La madre nevrotica

Ci dice l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che

“la violenza contro le donne rappresenta un problema di salute enorme … A livello mondiale, si stima che la violenza sia una causa di morte o disabilità per le donne in età riproduttiva altrettanto grave del cancro e una causa di cattiva salute più importante degli effetti degli incidenti stradali e della malaria combinati insieme” (fonte: World Health Organization, “Violence against women. Women’s health and development programme.”Geneva: WHO 1997).

Le conseguenze della violenza di genere sulla salute delle donne si classificano solitamente in dirette o indirette; le conseguenze dirette di un’aggressione fisica, ad esempio, sono le fratture, le lacerazioni, i lividi, le contusioni o la morte.

Sul piano psicologico, conseguenze dirette di violenze fisiche o sessuali possono essere reazioni di ansia acuta, di dissociazione o, nei casi più gravi, anche il disturbo post traumatico da stress (PTSD).

Il disturbo post traumatico da stress (un dato interessante: il PTSD è stato diagnosticato al 15% dei veterani del Vietnam), si manifesta attraverso sogni e ricordi invasivi, sensazioni che l’evento traumatico si ripeta e disagio psicologico causato da stimoli esterni o interni che presentano caratteristiche simili all’evento traumatico, sintomi che possono condurre la persona a manifestare diversi comportamenti: evitare qualunque stimolo associato al trauma, con conseguenti amnesie dissociative, ridurre l’interesse per le attività sociali, avere un distacco emotivo dall’ambiente, un’affettività ridotta e una visione negativa del futuro.

ptsd

Le conseguenze indirette della violenza sono quelle scatenate dallo stress e mediate dal malfunzionamento del sistema immunitario, e possono colpire qualsiasi organo o funzione. Le donne vittime di maltrattamenti accusano più spesso qualsiasi problema di salute rispetto alle donne che non ne subiscono.

Anche l’abuso psicologico (controllo delle amicizie e degli affetti, limitazione dell’autonomia morale ed economica, insulti, svalutazione, stalking, gelosia immotivata) può scatenare gravi reazioni; a medio e a lungo termine, quella più frequente è la depressione: numerose ricerche mostrano che le donne maltrattate dal partner hanno un rischio di depressione 4/5 volte maggiore rispetto alle altre donne. Ma conseguenze sono anche l’ansia o gli attacchi di panico, disturbi del sonno, della memoria o disturbi dell’alimentazione; la donna abusata può smettere di mangiare, trascurare la sua salute, non effettuare i controlli sanitari necessari, oppure consumare troppi farmaci, fumare o “automedicarsi” con alcol o droghe, oppure somatizzano, ovvero patiscono disturbi fisici che non hanno alcuna base organica che possa dimostrarne l’origine, ma sono in stretto rapporto con l’ansia e il grave disagio emotivo che provano.

Non voglio annoiarvi troppo, così concludo questa breve premessa ribadendo che quando l’OMS dice che “la violenza contro le donne rappresenta un problema di salute enorme“, parla della salute delle donne e delle nefaste conseguenze della violenza sul loro benessere fisico e psicologico.

Lo ribadisco perché recentemente mi è capitato sotto gli occhi un articolo dal titolo Affido esclusivo: meglio madre nevrotica che padre violento.

Leggendo l’articolo scopriamo che nella sentenza emessa dal Tribunale di Roma è specificato che la vita coniugale della coppia (“tutta la durata del matrimonio“) era stata funestata da “un atteggiamento dell’uomo assolutamente grave e pregiudizievole”, a causa del quale all’uomo è stata addebitata la separazione. Non si specifica in cosa consistesse questo “atteggiamento assolutamente grave”, si parla solo di “comportamenti molesti e prevaricatori dell’uomo” e del fatto che tale atteggiamento  avrebbe “cagionato ai figli danni irreversibili.

Ai figli. Soltanto ai figli.

La sentenza rivela anche che la madre nonché ex moglie dell’uomo molesto e prevaricatore “è afflitta da alcune difficoltà psicologiche” che sono causa di “una [sua, della donna] carente attitudine educativa”, motivo per il quale l’articolo ci ricorda che “una madre che ha una personalità caratterizzata da aspetti nevrotici non può essere esclusiva affidataria dei figli” .

In questo particolare caso, però, tenuto conte del fatto che si tratta di una donna che si è sempre mostrata “accogliente con i minori”, (mentre il padre “è violento e terrorizza i piccoli”), si può fare un’eccezione.

rapunzel_madre

Mi chiedo… quali saranno questi “aspetti nevrotici” della personalità della donna? Ansia generalizzata, fobie, attacchi di panico, magari?

Davvero a nessuno di questi esperti di separazioni e divorzi “conflittuali” è passato per la mente che potrebbe sussistere una relazione di causa ed effetto tra l’atteggiamento grave e pregiudizievole dell’uomo e le difficoltà psicologiche della donna che ha subito per anni e anni il medesimo comportamento che ha danneggiato i suoi figli?

E’ questo che avviene quando si devono valutare le competenze genitoriali di una donna vittima di violenza? Chi è chiamato a farlo finge di ignorare che la violenza subita non abbia nessun tipo di influenza sul benessere psicologico di una persona? Una donna che denuncia maltrattamenti in famiglia rischia di essere descritta come genitore inadeguato e di non ottenere per questo l’affido dei suoi figli?

Alice-facepalm

Questo atteggiamento potrebbe essere una delle cause alla radice della paura delle donne che si domandano: Se chiedo aiuto mi porteranno via i bambini?, donne che a casua di questa paura potrebbero prendere la decisione di rimanere in silenzio.

Prima di concludere, una precisazione in merito all’affido esclusivo: sulle scelte definite dalla giurisprudenza “importanti”, anche nell’ambito di un affidamento esclusivo in cui la responsabilità genitoriale spetta al genitore affidatario, di norma è prevista la condivisione; si tratta di decisioni riguardanti la salute, l’educazione, l’istruzione o la fissazione della residenza abituale.

La norma, però, rimette al giudice la facoltà di stabilire diversamente e attribuire al genitore affidatario anche l’esercizio in via esclusiva della responsabilità genitoriale con riguardo alle suddette questioni fondamentali.

Conviene ricordare che il genitore non affidatario conserva il diritto di visita ai figli minori, a meno che il Giudice decida che la pericolosità del genitore rende necessaria la predisposizione di incontri protetti o della sospensione di qualunque contatto.

Al genitore non affidatario rimane anche il diritto/dovere di vigilare sull’educazione e l’istruzione del figlio minore e la facoltà di rivolgersi al giudice se ritiene che siano adottate decisioni pregiudizievoli per il minore. Infatti, questa concentrazione di responsabilità in capo ad un solo genitore non incide sulla titolarità della responsabilità genitoriale, modificandone solo l’esercizio.

In altri termini, un genitore non affidatario rimane comunque titolare della responsabilità genitoriale, a meno che un giudice non pronunci la decadenza.

Di questo avevamo discusso in merito all’istituzione dei “registri della bigenitorialità“, i cui regolamenti non distinguono i casi di affidamento condiviso da quelli esclusivi ad un solo genitore.

Visto che in questo articolo non si parla espressamente di decadenza della responsabilità genitoriale, è probabile che questo padre violento, che ha terrorizzato i bambini al punto da procurare loro gravi danni (ci sarebbero anche le “difficoltà psicologiche” della ex moglie…), potrebbe iscrivere la sua famiglia in uno di questi registri, visto che un genitore può iscrivere l’altro anche senza che quest’ultimo abbia espresso il suo consenso.

Annunci

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in affido e alienazione genitoriale, attualità, giustizia, notizie, riflessioni, società e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

5 risposte a La madre nevrotica

  1. IDA ha detto:

    La violenza, nei tribunali, è un tabù . Probabilmente il giudice considererà le difficoltà psicologiche della donna come innate. Si sa, le donne nascono con nevrosi ansiose- Sarà l’invidia del pene? Chissà cosa ci dice Sigmund, al riguardo. A me fa venire l’ansia!

    • Masha ha detto:

      Puntuale come sempre IDA. E’ un tabù. Pare incredibile che nel XXI secolo, dopo aver svelato la verità sulla violenza maschile e sulla sua origine legata alla volontà di dominio del maschio, una donna debba pure dimostrare in un tribunale forgiato dal Patriarcato la violenza subita quando la denuncia…. Ma come dici bene, purtroppo, non bisogna scordare il peso del pregiudizio millenario che continua a pesare su noi donne, ancora disperse come fossimo in una terra straniera dove la legge maschile tenta ancora di definirci e segregarci. Guarda pure qui: senza nulla togliere a questo post di Ricciocorno, magistrale come sempre, leggo: «“la violenza contro le donne rappresenta un problema di salute enorme … A livello mondiale, si stima che la violenza sia una causa di morte o disabilità per le donne in età riproduttiva altrettanto grave del cancro e una causa di cattiva salute più importante degli effetti degli incidenti stradali e della malaria combinati insieme” (fonte: World Health Organization, “Violence against women. Women’s health and development programme.”Geneva: WHO 1997). »
      Capisco la sua cautela dovuta alla precisione e al rifuggire dal minimo espediente retorico o affermazione gratuita (lasciamo ai maschilisti questi mezzucci), ma possiamo urlarla tutta e chiara? http://www.sara-cesvis.org/images/stories//calendario_2016_eva_cesvis_text-i.jpg “SECONDO L’OMS LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE È LA PRIMA CAUSA DI MORTE PER LE DONNE DI ETÀ COMPRESA FRA I 25 E I 44 ANNI”
      Questa è la verità che abbiamo svelato sulla violenza contro le donne e che non dobbiamo smettere di ripeterci A VOCE ALTA solo perchè in questi anni, da parte di misogini e maschilisti che hanno reagito a questo nostro atto di consapevolezza, si è fatta una campagna martellante di discredito su ciò che era evidente ad ogni donna e finalmente si è urlato, anche per infrangere quel tabù che evidenziavi all’inizio.
      Non mi permetto di criticare Ricciocorno, ci mancherebbe, lei ha le sue ragioni per mantenere un rigore logico impeccabile e asciutto da ogni trucco retorico, ma era solo per mostrare quanta strada ancora c’è da fare per noi donne se è così difficile dire pure l’evidenza inconfutabile senza doverlo sfumare.

      • Il rapporto che citi tu, Masha, mi pare sia del 2013. Io ho scelto la frase citata da un rapporto del 1997 perché era citata in un documento italiano che avevo sotto mano mentre scrivevo e che trattava proprio di questo, di tutte le patologie e dei disturbi che le donne (quelle che rimangono vive) soffrono a causa della violenza. Quindi è più una questione di pigrizia che di prudenza 🙂

      • IDA ha detto:

        Masha.. Sono d’accordo che ci sia molta strada da fare e soprattutto la necessità di una maggior consapevolezza da parte delle donne. Se consideriamo che in un rapporto di coppia, subire azioni tipo: Essere spinta, afferrata, strattonata, storto un braccio, tirato capelli, schiaffeggiata, presa a calci o pugni, costretta a rapporti sessuali indesiderati o degradanti. Più del 25% delle donne lo considera come una cosa normale all’interno di una coppia e quasi il 50% delle donne pensa che sia una cosa sbagliata ma non un reato. Quindi anche per quello che riguarda la consapevolezza da parte delle donne c’è molta, ma molta strada da fare.
        Il paternalismo patriarcale ci insegna che tirare uno schiaffo alla propria compagna, fa parte dl dovere “educativo” di un uomo. Cresciamo in questa società e ci formiamo con questi concetti, e percepiamo la violenza sulle donne, come una cosa marginale e secondaria, noi donne stesse, spesso la percepiamo così, anche quando si subisce quella violenza. Spesso siamo abituati alla violenza sulle donne, che la consideriamo normale, addirittura “liberatoria” come la pornografia.
        Ma anche le istituzioni devono ancora fare molto, un caso emblematico è quello di Irene Focardi a Firenze. Irene, è stata uccisa dall’ex, mentre lui era agli arresti domiciliari, per avere massacrato di botte Irene, quando si sono lasciati. Prima degli arresti domiciliare lui si è fatto il carcere, e lo ha subito come un’ingiustizia, perché evidentemente, picchiare la propria compagna, rientra nell’ opzioni del rapporto di coppia. Si sfoga con il suo compagno di cella dicendo che l’avrebbe voluta ammazzare per averlo mandato in carcere.
        “L’affermazione, che in una situazione ordinaria lascia il tempo che trova – continua il gip – assume un riflesso del tutto particolare alla luce degli avvenimenti successivi e alla luce della personalità assolutamente violenta di Di Martino” Quindi secondo un magistrato minacciare di morte una persona, lascia il tempo che trova. Solo se poi mette in atto la minaccia, allora va preso sul serio.. Da una parte si dice che le donne devono lasciare gli uomini violenti, li devono denunciare, ma poi chi le protegge? Nessuno! Lascia il tempo che trova. Solo quando si trova il cadavere.. allora.. Si!
        Un mese dopo che lui è agli arresti domiciliari, l’ha colpita con una bottigliata in testa e con alcuni schiaffi, provocandole un trauma cranico con ferite lacero contuse. “Il 12 novembre Irene finisce di nuovo in ospedale, con altre gravi fratture alle ossa nasali e alle costole. Il 13 dicembre altro gravissimo episodio: Di Martino è accusato di averla trascinata in bagno e di averla afferrata per i capelli sbattendole la testa a terra. Altre fratture al volto, altra prognosi di 30 giorni. Tutti episodi denunciati, per cui non risulta essere stata chiesta una misura cautelare.” (Repubblica- 2-Aprile 1915) Irene, ha denunciato, le istituzioni non l’hanno protetta. Lui ha potuto fare tutto questo mentre era agli arresti domiciliari. Poi a febbraio mette in atto le sue promesse fatte al compagno di cella, l’ammazza a calci e pugni, la mette in un sacco della spazzatura e la tiene per un mese dentro un congelatore per poi scaricarla in un fosso.
        http://firenze.repubblica.it/cronaca/2015/04/03/news/delitto_delle_piagge_il_gip_non_convalida_il_fermo_ma_di_martino_resta_in_carcere-111124742/?refresh_ce

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...