Invece di orchi e principesse, parliamo di criminali e di minorenni

ordine-giornalisti-nazionali

Gi.U.Li.A., la rete nazionale delle giornaliste unite libere autonome, ci informa che

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, riunito a Roma nei giorni 17, 18 e 19 maggio 2016, ha approvato all’unanimità il seguente ordine del giorno:

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti ricorda a tutte le colleghe e ai colleghi che il Testo Unico dei doveri, approvato dal Cnog ed entrato in vigore il 3 febbraio 2016, ha riservato alla Carta di Treviso e a poche altre Carte, il privilegio di comparire come testo autonomo. L’uso reiterato che molte testate, televisive, cartacee e online, fanno della definizione “baby squillo”, ad esempio, è un’inammissibile violazione di questa Carta. Le bambine sono le vittime e gli uomini che abusano di loro, i pedofili, sono i colpevoli. Per un reato così grave non ci sono attenuanti. Usare i termini corretti è alla base del nostro lavoro. Scambiare le vittime con i colpevoli dà luogo ad una informazione falsa e fuorviante.

La legge 3 agosto 1998, n. 269 (“Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitu'”) all’articolo 3 sanciva che

Chiunque sfrutta minori degli anni diciotto al fine di realizzare esibizioni pornografiche o di produrre materiale pornografico e’ punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da lire cinquanta milioni a lire cinquecento milioni. Alla stessa pena soggiace chi fa commercio del materiale pornografico di cui al primo comma. Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui al primo e al secondo comma, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce, divulga o pubblicizza il materiale pornografico di cui al primo comma, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto, e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da lire cinque milioni a lire cento milioni. Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui ai commi primo, secondo e terzo, consapevolmente cede ad altri, anche a titolo gratuito, materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale dei minori degli anni diciotto, e’ punito con la reclusione fino a tre anni o con la multa da lire tre milioni a lire dieci milioni.

Le legge 6 febbraio 2006, n. 38 , “Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedo-pornografia anche a mezzo Internet”, che modifica la precedente normativa, oltre all’inasprimento delle pene ha introdotto la pedo-pronografia virtuale stabilendo che le pene e le sanzioni previste (dagli art. 600ter e 600quater del codice penale) per i reati di pedo-pornografia si possono applicare – seppure diminuite di un terzo – anche alle immagini virtuali; per immagini virtuali si intendono quelle realizzate ritoccando foto di minori o parti di esse “con tecniche di elaborazione grafica…(omissis) la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali”. Una serie di obblighi e responsabilità vengono introdotte, oltre che per gli operatori turistici, anche per i fornitori di servizi in Rete, che hanno l’obbligo di segnalare al “Centro Nazionale per il contrasto alla pedo-pornografia sulla rete Internet” i soggetti e le imprese che distribuiscono o commerciano materiale pedo-pornografico e a fornire le informazioni sui contratti.” (Gli articoli potete reperirli anche qui.)

A tale proposito segnalo la testata online quotidiano.net che, a proposito delle indagini in corso sulla “Bibbia 3.0”, un archivio di foto  video a carattere pornografico e spesso pedopornografico, pubblica un articolo intitolato “La principessa diventa orco”, che così definisce le ragazzine minorenni coinvolte:

  • “piccole veneri pronte a vendere la propria innocenza in formato jpeg”
  • “consapevoli, fin troppo, dei desideri marci che pulsano dentro e fuori la Rete”
  • “lolite che ammiccano all’orco, con consapevolezza. Con metodo. Con calcolo, anche.”
  • “Ragazze avide? Sicuramente.”
  • “Piccole donne dalle labbra scarlatte e dalle ciglia troppo lunghe, studentesse modello quando i conti da fare sono quelli delle proprie tasche.”

Non sappiamo che genere di inchiesta o indagine abbia condotto l’autrice Maristella Carbonin per tracciare il profilo di questa popolazione di fameliche orchesse a caccia di ingenui pollicini nella rete, certo è che, quando si parla di minorenni e pornografia, bisogna aver molto ben chiaro in mente chi sono le vittime e chi è l’artefice della condotta criminosa, perché scambiare le vittime con i colpevoli dà luogo ad una informazione falsa e fuorviante.

La colpevolizzazione della vittima di un reato minimizza la portata della condotta criminosa, deresponsabilizza e giustifica il reo e crea un clima sfavorevole alle vittime in cerca di giustizia.

Vittime come questa.

Gli adulti che adescano minorenni al fine di produrre e diffondere matariale pornografico e gli adulti che fruiscono quel materiale sono i criminali, non le minorenni sfruttate, le quali non sono né principesse né orchi, ma soggetti vulnerabili tutelati dal nostro ordinamento.

 

Per approfondire:

Il consenso e l’età

Ipersessualizzazione e auto-oggettificazione

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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4 risposte a Invece di orchi e principesse, parliamo di criminali e di minorenni

  1. Paolo ha detto:

    quell’articolo è infame. Non so neanche da dove cominciare per demolirlo

  2. IDA ha detto:

    L’articolo viene contestualizzato solo al termine e fa riferimento ad una ragazza di Modena. Leggendo l’articolo, uno non si fa nessuna idea del fatto di cronaca a cui fa riferimento, dal momento che non riceve nessuna informazione, è un articolo antropologico/allarmistico. Flotte di ragazzine minorenni, consapevoli, metodiche e calcolatrici, che obbligano, gestori ignari dei siti a pubblicare le loro foto, atte a eccitare il povero pedofilo o eventuale orghetto in linea. C’è da stare attenti a queste ragazzine…. Mi fa venire a mente ‘affermazione del deputato di Fratelli d’Italia, Massimo Corsaro: “giovanissime ma sempre mignotte.” http://www.giornalettismo.com/archives/1412619/massimo-corsaro-e-le-baby-squillo-che-sono-mignotte/massimo-corsaro-baby-squillo-1/
    La giornalista, MARISTELLA CARBONIN, ha fatto lo stesso discorso di MASSIMO CORSARO, ma si sa che il deputato dei fratelli illegittimi d’italia nen è per il politically correct.

  3. paolam ha detto:

    Evito d commentare perché se dicessi quel che penso su certi esercizi pseudo-giornalistici, e su chi li fa e chi li commissiona, rischierei la querela.

  4. IDA ha detto:

    Volevo fare una riflessione sulle donne maschiliste, quelle che non parlano mai male del padrone e ringraziano infinitamente per ogni briciola che le è concessa. Donne che hanno fatto proprio tutti i luoghi comuni maschilisti e i pregiudizi stereotipati sulle donne. Una di queste è appunto, è Maristella Carbonin.
    Nel suo articolo da te citato, la “Principessa Orco”. Anche sulla principessa ci sarebbe da dire, ma comunque è uno stereotipo probabilmente a Meristella molto caro. Nel suo articolo, giudica e biasima delle ragazzine, minorenni, che consapevolmente o no, perché è irrilevante; vendono “la propria innocenza in formato jpeg.” Arriva a delle conclusioni che sono delle avide. Esprime solo un giudizio morale, perché queste ragazzine “avide”, non commettono reato. Quindi il loro guadagno, forse non lecito, ma onesto, perché non è frutto di un reato. Ma la signora Maristella Carbonin, è omertosa, nei confronti di chi al contrario commette reati e ne trae guadagni illeciti e disonesti, perché frutto di reati.
    Ho trovato un altro suo articolo, parla di un disoccupato di 47 anni che ha aggredito le figlie mentre dormivano, uccidendo quella di 12 anni. La moglie lo aveva lasciato.
    “«SENTI, senti il grido dei figli?», canta il coro della Medea di Euripide. La madre assassina, vergogna della storia e delle donne. Come Abramo, se quella mano non l’avesse fermato, lo sarebbe stato per i padri.”
    Questo è l’inizio e questa è la fine:
    “Mamme o papà. Coloro che dovevano proteggerli. E che alla fine non sono stati in grado di proteggere nemmeno loro stessi.”
    http://blog.quotidiano.net/carbonin/2014/08/24/urla-nel-buio/

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