Poteva essere salvata

Da Rovigo Oggi, 28/02/2016

Una denuncia presentata ai carabinieri da Rodica Munteanu, 32 anni, moldava. Aveva già paura, un mese circa prima di essere uccisa, nella serata di venerdì 26 febbraio, al rifugio del cane di Fenil Del Turco. Con lei è stata ammazzata anche la madre Maria Ascarov, 52 anni, moldava. Ferito in modo serio il convivente della madre Nuridin Askarov, uzbeko. Miracolato il secondo figlio di Maria, 17enne: la pistola gli è stata puntata contro, il grilletto è stato premuto, ma il revolver si è bloccato…

Da La Stampa, 21/11/2005

“Non è vero che non intendesse sporgere denuncia per non metterlo in difficoltà: la denuncia c’è, è della fine di ottobre, ma quando gli eventi sono tragicamente precipitati le indagini non erano ancora concluse”. Sono le figlie, la mamma e le sorelle di Barbara Natale, l’operaia di 44 anni di Santo Stefano Belbo uccisa con 9 coltellate a Canelli, dal marito Luigino Caramello camionista di 47 anni, che dopo un lungo silenzio, parlano per la prima volta attraverso il loro avvocato…

Da Tg24, 7/10/2015

Ha confessato l’ex di Giordana Di Stefano, la 20enne uccisa a coltellate all’interno della sua auto a Nicolosi, nel Catanese. Dopo una giornata di ricerche, l’uomo, che nel 2013 era stato denunciato per stalking dalla donna…

Da Today, 16/09/2015

Omicidio Enza Avino, lo sfogo del papà: “Enza aveva denunciato tutto
„ “Enza aveva paura di lui, ripeteva di continuo: mi uccide. Se lo stalking è reato, perché quell’uomo era libero? Dopo la denuncia, mia figlia è stata lasciata sola come un cane”. “

procuratore_agg_monteleone

Da Repubblica, 30/05/2016

E il procuratore Monteleone: “Speriamo che questa morte così atroce non sia inutile, invito le ragazze a denunciare, a non tenere nascosti comportamenti minacciosi di chi afferma di volerti bene mentre così non è.”

Quando muore una persona di morte violenta, a coloro che la amavano resta da vivere quel calvario che comincia più o meno con le parole “Se io…”

Se avessi colto i segnali che le cose stavano precipitando… Se l’avessi messa in guardia… Se le avessi suggerito di denunciare… Se avessi trovato il modo di intervenire… Se invece di fare o dire quello che ho detto e fatto, avessi detto e fatto qualcos’altro.

Una montagna di “se io” che precipita a valanga sulle spalle di chi è già gravato dal dolore immenso della perdita, rimpianti che sono come grosse pietre aguzze che non smetteranno mai di tormentare la coscienza di chi non può rassegnarsi all’idea di non essersi frapposto in qualche modo fra l’assassino e la sua vittima.

A me piacerebbe che una volta tanto fossero le istituzioni a prendersi un po’ di quel peso, invece di puntare il dito ovunque fuorché verso se stesse.

Mi piacerebbe sentire “Speriamo che questa morte così atroce non sia inutile, che le procure che accolgono le denunce si interroghino su quanto sul serio prendono le richieste d’aiuto delle donne per valutare cosa scoraggia le donne vittime di  comportamenti minacciosi dallo sporgere denuncia”, o magari “Speriamo che questa morte così atroce non sia inutile e ci aiuti ad elaborare protocolli per la valutazione del rischio che permettano di prevedere e prevenire la violenza contro le donne.”

Vorrei che chi solitamente accoglie le denunce delle donne vittime della violenza maschile si chiedesse “se Sara mi avesse raccontato che il suo ex fidanzato era morboso, io cosa le avrei risposto?”, “se Sara mi avesse raccontato che aveva paura, io avrei minimizzato, l’avrei rassicurata e l’avrei rimandata a casa?”, “come reagisco di solito alla notizia di una donna che denuncia il suo partner o ex partner per violenza?”

Ma soprattutto vorrei si chiedessero se si sono mai ritrovati a borbottare “femminicidio, che cosa ridicola, si tratta di omicidi, volete suggerire che è più grave uccidere una donna che un uomo?”, oppure “hai una vaga idea di quante denunce false contro uomini innocenti vengono presentate ogni giorno?”, oppure  “vogliamo mettere a confronto il numero di omicidi di uomini con il numero delle donne uccise?”, oppure “ma perché queste donne si mettono/non lasciano uomini così?”, oppure “le mamme, che educano questi figli masci/queste figlie femmine”…

A tutti quelli che in questi giorni ci raccontano che l’ennesimo femminicidio debba essere un monito per le “ragazze” che non sanno distinguere l’amore vero dall’ “amore criminale”, ricordo quanto affermato tempo fa da Maria Angeles Carmona, presidentessa dell’Osservatorio spagnolo contro la violenza di genere:

“Ogni morte è un fallimento della società. Si tratta di un fallimento del sistema in quanto, come società, non siamo stati in grado di proteggere la vittima traducendo i segnali di pericolo e di allarme che evidenziavano la situazione di violenza. ”

Non lasciamo sola la famiglia di Sara. Non lasciamo sole le donne vittime di un uomo abusante.  Prendiamoci ognuno la nostra pietra sulle spalle e insieme ad essa la responsabilità di costruire una società diversa da questa.

Per approfondire:

La fabbricazione dell’uomo abusante

Perché non ti ho detto che mi picchiava

Perché le vittime di violenza domestica non se ne vanno?

Io so perché le donne non se ne vanno

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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10 risposte a Poteva essere salvata

  1. Paolo ha detto:

    padri e madri sono entrambi responsabili dell’educazione del figlio e se il figlio diventa un assassino entrambi devono farsi un esame di coscienza a mio avviso; poi però il figlio cresce ed è lui responsabile dei propri comportamenti

    • “Da dove vengono le idee sulle relazioni sentimentali di un ragazzo? Le sorgenti sono parecchie. Le più importanti includono la famiglia in cui cresce, il suo vicinato, i programmi televisivi che guarda e i libri che legge, le battute che sente, i messaggi che riceve dai giocattoli che gli vengono regalati e i più influenti modelli di adulti. I suoi modelli sono importanti non solo per i comportamenti che mostrano al ragazzo, ma anche per i valori che veicolano tramite le parole e le aspettative per il futuro che gli instillano. In breve, i valori di un ragazzo derivano dall’intero spettro delle sue esperienze all’interno della sua cultura.” https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/07/23/la-fabbricazione-delluomo-abusante-2/
      Parlare dell’intero contesto che contribuisce allo sviluppo di un certo sistema di valori – che non esclude i genitori, ma che vi aggiunge anche altri fattori ambientali – non deresponsabilizza il singolo individuo, semplicemente offre dei suggerimenti per creare una società che non incoraggi, minimizzi, giustifichi un certo tipo di comportamenti.

  2. primavera ha detto:

    le istituzioni non si pongono quelle domande perché sanno già le risposte. non ammetteranno mai le falle di un sistema pena la decadenza di quel sistema stesso. E’ ora che si sappia come ci trattano a noi donne le istituzioni: NON CI CREDONO. MINIMIZZANO. VOGLIONO PROVE (di cosa? insulti? minacce? spinte? sputi? botte? LA PAROLA TUA CONTRO LA SUA E VINCE LA SUA). E quand’anche le porti stè benedette prove NON SONO SUFFICIENTI E ARCHIVIANO SENZA INDAGARE (non vi dico poi se le denunce avvengono prima, durante e/o dopo la separazione: puoi avere referti e perfino registrazioni ma sinceramente non contano per LORO perché certamente vuoi rovinare un sant’uomo, vuoi togliergli i figli ,la casa, la macchina nella quale per colpa tua andrà a dormire – mi trovate uno solo che dorma in macchina per una separazione?????????!!!!!).
    Quindi di cosa discutiamo? Di aria fritta. Chi può e deve intervenire non lo fa. NON VI AZZARDATE A DARE LA COLPA ALLA VITTIMA. A Sara. Non ha denunciato è vero ma pensateci bene avrebbe dovuto denunciare come? “Io, Sara, denuncio tizio perché ho paura. perché sospetto che mi spii e mi segua. Perché è geloso e possessivo. Perché a volte è stato aggressivo ma non ho segni visibili né referti, ecc…. Mi dicano le istituzioni se questa denuncia sarebbe stata accolta. Io dico di NO!

    • IDA ha detto:

      Mi chiedo: se una denuncia, come si è visto viene uccisa, perchè spesso è un pretesto in più. Se una viene uccisa e non ha fatto denuncia, deve essere biasimata, perchè non hai fatto denuncia. E che cosa cambia? è stata uccisa lo stesso. Il risultato è il solito.
      Ogni pretesto è buono, per colpevolizzare, criticare, biasimare, trovare le eventuali responsabilità della vittima. La violenza e lo stupro è come la grandine, non è mai colpa dell’assassino, del violento dello stupratore è sempre colpa tua che sei stata poco attenta. Non dimentichiamo che la colpevolizzazione della vittima è stata una delle cause della segregazione femminile. L’antico testamento ci fornisce numerosi esempi. in cui la colpa è sempre della donna violentata e non dello stupratore. Oggi 2016 mi trovo a leggere questo:
      http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/06/01/femminicidio-un-decalogo-per-le-ragazze-contro-gli-amori-malati/2783868/
      “Una sorta di decalogo che tuteli tutte le adolescenti e le giovani donne che non necessariamente hanno subito violenza dai loro partner e che non hanno gli strumenti per riconoscere alcuni segnali di pericolo. ” E quando hanno acquisito questi strumenti cosa devono fare? Accendere un cero in chiesa? La violenza gli stupri, esistono perchè le ragazze non hanno gli strumenti giusti per riconoscerli in tempo?…. Perchè contro la violenza e gli stupri non ci possiamo fare nulla, sono come la grandine, un elemento naturale? Bisogna dare gli “strumenti” giusti alle ragazze, ma hai ragazzi no? Certo, non si può colpevolizzare l’intero genere maschile e poi sanno già cosa fare, sta alle ragazze stare attente… e acquisire strumenti.
      Da notare che la cultura della violenza e quella dello stupro, sono simili, interagiscono una con l’altra che diventano un corpo unico che si chiama patriarcato.

  3. Komorebi ha detto:

    Sono d’accordo. Sull’incolpare la vittima, gli amici, i passanti invece di attribuire le responsabilità a chi di dovere ne ho scritto qua https://lalucechefiltradaglialberi.wordpress.com/2016/05/31/per-colpa-di-chi/

  4. Morgaine le Fée ha detto:

    E intanto, almeno fino a ieri, la notizia piú letta del Corriere della Sera era “L’app che ha permesso al killer di seguire Sara”. A quanto pare, ci sono parecchi interessati.
    Poi si parla tanto del Pakistan…

    • IDA ha detto:

      Vuoi mettere con il fare gli appostamenti, magari mentre piove, al freddo e rischi di essere notato da qualcuno? Con una semplice applicazione puoi fare tutto con comodo.
      Il problema è che se ti lasci con qualcuno, non basta più cambiare le serrature della porta di casa, ma anche l’iPhone. E aumentano le spese..

  5. Pingback: Una Storia Sbagliata | Un disinvolto mondo di criminali

  6. Pingback: Femminicidio - Donne sui balconi, uomini alla finestra

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