Colpevolizzazione della vittima e tribunali

Una traduzione da Lawyers use victim-blaming language in domestic violence cases, says report

blame-the-victimI giudici e gli avvocati che seguono casi di violenza domestica a volte minimizzano la responsabilità del perpetratore e usano termini che colpevolizzano la vittima, mettendo in evidenza la necessità di educare chi lavora nei Tribunali sull’importanza del linguaggio, afferma la relazione annuale del NSW Domestic Violence Death Review Team.

Il Team è stato costituito nel 2010 per esaminare i casi di decesso connessi alla violenza domestica, allo scopo di formulare raccomandazioni su come prevenire o ridurre la probabilità di tali decessi, migliorando il modo in cui vengono gestiti dal sistema giudiziario.

Nel rapporto si è riscontrato che, in alcuni dei casi giudiziari esaminati, gli operatori dell’amministrazione della giustizia avevano usato un “linguaggio volto a rendere reciproca la violenza, come ‘rapporto instabile’ o ‘rapporto burrascoso’, usati per descrivere i casi in cui il perpetratore di violenza domestica aveva alle spalle una lunga storia di utilizzo della violenza contro la vittima”.

“Variazioni di questa terminologia erano evidenti in parecchi casi e usati allo scopo di minimizzare la responsabilità del colpevole di comportamenti violenti” ha rilevato il rapporto.

In un esempio, uno stalker era descritto semplicemente come “uno seccante”, mentre le azioni di un uomo che aveva dato fuoco alla sua fidanzata erano giustificate dal suo versare in uno stato di “gelosia”.

In un altro caso, la vittima veniva descritta come affetta dal “complesso della mamma perfetta” a causa del modo in cui reagiva agli abusi psicologici del suo aggressore. In un altro caso ancora, un giudice suggeriva che l’aggressore sarebbe stato meno rischioso per future partner una volta diventato più vecchio.

“Questo rafforza lo stereotipo che mette in relazione la violenza domestica con la gioventù, e rafforza la percezione che la violenza domestica sia sinonimo di comportamenti fisicamente abusivi, in opposizione al concetto di coercizione e al controllo“, commenta il rapporto.

“L’idea del team è che, al fine di apprezzare al meglio le dinamiche della violenza domestica, è necessario riconoscere l’impatto del comportamento dell’abusante sulla vittima di violenza domestica. Il team ritiene anche che è importante riconoscere la perdita e il valore della loro vita“.

Il team raccomanda di utilizzare le dichiarazioni delle vittime e delle famiglie per dimostrare ai giudici l’effetto che un crimine ha avuto su una vittima o sulla famiglia di una vittima morta. I giudici e gli avvocati dovrebbero anche essere formati in merito alle frasi problematiche e alle descrizioni che forniscono di carnefici e vittime, raccomanda il rapporto.

Il team collabora anche con l’ufficio del Director of Public Prosecutions, la NSW Bar Association, la Law Society of NSW e il NSW Public Defenders Office per supportare meglio gli avvocati nel riconoscere e rispondere alla violenza domestica.

Nella sua prefazione alla relazione, il coordinatore della squadra, il magistrato Michael Barnes, ha sottolineato che ancora le donne continuano a rappresentare la maggioranza delle vittime di violenza domestica e patiscono violenza fisica, verbale, economica ed emotiva.

“In alcuni dei casi esaminati in questo rapporto, le donne sono state uccise in circostanze in cui non vi era alcun precedente di violenza fisica – ma il loro aggressore aveva esercitato un controllo quasi totale su tutti gli aspetti della loro vita”, ha scritto.

“Detto questo, mi sembra davvero troppo crudele che le vittime di violenza domestica siano spesso più a rischio proprio quando decidono di lasciare l’aggressore.”

L’amministratore delegato di Domestic Violence NSW, Moo Baulch, ha detto che storicamente la formazione del personale giudiziario sulla violenza in famiglia, le sue cause e il suo impatto, è carente.

“Stiamo iniziando a vedere cambiamenti nel sistema giudiziario e una spinta interna verso il miglioramento,” ha aggiunto.

“Ci sono stati molti cambiamenti positivi e uno slancio nel corso degli ultimi 12 o 18 mesi, in particolare grazie a sostenitori come Rosie Batty. Ma vediamo ancora orrendamente colpevolizzata la vittima a causa della mancanza di comprensione delle dinamiche della violenza domestica e delle relazioni violente.

“Per fortuna ora se ne discute e vengono presi provvedimenti per costringere la magistratura a cambiare.”

 

Per approfondire:

Perché lo fa?

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Una risposta a Colpevolizzazione della vittima e tribunali

  1. Shonagh Mc Aulay ha detto:

    Good to see this translated. The Australians do seem to be doing some interesting work.

    Shonagh

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