Solo per sempre tua

“Every single thing that I wrote about in that book was inspired by a real-life event. Because I’m so active on Twitter—I live on the internet—I’m seeing all of these stories constantly.”

[Ogni singola cosa che ho scritto in quel libro è ispirata ad un fatto realmente accaduto. Perché io sono sono molto attiva in rete -praticamente vivo su internet-e vedo storie così continuamente.]

Da un’intervista a Louise O’Neil

 

“The fashion industry by its nature treats women and women’s bodies as commodities – how does this model look, what are her waist measurements,” she says. It was impossible to avoid “that emphasis on physical beauty and thinness, especially as I have a history of an eating disorder, so it probably wasn’t the healthiest environment to be in. I just felt really weary, really tired, and the image of the School came to me. The commodification of the female body was the central tenet of it.”

[“L’industria della moda, per sua stessa natura, tratta le donne e i loro corpi come beni di consumo – quanto è bella questa modella, quanto misura il suo punto vita” ci dice. Era impossibile sfuggire a “quell’enfasi sull’aspetto fisico e la magrezza, soprattutto con una storia di disturbi dell’alimentazione alle spalle, probabilmente non era l’ambiente più sano per me. Ero stufa, mi sentivo davvero stanca, e mi è apparsa l’immagine della Scuola. Al centro di tutto c’era la mercificazione del corpo femminile.”]

Da un’intervista a Louise O’Neill

 

“In principio l’Uomo creò le nuove donne, le eva”.

Regole per un comportamento femminile appropriato, (Audioguida), il Padre Originale

solo_per_sempre_tua

In un futuro non troppo lontano, in un mondo ridotto ai minimi termini dallo scioglimento dei ghiacchi e dalla conseguente scomparsa della maggior parte delle terre emerse, il genere umano ha trovato un modo per sopravvivere.

Quale che sia il modo, noi lettori non lo scopriremo mai, perché il romanzo “Solo per sempre tua” ci narra di questo drammatico futuro assumendo l’esclusivo punto di vista delle creature che si collocano sul gradino più basso della rigida piramide sociale che regola la vita nelle “Zone”: le “eva”, le nuove donne create in laboratorio ad uso e consumo della popolazione maschile.

Le “eva” non sono esseri umani, ma “progetti”, ognuna titolare di un numero identificativo e un nome proprio, al quale però è negata simbolicamente la prima lettera maiuscola.

Deprivate di qualunque forma di sincero affetto nei loro confronti sin dal primo vagito, le “eva” crescono rinchiuse all’interno della “Scuola”, pressocché ignare di tutto ciò che esiste o sia mai esisistito al di fuori di essa, perché “Nessun uomo vorrà mai una compagna che pensa troppo“.

L’unica cosa di cui debbono seriamente preoccuparsi è il loro aspetto esteriore e, per fare in modo che non se ne possano dimenticare nemmeno un istante, ogni superficie della loro prigione è ricoperta di specchi. Le loro giornate sono rigidamente scandite da lezioni di ginnastica, di moda, di trucco e parrucco, mentre l’unica attività incoraggiata e vagamente attinente all’esercizio di qualche facoltà intellettuale è il calcolo delle calorie dei cibi ingeriti, perché non c’è cosa cosa peggiore che diventare una inutile, digustosa grassona (“Nessuno si innamorerà mai di una ragazza grassa“).

Sarebbe ben peggiore diventare vecchia, ma, se saranno sufficientemente brave, le eva non correranno questo rischio, perché entro i quarant’anni saranno pietosamente eliminate.

Naturalmente le eva non sanno leggere, perché quale che sia il ruolo cui gli uomini le destineranno al compimento del loro sedicesimo anno di età (madri dei loro figli maschi – perché i feti femmina vengono abortiti – o concubine – di nuovo segregate, ma stavolta in bordelli nei quali impareranno a soddisfare ogni genere di desiderio sessuale ), l’unica cosa che hanno bisogno di imparare è rinunciare a se stesse per il bene della Zona, per il bene del Padre, per il bene di ogni uomo che reclami i loro corpi e i loro servizi.

L’ignoranza, la minaccia costante di essere scartate dagli uomini invisibili che regolano l’andamento della Scuola e stilano le classifiche di gradimento in base alle quali viene valutato il loro lavoro di automiglioramento, non bastano a tenere sotto controllo le eva, che subiscono anche un trattamento farmacologico atto a renderle apatiche e fiacche, oltre a specifiche lezioni volte a scoraggiare ogni sentimento di empatia le une verso le altre.

A sorvegliare questo mondo tutto al femminile ci sono le Caste, le eva scartate dagli uomini, non abbastanza difettose da essere spedite Sottoterra (un luogo misterioso nel quale accade qualcosa di terribile), ma abbastanza frustrate dal loro fallimento e dalla prospettiva di essere condannate alla vecchiaia, e quindi alla bruttezza, da riversare tutta la rabbia che non possono esternare (“La rabbia è brutta. Le brave ragazze non si arrabbiano.“) sulle giovani leve che escono dalle provette degli ingegneri genetici, esercitando un controllo feroce sulla formazione che le condurrà al giorno della Cerimonia della Scelta.

Che ci siano delle donne, a seviziarle, è fondamentale affinché il sistema funzioni, perché solo così una eva può arrivare a pensare che il carceriere sia anche la sua unica ancora di salvezza: “Abbiamo passato gli ultimi sedici anni in questa Scuola circondate da ragazze. Vuoi davvero passare il resto della tua vita in un harem, circondata da altre ragazze? Se sarai una compagna dovrai dividere la tua casa solo con un uomo e con tutti i figli maschi che avrai la fortuna di dare alla luce. E’ questa la libertà.”

In questo mondo crudele, fatuo e claustrofobico, Lousie O’Neill ci regala una protagonista, freida, destinata a mettere in crisi la femminista occidentale contemporanea; oramai assuefatte a celebrare eroine forti e determinate a lottare contro qualsivoglia sistema oppressivo, dobbiamo fare i conti con un’adolescente fragile, vulnerabile, inconsapevole, affamata d’approvazione e considerazione (vi direi anche affamata d’amore, se alle eva fosse concesso solo immaginare un simile sentimento che cos’è), disposta a tutto pur di diventare un perfetto ingranaggio della macchina che la consuma giorno dopo giorno.

freida, in parole povere, è una “donna debole“, inabile non solo alla lotta ma pure alla semplice sopravvivenza, e il biasimo che circonda questo aggettivo è un qualcosa sul quale, secondo me, il femminismo dovrebbe aprire una seria riflessione.

Trascorrere insieme a freida i suoi ultimi dieci mesi nella Scuola, costretta mio malgrado a provare e soffocare le sue emozioni insieme a lei, ve lo confesso, è stata una tortura, una tortura così dolorosa che ho dovuto finirlo subito, il libro, senza chiuderlo mai, rimanendo alzata fino a notte fonda.

Tuttavia non posso che consigliarvi di leggerlo, nella speranza che troviate la forza (o vi concediate la debolezza) di rimanere rinchiuse nella Scuola il tempo necessario a leggere il finale.

Louse O’Neill afferma che ogni evento narrato le è stato ispirato da ciò che ha potuto osservare nel mondo reale ed io non ho alcun problema a crederle.

langone

Proprio dopo aver letto il libro, ad esempio, mi sono imbattuta in un test, proposto alle donne su facebook, dal titolo Qual è la tua scusa per non fare sesso?

sesso

Il fatto che questo test nasca dall’idea che una donna non possa dire al suo partner “stasera non ho nessuna voglia di fare sesso con te”, mi ha immediatamente ricordato le voci registrate che si diffondono nei dormitori della Scuola di freida mentre le eva dormono, allo scopo di condizionarle nel sonno: “Faccio sempre quello che mi viene detto“.

Come pure, leggendo sulla bacheca della Pagina “La Friendzone non esiste” questo commento:

autostima

non ho potuto fare a meno di pensare a freida bambina che, dopo aver interrogato una Casta sul perché le donne, o meglio, sul perché lei debba crescere in una struttura ostile ed asettica invece che cullata da una famiglia amorevole (come i maschi), si sente rispondere:

E chi ti avrebbe voluta? Chi ti avrebbe voluta finché non fossi stata utile?

Mi sono chiesta, mentre mi dibattevo fra il desiderio di chiudere il libro e la curiosità di arrivare all’ultima pagina, se la mia repulsione per freida e le sue compagne di sventura non fosse dovuta alla quasi totale mancanza di solidarietà nei personaggi del romanzo o alla struggente attesa di un vero atto di ribellione da parte di una qualsiasi delle vittime del Padre, quanto piuttosto alla paura di scoprirmi, una volta davanti allo specchio, molto più simile a una eva di quanto mai vorrei sembrare.

 

Sullo stesso argomento:

Ipersessualizzazione e auto-oggettificazione

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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46 risposte a Solo per sempre tua

  1. Paolo ha detto:

    tu non sei una “eva”. La maggior parte delle donne comprese quelle che amano truccarsi, fare ginnastica per tenersi in forma e prendersi cura del proprio aspetto estetico (cosa che fanno anche gli uomini chi più chi meno, uomini e donne fanno ginnastica, io stesso faccio cyclette in casa mia pur essendo già magro di costituzione e sono libero) non sono “eve” prive di volontà propria sottomesse al maschio.
    E per fortuna nel mondo attuale, la bellezza fisica esiste sia maschile sia femminile, un corpo maschile o femminile snello senza essere scheletrico 8o formoso senza essere obeso) è bello fisicamente e va accettato ma questo non impedisce a chi fisicamente bello/a non è di trovare l’amore (poi se alla persona che ci piace noi non piacciamo fisicamente perchè troppo grassi o troppo secchi per i suoi gusti lo dobbiamo accettare, avere preferenze è legittimo,usarle per offendere il prossimo no)

  2. IDA ha detto:

    Animi impressionabili, delicatezza di sentimenti e raffinatezza del gusto, sono pressoché sinonimi di debolezza e femminilità, oggetto di compassione e di disprezzo. Così come tutta l’educazione femminile si basa sulla non autosufficienza, e la complementarietà con il maschio. Non è una novità, lo è sempre stato, solo di recente e solo in alcuni paesi occidentali la donna si è emancipata da una condizione di “minorata”. Quello che è cambiato è che la donna di oggi, non lo deve manifestare, ma deve dimostrare di non essere vittima, di essere forte, risoluta e indipendente. La debolezza è una caratteristica della femminilità, per questo viene biasimata e disprezzata, ma rappresentata come unica forma di femminilità. La mia generazione di ragazze sentivamo il bisogno di emergere, di farsi sentire, prendendo le distanze dalle nostre madri e dal modello famigliare obsoleto e opprimente. Ci chiedevamo se esistesse una sessualità femminile a prescindere dal ruolo di madre e di “puttana” ed era chiaro che bisognava partire dalla sfera privata della vita per sovvertire l’intero ordine sociale e politico. Era chiaro, ma non per tutte e dalla cucina, siamo finite in vetrina.
    Negli ultimi anni si è assistito al ritorno di una concezione della virilità come conquista e dominio e la donna intesa come oggetto, come merce di scambio, come ricompensa, premio o trofeo. Presa in considerazione, comunque, solo per il suo aspetto fisico. Ho sempre vissuto questa concezione come un’inaccettabile offesa e come me molte altre donne, ma ho dovuto constatare con sgomento, che molte altre sembrano invece accettarla e considerare il proprio corpo come un investimento, arrivando a volte a teorizzare quest’accettazione e la sottomissione come una scelta di libertà.
    L’uomo si definisce attraverso il suo dominio sugli animali, e usa gli animali per giustificare il suo dominio. La donna è stato il primo animale che hanno addomesticato, per lo meno è quello che molti pensano, ma quello che è importante è che molte donne sono convinte di questo e sono riconoscenti e scodinzolanti, nei confronti del padrone di turno. Come l’uomo ha suddiviso il mondo animale in tre macro-categorie; i domestici, i selvatici e le belve ( mostri, animali inventati che popolano i miti.) Nello stesso modo ha suddiviso le donne; quelle asservite, (addomesticate) quelle isteriche, (selvatiche) e le indemoniate, femministe , streghe, cioè le belve. Alle prime sono riservate le cure e le attenzioni che si riservano a tutti gli animali domestici, comprese le botte e come negli animali domestici si distinguono in: “donne da lavoro” e “donne da compagnia”. Le seconde, quelle selvatiche, sono oggetto di paternalismo e di biasimo, sono guardate con sospetto e timore, risultano incomprensibili e inaffidabili, non soddisfano lo sguardo maschile e spesso sono grasse, si adattano al lavoro domestico, ma non saranno mai addomesticate.
    Le terze (le belve) sono considerate con disprezzo, come animali nocivi da eliminare, perché minano l’identità del dominio.
    Mi sto dilungando troppo, volevo solo dirti, che questo libro, ricordo che mi era capitato tra le mani, ma non mi aveva del tutto convinta e non lo avevo preso. Ti ringrazio, perché ora sono convinta che lo leggerò.

    • Paolo ha detto:

      “molte altre sembrano invece accettarla e considerare il proprio corpo come un investimento, arrivando a volte a teorizzare quest’accettazione e la sottomissione come una scelta di libertà.”

      c’è chi rivendica il burka come scelta di libertà e vuole rispetto, e se rispettiamo lei dobbiamo rispettare tutte le donne che rivendocano come scelta di libertà cose che a noi ripugnano.
      Finchè queste donne non obbligano te a fare ciò che non vuoi facciano quello che vogliono col loro corpo. comunque il corpo maschile e femminile è sempre un investimento testa inclusa.
      E che centra l’essere grassa? Una donna può essere libera ed emancipata sia se somiglia a Luciana Turina sia se somiglia a Monica Bellucci

      • Che significa, Paolo, “volere rispetto”? Qui non si tratta di scelte che “ripungnano”, non si tratta di avversione, disgusto, ribrezzo. Si tratta di collocare una scelta nel contesto sociale, il quale contribuisce a dare a quella scelta un significato che va ben oltre quello che può dargli un singolo individuo. Perché un’analisi dei fattori ambientali che possono influenzare le scelte personali o un’analisi delle conseguenze sul tessuto sociale delle scelte individuali dovrebbero corrispondere ad una “mancanza di rispetto”?

      • Paolo ha detto:

        è solo che io diffido di chi vuole dubitare della libertà interiore di persone adulte. Sarò un ultra-liberale..

      • Non so cosa intendi con “libertà interiore”… Esiste anche una “libertà esteriore”?
        Io so di essere il frutto del mio vissuto. So che se, appena nata, mi avessero strappata via da qui e trascinata dall’altra parte del mondo, se fosse cresciuta con persone diverse, in un ambiente diverso, avrei fatto altre scelte, forse simili o forse no rispetto quelle che ho fatto.
        Questo pensiero non mi sconvolge affatto, né mi offende in alcun modo.

      • IDA ha detto:

        Allora, lo so che è inutile, ma ripeto alcuni principi, dal momento che con la mitica frase “libera scelta”, si tende a giustificare tutto per non cambiare nulla.
        Chi compie una “libera scelta”, è responsabile della sua scelta, non è immune dalle responsabilità. E perché non posso criticare chi ha compiuto una libera scelta? Chi ha fatto una libera scelta non lo rende esente dai giudizi e dalle critiche. La “libera scelta” è una scelta individuale e soggettiva, non può essere rapportato in gruppi generici, perché sono costituiti da tanti individui che ognuno ha fatto una sua “libera scelta”, ognuna differente dalle altre. Presuntuoso e arrogante stabilire a priori che uno/a ha fatto una libera scelta, perché solo chi compie quella scelta lo sa, da che cosa è determinata.
        La scelta è un atto volontario ma non libero, perché può essere condizionato o coatto. La maggioranza delle nostre scelte sono determinate dai bisogni e dalla mancanza di alternative. Si può parlare di “libera scelta”, solo nella disubbidienza o nel “non scegliere”.
        Ma quello che mi interessa è la responsabilità, tanto più è libera la scelta, maggiore è la responsabilità. L’obbedienza è una scelta, e chi obbedisce è responsabile del sistema a cui obbedisce ed è responsabile verso gli altri. Chi disubbidisce è responsabile solo di se stesso e delle conseguenze che ne derivano.
        Ma arriviamo al nostro punto, la sottomissione e l’obbedienza, sono scelte, ma non di libertà. Uno può scegliere di farsi ridurre in schiavitù, ma non è una scelta di libertà.
        Una donna oggi, emancipata, giuridicamente lo sono tutte, ma libere no. Il dominio sulla donna si basa sul sesso. Fin dalla più tenera età, noi donne apprendiamo a rinunciare a noi stesse a favore del volere di qualcun altro. Obbedire è la costante modalità attraverso la quale siamo sottomesse. Disobbedire significa allora rivendicare fino in fondo il nostro individuale diritto a scegliere e a decidere autonomamente.
        Poco importa che si obbedisca a un Dio, a una tradizione, a un’abitudine, a un uomo dispotico o attraente: ciò che conta è rivendicare fino in fondo il proprio inalienabile diritto alla disobbedienza. Tutta la ricerca psicoanalitica ha evidenziato attraverso quali meccanismi e quali ritualità in ciascuno di noi si sia insinuato un “dover essere” che non è altro se non un insieme di regole e prescrizioni attraverso le quali si perpetua il dominio dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla donna. Nell’articolo dove stiamo commentando, cosa viene detto alle ragazze?

        “E chi ti avrebbe voluta? Chi ti avrebbe voluta finché non fossi stata utile?”
        “Nessuno si innamorerà mai di una ragazza grassa”
        “Nessun uomo vorrà mai una compagna che pensa troppo“. Ecc..ecc..

        Questi conducono a comportamenti indotti, spacciati per coscienza, quando questa non è che l’insieme dei condizionamenti sistematici e profondi che l’educazione ti impone in nome di una presunta verità universale e naturale.

      • Paolo ha detto:

        voglio solo dire che nella società di oggi un uomo o yba donna che vanno in palestra o si curano esteticamente non sono schiavi neanche inconsappevoli

  3. Splendido ha detto:

    Citando non ricordo chi: “Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiar se stesso.”.
    Perché le femministe vogliono cambiare la società e gli altri, ma non se stesse?
    Perché, se non tollerano la condizione della femmina, non cambiano sesso?
    E qui mi dileguo.

    • E perché la società dovrebbe rimanere immobile e sempre identica a se stessa? La storia è un continuo succedersi di mutamenti nelle strutture sociali…

      • Splendido ha detto:

        In effetti la genitorialità, la fecondazione, la maternità e la madre non sono altro che costruzioni sociali e culturali.

      • Splendido ha detto:

        Una costruzione sociale peraltro inutile e dannosa. La madre è sostanzialmente un parassita della società, per il quale vengono spesi fior di quattrini senza un valido motivo. Assistenza al parto, all’aborto, alla maternità, alla fecondazione… Uno spreco totale del denaro pubblico e del pubblico impiego. Oltre ad essere un parassita per il figlio, una tiranna contro la libertà individuale.
        Per non parlare della millenaria cultura matriarcale, che da millenni opprime uomini, donne e bambini giustificando quest’oppressione con la favola della divisione dei compiti per attitudine.
        Bisognerebbe dare ai bambini il diritto alla nascita, il diritto all’infanzia attraverso la possibilità di misconoscere la madre, il diritto all’autodeterminazione come androgini.

      • La millenaria cultura matriarcale? Cos’è ‘sta roba? Una specie di battuta, la tua, che non riesco a capire?

      • Splendido ha detto:

        Ogni donna che pensi a se stessa come madre, quindi come avente dei diritti sui figli, che veda i bambini appunto come figli, come suoi, che si vede in diritto di educare e amministrare le nascite, di impedire ai bambini di disporre del proprio corpo come desiderano, di prenderli in braccio, porta avanti una cultura matriarcale… Millenaria.
        IDA, la fecondazione è una costruzione culturale. I dati biologici ci dicono qualcosa, ma non ci dicono che la donna debba essere fecondata, né che la fecondazione abbia una qualche funzione sociale, né che la fecondazione rispetti il diritto alla nascita da parte dei bambini.

      • Splendido ha detto:

        Ci vorrebbe la patente per far nascere un figlio, quella per la maternità nei primi tre anni di vita e quella per la maternità oltre i tre anni. Altro che storie!

      • Splendido ha detto:

        Scusa se rompo, ma non so bene come fare… Potresti mettere del mio commento sul matriarcato solo la seconda versione e togliere il commento “non lo pubblichi”? Oltre a non pubblicare questo? Scusa il pastrocchio, ma ho scritto un po’ di fretta.

      • Qual è la seconda versione?

      • Splendido ha detto:

        Questa versione: “Ogni donna che pensi a se stessa come madre, quindi come avente dei diritti sui figli, che veda i bambini appunto come figli, come suoi prodotti o riproduzioni, che si veda in diritto di educare, di amministrare le nascite, di impedire ai bambini di disporre del proprio corpo come desiderano, di prenderli in braccio, porta avanti una cultura matriarcale… Millenaria.
        IDA, la fecondazione è una costruzione culturale. I dati biologici ci dicono qualcosa, ma non ci dicono che la donna debba essere fecondata, né che la fecondazione abbia una qualche funzione sociale, né che la fecondazione rispetti il diritto alla nascita da parte dei bambini.”

        Ida, vi rende odiosi chi?

      • Non lo so Splendido… cambiare il pannolino, cullare un bambino che piange… non riesco a vederle come “impedire al bambino di disporre del proprio corpo”… comunque continuo a pensare che il tuo sia uno scherzo… ora basta però.

      • Splendido ha detto:

        Ah tu credi che sia uno scherzo? Interessante.

      • Paolo ha detto:

        io spero che splendido sia un troll

    • IDA ha detto:

      Lev Tolstoj- L’autore della frase da te citata. Diceva anche che non è importante far ciò che si vuole, ma di volere ciò che si fa. Per inciso lui pensava di cambiare il mondo e nemmeno poco, i suoi continui attacchi allo stato e alla chiesa li sono costati censure, detenzione e la scomunica.
      Poi forse sei distratto, hai mai sentito parlare di autocoscienza? Il femminismo fin dalle sue origini era consapevole di dover cambiare prima di tutto se stesse, ed è inevitabile, perché la donna è sempre stata definita dall’uomo.
      Poi perché cambiare sesso? Le femministe non hanno il problema dell’identità sessuale.
      Una femminista è fiera e orgogliosa di essere donna, per questo è femminista.
      Come femminista non rifiuto di essere donna, ma il rapporto soggetto/oggetto che il maschio impone e non rifiuto gli uomini, ma il loro comportamento autoritario.
      Poi mischi le cose, la fecondazione è un processo biologico, ma la genitorialità e la maternità, sono sovrastrutture culturali, perché non è sempre uguale nel corso della storia umana e non lo è oggi in tutto il mondo. La fecondazione da milioni di anni risponde alle stesse leggi.

      • Paolo ha detto:

        la maternità e la genitorialità c’è sempre stata e sempre ci sarà quello che cambia è il modo in cui è vissuta.oggi sono le donne a definirsi

      • IDA ha detto:

        Essere madri o padri è un fatto naturale, ma la maternità e la paternità riguardano i compiti e i ruoli e questi sono creati socialmente, si accettano o si rifiutano, ma in base a questi sei giudicato/a come buon padre o una buona madre.
        No! non sono le donne a definirsi, basta vedere le pubblicità, la tv, per non parlare della pornografia.

      • Paolo ha detto:

        in tv c’è di tutto

    • IDA ha detto:

      Splendido splendente.. Gia il nome, doveva dire qualcosa, ma ti abbiamo preso seriamente e risposto seriamente, per rispetto e tu esci fuori con queste castronerie senza fondamento, non rispondi in merito e cambi continuamente argomento. Sono proprio questi atteggiamenti questa mancanza di rispetto che vi rendono odiosi. Ti saluto ho cose più importanti a cui pensare.

      • Splendido ha detto:

        E comunque ho scritto una cosa piuttosto seria. Poco credibili sono le posizioni di chi pensa di poter giustificare una struttura sociale attraverso la biologia… Fai attenzione, perché qui non si stanno rappresentando i maschilisti, i movimenti per i diritti degli uomini o qualche altra reazione strana.

      • IDA ha detto:

        Qual’è la cosa seria?
        La fecondazione = è un fenomeno della riproduzione sessuata, che consiste nella unione di due gameti di sesso diverso e nella fusione dei loro nuclei.
        Il resto, funzione sociale, diritto bambini non c’entrano nulla con la fecondazione.
        Diritti sui figli ..e …cultura millenaria ecc..ecc, è una colossale cazzata. Storicamente, la madre non ha mai avuto nessun diritto nei confronti dei propri figli. In italia è dal 1975 che la madre ha dei diritti sui figli. Prima i figli in nessun caso erano della madre, la madre non aveva nessuna potestà sui figli. Prima di dire sciocchezze, è bene informarsi.

  4. Splendido ha detto:

    IDA, Paolo, Ricciocorno… alea iacta est!

  5. Splendido ha detto:

    Anelo amore intellettuale, nulla di più, nulla di meno. Che agli accoppiamenti ci pensino gli animali, dico.

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