Mago Matano, “l’abisso tra DONNA e FEMMINA” e “femministe wannabe”

Premessa: ciò che scriverò, considerate le mie scarse conoscenze sul lavoro del personaggio televisivo Frank Matano, riguarda solo il video “MAGO MATANO ep 3 – Le ragazze e i social”, che potete visionare sulla sua pagina facebook.

magomatano

Le radici della nostra individualità sono profonde e ci sfuggono perché non ci appartengono, altri le hanno coltivate per noi, a nostra insaputa. La bambina che a quattro anni contempla estatica la propria immagine allo specchio, è già condizionata a questa contemplazione dai quattro anni precedenti, più i nove mesi nei quali è stata attesa e durante i quali si approntavano gli strumenti atti a fare di lei una femmina il più possibile simile a tutte le altre. (Elena Gianini Belotti, “Dalla parte delle bambine”)

Non troppo tempo fa avevo pubblicato un post nel quale citavo un rapporto dell’APA (la American Psychological Association) riguardante la sessualizzazione delle ragazze, rapporto nel quale – sulla base di una vasta letteratura scientifica (qui potete trovare un esempio del genere di studi analizzati) – si denuncia l’influenza della rappresentazione della donna nei media sulla costruzione identitaria delle bambine e delle adolescenti.

Ci dice l’APA che viviamo immersi in una società che ci propone prevalentemente – attraverso le pubblicità, i videogioci, i programmi televisivi, il cinema… –  immagini di

“donne sexy,(…) oggetti passivi pronti al soddisfacimento dell’altrui piacere sessuale”

che invia alle ragazze un messaggio ben preciso:

the message from advertisers and the mass media to girls (as eventual women) is they should always be sexually available, always have sex in their minds, be willing to be dominated and even sexually aggressed against, and they will be gazed on as sexual objects.”

Tutte noi, sin dalla prima infanzia, siamo esposte ad una enorme quantità di stimoli volti a suggerirci che l’essere belle, sexy, provocanti, sessualmente disponibili e passive costituisca l’obiettivo primario da perseguire per avere successo ed essere felici nella vita.

Il report dell’APA è datato 2007, ma di questo argomento, ovvero dei condizionamenti culturali che influenzano lo sviluppo di un individuo con particolare attenzione alle differenze di genere, si discute da tempo; il fenomeno dell’auto-oggettificazione veniva denunciato già più di un secolo fa e a tale proposito vi portai l’esempio del racconto “Gli occhiali” di Henry James.

Nell’episodio “Le ragazze e i social” di Frank Matano, una famiglia chiede aiuto al Mago Matano per la figlia adolescente Chiara, angosciata dal fatto che la ragazza “non prende più cuori su Instagram“, “non fa più like sui social“.

Non c’è mai una scollatura nelle foto“, commenta la madre e il padre aggiunge “Perché non mostra il culo inarcando la schiena?“; interviene il fratellino: “I suoi amici dicono che non è più zoccola“.

MILORDA questo punto compare Mago Matano, vestito come il personaggio Milord di Sailor Moon, che, sulle note della colonna sonora di Mary Poppins (“basta un poco di trucco e la zoccola sei tu…”), aiuta Chiara e la sua famiglia a riguadagnare i tanto agognati like sui social e la serenità.

Sotto il video si è aperto un dibattito.

Alcune ragazze sono intervenute dichiarandosi offese dall’utilizzo disinvolto dell’epiteto “zoccola”:

critica_matano1

critica_matano2

zoccola

Critiche alle quali i fan della pagina rispondono così:

risposta_matano1

risposta_matano3sefosteintelligentidonna_femmina

Una donna critica le “femministe wannabe” che si sono sentite offese dal termine zoccola:

wanna_be

Non concordo con l’invito al silenzio: il confronto è sempre salutare e questo confronto in particolare solleva parecchie questioni.

La più importante: se non ti trucchi e ti vesti come una zingara sei zoccola” (immagino che qui si faccia riferimento a quella che gli stilisti chiamano “gonna gitana”)

le-star-indossano-la-gonna-gitana“Poi però siete i primi a dire: ma come cazzo si è vestita quella racchia?”

Quello che la commentatrice vuole sottolineare è la schizofrenia di una società che da una parte garantisce il successo della donna che si propone come sessualmente disponibile (una ragazza che, come la Chiara di Frank Matano, mostra un’immagine di sé non sessualizzata – “Non c’è mai una scollatura nelle foto“, “Perché non mostra il culo inarcando la schiena?” – non ottiene nessun gradimento sui social network), mentre dall’altra si riserva il diritto di denigrare le donne che si sforzano “di far diventare il cazzo duro agli altri“, associando il loro desiderio di assecondare le aspettative del pubblico maschile con la mancanza di intelligenza (“se foste intelligenti gli uomini vedrebbero altro“) e arrivando addirittura a colpevolizzare le ragazzine che si fanno oggetto dello sguardo maschile per il fatto che “gli uomini sono caduti in basso” e non sono più in grado di vedere in una donna niente altro che “poppe e culi“.

Se avete letto, come vi avevo consigliato, i racconti di Henry James, concorderete con me che gli uomini non sono mai stati abbastanza in alto da poter “cadere”.

Solo negli ultimi giorni la cronaca ci ha offerto esempi eccellenti della tendenza maschile a lamentarsi della scarsa avvenenza delle donne che cercano di ottenere il successo in attività che nulla hanno a che fare con la bellezza: alla consigliera Tullia Moretto è stato obiettato che è “troppo grassa per candidarsi”, la canditata al ruolo di sindaco Patrizia Bedori è stata definita “brutta e grassa”, la costumista Jenny Beavan non è stata applaudita mentre ritirava il premio Oscar per Mad Max ed è stata definita una “barbona” ai BAFTA Awards. Non posso non ricordarvi che i commenti su Samantha Cristoforetti, ingegnera, aviatrice, astronauta, sono stati del tipo “che cesso di donna“, mentre di Fabiola Gianotti, attuale direttrice generale del CERN, è stato detto che “è brutta forte“; Taylor Towsend, la juniores numero 1 al mondo, è stata definita senza mezzi termini “cicciabomba“, mentre un’altra stella del tennis mondiale, Marion Bartoli, è stata compatita perché “non sarà mai una Sharapova“.

cicciabomba

Insomma, se le ragazzine sexy vengono etichettate come zoccole, neanche le donne che non “inarcano la schiena per mostrare il culo” se la passano bene, in quanto a gradimento.

Parliamo di genitori, l’argomento che affronta Frank Matano nel suo video.

Tempo fa riportai su questo blog i risultati di una ricerca condotta da Seth-Stephen Davidowitz che analizzava anonimi dati aggregati provenienti dalle ricerche su Google, che ci raccontava che i genitori americani di oggi sono molto più propensi a voler i loro ragazzi intelligenti e le loro ragazze magre. I dati raccolti da Davidowitz ci dicono che i genitori sono letteralmente ossessionati dall’aspetto delle figlie femmine:

Quali preoccupazioni hanno i genitori per le loro figlie? In primo luogo, si preoccupano di tutto ciò che riguarda l’aspetto. Considerate le domande circa il peso di un bambino. I genitori cercano “mia figlia è sovrappeso?” circa due volte più frequentemente di quanto non cerchino “mio figlio è sovrappeso?” (…) I dati raccolti da Google ci dicono anche che madri e padri sono più propensi a chiedersi se la loro bambina è “bella” o “brutta”. Chiedono una volta e mezzo in più se la figlia è bella di quanto non chiedano se lo è il figlio maschio, ma sono quasi tre volte più propensi a chiedere se la figlia è brutta che se il figlio è brutto.

Anche se probabilmente io sono una di quelle che l’autrice dell’ultimo commento che ho pubblicato definirebbe una “femminista wannabe”, sono d’accordo con lei nell’affermare che il video di Frank Matano si proponeva di denunciare il fatto che questa società, ancora fortemente patriarcale, istiga le donne a non riconoscersi altro valore che non sia l’essere sessualmente attraente. Nel contempo, però, comprendo e condivido lo sconforto delle donne che si sono offese per l’utilizzo del termine “zoccola”: non è certo biasimando le ragazze in hotpants o associando un determinato abbigliamento ad un giudizio morale che si favorisce una seria presa di coscienza del fenomeno.

Infatti, come evidenziato dalle reazioni dei fruitori di sesso maschile, il messaggio non passa e l’unico risultato che il giovane comico ottiene è scatenare l’astio dei maschietti contro “le ragazze sui social”.

Siamo ancora molto lontani da una presa di coscienza collettiva sulle conseguenze dell’oggettificazione del corpo femminile sullo sviluppo identitario di bambini e bambine, e ancora più lontani dal riconoscere il legame che esiste fra oggettificazione e violenza di genere.

E forse la diffidenza nei confronti delle femministe che provano a sollevare un dibattito serio sul tema, e la diffidenza nei confronti del femminismo come approccio alla questione, ne è la causa principale.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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26 risposte a Mago Matano, “l’abisso tra DONNA e FEMMINA” e “femministe wannabe”

  1. Maria serena ha detto:

    Come sempre impeccabile. ….tu, non Matano

  2. Nemi ha detto:

    eh….in occasione della giornata della donna ne ho letti di questi commenti….su pagine social di giovani personaggi del mondo dello sport, maschi e femmine (mi piace l’artistica) e pensavo proprio che tristezza, per loro e per le migliaia di persone che le/li seguono

  3. Giulia Bagnoli ha detto:

    Femministe wannabe- cosa vuol dire?

  4. IDA ha detto:

    Ho visto il video adesso. Sono perplessa, se voleva fare una denuncia, gli è venuta male. Se una è sessualmente attraente o vuol essere attraente non è per questo una zoccola. Infondo siamo state educate fin dalla nascita a rapportarci in questo modo. Voleva denunciare proprio questo?
    Ripeto gli è venuto male.
    In questi giorni sono stata un po distratta e assente, ma ogni volta che accendevo il pc, l’8 marzo nella discoteca a milano. poi “trivella tua sorella”. in cui le giustificazioni sono state ancora peggio dello slogan da bar sport. – A noi Foffo non ci piacciono i gay, ci piacciono le donne vere. E mio figlio non è da meno.- della serie: meglio un figlio assassino che gay.Ed altre,tipo impresentabile perchè incinta, impresentabile perchè grassa. Si sa il curriculum di un politico è basato sulla bella presenza e almeno un’avviso di garanzia, se c’è una condanna vai diretto in parlamento senza passare dalla prigione e nelle stazioni non si possono costruire gli alberghi.
    Ho temuto di avere un virus nel pc. che mi faceva vedere solo queste cose. Niente virus, purtroppo!
    Ho capito una cosa, che la libertà delle donne si misura nella capacità di fornire servizi, la prostituta ha scelto liberamente è autodeterminata, l’attrice porno stessa cosa, utero in affitto, autodeterminazione, che vuoi negare le libertà delle donne che altriuisticamente mettono a disposizione il proprio utero per salvaguardare le smagliature all’attrice famosa? No! Mi è venuto in mente, quando la Boldrini ricordò il modello della casalinga. Tutti in difesa delle casalinghe italiane, della libertà di scegliere di fare la casalinga.
    Fuori da questi schemi, o sei racchia, o sei zoccola, spesso anche tutte due.

    • “Infondo siamo state educate fin dalla nascita a rapportarci in questo modo. Voleva denunciare proprio questo?” Forse pecco di ottimismo, ma secondo me l’intento del video era evidenziare la contraddizione di una società che educa le ragazze a rendersi attraenti allo sguardo maschile (basta pensare a programmi televisivi come quello che sollevò una marea di polemiche un paio di anni fa – http://27esimaora.corriere.it/articolo/camilla-20-anni-sfida-belenil-tuo-programma-e-maschilista/) e poi le mortifica quando fanno esattamente quello che viene loro richiesto.
      Questo post http://www.esseblog.it/cagna-a-chi/ denuncia la stessa cosa: la discoteca è un luogo che da sempre attira clientela servendosi del corpo delle donne, mi ricordo come fosse ieri che quando ero una ragazzina del liceo ed uscivo il sabato pomeriggio con le amiche c’erano già i pr dei locali che ci fermavano per convincerci a diventare “ragazze-cubo”, cioè fanciulle in minigonna che dovevano agitarsi accanto al dj, in cambio dell’ingresso e consumazioni gratis per noi e un tot numero di amici.
      Sono anni che ci chiedete di essere le vostre “ragazze immagine” allo scopo di riempirvi le tasche e adesso vi permettete di insultarci per questo? E’ surreale. E’ come se aprissi una fabbrica di armi e concedessi interviste nelle quali insulto i miei operai perché “fabbricanti di morte”…
      La pecca del video è quella di puntare il dito sui genitori, come se la famiglia fosse la prima e l’unica responsabile di questo stato delle cose. Lo avevo scritto in un post dedicato: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/06/03/cherchez-la-mom/
      “focalizzarsi sull’importanza di avere buoni genitori lascia il resto della società fuori dai guai“.
      E’ riduttivo e semplicistico. Il messaggio non passa forse proprio per questo. O forse non passa perché l’autore non ha ben chiare le conseguenze dell’utilizzo del termine “zoccola”.
      Che cosa accade ad una ragazza etichettata come “zoccola”? Le accade che, quando denuncia di aver subito violenze o molestie, o non viene creduta oppure viene colpevolizzata.

      • Paolo ha detto:

        e infatti è sbagliato. Il fatto è che la libertà interiore della donna in tuta da astronauta non viene messa in discussione mentre invece molte vedono la ragazza in hot-pants come una che ha “interiorizzato il patriarcato” o “si sta auto-oggettifivando”, questo è denigratorio quanto darle della “cagna” ed è ugualmente sbagliato. Senza contare poi che anche l’astronauta potrebbe mettersi gli hot-pants quando non è in missione o potrebbe aver deciso di fare la cubista per pagarsi gli studi.
        Respingo la mentalità che vede le donne che ballano sul cubo (e lavori simili), le ragazze che postano le loro foto (ritenute “ammiccanti” a torto o a ragione) su facebook ecc come “vittime della società patriarcale” esattamente come respingo la mentalità di chi le chiama “cagne, zoccole ecc..” per me sono donne, giovani che fanno delle scelte legittime e da rispettare anche se non sono le stesse che facciamo o vorremmo fare noi

      • Paolo, ti rispondo con le parole di Elena Gianini Belotti, un’altro passo dal libro che ho citato all’inizio di questo post:
        “La critica alle donne contenuta in quest’analisi non vuole essere un atto d’accusa, ma una spinta a prendere coscienza dei condizionamenti subiti e a non trasmetterli a loro volta, e contemporaneamente a rendersi conto che possono modificarli”.
        La parola chiave è consapevolezza.

      • Paolo ha detto:

        io considero consapevole ogni persona maggiorenne, e come tale rispetto le sue scelte, che io le condivida o no. “Rispettare” noj significa “non esprimere la propria opinione” significa solo che non ritengo quella persona “inconsapevole” solo perchè non fa quello che faccio io o fa volentieri ciò che io non farei volentieri

      • Ne abbiamo discusso tante volte Paolo. Non c’entra niente il rispetto delle “scelte” altrui, si tratta di analizzare il contesto nel quale le persone fanno le loro scelte. In un contesto nel quale un certo tipo di foto riceve centinaia di like e un altro genere di foto è ignorato può influenzare la scelta di postare un’immagine piuttosto che un’altra? E’ di questo che si discute, del contesto, non delle scelte degli individui. Analizzare il contesto offre agli individui l’opportunità di fare scelte più consapevoli.

      • Paolo ha detto:

        se un uomo posta una foto del suo fisico belloccio per esibirlo e avere i like e sentirsi dire “che figo”, “che bello che sei”, “ti scoperei” ci sarà chi disapprova, chi penserà che è un narciso superficiale ma nessuno mette in discussione la sia libertà interiore, si pensa che sia consapevole delle sue scelte che oltretutto non danneggiano nessuno, ecco lo stesso deve valere per le donne

      • IDA ha detto:

        Si è proprio quello che volevo dire io, ma io nel filmato non ce lo vedo. L’ho pure rivisto cercando di dare questa lettura. Quello dei genitori mi era sfuggito. Si anche questo è un classico, si da sempre colpa alla famiglia, come se tutto il resto non esistesse.
        Mi sono chiesta anche, nel video a chi parla. Non alla ragazza, non ai genitori, ma ai ragazzi, usando lo stesso linguaggio e strizzandoli l’occhio di complicità. Forse è questo che mi contrasta e non mi fa capire?.. Colpevolizzazione e dare etichette è la vecchia strategia del dominio se ti esponi sei una troia, se non lo fai sei repressa. Se ti spogli, ti dimeni e sgambetti per attirare o soddisfare lo sguardo dei maschi, va bene, sei libera e disinibita, sei accettata, ma se lo fai per il tuo divertimento, sei una troia. ma queste cose nel filmato non l’ho capite.
        Quando avevo 15/16 anni, per le ragazze l’entrata in discoteca era gratis, non si pagava e questo ci faceva piacere. (sessismo benevolo). per tanto tempo ci sono andata, fino a quando una sera, vidi una ragazza, più o meno della mia età, in mezzo alla pista, sorretta da due forse tre ragazzi un po più grandi di lei, 20/22 anni. La palpeggiavano, se la passavano tra di loro come un sacco, lei stava a malapena in piedi, forse ubriaca, ma si capiva chiaramente che non era cosciente. Si strusciavano e la toccavano in maniera pesante. Quello che mi ha sorpreso più di tutto, è stato l’indifferenza di tutti gli altri, di quello che stava accadendo in mezzo a loro. Lo feci notare alla mia amica, quella con cui andavo in discoteca insieme. Lei mi rispose, è “solo una puttanella che si diverte”. Da quel giorno non è stata più mia amica e non sono più entrata in una discoteca. Mia figlia, verso i 14/15 anni, ha iniziato a andare in discoteca con le sue amiche, ed io ero diventata paranoica, l’aspettavo fino alle due tre di notte in macchina davanti alla discoteca. 🙂

      • E’ una domanda interessante: qual è il target dei video di Frank Matano? Giuro che non lo so…

      • Paolo ha detto:

        forse gli stessi che trovano divertenti i cinepanettoni

  5. Paolo ha detto:

    io sono tranchant: non mi piace il video di Matano perchè denigra cose che non sono assolutamente sbagliate e sono anzi un diritto, e sono critico verso la nozione di “oggettificazione” in quanto la sensualità anche nelle sue forme più prosaiche fa parte dell’umano. Una donna (e intendo maggiorenne) più o meno belloccia ,sexy, che esprime sensualità e ne è consapevole non si sta “oggettificando”, e non si sta “degradando” e non sta danneggiando se stessa (è chi la stigmatizza che la danneggia), è libera come ogni altra persona.
    Il fatto che esistano corpi femminili e maschili fisicamente più belli di altri in linea di massima non giustifica le offese contro politiche e tenniste (Bartoli e Towsend poi sono robuste, in lieve sovrappeso ma non sono obese e facendo tennis a livello professionale e agonistico non possono esserlo). sono il primo a pensare che l’immagine conti se si svolge un ruolo pubblico (anche politico) anche per un uomo (negli ultimi sessant’anni non c’è mai stato un presidente USA barbuto o obeso, un motivo ci sarà) ma in politica non deve contare eccessivamente e gli insulti sono intollerabili, per fortuna Merola è stato chiaro nel condannare

  6. IDA ha detto:

    Paolo nel caso, Jenny Beavan, la costumista che ritira l’oscar in maniera sportiva e non in abito da sera come l’etichetta comanda, è lei quella discriminata, non chi non ha applaudito. E la libertà interiore di fare quello che li pare, non vale nulla se questa è motivo di derisione, etichettature e discriminazione. Prendere consapevolezza di se stesse, non vuol dire che prima era schiavo e ora si è liberato. Poi questa “vittima del patriarcato” ma chi è che lo dice? Io l’ho mai detto? Mi sembra di no e nemmeno Riccio.
    Jenny Beavan, secondo me si è tolta una bella soddisfazione, e anche io, quando vincerò l’oscar faro come lei.

    • Paolo ha detto:

      Ida ma che centra Jenny Beavan? Non l’ho nominata, forse non mi sono spiegato. Jenny Beavan aveva tutto il diritto di andare a ritirare l’oscar vestita come si è vestita così come altre hanno il diritto di rispettare il dress code e andare in abito da sera. Chi segue il dress code delle serate di gala non è uno “schiavo delle convenzioni”. Io non mi occupo di chi applaude o non applaude (chi non ha applaudito è stato un cafone, lo penso anch’io), io dico che Jenny Beavan è libera nei suoi vestiti “casual” (che poi non erano casual perchè omaggiava Mad Max) come lo era Cate Blanchett nel suo abito da sera

      • IDA ha detto:

        No.. Paolo, non esistono i “cafoni” come non esistono le “mele marce”. Esistono le discriminazioni, esiste la sopraffazione. E tra chi discrimina e il discriminato non possono essere considerati uguali. Esistono scelte di libertà e scelte convenzionali, che non possono essere considerate uguali e messe sullo stesso piano. La questione non è essere servi o essere schiavi, ma liberi, responsabili e consapevoli delle proprie scelte. La ciotola per “le cagne”, nella discoteca non è il prodotto di quattro cafoni maleducati, ma dei rapporti dissimmetrici e iniqui fra donne e uomini. Le discoteche, sono le palestre dove si educano gli adolescenti a questo tipo di rapporti di sopraffazione.
        io posso decidere di vendermi, io posso decidere di prostituirmi, io posso decidere che mi piace essere un oggetto sessuale. Ma questa supposta libertà diviene semplicemente aderire ai rapporti dominanti, alla violenza, alla subordinazione, al rapporto servo/padrone. Queste non sono scelte di libertà.
        Sono sempre scelte, che sono libere e fatte con convinzione, ma non possono essere messe sullo stesso piano, tra chi sceglie di essere oggetto di desiderio e di disprezzo e chi lo rifiuta.

      • Paolo ha detto:

        a parte il fatto che io non parlavo di prostituzione ma di dress code. A una serata di gala si prevede che uomini e donne vestano in un modo e non in un altro: un uomo che va agli Oscar in jeans e maglietta non è un “eroe della libertà contro le convenzioni”, è uno che ha fatto una scelta libera e autentica come quella dell’uomo in smoking solo che l’uomo in smoking ha scelto di seguire il dress code. Quindi direi Ida che divergiamo: per me a scelta di Cate Blanchett e quella di Jenny Beavan sono sullo stesso piano nel senso che sono entrambe scelte libere e consapevoli e la Blanchett non si è resa “oggetto” di nulla! E’ una donna libera come lo è Jenny Beavan e quando dici che “si rende oggetto” tu cara Ida le manchi di rispetto, non riconosci la sua libertà esattamente come quelli che chiamano “cagne” le ragazze! Solo che “cagna” è una stigmatizzazione becera e volgare, la tua invece è raffinata, “intellettuale” e persino “femminista” o presunta tale ma è la stessa cosa:
        Comunque sì parlando di presunta oggettificazione sessuale io ribadisco che una donna adulta che fa la spogliarellista (che per te è il massimo della auto-oggettificazione) per me fa una scelta libera e da rispettare esattamente come la scelta contraria di un’altra donna, Una donna o u uomo che si esibiscono nudi e sexy per un pubblico non si stanno “oggettificando” e vanno rispettati e gli uomini e le donne che non se la sentono di farlo vanno rispettati anche loro, sì per me le due scelte hanno la stessa dignità! E non cambierò mai idea neanche se tutto il mondo mi desse torto

      • IDA ha detto:

        La libera scelta non può essere un criterio di giudizio, perché non so se ti rendi conto che anche il mafioso ha fatto una libera scelta, il criminale ha fatto una libera scelta. Se il criterio è la libera scelta, perché devi stabilire che una cosa è giusta o è sbagliata? Sono tutte libere scelte, chi discrimina fa una libera scelta, come chi non discrimina. Il razzista viene messo sullo stesso piano di chi non è razzista. Cos’è la libertà allora? Nulla, il vuoto, perché non esiste l’oppressione, non esiste lo sfruttamento, perché l’oppresso e lo sfruttato hanno scelto di essere oppressi e sfruttati. Il capitalista quello di sfruttare, ha fatto una libera scelta. I rapporti dissimetrici nella società scompaiono, perché tutti hanno fatto delle libere scelte.
        Io non giudico chi fa le libere scelte, perché tutti fanno delle libere scelte, ma tra chi vuole superare le ingiustizie, le diseguaglianze e il rapporto servo/padrone e chi li vuole mantenere.
        Io poi non ho mai considerato il massimo dell’oggettivazione lo spogliarello, e non ho mai detto che non devono essere rispettati. Il problema è cosa rappresenta, non chi lo rappresenta, il problema è il contesto, non chi si spoglia. Al contrario se io lo giudico solo in base alla libera scelta, assolvo o condanno solo chi si spoglia.

      • Paolo ha detto:

        la libera scelta del mafioso porta ad omicidi e stragi, la libera scelta di indossare un abito da sera in una serata di gala no (certo c’è il problema dei lavoratori e lavoratrici sfruttati per fare quell’abito ma questo vale per tutti i vestiti anche quelli non di gala e anche quelli maschili), la libera scelta di esibire il proprio corpo (adulto) in maniera sexy davanti a un pubblico pagante non è causa diretta di stragi e omicidi. L’esempio del mafioso e del criminale non centra proprio nulla.
        Ora mi dirai che chi esibisce il priprio corpo in maniera sensuale davanti a un pubblico pagante sta, consapevolmente o no, fomentando la violenza contro le donne (o meglio fomenta la “cultura” in cui si genera questa violenza) ma io non sono d’accordo: la violenza è responsabilità di chi la commette, e se c’è una cultura che fomenta la violenza non è portata dalle donne che secondo te si “auto-oggettificano” e secondo me fanno delle scelte rispettabili

  7. Valeria Palazzolo ha detto:

    Il problema, Paolo, è che tu ritieni che siamo tutti monadi e che non siamo immersi in una rete di condizionamenti in cui i nostri comportamenti riflettono quelli degli altri e a loro volta li diffondono; tu pensi che ogni gesto quotidiano sia frutto di una libera scelta venuta dall’alto dell’insindacabile giudizio del singolo. In questa chiave, è ovvio, dato che ogni scelta è del singolo, se critico una cultura non posso far altro che criticare o disprezzare l’individuo che se ne fa testimone o portatore. Quindi tutte le volte che noi critichiamo una cultura e i suoi effetti tu, coerentemente, interpreti la nostra critica come disprezzo verso le persone.
    Questo, Paolo, avrebbe senso per Robinson Crusoe. Nella cultura di massa è un’interpretazione della società curiosa, bizzarra e un filo inquietante, se pur non priva di elementi di fascino: e assolutamente avulsa da qualsiasi rudimento sociologico.

    • Paolo ha detto:

      valeria sei tu che tirando in ballo la mafia hai fatto un paragone che non sta nè in cielo nè in terra.
      Io confermo per filo e per segno tutto ciò che ho scritto,non ho motivo di cambiare idea nè mai lo farò. Io critico le persone portatrici di una certa cultura quando disprezzano chi non è come loro: se una donna sessualmente disinibita insulta e offende chi fa scelte diverse dalle sue, va criticata, se una donna che vuole arrivare vergine al matrimonio dice che le donne più disinibite sono “cagne” va criticata. Critico i vegani che dicono che gli onnivori sono come i nazisti, critico gli onnivori che pensano che tutti i vegani siano idioti.
      Comunque la cultura che fomenta la violenza sulle donne non è portata dalle donne che secondo la vostra visione sbagliata si “auto-oggettificano” ma da quelle persone che le disprezzano chiamandole “cagne” e roba simile.
      Così la penso e anche se tutto il mondo fosse in disaccordo con me io continuerei a essere convintissimo di avere ragione quindi direi che non abbiamo nulla di cui discutere.
      Stammi bene

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  9. Spasmo ha detto:

    “Tutte noi, sin dalla prima infanzia, siamo esposte ad una enorme quantità di stimoli volti a suggerirci che l’essere belle, sexy, provocanti, sessualmente disponibili e passive costituisca l’obiettivo primario da perseguire per avere successo ed essere felici nella vita.”
    Sì, certo, e tutti noi riceviamo come messaggio “ciao” e che quindi diventare schiavi degli altri sia un bene.
    Ciao Ricciocorno, CIAO!!!!
    AHAHAH

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