Un accordo con lo stalker

Art.612 bis Codice Penale, Atti Persecutori: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterata, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

Dalla  Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, altrimenti nota come Convenzione di Istanbul:

“Le parti devono adottare le necessarie misure legislative o di altro tipo per vietare il ricorso obbligatorio a procedimenti di soluzione alternativa delle controversie, incluse la mediazione e la conciliazione, in relazione a tutte le forme di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione.”

Fobia

A Sambucheto, provincia di Macerata, Laura Paoletti ha sparato al figlioletto di sei anni, Giosuè e poi si è tolta la vita.

Sappiamo che la donna aveva denunciato per stalking il suo ex compagno e padre del bambino, che recentemente la sua macchina era stata incendiata – un atto intimidatorio sul quale le autorità stavano ancora indagando.

Ci dice Repubblica:

repubblicaUna separazione “non amichevole”?

A questa donna, che aveva sporto denuncia contro il padre di suo figlio sostenendo che la minacciava e la molestava al punto da procurarle “un perdurante e grave stato di ansia o di paura un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto“, era stata incendiata l’auto, ma prima ancora che fosse accertata l’innocenza o la colpevolezza del sospettato, in sede civile si stavano definendo i dettagli di un accordo con lui.

Ai microfoni di Cronache Maceratesi, l’Avvocata Alessandra Perticarà (che, giova sottolinearlo, per la testata marchigiana è l’Avvocato Perticarà) con candore ci racconta che lei della denuncia di stalking non sa niente.

Come se il fatto che la madre che lei stava seguendo in sede civile stesse subendo o non stesse subendo violenza dall’uomo col quale si pretendeva di farla accordare non fosse minimamente rilevante.

Possibile che all’Avvocata Perticarà non venga il sospetto, ora che ci sono due cadaveri (uno dei quali è di un bambino di soli sei anni) che il suo ignorare l’argomento violenza in sede di mediazione con il presunto stalker possa aver giocato un ruolo nel drammatico epilogo di questa vicenda?

E’ possibile che, nonostante la Convenzione di Istanbul sia un trattato vincolante che l’Italia ha ratificato, ancora oggi dobbiamo leggere che, quando nel contesto di una separazione viene sollevato il problema della violenza, professionisti come l’Avvocata Perticarà continuano a non tenerlo nella dovuta considerazione, a ritenerlo irrilevante?

Tempo fa avevo tradotto un articolo dal titolo Crescere i tuoi figli con un ex maltrattante e rimanere sana di mente: è possibile?, domanda alla quale l’autrice Julie Boyd Cole rispondeva: no, non è possibile, aggiungendo: “E’ abbastanza per far impazzire qualcuno.

 

 

Per approfondire:

Genitorialità condivisa con un ex abusante?

La negoziazione nelle cause di separazione: dalla violenza al conflitto

Violenza domestica e mediazione familiare

In che modo l’enfasi sulla bigenitorialità è pericolosa per le vittime di violenza domestica

Le competenze genitoriali dell’uomo violento

I miti sul divorzio che mettono a rischio i bambini – mito n° 2

La violenza assistita

I bambini hanno bisogno di essere protetti dai genitori abusanti

Perché lo fa?

Quando i bambini assistono alla violenza

Traumi infantili, salute e violenza domestica

Se si tutela la madre, si tutela anche il figlio

La violenza assistita

Violenza e affidamento

Violenza e affidamento – II parte

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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112 risposte a Un accordo con lo stalker

  1. men ha detto:

    qui siamo di fronte ad un assassina della peggiore specie una che uccide suo figlio un bambino di soli 6 anni non ha giustificazioni ne scusanti. ci hai tormentato con mille post su federico bakarat e adesso che è una donna ad ammazzare il figlio la difendi. se voleva farla finita si doveva ammazzare da sola e lasciare vivere il bambino col padre e coi nonni. spesso abbiamo visioni differenti ma ti considero una donna intelligente ma questo giro hai toppato di brutto.

    • Ma la giustificazione dell’omicidio dove la trovi in questo post? Caso mai la mia è un’accusa alle istituzioni che dovrebbero vigilare sull’incolumità dei bambini, come nel caso di Federico Barakat.

      • gedeone ha detto:

        Le istituzioni dovrebbere mettere le madri assassini in condizioni di non nuocere, vista la notevole attitudine delle madri a uccidere i figli che, evidentemente, considerano cosa loro. Uno stalking per nulla dimostrato non giustifica un infanticidio

      • Gli omicidi di bambini in ambito familiare non sono “più spesso” ad opera di donne: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/03/05/neanche-il-figlicidio-vi-sta-bene/
        Detto questo, si è vero, le istituzioni dovrebbero tutelare i bambini, e anche in questo caso non l’hanno fatto.
        Il problema, che ho evidenziato qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/01/16/la-legge-della-giungla/
        è un atteggiamento diffuso quando si tratta di separazioni e controversie per l’affido, caratterizzato da una grande superficialità.
        Quando si parla di violenza non si può procedere con una semplice mediazione. Intanto perché la mediazione in sede civile presuppone che non sussistano denunce penali, e qui c’erano denunce sia da parte della madre che del padre.
        Che genere di compromesso dovrebbe raggiungere una presunta vittima di reato (ti ricordo che le indagini erano ancora in corso, quindi non si può presumere che l’uomo fosse innocente né colpevole) quando – se poniamo che le accuse fossero fondate – sul tavolo delle trattative ci sono la sua vita, la sua incolumità, la sua libertà? Non è caso raro che le donne vengano uccise proprio in occasione delle visite ai figli. Devo ricordarvi il caso di Rosi Bonanno?
        Che questo padre fosse un violento o che questa madre fosse una bugiarda, in entrambi i casi non sono questioni irrilevanti ai fini della tutela del bambino: sono questioni fondamentali che riguardano in primis proprio il benessere e l’incolumità del bambino.
        La cosa grave, qui, è che l’avvocata afferma di non essere informata delle questioni penali in sospeso fra le parti, che il tribunale stava raggiungendo una soluzione prescindendo da informazioni che – lo dimostra proprio il frammatico epilogo – erano più che rilevanti.
        Questa morte poteva essere evitata, se quei segnali rivelatori di una situazione esplosiva non fossero stati ignorati.
        E la tua proposta qual è? Continuare ad ignorarli?

      • bob ha detto:

        “E’ abbastanza per far impazzire qualcuno.”
        Su, si impegni di più in questa difficile arrampicata sugli specchi.

  2. gedeone ha detto:

    Cosa c’entra un presunto stalking con l’assassinio di un innocente ?
    Perchè nascondere che troppe madri considerano i figli come una loro proprietà ?
    Ormai c’è una vera emergenza infanticidi, altro che discorsi. Le madri sono il pericolo maggiore per i figli

    • L’omicidio, come spesso erroneamente si crede, non è quasi mai estemporaneo, dettato da un impulso immediato e incontrollato. Affonda le radici negli eventi che l’hanno preceduto e una accurata analisi del contesto potrebbe prevenirli.

      • gedeone ha detto:

        Le madri sono molto meno punite dei padri per gli infanticidi e si tende sempre a scusarle, con artifici vari, quali presunte violenze da parte del padre, malattia mentale, ecc. L’ omicidio di un inerme innocente non può essere scusato.
        In nessun caso

      • Ecco, riscrivilo sotto il mio commento, quello nel quale parlo di Massimo Maravalle, grazie.

      • gedeone ha detto:

        Le madri sono punite molto più raramente dei padri , quando commettono infanticidi.
        E nanche è vero che sono i padri a uccidere di più i figli . Ricordavo di uno studio del Prof. Mastronardi, e infatti, c’è :
        http://www.ami-avvocati.it/madri-che-uccidono-stop-allinfanticidio-500-casi-di-morte-violenta-dal-1970-ad-oggi-urgono-misure-anti-infanticidio/

        A parte questo, c’è da sottolineare che mentre il cosidetto femminicidio viene attribuito all’ uomo che odierebbe la donna in quanto tale, non si capisce perchè il figlicidio della madre non debba essere considerato al solito modo, visto che la donna uccide il bambino proprio in quanto figlio.
        In realtà l’ uomo che uccide la compagna , la uccide perchè compagna e non perchè donna. Il che non cambia il risultato,ma smonta tutta la storia della misoginia.
        Chi uccide è un omicida, altro non c’è da dire

      • La maggior parte degli infanticidi commessi da donne riguarda i neonati, molto raramente ha a che fare con le separazioni e i divorzi. E’ un problema conosciuto, studiato, e nei confronti del quale la prevenzione ha condotto ad una diminuzione del 50% se si prendono in esame gli infanticidi dal 2001 al 2011: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/05/16/la-campagna-di-disinformazione/
        Il femminicidio è un’altra storia.
        Ci dice l’Istat:
        Gli uomini uccisi (368 nel 2012, pari all’1,3 per 100.000 maschi) sono prevalentemente vittime di omicidi per furto o rapina e da criminalità organizzata, mentre gli omicidi delle donne sono consumati maggiormente in ambito familiare. Per questo motivo i tassi per gli uomini ricalcano il trend in diminuzione che caratterizza omicidi da criminalità organizzata e per furto, mentre quelli per le donne rimangono sostanzialmente stabili, con il risultato finale che, sul totale delle vittime, aumenta la quota di vittime femminili e diminuisce la componente maschile. Le donne uccise nel 2012 sono state 160 (0,5 per 100.000 donne), prevalentemente in ambito familiare. I dati di Polizia indicano, per il 2012, che il 46,3% delle donne è stata uccisa da un partner o da un ex-partner (erano il 54,1% nel 2009 e il 38,7% nel 2004), il 20% da un parente e il 10,6% da un amico o un’altra persona che conoscevano. Le persone uccise da un estraneo sono solo il 14,4% del totale delle vittime donna, mentre per gli uomini tale percentuale è pari al 33,4%. Gli uomini sono uccisi, inoltre, prevalentemente da autori non identificati (45,4% contro l’8,7% nel caso delle donne) e in minima parte da partner o ex-partner (2,2%) e da parenti (10,3%).
        Quello che si nota immediatamente è che vengono uccisi più uomini che donne (1,3 contro lo 0,5 su 100.000), ma che la violenza nelle relazioni sentimentali miete molte più vittime fra le donne che fra gli uomini: il 46,3% contro il 2,2%.
        Ci dice sempre l’Istat che nel quinquennio 2009/2014:
        6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri… I partner attuali o ex commettono le violenze più gravi. Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente.
        Il primo rapporto mondiale sulla violenza di genere che ricomprende i risultati di 141 ricerche effettuate in 81 Paesi, ci dice che il 35% delle donne subisce nel corso della vita qualche forma di violenza e la più comune è quella perpetrata da mariti e fidanzati. A esserne vittime sono ben il 30% delle donne.
        Parlare di violenza di genere non equivale ad affermare che solo le donne sono vittime di violenza, ma che esiste una tipologia violenza che dipende dal genere delle vittime.
        Se vuoi verificare i link sono qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2016/01/14/lista-di-commenti-frustranti-con-annessa-risposta-definitiva/

    • Paolo ha detto:

      Gedeone, la maggioranza delle madri (e dei padri) non ammazza i figli. Bisogna smetterla di sfruttare questi casi tragici (che esistono, indubbiamente) per fare allarmismo

      • gedeone ha detto:

        La maggior parte degli uomini non uccide le donne, però c’è una martellante propaganda sull’ inesistente ” femminicidio “.
        Allora, esiste anche il ” figlicidio ” e questo è uno dei non pochi casi.
        a proposito :
        http://www.ilrestodelcarlino.it/macerata/omicidio-recanati-laura-paoletti-1.1736283
        Padre e figlio andavano d’accordo : intollerabile per la pazzoide ?

      • Non hai letto una riga di quello che ti ho risposto. Non una sola riga. Non vedo perché dovrei disturbarmi a rispondere ancora.
        Ho scritto: “Che questo padre fosse un violento O CHE QUESTA MADRE FOSSE UNA BUGIARDA, in entrambi i casi non sono questioni irrilevanti ai fini della tutela del bambino: sono questioni fondamentali che riguardano in primis proprio il benessere e l’incolumità del bambino.
        La cosa grave, qui, è che l’avvocata afferma di non essere informata delle questioni penali in sospeso fra le parti, che il tribunale stava raggiungendo una soluzione prescindendo da informazioni che – lo dimostra proprio il frammatico epilogo – erano più che rilevanti.
        Questa morte poteva essere evitata, se quei segnali rivelatori di una situazione esplosiva non fossero stati ignorati.
        E la tua proposta qual è? Continuare ad ignorarli?”

      • gedeone ha detto:

        anche la maggior parte degli uomini non uccide le donne, con ciò si parla sempre del femminicidio. Invece, le donne infanticide , vengonomolto più spesso non punite rispetto agli uomini infanticidi. Come mai questa asimmetria ?
        Nessun stalking , presunto o reale, giustifica l’uccisione di un inerme.
        Ma il problema era un altro : il ragazzo aveva un buon rapportto col padre :

        http://www.ilrestodelcarlino.it/macerata/omicidio-recanati-laura-paoletti-1.1736283

      • “le donne infanticide , vengono molto più spesso non punite rispetto agli uomini infanticidi”: davvero? E qualche dato per dimostrarmelo, magari?
        Leggi qui: http://www.corriere.it/cronache/15_ottobre_13/bimbo-ucciso-pescara-moglie-torna-maravalle-0913a80e-7198-11e5-b015-f1d3b8f071aa.shtml
        “«L’ho perdonato, non era lui in quel momento. Ora proviamo a ricominciare insieme». A parlare è Patrizia Silvestri, avvocato e moglie di Massimo Maravalle, l’informatico di 48 anni che la notte tra il 17 e il 18 luglio dell’anno scorso, a Pescara, nella propria abitazione, si alzò dal letto, raggiunse la stanza del figlio adottivo di cinque anni e lo soffocò nel sonno «in preda a un delirio letale, paranoide e persecutorio». E cercò di fare altrettanto con lei. Da qualche giorno Patrizia e Massimo hanno iniziato la loro seconda vita. Lui, non punibile perché incapace di intendere e di volere quando uccise, ha riacquistato la libertà dopo appena quattordici mesi di permanenza nella casa di cura e custodia dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, in provincia di Caserta.”
        Le persone affette da disturbi psichiatrici non vanno in galera in Italia, di solito. E questo a prescindere dal sesso.

    • IDA ha detto:

      Intanto fai due affermazioni; Le madri sono impunite e le madri uccidono di più i figli e pubblichi un link dell’Ami, che non smentisce ne confermano le tue affermazioni. La ricerca a cui fa riferimento, probabilmente è seria e fatta bene ma l’articolo dell’Ami, non lo è altrettanto. La ricerca non è disponibile e non si può verificare. Quindi è solo un’opinione di un avvocato.
      1970-2008, per quale motivo questo periodo di tempo? Qui io ci leggo la malafede. La società del 1970 era totalmente differente da quella del 2008.
      Alcune definizioni:
      Infanticidio, istat considera l’infanticidio da 0 a 10 anni.
      Filicidio; oltre 10 anni.
      Il codice penale ci dice che infanticidio è anche la morte dovuta all’abbandono materiale e morale, tipo un parto senza assistenza medica. Prassi molto diffusa negli anni 70. In più non esisteva l’aborto, figli indesiderati ecc.. Quindi comprenderai che mettere insieme i dati degli anni 70 con quelli del 2008 non è una cosa corretta. Già il titolo, racconta il falso, quando parla di più di 500 casi di morti violenta. Quando i dati ufficiali parlano di poco più di 350 per lo stesso periodo di tutti gli infanticidi . Da dove tirano fuori questi 500 casi? Semplice, sono stati aggiunti anche i casi di SIDS (Sudden Infant Death Syndrome) conosciuto anche come “morte in culla”, ha un’incidenza dello 0.5 x1000, fino a che non è accertata la causa della morte la madre è indagata per infanticidio. Ma essere indagati non vuol dire essere colpevoli.
      Da 0 a 1 anno, la madre è responsabile per il 90% dei casi.
      Da 1 a 10 anni, 40% la madre, 60% il padre.
      Filicidi, con la vittima oltre i 10 anni il padre è responsabile per 80% dei casi.
      Nel 26,2% dei casi il genitore che ha commesso l’omicidio si è tolto la vita e il 16,5% ha tentato il suicidio. Nel 19,5% si è in presenza di un disturbo psichico.
      L’età dei bambini: nel 31,9% dei casi la vittima aveva un’età compresa tra 1 e 10 anni; meno di un anno nel 24,8%.
      Poi non fate i falsi indignati, non vi inventate false emergenze, perché l’istat vi smentisce.
      E madri non sono il pericolo maggiore per i figli, l’stat ci dice, che nel 2008 su 21 filicidi (infanticidio+filicidio) ad opera della madre sono 8 il resto ad opera del padre. Nel 2007 sono 9 su 27 filicidi. Ma verificare i dati vi costa troppo, meglio affidarsi alla propaganda è più rassicurante, per meglio criminalizzare qualcuno.

  3. men ha detto:

    premesso che chi ammazza un bambino è una persona di merda che sia uomo o che sia donna, ma qui non si tratta di una madre che vuole proteggere il figlio ma di una che pur di non far vedere più il bambino al ex consorte decide di ucciderlo e poi forse per il rimorso si ammazza pure lei. la denuncia di stalking a questo punto mi fa pensare che sia inventata e che la macchina se l’ è bruciata da sola per far ricadere la colpa sull’ ex marito d’ altra parte una che arriva ad uccidere un bambino può essere capace di tutto. tu parti dal presupposto che la colpa sia sempre dei maschi qualunque cosa succeda prendi sempre per buone le denunce e le dichiarazioni delle donne invece certe volte bisognerebbe conoscere fatti e persone prima di giudicare. io non li conosco ma dalle notizie che ho letto e sentito da giornali e tv questa madre era una psicopatica e le istituzioni potevano farci ben poco d’ altronde uno diventa un assassino o un assassina nel momento in cui uccide qualcuno e quindi è difficile prevederlo prima. per questo io non mi chiedo come mai le istituzioni avessero affidato il bambino ad una madre assassina invece che al padre.

  4. Difendere e giustificare SEMPRE e COMUNQUE le donne qualunque cosa facciano, anche un
    omicidio del loro figlio non fa gli interessi neppure delle donne. Perchè inculca loro l’idea che vanno bene così come sono e che ogni cambiamento e ogni miglioramento lo deve fare sempre
    e comunque il maschio. In questo modo si sentono giustificate a comportarsi come l’interesse e
    l’umore loro suggerisce. Responsabili nel bene e irresponsabili nel male è una contraddizione
    che non può reggere: se vogliono essere considerate dotate di libero arbitrio devono accettare
    l’eventualità di beccarsi l’ergastolo (e di farselo TUTTO) se ammazzano il loro bambino, Se invece
    non vogliono essere considerate responsabili dei reati che commettono, vanno considerate delle
    minorate mentali da mettere sotto la tutela giuridica di qualcun altro. TERTIUM NON DATUR.

    • Visto che si sente così saggio, copi e incolli questo messaggio qui sotto, per favore: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/04/28/siamo-sicuri-che-non-e-colpa-della-donna-cattiva/
      Magari anche qui, se ha tempo: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/12/03/quando-una-donna-viene-uccisa-e-certamente-colpa-sua/
      Deve solo modificare alcune parole, ad esempio “Difendere e giustificare SEMPRE e COMUNQUE gli uomini qualunque cosa facciano…”

      • Appunto. Questo è un sito che sposa faziosamente il punto e l’approccio femminista alla
        violenza che stabilisce che SOLO la violenza di genere, cioè quella DEGLI UOMINI sulle
        donne ha significato e un senso. Tutte le altre forme di violenza NON CONTANO oppure non sono comunque significative. Sono solo casi di cronaca nera. Basta saperlo.

      • Si questo è un sito che ha un approccio femminista alla violenza di genere. Quindi presuppone l’esistenza di una violenza di genere.
        Per me non esiste una gerarchia fra le diverse forme di violenza: sono tutte sbagliate.
        Poi invece ci sono degli uomini che, quando si parla di violenza di genere, si sentono trascurati: e gli uomini? Chi si occupa di noi uomini?
        Si sentono così trascurati che non si sforzano neanche di comprendere ciò che leggono…

    • IDA ha detto:

      Massimo, ma cosa ti inventi? Ma chi è che giustifica? Quindi tirate fuori i filicidi in risposta alla violenza di genere? Analizzare una questione, non vuol dire giustificarla, al contrario parlare di altro vuol dire evitare, oscurare, nascondere la questione e mi riferisco alla violenza di genere.
      Sull’infanticidio, da 0 a 1 anno, il 90% sono le madri, è vero, ma da un anno in poi, in maggioranza l’autore del filicidio è il padre, ma questo lo ignorate volutamente. Le madri ree di infanticidio solo il 19.9% viene riconosciuto il disturbo mentale e più del 50% delle madri non sono sposate. Questo vuol dire cercare di capire una realtà, capire non vuol dire giustificarla. Ma quello che state facendo non è argomentare, non vi interessa cercare di capire, ma fare propaganda con generiche accuse.

  5. Della comprensione femminista per i bisogni maschili mi infischio. In ogni caso non sarebbe sincera ma solo strumentale. E’ il presupposto secondo il quale solo la violenza maschile sulle
    donne ha un rilievo e un significato e tutte le altre no, sono solo casi di cronaca nera che vanno
    affrontati con mezzi ordinari senza dare risalto ad essi perchè NON MERITANO risalto, ad essere
    fasullo ed ideologico. Quanto al termine nazifemminista, ti posso garantire che a molte tue care
    colleghe questo termine calza a pennello perchè ne descrive appieno la personalità e il loro
    approccio (nazifemminista, appunto) verso l’altro sesso.

    • Ma quali sono i “bisogni maschili”? Le mutande con l’apertura davanti per tirarlo fuori senza doverle calare? L’andrologo? La lametta da barba? Il sospensorio? Hai tutta la mia comprensione a riguardo, e ti assicuro che è sincera.

    • IDA ha detto:

      Fai solo delle congetture delle presupposizioni, presumi proietti e semplifichi e non argomenti un cazzo.
      In quanto al termine nazifemministe, fa parte della tecnica di demonizzare l’altro quando non si possiedono argomenti per contrastarlo, saprai certamente che era una tecnica studiata, analizzata ed attuata da Joseph Goebbels. Dici: “ti posso garantire che a molte tue care
      colleghe questo termine calza a pennello perchè ne descrive appieno la personalità e il loro
      approccio (nazifemminista, appunto) verso l’altro sesso.” Questa frase è un’accusa gratuita, superficiale che non dice nulla. Non parli di concetti, ma demonizzi solamente. Non dici qual è il tipo di approccio negativo, ma demonizzi e rimani sul generico, sul vago. Quindi si presume che solo te hai la ragione. Chi usa il termine nazifemminista ci dice solo, che ha imparato bene la lezione di Joseph Goebbels e non descrive le femministe. In più prima di usare dei termini bisogna conoscere anche un po di storia. Nazismo; sistema totalitario gerarchico, patriarcale e maschilista. Quindi come vedi è totalmente l’opposto del femminismo. In più ti vorrei ricordare, che nei campi di concentramento ci sono finite le femministe e non i maschilisti, le femministe avevano il triangolo nero, insieme alle prostitute, lesbiche e anarchici, perché considerate antisociali. Comunque, voi nazisti queste cose le conoscete bene.

  6. Già avevo detto che di certe “comprensioni” non so che farmene. Comunque, i bisogni maschili
    sono ben altri: quello di non subire discriminazioni o violenze da altri senza essere derisi oppure
    criminalizzati per non averle sapute evitare o contrastare. E per la gran parte della popolazione
    maschile questo bisogno è disgraziatamente assai reale e per niente inventato o immaginario.
    Dal momento che, al contrario delle donne, non si può affatto contare sul facile compatimento
    degli altri. Ancor meno, sulla loro solidarietà.

    • Infatti, caro, io sono travolta dalla solidarietà. E’ pieno di solidarietà qusto blog. Trabocca così tanto di solidarietà simile a quella che riservi tu, alle donne, che non ogni mattina mi sveglio e ringrazio la sorte che mi ha fatta donna.

    • IDA ha detto:

      Scusa ma stai dicendo che subisci discriminazioni e violenze, dalle donne? O forse è il femminismo, che vi crea queste pressioni e questa violenza? O forse parli della pressione sociale? Dalle aspettative sociali, di quella struttura che noi femministe abbiamo cercato sempre di combattere e che gran parte degli uomini hanno sempre difeso, perché si, la pressione sociale è notevole, ma vi ha anche sempre garantito dei privilegi. Non puoi ora a venire a fare la vittima.
      La differenza è che quella pressione sociale, voi uomini ve la siete scelta, alle donne è imposta. E non è una differenza da poco.

  7. Per quanta poca solidarietà le donne ricevano, la generalità dei maschi ne riceve assai di meno.
    Anzi, per niente.

    • Ma i link che ti messo nei miei precedenti commenti li hai aperti? Credo di no.

    • Paolo ha detto:

      massimo è la prova di quello che sostengo da tempo: alcuni maschi di oggi anzichè nascondere la loro debolezza,, in qualche caso le ostentano, se ne fanno vanto. E’ un paradossale vittimismo aggressivo. E il maschio vittimista aggressivo non è affatto meglio del classico “macho”. Anzi forse è peggio

      • gedeone ha detto:

        Paolo perchè parli di ” maschio ” e non di ” uomo ” ? E tu non sei un ” maschio ” ?
        Sei femminista e vabbè, ma almeno rispondi agli argomenti, senza dare giudizi morali inadeguati. Il doppio standard a favore femminile è nei fatti

      • Cioè un’idea da fattoni? 🙂

      • Paolo ha detto:

        gedeone io sono maschio e uomo (e non sono affatto pentito di esserlo), e parlo anche di “femmine” se ti fa stare tranquillo. Contrariamente a quanto pensi io non attribuisco a “maschio” un significato peggiorativo rispetto a uomo, posso utilizzare i due termini indifferentemente

  8. Tu sei l’esempio peggiore di maschio: il maschiopentito, il quale asseconda le femministe per poi
    sperare magari di trombare (con loro, poi, figuriamoci). Eppure. è di solare evidenza che NON SI
    TROMBA assecondando le donne, ma avendo e dimostrando delle qualità. Quelle, caro Paolo,
    che a te mancano e rendendotene BEN CONTO, speri di supplire alla loro mancanza con la
    pratica del lecchinaggio. Calcolo errato, come le stesse femministe avranno già provveduto a
    farti capire. Quanto alla vignetta che è stata gentilmente allegata, è vero che il ragazzo ha agito
    un pò vittimisticamente (sarebbe bastato – e io lo avrei fatto- risponfdere dignitosamente alla
    ragazza che chiedeva la sua adesione: “No grazie, NON SOSTENGO un movimento che si
    preoccupa solo delle donne E BASTA). Tuttavia una verità l’ha detta: mentre gli uomini sono
    tenuti a faticare, a soffrire e a, possibilmente, crepare con il sorriso sulle labbra senza lamentarsi
    e rompere i coglioni, le donne invece possono strillare ed agitarsi contando sulla solidarietà e
    sul facile pietismo altrui. E anche tu, caro il mio zerbino, sei un solerte sostenitore di questa tesi.

    • Paolo ha detto:

      io detesto i vittimisti sia maschi e sia femmine, ma i vittimisti maschi mi sembrano numericamente di più (spero di sbagliare)
      quanto allo “zerbino”, “maschiopentito” ecc..se tu avessi seguito il blog sapresti che non sono sempre d’accordo con i post, a volte dissento e lo scrivo. Ma il fatto di non essere d’accordo con alcuni post di un blog femminista non implica che io apprezzi gli anti-femministi, anzi a dire il vero vi trovo ridicoli.
      E siccome dissento un po’ da tutti/e finisce che non piaccio a nessuno, nè alle femministe nè agli anti-femministi, ho perso il conto ormai di quante femministe mi considerano un troll ottuso e “cripto-patriarcale” e di quanti anti-femministi mi considerano uno “zerbino femminista”, “maschiopentito” e quant’altro. Ma va bene così non cerco consensi e non sono su blog come questo per “rimorchiare” ma solo per esprimermi
      E accetta il fatto che io dico solo quello che penso

    • IDA ha detto:

      Anche qui stessa tecnica modello Joseph Goebbels, chi non la pensa come te è un traditore, non si argomenta quello che dice, ma si etichetta: ruffiano, zerbino, ecc.. ecc Vi resta così difficile trovare argomenti che li andate a cercare sotto terra. Ma se la vita del maschio è così tragica come la descrivi, ma perché invece di accusare le donne e le femministe o cercare i traditori alla causa, non cercate di cambiarla? No, è chiedere troppo?

  9. Il fatto è che quello che pensi e scrivi qui assomiglia sinistramente a quello che pensano e vogliono credere e far credere le femministe. Probabilmente sarà un caso. Probabilmente.

    • Paolo ha detto:

      pensa che una femminista potrebbe scorrere i post di questo blog, scovare i miei commenti ai post sulla “oggettificazione sessuale” e pensare che “quello che pensi e scrivi qui assomiglia sinistramente a quello che pensano e vogliono credere e far credere i maschilisti.”.
      Se un comunista di ferro leggesse le mie opinioni sulla politica estera mi vederebbe sicuramente come un “sionista, filo-atlantico imperialista”,. Se un ultraliberista leggesse che sono a favore del welfare e della socialdemocrazia mi vederebbe come un comunista senza cervello, e il comunista di prima direbbe che sono un lacchè socialdemocratico del capitale
      Se un musulmano, un cristiano e un ebreo molto religioso leggessero cosa penso della fede religiosa e dei tre monoteismi in particolare mi vedrebbero come un demonio ateo e laicista (bè in quel caso non avrebbero sbagliato!).
      Se un musulmano leggesse cosa penso del velo e che sono d’accordo con la legge francese che ha vietato l’ostentazione di simboli religiosi nelle scuole, incluso il velo, direbbe che sono un islamofobo, intollerante e razzista
      Se un leghista leggesse cosa penso di Salvini direbbe che sono un amico dell’Isis

      Su internet si ragiona così: se quello che dici sembra simile a quello che dice “il nemico” allora sei un nemico anche tu o perlomeno un collaborazionista

  10. Visto che qui c’è una certa Ida che parla a nome del femminismo e delle femministe e che accusa
    i maschi che non accettano passivamente il verbo femminista di reagire ad esso argomentando e
    visto che Ida invoca con tanta foga orgasmica le argomentazioni te ne faccio un bell’elenco:
    – da quarant’anni si sta portando avanti in Occidente un attacco SISTEMATICO al mondo e alla
    figura maschile, demonizzandola (visto che la Ida parla di “demonizzazione” del femminismo).
    Chi di demonizzazione colpisce, poi di demonizzazione perisce.
    – non si è mai sentito (posso sbagliarmi, ma questa è l’impressione che ho) una femminista, una
    SOLA che si sia chiesta: “Ma questa reazione maschile è tutta ispirata e solamente ispirata ai
    famosi privilegi che il maschio avrebbe perso e generata dalla rabbia che prova per il potere
    assoluto che non ha più? Ci sarà anche dell’altro, no? E poi questi uomini che criticano il
    femminismo sono tutti, ma proprio tutti, dei negazionisti e dei malintenzionati? Ci saranno pure
    degli uomini che avranno delle ragioni valide e delle critiche valide da fare, no?
    – per quanto riguarda il patriarcato, lo considero quanto te e più di te, una disgrazia. Ma una
    disgrazia che è il risultato di un’altra disgrazia: lo stato di natura e l’ambiente della giungla.
    Per uscirne e venirne fuori si è dovuto forzatamente ricorrere al patriarcato. Non era possibile
    passare dalla giungla allo stato moderno e democratico. Lo stadio intermedio del patriarcato è
    stato inevitabile e necessario. proprio la durata secolare, anzi millenaria, del patriarcato sta lì
    a dimostrarci, cara la mia Ida, la sua concretezza storica. Che il patriarcato fosse concepito
    e SENTITO dalle donne stesse come NECESSARIO per la loro stessa sopravvivenza è
    ampiamente dimostrato dalla collaborazione femminile efficiente e VOLONTEROSA al suo
    funzionamento. Il ruolo delle donne è stato paragonato a quello degli schiavi. Paragone
    improprio e idiota: il lavoro servile è sempre stato qualitativamente scadente. Si manteneva
    abbondante solo perchè e finchè la sorveglianza era attenta e implacabile. Non appena la
    sorveglianza si allentava, anche l’aspetto quantitativo scadeva. Il livello costantemente
    elevato della qualità del lavoro delle donne nella famiglia e nelle società patriarcali, al
    contrario, NON CALO’ MAI. L’apporto femminile si mantenne qualitativamente costante,
    risentendo pochissimo delle assenze maschili- frequenti e spesso lunghissime- durante le
    campagne di guerra e la stagione di caccia. In altri termini, uno schiavo, senza sorveglianza,
    non lavora o lavora poco e male. Le donne, al contrario lavoravano comunque, molto e bene,
    quando erano sorvegliate e quando non lo erano. Tutto ciò richiederebbe una spiegazione.
    Ma il femminismo non intende fornirla e accusa di “maschilismo” 0 o “giustificazionismo” chi
    osa fornirne una. La spiegazione possibile, cara Ida, è una sola: le donne ritenevano il
    patriarcato NECESSARIO per la sopravvivenza dell’umanità e delle donne stesse. Questo e
    solo questo può spiegaro lo zelo e l’impegno che profusero per far funzionare la famiglia e
    la società patriarcale. Perchè i fatti storici, cara Ida, parlano di zelo, di impegno, di dedizione,
    addirittura di entusiasmo, da aprte delle donne e non di costrizione per il funzionamento del
    patriarcato. Spinte dalla convinzione, scaturita dal loro stesso intimo, della necessità storica
    del patriarcato, le donne vi si impegnarono per sostenerlo, con uno zelo tale da soddisfare
    anche il più esigente dei mariti: i loro uomini ne furono BEN COMPIACIUTI. Che adesso
    arriviate voi femmministe che dall’alto della vostra superiorità intellettuale proclamate che
    le donne erano profondamente infelici e avrebbero tanto desiderato non collaborare ma
    NON POTERONO perchè erano coartate ma senza fornire uno straccio di prova storica a sostegno delle vostre argomentazioni, è quantomeno risibile e deridibile.
    – l’atteggiamento nazifemminsta prescinde dall’ideologia e si riferisce al confronto con l’altro
    sesso. Quando si ritiene che l’uomo, cioè il “maschio” non ha diritti ma solo privilegi e non ha,
    nei confronti delle donne, delle legittime aspettative, ma solo delle “pretese” allora si è proprio
    nazifemministe: perchè non si riconosce e non si vuole riconoscere “l’altro da sè”: l’altro deve
    assecondare il femminismo se non vuole essere etichettato come “maschilista” e portare tale
    marchio di infamia. Ora, una femminista che pretende che tutti lo siano, anche e soprattutto i
    maschi non è una femminista ma una fascista, anzi una nazifemminista per l’appunto.
    – il “maschilismo” perlomeno è intellettualmente onesto: quando un maschio si fa i suoi interessi
    di genere se li fa e basta. Non mette avanti principi, valori, ideali. Invece, voi femministe, ma
    ultimamente un pò tutte le donne in genere, vi fate i vostrri interessi e pretendete di farli in nome
    di principi, valori e ideali. E la cosa fa francamente un pò schifo.
    – il “maschilismo non ha mai preteso di cambiare le donne. A modo suo, ha sempre rispettato la
    diversità e la specificità femminile. Anche nella più becera società patriarcale, gli uomini sono
    uomini, le donne sono donne. Invece il femminismo pretende di “rieducare”, “convertire” o
    “cambiare” i maschi e l’identità maschile forgiandola a suo piacimento.
    – se anche in Occidente e persino in Occidente è oramai in corso una reazione maschile al
    femminismo e all’ideologia femminista, un motivo ci sarà. E sarebbe anche il caso che lo stesso
    movimento femminista si facesse una bella autocritica, invece di suggerirla sempre agli altri.

    Visto che hai chiesto delle argomentazioni, ritengo con questa risposta di avertene fornite
    “ad abundantiam”, cara la mia femminista interlocutrice.

    • Paolo ha detto:

      che vuol dire “gli uomini sono uomini” e “le donne sono donne”? Perchè io sono uomo, maschio e pure eterosessuale, sono attratto dalle belle donne e non mi vergogno di esserlo e ci tengo alla mia “specificità” ma sono diverso da altri uomini, maschi ed eterosessuali. e non credo che tutti gli uomini siano solo in un modo o le donne solo in un altro. Ci sono tanti modi di essere uomini e di essere donne tanti quanti sono gli uomini e le donne nel mondo tutti validi a prescindere da quanto frequenti statisticamente

    • IDA ha detto:

      Primo: Io non parlo a nome del femminismo, neppure in nome delle femministe. Io non ho la delega per fare questo e nessuna femminista può avere tale delega. Lo so, probabilmente non capirai cosa vuol dire, ma non è importante, in questo momento.
      La richiesta di argomentazioni, non vuol dire imporre il proprio verbo, al contrario, vuol dire rifiutare le verità assolute imposte dagli altri. Io non aderisco per fede, ma per ragione.
      Andiamo brevemente ai punti:
      Punto a: Quale attacco alla figura maschile? Ricordarvi che lo stupro NON È un vostro diritto naturale, è un attacco alla figura maschile? Che la violenza per risolvere le questioni, NON È un vostro diritto naturale, è un attacco alla figura maschile? Ricordarvi che le donne hanno li stessi vostri diritti, che sono esseri umani come voi, che non sono a vostra disposizione, ma hanno li stessi desideri, sentimenti e ambizioni che avete voi, è un attacco alla figura maschile? E dov’è la demonizzazione?
      Punto b: Chiedo argomentazioni, proprio per verificare se ci sono delle ragioni valide, o forse le devo accettare passivamente? Quello che dice un uomo è la verità assoluta ed io la devo accettare come tale?
      Ti sei mai chiesto quali sono le ragioni delle femministe? No, ti basta presumere, supporre, ipotizzare e stabilire che sono tutte “malate”, perché logicamente sei te, che sai qual è la cosa buona e giusta per una donna.
      Punto c: Apologia del patriarcato. Vostro onore il patriarcato è solo vittima delle donne maligne e della storia. Perché le donne vere, si sono impegnate con entusiasmo e zelo al funzionamento del patriarcato. L’entusiasmo lo zelo, lo spirito di sacrificio lo possiamo ammirare in tutte le donne del mondo arabo, in Siria, Arabia, Sudan e Iran……
      La democrazia non è un merito del patriarcato, le democrazie si allontanano dal patriarcato, al contrario le dittature e i sistemi teocratici e totalitari sono pure espressioni del patriarcato.
      La giungla, il male minore? Due principi privi di fondamento tipici di un’ideologia, che sostiene l’ineluttabilità del potere, dell’autocrazia, del sopruso, della subordinazione, dell’auto-soggettazione, dell’emarginazione, della discriminazione, lo schiavismo, le guerre, dello sfruttamento, fatte passare come naturali. Le guerre come il male minore, le dittature come il male minore. Servono solo ad ASSOLVERE E GIUSTIFICARE, non a spiegare o descrivere la storia.
      Vediamo lo zelo e impegno delle donne. Ti faccio una domanda, le donne nella storia, avevano altre opzioni di scelta? Se si Quali?
      Penso che la vita della donna era stabilita da altri, segnata dal momento della nascita, in poi. Altro che il mondo delle favole che racconti, la storia ci narra anche insubordinazioni e ribellioni da parte delle donne. Forse ignori la “Guerra dei contadini” in Germania del XVI secolo, ignori l’origine del “monachesimo”, l’origine “beghinaggio” nel nord dell’Europa.

      Fai citazioni di locuzioni latine, ma forse la cultura classica non è il tuo forte.
      Plutarco, ci racconta che nella città greca di Mileto, dopo anni di guerra aveva raggiunto la pace. Tra gli accordi di pace c’era anche la consegna di 50 fanciulle vergini come risarcimento danni. Avevano fatto gli accordi senza consultare le ragazze, che si rifiutarono di andare spose a persone che non conoscevano. Alcune di loro si suicidarono per protesta e le altre minacciarono di fare altrettanto. Il senato si uni urgentemente e prese una decisione: Furono prese alcune ragazze, denudate ed esposte nude in piazza, poi furono squartate, fatte a pezzi e date come cibo ai cani. Cazzo! Non ci crederai, ma le altre accettarono di andare spose a degli sconosciuti con entusiasmo, zelo e impegno. E ti dirò, anche io avrei fatto altrettanto.
      Sul patriarcato ti consiglio maggiori studi in antropologia e approfondimenti storici, perché le sciocchezze che hai detto, non hanno nessun fondamento antropologico ne storico. Potresti iniziare con Georges Duby: “Donne nello specchio del Medioevo” – “Il potere delle donne nel Medioevo” -“I peccati delle donne nel Medioevo”- “ Il Cavaliere, la donna il prete” – “Medioevo Maschio, amore e matrimonio” Tanto per avere un’idea della condizione della donna nel medio evo, documentata e scritta da un uomo, Georges Duby. Se non ti bastano ci sono anche le opere di Chiara Frugoni, ma è una donna e non te le cito nemmeno. La storia appunto ci dice dell’abnegazione e felicità della donna al servizio del patriarcato che sprizzava da tutti i “roghi”, pardon, da tutti i pori.

    • IDA ha detto:

      Punto d: Non l’ho capita bene, comunque, mi ripeto, se lo stupro, lo considerate un diritto, NO! Non è un diritto. Il diritto è a non essere stuprate, non a stuprare. Non avete nessun diritto sulle donne, nessuna persona può campare diritti sul corpo e la dignità di un’altra persona, uomo o donna che sia. Quindi nazista è chi si arroga il diritto su altre persone e non chi condanna questo sopruso.
      Punto e ed f: Maschilismo: forma di discriminazione, basata sulla presunta e ipotetica superiorità dell’uomo sulla donna. Indica un atteggiamento socio-culturale basato sull’idea di una supremazia maschile, la donna in quanto essere inferiore deve essere protetta ed educata, logicamente per il bene della donna. Forse non lo sai, ma fino a che è stata in vigore la legge Rocco, quindi fino al 1975, il capofamiglia, il patriarca, aveva il compito e il dovere di educare la mogie e i figli, anche con punizioni corporali. Quindi di cosa stai blaterando, di cosa stai parlando? Aderisci ai concetti senza conoscere il significato? Andiamo bene!
      Il femminismo non ha mai avuto il compito di educare, convertire ecc.. Anche qui ti consiglio maggiori studi, sia sul maschilismo e sul femminismo, prima di dire sciocchezze un po di conoscenze, possono aiutare.
      “Dove gli uomini sono uomini e le donne sono donne”. Frase che può avere grande effetto, ma non vuol dire nulla. Cosa vuol dire? I concetti di uomo e donna, cambiano nel tempo e nello spazio, cambiano continuamente, perché sono costrutti sociali, non si è più o meno uomini, ma diversamente uomini o donne.

      • Paolo ha detto:

        il costrutto sociale non è l’uomo e la donna (quelli ci sono sempre) ma sono i ruoli e le idee che vengono in blocco attribuiti a uomini e donne. Su tutto il resto concordo

      • IDA ha detto:

        Si, Paolo, ma uomo e donna, penso che si possa usare come sinonimo di maschio e femmina, (biologia) e sinonimo di mascolinità e femminilità. Uomini e donne, usati in quella frase fa riferimento a ruoli e concetti, sopratutto a ruoli, perchè quella frase; gli uomini sono uomini, diventa gli uomini fanno gli uomini e le donne fanno le donne. Comunque come si gira rimane sempre una frase orrenda, con significati reazionari ed vetusti.

    • IDA ha detto:

      Una teoria, tanto più è semplice tanto più può apparire veritiera, attecchisce facilmente, ma non descrive una realtà complessa, e non aiuta a capire la realtà. La storiella che hai raccontato sul patriarcato, è talmente semplicistica e superficiale che rientra in questa categoria. Merita l’attenzione, perché l’ho già letta da più parti.
      Domanda: perché nei paesi occidentali, nei ultimi 50 anni, sono sempre meno le donne che aderiscono al patriarcato con entusiasmo e zelo? Come mai oggi il patriarcato non è più sentito dalle donne come necessario alla propria sopravvivenza?
      Nei periodi di cui parli, in cui le donne lo consideravano necessario e aderivano al suo funzionamento, le donne avevano altre possibilità? Non erano costrette con metodi coercitivi, ma non avevano scelte. Non avevano accesso a nessuna forma di sostentamento economico, non potevano accedere agli studi, ai lavori, non avevano nessuna altra possibilità. Senza andare tanto lontano, nei primi decenni del 900, in Italia, Francia o Inghilterra, una donna se non era di famiglia borghese, oltre che ad aderire con entusiasmo e zelo al patriarcato, che destino l’attendeva? Quale opportunità le riservava la società? Solo quella del bordello, fare la puttana come unica alternativa.
      Poi la caccia, non c’entra con il patriarcato, il patriarcato nasce con la proprietà privata e l’urbanizzazione, la nascita della città stato, quindi popolazioni stanziali e non nomadi e i cacciatori sono nomadi, seguono le prede.
      La sorveglianza al lavoro servile, non ha lo scopo di farli lavorare di più, ma per impedire la fuga, se scappa, perdi la forza lavoro. Per cui il costrutto che la donna lavorava anche senza sorveglianza, quindi era una sua scelta, non regge, perché aveva solo la possibilità di scappare, ma per andare dove? Per fare cosa?
      Sul patriarcato, te la voglio raccontare io una storiella.
      Un asino, che gira tutto il giorno la ruota del mulino. Il padrone, dell’asino, lo fa riposare, li da un posto dove ripararsi, li fornisce il cibo, lo cura se sta male, lo coccola, lo “mette sul piedistallo”, ci fa i figli e ci dorme insieme. Il padrone lo fa perché vuole bene all’asino? No! L’acqua, il cibo e le cure fornite all’asino, non sono un diritto dell’asino, ma risponde solo al diritto del padrone a mantenere la forza lavoro.
      L’asino perché non scappa o non si rifiuta di girare la ruota del mulino? Semplice perché li è stato detto che l’asino è nato per girare la ruota del mulino, anche l’antico testamento lo dice. L’asino si guarda intorno, e vede solo asini che girano ruote del mulino. Pensa allora è vero che sono nato per girare la ruota del mulino. Questo dura fino a quando, qualche asino, particolarmente testardo, iniziò a pensare un mondo differente, un mondo senza ruote e senza padroni e iniziò a raccontare questo suo sogno ad altri asini. Fino a quando diversi asini riuscirono ad essere liberi dalla ruota e dal padrone. Anche se non erano molti, gli asini liberi, gli altri asini che continuavano a girare con entusiasmo e zelo la ruota, iniziarono a vedere anche asini che pascolavano liberi nei prati. Allora si è reso conto che era stato ingannato, che non era vero che era nato per girare la ruota del mulino, ma per pascolare nei prati libere.

  11. Esempio di demonizzazione del maschile: “Il maschio è un essere sentimentalmente deficiente.
    Essere maschi significa essere cromosomicamente deficienti. Il maschio è un aborto che cammina
    (Andrea Dworkin femminista storica americana e siamo già negli anni 70)
    “I maschi che vanno in galera per stupro ci vanno per qualcosa che differisce MOLTO POCO da
    quello che tutti gli altri maschi fanno normalmente)
    (un’altra femminista americana)
    Non so quale ruolo potrebbero avere gli uomini in una società ideale per le donne. Forse
    dovrebbero essere eliminati tutti. No, non volevo dire questo…..e invece sì, volevo proprio dire qiesto (sempre la nostra ineffabile Dworkin)

    Questi sono esempi eclatanti di demonizzazione del maschile fatta da femministe “paritarie”.
    E le donne che hanno pronunciato queste simpatiche “fatwe” non sono donne islamiche
    oppresse o costrette a portare il burka: sono donne emancipate americane che invece di
    essere grate di vivere in un mondo libero o almeno più libero per le donne manifestano queste
    simpatie e queste espressioni di ringraziamento per gli uomini che tale mondo hanno creato.
    La reazione maschile o “maschilista” dovevate solo aspettarvela quando si lanciano insulti.
    E venendo al discorso iniziato con la vignetta postata sopra: se esiste un movimento che lancia
    insulti ai maschi, che si preoccupa solo delle donne e che dice che i “maschi” non hanno dei
    diritti ma solo dei “privilegi” o delle “pretese” perchè gli stessi maschi dovrebbero aiutare o
    sostenere o finanziare in qualche modo un simile movimento? Agli schiaffi dovrebbero reagire
    porgendo l’altra guancia e facendo i buoni samaritani per le donne in difficoltà? Certo, questa
    sarebbe la condotta raccomandata dal Vangelo. Ma il Vangelo, nella vita di tutti, sia di donne
    che di uomini, è poco praticato.

    • IDA ha detto:

      Andrea Dworkin, dovrei iniziare a studiarla e a leggerla, perché sul Web, conoscete solo Andrea Dworkin, e qualche altra femminista americana. Peccato che Andrea Dworkin, in italiano non è tradotta. Questo dovrebbe far pensare, anche quanto è importante Andrea Dworkin nel femminismo internazionale, dato che nessuna femminista italiana si è sentita il dovere di tradurla. Le demonizzazione è quello che subisce Andrea Dworkin, sul Web, vengono sempre citate delle frasi estrapolate qua e la, per alterare tutto il suo pensiero, che rimane sconosciuto ai più. Considerando poi che è anche morta, non può nemmeno smentire o spiegare il suo pensiero. In più una frase estrapolata di una singola persona, anche se femminista, oppure no, viene attribuita ad un intero movimento o parte di esso. Se non è demonizzazione questo, cos’è? Appare chiaro, che la vostra conoscenza del femminismo, radicale e americano, è molto strumentale, che vi serve solo a demonizzare e criminalizzare un intero movimento. Un movimento che in due secoli di storia ha avuto tante attiviste e scrittrici, che ignorate totalmente ma sono state e sono importanti per conoscere il pensiero femminista. Es.. l’americana Voltairine de Cleyre; oppure, Emma Goldman, Maria Luisa Berneri, Giovanna Caleffi, Luce Irigaray, Simone de Beauvoir, Virginia Woolf, Louise Michel, Carla Lonzi ecc.. ecc.. Per voi sono tutte delle sconosciute.
      Nel 1911 Emma Goldman, pubblicò, “Woman’s Emancipation” un anno dopo era già stato tradotto in più di trenta lingue, Noe Ito, una femminista giapponese fece la prima traduzione di “Woman’s Emancipation” nel 1912, non trovando una casa editrice disposta a pubblicarlo, inizio a stamparlo in fascicoli a proprie spese ed andava a distribuirli al mercato lei stessa. Nel 1916 lo ripropose a puntate su una rivista che lei dirigeva, ma la rivista fu subito chiusa dalle autorità e poco dopo Noe Ito, viene uccisa. Aveva 28 anni.
      “Woman’s Emancipation” di Emma Goldman in giapponese, pubblicato per intero, bisogna aspettare gli anni 60.

    • IDA ha detto:

      Poi dici: “…invece di essere grate di vivere in un mondo libero o almeno più libero..”
      Grate a chi? Guarda che le maggiori libertà e diritti, fin dalla rivoluzione francese, le donne se le sono conquistate sul campo, sono dovute a lotte, sofferenza e sangue e non alla benevolenza e generosità di qualcuno. Quindi non si deve essere grate a nessuno, se in occidente le donne godono di una maggiore libertà, lo devono solo alle donne.
      Ancora non mi hai spiegato, qual è l’attacco sistematico al mondo maschile, in che cosa consiste? Perché io ho fatto delle ipotesi, ma non so se sono giuste, o forse le devo considerare corrette? Quali sono i diritti che non sono riconosciuti hai maschi?

  12. Le frasi della Dworkin mi sembrano piuttosto chiare ed inequivocabili, tali da non lasciare dubbi o
    spazi a “interpretazioni” o a esegesi di vario tipo. Comunque, voglio essere generoso e ipotizzare
    che quelle frasi la Dworkin le avesse pronunciate in un momento di “raptus dementiae” fatto più
    che comprensibile quando si promuovono certe ideologie. Il fatto che che ritieni che le donne non
    debbano ringraziare nessuno è la plastica dimostrazione che della storia delle donne, cara Ida,
    non conosci neppure l’ABC. Innanzitutto la Rivoluzione Francese che tu ritieni l’inizio della marcia
    trionfale delle donne occidentali verso la libertà chi l’ha iniziata? Maria Antonietta? Le donne di
    Parigi? Oppure i delegati (tutti maschi) del Terzo Stato che, rischiando la loro testa, rimasero al
    loro posto nella Sala della Pallacorda dichiarandosi Assemblea Costituente ed iniziando subito
    a legiferare? E chi ha dato origine ai moti sociali dell’Ottocento? Le lavandaie? Le mondine?
    Oppure gli operai maschi che spesso si beccavano le pallottole, il carcere, la deportazione in
    Caienna? E chi ha fondato i sindacati? Le operaie? Oppure i lavoratori maschi che spesso si
    prendevano anni di reclusione? E chi ha inventato le macchine, la tecnologia, gli avanzati
    processi produttivi che hanno permesso di creare una massa sempre crescente di beni così
    esonerando le donne di gran parte della fatica fisica? Sono stati cervelli femminili? O non sono
    stati piuttosto ingegneri uomini e cervelli maschili? E grazie a chi è stato dato il voto alle donne?
    Solo grazie alle rivendicazioni femminili? O non è stato grazie al voto favorevole di tantissimi
    deputati uomini al Parlamento? E grazie a chi è stato ottenuto il divorzio e l’aborto? Solo grazie
    al voto delle donne nei referendum? Oppure anche grazie alla maggior parte degli uomini che hanno votato e grazie al “maschio” Marco Pannella che si è battuto come un leone perchè ciò
    fosse realizzato? E non sono ancora maschili autentiche meraviglie come Internet, Facebook,
    e le ultime invenzioni della tecnologia che se avessimo dovuto aspettare le menti femminili
    chissà quanto tempo avremmo dovuto aspettare? E tu mi vieni a dire che le donne non devono
    e non sono tenute a ringraziare nessuno per i diritti e per la libertà di cui adesso godono?
    Cara Ida, io e più di tutti sono lieto di non far più parte del mondo patriarcale che ha reso i
    maschi quello che spesso sono (violenti e prevaricatori) e che ha reso le femmine quello che
    spesso sono( opportuniste ed interessate). Ma la verità storica, ogni tanto, bisogna ricordarla e
    tenerla presente. E la verità storica sulla condizione femminile attuale è la seguente: senza la
    Civiltà Occidentale non ci sarebbe l’emancipazione femminile e senza l’apporto MASCHILE non ci sarebbe stata la Civiltà Occidentale. Una donna, oggi, se vuole, può escludere o estromettere
    gli uomini dalla sua vita. Ma una donna che volesse escludere gli uomini dalla Storia, anche
    dell’emancipazione femminile o è una deficiente o è una falsaria.

    • Paolo ha detto:

      sono anch’io d’accordo che l’emancipazione femminile non sarebbe stata possibile senza la rivoluzione industriale, lo sviluppo delle tecnologie e l’affermazione della laicità nella civiltà occidentale (e la rivoluzione francese, nonostante abbia sostanzialmente ignorato i diritti delle donne mandando la povera Olympe De Gouges alla ghigliottina, ha avuto l’indubbio merito di avviare il processo che ha portato un secolo dopo alle prime battaglie femministe) ma ti suggerisco di informarti un po’ di più: nella Rivoluzione Francese le donne hanno avuto un ruolo: oltre alla già citata e sfortunata Olympe De Gouges cito anche Claire Lecombe (il cui unico merito non era il bell’aspetto, come pensava Pierre Rene Chodieu),e in quanto alla tecnologia, faccio due nomi: Ada Lovelace e Hedy Lamarr. ma se vuoi ti faccio un elenco di donne scienziate, alcune hanno pure vinto il Nobel
      Comunque sul ruolo non passivo delle popolane parigine nella Rivoluzione puoi leggere un ottimo e molto documentato romanzo storico, L’armata dei sonnambuli di Wu Ming, e comunque ci sono saggi di storia che ne parlano

  13. Qui si sta confutando l’idea che le donne non devono ringraziare nessuno per i diritti acquisiti e
    per l’emancipazione ottenuta. Secondo me, invece, di ringraziamenti al genere maschile e alle
    realizzazioni che il genere maschile ha compiuto ne devono fare. E anche parecchi.

    • Ma con ringraziamenti al genere maschile significa che TU pretendi la gratitudine delle donne?

    • IDA ha detto:

      Nella Basilica di Santa Croce a Firenze, c’è una tomba, dove io mi reco ogni volta che posso, nel segno della mia gratitudine, nei confronti di un uomo, che forse è stato il più maschilista e misogino della storia. Dove ora c’è una scultura marmorea, eretta alla fine del 700, prima non c’era nulla, perché la chiesa aveva vietato non solo il funerale, ma anche ogni tipo di iscrizione marmorea o scultura. Perché l’aveva fatta davvero grossa, aveva reso la “verita” disponibile e verificabile da tutti. Aveva tolto la ragione al divino e restituita agli uomini. Tolto l’errore e il dubbio al maligno e restituito all’umano. Aveva rilegato la teologia ad occuparsi solo di questioni di fede. Il dubbio, che fino a quel momento era opera del maligno, con lui era diventato strumento per raggiungere la verità. “Sgombrò primo le vie del firmamento.” Così sarà celebrato da Ugo Foscolo nei “Dei sepolcri”. Parlo di Galileo Galilei, e solo grazie a lui sono state possibili tutte le successive scoperte, scientifiche, sociali, umani e filosofiche. Grazie a lui è stato possibile dopo avere anche, Jean-Jacques Rousseau, Voltaire, Diderot, Kant, Schopenhauer, Hegel, Isaac Newton, Albert Einstein, Karl Heisenberg ecc..ecc.. Io sono grata a Galilei e a tutti questi signori, e come me tutto il genere umano dovrebbe essere grato a loro, non solo le donne. Ma non a tutti gli uomini in quanto tali, al genere maschile, che in comune con questi signori hanno solo il pene e non bisogna dimenticare che Galileo fu costretto all’abiura all’età di settant’anni e sputtanato in tutte le università d’europa, non dalle donne, ma da altri uomini. Giordano Bruno, è stato torturato e ucciso da uomini, non da delle donne.
      Mi dirai, perché le donne non c’erano? E qui ti faccio rispondere da Virginia Woolf, che ci dice che Shakespeare, poteva essere solamente un uomo, Nessuna donna avrebbe potuto scrivere come Shakespeare. Neanche sua sorella. E ci spiega perché.
      La vera storia della sorella di Shakespeare- “Nel frattempo, poniamo che quella sua sorella dal talento straordinario fosse rimasta a casa. Lei era avventurosa, creativa e desiderosa di vedere il mondo tanto quanto il fratello: ma non fu mandata a scuola. Non ebbe alcuna possibilità di imparare la grammatica e la logica, per non parlare di leggere Orazio e Virgilio. Di quando in quando, prendeva in mano un libro, forse di suo fratello, e leggeva qualche pagina: ma poi i suoi genitori entravano e le dicevano di rammendare le calze o di tener d’occhio la stufa invece di trastullarsi fra carte e libri.” -Una stanza tutta per sé- Virginia Woolf.
      Paolo, giustamente ti cita Olympe de Gouges, nella rivoluzione Francese. La sua dichiarazione inizia così: “Uomo, sei capace d’essere giusto? È una donna che ti pone la domanda; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno?…[…].. Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono di potersi costituire in Assemblea nazionale…” Risposta…. ghigliottina. Sul carro che la condusse alla ghigliottina, ella riaffermò: “Le donne avranno pur diritto di salire alla tribuna, se hanno quello di salire al patibolo.”
      Il fatto è che spesso la storia è scritta dagli uomini e le donne spariscono, esempio la resistenza Italiana, si è sempre parlato delle donne come staffette partigiane, come supporto ai partigiani. Ma in realtà ci sono state anche 35 mila donne combattenti, insieme ai loro compagni nelle brigate. Ma dopo sono sparite, le è stato impedito di marciare con le armi alla liberazione avvenuta. Bisogna attendere le ricerche di una storica, donna e femminista, Marina Addis Saba, che nel 1998 pubblica “Partigiane. Le donne della Resistenza”. E qui mi cito: https://bccida.wordpress.com/2015/10/18/resistenza-sostantivo-femminile-partigiane/
      Ti vorrei anche ricordare, che lo sviluppo sociale, i diritti, la democrazia la libertà, negli anni 60, per gli uomini, nei paesi occidentali, erano, più o meno li stessi di adesso. Ma per le donne no! Se si esclude quelle appartenenti alla borghesia, le borghesi e le aristocratiche, hanno sempre avuto maggiori libertà. Per la maggioranza delle donne la condizione sociale era la stessa di quella di inizio secolo o fine ottocento. Gli uomini e le donne, hanno avuto storie differenti e condizioni diverse. Certo Pannella si è battuto, ma quante donne c’erano in parlamento a quel tempo?
      Ma secondo te Giorgiana Masi, è stata uccisa dalla polizia, mentre era a fare un sit-in sul divorzio o a fare shopping? Perché da come lo racconti sembra che gli uomini erano fuori a fare manifestazioni per il divorzio e l’aborto e le donne a casa a fare la maglia o a stirare.
      http://www.fanpage.it/chi-era-giorgiana-masi-uccisa-il-12-maggio-1977-a-18-anni-mai-trovati-i-colpevoli/

  14. Non pretendo così tanto, anzi, così poco. Basta e avanza che ci sia onestà e oggetttività da parte
    del genere femminile e del femminismo che crede o si illude di rappresentarlo. Forse con una
    parte del genere femminile c’è ancora speranza sotto questo aspetto. Con il femminismo e con
    le sue sacerdotesse è speranza vana.. Salutami la Gran Sacerdotessa della setta.

    • IDA ha detto:

      Le femministe, rappresentano, solo se stesse, non hanno l’ardire di rappresentare tutte le donne, non chiedono la delega non ricevono nessuna delega. Noi diciamo solamente alle donne, di non delegare la propria vita agli uomini e neppure alle donne. Poi una fa quello che le pare. La Dworkin, rappresenta se stessa, non tutto il femminismo. Come se attribuissi a tutti gli uomini la frase di Roberto Fiore. “STUPRATELE CHE TANTO POI ABORTISCONO”. Questa cosa l’ha detta Roberto Fiore non gli altri uomini. Oppure quello che dice Salvatore Marino, maschio al 100%, sono cazzate che dice lui, anche se si è auto- eletto “leader maximo del neo-maschilismo mondiale”, sono cazzate che dice lui. Tante donne dicono cose anche peggiori sugli uomini e non sono femministe. Come tanti uomini fanno certe affermazioni sulle donne, un mio ex collega diceva che lui le donne non le giudicava mai, se prima non le aveva viste a 90 gradi. Ed era uno dei più simpatici. Poi basta partire dall’antico testamento in poi e giudizi sulle donne se ne trovano quanti ne vuoi, e spesso spacciati anche come verità scientifiche. Io ho parlato e argomentato di quello che hai detto te, non di quello che dicono altri. Poi il femminismo non ha una struttura gerarchica, ne altari ne vangeli. Non è una setta e non ha sacerdoti.

    • IDA ha detto:

      La riconoscenza al genere maschile, SCORDATELA! Sono riconoscente a molti uomini, ma non posso esserlo a tutti. Gli uomini hanno raggiunto grandi vette, del pensiero artistico culturale, tecnico e scientifico, ma hanno raggiunto anche abissi immensi della crudeltà sia verso altri uomini e donne. Poi perché, per grazia ricevuta?

  15. cominciamo già a cancellare i post che non piacciono? Evviva la libertà di parola (lascito della
    Rivoluzione Francese da qualcuna invocata qui dentro).

  16. IO pure ho una vita. E la VIVO.

  17. Le mie sono argomentazioni, non piagnistei. Forse non ti hanno spegato la differenza. O forse, sei
    talmente abituata a farli TU e le TUE COLLEGHE, i piagnistei, che li attribuisci anche agli altri.

  18. Appunto: sono quarant’anni che il femminismo e le femministe fanno piagnistei: siamo i posteri di
    questo quarantennale, uggioso, insistente piagnisteo femminista. Che dura, ahinoi, ancora oggi.

    • IDA ha detto:

      Ma probabilmente in 40 anni, piagnistei e basta non si sono fatti. Dal momento che te stesso dici che si è portato un attacco sistematico alla figura maschile e tutti quelli che sono i vostri sacrosanti “diritti”, noi femministe cattive li abbiamo definiti “soprusi”. Io ti ho chiesto quali sono, questi vostri diritti violati. Nessuna risposta, se un’assurda richiesta di gratitudine al genere maschile, incondizionata e insensata. Ora, oltre che ad essere la grande sacerdotessa, sono anche una fattucchiera, maga e strega, non importa che tu me li dica, già li so!
      1) Diritto allo stupro. Da quando ci sono le femministe, non potete più stuprare in pace, impuniti si, ma in pace, no! In più non credono alle vostre misere giustificazioni: ha provocato, lo ha voluto lei, mi guardava, mi sorrideva, aveva le calze a rete, la minigonna, ho perso la testa, ecc..ecc. Soprattutto, le femministe hanno attaccato in maniera pesante la figura maschile, quando si sono inventate “il Consenso”. Ma quale consenso, un uomo che è uomo al 100% del consenso “se ne frega”, tromba e basta, la donna basta che apra le gambe senza tante storie.
      2) Prostituzione. Altro diritto fondamentale di un uomo vero uomo. Le femministe hanno osato chiudere le case chiuse, hanno osato mettere in discussione il vostro naturale diritto di andare con le prostitute, di svaporare un po dopo una pesante giornata di lavoro. Le femministe hanno osato mettere in discussione il vostro diritto di usare le donne a vostro piacimento. Hanno osato dire che la pornografia è sessista, che la donna è ridotta solo ad un’oggetto. Attacco alla figura maschile, al diritto di farsi una sega, nel guardare una donna a gambe larghe con un cazzo in bocca e uno in culo. In fondo si sa, che “il pollice opponibile” è il passaggio fondamentale nell’evoluzione umana, per farsi le seghe.
      3) Indipendenza economica. Attacco alla figura maschile. Le donne indipendenti, che non dipendono economicamente da un uomo, sono una minaccia al maschio vero maschio. Non le può più ricattare o minacciare economicamente e uno scandalo! È una perdita di potere. Le donne hanno avuto accesso a tutti i livelli di studio e si stanno dimostrando di essere più preparate e brave degli uomini. Questo è un attacco alla figura maschile. Non più infermiere, magari un po’ sexy, prosperose, con i tacchi e le calze a rete, (di nuovo) ma anche chirurghe, interniste, anestesiste, ecc.. Per questo la Chiesa continua a precludere l’accesso alle donne. Te lo immagini il “conclave” con le quote rosa?
      Poi ci sarebbe anche la famiglia, la maternità, ed altro, ma dopo una giornata di lavoro, non ho più voglia. Se vuoi puoi continuare te.

      • Paolo ha detto:

        che si possa stuprare impuniti non direi, non tutto è stato risolto ma qualche legge contro lo stupro esiste oggi,

  19. Giulia Bagnoli ha detto:

    Massimo!: Le tue sarebbero argomentazioni? Certo se si considera che anche le fallace sono argomentazioni. Hai espresso più giudizi che fatti oggettivi. Ti hanno risposto in maniera lucida, dettagliata, piena di riferimenti e te invece di controbattere e replicare, la chiami “Gran Sacerdotessa.” Queste sarebbero le tue argomentazioni?
    Non ti hanno pubblicato un post e invece di chiedere spiegazioni, per quale motivo, fai la vittima, attentato alla libertà di parola, di stampa e noi chissà quali contenuti così profondi e rivoluzionari ci siamo perse. Dimentichi che sei ospite in un sito femminista, di quelle antidemocratiche brutte e cattive che non si depilano e non scopano mai. Quindi cosa vuoi? Che tra l’altro, di commenti di dissenso in questo sito, ce ne sono anche troppi. Puoi sempre andare in tanti blog, dove si riuniscono i maschietti, dove possono esprimere le loro verità sul femminismo e le donne, crogiolarsi tra di loro e al riparo dall’essere contraddetti da una donna. Perché stranamente i quei siti, il dissenso non esiste.

  20. Andiamo con ordine:
    – di argomentazioni ne ho fornite a iosa: come quella secondo la quale il patriarcato, regime odioso e detestabile per mille ragione è stata la risposta INEVITABILE allo stato di natura. Solo
    con la specializzazione dei ruoli in base al sesso la famiglia umana ha potuto adattarsi e quindi
    sopravvivere ai climi e alle latitudini più proibitive, dai ghiacci dell’Artide fino alle più impenetrabili
    foreste africane. Non era possibile saltare lo stadio della società patriarcale per passare dalla
    giungla allo stato democratico dispensatore di diritti e di tutele. Volendo guardare le cose dall’alto
    si può dire che il patriarcato è nato con una missione, l’ha assolta e con esso è finito. La missione
    da assolvere era quella appunto di traghettare l’umanità dallo stato primitivo di natura allo stato democratico. E non c’è dubbio che questa missione l’abbia egregiamente assolta. Come ho già
    detto, la sua millenaria esistenza è lì a dimostrarci, piaccia o no, la sua concretezza storica. Il
    volontario collaborazionismo femminile, prestato a tutti i livelli con una efficienza ammirevole ne è
    un’altra dimostrazione. Ed era talmente volontario ed entusiasta, questo volontarismo, che gli
    uomini potevano spesso permettersi il lusso di allontanarsi per lunghi periodi, da casa e dalla
    famiglia. alla ricerca di cibo o per ragioni belliche, sicuri che le loro donne avrebbero svolto bene
    i ruoli loro assegnati senza sorveglianza e senza controlli. Quasi sempre la loro fiducia fu assai
    BEN RIPOSTA. Una volta che le circostanze la imposero e la resero necessaria dappertutto, le
    donne videro nel patriarcato la struttura sociale IDEALE senza prendere in considerazione alcun
    modello di coppia o di famiglia “possibile” o “alternativo”. In nessun modo i ruoli alla donna furono imposti con la violenza o le percosse. Se i maschi avessero dovuto confrontarsi con popolazioni
    femminili ribelli, recalcitranti, riluttanti oppure semplicemente, svogliate, negligenti o assai poco
    collaborative ben difficilmente avrebbero potuto – e voluto – da soli, instaurare il patriarcato. E
    anche se in qualche modo fossero riusciti ad andare avanti, piegando le resistenzew femminili
    con le percosse e la violenza, non avrebbero certo potuto creare una struttura così solida e al
    tempo stesso flessibile come la famiglia patriarcale, in grado di replicarsi e di riprodursi da una
    generazione all’altra. La verità storica – per quanto ti dispiaccia – cara Giulia, è che gli uomini
    non fecero ricorso – nè avrebbero mai voluto farlo – alla massiccia coercizione di massa per
    costringere le donne ad accettare e a collaborare fattivamente al patriarcato. Sapendo che
    le loro convinzioni sulla necessità di questa struttura familiare e sociale erano condivise dalle
    donne stesse non ebbero alcun bisogno. Questa è un’argomentazione e non un GIUDIZIO.
    – il fatto che tu “lamenti” che ci siano commenti di dissenso su questo blog invece di esserne
    contenta perchè puoi confrontarti con opinioni diverse dalla tua la dice lunga, cara la mia Giulia,
    sul tuo atteggiamento democratico. E tutto lascia credere che, se ne avessi la possibilità tu e le
    tue amiche creereste una società totalitaria esattamente come le tue idee.
    – il tuo suggerimento di andare sui siti che tu definisci maschilisti è superfluo perchè ne frequento
    già uno e si chiama Forum Maschile. E lì, guarda caso, le donne sono benvenute anche se
    dissentono e contraddicono. Puoi venirci anche tu a dissentire e contraddire. Anzi, sei invitata.
    E’ venuta anche Fikasicula, al secolo Eretica che oggi scrive sul Fatto Quotidiano e ha postato
    ben 254 commenti senza essere MAI stata bannata. E da qui si vede la differenza tra i cosiddetti
    “maschilisti” e voi femministe. I primi lasciano parlare le avversarie e non cancellano neppure una
    virgola di quello che scrivono, voi bannate i post e gli interventi che non gradite e non piacciono.
    Ora, che voi femministe dobbiate prendere lezioni di democrazia dai “maschilisti” mi pare il colmo.

    • Banniamo così tanto che sei ancora qui a raccontarci che non ti viene permesso di esprimerti. Ti prego, continua. Devo decidere se è più divertente o più patetico.

      • Probabilmente il motivo per cui non sono stato (ancora) bannato è che siccome voi femministe non potete più contare su un consenso unanime come prima ma anzi
        cominciano a levarsi voci contrarie, volete capire cosa avete di fronte e quale tipo di
        argomentazioni vi si oppongono. Poiprobabilmente vi siete anche stancate di cantarvela
        e di suonarvela tra di voi e sentite la voglia di un pò di contraddittorio, In fondo in fondo
        le masturbazioni mentali prima o poi finiscono per stancare. Anche le femministe.

      • Massimo, il motivo per cui non sei bannato è in primis che questo blog per principio si sforza di lasciare la parola a tutti, e poi perché il tuo maschilismo è tanto becero da risultare divertente.

    • IDA ha detto:

      Ancora con questa storiella del patriarcato? Dove hai studiato antropologia? Ora è diventato una missione.. e pensata da chi? Il patriarcato è nato quando l’uomo è diventato stanziale, con la nascita della proprietà privata e delle città. Se hai altri studi che dimostrano il contrario, sei pregato di fornirli. Se il patriarcato è nato come una missione divina, per condurre l’uomo allo sviluppo e alla democrazia, perchè si è sempre opposto allo sviluppo e alla democrazia?
      Se una donna non aderiva al patriarcato, quale altre possibilità aveva? Se aderivano così volontariamente, per quale motivo alle donne erano vietati gli accessi agli studi e alle professioni? Cosa dice il tuo libro di storia?

  21. La famiglia di Abraamo, di Isacco e di Giacobbe era patriarcale e Abramo, Isacco e Giacobbe non
    erano stanziali, ma nomadi: la loro ricchezza non era costituita dalla terra, ma dalle greggi. Leggi
    la Bibbia e avrai un quadro esauriente della società umana di 4000 anni fa. Gli Unni, i Visigoti, i
    Vandali non erano stanziali quando invasero l’impero romano, lo divennero una volta occupato il
    territorio dell’impero. Ma erano GIA’ organizzati in una struttura sociale e familiare patriarcale.
    Care Ida e Giulia, i sogni e le interpretazioni e revisioni femministe della Storia sono una cosa.
    La Storia è un’altra cosa.
    Ci vuole una bella fantasia per trovare alcunchè di ridicolo o patetico in queste valutazioni. Non ce
    ne vuole invece molta per ravvisare il patetico e il ridicolo nel “j’accuse ” di Ida. Veniamo ai punti:
    1) Nessun uomo con un minimo di coscienza rivendica il “diritto allo stupro”. Chi stupra non è un
    maschilista: è un delinquente. E come tale deve finire in galera. Su questo non ci piove. Occorre
    intenderci su cosa ci mettiamo dentro nel termine “stupro”. La femminista storica Elvira Bonatti
    ebbe a dire: “Ogni coito è uno stupro”. Quindi, presumo, anche quello che ha dovuto compiere
    vostro padre per mettervi al mondo. Io rimango alla definizione del vocabolario della lingua
    italiana. “Atto di congiunzione carnale imposto con la forza o il ricatto alla donna”. Peccato che
    alcune femministe ci mettano dentro anche l’offrire dei fiori, dare qualche carezza o fare un
    complimento se queste iniziative non sono apprezzate. A queste io offrirei un biglietto di sola
    andata per una clinica psichiatrica.
    2) prostituzione: le femministe hanno fatto chiudere le case chiuse. Bene! Peccato che poi dopo
    queste si siano trasferite nelle strade. Fenomeno inevitabile se il femminismo legittimamente
    contesta il diritto (che non esiste) del maschio ad utilizzare le prostitute poi difende il “diritto”
    delle donne a prostituirsi liberamente (della serie: “l’utero è mio e lo vendo a chi mi pare”).
    Quanto alla pornografia, è un fatto che esistono femministe che la difendono: una di esse si
    chiama Camille Paglia (informati, Ida, informati) che ha esaltato la pornografia perchè a suo
    dire “libera la donna e il potere sessuale femminile” (sic!). Questa, poi, mi mancava.
    3) Indipendenza economica: che le donne diventino autonome e si tolgano così dai piedi ne sono
    felicissimo. Il ruolo di procacciatore di cibo e di reddito imposto all’uomo era dispendioso e assai
    faticoso: ad ogni piè sospinto e tutti i giorni l’uomo rischiava nell’assolvimento di tale ruolo sia il
    prestigio che l’autostima. E spesso rischiava pure la pelle. Quando le cose andavano bene
    parte del merito doveva essere riconosciuto anche alla donna (dietro un uomo di successo c’è
    una donna in gamba); quando le cose andavano male, tutte le colpe se le prendeva lui (dietro
    un fallito non c’è nessuno). Ditemi un pò voi dov’è il “privilegio” in una situazione come questa.
    Quanto alla “bravura” delle donne, siete così brave da chiedere in continuazione aiuti, sostegni
    quote rosa, leggi a vostro favore perchè da sole con le vostre “capacità” non ce la fate.
    Francamente, permettetemi grasse risate!

    • IDA ha detto:

      I patriarcati sono società di dominio, ed è un mito che siano universali. Si tratta solamente di un caposaldo dell’ideologia patriarcale. Le società degli indiani del nord america erano state definite dai primi europei, come matriarcati, perché avevano strutture non patriarcali e non esisteva la proprietà privata. La pastorizia, prevede già il concetto di proprietà privata. Spiegare la nascita del patriarcato significa spiegare la nascita del dominio e della proprietà privata. Ai tempi dei patriarchi biblici il patriarcato esisteva già da più di mille anni. Mesopotamia. Da non dimenticare poi, che si stà parlando degli ultimi 5/6 mila anni della storia dell’uomo, quando l’evoluzione umana si è fermata oltre cento mila anni fa. Quindi il patriarcato occupa una piccola parte nelle storia dell’uomo.
      Le teorie della nascita sono diverse, ma tutte si basano sugli stessi elementi: Stanzialità, agricoltura, urbanizzazione, differenziazione sociale basata sulla divisione del lavoro, innovazioni tecnologiche, (aratro) ecc.. ecc.. Quella della “missione da compiere”, mi è nova. Come ho detto il patriarcato è una struttura di dominio, che non è stata creata per la donna, la subordinazione della donna è una conseguenza del dominio. Se si vede la condizione della donna è fatta di alti e bassi, nel corso dei secoli.
      In un altro commento ti ho citato testi di storia, ora di antropologia a sostegno della mia tesi:
      “Lévi-Strauss, C. Le strutture elementari della parentela.”- “Robert Deliège- Antropologia della famiglia e della parentela.”- “Claude Rivière- Introduzione all’antropologia.” – “ Jared Diamond- Il terzo scimpanzé. Ascesa e caduta del primate homo sapiens.” – “Fabio Dei-Antropologia culturale.” –“Ugo Fabietti-Elementi di antropologia culturale.” –“Stefano Boni- Le strutture della disuguaglianza.” – “Stefano Boni- Culture e poteri.” Poi ti potrei citare le opere di Marija Gimbutas e Ida Magli, ma sono donne. Attendo ancora una tua bibliografia di antropologia e di storia a sostegno della tua tesi. Per avere un’idea sul patriarcato, e il dominio, e che non ha mai avuto nessuna missione umanitaria, ti consiglio la lettura di Stefano Boni. http://www.eleuthera.it/scheda_autore.php?idaut=144

      Le mie non erano delle accuse, ma delle ipotesi, quello che vedevo dalla mia palla di vetro, ( piove e probabilmente è disturbata dalla pioggia), dal momento che ancora non mi hai detto quali sono i diritti violati, in cosa consiste questo attacco alla figura maschile, se non creare strampalate teorie sui luoghi comuni. Dietro un grande uomo c’è una grande donna. Donne e buoi dei paesi tuoi ecc.. ecc..

  22. Nelle strutture “non patriarcali” degli indiani del Nord America chi andava a combattere? le donne?
    O erano gli uomini? Chi andava a caccia? Le donne? O erano gli uomini? I grandi Sakem o capi indiani Tecumseh, Cavallo Pazzo, Toto Seduto, Capo Giuseppe, Cochise, Geronimo erano donne?
    O erano uomini? Le decisioni chi le prendeva? Le donne anziane? O erano gli uomini anziani?
    Certo, pare che in alcune tribù indiane le donne avessero il diritto di veto sulle decisioni gravi ed
    importanti (ma non in tutte le tribù indiane) ma comunque era maschile la struttura di comando e
    maschile restava la forza bellica e la forza d’urto delle tribù indiane. I coloni europei dovettero
    scontrarsi con uomini e non con donne indiane. Anzi, erano gli indiani a pensare che i bianchi si
    facessero comandare dalle loro donne. Se hai visto il film ‘”l’ultimo dei Mohicani” capisci bene
    quale fosse la condizione delle donne presso i nativi americani e come questi considerassero le
    donne. Quando l’indiano Unkar, vincitore in un duello, reclama la ragazza bianca come sua preda
    e questa preferisce buttarsi in un burrone piuttosto che concedersi a lui, Unkar le lancia uno
    sguardo indifferente e sprezzante come a dire “E chi se ne frega!” e poi se ne va, pago solo
    della sua vittoria. Questo per dirti, cara Ida, che il patriarcato era appunto universale e le sue
    “strutture” e valori non erano per niente localizzati e contestualizzati nelle civiltà agricole,
    stanziali o “urbanizzate” che dir si voglia.

    • La storia studiata sui sacri testi di Hollywood 🙂

      • Paolo ha detto:

        Bè in effetti Massimo, per fare un film come Balla coi Lupi (che ricordo è un western pro-nativi) si sono sicuramente documentati sui costumi dei Sioux-Lakota, e io adoro Hollywood e il cinema (che considero fonte di conoscenza), ciò nonostante quando una ti cita testi di antropologia io eviterei di citare un film

    • Paolo ha detto:

      e comunque massimo, nei secoli passati la forza fisica e nello specifico muscolare era ancora molto importante in guerra, era quindi logico che fossero gli uomini ad andare in combattimento, oggi nella guerra moderna e tecnologicamente avanzata la forza bruta è meno importante e le donne hanno un ruolo più attivo all’interno degli eserciti regolari, e nei movimenti guerriglieri sono sempre state presenti, ti è già stato ricordato il ruolo delle donne nella Resistenza, oggi si parla delle guerrigliere curde che combattono l’Isis.
      per non parlare poi degli agenti segreti che non sono solo maschi: sai in guerra gli 007 sono importanti almeno quanto i soldati sul campo.

    • IDA ha detto:

      Quando si parla degli indiani d’America è bene lasciar perdere il cinema. Erano strutturati in tribu, diverse tribù formavano un lega, diverse lege, la nazione indiana. Si parlava più di 200 lingue, ogni nazione era strutturata in maniera diversa, con regole diverse. Come cambiavano gli usi e i costumi a seconda se erano tribù dell’altopiani, delle pianure, delle foreste, dei grandi laghi ecc.. Come è importante fare una distinzione delle culture prima delle guerre indiane e dopo. Le guerre indiane partono dal 1785 al 1890. Nei primi tre secoli, i nativi e gli europei, hanno convissuto quasi pacificamente, tanto che i gesuiti erano riusciti a convertire al cristianesimo alcune tribù. Con la guerra c’è stato il genocidio, più di 50 milioni di indiani sono morti in un secolo di guerra, tanto che gli americani al censimento del 1890, al termine della guerra censirono gli indiani in 250 mila individui.
      I capi che citi te, Cavallo Pazzo, Geronimo, Toro Seduto, ecc. ai loro tempi, le nazioni indiane, non esistevano più, non esisteva più una struttura sociale indiana, nemmeno le tribù come erano concepite prima, esistevano solo le riserve. Erano dei ribelli, erano quelli che avevano rifiutato la pace e per questo sono diventati famosi. Prima della guerra indiana, con tutte le differenze, la struttura sociale era abbastanza simile. La tribù indiana era governata da un consiglio, composto anche da donne. La lega era governata da un consiglio, composto anche da donne. La nazione era governata da un consiglio composto anche da donne. Il consiglio, nominava un capo per la caccia, in tempo di pace e di guerra in tempo di guerra. Ma il capo guerriero non aveva nessun potere nell’organizzazione del villaggio. Non aveva nessun potere coercitivo, come nessuna struttura sociale aveva un potere coercitivo. Gli uomini non erano obbligati a essere cacciatori/guerrieri. Anche le donne partecipavano alla caccia e alla guerra, Molte donne erano guerriere e molte donne erano anche capi. Questo prima della guerra indiana, poi sempre meno donne, perché, per prima cosa, gli europei prima e gli americani poi, si rifiutavano di trattare con le donne. Seconda cosa, le donne guerriere fatte prigioniere, dagli americani, venivano violentate e uccise o ridotte in schiavitù nei bordelli. Altra cosa da sapere, nella società indiana non esisteva la prostituzione, nel periodo della guerra si calcola che più di 300 mila donne indiane siano state ridotte in schiavitù sessuale dagli occidentali civilizzatori.
      Ieri mi sono dimenticata di citarti un libro importante: “L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato.” Di Engels. Dove dedica un intero capitolo agli Irochesi. Il loro territorio era tra il confine tra gli Stati Uniti e Canada. La lega irochese era formata da 5 tribu; la gens – che si riconoscevano in un antenato comune, ed era oggetto di culto, lo spirito degli antenati- la gens delle tribù degli irochesi era femminile in tutte e 5 le tribu.
      Sulla storia e la struttura sociale degli indiani:
      “Gli Indiani D’America- Wilcimb e. Washburn.” E “Il popolo del Grande Spirito – Enzo Braschi” –
      Sulle guerre indiane:
      “Le guerre indiane – Walter Pedrotti”
      Sulla deportazione e lo sterminio.
      “David Stannard “Olocausto americano”,

    • IDA ha detto:

      Ti cito un passo, dall’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato di Engels.

      ” La gens ha un consiglio, l’assemblea democratica di tutti i gentili adulti, uomini e donne, tutti con eguale diritto di voto. Questo consiglio eleggeva i sachem e i capi militari e li deponeva, e lo stesso accadeva per gli altri «custodi della fede». Esso decideva sul prezzo dell’ammenda (guidrigildo) o sulla vendetta di sangue per gentili uccisi, adottava stranieri nella gens. In breve, era il potere sovrano della gens.
      Queste sono le competenze di una gens indiana tipica:
      «Tutti i suoi membri sono uomini liberi obbligati a difendere la libertà l’uno dell’altro, eguali nei diritti personali: né i sachem, né i capi militari accampano precedenze di sorta; questi membri della gens formano una fratellanza unita da vincoli di sangue. Libertà, eguaglianza, fraternità, benché mai formulate, erano i principi fondamentali della gens, e questa era, a sua volta, l’unità di tutto un sistema sociale e la base della società indiana organizzata… Questo spiega l’irriducibile spirito di indipendenza e la dignità personale del portamento che ognuno riconosce negli Indiani.»
      Al tempo della loro scoperta, gli Indiani di tutta l’America del Nord erano organizzati in gentes, secondo il diritto matriarcale. Solo in alcune tribù, come in quella dei Dakota, le gentes erano scomparse e in alcune altre tribù, come gli Ojibwa e gli Omaha, erano organizzate secondo il diritto patriarcale.” pag.111

      Diritto e non struttura che è un’altra cosa.

    • Paolo ha detto:

      e poi, sempre parlando di donne in guerra, anche i compiti più classici come quello di crocerossine e infermiere da campo erano tutt’altro che ruoli secondari o poco importanti. Senza contare tutte le donne che sul fronte interno sono andate in fabbrica o hanno guidato tram e treni per sostituire gli uomini al fronte, anche quella fu una “palestra di emancipazione”
      e non ci dimentichiamo di loro, che per me sono eroine vere e proprie: https://it.wikipedia.org/wiki/588%C2%BA_Reggimento_bombardamento_notturno

  23. Per fare un film sull’ultimo dei Mohicani si sono documentati, care voi: sui costumi degli indiani Uroni e dei Mohicani. Non è frutto dell’immaginazione. Frutto dell’immaginazione sapete cos’è?
    Teorie indimostrate sull’esistenza di un fantomatico matriarcato di 10.000 anni fa da parte di
    “storici” e di “storiche” che pretendono di sapere com’era il mondo e la società umana in quella
    lontana epoca. Quegli intellettuali mentecatti risolvono tutte le obiezioni dicendo che le “prove”
    di un matriarcato primordiale sono state distrutte (da chi?). Si potrebbe sostenere qualunque idiozia con questo assunto. Anch’io potrei sostenere che una volta c’erano i draghi, i puffi, gli
    gnomi, i giganti, i lillipuziani, i rettiliani, i folletti ma le prove della loro esistenza sono state eliminate
    Io mi fermo alle prove archeologiche attendibili e basta. E le prove archeologiche dimostrano in
    maniera INEQUIVOCABILE che il patriarcato è nato con l’umanità e che solo oggi è sparito nel
    mondo occidentale, grazie alla rivoluzione tecnologica e all’economia monetaria, tutti fenomeni
    che hanno preso avvio da iniziative MASCHILI, da idee MASCHILI, da risorse MASCHILI e da
    personaggi di SESSO MASCHILE. Anche se le donne hanno collaborato a questi processi in
    ruoli subordinati e servili, il loro apporto non fu necessario, nè è venita dalle donne la spinta e
    l’iniziativa per portare avanti la Rivoluzione Industriale e l’affermazione dell’economia capitalista.
    Certo, se gli imprenditri non avessero trovato (soprattutto nel settore tessile) tante donne disposte
    ad accontentarsi di salari bassissimi pur di lavorare, è probabile che il processo di accumulazione del capitale sarebbe avvenuto più lentamente e il capitalismo si sarebbe affermato assai meno
    rapidamente, ma furono comunque uomini e gli uomini a portare avanti un tale cambiamento
    economico e sociale e i principali agenti, ideatori e realizzatori. Quanto al patriarcato, è un dato
    di fatto storico e assodato che la sua sopravvivenza millenaria fu assicurata da un fattivo ed
    efficacissimo collaborazionismo femminile a tutti i livelli che permise agli ingranaggi della famiglia
    e della società patriarcale di funzionare alla perfezione. Finchè non arrivarono DEGLI UOMINI
    che misero in crisi tale famiglia e società con le loro idee e con le loro realizzazioni, si capisce.
    E’ ovvio che tale verità storica non potrà mai essere accettata dal femminismo: che nella sua
    ricostruzione e revisione della Storia ha voluto vedervi il costante operare del Maschio Demonio
    il cui principale divertimento è quello di torturare, opprimere, schiavizzare, umiliare la donna, tale
    da giustificare tutti gli opportunismi e le debolezze femminili e tale da attirarsi le rampogne e i
    rancori di un sesso femminile che vuole a tutti i costi sentirsi la coscienza a posto. Per la ragione
    semplice ed elementare che a posto non l’ha.

    • Naturalmente tu ignori che il film è tratto da un romanzo…

    • IDA ha detto:

      L’ultimo dei Mohicani,è un romanzo scritto da James Fenimore Cooper, scrittore americano e ha scritto il romanzo nel pieno della guerra indiana. I suoi lettori, non erano indiani ma americani. Secondo te da che parte stava?
      Il matriarcato è un’ipotesi formulata in base a ritrovamento archeologici. Ipotesi formulata da Marija Gimbutas, che era un’archeologa.
      http://www.amazon.it/La-civilt%C3%A0-della-dea-2/dp/8862223463/ref=pd_bxgy_14_img_2/278-6733437-4382653?ie=UTF8&refRID=180D5T91JK3E93JQKD0F
      “E le prove archeologiche dimostrano in maniera INEQUIVOCABILE che il patriarcato è nato con l’umanità..” Quali prove archeologiche? Me le sai indicare? Quali sono le prove archeologiche attendibili? Dove sono?
      Nel mondo occidentale è sparito? Con questa affermazioni dimostri di non sapere nemmeno cosa è il patriarcato. Io ieri ti ho dato una definizione, e forse quello che ti scrivo non lo leggi nemmeno. Mi sai dare una definizione di patriarcato?
      Non mi hai nemmeno mai risposto quali altre opportunità avevano le donne, se non di aderire con entusiasmo.
      Dici: “Certo, se gli imprenditori non avessero trovato (soprattutto nel settore tessile) tante donne disposte ad accontentarsi di salari bassissimi pur di lavorare,” Per quale motivo le donne erano disposte a lavorare per salari bassissimi? Te lo sei mai chiesto? Mi sai dare una risposta a questo?
      Le tue verità storiche, su quali documenti si appoggiano? su quali testi? Nessuno. Bisogna aderire per fede. E mi hai anche stancato.

      • Paolo ha detto:

        penso anch’io che senza la rivoluzione industriale non ci sarebbe mai stata l’emancipazione femminile (e neanche il movimento operaio) come la intendiamo oggi: i capitalisti non erano certo interessati ad emancipare le donne nè a far nascere i sindacati, si è trattato di eterogenesi dei fini però è successo: niente rivoluzione industriale, niente capitalismo, niente donne che lavorano fuori casa per un salario, niente processo di emancipazione, è tutto collegato. Ma il movimento femminista nato dopo e grazie a rivoluzione industriale, rivoluzione francese, illuminismo, ecc.. ha lottato e affermare come fa Massimo che quelle lotte non hanno contato e che le donne avrebbero ottenuto lo stesso il diritto di voto, parità giuridica ecc è storicamente una cavolata. Dato che parliamo di cinema c’è un anzi due film, uno è Angeli d’acciaio che parla delle lotte per il voto alle donne, l’altro di prossima uscita in Italia è Suffragette ambientato in Inghilterra, sai Massimo, si sono documentati bene anche per questi film,

      • IDA ha detto:

        Certo Paolo, ma nessuno nega questo, considera che in italia, all’inizio del 900 le suffragette, non esistevano. C’era qualche femminista, anarchica o socialista, ma il fenomeno delle suffragette non si è manifestato come in Francia o Inghilterra, Olanda, Stati Uniti. Perchè la società italiana era una società principalmente contadina. Fino agli anni 60 del 900 più del 70% della popolazione era impiegata in agricoltura.
        Per il cinema, l’unico film, che io ricordi, che è molto fedele, agli studi storici della vita degli indiani è “il piccolo grande uomo” Dustin Hoffman. Mi sembra che erano Cheyenne, popoli delle Grandi Pianure.

      • Paolo ha detto:

        uno è Angeli d’acciaio che parla delle lotte per il voto alle donne negli USA

      • IDA ha detto:

        Paolo, il film di cui parli, è quello dello sciopero della fame e vengono costrette a mangiare con l’imbuto. Mi ha fatto star male quel film.

  24. IDA ha detto:

    Massimo. Ti sei imparato una lezioncina e la ripeti a memoria, in maniera acritica, le contraddizioni che ti fanno notare, tu le eludi. pensi che qui siamo tutte delle sprovvedute/i e si deve bere le tue storielle.
    Galileo Galilei, a cui tutti dovremmo essere grati, ha fatto quello che ha fatto, NON perchè era possessore di un pene, ma perchè era laureato in “matematica” e in “filosofia”. Quindi Galileo Galilei, poteva essere solo maschio, perchè gli studi a “meccanica matematica” alle donne era vietato l’accesso. Galileo era figlio di Vincenzo Galilei, importante musicista e teorico musicale. Galileo aveva un fratello che si chiamava Michelangelo, compositore e musicista alla corte dei Gonzaga a Mantova insieme a Monteverdi, poi in Baviera. Aveva anche tre sorelle, di cui si sa poco o nulla di loro, di certo si sa che hanno trascorso la loro vita in un convento. Galileo Galilei ha avuto tre figli: Virginia; Morta a 34 anni in un convento, Livia, morta a 60 anni in un convento e Vincenzo che era laureato in “meccanica matematica” come il padre. Non è stato all’altezza del padre, di lui si ricorda solo dei sonetti erotici, era l’unico erede e si è sputtanato tutti i soldi accumulati dal padre, ed è morto in ristrettezze economiche. Però lui ha avuto la possibilità di fare grandi cose, perche aveva gli strumenti per farle. Le sue sorelle e le zie, non hanno avuto gli strumenti per fare grande cose.

    • Sta di fatto che Gesù Cristo, Socrate, Platone, Aristotele, Plotino, Aristarco di Samo,
      Eratostene, Erone, Alberto Magno, Bartolo di Sassoferrato, Dante, Petrarca, Boccaccio,
      Tommaso d’Aquino, Guglielmo di Occam, Giovanni Duns Scoto, Raimondo Lullo, Newton,
      Galilei, Hume, Locke, Spinoza, Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Botticelli, Leon Battista
      Alberti, Andrea e Niccolò Pisano, Poliziano, Lorenzo De Medici, Brunelleschi, Einstein,
      Sigmund Freud, Karl Marx, Marcuse, Karl Popper, Heidegger, Hegel, Nietzsche erano
      tutti portatori di pene. A questa sterminata serie di giganti del pensiero, della scienza,
      dell’arte e della politica le portatrici di vagina hanno potuto opporre ben poco. Persino
      oggi che l’istruzione è ampiamente accessibile anche a loro.

      • https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/08/23/langone-i-tempi-maschi-e-sofonisba-anguissola/
        Caro Massimo, sei corso qui a gridare “anche le donne sono violente!”, cosa che, per altro, nessuno mai si è sognato di negare. Poi, però, pretendi che accettiamo per vero che nessuna donna è mai stata una filosofa, una letterata, un’artista, una scienziata degna di nota… e non ti rendi neanche conto che la tua posizione è così contraddittoria da risultare ridicola.

      • Paolo ha detto:

        Caro Massimo
        Marie Curie, Sophie Germain, Hedy Lamarr, Ada Lovelace, Rosalind Russell, Hannah Arendt, Clara Schumann, Giovanna D’Arco, Aphra Behn, Elsa Morante, Ida Lupino, Kathryn Bigelow sono tutte portatrici di vagina. E quindi?

      • IDA ha detto:

        Ti rendi conto che si stà scadendo nel puerile? Che è una gara a chi piscia più lontano?
        Einstein, esattamente un secolo fa, aveva ipotizzato le onde gravitazionali, aveva anche predetto che fossero destinate a rimanere inascoltate per l’eternità. 2016 è stato registrato lo scontro tra due buchi neri, accaduto un miliardo di anni fa. Saprai che oggi è quasi impossibile fare scoperte individuali, dal momento che si stà parlando dell’ infinitamente piccolo ed estremamente complesso. Risultato reso possibile dalla collaborazione tra fisici e ingegneri, americani, europei, ( con sede a Pisa) e Giapponesi.
        Solo gli europei erano più di 250 che hanno lavorato a questo progetto. vai a vedere quante donne ci sono e che ruolo ha avuto Janna Levin.

      • IDA ha detto:

        Userai certamente la macchina, anche quando piove. Bene i tergicristalli sono stati inventati da una donna nel 1905, che non guidava e non aveva la macchina.
        Il dato certo, la “prova incontrovertibile”, che tutti questi signori che hai citato sono nati da una donna.

    • Paolo ha detto:

      “Rosalind Russell”, in realtà volevo riferirmi alla scienziata Rosalind Franklin le cui ricerche e scoperte hanno dato un decisivo (e per lungo tempo non riconosciuto) apporto alla scoperta del dna. La Russell era un’attrice, chiedo scusa

  25. Io non ho gridato affatto. Ho argomentato. Di nuovo, si fatica a vedere la differenza. Ho solo detto
    che per quanto ci siano state individualità femminili nella Storia come Ipazia, Saffo, Artemisia
    Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Gaspara Stampa, Madame De Stael, George Sand, Madame
    De Sevignè, Mary Shelley e la Curie, queste individualità non hanno equilibrato, per qaulità e per
    numero i personaggi maschili che hanno contribuito ad innalzare il livello culturale dell’umanità.
    Questo ho detto. E’ italiano. Si dovrebbe capire.

  26. E’ vero, Ida, stai scadendo nel puerile: i tergicristalli saranno anche utili ma non sono degli oggetti
    fondamentale in una macchina. Tutto il resto al di fuori dei tergicristalli è stato inventato da maschi
    Ahiahi. Poi, alla fine, viene sempre fuori il “vanto” che le donne tirano fuori, femministe comprese,
    cioè che gli uomini nascono dalle donne. Lo diceva anche la Bibbia pensa un pò: “L’uomo nato da
    donna è sazio di agitazione” diceva il profeta biblico Geremia. Avete sempre detestato la maternità
    voi femministe ed ecco ora che ve ne vantate. Evidentemente perchè il “sorpasso” che in maniera
    spavalda avevate proclamato negli anni ’70 sul genere maschile NON SI E’ COMPIUTO e ora si
    deve per forza valorizzare la maternità, unica vanteria possibile per il genere femminile. Io ti potrei
    rispondere che voi le donne, te compresa, siete nate grazie ad uno spermatozoo maschile e in
    virtù della capacità di vostro padre di fare a vostra madre quel servizietto che ben conoscete, cioè
    il coito che tanto schifo faceva alla vostra compagna di militanza Elvira Bonatti. Ma non ne faccio un motivo di esaltazione. Motivi di soddisfazione personale e in quanto appartenente al genere maschile ne ho già in misura sufficiente.

  27. Malato di logica, cara mia. Tu invece sei portatrice sana di ideologia totalitaria femminista!

    • Vieni qui a lamentarti del fatto che parte del mondo femminile non ti è grata del tuo essere maschio, e a giustificazione della tua richiesta porti un elenco di maschi celebri. Tu, mio caro, non sei celebre, non hai offerto a questo mondo contributi che possano garantirti una qualche immortalità. Quando tu sostieni che il fatto di avere un pene ti dà il diritto di partecipare della gloria di un Einstein o un Michelangelo e spacci un simile ragionamento per logica, come ti devo definire?

    • IDA ha detto:

      Ti sei dimenticato di Adolf Hitler., era uomo anche lui. Ti sei dimenticato di tutti genocidi tra l’ottocento e il novecento. I nativi americani, nel periodo coloniale estinte popolazioni intere, tipo i Tasmaniani, in altre sterminate più del 90% della popolazione, tipo; Tahitiani, Canachi e Māori. In Congo – la politica del re belga, uomo, Leopoldo II, avrebbe provocato la morte di 10 milioni di persone metà della popolazione.
      Costa d’avorio – tra il 1900 e il 1911, la popolazione si è ridotta da 1,5 milioni a 160.000
      Sudan – sotto il dominio inglese (1882 – 1903) la popolazione si è ridotta da 9 a 3 milioni.
      Genocidio Armeno,Olocausto nazista durante la seconda guerra mondiale, Ruanda, Darfur, Etipia, Burundi, Nigeria.Kossovo, Bosnia, Cecenia… Si effettivamente hai milioni di motivi per essere soddisfatto del genere maschile.

  28. Se avere il pene non mi dà il dititto di partecipare, come è giusto, alla gloria di un Einstein, di un
    Michelangelo o di un Leonardo nemmeno mi da l’ONERE di partecipare alla vergogna e all’infamia
    di uno stupratore, di un molestatore, di un picchiatore o massacratore di donne. Eppure proprio
    questo oggi avviene: tutti i maschi, compresi quelli che vanno all’asilo (quelli sì “maschietti”) sono
    chiamati a “riflettere” sulla loro identità e natura maschile e a autoesaminarsi riguardo al concetto
    di maschilità e virilità. Ebbene io, cosa volete, mi rifiuto di farlo. La responsabilità penale, per me, è individuale, come lo è per il diritto (finchè voi femministe non riuscirete a cambiarlo). Per voi, non
    so. Visto che la cultura femminista dominante insiste, io allora, piuttosto che colpevolizzarmi per i
    crimini di altri maschi, allora preferisco esaltarmi per le opere, le conquiste e le realizzazioni di
    altri maschi. Cosa volete, è questione di scelte. Preferisco l’esaltazione alla colpevolizzazione.
    Quanto ad Adolf Hitler, dalla nostra Ida citato, è noto che quando nel 1940 le truppe tedesche
    entrarono a Parigi, tutte le donne tedesche erano lì con il braccio alzato a celebrare il loro amato
    Fuhrer che vinceva sempre e anche in seguito qaundo per qaulche anno anche l’Europa Orientale venne occupata dalle truppe germaniche. I nazisti non ebbero nessunissima difficoltà
    a trovare volonterose donne carnefici che spinsero le donne ebree nude a frustate nelle camere
    a gas. E quando gli uomini tedeschi trionfanti e tronfi regalarono alle loro mogli, sorelle e figlie
    pellicce e gioielli sottratti alle loro vittime queste donne sapevano BENISSIMO la provenienza di
    questi regali. Una di loro scrisse al marito: “Caro, non è necessario che tu debba portare la
    pelliccia che mi hai regalato in lavanderia: le so togliere anch’io le macchie di sangue”. Oggi ci
    scandalizziamo tutti (giustamente) delle oltre due milioni di donne tedesche violentate dai russi
    nel bel mezzo della sconfitta del Terzo Reich però fingiamo di dimenticarci che quando Hitler
    stava vincendo i benefici dei saccheggi e dei massacri dei soldati tedeschi se li beccavano anche
    le donne tedesche (senza correre alcun rischio, peraltro). Non c’è bisogno di Ida e del suo elenco
    per sapere i crimini maschili nella Storia ma è bene ricordare una frase di Ponzio Pilato nel film
    celebre “Ben Hur” che mi è sempre rimasta impressa. “Laddove esiste grande potere, grande autorità, grande responsabilità, l’errore e il crimine pure è grande. La persona adulta sa in che
    mondo vive”. I maschi hanno avuto potere, autorità, responsabilità, hanno commesso anche dei
    crimini e degli errori. Sicuramente voi donne ne avete commessi di meno. Ma per un motivo solo:
    le vostre mani sono più pulite perchè avete avuto meno possibilità di sporcarvele. E per finire: io
    non so come la mia logica dovrebbe essere definita: secondo me logica e basta. Ma so di certo
    in che modo si DEBBA qualificate la logica femminista: TOTALITARIA.

    • Ned ha detto:

      Massimo, che le donne non abbiano ordinato massacri e genocidi solo perchè fino a tempi recentissimi non hanno avuto storicamente il potere necessario per ordinarli è vero. Anche se grandi sovrane e donne politicamente influenti non sono mai mancate (Elisabetta I, Caterina di Russia, Matilde di Canossa) neanche nei secoli passate sia pure in numero inferiore per le note ragioni storiche. Le donne nel bene e nel male sono moralmente pari agli uomini, qua nessuno dice che le donne sono tutte buone o progressiste o amanti della pace, immuni dal razzismo e dall’odio o che non vivano i vantaggi di una vittoria bellica come ogni altro cittadino del paese vincitore. Basti pensare che una delle più grandi registe donne della storia si chiama Leni Riefensthal e mise il suo indiscutibile talento di cineasta a servizio del nazismo, ma appunto di sostenitori e collaborazionisti del nazismo se ne trovano tra gli uomini come tra le donne, i tedeschi che applaudivano il Fuhrer vittorioso erano uomini e donne, e anche i rari tedeschi che si opposero apertamente a Hitler erano maschi e femmine e tra queste, ricordo Sophie Scholl (hanno fatto un film anche su di lei, l’hai visto?)

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