Nessuno tocchi papà

Solo pochi giorni fa, il 2 giugno, grazie ad uno spontaneo passaparola, un gran numero di persone ha testimoniato la sua volontà di “estirpare la cultura del femminicidio ormai diventato ennesimo motivo di imbarazzo del nostro Paese” esponendo “un lenzuolo, una bandiera, qualsiasi cosa di colore rosso” per simboleggiare “il sangue versato dalle donne uccise dai loro uomini, o ex uomini, o corteggiatori rifiutati”.

saraIl contrasto e la prevenzione della violenza di genere deve essere una priorità. Per Sara e per tutte le donne…leggiamo nel messaggio che ha accompagnato l’evento virtuale che ha lanciato il flash mob, “Un flash mob ovunque, per rompere l’indifferenza e chiedere alle donne delle istituzioni di mettersi in gioco proponendo interventi che vadano oltre l’emergenza”, spiega Anarkikka dal suo blog.

Dall’efferato omicidio di Sara Di Pietratonio, che ha ispirato l’iniziativa, sono morte altre donne per mano dei loro ex parter: Michela Baldo, 29 anni, di Spilimbergo

michela baldo

Ma anche Federica De Luca, 30 anni, di Taranto.

federica

Con Federica muore anche il figlio di 4 anni, ucciso a colpi di arma da fuoco.

Giustiziate, Federica e Michela, come Sara, come Michela Noli, come tante altre, da uomini che “non accettavano la separazione”.

Il contrasto e la prevenzione della violenza di genere deve essere una priorità.

Come possiamo “prevenire”, come è possibile agire prima che le donne e i loro figli perdano la vita?

In occasione della morte di Sara Di Pietrantonio il procuratore Monteleone aveva dichiarato:Speriamo che questa morte così atroce non sia inutile, invito le ragazze a denunciare, a non tenere nascosti comportamenti minacciosi di chi afferma di volerti bene mentre così non è.”

La denuncia: secondo le istituzioni il primo passo verso la soluzione del problema della violenza sulle donne.

Le donne però non denunciano, tendono a non rivolgersi alle autorità competenti… Come mai?

Io un’idea ce l’ho.

Forse perché chi è preposto ad accogliere le denunce delle donne si forma frequentando  eventi come quello organizzato dell’associazione nazionale «Nessuno tocchi papà» per il 10 giugno a Roma, un evento dedicato alle separazioni coniugali – separazioni che sono teatro di tanti femminicidi ed infanticidi – un evento che al tema della violenza sulle donne non dedica neanche un intervento.

Neanche uno.

Invece il tema principale sarà: le false accuse delle donne.

false accuse

L’avvocato Paolo Galdieri interverrà sul tema «Quel mostro costruito a tavolino: uso strumentale delle false denunce», mentre lo psicologo Rocco Emanuele Cenci  su «Pas: mito o realtà? La funzione archetipa del padre»

“In programma anche una relazione sul ruolo dei media nel contrasto alla violenza di genere quando il sesso debole è l’uomo.”

Non so se avete capito: si parlerà di “violenza di genere contro gli uomini”.

Ieri era in programma l’udienza per la separazione di Luigi Alfarano e Federica De Luca, uccisa dal marito (lui, il separando, il sesso debole, quello vittima della violenza di genere contro i maschi) insieme al figlio di 4 anni.

Vi domando: ve la siete fatta un’idea del perché le donne sono tanto restie a denunciare?

Per approfondire:

Se chiedo aiuto mi porteranno via i bambini?

Come vengono distrutte le madri quando cercano di proteggere i loro figli

A proposito di false accuse:

Ancora le false accuse!

Sui “falsi abusi”

Le false accuse e i cerchi nel grano

Le “false accuse” in Australia: gli studi confermano che sono comuni come i quadrifogli

Le false accuse e la Polizia di Stato

Mito e realtà

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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23 risposte a Nessuno tocchi papà

  1. boboviz ha detto:

    La Bernardini De Pace non la pensa così.
    Neppure Cristina Nicolini.
    E nemmeno Loretta Ubaldi.
    E tante altre che guardano la realtà con gli occhi non deformati dalla ideologia

  2. Emanuele Di Felice ha detto:

    “Vi domando: ve la siete fatta un’idea del perché le donne sono tanto restie a denunciare?
    In base a cosa le denunce sono poche? In base ai sondaggi di parte, centrati sul vissuto femminile e dunque indistinguibili da parte di terzi e dal pregiudizio che afferma che le donne sono oppresse a prescindere.

    Naturalmente le false accuse non possono esistere perché il paradigma ce lo dice.
    Se le donne sono vittime di un dispotismo sessista una donna che esce allo scoperto non può che essere una vittima e il resto viene di conseguenza.

    “estirpare la cultura del femminicidio ormai diventato ennesimo motivo di imbarazzo del nostro Paese”
    Si sa che negli altri paesi le donne nessuna donna viene mai uccisa. Fortunati gli altri paesi a non avere nessun motivo di imbarazzo.
    se le donne uccise fossero 2000 l’anno sarebbe “femminicidio”.
    Se fossero 2, per quale ragione non sarebbe “femminicidio”?
    Tanto forte è la cultura del “femminicidio”che:
    – I crimini avvengono lontano dagli sguardi altrui.
    – Gli autori finiscono in galera.
    – Quasi la metà degli autori si suicida. Il suicidio del padrone.

    “Le donne però non denunciano, tendono a non rivolgersi alle autorità competenti… Come mai?
    Io un’idea ce l’ho.”
    Se non traviso il tuo pensiero: le donne non denunciano per non essere rivittimizzate. Mi sbaglio?
    Perché si sa, grazie al paradigma, che la denuncia è una prova di colpevolezza maschile.

    • “Perché si sa, grazie al paradigma, che la denuncia è una prova di colpevolezza maschile.”
      Ma quale paradigma, Emanuele, quale?
      Un paradigma è un modello di riferimento. Ecco qui un altro convegno tenutosi pochi giorni fa: http://www.spazioconsumatori.tv/comunicati-stampa/famiglia/item/1165-senato-della-repubblica-evento-bigenitorialita-10-anni-di-legge-disattesa-risultati
      “Durante il convegno è emersa con grande evidenza la tendenza piuttosto diffusa nel contesto delle separazioni conflittuali, di utilizzare i figli come arma di ricatto che diventano uno strumento di “vendetta contro il coniuge”, spesso scandita da una successione di false denunce di abuso o di stalking, finalizzate all’allontanamento dell’ex-coniuge e all’ottenimento della definitiva custodia esclusiva dei figli. In altri casi, molti genitori vengono accusati (falsamente) di forme di violenza piuttosto gravi perpetrate nei confronti dei figli, quale appunto l’abuso sessuale.”
      Dove sono gli studi statistici che dimostrano l’esistenza di questo fenomeno?
      Te lo dico io Emanuele, che li ho a lungo cercati: non esistono. Non esiste nessun lavoro di indagine sulla questione, nessuno.
      Si continuano a fare convegni denunciando un qualcosa che nessuno si è preso la briga di indagare.
      Allora chi è che ragiona sulla base di pregiudizi di genere?

      • IDA ha detto:

        Non hanno bisogno di dati e studi, hanno le loro certezze. Con i dati e gli studi, possono essere smentiti. Talvolta possono usare opinioni anche autorevoli, ma che la pensano come loro, perchè solo chi la pensa come loro non è annebbiato dalle ideologie.
        Povero Galileo.

  3. Stefano U. ha detto:

    Approfitto di questo spazio-blog per fare una domanda sui casi omicidio-suidicio.
    Premessa: ho visto in questi giorni dei documentari riguardanti storie di kamikaze e
    Shahid. Quello che ho capito è che queste persone vanno al martirio e non al suicidio, ovvero non lo fanno per sfuggire ad una realtà insopportabile, ma si uccidono creando molti danni a cose ma soprattutto a persone per obbedire a un serie di valori sociali e/o religiosi.

    Ipotesi: se l’uomo uccide la partner e poi se stesso obbedendo al concetto che il fallimento della unione familiare è una colpa così grande che l’unico modo di espiarla è la morte.

    Domanda: se l’ipotesi è corretta, non è che il senso di colpa/responsabilità supera il valore del rispetto della vita umana? O questo vale solo in casi rarissimi, mentre per gli altri, vale il concetto tu mi hai lasciato, mi hai mancato di rispetto (non rispettando a sua volta assolutamente la libertà del partner) perciò meriti la morte. Ma se sono nella ragione perché il suicidio dopo? Forse per punire se stesso per aver donato il proprio amore, il progetto di un futuro, ad una donna, la stessa che lo ha abbandonato. In una sorta di muoia Sansone e tutti il Filistei? La morte in senso di riscatto morale, ma purtroppo basato su una scala di valori falsata?

    Scusate la confusione dell’esposizione, ma sto cercando una traccia da poter analizzare meglio.

    • Intanto bisognerebbe capire quanti casi si concludono con un suicidio e in quanti casi, invece (come Vincenzo Paduano, ad esempio) l’omicida si professa innocente prima di venire incastrato dagli inquirenti (http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2016/9-giugno-2016/testa-fracassata-poi-accoltellata-ex-convivente-arrestato-stato-choc–240534882971.shtml).
      Comunque il suicidio non è del tutto incompatibile con la percezione della propria azione come giusta punizione, il concetto “tu mi hai lasciato, mi hai mancato di rispetto”: per queste persone il suicidio potrebbe essere un modo per non dover affrontare le conseguenze delle proprie azioni, per sfuggire ad una condanna (quella del sistema legale e quindi della società) che si ritiene ingiusta, un modo che per alcuni è più dignitoso e più “nobile” di quelle scuse pietose che siamo costretti a sentire, “ho perso la testa”, “ho perso il lume della ragione”…

      • Emanuele Di Felice ha detto:

        I casi che si concludono con un suicidio sono il 30/40% dei casi. Oltre a questi ci sono quelli che:
        – si suicidano prima (il rapporto dovrebbe essere di 10 U ogni 1 D dopo le separazioni) di diventare potenziali omicidi,
        – si suicidano in carcere ,
        – tentano di togliersi la vita non riuscendoci, prima o dopo.
        E quelli che si costituiscono alle autorità prima di essere incastrati.

        … non è del tutto…potrebbe essere… così dicendo tralasci quello che è.

        Il suicidio è del tutto compatibile con il senso di colpa di aver commesso un crimine.
        Chi ha la percezione di aver fatto la cosa giusta di solito si sente orgoglioso.
        Per queste persone la condanna capitale autoinflitta è una conseguenza delle proprie azioni.
        “per sfuggire ad una condanna (quella del sistema legale e quindi della società) che si ritiene ingiusta”, una pena ingiusta di quella società accusata di legittimare, di essere affetta dalla cultura del “femminicidio” !.

        Quali altre categorie di padroni hanno così elevati tassi di suicidio? che si suicidano per non essere ingiustamente condannati?.

        Due volte sembrano essere colpevoli gli uomini: quando uccidono e quando si sottraggono
        alla condanna della società con il suicidio.

        Nessun uomo uccide mai per raptus o per reazione, mai. Gli uomini non sbagliano mai, sono perfetti, nel male ma lo sono.
        Solo misfatti mai errori. Le scuse pietose o meno sono di competenza altrui.

      • “I casi che si concludono con un suicidio sono il 30/40% dei casi.” Dove li hai presi questi dati?
        E dove hai letto che “Nessun uomo uccide mai per raptus o per reazione, mai”? Soltanto, se uno si porta la benzina per darti fuoco da casa, mi sembra improbabile che si tratti di un raptus…

    • IDA ha detto:

      Dici: “Ipotesi: se l’uomo uccide la partner e poi se stesso obbedendo al concetto che il fallimento della unione familiare è una colpa così grande che l’unico modo di espiarla è la morte.” Io credo che non ci sia il fallimento dell’unione familiare, ma del ruolo sociale. Lo stesso il suicidio, non è determinato dal senso di colpa, di aver ucciso una persona, ma di aver fallito nel ruolo sociale.

    • IDA ha detto:

      Si uccide, quando si ha la visione degli altri come non uomini. Quando si ha la visione di se stessi, come non più uomini, ci si uccide. Erich Fromm. (Anatomia Della Distruttività Umana).
      http://www.librimondadori.it/libri/anatomia-della-distruttivita-umana-erich-fromm
      Cercherò di illustrare meglio quello che volevo dire ieri sera.
      Questi omicidi, che avvengono all’interno del rapporto uomo-donna, non sono passionali o derivati da un raptus, ma dal ruolo e aspettative. È il ruolo che definisce l’insieme dei modelli e dei comportamento attesi. Va detto che la maggioranza di questi omicidi, sono coerenti con il ruolo, sono caratterizzati da anni di minacce abusi e violenze. Quando la donna, cerca di uscire dal suo controllo, spesso è uccisa. La morte in questo caso è una punizione per essersi ribellata. Esempio nel caso di Rovigo, la fa inginocchiare di fronte ai figli e le spara alla testa, Giustiziata, perché ha osato ribellarsi al suo dominio, perché lei lo ha denunciato, quindi non ha riconosciuto la sua autorità e il suo dominio dettato dal ruolo. Spesso cercano anche il consenso sociale, comunicandolo ai conoscenti e amici, oppure pubblicando le loro intenzioni sui social. Il suicidio dell’assassino è raro, in questi casi, ma può avvenire, perché c’è un forte contrasto tra l’aspettativa dl ruolo e la condanna sociale che ne deriva dal suo atto. Ci sono anche casi di omicidio/suicidio, dove il suicidio, non è una conseguenza dell’omicidio, ma del fallimento del ruolo. Il tradimento o la decisione di lei, di lasciarlo è percepito come un fallimento del suo ruolo di maschio. In questi casi, l’omicidio raramente è preceduto da violenze, ma da una vita familiare tranquilla e normale. Il riconoscimento sociale è una motivazione fondamentale per l’individuo. Favorisce il senso di appartenenza ed identità. Il suicidio diventa una soluzione a situazione intollerabile, di sentirsi diversi ed esclusi, e dall’impossibilità di recuperare la propria posizione sociale.
      Il ruolo e le aspettative sociali, determinano la percezione di se stessi, il ruolo è socialmente indotto e indica la condivisione di norme sociali. Ogni individuo risponde al suo ruolo, (obblighi) ha anche dei benefici, che derivano dal ruolo. (status) che stabilisce non solo la posizione della scala gerarchica ma anche la proprietà e il godimento di beni. La donna e i figli fanno parte dello status dell’uomo.
      Il dominio, del genere maschile su quello femminile, ha una storia millenaria, e costituisce ancora il ruolo, sia maschile che femminile. Quindi bisogna mettere in discussione i ruoli e individuare ed eliminare i residui arcaici, che si portano dietro.
      Il ruolo della donna è cambiato, quindi anche le sue aspettative sociali sono cambiate, una volta la donna doveva dare la priorità unicamente alla famiglia, accettare la scappatella e l’adulterio in nome dell’unità della famiglia. Doveva rinunciare a tutte le sue aspettative e sacrificarsi, in nome dell’unità familiare che coincide con il marito. Una donna che chiedeva il divorzio, prima, era malvista da tutti. Perché non rispettava il suo ruolo.
      In alcune località del sud Italia, fino agli anni 70, quando il marito uccideva la moglie adultera, veniva accolto dal consenso della popolazione, e biasimato se non l’avesse fatto. Oggi questo non è più socialmente accettato, ma fa parte ancora di una certa cultura del ruolo maschile quindi di aspettative e riconoscimento sociale.

      • ulistef ha detto:

        Grazie per le vostre considerazioni. Leggero’ volentieri il libro indicatomi.
        Certo che rileggendovi, con tutti questi casi di femminicidio, mi sembra di ritornare alla concezione del pater familias dei romani, alle XII tavole del 450 a.C.!

  4. Tiziana ha detto:

    Questi problemi ESISTONO. Queste donne CI SONO. perchè volete che non se ne parli, che si faccia finta di nulla, che non si cerchi di affrontarlo e di aiutare chi si trova in questi casi?
    pensate forse che togliendo attenzione a questi porblemi ce ne sarà di più verso la violenza sulle donne?
    Sinceramente, non ho mai visto nessuno accusare le madri che si separano perchè vittime di violenza. Sono altre di cui si parla. e allora perchè le femministe si sentono tanto chiamate in causa?

    • “Sinceramente, non ho mai visto nessuno accusare le madri che si separano perchè vittime di violenza.”: chi è che nega l’esistenza di un fenomeno, io o te Tiziana?
      E comunque: io non ho mai visto un’orca marina e nemmeno un lemure, ma non mi sognerei mai di addurre questo fatto come argomento a sostengno dell’inesistenza di lemuri o orche marine.
      E se questi problemi esistono (cosa che io non ho mai negato), occorre innanzi tutto comprendere in che misura esistono, prima di gridare al “grave problema”.
      Alla luce dei dati disponibili, ne esistono anche altri, di problemi, dei quali però nel corso di eventi come questo non si parla affatto. Io non voglio mettere a tacere nessuno, voglio solo sottolineare il fatto che determinate problematiche vengono completamente ignorate proprio nelle sedi nella quali dovrebbero essere discusse per fare seriamente prevenzione.

  5. IDA ha detto:

    X..Emanuele Di Felice
    Al 30- aprile 2016- Donne uccise da marito,convivente, amante, fidanzato o ex marito, ex convivente, ex amante, ex fidanzato.
    Gennaio

    • Marina Havrylyuk, 30 anni, e Katia, 4 anni. Uccise a colpi d’ascia dal marito e padre- 9 gennaio-
    • Nadia Guessons, 45 anni, Strangolata dal marito già denunciato per maltrattamenti- 11 gennaio
    • Gloria Rosboch, 49 anni, professoressa di francese. Strangolata e gettata in un cassone dell’acqua dopo essere stata raggirata dall’amante – 13 gennaio

    Febbraio

    • Luana Finocchiaro, 41 anni, mamma. Strangolata dall’ex compagno già denunciato e pregiudicato- Vincenzo Di Mauro- aveva già ucciso la precedente compagna. 1 febbraio 2016-
    • Marinella Pellegrini, 55 anni. Decapitata dal marito- tenta la fuga in autostrada, si schianta contro un tir FORSE SUICIDIO. 2 febbraio-
    • Anna Maria Luci, 55 anni, casalinga. Uccisa dal marito a fucilate-23 febbraio
    • Rodica Monteanu, 31 anni, operaia, mamma. Fatta inginocchiare e giustiziata a colpi di pistola dal marito davanti ai figli. 26 febbraio

    Marzo.

    • Gisella Nano, 58 anni, insegnante di danza e pittrice. Strangolata dal marito- SUICIDA- 1 marzo.
    • Mariana Caraus, 24 anni. Uccisa a colpi di arma da fuoco dal pretendente respinto- 3 Marzo
    • Mirella Guth, 64 anni, mamma. Uccisa a coltellate dal marito che ha poi ferito gravemente anche il figlio-6 marzo
    • Rosa Landi, 59 anni, casalinga, mamma. Uccisa con 5 colpi di pistola dal marito mentre era al telefono col figlio- 19 marzo.
    • Sabina Iuliana Chis, 29 anni, mamma, e Sebastiano Alessio, 2 mesi. Uccisi dal compagno e padre con un cacciavite e poi arsi.31-Marzo- SUICIDA-

    Aprile

    • Liliana Mimou, 27 anni, parrucchiera. Strangolata dall’ex fidanzato che le aveva chiesto un ultimo appuntamento. 10 aprile 2016
    • Liliana Bartolini, 51 anni, mamma. Massacrata dal marito.le spacca gli incisivi e le taglia la gola. Poi nasconde i vestiti zuppi di sangue e chiama la polizia simulando un’aggressione.13 aprile
    • Assunta Finizio, 50 anni, barista, mamma. Uccisa dal marito con 4 colpi di pistola dopo una vita di violenza e sevizie anche sul figlio,20 Aprile
    • Annalisa Bartolini, 67 anni, mamma. Strangolata dal marito che poi simula una rapina 21aprile 2016

    Fino ad aprile su 16 solo in tre casi è seguito il suicidio. Cioè il 16% dei casi.
    Al contrario in 8 casi l’omicidio fa seguito a denunce per violenza, cioè il 50%.
    Io tutti questi sensi di colpa non ce li vedo.
    http://www.inquantodonna.it

    • La mia domanda ad Emanuele non era retorica, né polemica. Io non ho mai trovato dati in proposito. Non lo so in che percentuale gli omicidi di donne nell’ambito di una relazione sentimentale si concludono con il suicidio dell’assassino.
      Tempo fa avevo letto a proposito del lavoro di una criminologa sui Family Annihilators (annientatori della famiglia): https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/08/22/perche-sempre-piu-padri-uccidono-i-loro-figli/
      che ha esaminato “tutti i casi di omicidio commessi dai genitori a partire dal 1980”.
      Scrive:
      “cio che è estremamente preoccupante è che esiste una piccola minoranza di uomini che trova impossibile affrontare la disgregazione della famiglia…
      …tutti sembrano avere una cosa in comune. Sentono che la loro mascolinità è minacciata.
      Sono convinti che a causa del divorzio stanno perdendo l’unica cosa che li fa sentire uomini realizzati: la famiglia.
      Assassinando i loro figli, in qualche modo contorto, sentono di ottenere di nuovo il controllo non solo su di loro, ma spesso anche sulle loro mogli.
      Uccidere i propri figli è il modo più sconvolgente e drammatico per mezzo del quale pensano di gridare al mondo: ‘Guarda quanto sono potente.‘
      Molti sono anche alla ricerca della peggiore vendetta possibile. Sanno che uccidendo i loro figli eliminano ciò che le loro ex mogli amano più di qualsiasi altra cosa al mondo.”

      • IDA ha detto:

        Sono d’accordo con quello che sostiene la criminologa, da te citata, la disgregazione della famiglia, quando non è determinato e deciso da loro, è percepita come minaccia alla mascolinità. In più si trovano di fronte ad un conflitto, tra l’aspettativa del genere e la società che lo rifiuta. – ho fatto quello che mi chiedi di fare, però poi quando l’ho fatto mi condanni.- Non dimentichiamo mai, che noi veniamo da una cultura in cui il capofamiglia aveva il diritto dovere di educare la moglie e i figli anche con punizioni corporali, la moglie adultera, poteva essere uccisa, veniva richiesta dalla società una punizione severa. La riforma del diritto di famiglia è del 75 e l’abolizione del codice d’onore è del 1981. Alcuni antropologi sostengono che per cambiare culturalmente una società occorrono come minimo tre generazioni e qui abbiamo a che fare con una cultura millenaria.
        Però, io non ritengo, che sia dovuto all’avvento del divorzio, ma con la riforma del diritto di famiglia, dove la responsabilità genitoriale è condivisa e non c’è più la potestà maritale. Questo ha minacciato fortemente la mascolinità. Esempio, una mia impressione, che lo stesso discorso della bigenitorialità, da parte di alcuni uomini è in realtà una rivendicazione della potestà genitoriale. Sostenitori di ruoli rigidi, dove le cure spettano unicamente alle donne e l’educazione dei figli al capo famiglia.

      • Emanuele Di Felice ha detto:

        “cio che è estremamente preoccupante è che esiste una piccola minoranza di uomini che trova impossibile affrontare la disgregazione della famiglia”. Forse perché gli uomini con il divorzio perdono tutto mentre le donne no? Invece gli uomini devono fare i machi: subire in silenzio.
        “Sentono che la loro mascolinità è minacciata.” Cioè il proprio valore.
        “Sono convinti che a causa del divorzio stanno perdendo l’unica cosa che li fa sentire uomini realizzati: la famiglia.” Sono convinti ma non dovrebbero esserlo, saranno gli altri a dir loro in cosa devono essere convinti in cosa si devono sentire realizzati.

        L’omicidio di una donna è un esercizio di potere contro le donne, come l’infanticidio e come il suicidio. Tutto contro le donne.
        Ma se cambia l’infanticida cambia anche l’interpretazione: madri assassine da aiutare.

        “uccidendo i loro figli eliminano ciò che le loro ex mogli amano più di qualsiasi altra cosa al mondo.” In questo caso gli stereotipi non disturbano, anzi.
        Cosa amano i padri più di qualsiasi cosa al mondo?.

    • Emanuele Di Felice ha detto:

      Complimenti !.
      Rodica Monteanu: suicidio.
      Marina Havrylyuk: suicidio.
      Mirella Guth: tentato suicidio.
      Nadia Guessons:tentato suicidio.

      Gloria Rosboch: “femminicidio”?.

      Quelli che si uccidono prima e quelli dopo?

      • IDA ha detto:

        Prima o dopo di cosa?
        Si presume, si pensa, si ipotizza che cosa? In base a quali dati e quali elementi oggettivi. Perchè gli uomini si suicidano di più? Mi sembra strumentale e superficiale.
        La causa maggiore dei suicidi è per motivi di salute. Alto è anche il numero di uomini che si suicidano dopo i 65 anni, cioè in pensione. inabilità e inattività anche questo ha molto a che fare con il ruolo e le pressioni sociali, che per gli uomini sono più pressanti, perchè occupano un maggiore spazio pubblico.
        Il fatto che gli uomini si suicidano di più, non dimostra nulla e non c’entra nulla, se non si conosce il movente.

  6. Joypog ha detto:

    Gli uomini che ammazzano le donne non sono brave persone. Che sciocchezza quella delle false accuse! Sarà capitato due volte in tutto. Da una donna posso anche aspettarmelo che faccia una falsa accusa, tipo di stupro o di cattiveria, ma poi tanto ci vogliono le prove e quelle ce le hanno solo se la violenza c’è stata davvero!

  7. lina ha detto:

    sono schifata dal convegno del 10 giugno che hai citato…..schifata da questa società violentemente maschilista che inventa patologie e teorie per infliggere alle mamme, in quanto donne, un nuovo dolore, un nuovo abuso di potere, la peggiore delle violenze: quella di toglierle i figli

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