Il contesto – parte II (perché repetita iuvant, gutta cavat lapidem e, diceva mia nonna, “un bel gioco dura poco”)

Contesto: può essere definito in generale come l’insieme di circostanze in cui si verifica un atto comunicativo. Tali circostanze possono essere linguistiche o extra-linguistiche. Non è possibile interpretare un atto comunicativo se non si conosce il contesto entro cui esso si produce: non solo non è possibile determinare i motivi e gli effetti della sua produzione, ma neppure cogliere il suo significato esplicito e suoi eventuali significati impliciti. Il contesto d’uso linguistico (d’ora in poi ‘contesto’ tout court) comprende la situazione fisica spaziale e temporale in cui avviene l’atto comunicativo, il suo co-testo (qui come sopra definito), la situazione socio-culturale entro la quale esso si definisce (status e ruolo degli interlocutori, formalità o informalità della comunicazione, ecc.), la situazione cognitiva degli interlocutori (le loro conoscenze circa l’argomento della comunicazione e altre situazioni comunicative pertinenti per quella in corso, l’immagine che ognuno ha dell’altro e delle sue conoscenze, ecc.), così come la loro situazione psico-affettiva.

boschiEravamo nel marzo 2014 e Maria Elena Boschi veniva ritratta mentre si chinava per firmare il giuramento al Governo. Qualche burlone colse la palla al balzo e pensò bene di ritoccare la foto inserendoci un perizoma malandrino: la foto diventò immediatamente virale e arrivò fino in Germania, dove la testata Bild, nel chiarire ai propri lettori che si trattava di un falso, commentò «Ci sono belle donne in Italia, quest’anno c’è anche una ministra sexy, Maria Elena Boschi. È chiaro che gli uomini vogliano vedere un po’ di più

Si sa, l’uomo non riesce a controllarsi, vede una bella donna e non ha importanza se questa bella donna sta firmando il giuramento del Consiglio dei Ministri o è una modella che cura la sua pagina facebook, l’invocazione è sempre la stessa: più carne in vista!

E’ altrettanto chiaro che se una donna non è gradita allo sguardo maschile, il contesto è ugualmente indifferente: che si tratti di una missione nello spazio o la nomina al Cern (Organizzazione europea per la ricerca nucleare, il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle ) di un nuovo direttore, l’uomo deve esternare il suo giudizio sullo stato del corpo femminile in questione, e allora Samantha Cristoforetti “sembra un uomo” ed “è cessa”, mentre Fabiola Gianotti “è brutta forte”.

donne_scienza_bamboledonna_spazio6Come ci ricorda il nostro Cesare, qui sopra, è importante rimarcare quale donna di potere è “inchiavabile” e quale invece è “sexy”, perché così si possono separare quelle che per fare “cose da uomini” (la scienza, la politica) hanno pagato e quelle che invece si sono dedicate ai pompini.

Cari i miei commentatori che vi lamentate di questa “moda” di gridare al sessismo come il pastore della favola di Esopo gridava “al lupo!”, questo è il mondo in cui viviamo: un mondo nel quale non ha importanza se sfili in bikini per vivere oppure ti occupi di fisica sub-nucleare, ovunque andrai, che sia un convegno sul bosone di Higgs o il Comic-Con, ci sarà sempre qualcuno pronto a commentare il tuo outfit o lo stato delle tue cosce o la tua scollatura o la tua pettinatura o il tuo essere più o meno sensuale, più o meno femminile, e magari a scriverci un intervento.

In questo mondo la candidatura di Hillary Clinton diventa una buona occasione per scrivere un intero articolo su quanto è brutta sua figlia e quanto fosse “sfigato” il suo stile ai tempi in cui il suo babbo era Presidente, non mancando di ricordarci che sua mamma, la candidata alla presidenza degli Stati Uniti, “ha lo stesso caschetto da quasi 50 anni“, come se fosse questa la cosa di cui preoccuparsi; in questo mondo, quando muore una scrittrice, chi ce lo comunica non può non ricordarci, prima ancora di nominare il titolo di qualche sua opera, che era sovrappeso, e tutto questo affinché ogni donna che legge tenga bene a mente che ciò di cui si deve occupare innanzi tutto è di come appare: ok, sei una scrittrice, ma sei una cicciona; è vero, sei la Cancelliera della Germania, ma tanto non ti scopa nessuno.

gne

Questo martellamento costante e pervasivo, per quanto possa apparire puerile, ha delle conseguenze:

“E’ difficile, per una bambina che cresce in un simile contesto, riconoscersi altro valore che non sia l’essere sessualmente attraente.”

Lo dice l’Apa (la American Psychological Association), non lo dico io, e non lo dice perché un gruppo di cozze sessualmente frustrate si è svegliato una mattina con questa brillante intuizione, ma perché ci sono professionisti che le studiano queste cose e c’è una bibliografia sterminata sull’argomento della quale chi prende la parola su simili argomenti non ha mai letto una sola riga.

Un’altra conseguenza, sulla quale non si riflette abbastanza, è l’esasperazione delle donne che ogni giorno si devono sorbettare questo stato delle cose.

E un giorno è la ciccia delle arciere, un altro ancora la Boldrini/bambola gonfiabile, poi  una va al lavoro e un collega le fa notare ammiccado che in certi luoghi (un laboratorio scientifico, ad esempio) le donne non ci dovrebbero stare perché “gli uomini si innamorano” troppo facilmente (e quando un uomo si innamora sono cazzi…) mentre nella posta elettronica dell’ufficio si ritrova un articolo sulla romantica bellezza delle avvocatesse, finché  arriva il giorno che la misura è colma e bastano le cosce di una Ministra per scatenare un putiferio… un po’ come accadde con la famigerata camicia di Matt Taylor.

Non è la camicia, una camicia, in sé e per sé, è innocua; come sarebbe innocuo il ritratto di Boschi pubblicato da Mannelli, se non fosse che c’è un gran numero di persone che ormai ha i nervi scoperti – perché è da un pezzo che va avanti questa storia (come racconta Filippo Maria Battaglia) – e c’è chi comincia a pretendere una presa di coscienza collettiva dell’esistenza di un problema: la discriminazione di genere.

Come commentò Connie St Louis, direttrice della Science Journalism MA presso la London City University a proposito dell’accusa di sessismo al Professor Tim Hunt:

Penso che la gente ne abbia abbastanza. (…) Si tratta delle frasi che devono ascoltare tutti i giorni, i piccoli rifiuti, le offese che ricevono, che alla fine pensano, no, basta, è troppo.

Non è la vignetta: sono le frasi che dobbiamo ascoltare tutti i giorni, le offese, i rifiuti causati da una “colpevole” assenza di pene.

In conclusione, cari difensori della libertà d’espressione e della libertà di satira, cari “what about the men” preoccupati della pericolosa tendenza delle donne di oggi a non indignarsi prima di tutto per i problemi dei maschi, cari benaltristi: potete continuare ad etichettare le donne che ad un certo punto sbottano come benpensanti affamate di censura, bigotte sessuofobe prive di senso dell’uomorismo, superficiali decerebrate che seguono il tormentone del momento e chi più ne ha più ne metta, ma non mi sembra un buon metodo per sedare gli animi.

E può darsi che sia meglio così.

Le donne in questione sono arrabbiate, si organizzano, si riuniscono, e non certo per discutere di cosce, di camicie o di vignette, ma dell’iceberg nascosto sotto la superficie, del quale queste polemiche non sono che la parte forse più frivola (forse no) ma di certo l’unica visibile a chi ha tutto l’interesse ad ignorare le ragioni profonde di tanta tensione.

Sono fermamente convinta che la rabbia sia

“potenzialmente utile contro quelle oppressioni, personali e istituzionali, che portano quella rabbia alla luce. Se indirizzata con precisione può diventare una potente fonte di energia al servizio del progresso e del cambiamento.”

Mi auguro di tutto cuore che questi siano i prodromi di una nuova, vitale e rabbiosa spinta al cambiamento.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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25 risposte a Il contesto – parte II (perché repetita iuvant, gutta cavat lapidem e, diceva mia nonna, “un bel gioco dura poco”)

  1. Paolo ha detto:

    il sex appeal esiste: uomini e donne ce l’hanno, possono usarlo e va accettato, esistono anche corpi maschili belli e corpi femminili belli fisicamente più di altri e va accettato, ma ci sono ambiti in cui la bellezza fisica non ha importanza e viene comunque rimarcata da commentatori sessisti e beceri.
    capisco l’esasperazione ma a me di recente è capitato di sentir dire che la Valentina di Crepax è una rappresentazione sessista, per me questo è bigottismo

  2. Paolo ha detto:

    riguardo ai commenti sulla scrittrice, su gianotti e cristoforetti, boldrini e boschi sono perfettamente d’accordo che sono beceri e sessisti, casomai non fosse chiaro

    (il vlad che al posto di bigottismo propone di scrivere sessuofobia sono io)

  3. Lidia Zitara ha detto:

    E cazzo sì! Allora meno male che non sono solo io! Non se ne può più di battutine sui social del tipo “la strada si fa con le gambe, camminando, non aprendole” e altre amenità. Facebook non permette neanche la segnalazione per discriminazione di genere, e men che mai se la pubblicità degli stivali raffigura una ragazzina per terra, stuprata e forse ammazzata, ma con un paio di stivali da urlo.
    E basta! basta, basta basta!
    Allora, non è che non veda le cose: queste vignette che circolano, che si arraffano e si sbattono in bacheca, non sono partoriti dallo stupido di turno(perchè la madre dei cretini è sempre incinta, ma chi l’ha messa incinta?), ma da un vero e proprio movimento antifemminista, che alimenta la cultura maschilista e retrograda, ignorante, cavernicola, che definire sessuofoba o bigotta è solo farle un complimento, e che alla fine genera questi pensieri completamente privi di senso che abbiamo letto qui sopra e che ogni giorno potremmo leggere sui social.
    Insomma, il tizio che ha fatto il fotoritocco col perizoma, non è un furfante, un giornalistucolo o un imbroglione. Tutt’altro: è una persona intelligente e perversa, che usa le sue doti per un fine preciso: mettere in pratica ogni misura, comprese quelle sleali, scorrette antietiche o immorali, perché il potere e il danaro rimangano stabilmente in mano agli uomini, preferibilmente bianchi.
    Ascrivere tutto ciò a pura ignoranza o al tanto citato “medioevo culturale” significa non avere occhi per guardare.
    E mi spiace dirlo, moltissime donne, anche intelligenti, colte e ben formate, hanno il prodotto internazionale lordo di prosciutto sugli occhi.

  4. andrea c ha detto:

    Visto che parliamo di CONTESTO ci tengo a sottolineare che l’articolo su quanto era bruttina, sgraziata, e si vestiva male la figlia di Clinton da adolescente, è stato pubblicato su Marie Claire, rivista che parla di “Moda Donna, Bellezza, Tendenze, shopping, attualità e testimonianze di viaggi: storie, passioni e visioni di donne dal mondo.”(virgolettato perché sono testuali parole con cui si autodescrive il sito marieclaire.it )
    Cosa ci si aspetta da un sito che parla di moda, makeup, gossip e cazzatine varie? una raffinata analisi politica? oppure commenti sull’abbigliamento, il trucco, l’acconciatura, l’estetica ecc..?

    • Grazie per la precisazione.
      Per cercare di mettere in evidenza che non esiste niente del genere al maschile, una donna molto spiritosa ha scritto questo: http://qz.com/743526/hillary-clintons-husband-wore-a-fetching-pantsuit-to-honor-her-nomination-for-us-president/
      C’è chi in risposta alla descrizione alla descrizione di Colleen McCullough ha scritto questo: http://bust.com/feminism/13633-if-obituaries-of-male-authors-were-like-the-australian-s-obituary-of-colleen-mccullough.html

    • IDA ha detto:

      Andrea: Dici, in riguardo agli studi femministi: “…si selezionano tutti gli elementi a favore di questa tesi, scartando accuratamente tutte le prove che possono smentire la teoria!” Esempio? Mi fai un esempio di studi di sociologia, psicologia, medicina e antropologia, fatto da delle femministe che hanno attuato il metodo che dici te? Sei solo un calunniatore oppure dimostrami la fondatezza della tua affermazione.
      Punto secondo: è un giornale di gossip, quindi tutto è lecito? il sessismo non è più sessismo? il razzismo nemmeno è un giornale di gossip. Si può fare satira, si può fare gossip, tutto è lecito si può incitare anche all’omicidio, tutto dipende da dove lo faccio. Se è un giornale di gossip è libera espressione se è un giornale politico è un crimine. Quindi tutto dipende secondo te, non da quello che uno dice o fa, ma dove lo dice e lo fa.
      Non si sta parlando di cazzate ma di sessismo, da un giornale ci si può aspettare le cazzate, ma il sessismo deve indignare ugualmente. Poi una cosa è sessista o non lo è. Se la stessa frase sessista rivolta ad una donna, viene fatta anche ad un uomo, non annulla la frase sessista, ma sono solo due frasi sessiste. Se un giornale è rivolto ad un pubblico femminile, non giustifica il sessismo, se è rivolto ad un pubblico maschile non giustifica il sessismo. Nemmeno se è rivolto ad un pubblico frivolo. Quindi o è sessista o non lo è. La stessa tecnica lo stesso meccanismo, quando si parla di violenza di genere e il sessismo ne è una forma, c’è chi ti dice ci sono anche gli uomini uccisi dalle donne e quindi non esiste, oppure i più geniali ti parlano dei morti sul lavoro, la violenza di genere non esiste perché ci sono i morti sul lavoro o i suicidi e questa è logica. (la loro)

      • andrea c ha detto:

        Per il primo punto, citami qualche studio femminista in cui credi, e proverò ad argomentare quali sono secondo me i punti deboli.

        Per quanto riguarda il secondo punto, ovviamente un giornale di gossip deve rispettare la legge e il codice deontologico, non può pubblicare istigazioni all’omicidio, all’odio, al razzismo, o alla misoginia(e infatti non mi sembra che abbiano pubblicato niente del genere). Ma di certo se una rivista è dedita esplicitamente ad argomenti quali “MODA DONNA, BELLEZZA, TENDENZE, MAKEUP, SHOPPING”, è così tanto strano se in tempi di campagna elettorale USA dedicano un articolo sull’aspetto fisico e l’abbigliamento della figlia di una candidata?
        Voglio dire, è normale che una rivista femminile di “moda e bellezza”,prenda come pretesto qualsiasi argomento di attualità per spettegolare(sia in positivo che in negativo) sull’aspetto fisico e sull’abbigliamento di donne famose, o per qualunque motivo momentaneamente al centro della scena mediatica!
        Ci sarebbe da stupirsi se Marie Claire si mettesse a parlare di politica, anziché dell’abbigliamento, della forma fisica, o di amori e tradimenti, dei politici più in vista!

        Io non comprerei mai un giornale del genere, e se le donne non condividono la linea editoriale di simili rotocalchi, dovrebbero semplicemente boicottarlo. Se roba del genere viene ancora pubblicata, vuol dire che c’è un pubblico femminile(questi giornali sono letti quasi esclusivamente da donne) che è più interessato a sapere quante smagliature ha la Merkel, o quanto è ingrassata l’attrice tal dei tali, piuttosto che informarsi sulla politica europea o sul cinema!

      • Paolo ha detto:

        andrea, la stessa donna donna (o anche un uomo) può benissimo comprare marie claire per svagarsi leggendo gli amorazzi dei vip e i vestiti della merkel e comprare micromega quando vuole leggere qualcosa di più impegnativo. Una stessa donna può pure leggere cose diverse.

      • IDA ha detto:

        E no, caro Andrea, non hai parlato di punti deboli, Hai detto: “ …si selezionano tutti gli elementi a favore di questa tesi, scartando accuratamente tutte le prove che possono smentire la teoria!” E con questo consideri tutti gli studi femministi non attendibili, perché utilizzano questo metodo. Quindi non ti deve restare difficile trovare uno studio, dal momento che sostieni che qualsiasi studio femminista utilizza quel metodo.
        La credibilità di uno studio, non si giudica in base a dei preconcetti o se il risultato è confacente alle proprie aspettative, ma dal metodo usato e deve possedere elementi oggettivi e affidabili, e deve essere verificabile e condivisibile.

        Punto due: giornali possono trattare di qualsiasi argomento, ma forse il problema non è di cosa si occupano, ma di come se ne occupano. Le donne sono giudicate quasi esclusivamente per l’aspetto fisico, dove viene messo in risalto i pregi o i difetti. Questo indica che la donna ha un ruolo subalterno, che il soggetto dominante è l’uomo. Le donne sono continuamente svilite e umiliate, perché giudicate non per le loro capacità professionali, artistiche o sportive, ma per il loro sex-appeal. Vediamo in politica, gli uomini ci sono di tutti i tipi, di tutte le età, vecchi, giovani, obesi, belli quasi nessuno, brutti il 99% degli uomini in politica. Per le donne è diverso, la maggioranza sono di bell’aspetto e più o meno tutte uguali. La bellezza, premia soprattutto le donne, perché a giudicare sono gli uomini. Se prendiamo la TV, è stato fatto notare che solo il 5% delle donne che appaiono in TV parla, e solo il 2% interviene come esperta.
        L’inquadratura cinematografica e fotografica, è un linguaggio. I grandi registi cinematografici sono quelli che hanno una completa padronanza di questo linguaggio, vedi Kubrick, Antonioni, Sergio Leone o Tarantino. È un linguaggio che si basa sui “campi” dove il protagonista è l’ambiente, il totale della scena, e i “piani” dove il protagonista è la figura umana. A Rio, Oggi c’è la finale di Beach volley femminile, e venerdi quella maschile. Le regie televisive giocano molto, sui campi e sui piani e si nota bene la differenza di linguaggio tra una regia di una gara di Beach volley femminile e una maschile, dove in quella maschile predominano i campi, in quella femminile i piani, soprattutto il “piano americano” ribassato.. per verificarlo basta digitare “Beach volley femminile” e “Beach volley maschile” su you-tube e notare le differenze. Questo cosa vuol dire che le regie sono fatte esclusivamente per un pubblico maschile. Dimenticando che il 50% degli uomini sono donne…..

      • Paolo ha detto:

        inquadriamo pure gli addominali degli atleti maschi.
        Veramente ora che abbiamo un Parlamento più giovane rispetto a prima gli uomini bellocci non mancano, vedi Di Maio e Di Battista

      • andrea c ha detto:

        Certamente Paolo, una cosa non esclude l’ altra, forse mi sono espresso male. Ma se una persona è contraria al fatto di giudicare l’abbigliamento e l’apetto fisico di donne famose, certe riviste di moda e gossip dovrebbe boicottarle!

      • Paolo ha detto:

        mi pare che i piani non siano assenti neanche nel volley maschile, e i corpi dei nuotatori maschi non è che non si vedono in tv.
        comunque confesso di non essere un assiduo spettatore di volley nè maschile nè femminile

  5. Paolo ha detto:

    andrea c. ha dimostrato che le riviste di gossip o le riviste tipo cosmopolitan commentano anche l’aspetto fisico dei maschi ed è vero ma appunto parliamo di riviste specializzate in determinate tematiche coerenti con l’estetica maschile o femminile non di quotidiani

  6. Morgaine le Fée ha detto:

    Ció che mi consola dell’articolo su Chelsea Clinton (le cui lauree a Stanford e Oxford evidentemente non valgono una pippa in confronto alla sua acne adolescenziale), é che i commentatori (uomini e donne), all’unanimitá, lo trovano un articolo imbecille e offensivo.
    Anche i lettori di giornali di moda e gossip preferirebbero contenuti piú intelligenti.

    PS: felice del tuo ritorno, Ricciocorno. Spero che le vacanze siano state rilassanti e la nuova casa sia accogliente 🙂

  7. DOPPIOTRIKSTER ha detto:

    Egregia dottoressa L.S.,
    in questo articolo ha fondamentalmente ragione su tutto, anche se la nicchia di commenti sessisti su sportivi, attori, e via di seguito uomini si sta allargando.
    Devo però rimarcare un punto: l’uso che lei fa della letteratura scientifica.
    Quando la letteratura scientifica supporta le sue tesi, come avviene per l’argomento che tratta in questo post, lei la cita come prove a suo favore.
    Quando invece la letteratura scientifica sostiene argomenti che lei non approva -come avviene per la PAS, argomento per il quale esistono infinite pubblicazioni scientifiche, dalle tesi di laurea agli articoli universitari, che ne ammettono in qualche modo l’esistenza, lei o critica la “letteratura scientifica” che non le dà ragione, o la svaluta, o non la prende proprio in considerazione.

    Questo è un uso scorretto di una argomentazione (la validità scientifica di un proprio parere), e le è possibile solo perché alla fine mette a tacere chi utilizza a proprio favore argomenti, e articoli scientifici, che a lei non piacciono.

    Per il resto, in questo articolo ha ragione e i commenti maschili che cita sono obbrobriosi

    • Caro Dottor G.G.,
      temo che non condividiamo l’idea di “ricerca scientifica”. Un libro, seppur pubblicato, che raccoglie le osservazioni cliniche di tizio o di caio non è una ricerca scientifica.
      “Sebbene la PAS sia stata denominata arbitrariamente dai suoi proponenti con il termine «disturbo», in linea con la comunità scientifica internazionale, l’Istituto superiore di sanità non ritiene che tale costrutto abbia né sufficiente sostegno empirico da dati di ricerca, né rilevanza clinica tali da poter essere considerata una patologia”, scrisse Adelfio Elio Cardinale, Sottosegretario di Stato per la salute, in risposta all’interrogazione dell’onorevole Borghesi (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/10/20/dicono-della-pas-v/).
      Aggiungo il parere di Robert E.Emery, professore di Psicologia e Direttore del “Center for Children, Families, and the Law at the University of Virginia”, che, in merito alla polemica intorno alla Pas, ha pubblicato un articolo dal titolo PARENTAL ALIENATION SYNDROME: Proponents Bear the Burden of Proof:
      “I do find clinical experience enriching and rewarding in numerous ways. As I tell my graduate students, clinical work can be the best place to develop creative hypotheses. Still, we all have to recognize and admit that clinical experience, including case studies, prove nothing.”
      Le osservazioni che scaturiscono dalla pratica con i pazienti (clinical work) sono il terreno più fertile per la nascita di nuove ipotesi, ma osservazioni cliniche e studio di casi non provano assolutamente nulla.
      Aggiunge: “But no matter how strongly experts like Dr. Gardner assert otherwise, PAS is not an answer until demonstrated to be one in objective, public, and independent scientific investigations—investigations based on replicable data gathering, not case studies. Until then, I suppose expert witnesses are free to testify, “in my opinion, this child is a victim of deliberate alienation on the part of the custodial parent”—provided that they add, “but I do not have a shred of scientific evidence to back up my clinical impressions”, ribadendo che va esclusa anche tutta quella letteratura nota come “case-study”, che può essere utilizzata come preludio alla ricerca vera e propra, oppure può essere fondata su una teoria già provata dalla ricerca, ma certo non può sostituirsi alla “replicable data gathering” (raccolta di dati replicabili).
      L’unica raccolta di dati che a me risulta è quella di Johnston, Walters e Olesen (Is it Alienating Parenting, Role Reversal or Child Abuse? A Study of Children’s Rejection of a Parent in Child Custody Disputes, The Hayworth Press, 2005), che dimostra che la maggioranza dei bambini che rispondevano alle caratteristiche del bambino “alienato” avevano di fatto subito abusi dal genitore alineante.
      Non basta affermare che qualcosa abbia valore scientifico e trovare accoglimento in qualche rivista per pretendere di portare in Tribunale come “dimostrata”, una teoria.

  8. Alessandro, MD ha detto:

    Mi permetto di lasciare un commento a questo articolo su cui concordo pienamente. Nella mia esperienza, buona parte di questo sessismo (non ho dati scientifici, ma oserei un buon 50%) è opera delle donne e spesso da parte delle stesse donne che lo denunciano. A questo punto, però, trovo assai difficile escogitare una soluzione a questo problema. Idee?

    • Beh, ho sempre pensato che questo blog è una goccia nel mare dell’impegno speso a cambiare lo stato delle cose, nel senso che parlarne, denunciare, stimolare delle riflessioni in merito alla questione, è un modo per provare a “risolverla”.

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