Stop ai convegni sull’alienazione genitoriale

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La scorsa estate vi avevo raccontato dello scioccante caso dei fratelli Tsimhoni, spediti in riformatorio perché si rifiutavano di avere un “sano rapporto con il padre”.

“Mi scuso se non ho compreso le regole… ma non mi scuso per il fatto che non parlo con lui perché c’è una ragione per cui non lo faccio e la ragione è che lui è un violento e l’ho visto picchiare mia mamma e non gli parlerò.”

aveva dichiarato il maggiore dei fratelli, Liam Tsimhoni, nel corso di un’udienza la cui trascrizione è in breve tempo diventata virale nel web.

La Giudice responsabile del provvedimento, Lysa Gorcyca, è stata accusata dalla Judicial Tenure Commission (l’organo preposto a valutare la cattiva condotta di chi opera nei Tribunali e a presentare alla Corte suprema del Michigan la richiesta di un’azione disciplinare) di aver offeso in aula la dignità dei bambini, deridendoli e gridando contro di loro, e di aver travisato la legge e i fatti nel corso dell’udienza.

La vicenda ha contribuito a sollevare il problema dei bambini affidati a genitori maltrattanti, che si stima siano più di 58.000.

Nonostante il calmore sollevato dalla crudezza dei dialoghi fra la Giudice e i bambini, gli Tsimhoni sono stati sottoposti alla “reunification therapy” così come stabilito da Gorcyca, terapia che non è servita a nulla, visto che a dicembre 2015 ancora chiedevano di tornare dalla mamma.

“To say that this case was anomalous, happening only rarely and under exceptional circumstances, would be wishful thinking.”

Sostenere che il caso Tsimhoni è un’anomalia, che cose del genere accadono raramente e in circostanze eccezionali, è una pia illusione, afferma Hope Loudon, che ha seguito il caso per l’Huffington Post.

Casi del genere si verificano anche in Italia, come dimostra la sentenza di cui vi parlavo nel mio ultimo post: è chiaro che in un paese nel quale la violenza coniugale non è considerato un fattore determinante nelle decisioni che riguardano le modalità di affido dei minori e nel quale violenza domestica e conflitto sono espressioni intercambiabili, il rischio che un bambino si ritrovi affidato ad un genitore maltrattante è molto alto.

Diventa ancora più alto se andiamo a vedere che genere di convegni vengono organizzati per formare le figure professionali che operano in ambito giudiziario.

Il 5 maggio, a Firenze, per la precisione nell’Auditorium della Regione Toscana, si svolgerà una “giornata di studi” dal titolo “Figli che rifiutano di incontrare un genitore“.

Una giornata, ci dice la presentazione,

“rivolta a tutti coloro che nella loro prassi incontrano problematiche di questo tipo (Magistrati, Psicologi, Avvocati, Neuropsichiatri, Medici legali, Assistenti Sociali)”

Andiamo a leggere nel dettaglio l’interpretazione del “fenomeno” proposta dalla giornata di studi:

“Il problema di minori che, nel corso di una separazione giudiziale tra i genitori, si rifiutano di incontrare uno dei due genitori, è diventato sempre più frequente e costituisce uno dei problemi più delicati che i Tribunali si trovano ad affrontare. Nel corso degli ultimi venti anni, le situazioni di qusto tipo, comunemente designate con il termine di “Alienazione Parentale,” sono state oggetto di numerosi studi e discussioni sulla possibilità della definizione di un preciso quadro clinico e sull’individuazione di specifici criteri diagnostici. Al di là della definizione nosografica dei casi di alienazione di un genitore, è indubbio che il fenomeno dell’Alienazione Parentale esista e che la distruzione del legame affettivo con un genitore produca effetti psicopatologici che si manifestano successivamente nell’età adulta.”

La situazione analizzata è questa: figli che, nel corso di una separazione giudiziale (parliamo di separazioni non consensuali, che sono una risicata minoranza rispetto alle consensuali; ad esempio nel 2012 i dati Istat ci dicono che la separazione consensuale è stata scelta dall’85,4% delle coppie) si rifiutano di incontrare uno dei genitori.

Questa situazione è definita “alienazione parentale”.

Ed è un madornale errore.

L’alienazione parentale, così come descritta dal Prof. G. Camerini, ad esempio (che parteciperà come relatore alla giornata di studi) consisterebbe in

“situazioni nelle quali un figlio o una figlia rifiuta immotivatamente un genitore sulla base di una “campagna di denigrazione” messa in atto dall’altro.”

L’alienazione genitoriale, che non è un fenomeno ma una teoria, attribuisce  il rifiuto del minore al comportamento del genitore non rifiutato, il quale sarebbe in grado di manipolare il minore inducendogli sentimenti di avversione ingiustificati verso un genitore accudente.

Ci sono tante ragioni per le quali un figlio può rifiutarsi di avere contatti con uno dei genitori.

Un ragazzo di 15 anni come Liam Tsimhoni può decidere di escludere il padre dalla sua vita perché lo ha visto picchiare sua madre, e non c’è nulla di patologico o intrinsecamente sbagliato in questa sua decisione, nulla che possa farci giungere alla conclusione che Liam debba essere allontanato da una madre pericolosa per il suo sviluppo, come invece è accaduto.

Nella presentazione del convegno, alla possibilità che il rifiuto di un minore possa essere stato causato da un vissuto caratterizzato da violenza domestica o abusi, non si fa nessun cenno.

L’unica risposta che questa giornata di studi dà al fenomeno di un figlio che rifiuta un genitore è: si tratta di alienazione parentale.

Fornire un’unica lettura del fenomeno esponde le persone che si troveranno davanti una situazione del genere al rischio di rimanere letteralmente imprigionate in un preciso paradigma teorico, rendendole incapaci di vedere/riconoscere ciò che sta al di là di quel costrutto e condannandoli a vedere solo ciò che quella spiegazione consente di vedere: allora qualsiasi bambino restio ad incontrare un genitore sarà un bambino alienato, e non ci saranno mai motivazioni abbastanza valide o accuse sufficientemente fondate per valutare quel rifiuto come giustificato da altro che non sia il genitore alienante.

Vi ricordo che il costrutto teorico dell’alienzione genitoriale si basa su una premessa: l’epidemia di “false accuse”.

false accuse

Secondo i teorici dell’alienazione genitoriale, la stragrande maggioranza delle accuse di maltrattamento in famiglia e abusi sui minore, in particolare quelle mosse dalle donne nel corso di casi di controversie per l’affido, sono costruite da madri rancorose allo scopo di ottenere degli indebiti vantaggi in sede giudiziale.

Le percentuali sbandierate da questi signori non trovano conferma nella realtà.

Un dato recente:

“Lo scorso anno l’assistenza legale fornita gratuitamente dal Centro Antiviolenza SVSDAD Onlus ha contato 191 casi arrivati a sentenza penale: con 72 condanne per maltrattamenti o lesioni su donne, 62 per violenza sessuale, 26 per violenza sessuale su minori, 5 per stalking, 2 per tentato omicidio, una per omicidio. Solo 19 cause sono state archiviate, e solo 4 presunti aggressori sono stati assolti (anche se, per tutte le archiviazioni e le assoluzioni, è stato comunque presentato ricorso).”

4 assoluzioni su 191 casi: parliamo del 2%. E i processi non sono ancora giunti alla sentenza definitiva…

Per tutte queste ragioni ho firmato la petizione realtiva al convegno del 5 maggio, che trovate qui, e vi esorto a firmarla per sollecitare le istituzioni ad una riflessione seria su queste iniziative, che espongono donne e bambini al rischio di rivittimizzazione in luoghi come il Tribunale, che invece dovrebbero tutelare soggetti già provati dall’esposizione alla violenza e al maltrattamento.

Se siete interessati ad approfondire, vi consiglio un articolo che del cosidetto “fenomeno” offre una lettura alternativa.

Per approfondire:

Dicono della Pas

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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3 risposte a Stop ai convegni sull’alienazione genitoriale

  1. Tilo Pez ha detto:

    É da picchi giorni Roma bambino di 6 anni chiama i carabinieri mentre il padre sta picchiando la Madre: ” venite mio papà sta ammazzando mia mamma” solo che il padre rendendosi conto che il figlio aveva chiamato le forze del ordine picchiò anche lui.
    CERTAMENTE NON DONO CASI COSI RARI…
    I BAMBINI VANNO RISPETTATI É SINO VOGLIONO VEDERE IL PADRE VIOLENTO NON SE LI DEVE OBBLIGARE…DEVONO CURARE IL PADRE VIOLENTO!!!
    NON I BAMBINI SANI….NON DEVONO FARE AMMALARE I BAMBINI FACENDOLE CREDERE CHE IL PADRE NON É UN VIOLENTO PER CHE LUI SA CHE LO É. IL BAMBINO SE SENTIR SOLO, ABBANDONATO DEGLI ADULTI BUGIARDI E RISULTATO IL BAMBINO È. DANNEGGIATO PER SEMPRE…MA SI PUÒ ESSERE PIÙ IMBECILLI DI QUESTO TIPO DI GIUDICI ?

  2. salvo ha detto:

    Ma e’ la storia della ragazza nel tribunale di MIlano lo scorso mese. Mi ha fatto ripensare alla teoria del potere di Steven Lukes (tre facce del potere): nella prima faccia, la madre (perche’ sono le madri le ‘disgraziate’) manipolano i figli contro il padre con volizione — cioe’, tu fai cio’ e’ utile / vantaggioso a me. Nella seconda faccia … la figlia rigetterebbe il padre per motivi suoi che magari non sono razionali, e la madre-strega non fa nulla per fare prendere coscienza alla figlia di alternative. Quindi si assume che la figlia non conosca quale sia il suo bene migliore, che la madre conosce quale sarebbe il bene migliore con la figlia (vedewre il padre), ma che la ‘scellerata’ che tutto sa rimane passiva, non dice nulla, e cosi non aiuta la figlia a capire se stessa.

    La parte orribile di quetsa storia di MIlano? Che gia alcuni mesi avevo letto di diversi casi esattamente simili negli USA. E mi domando se i pasisti italioti non monitarono cio’ che avviene in certi tribunali USA e poi copiano. Questa modello della bigenitorialita’ in cui un genitore non ‘forza’ i figli a vedere l;atro genitore mi sembra proprio una costruzione catto borghese della famiglia … e anche fascistica.

    • Tilo Pez ha detto:

      Continuo a non capire.” Dalla tua conclusione che parli ” da una celerata pasiva ce non aiuta la figlia” deduzco che ti stai riferendo alla Madre della ragazza …?

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