Presunzioni e alienazione

tim_burton_vincentLeggo sul sito “La legge per tutti” che la Cassazione si sarebbe espressa nuovamente sulla Pas, sindrome da alienazione genitoriale.

Ci dice la sentenza 16 febbraio – 8 aprile 2016, n. 6919 che

non c’è bisogno di disquisire, in astratto, sul fatto se esista o meno la Pas o se sia catalogabile tra le patologie cliniche accertabili.

un’affermazione in contrasto con la sentenza 20/03/2013 n° 7041, che aveva affermato:

Il giudice del merito, ricorrendo alle proprie cognizioni scientifiche (Cass., 14759 del 2007; Cass., 18 novembre 1997, n. 11440), ovvero avvalendosi di idonei esperti, deve verificare il fondamento, sul piano scientifico, di una consulenza che presenti devianze dalla scienza medica ufficiale (Cass., 3 febbraio 2012, n. 1652; Cass., 25 agosto 2005, n. 17324). Ciò, ad esempio, nel caso in cui il CTU sostenga la presenza di una cd. PAS (sindrome di alienazione genitoriale), ripudiata dalla letteratura scientifica internazionale di maggioranza.

Anche se, in questo particolare caso, non ci troviamo di fronte alla consulenza di un esperto che ha diagnosticato la Pas, bensì di fronte ad un padre che si è opposto alla consulenza di un esperto perché non l’ha diagnosticata.

Nell’attesa che la Corte di Cassazione si chiarisca le idee e decida una volta per tutte se è rilevante o non è rilevante, in un’aula di Tribunale, il fatto che la Pas non è riconosciuta come disturbo dalla scienza medica ufficiale, andiamo a dare un’occhiata al caso di specie.

Leggiamo che la figlia minorenne nata nel 2000 (parliamo quindi di una ragazza che oggi ha più o meno 16 anni) era stata inizialmente affidata in regime di condiviso ad entrambi i genitori; successivamente, a causa di un “atteggiamento della figlia di rifiuto del padre“, il c.t.u. convocato per fornire una consulenza in proposito aveva dichiarato che tale atteggiamento di rifiuto era causato da “taluni comportamenti [nota: comportamenti del padre] percepiti come invasivi della propria sfera intima“, dei quali, a quanto risulta, non esisterebbero negli atti processuali descrizioni più dettagliate di questa.

Preso atto del parere del c.t.u. e in ragione delle crisi di panico della minore, il Tribunale decideva la sospensione degli incontri fra padre e figlia, respingeva la richiesta del padre di ulteriori indagini peritali e prescriveva alla ragazza un percorso psicoterapeutico finalizzato a riprendere i rapporti con il padre.

La Cassazione, in contrasto con la decisione della Corte d’Appello di Milano, decide di accogliere le istanze del padre, contestando che

la decisione di escludere, in sostanza, il padre dalla vita della figlia appare come il risultato di una acritica adesione alle conclusioni finali del c.t.u., piuttosto che essere determinata da suoi [del padre] non precisati comportamenti riprovevoli“.

Sebbene il giudice ha la facoltà di aderire alle conclusioni del c.t.u. senza fornire ulteriori motivazioni, la sua decisione, ci dice la Cassazione, è contestabile nel momento in cui queste conclusioni “formino oggetto di specifiche censure“.

Le conclusioni della consulenza tecnica sarebbero censurabili in virtù del fatto che non presentano né una chiara descrizione dei comportamenti paterni alla base del rifiuto della ragazza, né tantomeno la specificazione delle “fonti di prova” della sussistenza di tali comportamenti; inoltre dalle osservazione del c.t.u. risultava anche che (cito dalla sentenza) “lo stesso rapporto con la madre è contraddistinto da ambivalenza e aggressività”, “la madre limita di fatto la relazione tra padre e figlia attraverso un controllo continuo su ogni atto direttamente o tramite persone di sua fiducia” e “la madre sta arrecando gravi e irreparabili danni alla minore, inducendole paure e sospetti nei confronti della figura paterna”, elementi non tenuti nella dovuta considerazione quando si è trattato di decidere dell’affidamento della ragazza.

I giudici di merito, secondo la Cassazione, non avrebbero sufficientemente “motivato sulle ragioni del rifiuto del padre da parte della figlia“.

Ma cosa avrebbero dovuto fare?

Il giudice di merito, a tal fine, può utilizzare i comuni mezzi di prova tipici e specifici della materia (incluso l’ascolto del minore) e anche le presunzioni (desumendo eventualmente elementi anche dalla presenza, laddove esistente, di un legame simbiotico e patologico tra il figlio e uno dei genitori).”

Quello che ci sta dicendo la Cassazione è che, quando un minore rifiuta una figura genitoriale affermando che la causa del suo rifiuto è il comportamento di quel genitore, il Giudice è tenuto a raccogliere delle “prove”, valutando anche la possibilità che quel rifiuto possa essere causato da “un legame simbiotico e patologico” con il genitore non rifiutato.

Nel caso di specie, il legame madre-figlia può essere “contraddistinto da ambivalenza e aggressività”, e allo stesso tempo configurarsi come un legame “simbiotico e patologico“?

L’accenno al cosiddetto “legame simbiotico e patologico“, inoltre, mi fa tornare alla memoria un caso di diverso tempo fa, quello che riguardava una ragazzina di Ferrara, per la quale era stato deciso l’allontanamento dalla madre in virtù di questo “rapporto simbiotico”, la “prova” del quale consisteva nel fatto che la madre e la figlia manifestavano entrambe un grande amore per la danza.

Sebbene gli insegnanti, in quel caso, avessero reso testimonianza del fatto che l’interesse per l’arte coreutica nella ragazza fosse “profondo, personale e autentico“, la consulenza tecnica in quel caso aveva stabilito che invece tale passione andasse scoraggiata in quanto provocata del condizionamento materno.

Sulla base di quali prove un giudice può stabilire se il sentimento di un bambino o di un adolescente – sia esso il disagio causato da una figura genitoriale che percepisce come “invasiva della propria sfera intima” o il desiderio di scegliere un particolare percorso di studi – è “autentico e personale”? Il fatto che madre e figlia provino il medesimo sentimento è di per sé una prova che nel minore il sentimento è il mero frutto di una suggestione e che siamo di fronte ad una relazione interpersonale simbiotica?

Quando si valutano questo genere di casi, è opportuno tenere a mente che:

“Nei casi altamente conflittuali, capita molto spesso che i due genitori facciano commenti ostili e sgarbati ai bambini circa l’altro genitore e tentino di coinvolgerli nei loro conflitti. Anche se i bambini ne soffrono sul piano emotivo, sembra che la maggior parte di loro cerchi di conservare una relazione con entrambi i genitori, malgrado i loro comportamenti. Quando i bambini rifiutano un genitore, bisogna esaminare il ruolo dei due genitori nella vita dei loro bambini e le circostanze particolari intorno al bambino. In alcuni casi, un bambino può legarsi con il genitore più affettuoso e più efficiente e rifiutare l’altro genitore per vincere i suoi sentimenti conflittuali di lealtà.” (fonte)

Poniamo il caso che una bambina riveli ad uno dei genitori il suo disagio nell’incontrare l’altro genitore, lamentandosi di alcuni suoi comportamenti: quale dovrebbe essere la reazione del genitore che riceve una simile confidenza? E’ plausibile sostenere che un atteggiamento di manifesta sfiducia nelle competenze genitoriali dell’ex partner possa essere la conseguenza della preoccupazione scaturita dal disagio del minore, invece che la causa di quel disagio?

Il fatto che la madre limitasse i rapporti padre-figlia esercitando “un controllo continuo su ogni atto direttamente o tramite persone di sua fiducia”, potrebbe aver contribuito a creare il disagio nella ragazza, ma potrebbe anche essere scaturito dall’ansia causata da un personale disagio della ragazza, o potrebbe essere entrambe le cose. Il modello descrittivo proposto dall’alienazione genitoriale, che punta alla ricerca di un colpevole da escludere un innocente da scagionare, è troppo semplicistico per descrivere le dinamiche che si instaurano in una situazione dolorosa per un figlio come la separazione dei genitori.

La sentenza si conclude così:

“Si deve enunciare il seguente principio: in tema di affidamento di figli minori, qualora un genitore denunci comportamenti dell’altro genitore, affidatario o collocatario, di allontanamento morale e materiale del figlio da sé, indicati come significativi di una PAS (sindrome di alienazione parentale), ai fini della modifica delle modalità di affidamento, il giudice di merito è tenuto ad accertare la veridicità in fatto dei suddetti comportamenti, utilizzando i comuni mezzi di prova, tipici e specifici della materia, incluse le presunzioni, ed a motivare adeguatamente/aprescindere dal giudizio astratto sulla validità o invalidità scientifica della suddetta patologia, tenuto conto che tra i requisiti di idoneità genitoriale rileva anche la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore, a tutela del diritto del figlio alla bigenitorialità e alla crescita equilibrata e serena.”

Una conclusione che dimentica di citare un fatto fondamentale: a monte della denuncia del padre che ha lamentato “comportamenti dell’altro genitore, affidatario o collocatario, di allontanamento morale e materiale del figlio da sé”, c’è la denuncia di una figlia e di una madre che hanno descritto comportamenti pregiudizievoli del padre: l’esistenza di quei comportamenti è la prima cosa da verificare.

Solo dopo aver indagato,

“in base ad elementi concreti, del modo in cui i genitori hanno precedentemente svolto i propri compiti, delle rispettive capacità di relazione affettiva, nonché della personalità del genitore, delle sue consuetudini di vita e dell’ambiente sociale e familiare che è in grado di offrire al minore

(come la stessa sentenza ci ricorda) ed aver stabilito che nel comportamento del genitore rifiutato non è ravvisabile responsabilità alcuna, solo allora si possono valutare altre ipotesi.

Uno dei motivi per cui la sindrome da alienazione genitoriale è una teoria controversa e screditata è proprio questo: un comportamento mirato a tenere a distanza l’ex partner non può automaticamente classificare un genitore come “dannoso” e l’altro come immacolato, perché qualsiasi adulto responsabile vorrebbe allontanare dalla vita del figlio una figura che percepisce come minacciosa o comunque responsabile di un profondo disagio e perché non è dimostrato dalla ricerca che sia necessario e sufficiente che un genitore ostenti sentimenti negativi nei confronti dell’altro genitore per generare nei figli un sentimento di rifiuto.

La “friendly parent provision“, ovvero l’idea che “è un bravo genitore quelo che agisce in modo da incoraggiare e favorire i contatti del minore con l’altro genitore” è vera solo nel caso in cui si parla di due genitori ai quali non possono essere imputati comportamenti in grado di minare il benessere fisico e psicologico del minore coinvolto nella separazione; essa non può essere considerata indice di sane competenze genitoriali, se prima non si è escluso che il genitore percepito come “ostile” non sia in realtà un genitore “protettivo”, ovvero un genitore che sta solo cercando di difendere il figlio da una relazione potenzialmente traumatica.

Quello che non dobbiamo dimenticare è che nei Tribunali la Pas è prevalentemente una linea di difesa; ad appellarsi a pseudo-teorie come la sindrome da alienazione genitoriale o alienazione genitoriale che dir si voglia, sono quasi sempre genitori nei confronti dei quali precedentemente gli stessi figli o l’altro genitore hanno mosso accuse ben precise, accuse di violenza domestica, maltrattamenti, abusi fisici o psicologici, negligenza materiale o affettiva, e che finché non si è stabilita la veridicità di tali circostanze “la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali” con un genitore che potrebbe essersi reso responsabile di comportamenti del genere non può essere cosiderata né un elemento di valutazione delle competenze genitoriali, né un elemento sulla base del quale escludere la possibilità che alla base del rifiuto di un genitore da parte del figlio ci sia la qualità della relazione affettiva con il genitore rifiutato.

Il richiamo della Cassazione all’importanza di far riferimento a elementi concreti nel momento in cui si deve decidere del regime d’affido di un minore che manifesta sofferenza è comunque un fatto positivo: speriamo che i giudici accolgano questo suggerimento, soprattutto quando si trovano per le mani diagnosi di “alienazione genitoriale”, un disturbo che, giova ricordarlo, è stato ripudiato dalla letteratura scientifica internazionale di maggioranza.

Speriamo anche che, prima di verificare che i genitori si stiano impegnando a favorire la relazione dei figli con l’altro genitore, i giudici si preoccupino di valutare se quei genitori hanno messo tutto il loro impegno nel coltivare la propria relazione con il figlio, perché, come ricorda il sociologo Michael Flood, generalmente il principale ostacolo al coinvolgimento dei padri con i figli dopo la separazione è la loro mancanza di coinvolgimento prima della separazione.

Advertisements

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in affido e alienazione genitoriale, attualità, dicono della Pas, giustizia, notizie, riflessioni, società e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

15 risposte a Presunzioni e alienazione

  1. salvo ha detto:

    Questa storia della PAS nelle mani (non posso dire cervelli) di CTU ‘true believers’ e di Giudici ignoranti (altrimenti perche’ dovrebbero chiamare in causa i CTU ormai e’ finita’ nella degenerazione concettuale — o nella Babele Concettuale — che tutte le scienze solide (e la filosofia delle scienze aveva cercato di costruire sulle rovine di un ideologismo efferato durante il periodo brutale tra le due guerre mondiali. (La memoria storica e’ importante, anche per capire problematiche stupide come quelle che concernon la PAS.)

    Ecco l’obbrobio che uno deve leggere – e che si deve prendere sul serio per cercare di rallentare la deriva ‘babelica’ logica, teorica, concettuale::
    … “In alcuni casi, un bambino può legarsi con il genitore più affettuoso e più efficiente e rifiutare l’altro genitore per vincere i suoi sentimenti conflittuali di lealtà.”

    Uno studente di primo anno di universita’ che scrivesse una frase simile verrebbe spedito a casa per la completa deficienza di qualsiasi canone di logica. ‘In alcuni casi …’? E’ d’obbligo per qualsiasi cervello che abbia ambizioni di pensare porsi domande come queste:
    – Quanti casi?
    – Quali casi?
    – Come, quando, e perche’ si manifestano tali / alcuni casi?

    Nello stesso momento, queste domande portano alla luce i loro ‘complementi’ — cioe’ tutti casi che non sono i ‘taluni casi’. Quindi, la mente coltivata automaticamente chiederebbe (non puo’ non chiedere!):
    – Quanti sono i casi che non sono questi ‘alcuni casi’?
    – Quali casi i casi che non sono questi ‘alcuni casi’?
    – Come, quando, e perche’ si manifestano questi casi che non sono gli ‘alcuni casi’?

    Notare le alternative a “In alcuni casi, un bambino può legarsi con il genitore più affettuoso e più efficiente e rifiutare l’altro genitore per vincere i suoi sentimenti conflittuali di lealtà.”:
    (i) in tutti gli altri casi, un bambino può NON legarsi con il genitore più affettuoso e più efficiente e (ANCHE) rifiutare l’altro genitore per vincere i suoi sentimenti conflittuali di lealtà.”
    (ii) in tutti gli altri casi, un bambino può NON legarsi con il genitore più affettuoso e più efficiente e NON rifiutare l’altro genitore per vincere i suoi sentimenti conflittuali di lealtà.”
    (iii) in tutti gli altri casi, un bambino può legarsi con il genitore più affettuoso e più efficiente e NON rifiutare l’altro genitore per vincere i suoi sentimenti conflittuali di lealtà.”
    … volendo, si possono creare un numero di permutazioni che potrebbe andare all’infinito.

    La deriva teorico-concettuale e’ semplicemente vergognosa:
    – genitore piu’ affettuoso e piu’ efficiente? Perche’ un genitore piu’ affettuoso e piu’ efficiente? Quindi il bambino sceglie seguendo criteri di piu’ affettuosita’ e efficienza? Che cosa e’ l’affettuosita’ e l’efficienza in un genitore? Perche’ l’altro genitore non e’ altrettanto (o piu’) affettuoso e piu’ efficiente — specialmente se vuole avere un rapporto? Come sa il bambino chi e’ piu’ affettuoso e efficiente? Come descrive e misura affettuosita’ e efficienza nella sua mente? Sono affettuosita’ e efficienza caratteristiche trascendentali che i bambini hanno in commune, o sono caratteristiche che si acquisiscono con la socializzazione? Se trascendentali, perche’ alcuni prediligono un genitore e non un altro? E se sono da socializzazione, che inculca di piu’ e meglio queste categorie di affettuoista’ e di efficienza? Come arriva il bambino alla conclusione ‘razionale’ che legarsi a un genitore e rifiutare l’altro e’ la decisione ottimale?

    Tutte queste domande toccano un tasto dolente in tutte le scienze — specialmente le scienze sociali (e qualcuno datato nel cervello direbbe scienze umane, come il responsabile della pagina Alienazionegenitoriale): e’ il tasto di cio’ che una volta veniva chiamata ontologia. Cosa ci rivela l’ontologia che informa questa frase:
    – che un bambino e’ un essere ‘razionale’ e ‘strategico: conosce quali sono i suoi interessi individuali e li persegue con una logica ferrea;
    – che dei genitori sono piu’ affettuosi e efficienti relativamente all’altro genitore;
    — non si sa bene da dove proviene questa piu’ grande affettuosita’ e efficienza di un genitore relativamente alla minore affettuosita’ e efficienza dell’altro genitore?
    — e’ il genitore piu’ affettuoso e efficiente cosi’ per natura o per razionalita’ strumentale diretta a manipolare il figlio.
    – e l’altro genitore? che puo’ fare se per natura non e’ piu’ affezzionante o non impara ad esserlo per prevenire che il figlio lo rifiuti per la sua ‘meno affettuosita’? E perche’ non e’ meno effiiciente? E cos’e’ l’efficienza per un genitore.

    ecc., ecc., ecc.

    Certamente non posso non commentare che tutta questa roba ‘matta’ bambini non puo’ non ricollegarsi al Profeta Richard Gardner, che in un momento di rara’ razionalita’ scema e oscena defini’ i bambini coinvolti in questi conflitti di genitori ‘little bitches’ — cioe’ ‘piccole puttane-cagne’ che cercavano di manipolare i genitori (o chiunque altro essere, anche usando il proprio sesso) per assicurarsi la soluzione migliore per loro.

    Questo e’ una piccolisima parte di cio’ che sta dietro a questa logica che sembra guidare la sentenza, che ora i PASISTI nostrani (italioti), col Pingitore in prima linea, dichiarano un successone per la PAS. Non so chi sia piu’ colpevole di questa deriva logico-concettuale e legale — se i giudici, che dalla loro parte possono sempre invocare la loro ignoranza di argomenti non streattamente legali, ma che stanno condizionando la legge; o ..
    — se i PASISTI italioti che devono essere o ignoranti delle scienze sociali e mediche (lo sono) o perversi per avere trasformato delle congetture personali di un individuo senza nessuna capoacita’ logico-teorico-concettuale a religione — questo era il Richard Gardner, che mai fu ne’ dottore ne’professore alla Columbia University, ma che la Columbia ostracizzo’ nel 1985 per avere blabberato in pubblico le sue congetture personali su cio’ che chiamo’ PAS, nonostante la propria agiografia e le agiografie dei tanti PASISTI italioti affermano cio’

    • I gardneriani, cioè i sostenitori della pas, suddividono questo genere di situazioni (il caso in cui un bambino rifiuti una figura genitoriale) in due rigide categorie: il rifiuto “ragionevole” e il rifiuto “irragionevole”, ma questa è una dicotomia che non ha senso, soprattutto alla luce della premessa: due genitori va bene, un solo genitore va male. E’ tutto estremamente semplicistico.
      Ad esempio, ci sono bambini che, testimoni di violenza domestica e quindi tecnicamente vittime di violenza assistita, si alleano col genitore maltrattante rifiutando il genitore vittima di maltrattamenti; in una situazione analoga, un bambino può invece decidere di difendere il genitore maltrattato. Quale rifiuto è “ragionevole” e quale “irragionevole”? I fattori che influenzano questo genere di reazioni sono molteplici, e spesso hanno a che fare col contesto nel quale la famiglia si colloca. Se un rifiuto è “ragionevole” o “non ragionevole”, forse è una domanda che non dovremmo porci, almeno non in termini così vaghi. Come facevi notare tu, non si può definire “patologico” un bambino che semplicemente non è in grado di razionalizzare e perseguire autonomamente l’obiettivo del suo “ottimale sviluppo” (come se noi adulti poi fossimo in grado di stabilire dei parametri per garantierglielo, un ottimale sviluppo…)
      Di una sola cosa sono certa: qualunque sia la situazione e i fattori che la influenzano, la traumatica terapia proposta da Gardner (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/03/15/reunification-therapy-quando-i-bambini-sono-trattati-come-oggetti-di-proprieta/), non è la soluzione.
      A mio avviso sono altri i parametri che dovrebbero guidare una persona in cerca di una soluzione.

  2. Primavera ha detto:

    I vostri commenti così come il post sono perfetti e completi e non posso aggiungere altro ma voglio fare una domanda: come, mai di fronte a sentenze come questa, non insorge la comunità scientifica tutta a ripristinare un equilibrio che evidentemente si sta sempre più perdendo? Quanti sono in totale in Italia i pasisti? 60-100-200 ? E gli altri psichiatri/psicologi che fanno? Dove sono? Il Ministero della salute dov’è (che poi è quello che nega che gli obiettori di coscienza non pratichino l’aborto…help!)? Se sappiamo che queste persone stanno ulteriormente distruggendo il sistema giuridico italiano (in ambito civile) perché nessuno interviene?
    Per esperienza vi dico che segnalare all’ordine professionale psicologi o psichiatri che usano il concetto di alienazione genitoriale non porta a nulla. Gli esposti vengono archiviati e quindi se nessuno li ferma loro continuano imperterriti!
    La mia risposta pertanto è: se fermano ufficialmente la PAS tanti personaggiucoli di dubbio gusto andrebbero a pascere le pecore e non a fare soldi a palate spacciandosi per grandi luminari.
    Crollerebbe il giro delle Cooperative, delle case famiglia, delle consulenze, delle assistenti sociali, delle psicoterapie forzate (ricordiamoci che in situazioni che loro e per loro comodo definiscono conflittuali viene IMPOSTA la psicoterapia al minore e ai genitori; non suggerita o consigliata ma IMPOSTA perché se non la fai – E DOVE E CON CHI DICONO LORO OVVIAMENTE! – risulti il meno collaborativo e disposto ad aiutare tuo figlio ergo ti viene tolto l’affidamento…), dei vari centri per le tutele di questo e quell’altro, le società di mediazione familiare, ecc. ecc.
    Ritengo, da profana, che dovrebbe intervenire anche il CSM perché non si può andare avanti con sentenze che sono l’una il contrario dell’altra.
    Il fatto gravissimo poi è questo: col tirare in ballo l’alienazione genitoriale o la “supposizione” che di questa spazzatura si tratti, viene messo un marchio a vita addosso alle vittime e non si ha modo più di difendersi.
    Quanto sono disgustata….

  3. IDA ha detto:

    Io con gli azzeccagarbugli, ci ho sempre capito poco, le sentenze meno che mai, ma rimango sempre perplessa di fronte ad affermazioni tipo questa:
    “……continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore, a tutela del diritto del figlio alla bigenitorialità e alla crescita equilibrata e serena.”
    Mi è stato detto che fa riferimento, il diritto alla bigenitorialità, alla dichiarazione del diritto del fanciullo. Ma io non riesco a capire da dove è stato tratto, perché:
    Principio sesto: “il fanciullo, per lo sviluppo armonioso della sua personalità ha bisogno di amore e di comprensione. Egli deve, per quanto è possibile, crescere sotto le cure e la responsabilità dei genitori e, in ogni caso, in atmosfera d’affetto e di sicurezza materiale e morale. Salvo circostanze eccezionali, il bambino in tenera età non deve essere separato dalla madre…”
    I diritti del fanciullo sono, affetto, sicurezza materiale e morale, amore e comprensione. Poi per QUANTO È POSSIBILE.. crescere sotto le cure e la responsabilità dei genitori. A me mi sembra che sia ribaltata la situazione. Poi se è un diritto del fanciullo è lui che ha il diritto a frequentare uno o tutti e due i genitori, non i genitori il figlio, se lui non vuole.
    Mi sembra che con il pretesto del diritto del minore si sopportano solo i diritti dei genitori.
    Quindi secondo me la priorità non deve essere quella di imporre una bigentorialità ma di garantire al minore una situazione, un ambiente sereno e tranquillo, di amore e comprensione. Per quanto è possibile con i genitori, ma anche no.

  4. Gianni ha detto:

    “Preso atto del parere del c.t.u”…cito testualmente la sentenza recentissima della Cassazione (una sezione può anche andare di differente avviso rispetto ad altra sezione dello stesso organo giudiziario che ha il compito della nomofiliachia; se permane il contrasto intervengono le Sezioni Unite). Evidentemente vi era una consulenza tecnica d’ufficio affidata ad un esperto. Se si leggesse tutta la sentenza e non singoli stralci si capirebbe che nel caso di specie si era di fronte ad un disagio gravissimo del minore o della minore, e per affermare il proprio diritto di padre quel genitore ci ha messo 10 lunghi anni: nel frattempo la bambina è diventata ragazza. Non interessa molto cosa dice la letteratura scientifica internazionale sul concetto di PAS, comunque la si voglia chiamare, si sa solo che l’esperienza insegna che vi sono innumerevoli casi di adulti, vittime di conflitto familiare, che incontrano non solo difficoltà nella vita di relazione ma anche disturbi o sofferenze mentali gravi: il fatto a causa di genitori irresponsabili. Capisco che la decisione recentissima della Cassazione possa non piacere ma afferma un diritto sacrosanto, quello alla bi-genitoralità: anche i giudici di merito si stanno orientando in questo senso.
    Poi mi si dovrebbe spiegare come è possibile riconoscere un diritto di un bambino di rifiutare una figura genitoriale: avete pensato, voi femministe, alla possibilità non remota che un minore manipolato rifiuti la figura della madre ? E’ capitato…nella realtà.
    cordialità .

    • “Non interessa molto cosa dice la letteratura scientifica internazionale sul concetto di PAS, comunque la si voglia chiamare”: e invece dovrebbe interessare. Perché quando si parla di disturbi mentali, è la scienza che ne deve parlare, e lo deve fare per mezzo di una ricerca oggettiva, pubblica e indipendente, basata su una raccolta di dati che sia replicabile. Tutto il resto sono chiacchiere prive di qualcunque valore che non debbono avere alcun peso.
      “Poi mi si dovrebbe spiegare come è possibile riconoscere un diritto di un bambino di rifiutare una figura genitoriale”: e perché ai bambini non dovrebbero essere riconosciuti diritti? Ogni bambino ha il diritto di esprimere la propria opinione e lo Stato deve garantire che tale opinione venga presa in considerazione dagli adulti. I bambini hanno delle opinioni, e solo perché queste opinioni non ci piacciono non abbiamo il diritto di presumere che non siano le loro. Anche perché come pensa lei di dimostrare che non siano loro opinioni? Sulla base di quali criteri? Sulla base di quali studi scientifici lei pensa di poter dimostrare che il desiderio di un bambino non è davvero un suo desiderio?

      • Gianni ha detto:

        mi getto davvero nel fuoco scrivendo ad una femminista ben schierata 🙂 E’ un po’ l’atteggiamento del kamikaze…vediamo.
        Non pretendo di avere ragione, le faccio solo notare che il suo blog non è altro che un insieme di “opinioni” e la mia ha lo stesso valore della sua. Un fatto è certo, lei è una persona schierata, non è un giudice, non è un separando, non è un avvocato e tantomeno uno specialista in terapia sistemico relazionale, altrimenti non si schiererebbe così.
        E’ chiaro che un bambino, che NON sia vittima di maltrattamenti e che NON ha subito violenza (che andrebbe accertata sempre con un provvedimento o con una sentenza almeno di primo grado, non con una semplice denuncia, atteso che questa può rivelarsi infondata) può avere atteggiamenti negativi nei confronti anche di un solo genitori che sono condizionati dal suo vissuto. Un bambino e neppure un adolescente non può ispirare provvedimenti giudiziari. Un bimbo può rifiutare la madre, come le ho detto prima.
        Gli studi scientifici dimostrano che un bambino o un adolescente vive un disagio importante, che può sfociare in una disturbo mentale grave, quando manca o e assente per fatti contingenti una figura parentale di riferimento: il padre. Si manifestano ansia, attacchi di panico, depressione, disturbi alimentari, ecc. Basta avere esperienza di pratica giudiziaria o semplicemente parlare con genitrici di figli che hanno a che fare con questa problema. Quindi continuare a demonizzare chi ha individuato la p.a.s. negli Usa, dicendo che era pedofilo, o dire che Mazzola non è competente (esso difende i diritti dei padri separati), non sposta di un millimetro il problema, ci sono ancora coppie separate che vivono questo dramma, figli inquieti o fortemente provati, figli che non vedono padri, padri che vengono conculcati nei loro diritti di affidatari in condiviso, madri lasciate praticamente sole a gestire situazioni in estrema difficoltà. Quindi, come qualsiasi esperto in psicologia relazionale, qualche neuropschiatra infantile ben sa, il cosidetto rifiuto esprime fortissimo disagio e non può essere alla base di un provvedimento giudiziario di affido post separazione.
        Le richiamo la sentenza della Cassazione n 6919/16, che a voi non piace (lo capisco), e in particolare qualche passaggio: “”in particolare egli [il ricorrente] ha dedotto la violazione del principio della BIGENITORIALITA’, cioè del DIRITTO del bambino ad avere un rapporto equilibrato ed armonioso con ENTRAMBI i genitori e, quindi, anche con il padre, ai fini dell’esercizio condiviso della responsabilità genitoriale” (…) “i giudici di merito non avrebbero indagato sulle cause del rifiuto manifestato dalla figlia, nè attuato misure specifiche e dirette a ristabilire i contatti con il PADRE; gli interventi anche terapeutici posti in essere erano gravemente inadeguati e dannosi per lo stato psicofisico dell aminore”. Cassando, cioè annullando il decreto 17.12.2013 della C. appello di Milano, la Suprema Corte (terzo grado di giudizio con potere di nomofiliachia sulla restante giurisprudenza italiana) ha continuato”: “l’impugnata decisione ha confermato il regime di affidamento condiviso con il contestato collocamento della figlia minore presso la madre, sulla base delle seguenti proposizioni “S” è una ragazzina A RISCHIO EVOLUTIVO, nel senso che il suo rifiuto del padre può precluderle RELAZIONI MATURE E SODDISFACENTI e che lo stesso rapporto con la madre è contraddistinto da ambivalenza e aggressività”; nell’annullare la decisione che ha disposto l’interruzione della frequentazione del padre con la figlia in ragione della indisponibilità o avversione manifestata nei suoi confronti dalla ragazza, la Corte osserva che “la decisione di escludere in sostanza il padre dalla vita della figlia appare come il risultato di una acritica adesione alle conclusioni finali del CTU, piuttosto che essere determinata dai suoi non precisati comportamenti riprovevoli” (…) “il CTU nominato in primo grado aveva rilevato che la madre limita di fatto la relazione tra padre e figlia attraverso un controllo continuo su ogni tatto direttamente o tramite persone di sua fiducia” …”lo stesso Tribunale di Milano nel suo decreto 28.3.2007 aveva dato atto che la madre sta arrecando gravi e irreperabili danni alla minore, inducendole paure e sospetti nei confronti della figura paterna e le aveva prescritto di NON OSTACOLARE i rapporti tra la minore ed il padre, dovendosi in caso contrario valutare un diverso collocamento della minore”.
        Come vede, non decide il bambino da solo, che non ha la capacità di discernere la possibilità di farsi addirittura del male, ma va guidato dai grandi, nel caso di specie i giudici nella loro espressione più elevata, ben distanti dal conflitto in corso e dall’interesse delle parti. Ne discende che un figlio non sceglie un genitore (non abusante e non maltrattante) come si sceglie una squadra di calcio per cui tifare:)
        Osserva la Corte di Cassazione: “non può esservi dubbio che tr ai requisiti di idoneità genitoriale, ai fini dell’affidamento o anche del collocamento di un figlio minore presso uno dei genitori, rilevi la capacità di questi di riconoscere le esigenze affettive del figlio, che si individuano anche nella capacità di preservargli la CONTINUITA’ delle relazioni parentali attraverso il mantenimento della trama familiare, al di là di EGOISTICHE CONSIDERAZIONI DI RIVALSA SULL’ALTRO GENITORE” (capito ? Speriamo).
        Va verificati in concreto “l’esistenza dei denunciati comportamenti volti all’allontanamento fisico e morale del figlio minore dall’altro genitore” […] tali comportamenti qualora accertati pregiudicherebbero il diritto del figlio alla BIGENITORIALITA’ e sopratutto alla crescita equilibrata e serena” –
        (continua)

      • “le faccio solo notare che il suo blog non è altro che un insieme di “opinioni” e la mia ha lo stesso valore della sua.”
        Falso: a proposito di Pas io non riporto le mie “opinioni”, ma mi attengo a quanto decretato dalla comunità scientifica: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/11/17/alienazione-genitoriale-e-dsm-5/
        Non si può “opinare” quando si pretende di prevedere gravi disturbi mentali. Non si può etichettare una persona come malata o in procinto di ammalarsi sulla base di un concetto pseudoscientifico totalmente privo della validazione della ricerca.

  5. Gianni ha detto:

    i giudici “ignoranti” come li ha definiti qualcuno, due dei quali donne (ignoranti perchè non piacciono le loro decisioni? Si tifa alle partite di calcio, non in tribunale!), che hanno una competenza specifica per svolgere funzioni di Cassazione, continuano : ” “l’importanza di tale difetto è testimoniata dalla sentenza C.E.D.U. 9.1.2013 n. 25704, L.C. contro Rep. Italiana, che ha affermato la violazione dell’art. 8 della convenzione da parte dello Stato italiano,in un caso in cui le autorità giudiziarie , a fronte degli OSTACOLI opposti dalla madre affidataria, ma anche dalla stessa figlia minorenne, a che il padre esercitasse effettivamente e con continuità il diritto di visita, non vi si erano impegnate a mettere in atto tutte le misure necessarie a mantenere il legame familiare tra padre e figlia minore, attraverso un concreto ed effettivo esercizio del diritto di visita nel contesto di una separazione legale i genitore…”.
    “In caso di separazione personale conflittuale tra coniugi, l’affidamento del figlio minorenne implica un diritto effettivo e concreto di visita del genitore presso il quale il minore NON sia collocato”. “L’assenza di collaborazione tra i genitori in conflitto e, talora, l’atteggiamento ostile (da dimostrare nel caso concreto) del genitore collocatario nei confronti dell’altro genitore , che impedisca di fatto al minore di frequentarlo, comporta un grave violazione del DIRITTO del figlio al rispetto della vita familiare e non dispensa le autorità nazionali dall’obbligo di ricercare ogni mezzo efficace al fine di GARANTIRE IL DIRITTO DEL MINORE DI FREQUENTARE ADEGUATAMENTE E TEMPESTIVAMENTE ENTRAMBI I GENITORI”.
    Principio di diritto (applicabile dalle corti di merito e dai tribunali in casi analoghi): “in tema di affidamento di figli minori, qualora un genitore denunci comportamenti dell’altro genitore, affidatario o collocatario, di allontanamento morale e materiale del figlio da sè, indicati come significativi di una patologia (sindrome di alienazione parentale), ai fini della modifica delle modalità di affidamento , il giudice di merito è tenuto ad accertare la veridicità in fatto dei suddetti comportamenti , utilizzando i comuni mezzi di prova , tipici e specifici della materia, incluse le presunzioni , ed a motivare adeguatamente, A PRESCINDERE dal giudizio astratto sulla validità o invalidità scientifica della suddetta patologia , tenuto conto che tra i REQUISITI DI IDONEITA’ genitoriale rileva anche la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore, a tutela del diritto del FIGLIO ALLA BIGENITORIALITA’ e alla CRESCITA equlibrata e serena”….Cass. I sezione civile 6919/2016.
    Ha capito, blogger & sue sostenitrici ? Non sceglie il bimbo perchè non si può scegliere il genitore come se fosse una squadra di calcio da sostenere: legge e giurisprudenza di legittimità, CEDU, ci dicono che i genitori sono due.
    Una buona notizia per i padri separati, ma soprattutto per figli, minori, adolescenti, maggiorenni, vittime di conflitto e soprattutto vittime della stupidiità vendicativa di certe persone. E’ anche una buona notizia per la qualità di vita delle madri separate, non dovrebbero essere oberate oltre ogni limite dei doveri familiari, quasi fossero “superwoman” (figura da fumetto inesistente nella realtà).

    La saluto, il mio tempo è finito e torno al mio lavoro. Quando cita le sentenze, sia cortese, le citi per esteso (anche quelle che non piacciono), altrimenti si fa cattiva informazione al di là del tifo di chi la pensa come lei.
    🙂 salve.

  6. Gianni ha detto:

    allora non ha letto bene i commenti che riportano testualmente la Suprema Corte di Cassazione. Ne lascio uno di una avvocata, donna e matrimonialista. E’ una decisione che apre uno spiraglio, dopo anni di diritti negati. E’ per i nostri figli…e anche per le ex coniugi che hanno diritto a vivere in serenità e senza pesi sulla coscienza, un domani. Le assicuro che vi è molto dolore dietro quelle decisioni, molta sofferenza …DA PARTE DI TUTTI.
    La saluto, buona prosecuzione 🙂
    http://www.ami-avvocati.it/svolta-epocale-della-corte-di-cassazione-in-tema-di-alienazione-genitoriale-con-la-sentenza-della-prima-sezione-civile-n-6919-dell8-aprile-2016/

    • E’ lei che non ha letto bene il mio post. Né ha compreso cosa intendo.
      Non esiste nessuna ricerca scientifica che dimostri che ad un comportamento volto a denigrare l’ex partner corrisponda nel figlio un sentimento di rifiuto nei confronti del parter denigrato, anzi i dati concreti raccolti confutano questa conclusione. Pertanto, è privo di qualsivoglia significato sostenere che si possa provare in Tribunale un qualcosa la cui non esistenza è stata già dimostrata da chi di dovere.

      • Ecco qua, l’unica ricerca a disposizione
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/03/31/mito-e-realta/
        Uno studio su questo argomento dimostra che sebbene il 50% dei genitori coinvolti nell’indagine avesse comportamenti comunemente considerati in grado di sabotare il rapporto del minore con l’altro genitore (raccontare al minore episodi per mettere l’altro genitore in cattiva luce, biasimarne il comportamento, sollecitare l’ostilità del minore, sminuire l’altro genitore in presenza del minore, utilizzare il minore per trasmettere messaggi ostili, rispondere con rabbia ogni qual volta il minore esprime sentimenti positivi nei confronti dell’altro genitore), solo il 6% dei minori ha reagito a questi comportamenti con il rifiuto di una figura genitoriale, ovvero manifestando a sua volta rabbia, disprezzo, lamentele e il rifiuto di frequentare il genitore denigrato. Inoltre, i risultati dello studio condotto supportano l’idea che i bambini che presentavano questo genere di reazioni avessero altre motivazioni, imputabili al comportamento del genitore denigrato; (Johnston, Walters, & Olesen, Is it Alienating Parenting, Role Reversal or Child Abuse? A Study of Children’s Rejection of a Parent in Child Custody Disputes, The Hayworth Press, 2005: su 125 bambini, il 50% dei quali – ovvero 62 – subiva una “campagna denigratoria” messa in atto da uno dei genitori, solo il 6,4% -cioè 8 bambini – ha manifestato un rifiuto di una delle figure genitoriali; 7 di questi bambini avevano effettivamente subito abusi, pertanto non possono essere definiti “alienati” in senso stretto, perché a causare il rifiuto hanno concorso cause oggettive come il maltrattamento diretto e la violenza domestica subiti durante la convivenza).

        1 solo bambino su 62, in conclusione, sottoposto a quello che per Gardner è un “sintomo” della Pas – cioè la campagna denigratoria – ha risposto allontanando il genitore denigrato, solo 1. Questi risultati dovrebbero spingerci ad indagare più a fondo, quando un minore manifesta disagio nei confronti di una figura genitoriale, ma indagare la condotta del genitore rifiutato, non quella dell’altro genitore.

    • Nella sentenza si legge che la figlia era stata inizialmente affidata in regime di condiviso ad entrambi i genitori e che successivamente, a causa di un “atteggiamento della figlia di rifiuto del padre“, il c.t.u. convocato per fornire una consulenza in proposito aveva dichiarato che tale atteggiamento di rifiuto era causato da “taluni comportamenti [nota: comportamenti del padre] percepiti come invasivi della propria sfera intima“. Preso atto del parere del c.t.u. e in ragione delle crisi di panico della minore, il Tribunale decideva la sospensione degli incontri fra padre e figlia, respingeva la richiesta del padre di ulteriori indagini peritali e prescriveva alla ragazza un percorso psicoterapeutico finalizzato a riprendere i rapporti con il padre.
      La Cassazione, in contrasto con la decisione della Corte d’Appello di Milano, decide di accogliere le istanze del padre, contestando che
      “la decisione di escludere, in sostanza, il padre dalla vita della figlia appare come il risultato di una acritica adesione alle conclusioni finali del c.t.u., piuttosto che essere determinata da suoi [del padre] non precisati comportamenti riprovevoli“. Quello che dice la Cassazione è che il parere del c.t.u. non è sufficiente ad allontanare un genitore, e che il Giudice aveva il dovere di accertarsi che tali comportamenti lesivi ci fossero davvero stati. Come accertarsene? E’ questa la domanda…
      Se la parola della figlia e quella del c.t.u. che ne ha attestato l’attendibilità non bastano, di che genere di prove ha bisogno il Giudice?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...