col fucile in mano pensa “oh no, questa è educazione alla violenza!”, spero.
        cara Nato Invisibile, questi sono i momenti in cui vorrei avere una figlia piccola solo per il gusto di mettere una sua foto in cui gioca con una pistola giocattolo (ma di quelle che a prima vista sembrano vere) e godermi la tua reazione scandalizzata-perbenista: “la stai educando alla violenza! Padre degenere!”

      • Paolo ha detto:

        ma ben venga l’arte, lo sport, la musica e la pittura! Io ho detto che non vedo nulla di tremendo in un bambino e in una bambina che gioca al tiro a segno e tu mi accusi di educare alla violenza, di voler deportare le donne..ma cosa dici? Io insisto: se mia figlia vuole una pistola giocattolo (sottolineo: giocattolo) gliela compro così come le comprerei la barbie o il piccolo chimico o qualsiasi altro gioco, idem per il maschio. Ritengo che se bambini e bambine si sfogano anche fisicamente sporcandosi, facendo la lotta e magari si sbucciano un ginocchio non ci sia nessuna ragione di scandalizzarsi al grido “OOOOOOH Educazione alla violenzaaa! ”
        Lo sport insegna una sana disciplina e fa bene e quanto alla competizione nello sport, se è eccessiva è sbagliata ma non deve esserlo per forza. Se si vince è giusto festeggiare, se si perde è giusto essere delusi ma bisogna accettare e far tesoro delle sconfitte per migliorare, E lo ridico ancora: io educherei così tanto il maschio quanto la femmina, ed è vergognoso che tu mi accomuni ai nazisti, mi sento offeso ma prevedo che tu non abbia intenzione di scusarti quindi non te lo chiedo nemmeno.

      • Nato Invisibile ha detto:

        @paolo non ho accostato te ai nazisti, mi spiace se ho scritto qualcosa che te lo abbia fatto pensare, ma mi riferivo ai bambini educati al libero esercizio della sopraffazione, da genitori ottusi e ignari del potenziale danno esercitato su menti in via di formazione. Passi per le tue barbie e le tue pistole giocattolo, premesso anche che ho un figlio maschio che non cresce nella bambagia né sotto la campana di vetro, ma (come hai scritto nel primo commento) i videogiochi violenti ai tuoi eventuali figli per canalizzare la loro rabbia repressa… Perché!?!?

      • Paolo ha detto:

        io a partire dai 12-13 anni farei vedere pure Game of thrones senza tagli. Sono un degenerato!

  4. Nato Invisibile ha detto:

    @paolo la tua non è né una questione di esser duri d’orecchio, né di scandalizzare nessuno. Julie Andrews interpretava la tata poi moglie del vedovo in “tutti insieme appassionatamente”, mi divertiva vederla armata e spietata in stile Kill Bill, mentre il soggetto incarnava in quel film il pieno stereotipo di brava donna sottomessa e con la gonna sotto il ginocchio, mite e rassicurante.. Mi divertiva anche immaginare la tata amorevole che porta i ragazzi a sparare nella prateria armata di mitra, invece che armata di santa pazienza e fantasia e amore, per risolvere i normali litigi fra fratelli e sorelle. Ora tu vuoi spostare la conversazione, convincermi di essere bigotta, convincermi di essere favorevole allo sport e all’arte, inoltre convincermi del fatto che tu non abbia affermato che la violenza sia un “sano” sfogo per evitare che i figli (degli altri, perché tu non ne hai) accumulino troppa rabbia repressa. Mettiti in fila caro Paolo, che a farmi passare per svitata e a mettermi in bocca cose che non ho detto, e spostare l’attenzione su cose futili in cerca di provocazioni e lite..c’è una lunga lista di gente prima di te.. 🙂
    Mi chiedevo, sempre se non ti sembro invadente: ma come mai, invece di stare qui a cercare di scandalizzare con una bigottona acida (wow, che trasgressivo) con una impossibile foto di una bambina con la pistola, non ti dai un po’ da fare per generarla davvero una figlia o un figlio, così invece di parlare per luoghi comuni ci possiamo confrontare su esperienza dirette!? Secondo me se rivedi un po’ il tuo standard di “come scandalizzare una donna”, magari ti butti su qualcosa di più seducente, qualche possibilità in più ce l’hai.. Mi ti sei un po’ impigrito di recente.. mi sbaglio? 🙂

    • Paolo ha detto:

      ci tengo a dire che a me piace scandalizzare un po’ tutti, non solo le donne.
      Quanto al suggerimento di procreare, guarda non è molto facile: prima dovrei conoscere, innamorarmi, sedurre e/o essere sedotto da una donna che mi piaccia anche fisicamente e alla quale io piaccio anche fisicamente cosa non facile per chi come me a un fisico più simile a quello di sheldon cooper che a quello di raul bova (faccio cyclette circa un’ora al giorno ma non basta) unisce un carattere introverso e timido, se sono ancora single a trent’anni la colpa è solo mia e della mia pigrizia ma non capisco perchè la mia vita privata (noiosissima peraltro) ti interessi tanto.

      • Paolo ha detto:

        oltretutto sono disoccupato (sempre per colpa mia) e non ho speranze rosee per il mio futuro e anche se c’è chi fa figli in condizioni peggiori delle mie, ecco non me la sento. E come ho detto sono anche single quindi non se ne parla proprio

      • Paolo ha detto:

        X nato invisibile

        comunque se ci tieni tanto a vedermi padre potresti contattare Jessica Biel e convincerla a mollare Justin Timberlake per stare con me? (tra l’altro non ci sarebbero problemi economici poichè lei guadagna bene), certo le probabilità che Jessica Biel preferisca me al suo attuale marito sono praticamente inesistenti ma fantasticare non costa nulla.

        (adoro Jessica ma questo è ovviamente un post scherzoso)

  5. Baghera ha detto:

    Come sempre, cara ricciocorno, la tua ricostruzione è impeccabile, logica ed equilibrata. Ciò che ancora mi sorprende e mi fa infuriare è lo spostare l’attenzione dalla vittima al carnefice tentando di far rientrare questi atti di violenza in un quadro più edulcorato o umano mentre sono qualcosa di bestiale, sovente pianificato e meditato a lungo. Il numero di violenze (denunciate) sulle donne, in Italia, non ha eguali in tutta Europa e questo deve farci riflettere seriamente!

    • Paolo ha detto:

      non ha eguali perchè gli uomini italiani sono in linea di massima quelli più culturalmente arretrati d’Europa

      • Nick ha detto:

        Paolo,Baghera,ecc senza togliere nessuna al numero di omicidi in Italia, guardate che nei paesi del Nord Europa ed Anglosassoni si commettono più omicidi del genere che in Italia.

      • Paolo ha detto:

        Nick io queste statistiche sulla violenza omicida contro le donne maggiore nei paesi scandinavi e anglosassoni le sento citare dagli anti-femministi italiani ma non le ho mai lette e comunque anche fosse vero è la riprova che nei paesi dove le donne sono più emancipate, alcuni maschi poco evoluti non lo sopportano e uccidono. E comunque resto dell’idea che la violenza sulle donne esiste ovunque ma si combatte meglio in paesi evoluti come quelli scandinavi e anglosassoni che nell’italietta del family day

  6. ladymismagius ha detto:

    Perché no, invece? Presumendo che Paolo parli di ragazze/i, non di bambine/i in età da Barbie o pistole giocattolo, io ho riscontrato che fare qualche battaglia a dei videogiochi (il mio preferito in questo era Marvel: Avengers Alliance, che non è violento, ma non credo che se fosse Call of Duty sarebbe diverso) mi rilassa più di qualsiasi altra attività quando sono arrabbiata, perché concentrarmi sulle strategie di battaglia è stimolante, dopo una mezz’oretta ha completamente dissolto la mia rabbia.
    Vi ho già raccontato dei miei incubi ricorrenti e di come la mia aggressività mi spaventi. Sfogarla combattendo, anche solo virtualmente, mi ha sempre fatto bene e non mi fa particolarmente piacere che una cosa del genere venga trattata come anormale o problematica.

    • Nato Invisibile ha detto:

      Mi spiace davvero, mi spiace moltissimo, che pure in un blog come questo, stiamo discutendo del sesso degli angeli. Le personali abitudini di svago di ognuno di noi non sono tema di un articolo che parla di “violenza di genere”.

      Chisseneimporta, veramente, chisseneimporta… !?

      Lo svago di un adolescente o di un adulto è un conto. L’educazione alla violenza di genere è ben altra cosa. Bambini che dalla nascita – i bambini citati da Ricciocorno nel post della Miriano – sono cresciuti ed educati costantemente a dei “doveri”, e sottolineo “doveri”, in quanto maschi o in quanto femmine, costretti perciò ad indossare i panni della discriminazione di genere, che ben spesso si manifesta in età adulta (come tutti possiamo leggere dai titoli dei giornali, comodamente seduti sul nostro divano fra uno svago e l’altro) in violenza di genere, che voglio tradurre, per semplicità, in una esternazione di aggressività incontrollata. Dietro all’aggressività incontrollata non vi è necessariamente una patologia, ma un modello mentale, un imprinting psichico, una carica emotiva che ripetutamente e sistematicamente viene incanalata e tradotta in esperienza: l’esperienza e la sperimentazione dei “doveri” imposti dai fattori culturali e ambientali. La famiglia, i media, la scuola, il gruppo ecc. In particolare i doveri del maschio sono quelli di ostentare virilità e forza, mentre i doveri della femmina sono quelli di ostentare remissività e debolezza. Nulla di più aberrante.

      Le vostre playstation o le vostre doti da campioni nella roulette russa, sono fatti vostri. La violenza di genere, mi spiace deludere chi si è sentito offeso, è ben altra cosa.

      I bambini però teniamoli fuori. Qualcuno ha nominato i fucili imbracciati dall’Isis. Tanto per farvelo sapere, mentre vi dedicate senza drammi a Candy crush, il Tribunale di Birmingham ha condannato a 6 anni di carcere una giovane mammina che aveva lasciato la Gran Bretagna col suo piccolo bambino per unirsi allo Stato islamico in Siria e propagandare l’Isis. Costei è diventata la prima cittadina del Regno Unito ad essere giudicata colpevole per essere andata in Medio Oriente e aderito al gruppo terroristico. Il giudice ha affermato che la donna sapeva che il figlio rischiava di essere indottrinato dai jihadisti e un giorno addestrato per diventare un ‘fighter’.
      http://www.tio.ch/News/Estero/Cronaca/1068523/Madre-britannica-ando-in-Siria-col-figlio-condannata-a-6-anni

      Questo coi videogiochi non c’entra più di tanto. I bambini non si devono istruire all’odio, né alla guerra, né alla violenza in ogni sua forma, soprattutto quella di genere. Spero che nessun altro si senta offeso. Per il resto c’è il punto due delle istruzioni nel cerchio.

      • ladymismagius ha detto:

        Potrei essere d’accordo con te se tu mi dicessi come concretamente affrontare gli impulsi aggressivi e violenti, nell’educazione. Io credo che esistano naturalmente, che la rabbia spontaneamente diventi desiderio di fare del male se nessuno insegna come fare sì che ciò non avvenga…
        Io non voglio mettere in dubbio la tua tesi né far deragliare il discorso. Sono genuinamente interessata a sapere se le mie nozioni di senso comune e le mie esperienze sono sbagliate e a sapere come le cose potrebbero essere diverse (migliori).

    • Paolo ha detto:

      lady, hai capito quel che volevo dire

  7. Un'altra Laura e ha detto:

    Ma com’e’ che si è’ finiti a parlare dei videogiochi violenti che fanno assassini, e il Metal fa diventare serial killer, D&D fa diventare satanismi e Sailor Moon fa diventare gay? Scusate, ma Riccio l’ha sottolineato dieci volte: il problema è che si insegna ai bambini che DEVONO essere violenti in quanto maschi. Che è un po’ diverso da: ho voglia di giocare ai con la spada. Peraltro la signora non mi distingue nemmeno fra realtà e fantasia, in un continuo fra il videogioco violento e il picchiare il fratello fino a fargli male. TUTTI abbiamo delle fantasie violente, ma, perlomeno a me, è stato insegnato che non devo sfogare le mie frustrazioni sugli altri facendo loro del male, invece la Miriano sta dicendo che è ciò che loro DEVONO fare in quanto maschi. Un altro modo di sfogare le fristrazioni sarebbe il pianto, ma, visto le premesse, non mi stupirebbe se una come la Miriano nel vedere un proprio figlio piangere non gli dicesse “non fare la femminuccia” mandando avanti l’idea che essere donne sia disonorevole (e sottomessa, ricordiamolo. E se non ti è sottomessa e senti di subire un’ingiustizia per questo, in quanto uomo, è normale che tu sia violento). Ora, il carattere e le azioni di una persona sono determinate da mille fattori e non certo solo l’educazione genitoriale, a cui ci si può anche ribellare in toto, ma quando ci si chiede che famiglie abbiano tirato su gli assassini colpevoli di femminicidio, ecco, famiglie fondate sulle credenze espresse dalla Miriano mi sembrano ottime candidate.

      • Un'altra Laura ha detto:

        Di niente. E grazie a te per l’articolo. Mi spiace che un messaggio cosi’ importante e a parer mio cosi’ ben spiegato (hai messo pure il grassetto e la sottolineatura in rosso!) sia stato cosi’ grossolanamente frainteso. E mi scuso per gli errori di battitura: ero sul cellulare.
        @Paolo: sei tu che hai scritto: “un sacco di bambini giocano con pistole giocattolo e fanno la lotta e non tutti picchiano la compagna da grandi, anzi penso che lo faccia una minoranza.”, dimostrando di non aver centrato il punto, ma manco alla lontana!

    • Paolo ha detto:

      mi pare che nessuno qua abbia difeso i metodi educativi di Costanza Miriano, che quella donna abbia, per usare un eufemismo, delle convinzioni un po’ strane e che quelle convinzioni possano (non è detto che debbano ma possono) creare adulti “un po’ problematici” (sempre per usare un eufemismo) è cosa su cui tutti quelli che hanno commentato qui concordano quindi su questo niente in contrario

  8. Giulia Bagnoli ha detto:

    X Nick e altri.
    Dipende cosa s’intende per nord Europa. Olanda, Francia, Svezia e Germania, si commettono meno omicidi che da noi. In Italia gli omicidi sono in calo ma non calano quelli compiuti dal partner o ex partner e questo è il problema, non il numero degli omicidi.
    “Gli omicidi di donne sono solo la punta dell’iceberg del problema della violenza contro la donna. Il loro andamento sostanzialmente stabile nel tempo, a fronte di una generale diminuzione del tasso complessivo degli omicidi, suggerisce la difficoltà di intervento per combattere tale fenomeno.” ISTAT pag.61
    http://noi-italia.istat.it/index.php?id=7&user_100ind_pi1%5Bid_pagina%5D=60

  9. Nick ha detto:

    Cosa ha Crepet che non può essere considerato un esperto in materia?
    La mamma ha sempre ragione, non è un altro stereotipo duro a morire?Mai sentito parlare della “madre castrante” o è un’invenzione maschilista pure quella?Vietato criticare le donne e quello che fanno.
    Credi che l’articolo che citi per primo, non possa riguardare l’educazione impartita da certe mamme ai figli (maschi e femmine)?

  10. Nick ha detto:

    Mi riferivo al primo articolo.Il secondo non capisco dove si vuole parare: c’è o non c’è una responsabilità materna?
    Si può benissimo giocare alla guerra senza per questo diventare degli ammazza-femmine.

  11. Nick ha detto:

    In nessuna, infatti.

  12. Nick ha detto:

    Giulia, no, nell’articolo che ho citato parla dei cosiddetti femminicidi.
    Vlad, stessa cosa, l’articolo che ho messo parla di morti causate dalla violenza del partener o ex, quindi ci sono dati certi.Sei in grado di citarmi numeri che confermano quello che dici, cioè, in parole povere, che in Italia c’è molta omertà?E perchè è ridicolo dire che in altri paesi c’è più violenza, perchè sono considerati più “avanti” di noi, perchè il maschio latino è per natura più incline alla violenza, perchè sono più intelligenti, perchè sono più aperti alle coppie gay, cosa ti fa credere che siano meno violenti?
    Giulia, non ho mai sentito parla di tale Daryush Valizadeh, ma quando vado in libreria mi trovo sempre davanti manuali come quelli di Sherry Argov, di una che si fa chiamare Eliselle( “come diventare, bella,ricca, e stronza” e mi viene da chiederle perchè mai non mettere il suo vero nome), di Daniela Farnese, di Gerry Stergiopoulos, ecc. ,senza contare i “classici” delle femministe.
    Certo, a quelle come te, fa più facile pensare di abortire un individuo del genere, invece di mettere in dubbio il proprio comportamento come madre.Se un errore è stato commesso, non sarà mai tuo.

  13. Nick ha detto:

    Giulia, a me sembra di leggere, nel primo link, che gli omicidi di donne in Germania e Finlandia,sia superiore all’Italia.Anche la Svezia, non se la passa bene.Se passiamo poi alle violenze in generale, nemmeno quelle, nel link che ho messo, sono superiori in Italia.Che poi non ci sia a stare comunque allegri, siamo tutti d’accordo.
    Non ho mai scritto che essere belle sia istigazione al reato, tu dove hai letto, e nemmeno ricche e stronze.Ti ho solo detto che il manuale in questione non l’ho mai sentito, ne tantomeno trovato nelle librerie, invece trovo sempre questi manualetti su come fregare o incastrare il maschietto, sempre se funzionano.Con me, una stronza, fa poca strada, te l’assicuro.
    Poi è vero, dove c’è una madre c’è anche un padre; ti ringrazio di cuore, veramente, di ricordarlo a tutti.

  14. daniela ha detto:

    Cosa dire se non MASSIMO RISPETTO PER MIO PADRE che prima di prestarmi la macchina ha voluto imparassi a cambiare da sola una gomma: perchè fossi indipendente. Perché quando mia madre è rimasta a casa dal lavoro le ha pagato i contributi volontari: perchè anche lei lavorava in casa è aveva diritto alla pensione, e quando è rimasto vedovo ha chiesto con pudore se potevo aiutarlo a stirare le camicie, perché tutti gli altri lavori riusciva a farli ma quello, non che lo considerasse da donne ma non ci riusciva proprio.
    Mio padre è nato nel 1924, mia madre nel 28, hanno preteso che i tre figli studiassero, senza considerare il loro sesso ma solo le loro inclinazioni. Mio padre aveva fatto l’avviamento al lavoro, mia madre la prima elementare. Se le differenze di genere non le vedevano loro che diavolo le può vedere?

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