Donne instabili

Una traduzione da Domestic violence victims mistakenly judged unstable after abuse – expert

freedommind

La sofferenza che patiscono le vittime di violenza domestica a causa del trauma subito comporta che a volte, erroneamente, dopo aver interrotto il rapporto con il maltrattante, queste donne vengano considerate nei Tribunali psicologicamente instabili, ha denunciato alla Victoria’s royal commission into family violence una Professoressa di medicina generale.

Kelsey Hegarty, che dirige un programma di ricerca su abusi e violenze presso l’Università di Melbourne, ha detto ai commissari che il trauma psicologico persiste a lungo dopo che la relazione col violento è finita.

Chiamate a comparire davanti a un tribunale per ottenere la custodia dei figli, a causa della paura che provano e dello stress post-traumatico, le vittime appaiono come soggetti inaffidabili al confronto dei perpetratori della violenza, che invece si presentano calmi e razionali.

“Credo che trovino una grande difficoltà nel raccontare una storia coerente [alla corte]”, ha detto Hegarty.

“Hanno impiegato un lungo periodo di tempo per accettare che quanto succedeva loro era violenza domestica, per questo la loro narrazione sembra caotica, difficile, o non sono in grado di raccontare una storia lineare. Fa parte del mio lavoro di medico di famiglia aiutarle a nominare la violenza e a ricostruire una storia più coerente.

“Ma il problema è … possono apparire mentalmente disturbate e talvolta le valutazioni di psichiatri e psicologi nominati dal tribunale vengono utilizzate contro di loro nelle controversie per la custodia dei figli.”

Ricevere posta dall’avvocato del loro aggressore può essere sufficiente ad innescare flashback, incubi e ansia, spiega Hegarty. Spesso queste donne non possono accedere all’assistenza legale perché non hanno i requisiti o perché i servizi dedicati al problema sono troppo oberati di lavoro per aiutarle, di conseguenza molte vittime devono difendersi da sole mentre ancora si stanno riprendendo dal trauma causato dalla violenza.

Prima che volgesse al termine la terza settimana di udienze pubbliche, la Commissione ha ascoltato gli esperti legali in merito al modo in cui la giustizia ha fallito nel tutelare le vittime.

Il consulente legale Luca Moshinsky ha riportato alla Commissione quanto udito dalle testimonianze a proposito delle contraddizioni in cui incorrono le vittime che si devono confrontare col sistema statale di protezione dei bambini e al contempo con le corti federali che si occupano di diritto di famiglia.

“Una delle questioni sollevate in un certo numero di casi è che i due sistemi hanno idee diverse su cosa significhi essere un buon genitore e un genitore protettivo“, ha detto Moshinsky.

“Il sistema di protezione minori si aspetta che una madre protettiva si adoperi affinché i bambini non abbiano alcun contatto con il padre violento, mentre il tribunale della famiglia si aspetta che la madre faciliti la frequentazione con l’altro genitore, biasimando la madre che si oppone.”

Leanne Miller, il direttore della divisione occidentale del Department of Child Protection, ha detto alla commissione  che il dipartimento ha ricevuto 92.000 segnalazioni in un anno, di cui 25.000 sono state prese in carico. Di queste, poco più di 4.000 sono arrivate in tribunale.

“Certamente cooperiamo con le donne e in tutti i casi cerchiamo di lasciare i bambini in seno famiglia”, ha detto. “Questo è il principio fondamentale del [Child Protection] Act.”

Una testimone, che ha anche fornito delle prove alla Commissione nel corso di venerdì, ha raccontato di essersi sentita trattata come una “ex moglie difficile” quando ha telefonato al tribunale di Melbourne per chiedere informazioni su come ottenere un intervento.

La donna, il cui nome non può essere rivelato, ha raccontato che un membro della staff del tribunale le ha chiesto se fosse stato il suo avvocato a convincerla a telefonare.

“Mi ricordo che ho quasi riagganciato”, ha detto. “Alludeva al fatto che io fossi una ex moglie che voleva creare dei problemi.”

La donna ha anche riferito che il suo caso non è stato preso sul serio fino a quando non ha spiegato che il suo ex-marito aveva una pistola e aveva minacciato di uccidere lei e il suo bambino.

Ha riferito alla Commissione che è in corso una battaglia legale con l’uomo, che vive in un altro stato, per l’affidamento del loro bambino.

Le spese legali hanno consumato tutto ciò che aveva risparmiato prima di lasciare il partner abusante, e lei non si sente è sicura di lasciare il proprio bambino da solo con lui.

“Penso che abbiamo abbastanza casi”, ha detto alla commissione. “Rosie Batty è il più importante, ma ci sono molte persone nella stessa situazione.

Quando qualcuno minaccia di uccidere un bambino, non si può pensare che la cosa si risolverà con un corso di gestione della rabbia di sei settimane.

A mio parere, da quel momento in poi sono necessarie visite in ambito protetto.”

La donna ha aggiunto che i tribunali hanno bisogno di elaborare un protocollo in grado di supportare le donne che si rivolgono alle autorità in cerca di aiuto, le donne come lei.

 

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4 risposte a Donne instabili

  1. Annarita ha detto:

    Una donna che muore per mano di un uomo è colpevole di manipolazione, per cui merita che questo accada, ma siamo state educate ad essere così fin da bambine.
    Alla lunga ci sarà una strage, meritatissima direi.

    • Emanuele Di Felice ha detto:

      “Una donna che muore per mano di un uomo è colpevole di manipolazione”
      Dunque gli autori di “femminicidi” vengono mandati in galera da innocenti visto che le donne sono colpevoli?. I fatti dicono il contrario.

  2. IDA ha detto:

    Un Commentatore, qualche giorno fa si è lamentato dicendo che questa non è una società per uomini, di certo nei tribunali non c’è una giustizia per donne: Una mia conoscente, è stata per anni, molestata, minacciata, calunniata, offesa, pedinata dal vicino di casa. Tanto che lei vende la casa e torna in un altro comune e lo denuncia. (credo per stalking.) Oggi c’è il telefonino e lei aveva tutto documentato, con file audio, video e foto. Ecc.. Dopo la denuncia lui smette ogni sua attività vessatoria nei confronti di lei. Marzo 2016 c’è il processo: Il giudice, condanna lui al minimo della pena, ma biasima lei, dal momento che ha manifestato ripetutamente la volontà di avviare l’azione penale, che ha raccolto con minuziosa precisione tutte le prove, nonostante che lui avesse sospeso le sue azioni, che sia incensurato e stimato da tutti, e che negli ultimi anni, in conseguenza ad un tragico incidente sua moglie è inferma. Perché questo accanimento nei confronti di questo povero uomo? Queste donne sono proprio delle carogne…….

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