Fantasie maschili

Qualche giorno fa ho condiviso su facebook una citazione dall’opera “La donna che rubava i mariti” (The Robber Bride), di Margaret Atwood, un paragrafo che descrive quel fenomeno noto come self-objectification (auto-oggettificazione).

Il brano è questo (la traduzione è mia, quindi vi consiglio di leggere comunque  l’originale):

Fantasie maschili, fantasie maschili, è tutto gestito da fantasie maschili? Su un piedistallo o in ginocchio, è sempre una fantasia maschile: che sei abbastanza forte da accettare quello che ti viene servito, oppure troppo debole per fare qualcosa al riguardo. Anche fare finta che non stai soddisfacendo fantasie maschili è una fantasia maschile: far finta di essere invisibile, far finta di avere una vita solo tua, di poterti lavare i piedi e pettinare i capelli inconsapevole di quell’osservatore che sempre ti sbircia dal buco della serratura, che ti sbircia dal buco della serratura che è nella tua testa, se non altrove. Sei una donna con un uomo dentro che guarda una donna. Tu sei il tuo voyeur.

Siccome, come insegna il maestro Oogway, “il caso non esiste”, subito dopo una mia cara amica mi ha segnalato un articolo che racconta dell’iniziativa editoriale della fotografa Mary Stuart, il libro “Tette e cibo”.

tette e cibo

Le tette piacciono tanto quanto piace il cibo” ci dice la giornalista Cristina Rombolà.

Davvero?

A me no.

Io posso andare in visibilio per una porzione della mousse al cioccolato della mia amica Giulia (che spero mi legga e si senta ispirata a prepararne un po’ da questo mio accenno alle sue straordinarie doti culinarie), ma francamente, piuttosto che un paio di tette, trovo più eccitante il torso nudo che la rivista People elesse il più sexy del 2011 – del quale, ahimé, non sono riuscita a trovare un’immagine in rete che gli renda giustizia da proporvi.

A chi piacciono le tette?

La componente più numerosa degli estimatori di tette è costituita sicuramente da maschi eterosessuali.

Fantasie maschili, fantasie maschili, è tutto gestito da fantasie maschili?

La risposta a questa domanda è si, e il motivo è che il desiderio degli estimatori di tette – la cui grande maggioranza sono maschi eterosessuali – diventa nell’immaginario di chi ha ideato questo libro e di chi lo recensisce (due donne) un desiderio “universale”, paradigma di ciò che tutti dovrebbero considerare “i piaceri della vita”.

Leggo nella recensione che il libro è definito “un volume contemporaneo, irriverente e sarcastico che vuole rendere omaggio ai piaceri della vita e alle donne“.

Se tutti mangiano, non è affatto vero che tutti vorrebbero vedere delle tette accanto al loro piatto di spaghetti, come invece sottintende la frase “Le tette piacciono tanto quanto piace il cibo“.

Le tette non rientrano affatto nella lista di quelli che io, donna eterosessuale, considero i “piaceri della vita”.

Inoltre io, donna eterosessuale, non mi sognerei mai di paragonare il torso nudo più sexy del 2011 ad un piatto di linguine al pesto o ad una fetta di torta sacher, sebbene non possa negare che trovo gradevoli, in modo diverso, tutti e tre.

Quando il corpo umano è associato ad oggetti inanimati e scompare come soggetto titolare di una propria individualità, si parla di oggettificazione.

Quando una donna pensa al suo corpo come a qualcosa di altro da sé e lo propone come oggetto disponibile al soddisfacimento del desiderio altrui, si parla di auto-oggettificazione.

Nel caso dell’associazione “pezzo di corpo”-cibo, questo fenomeno è particolarmente inquietante, perché il cibo è qualcosa che  che viene lacerato e sminuzzato allo scopo di essere inglobato, qualcosa che viene distrutto affinché serva da nutrimento all’essere umano.

 

hampetto

L’oggettificazione non è un fenomeno che possa essere determinato dal parametro della “libertà di scelta”. Il fatto che una donna decida liberamente di mettere le sue tette accanto ad un panino con la porchetta non modifica in alcun modo il messaggio che quell’immagine veicolerà una volta distribuita.

Il messaggio veicolato è che il corpo femminile, così come il panino, non è una persona ma uno strumento per mezzo del quale procurarsi piacere, men che meno un soggetto titolare di desiderare o provare piacere a sua volta.

 

Sullo stesso argomento:

Ipersessualizzazione e auto-oggettificazione

Guardare o essere guardate: la bellezza delle donne

Ridotte a pezzi di corpo

Donne, biciclette e animali domestici

Di uomini, stress e torte

Ipersessualizzazione

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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58 risposte a Fantasie maschili

  1. verteanna@libero.it ha detto:

    Nn so se quest argomento così trattato mi offende ma, sicuramente mi mette a disagio mi irrita perché 1) il corpo delle donne nn è un assemblaggio di pezzi a piacere. 2) mi è intollerabile donna/Eva costola uomo/Adamo quindi proprietà privata cioè o mia o di nessun altro così tette/spaghetti o quant altro mangiare: triturare, ingoiare deglutire digerire/assorbire/appropriarsi dei principi nobili ed eliminare/ cacare/eliminare con le feci ciò che nn serve di lei ciò che nn mi piace. Mi irrita, io sono un tutt uno sono un UNITA a limite scelgo di essere leccata ( anche dal mio gatto o cane) Se ciò mi dà piacere ma nn ho mai sentito il desiderio di essere mangiata né tantomeno associata ad un cibo!!!!!

    Inviato da Libero Mail per iOS

  2. Nick ha detto:

    W le tette, per Diana!Grandi o piccole, non fa differenza.Le abbiamo succhiate da bambini, e ci è rimasto il desiderio, qual’è il problema?

    • Non esistono tette che se ne vanno a spasso da sole, a parte quella che compare in un vecchio film di Woody Allen (ti svelo un segreto: quella è finta). Ci hai mai fatto caso?

      • Nick ha detto:

        Da un certo punto di vista, si; ci sono donne che come unica qualità ci sono le tette o il didietro o entrambi.E quando vai per conoscerle meglio dal punto di vista spirituale, ti penti di non esserti fermato al solo aspetto esteriore!

      • Vale ha detto:

        Nick, si potrebbero fare commenti analoghi anche per tanti uomini, eppure non mi sembra che siamo soverchiati da pubblicità e media che inneggiano alla gloria di pettorali e uomini oggettificati, a uso e consumo di donne etero perennemente eccitate…
        Nonostante le donne siano il 53% della popolazione e nonostante a noi non farebbe sicuramente schifo, per una volta, vedere qualche bel ragazzo in giro…
        (Scusa la latitanza, Riccio)

      • Paolo ha detto:

        su internet le foto e video di bei maschioni senza camicia non mancano

      • Vale ha detto:

        Tanti quanti quelli femminili? E poi perché solo su Internet, quando le donne nude sono su tutti gli altri media? Paolo, non fingere di non vedere la profonda asimmetria della cosa…

      • Paolo ha detto:

        le immagini che trovi su internet di solito vengono da “altri media” (anche se non considero “media” cinema e telefilm ma arte ma vabbè)

      • Vale ha detto:

        Spiace deluderti, ma non sei tu che definisci i vocaboli. Comunque il punto è: il numero di immagini sessualizzate destinate ai maschi etero è soverchiante, rispetto a quelle destinate alle donne. E questa è statistica: puoi arrampicarti sugli specchi finché vuoi, ma non cambi i fatti.

      • Paolo ha detto:

        sì vabbè. Io ho già detto come la penso e non ho motivo di cambiare idea

      • Vale ha detto:

        Giusto: perché prendere atto della realtà, quando puoi semplicemente ignorarla, mettendoti i paraocchi?
        E prima che ti venga idea di rispondere: è una domanda retorica! 😉

    • IDA ha detto:

      Punto di vista spirituale? Così si dice oggi?

  3. Paolo ha detto:

    trovo che sia una iniziativa idiota non capisco la mania di legare le tette a cose che non centrano nulla, io sono un maschio eterosessuale e le tette mi piacciono soltanto in relazione alla loro proprietaria (per chiarire: non mi piacciono le tette di Eva Green isolate da Eva Green, mi piace sia fisicamente sia come attrice Eva Green e quindi mi piacciono anche le sue tette) e anch’io deploro certi manifesti pubblicitari beceri come quelli riportati. Detto questo, una dona che si presta volontariamente all’ operazione “tette e cibo” fa una scelta che rispetto (fin tanto che questa donna non obbliga altre a fare come lei o insulta chi non è come lei), non si sta degradando a “oggetto”, e tra l’altro un uomo potrebbe pure mostrare i suoi pettorali non ci vedrei nulla di sbagliato

    • Una persona che pubblica un libro non fa una scelta che riguarda solamente la sua vita, ma invia un messaggio ai suoi lettori. E’ di quel messaggio che si discute.

      • Paolo ha detto:

        in una società liberale i lettori sono liberi di compare altri libri invece di quello in oggetto e sono liberi anche di comprare questo libro e dire che fa schifo o che è deleteri argomentandolo sui loro blog. A me una società che permette questo piace e la ritengo la miglior società (che non vuol dire perfetta, le società perfette non esistono e chi vuole crearle genera mostruosità) tra quelle esistenti al mondo..non so come la pensa Ida

      • Questo sarebbe il migliore dei mondi possibili?

      • Paolo ha detto:

        Preciso che non parlo della società italiana nello specifico ma dell’occidente laico e liberal-democratico in generale (di cui l’Italia è il Terzo mondo socialmente e culturalmente parlando). La migliore delle società esistenti ATTUALMENTE proprio perchè non è priva di ingiustizie ma rende più agevole riconoscerle e combatterle rispetto a tutte le altre società maggiormente popllate che esistono al mondo

  4. IDA ha detto:

    “(La donna) diventa un oggetto; si sperimenta come oggetto, scopre con meraviglia questo nuovo aspetto del suo essere: ha la sensazione di sdoppiarsi; invece di coincidere esattamente con se stessa, comincia a esistere fuori di sé”. (Simone de Beauvoir, Il secondo sesso- 1949, p. 327)

    Donne che si vedono con gli occhi degli uomini. Questo capita un po a tutte le donne, credo, anche perché, la donna ha un proprio immaginario erotico? Io sono più di cinquant’anni che me lo chiedo e riesco a dare sempre la stessa risposta. No!
    Nell’immaginario maschile c’è la donna in tutte le sue varianti e posizioni: Madre, moglie, amante, prostituta, ecc..ecc.. Ci sono parti di donne: bocca, tette, culo ecc.. Ruoli: massaggiatrice, infermiera ecc.. che si esprimono in varie forme artistiche, cinema letteratura, arte. Ma le donne? Hanno solo se stesse in funzione ai desideri maschili, non hanno un immaginario erotico proprio, ma un immaginario riflesso di quello maschile.
    In più va aggiunto uno sviluppo emotivo, spesso devastato dall’eccessiva paura e ansia per il proprio aspetto fisico se non da traumi in conseguenza di abusi e violenze. Anche l’essere “femmina” ti penalizza, è offensivo se rivolto ad un uomo, ma anche ad una donna, ha un valore spregiativo, con il significato di donna di carattere debole, superficiale e pettegola. Quindi partiamo svantaggiate fin dalla nascita.
    Sto divagando troppo, il tema era “tette e cibo”.
    Si parla di: “sdoganare due parole troppo spesso banalizzate”.
    Sdoganare= superare un pregiudizio.
    Banale=Di poco conto, oppure privo di originalità.
    Ci sarebbe molto da dire, ma fermiamoci su sdoganare, superare un pregiudizio, quindi una forma di libertà. Anche qui mi viene a mente Simone de Beauvoir.
    -“ Se vivi abbastanza a lungo, vedrai che ogni vittoria si muta in una sconfitta.”
    Anticipo Paolo, le autrici sono libere e autentiche di fare quello che fanno, ma non mi può essere presentato come una forma di libertà.
    Tette e tagliatelle è un successo assicurato, soprattutto per un pubblico maschile. Propongono due oggetti che hanno grande richiesta, ma non modificano i rapporti diseguali pre-esistenti, si accetta di essere trattati da oggetti e non da soggetti. Lo fanno liberamente, come libera scelta, ma questo non vuol dire che è una scelta di libertà. Non è uno scandalo, perché non modifica nuove relazioni sociali, al massimo una trasgressione e come tutte le trasgressioni produce profitti. Come sempre, fa comodo al potere dominante, sia patriarcale sia capitalista, che un soggetto che fa parte del gruppo subordinato sia contento del suo ruolo e che ci veda pure chissà che significato rivoluzionario nel suo ruolo subordinato. È un bel colpo a tutte quelle che lottano per la libertà. L’importante è, per il patriarcato, che ognuno stia al posto assegnato e, per il capitalismo, che si produca profitto.

    • Paolo ha detto:

      mi hai anticipato correttamente, aggiungo che le donne oggi più di ieri sono libere in occidente (salvo sacche di bigottume) di esprimere la propria sessualità, e il proprio erotismo, alcune lo fanno in forme che non ci piacciono, ce ci sembrano “degradanti”, e bè dobbiamo rispettarle, nulla ci autorizza a dire che si stanno auto-oggettificando.
      “Ti stai auto-oggettificando” è la forma elegante e intellettuale del “cagna!” urlato dai maschilisti sessualmente frustrati che infestano i social-network, e io sono contro sia l’uno sia l’altro.
      Personalmente ribadisco che sarò un maschio etero atipico ma l’accoppiata tette-cibo non mi eccita,per me il seno isolato dal resto del corpo non ha alcuna valenza senza la sua proprietaria, senza il suo volto e il suo sguardo

      • “Ti stai auto-oggettificando è la forma elegante e intellettuale del cagna!”

        Davvero vuoi paragonare un insulto mirato ad umiliare e controllare per mezzo dell’umiliazione, che trova la sua giustificazione in un codice morale fondato sulla discriminazione di genere, con l’analisi di un fenomeno affrontato da discipline come le neuroscienze, la psicologia o la sociologia? Perché, vedi, per il troll che si diverte ad offendere una donna esiste un doppio standard: l’uomo che ha una ricca e variegata vita sessuale è un maschio virile, mentre una donna che decide autonomamente della sua vita sessuale è una troia.
        Quando si parla di auto-oggetificazione, invece, non si discute della vita sessuale degli individui, non è un discorso che ha a che fare con la sfera personale. Si parla di stereotipi di genere e di ruoli di genere in una società ancora fortemente patriarcale e di come tutto questo influenza la costruzione identitaria di un individuo che cresce immerso in un preciso contesto socio-culturale.
        Parlare di auto-oggetificazione è un modo per diffondere consapevolezza e la consapevolezza è alla base di una vera autodeterminazione. L’esatto opposto di quello che fa una società patriarcale che etichetta le donne come puttane, minando la loro autostima allo scopo di esercitare potere.

      • Paolo ha detto:

        se io decido di partecipare con la foto dei miei pettorali a una iniziativa che lega i miei pettorali a dei cibi e mi viene detto che con quell’atto mi auto-oggettifico e favorisco (inconsapevolmente o no) una cultura maschilista che ha al suo interno la violenza contro le donne, se mi viene detto che anche se penso di aver scelto consapevolmente ciò non è vero..questo non è un giudizio su di me? Io non ho il diritto di risentirmi?
        Io non dico che questo libro non vada criticato, io stesso lo giudico idiota però dobbiamo accettare che chi ha partecipato a questo libro divertendosi possa non accettare di sentirsi dire che si sta auto-oggettificando. così come molte persone obese gravi non gradiscono sentir dire che essere obesi è un rischio per la salute (solo che in questo caso ci sono prove medico-scientifiche un po’ più solide)

      • Offendersi serve solo ad evitare di portare argomentazioni sensate che possano confutare l’analisi del fenomeno descritto.

      • Vediamo se riesco a farmi capire con un’analogia.
        Mettiamo che stai dipingendo una parete; io ti osservo e ti faccio notare che non hai sistemato il nastro adesivo attorno agli stipiti delle porte, oppure che non hai stuccato bene e che la superficie non è omogenea. Tu puoi anche offenderti e sentirti sminuito dalle mie osservazioni, ma di fatto i miei non sono altro che buoni consigli, pronunciati non per umiliare, ma per aiutarti ad avere una bella parete.
        Altra situazione: tu stai dipingendo una parete e io comincio a prenderti in giro per il colore che hai scelto, ti dico cose come”solo uno sfigato privo di buon gusto avrebbe scelto quella tonalità!” Quello che sto facendo, in questo caso, non è costruttivo, ma è funzionale a farti stare male e basta. La cogli la differenza?

      • Paolo ha detto:

        la colgo più di quanto pensi ma resto della mia idea riguardo all’argomento di cui discutiamo

      • IDA ha detto:

        Sulla società perfetta: io non credo nelle società perfette, non credo nello stato e nelle sue istituzioni e nelle gerarchie, cerco di combattere ogni fora di sfruttamento, di dominio e di oppressione. Rifiuto rapporti oggetto/soggetto per rapporti soggetto/soggetto in tutti i campi, non solo nelle relazioni sentimentali. Questo è quello a cui credo e cerco di comportarmi di conseguenza. Aspiro ad una società sempre migliore. Sapere che vivo in una società più libera di altre non è che mi consola, ma penso che si possa vivere ancora meglio e più liberi.

      • IDA ha detto:

        Ti faccio un esempio: Se uno offre la propria manodopera gratis, trova subito lavoro, e i padroni sono contenti e difendono la tua libertà di lavorare gratis. Te hai fatto una scelta libera. Successivamente altri fanno la stessa scelta, cosa accade, che si abbassa drasticamente il costo del lavoro e in poco tempo ci sarà posti di lavoro solo per chi lavora gratis. diventerà una forma di schiavismo volontario. Secondo te non sono responsabili della loro condizione e dello sfruttamento? Io penso di si, perchè la libera scelta di alcuni ha messo nei guai anche chi non ha scelto di lavorare gratis. Questo è un assurdo un paradosso, ma spero di averti fatto capire quello che volevo dire.
        La tendenza di far passare certe scelte, fatte più o meno liberamente come scelte di libertà, rivoluzionarie, ma non lo sono, perchè non cambiano i rapporti di dominio. esempio la prostituzione, molte donne che si spacciano per femministe, la considerano una forma di libertà sessuale, ma loro non si prostituiscono, i clienti applaudono e i magnaccia sono contenti.

      • Paolo ha detto:

        accosti cose inaccostabili. Il fatto che alcune donne decidano di prostituirsi non giustifica affatto quegli uomini che vedono tutte le donne come prostitute non più di quanto il fatto che certi uomini facciano una cosa x autorizza a pensare che tutti gli uomini facciano quella cosa. se qualcuno pensa di poter trattare con disprezzo tutte le donne a causa delle scelte di alcune non è colpa di quelle alcune, è colpa di quel qualcuno che ragiona in maniera stupida.
        poi non ho capito perchè essere contrari all’abolizione legale della prostituzione implica il doversi prostituire, se quelle femministe pro-sex work non vogliono prostituirsi non sono incoerenti. Io sono a favore del diritto delle persone adulte di ricorrere alla chirurgia estetica se vogliono però io non vi ricorro almeno per ora, se è per questo non vado neanche a letto con altri uomini ma difendo il diritto degli uomini di farlo se vogliono. Non vado tutti i giorni da Mc Donald’s e credo che mangiare lì spesso, per quanto sia una scelta libera, sia dannoso per la salute ma sarei contrario a vietare legalmente i fast-food come sarei contrario a vietare le sigarette e gli alcolici anche se la scelta di consumare queste sostanze fa male alla salute ed è provato che fa male..penso ovviamente che bisogna essere informati sui rischi ma una volta che sei informato la scelta è tua. Io difendo il diritto legale degli adulti di fare delle scelte non solo quando fanno cose che io non ho voglia di fare (andare a letto con gli uomini) ma anche quando fanno cose che io reputo sbagliate e dannose per loro stessi (fumare, giocare d’azzardo, mangiare junk food). Il principio per cui “se non sei per l’abolizione di una certa cosa allora devi farla anche tu” è folle, è la stessa logica balorda dei leghisti che dicono “se sei a favore degli immigrati ospitali a casa tua”

      • IDA ha detto:

        Paolo, io parlavo di: “La tendenza di far passare certe scelte, fatte più o meno liberamente come scelte di libertà, rivoluzionarie, ma non lo sono, perchè non cambiano i rapporti di dominio. “
        Non della scelta, ma di far passare certe scelte come scelte di libertà.
        La prostituzione e la pornografia hanno a che fare con il ruolo imposto alle donne, non con la libertà sessuale, anche se la donna lo sceglie liberamente. non mette in discussione i rapporti sociali dominanti perché non cambia chi vende e chi compra, e soprattutto non cambia i rapporti di forza fra i soggetti sociali coinvolti. Vuol dire che fanno parte del gioco della morale e non provocano nessun cambiamento sostanziale, anzi convalidano le diseguaglianze esistenti.
        Per me è più che evidente che ciò che è emerso dalle peggiori relazioni fra uomini e donne: la prostituzione, pornografia, oggettivazione, maschile o femminile non può essere la base per nuove relazioni fondate sull’eguaglianza. Fanno parte del moralismo e del perbenismo. Perché qual è la funzione della morale in una società? Che ognuno rimanga al suo posto, al ruolo che le è stato assegnato.

      • Paolo ha detto:

        se così fosse tutte le persone moraliste dovrebbero essere pro-porno e non mi pare sia così.

      • IDA ha detto:

        No, non è così automatico, anche perchè la morale non è mai una sola.

      • Un'altra Laura ha detto:

        @Ida: l’esempio del lavoro è tutt’altro che paradossale. E’ il caso di tanti lavori di grafica, ad esempio. “Ti pago in visibilità”. Ci sono case editrici che indicono concorsi per illustratori in cui chi vince viene “premiato” con la pubblicazione del proprio disegno in copertina. Ti sfruttano e te lo fanno pure passare come premio. Oppure per lavori legati alla cultura: archeologo, archivista, bibliotecario, in cui si richiedono “volontari” (l’ultimo caso proprio il ministero dei beni culturali!). E tanti, alle prime armi, che ci stanno pure “mi fa curriculum”, dicono. Sì, peccato che il tuo curriculum non serva a nulla se poi nessuno ti paga perché c’è sempre qualcuno pronto a lavorare gratis “per curriculum”.
        Tutto questo per dire che sì, ci sono scelte liberissime che però fanno danni a determinate categorie. La scelta di continuare ad associare oggetti a pezzi di donna sessualizzati fa male alle donne, indipendentemente da quanto quella scelta sia libera, e mi pare piu’ che giusto criticarla (la scelta). Mi pare sia giusto che ci sia anche la libertà di criticare quella scelta, direi.

      • Paolo ha detto:

        c’è libertà di critica e libertà di criticare la critica

    • IDA ha detto:

      Altro argomento, in parte ti ha già risposto Riccio. Nella seconda parte del mio commento, io non metto in discussione la libertà di farlo, ma il cercare di farlo passare come un atto di libertà, o rivoluzionario, quando non è così. Perchè non cambia i rapporti esistenti, quindi sono scelte libere, si, ma non di libertà. Se uno vuole porsi come oggetto, libera di farlo, ma non farlo passare per quello che non è.

      • Paolo ha detto:

        sì ma per te anche una donna che vuole sposarsi si “pone come oggetto”, questo non ha senso: bib si pone come “oggetto”, è una donna che fa una cosa legittima (ricordo che il matrimonio nei paesi occidentali del 2016 non è più quello del medioevo, per fortuna) che tu altrettanto legittimamente non vuoi fare

      • IDA ha detto:

        No! Io non credo al matrimonio come istituzione. Non ho mai detto o pensato che una donna nel matrimonio deve per forza porsi come oggetto. l contrario sono per l’allargamento al matrimonio a tutte le forme possibili tra cui anche quella di non sposarsi.

      • Paolo ha detto:

        “sono per l’allargamento al matrimonio a tutte le forme possibili tra cui anche quella di non sposarsi.”

        questa frase non ha senso logico: se c’è il matrimonio vuol dire c’è lo sposarsi. Eri sotto effetto di sostanze alcoliche quando l’hai scritta?

      • IDA ha detto:

        🙂 Si hai ragione! Mi sono incartata..

  5. Morgaine le Fée ha detto:

    “Fantasie maschili, fantasie maschili, è tutto gestito da fantasie maschili? ”
    eh, mica per niente non c’é altrettanta proliferazione di iniziative con “cibo e parti sexy di maschio”, “buone cause con parti sexy di maschio” (penso alle pubblicitá della PETA o del tumore al seno), eccetera. Devo ancora vederla la pubblicitá con un bel primo piano su slip maschili e il messaggio “Donna, dí al tuo uomo di farsi controllare la prostata”. 😛

    (quando ho letto “tette e cibo” ho pensato all’allattamento, cmq. Deformazione professionale da genitrice 🙂 )

    • Paolo ha detto:

      tempo fa su questo blog postarono dei manifesti per la prevenzione del tumore al testicolo che rappresentavano bei maschioni nudi e

      • IDA ha detto:

        e.. quando non ricordo.. non c’ero?

      • Era qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/10/05/il-cancro-e-la-sessualizzazione-dellimmagine-della-donna-nelle-campagne-per-la-prevenzione/
        In quell’occasione citavo Lisa Wade a proposito dei nudi maschili:
        https://thesocietypages.org/socimages/2013/12/12/hunkvertising-is-the-rise-of-mens-sexual-objectification-equality/
        La Wade descrive le immagini con l’espressione tongue-in-cheek (un termine inglese che si riferisce a uno stile di umorismo in cui le cose sono dette seriamente solo a metà, o in una maniera sottilmente ironica e scrive: they didn’t seem to be acknowledging and validating women’s sexual desire, so much as mocking it. “It’s funny to us to think of women being lustful,” I told Gianatasio, “because we don’t really take women’s sexuality very seriously.” In this way, the joke affirms the gender order because the humor depends on us knowing that we don’t really objectify men this way and we don’t really believe that women are the way we imagine men to be.
        Il punto è che chi osserva questi spot è perfettamente consapevole del fatto che generalmente le donne non trattano gli uomini come meri oggetti sessuali.
        Certo, l’oggettificazione del maschio non è certo una cosa positiva, ma è l’effetto sui fruitori che è diverso, e questo dipende dal fatto che la nostra società è ancora una società patriarcale. A dimostrarlo è soprattutto la differenza nel numero delle immagini di donne oggettificate e sessualizzate rispetto ai nudi maschili.
        Quindi – e colgo l’occasione per rispondere a quel tizio tutte maiuscole e punti esclamativi che è venuto a gridare qui “e gli uomini nudi?” (uno fermo ancora allo stadio “what about the man?” – https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/05/29/notallmen/): certi commenti non li pubblico neanche più. Al di là della quantità di studi che dimostrano che esiste una radicale differenza nella rappresentazione mediatica dell’uomo e della donna, basta avere gli occhi e un minimo di onestà intellettuale.

      • Paolo ha detto:

        gli uomini che trattano le donne come meri oggetti sessuali lo fanno perchè vogliono farlo, lo decidono, vogliono essere così perchè i genitori non li hanno educati, non lo fanno perchè hanno visto immagini di donne sexy (e nelle società in cui tali immagini sono meno diffuse o sono più difficilente reperibili non mi pare che le done stiano meglio). Io sono un maschio eterosessuale, mi piacciono le donne sexy (tra l’altro la mia idea di sensualità non centra ulla con certe pubblicità becere, per me il sexy declinato al femminile è Eva Green in he Dreamers o Gemma Arterton in Tamara Drewe, o Anne Hathaway in Amore & altri rimedi e se volete i faccio esempi di attori maschi ma “tette e cibo” nonha nulla di sexy),, mi eccitano eppure non mi viene da pensare “che troia” quando vedo certe immagini, non molesto con frasi e gesti importuni ogni donna che vedo passare per strada, non penso che le donne in minigonna “si cerchino” le molestie, sono forse “speciale” o bizzarro rispetto agli altri maschi etero cresciuti in questa cultura? No, per niente, è solo che non voglio fare certe cose, non le trovo corrette eppure sono cresciuto in questa cultura.
        E comunque ribadisco tutto ciò che ho detto in questo post, nessuna Lisa Wade mi farà cambiare idea.

      • Paolo ha detto:

        era quel post che parlava del manifesto della Lilt con Anna Tatangelo nuda, le foto dei maschioni nudi per prevenire il tumore al testicolo si trovano tra i commenti. Se vuoi vai a cercarti da sola il post, io non ho tempo e non ho voglia di spulciare il blog per metterti il link..e poi la galanteria è patriarcale come tu mi insegni.

      • IDA ha detto:

        Complimenti per la memoria Paolo. Io me ne ero totalmente dimenticata, sarà che ci faccio poco caso, sarà che invecchio…

      • Morgaine le Fée ha detto:

        Grazie a Ricciocorno per il link. Paolo: l’unica immagine di pezzo di uomo in slip che vi é riportata non é un’immagine oggettivante o autooggettivante. Non é sexy, non é ammiccante, non ha sottointesi erotici: non ispira pensieri del tipo “sono tuo, prendimi”. Anzi, la grafica ospedaliera e lo stetoscopio direttamente sul pacco sembrano avere una funzione ammazzalibido (vabbé almeno per i miei parametri, devo ammettere). Nelle corrispondenti pubblicitá destinate alle donne, c’é praticamente sempre una componente erotica, perfino negli slogan delle campagne sul tumore al seno (“posso toccarti le tette?”, Torino 2014). Spero di essermi spiegata.

      • Paolo ha detto:

        hai detto bene: secondo i tuoi parametri, ci sono donne etero e uomini gay che potrebbero eccitarsi..e non ci sarebbe nulla di male

    • IDA ha detto:

      Al contrario. La pubblicità del prostamol che è un integratore ci va la moglie in farmacia a comprarla.

      • Morgaine le Fée ha detto:

        @ IDA: info interessante. Non vivendo in Italia, l’ho googlata. Le differenze tra quella pubblicitá e le campagne contro il tumore al seno che ho visto citate qualche volta sono:
        – tumore al seno: manda la tua donna a fare i controlli perché cosí si terrá le tette sexy
        – prostamol: la moglie sospetta un problema di salute del marito e premurosamente se ne occupa. È comunque una pubblicitá in cui la donna assume il solito ruolo di cura mentre l’orgoglio maschile sui gioielli impedisce all’uomo di ammettere un problema, peró é almeno piú umana e non oggettivante verso l’uomo.
        @Paolo : mi era sfuggita, non la ricordavo.

      • IDA ha detto:

        Si, ed è tutto in funzione all’uomo, prendersi cura e le tette.

  6. Valeria Palazzolo ha detto:

    Io ci provo di nuovo, Paolo, ma senza assolutamente la pretesa di convincerti, per carità. Vorrei solo che, come noi nel corso degli anni abbiamo probabilmente capito il tuo punto di vista, tu, senza condividerlo, capissi il nostro, perché sono convinta che non sia affatto così.

    Paolo, come ho già scritto, ragiona per monadi: ritiene cioé che nella società ognuno agisca per sé e che, a meno di evidenze di effettive violenze esercitate, i comportamenti non condizionino e non siano condizionati da niente. In conseguenza di questo ritiene che criticare una cultura significhi coerentemente disprezzare chi ne propone alcuni modelli o segni. Credo di poter dire senza congiuntivo che non è così proprio per niente: viviamo in un mondo altamente simbolico e condizionante in cui tutti e tutte noi siamo immersi in un magma di modelli e segni e in cui ogni nostro comportamento diventa fortemente significante. Se domani divenisse di moda indossare magliette con la svastica o con la falce e martello, il mio acquistare e indossare tali magliette significherebbe il mio partecipare a un processo collettivo di assorbimento di questi simboli, che avrebbe probabilmente come conseguenza il fatto che dopo un po’ nessuno li riconosca più. Poco importa il nostro giudizio positivo o negativo su questo: ciò che è importante è che io, insieme a molti altri, mi sarei fatta portatrice di un processo: in modo libero e consapevole fino a un certo punto.

    Ora, queste cose le facciamo, inevitabilmente, tutti e tutti i giorni. È’ per questo che ha poco senso questa ossessione di mettere sempre i puntini sugli i della libera scelta. Io posso benissimo criticare la cultura del super consumismo tecnologico e comprare ogni sei mesi il nuovo modello di IPhone; posso criticare la cultura del salutismo ed essere vegana e fare chilometri di jogging tutti i giorni; posso criticare la cultura del superlavoro e non fare ferie dal 1996.
    Posso criticare la cultura dell’ipersessualizzazione femminile e non uscire mai di casa se non ho una minigonna mozzafiato.
    Posso benissimo criticare una cultura ed esserci immersa io stessa; anzi posso a maggior ragione, perché vuol dire che ho capito benissimo come quella cultura funziona: posso addirittura scegliere, consapevolmente, di assumere per gioco o citazione alcuni dei segni di quella cultura. È’ per questo che parlare delle culture e negare le libertà individuali sono due cose che vanno su binari completamente diversi, che Paolo invece associa sempre.
    L’unica cosa che non posso fare è negare che quella cultura esista, e comprare un IPhone ogni sei mesi ritenendo che questa mia scelta non sia indotta da niente e non induca niente, e che sia soltanto frutto della mia libertà. Questo lo poteva fare solo Robinson Crusoe (che comunque non aveva IPhone) e forse manco lui, che era comunque un inglese di una precisa epoca storica e quindi, in positivo o in negativo, seguiva alcuni condizionamenti sociali di base.

    • Paolo ha detto:

      senti,a me non me ne può importare di meno se porti abitualmente minigonne inguinali o pantaloni a zampa, non mi importa se compri sei Iphone o nessuno, io l’iphone non ce l’ho e non voglio averlo ma penso che altri hanno il diritto di comprarlo se vogliono e non è colpa loro se per fare l’iphone sfruttano orrendamente i lavoratori in Cina (è colpa dell’azienda produttrice). io dico che portare una minigonna inguinale è un atto di libertà che non incoraggia nessuna cultura sessista, vale lo stesso per chi indossa i pantaloni a zampa e persino per chi indossa il velo islamico: per quanto il velo islamico (e quello delle suore cattoliche) sia il simbolo di tutto ciò che odio e vorrei cancellare dal mondo (religione, sessuofobia, castità) difendo il diritto delle donne di indossarlo, non sono tutte sottomesse o inconsapevoli,anche loro fanno una scelta come la fa la ragazza in minigonna, come la fa il ragazzo che si depila il petto, il ragazzo che si fa crescere la barba, il ragazzo che si rade, la donna che si depila le gambe ecc..solo che in queste scelte non c’è la religione di mezzo e per me è molto meglio perchè quando c’è la religione di mezzo chi non segue certe regole subisce qualcosa di peggio che qualche sguardo di disapprovazione o qualche commento maleducato a cui si può rispondere con un vaffa

  7. IDA ha detto:

    Laura. Si anche io avevo pensato a un certo tipo di volontariato, ma non conoscendo relativi problemi dei vari settori sono andata sul generico. Vicino dove abito io, c’è una zona, fin da quando ero bambina si parlava di scavi abusivi, di ritrovamenti di suppellettili, cocci, ceramica ecc.. Ma solo nel 2012 è stato recintato e messo sotto vincolo archeologico. Nei mesi di Giugno luglio, ci sono a lavorare delle ragazze, e mi spiegavano quello che dicevi te; per curriculum. Non solo non sono pagate ma anche il soggiorno è a loro spesa. Ora io non lo so, se in archeologia ha sempre funzionato così, oppure no. Bisognerebbe chiederlo a Paola.
    Ps: Hanno trovato una villa Romana, con dei pavimenti a mosaico.

    • Un'altra Laura ha detto:

      No, non ha sempre funzionato cosi’. C’è stato sempre più un gioco al ribasso e i risultati sono quelli che hai visto anche tu. Peraltro, dici bene: ragazze. Perché ad una certa capisci bene che non puoi viver d’aria, né del tuo curriculum con tante righe, quindi o fai altro o vai all’estero. E ciaone alla professionalità e all’esperienza sul settore. In Inghilterra assumono a tempo indeterminato e in Italia ci son solo persone inesperte, quando proprio non totali incompetenti, a metter le mani su un patrimonio archeologico che, con tutto il rispetto, all’Inghilterra gli fa le scarpe.
      Evvabbeh, tornando IT: con questo paragone più che azzeccato (brava per averci pensato!): la scelta di lavorare per uno stipendio evidentemente da fame, se non gratis è sicuramente una scelta deleteria per la propria categoria. Ma, d’altro canto, è davvero una scelta? Se ti dicono: o mi lavori a queste condizioni, o comunque altra gente che lavora io la trovo, soprattutto se sei alle prime esperienze, che fai? E allora penso anche a chi ha fatto questo libro. Ora, io non so le motivazioni di chi ha fatto questo libro, però puoò valere anche l’ipotesi: sei una fotografa esordiente, non hai un nome, hai bisogno di soldi facili da fare in fretta perché magari non hai una famiglia alle spalle che ti mantenga… fotografi tette. È difficile, così difficile convincere la gente ad uscire dal personalismo spinto (ciao Paolo :D) verso un’effettiva lotta di classe.

      • Paolo ha detto:

        a parte che io in quanto socialista molto molto liberale, nella lotta di classe ci credo entro certi limiti, penso che la lotta di classe dovrebbe servire a migliorare le condizioni di lavoro dei fotografi e dei modelli/e sia che si tratti di fotografare tette o altro,

      • Un'altra Laura ha detto:

        Chiedo scusa per l’OT:
        “socialista molto molto liberale” In pratica speri nel buon cuore dei capitalisti. E nel fatto che il loro buon cuore venga premiato sul mercato. Eh, s’e’ visto proprio. Fra una societa’ archeologica che propone un lavoro a 100 e una che propone un lavoro a 1000, ma promettendo contratti decenti, viene scelta la seconda sicuramente. E infatti siamo arrivati dove siamo arrivati, con la gente che lavora gratis, e senza nessuna tutela. Poi certo, qualcuno che avrà gli scrupoli di coscienza e vorrà pagare di piuù c’è di sicuro (io ne conosco uno), ma ciò non toglie che siano in minoranza, e se si aspetta salvezza dall’alto aspetta e spera.

        Fuor di esempio sull’immaginario femminile, come si è fatto notare altre volte: alcuni uomini potranno anche esserci alleati (non Paolo, che l’ha detto più e più volte che non camibierà mai idea, indipendentemente da quello che possiamo dirgli, per cui è inutile anche discuterci su questo punto), ma è una battaglia femminile. Per cui sì, la scrittrice che mi scrive “a tutti piacciono le tette” mi fa incazzare più di uno scrittore, oh!

      • Paolo ha detto:

        veramente io sono un socialista molto liberale nel senso che credo nel welfare e nella socialdemocrazia come correttivo alle ingiustizie sociali generate da un capitalismo senza regole e no non cedo nell “buon cuore” dei ricchi (tanto è vero che sono a favore della tassazione progressiva in base al reddito) ma non credo nella rivoluzione proletaria e l’abbattimento del capitalismo, questa è una utopia che là dove si è tentato di realizzarla ha portato a un sistema persino più ingiusto del precedente.

        se si parla di battersi per la parità legale e giuridica, il diritto allo studio, i diritti civili, per la libertà individuale di fare quel che si vuole col proprio corpo senza finire in galera o lapidate, il diritto di fare o non fare un figlio,il matrimonio egualitario, l’aborto ecc.. eccetera, se si tratta di essere contro teorie peseudoscientifiche come la Pas io sono un alleato e sempre lo sarò. Io sono contro ragionamenti del tipo “se vuoi fare questo e questo non sei libera, non importa se dici che lo sei, tu sei una vittima inconsapevole del patriarcato che ti illude di essere libera”, chi dice questo non mi avrà mai come alleato, in effetti. Spero di essere stato chiaro

  8. adri ha detto:

    waoo , finalmente leggo commenti contrastanti, criticabili ma PENSATI …per il dialogo e lo scambio e non per l’offesa o il predominio intellettivo. grazie!

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