Don Tonino

Da Romagna Mamma:

“Luigi, per il lavoro che faceva, aveva tutte le carte in regola per poter entrare in paradiso”, ha detto il parroco della funzione, don Tonino Nisi. Ed ancora: “Luigi è in paradiso, statene certi! Era un uomo buono”.

(…)

“Nessuno si deve permettere di giudicare, di prospettare degli ambiti dove ci mettiamo i brutti, i cattivi e i buoni. Il Signore sa”

(…)

“La famiglia è un dono di Dio. E Luigi aveva una gran bella famiglia. Il demonio si è messo in mezzo perché non vuole la famiglia e la nostra gioia”.

(…)

“Quella sera il Signore stesso ha realizzato questa pagina”.

Da Il Corriere del Giorno:

Luigi , per il lavoro che faceva, aveva tutte le carte in regola per poter entrare in Paradiso”.

(…)

Luigi e’ in Paradiso, statene certi! Era un uomo buono. Lo raccontano anche i ragazzi di 20anni che lo conoscevano”.

(…)

Maria Letizia [la madre dell’assassino], quella sera [la sera dell’omicidio] eri con me e pregavamo insieme. Quella sera il Signore stesso ha realizzato questa pagina”.

Da il Quotidiano di Puglia:

«Il demonio si è messo in mezzo perché il demonio non vuole la nostra gioia. Con gli occhi della fede vedo Luigi con una mano che tiene la sua sposa e con l’altra abbraccia il suo bambino».

(…)

«Dona l’eterno riposo a questa famiglia, asciuga le lacrime di dolore di Maria Letizia [la madre dell’assassino] e concedi a noi la forza per avere tanta fede».

(…)

«Non stiamo celebrando un processo, ma il ricordo di tre persone. Qualche ombra abbiamo tutti noi da presentare alla Misericordia di Dio». Ogni defunto, ha osservato don Tonino, «ci dà una lezione straordinaria perché ci ricorda che noi siamo di passaggio su questa terra, ma nasciamo per andare in paradiso».

(…)

«Nessuno si può permettere di fare una graduatoria di buoni e cattivi. Il Signore sa».

sacra_famiglia Quel giorno Luigi Alfarano e sua moglie Federica De Luca avrebbero dovuto presentarsi in uno studio legale per discutere della loro separazione. E’ stata la mamma di Federica, non avendo più notizie di lei, a insospettirsi e a chiedere aiuto alle forze dell’ordine: i vigili del fuoco hanno sfondato la porta dell’abitazione di via Montefusco e hanno trovato il sua cadavere. Era stata picchiata e poi soffocata.

Il corpo del loro bambino di 4 anni è stato invece ritrovato in una casa di campagna, ucciso con un colpo di pistola. Accanto a lui, il corpo del suo assassino, che si è sparato con la stessa arma.

Di Luigi Alfarano sappiamo che nel 2015 aveva patteggiato 1 anno e 8 mesi per violenza sessuale su una collega di lavoro; che sua moglie Federica si era confidata con un’amica:

Mio marito è violento e fa il pazzo, voglio lasciarlo.

“[Luigi] fa il pazzo davanti al bambino. Gridava così tanto stamattina che Andrea gli ha detto che gli stava facendo male all’orecchio”

Chissà se anche quel giorno Andrea, prima di morire, ha dovuto assistere alla violenza contro sua madre.

“Qualche ombra”, liquida così questo scenario Don Tonino, solo qualche ombra su quella che secondo lui era “una gran bella famiglia”.

Ma il Demonio, che odia le gran belle famiglie, ci ha messo lo zampino. Per fortuna il Signore ha rimesso le cose a posto, e invece di un drammatico divorzio ora la gran bella famiglia Alfarano è riunita in Paradiso: lui, l’assassino, si tiene ben strette le sue vittime, per l’eternità.

Il divorzio è il Male, la violenza è lo strumento con il quale il Bene è ristabilito.

Proprio qualche giorno fa un commentatore mi poneva una domanda interessante:

“Ipotesi: se l’uomo uccide la partner e poi se stesso obbedendo al concetto che il fallimento della unione familiare è una colpa così grande che l’unico modo di espiarla è la morte.

Domanda: se l’ipotesi è corretta, non è che il senso di colpa/responsabilità supera il valore del rispetto della vita umana? O questo vale solo in casi rarissimi, mentre per gli altri, vale il concetto tu mi hai lasciato, mi hai mancato di rispetto (non rispettando a sua volta assolutamente la libertà del partner) perciò meriti la morte. Ma se sono nella ragione perché il suicidio dopo? Forse per punire se stesso per aver donato il proprio amore, il progetto di un futuro, ad una donna, la stessa che lo ha abbandonato. In una sorta di muoia Sansone e tutti il Filistei? La morte in senso di riscatto morale, ma purtroppo basato su una scala di valori falsata?”

Non credo che esista una risposta esaustiva alla domanda “perché un simile gesto?”, una risposta in grado di fornirci un quadro della personalità di ogni singolo assassino.

Ma certo Don Tonino ci ne offre una abbastanza plausibile: mi vuoi abbandonare, vuoi vivere una vita indipendente dalla mia, ma io non te lo permetto, ti nego questa possibilità, ti lego a me per mezzo della morte, dalla quale non hai modo di fuggire. Non puoi più sfuggirmi.

Con la benedizione del parroco.

Applausi.

 

Per approfondire:

Perché sempre più padri uccidono i loro figli

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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24 risposte a Don Tonino

  1. IDA ha detto:

    Inizia, anche il consenso popolare, l’approvazione e giustificazione del gesto compiuto. Nel delitto d’onore il marito che uccideva la moglie adultera era applaudito dalla folla. Anche allora i preti biasimavano la vittima e santificavano i carnefici. Allora come oggi, non è cambiato nulla.

  2. Morgaine le Fée ha detto:

    Che schifo. Cos’é per il parroco il gesto di quel tal Luigi? “lasciate che i bambini vengano a me”? In quel senso? E che razza di lavoro faceva questo essere ignobile, da meritare benedizione e plausi?

    • All’inizio scrivevano che fosse medico, ma qui ho letto che era solo un dipendente amministrativo dell’Associazione nazionale tumori, http://www.quotidianodipuglia.it/taranto/a_taranto_i_funerali_di_luigi_alfarano_il_parroco_colpa_del_demonio-1788965.html leggo: ” Il 50enne non era né medico né infermiere e organizzava le attività promozionali dell’associazione.”

      • Morgaine le Fée ha detto:

        Dopotutto, per una parte della chiesa cattolica le donne sono creature inferiori, nate per servire e star zitte, e i bambini sono interessanti solo prima di nascere, o forse anche dopo, quando li si costringe all’affido in case famiglia.
        Qual é, per questo parroco e i suoi fedeli che hanno applaudito, il limite tra l’essere un “uomo buono” e l’essere un uomo pronto per l’inferno? Le molestie sessuali, i maltrattamenti, l’omicidio di una donna e di un bambino, sono cose da niente, sono doveri di un pater familiae? Per fortuna che i commenti di condanna sono stati molti.

  3. Paolo ha detto:

    ribadisco: pretaccio di merda

  4. Pingback: Il divieto di giudicare

  5. Dario ha detto:

    Questo miserabile parroco di provincia – sicuramente ” unto ” dalla famiglia dell’omicida per quella sciagurata omelia – avrebbe dovuto immediatamente sostituito, e invece niente. Solo una stigmatizzazione da parte dell’Arcivescovo. Non va affatto bene.

  6. Splendido ha detto:

    Sicuramente, per quanto riguarda temi importanti come quello della violenza, la negazione porta solo danni. Tuttavia la negazione può elaborarsi in vari modi.
    Sicuramente Don Tonino, qui, sembra aver elaborato il contrario di una negazione: al punto tale da ammettere le possibilità che un omicida-suicida entri in paradiso – che nel linguaggio cristiano-cattolico significa avere una buona indole.
    Codesto atto simbolico di accettazione, fondamentale per ogni approfondimento psicologico, sembra lasciarci intendere che l’episodio di Luigi Alfarano derivi da un’estemporanea debolezza di fronte alla disgregazione della sua famiglia.
    Che cosa provoca la violenza? La famiglia o i tentativi di disgregarla?
    Come spiegazione l’ipotesi del sostrato culturale maschilista non regge. Di conseguenza non regge nemmeno l’ipotesi – critica nei riguardi della famiglia – di una funzione “patriarcale” o “oppressiva verso la donna” del matrimonio. Perché l’ipotesi del sostrato culturale maschilista non regge? Perché se reggesse non avremmo una lunga serie, come quella che segue, di efferati crimini contro gli uomini da parte delle donne – tutti nello stesso mese, in Italia:
    http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2016/08/02/news/cagliari-accoltella-il-marito-per-un-presunto-tradimento-1.13906337
    http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2016/08/25/uccide-il-compagno-per-gelosia-fermata_582ecf53-9a93-4c8f-bebc-68478feefe67.html
    http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2016/08/26/accoltella-compagno-e-lo-abbandonapresa_143141ef-a8c9-4525-9377-99b5092465e6.html
    http://iltirreno.gelocal.it/pistoia/cronaca/2016/08/16/news/picchia-e-ferisce-di-nuovo-il-compagno-arrestata-1.13971641
    http://www.ansa.it/veneto/notizie/2016/08/04/ragazza-13enne-accoltella-fratello-di-15_69e29e5e-0ef1-4ecf-b7ea-9f9cbf0153bf.html
    Se alle donne non stesse a cuore la famiglia, esattamente come agli uomini, né le une né gli altri agirebbero con violenza vedendona minacciata l’integrità e gerarchia.
    Evidentemente si può elaborare una negazione sostenendo una tesi positiva, come quella del presunto contesto culturale di stampo maschilista.

    • La violenza è responsabilità di chi agisce con violenza, non della “disgregazione della famiglia”; in che modo, poi, ucciderne un componente contribuirebbe all’integrità della famiglia?

    • Paolo ha detto:

      la violenza è sempre responsabilità di chi la agisce, uomo o donna, fidanzato o fidanzata. Faccio notare che in un caso tra quelli riportati da Splendido però si dice che lui prima l’ha afferrata per il collo e lei ha reagito accoltellandolo, potrebbe essere legittima difesa, (il suo avvocato probabilmente farà leva su questo e potrebbe avere ragione)

  7. Splendido ha detto:

    @ricciocorno: la responsabilità individuale di chi commette la violenza non si discute. Quanto ai motivi, contingenziali e culturali, che spingono il violento a compiere il gesto, fra i principali individuiamo senz’altro una debolezza psicologica del soggetto: stando alla testimonianza di Don Tonino, che evidentemente conosceva Luigi Alfarano, pare che tale debolezza sia sorta improvvisamente. Sulla natura di tale debolezza non ci esprimiamo, per non fare gli psicologi da piazza pubblica senza avere i dati. Sicuramente non possiamo definire il gesto individuale come l’effetto di una cultura o istituzione “maschilista”. Possiamo invece considerare plausibile, se non scontata, la minaccia all’integrità e gerarchia familiare come movente del crimine. Non che il crimine abbia contribuito al ripristino della suddetta integrità; esso ha soltanto eliminato coloro che la minacciavano: la moglie, che cercava la separazione, ed il marito, che aveva rimosso la moglie dal nucleo familiare.

    @Paolo: probabilmente chiederanno la legittima difesa per ottenere l’eccesso colposo. Posto che possano dimostrare l’offesa da parte della vittima.

    • E il fatto che la famiglia sia un sistema “gerarchica”, fondato sull’asimmetria e su rapporti di supremazia e subordinazione, non è forse un’idea un tantino maschilista?

      • Splendido ha detto:

        Quando parliamo di gerarchia ci riferiamo a modelli più o meno noti di organizzazione pulsionale individuali e legati al contesto sociale (o in questo caso familiare). Nella visione di Freud i rapporti di supremazia e subordinazione nella coppia dipendono da una anarchia pulsionale, con relativa regressione sessuale a fasi pre-falliche. Non che la visione di Freud possa valere da discrimine assoluto, ma ci permette di cogliere il significato della gerarchia in funzione di rapporti paritari.

      • Quando “parliamo” chi?

      • Paolo ha detto:

        volevo informare splendido che nel 1975 il diritto di famiglia ha stabilito che tra i coniugi non c’è alcuna gerarchia, sono pari

      • Splendido ha detto:

        @Ricciocorno: Noi, uomini liberi e di buoni costumi.

      • Ah ecco. .. e quali sarebbero i “buoni costumi”?

  8. Splendido ha detto:

    @Ricciocorno: quelli che meditiamo ponendo il problema dei buoni costumi.

    • Fra quelli che meditano sui “buoni costumi”, ci sono dei soggetti che godono di maggiore autorevolezza, se non altro fra quelli che gliela riconoscono; fra questi soggetti particolarmente autorevoli nello stabilire cosa è “buono” e cosa no, ci sono i preti. Davvero non ci trovi nulla di strano nelle parole di Don Tonino? Il suo destinare un omicida al Paradiso non rende il “buon costume” di non uccidere un po’ meno “buono”? Di sicuro lo pone in secondo piano rispetto al preservare l’integrità della famiglia.
      Ora, se io dovessi stilare una classifica, metterei al primo posto – assumendo una prospettiva squisitamente etica – l’integrità degli esseri umani, e solo dopo, molto dopo (forse) l’integrità di un’istituzione come la famiglia…

      • Splendido ha detto:

        Così sia.
        Se io dovessi stilare una classifica, metterei al primo posto – assumendo una prospettiva squisitamente etica – l’integrità degli esseri umani, e solo dopo, molto dopo (forse) l’integrità di un’istituzione come la famiglia.
        Avendo stilato questa classifica, però, mi accerterei anche di trovare (se possibile) delle risposte ai seguenti interrogativi:
        – famiglia e famiglia significano sempre la stessa cosa? Famiglia significa sempre istituzione familiare o in alcuni casi significa parte integrante degli esseri umani?
        – ci sono esseri umani che appartengono alla famiglia (evidentemente non intesa come istituzione) come le arterie all’apparato circolatorio?
        – la famiglia nasce sempre dalla libertà umana o in alcuni casi la libertà umana nasce dalla famiglia? E in questi casi la libertà umana può non nascere dalla famiglia?

      • Che la famiglia significhi sempre la stessa cosa, sappiamo che non è vero perché ce lo insegna la storia dell’uomo.
        Paragonare la famiglia alle arterie all’interno di un corpo umano, mi sembra alquanto improprio: La famiglia, qualunque sia il significato che vogliamo attribuirgli, implica sempre una relazione fra diversi esseri umani.

  9. Splendido ha detto:

    E’ molto bello, Ricciocorno Schiattoso, che tu abbia il coraggio e la forza di sostenere un’ideologia. Oggi si dice spesso “ideologia” quasi in senso dispregiativo: ma magari la metà delle persone in Italia ne avesse una… In una Terra di rassegnati una voce che sappia esprimere un senso dei valori, quali che siano, rischiara le tenebre del futuro.
    Tuttavia non posso continuare questo nostro dialogo, perché impegni faticosi ed inderogabili mi attendono.
    Una enorme distanza separa inoltre le prospettive che ci proponiamo a vicenda.
    Il fatto che la famiglia implichi sempre una relazione fra diversi esseri umani sembra permettere di confermare che essa possa corrispondere ad una sorta di apparato, che implichi i suoi membri – o organi -. Da cosa può aver origine infatti la vita relazionale? Scartare questo orizzonte “per partito preso” ci fa correre il rischio di giudicare le cose in maniera grossolana.
    Arrivederci, madama, è stato un piacere.

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