La violenza invisibile degli uomini insospettabili

 

invisibileUna traduzione da Abuse is not always ‘visible’ and Megan Short was punished by death for realizing this, di Meghan Murphy

La scorsa settimana, Megan Short, 33 anni, chiedeva aiuto su Facebook per il trasloco, che sarebbe avvenuto il 6 agosto. Solo qualche settimana prima aveva commentato un articolo pubblicato da un amico, annunciando che stava lasciando il marito. L’articolo, scritto da Leigh Stein, era intitolato, “Lui non mi ha mai colpito. Ma si trattava comunque di abusi“. Nell’articolo Stein raccontava che, quando lavorava in un ristorante, il suo ragazzo la costringeva a fare la doccia due volte al giorno, affinché “non puzzasse di patatine fritte dopo il lavoro”, e la costringeva a radere tutto il corpo, “altrimenti non mi avrebbe neanche toccata.” Le diceva anche che “non era sexy” e che, di conseguenza, lui aveva bisogno di altre donne. Stein non percepiva il rapporto come violento, allora, perché gli abusi erano invisibili – non c’erano lividi a dimostrarli. “Non sapevo dare un nome a ciò che non riuscivo a vedere”, scriveva.

Come tante altre donne, Stein avrebbe imparato che quei comportamenti rientravano, di fatto, nell’idea diffusa di “amore romantico.” Scriveva nell’articolo: “Mi sentivo come se fossi in un film – il modo in cui velocemente ci eravamo trasferiti a vivere insieme e ci eravamo isolati da amici e familiari, perché tutto ciò di cui avremmo avuto bisogno eravamo solo noi due.” Le donne vengono istruite a diventare vittime di abusi in questo modo. Guardiamo film nei quali il messaggio è che lo stalking, la gelosia e la coercizione sono romantici – indici di “passione”, non di volontà di controllo. Il fatto che non siamo in grado di riconoscere la violenza psicologica per quello che è e riteniamo che solo le percosse possano definirsi “abuso”, non aiuta – le donne sono indotte alla compiacenza e imparano a non fidarsi di se stesse. Non sono in grado di “provare” a se stesse o agli altri che c’è qualcosa di molto sbagliato, spesso fino a quando è troppo tardi.

Stein scrive:
“Oggi, quando racconto a qualcuno la mia storia, che sia un estraneo o un amico che non mi conosceva quando avevo vent’anni, ricevo sempre la stessa domanda: ‘Ma ti ha picchiata?’ Mi chiedo se provino ad immaginarsi come apparirebbe il mio volto se fosse nero e blu. So che quello che stanno chiedendo, sulla base dell’idea diffusa di violenza, è la prova che il mio partner fosse un maltrattante; poi vogliono sapere il motivo per cui sono rimasta. La verità è che le poche volte che lui era fisicamente violento con me non erano che minuscoli puntini su una lunga linea temporale zeppa di sottile manipolazione, pubblica umiliazione, controllo e gaslighting”.

La storia di Stein è simile alla mia – il trauma che ho subito ha poco a che fare con gli attacchi fisici, che non mi hanno lasciato nessuna lesione seria, erano pochi e lontani tra loro. Il trauma è stato psicologico – il costante abuso verbale, le manipolazioni, l’umiliazione, l’isolamento e le bugie create ad arte. Anche per questo è stato difficile interrompere la relazione e riprendermi, dopo. Ho visto un terapista per anni, che mi ha detto che temeva che se fossi rimasta non ne sarei uscita viva.

Megan Short, infatti, non ne è uscita viva.

Il 23 luglio, Short, che aveva conosciuto il marito Mark, di sette anni più grande di lei, a soli 17 anni di età, aveva commentato sotto l’articolo di Stein, pubblicato dalla sua vicina, Angie Burke: “Sono cose che distruggono la salute mentale di sicuro… Questo è il motivo per cui sto lasciando mio marito Angie. Dopo 16 anni.”

Il 6 agosto, il giorno previsto per il trasloco, Short è stata trovata uccisa a colpi di arma da fuoco insieme ai suoi tre figli, al marito e al loro cane nella casa di famiglia in Pennsylvania. Un biglietto che annunciava l’ “omicidio/suicidio” è stato trovato “nei pressi di uno degli adulti deceduti”, secondo l’ufficio del procuratore distrettuale della contea di Berks:

Sabato 6 Agosto 2016, approssimativamente alle 2 del pomeriggio, degli agenti del Sinking Spring Borough Police Department sono stati inviati al 51 di Winding Brook Drive, Sinking Spring Borough, Berks County, PA per controllare la famiglia. La Polizia era stata allertata da un membro della famiglia, preoccupato perché Megan L. Short non si era presentata ad un pranzo precedentemente organizzato. Dopo che il membro della famiglia ha tentato senza successo di contattare Megan L. Short al telefono cellulare e al telefono di casa, ha contattato la polizia. Prima di intervenire, gli agenti erano stati informati che Megan viveva in casa con il marito e i tre figli. Inoltre, ulteriori indagini avevano rivelato che c’erano “problemi” tra Megan e il marito Mark. All’arrivo, gli agenti della Sinking Spring Borough e del Spring Township Police Departments hanno tentato di mettersi in contatto con eventuali occupanti del 51 di Winding Brook Drive. Dopo che nessuno ha aperto la porta, gli agenti sono entrati con la forza in casa. Una volta all’interno della casa, gli agenti hanno scoperto i corpi di Mark e Megan Short e dei loro tre figli, così come un cane morto, nella zona salotto della residenza. Tutti erano morti per ferite da arma da fuoco. Una pistola è stata scoperta nei pressi di uno degli adulti deceduti. E’ stato trovato in casa un biglietto scritto a mano, che sembra annunciare un “omicidio/suicidio”. Successivamente, i detective del Berks County District Attorney sono stati contattati per investigare con l’assistenza del Sinking Spring Borough e del Spring Township Police Departments. Circa alle 18:07, il Deputy Corner/Investigator Joel Bonilla, del Berks County Office of the Coroner, ha constatato la morte di cinque persone. Alle 19:15 gli investigatori hanno ottenuto un mandato di perquisizione per la casa al 51 di Winding Brook Drive, Sinking Spring Borough, Berks Co., PA. Il mandato è stato emesso dal Magisterial District Judge Victor M. Frederick IV. Gli investigatori hanno analizzato la scena del crimine per più di otto ore. La scena è stata finalmente abbandonate alle 12:45 del 7 agosto 2016. Apparentemente si tratta di una tragedia familiare [“This is an apparent tragic domestic incident”]. I nostri pensieri e le nostre preghiere vanno alle famiglie in questo difficile momento. L’indagine è attualmente in corso.

Come spesso accade in questi casi, le cose sembravano andare molto bene per la coppia agli occhi degli estranei. Scrive The Reader Eagle:

“Su Facebook, Mark e Megan condividevano decine di foto dei loro figli con gli amici e la famiglia. Nella foto del profilo Mark è accanto alla moglie. ‘E’ ancora la ragazza più bella che io abbia mai conosciuto,’ Mark ha scritto in un commento alla foto. ‘Sono l’uomo più fortunato del mondo ad avere lei come moglie e madre dei miei tre meravigliosi figli!’ “

Gli uomini maltrattanti spesso mostrano all’esterno l’immagine di una coppia felice, innamorata, mentre si comportano in modo completamente diverso in casa. Questo tipo di comportamento è comunemente descritto come personalità “Jekyll e Hyde”, in quanto c’è un cambiamento improvviso e irrazionale da un estremo all’altro – estremi che spesso coincidono con il personaggio “pubblico” e quello “privato” – è come se le donne vivessero contemporaneamente con due uomini diversi.

Stein spiega:

L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce quattro tipi di violenza perpetrata dal partner: fisica, sessuale, emotiva e psicologica, e il comportamento controllante. Tutti questi tipi spesso coesistono e l’aggressione verbale in un rapporto precede la violenza fisica. Alcuni studi hanno dimostrato che l’abuso sotto forma di degradazione, intimidazione e umiliazione è anche più psicologicamente debilitante della violenza fisica nel lungo periodo; l’abuso psicologico può contribuire a mantenere in vita la relazione, quando la vittima viene consumata dall’insicurezza, dalla depressione e dalla bassa autostima “.

Una delle conseguenze più spaventose della comprensione limitata della società nei confronti dell’abuso emerge dal tragico destino di Short. Con il loro comportamento controllante, gli uomini violenti non lasciano lividi che il mondo possa vedere, ma non per questo sono meno pericolosi di quelli che picchiano. Sappiamo che il 75 per cento delle donne che vengono uccise dai loro partner vengono uccise quando cercano di lasciarlo o appena dopo che lo hanno lasciato. La vittima di Mark, come tante altre donne, è stata punita per aver compreso e dato un nome al suo problema e per aver cercato di liberarsi dal controllo di suo marito. (In realtà, Heavy riporta che Megan aveva temporaneamente lasciato Mark per un’altra donna.)

Nella narrazione più vile su Short che ho letto, due reporter della NBC si sono spinti fino a scrivere di un “bravo ragazzo” che aveva fatto tutto il possibile per “tenere unita la famiglia”, nonostante una moglie apparentemente crudele che “aveva pianificato di andarsene” a dispetto dei suoi sforzi. I giornalisti hanno incessantemente citato un cugino di Mark, il quale ha dichiarato:

“Non pensate male di lui, perché davvero, davvero è un bravo ragazzo. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per chiunque … Non conoscete la situazione, quindi non giudicate. ”

In calce all’articolo troviamo scritto: “Se tu o qualcuno che conosci sta prendendo in considerazione il suicidio, contatta il National Suicide Prevention Lifeline al numero 1-800-273-8255 o visita la American Foundation for Suicide Prevention.”

“Il suicidio” non è il problema, qui. Né lo è la “salute mentale” o qualsiasi altra cosa che continua ad essere usata come giustificazione alla violenza maschile, come l’ “amore” o il  “cuore spezzato”. Dobbiamo smettere di glorificare l’idea di “tenere unita la famiglia” e iniziare a incoraggiare le donne a fidarsi di se stesse. Una famiglia unita non può portare niente di buono, se tale unità include un violento.

Dobbiamo anche smettere di difendere gli uomini che non sono fisicamente violenti o ignorare l’abuso verbale e psicologico. Non comprendere la gravità di tali comportamenti, “rimanere positivi” o “non giudicare” sono tutti atteggiamenti che isolano le donne e conferiscono potere ai maltrattanti. La nostra incapacità di prendere sul serio l’abuso “invisibile” e comprendere che l’abuso psicologico e verbale può essere dannoso tanto quanto l’abuso fisico, ha chiaramente conseguenze disastrose.

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In questi giorni fa scalpore la notizia che l’uomo accusato di aver picchiato a morte con un bastone Giulia Ballestri, suo marito Matteo Cagnoni, aveva fatto parte in passato del comitato organizzativo di un evento dedicato al contrasto della violenza sulle donne. A corredare la notizia c’è la foto di una coppia sorridente, teneramente allacciata.

Di Matteo Cagnoni possiamo leggere:

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Era un marito modello, un padre modello, un amico modello, un medico modello, un allievo modello: lo dicono anche “quelli che lo conoscono bene“.

Beh, a tutti quelli convinti di “conoscere bene” questi mariti modello che massacrano le mogli “con violenze quasi inaudite” (e qui cito le esatte parole usate dal procuratore capo Alessandro Mancini), vorrei dire che non c’è modo di sapere cosa fanno, i suddetti mariti modello, quando si sentono al sicuro da occhi indiscreti all’interno delle mura domestiche.

Non sappiamo né possiamo sapere se Giulia Ballestri, prima di decidere per il divorzio, avesse raggiunto la medesima consapevolezza che ha portato Megan Short e i suoi tre figli alla morte; è possibile che, sebbene lei non avesse lividi da esibire, quel marito “calmo e di sani principi”, “padre splendido”, uomo impegnato nella lotta contro la violenza di genere persino, le usasse una violenza altrettanto dolorosa e intollerabile, ma difficile da mostrare e dimostrare.

Pertanto, così come abbiamo cura di scrivere “il presunto assassino di Giulia Ballestri” quando lo descriviamo – perché le indagini sono ancora in corso – dovremmo anche avere la sensibilità di dichiarare: “appariva un marito modello“, invece di “era un marito modello”.

Soprattutto perché Giulia Ballestri non può più raccontare come appariva Matteo Cagnoni non appena dietro di loro si chiudeva la porta di casa.

Sullo stesso argomento:

Violenze psicologiche, violenze invisibili

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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17 risposte a La violenza invisibile degli uomini insospettabili

  1. Paolo ha detto:

    “Guardiamo film nei quali il messaggio è che lo stalking, la gelosia e la coercizione sono romantici”

    quali film? E non citatemi le solite sfumature. Il cinema non fomenta la violenza sulle donne. la gelosia che può essere provata da entrambi i sessi non è pericolosa se non diventa ossessiva. ogni rapporto amoroso deve avere passione e fiducia reciproca che impedisce all’eventuale gelosia di degenerare in ossessione possessiva

    • Quali film… Vediamo. Ieri sera andava in onda questo: http://www.mymovies.it/film/2011/thismeanswar/ Ecco, questi film.
      Io ho dovuto smettere di guardarlo quando Chris Pine, per costringere Reese Witherspoon ad uscire con lui, si presenta al suo posto di lavoro minacciandola di rovinarle la presentazione se non accetterà un invito a cena.
      Onestamente, piuttosto che uscire con quel tizio io avrei chiamato la sicurezza. Invece lei accetta. Ecco, questo equivale a rendere “romantica” una prevaricazione.

      • Paolo ha detto:

        Con quel fisico Chris Pine ha bisogno di usare questi mezzi? una col fisico di Gemma Arterton non avrebbe bisogno di minacciare di farmi licenziare per uscire con me ma qualora lo facesse ci uscirei comunque e non chiamerei la sicurezza, lo ammetto
        Vabbè, non ho visto il film in questione e non mi va di giudicare basandomi su una singola sequenza (i film vanno visti dall’inizio alla fine prima di poter giudicare se sono sessisti o no) ma sicuramente è un atto prevaricatorio, non è un comportamento da premiare.
        E nonostante non neghi che esistano aspetti problematici sulcinema la penso come prima

      • Vale ha detto:

        Paolo, ma perché quando capitano queste cose, scendi in campo a spada tratta, pronto a difendere a oltranza film, libri e fumetti manco qualcuno stesse offendendo tua madre, ma non hai mai gli stessi scatti di esuberanza indignata per quelli che alla fine sono cadaveri ancora caldi?
        Sul serio, non mi spiego tutta la tua indignazione aprioristica per quello che alla fine è un prodotto commerciale. Non dovresti voler, in primis, tutelare le persone? E quindi, in caso, preferire di ridefinire i termini del cinema per salvare vite, se fosse questo il caso? Invece tu non ti poni nemmeno il problema, come se un po’ di intrattenimento cinematografico valesse più della vita delle persone…

        Riccio, puoi consigliarmi qualche libro che analizza la violenza psicologica? Vorrei approfondire.

      • “Molestie Morali”, Marie-France Hirigoyen.

      • Paolo ha detto:

        Vale mi hai beccato: sono un mostro insensibile e crudele per cui l’intrattenimento cinematografico è più importante della vita umana. Adesso scusami, vado a sgozzare dei bambini e a bere il loro sangue.
        Non credo affatto che ridefinire i termini del cinema salverà delle vite e non mi farò convincere del contrario

      • Vale ha detto:

        Amo come riesce a contraddirsi da solo. E a non rendersene neppure conto…

        Grazie, Riccio, vedo di trovarlo 🙂

  2. IDA ha detto:

    Appariva, appunto…
    Ma spesso è proprio così, i manipolatori, sono persone molto stimate da parenti e amici. Al contrario il comportamento della vittima può risultare strano e ambiguo agli stessi.

  3. stefano ha detto:

    Ma seriamente si pensa che se una donna subisce la violenza psicologica dipende dai film o da altro che non sia una mancata autostima? Io trovo questo articolo sinceramente debole. Gli anni ’50 sono passati, nessuno pensa più che la donna deve subire e tenere insieme la famiglia. Quelle che si trovano in queste situazioni, hanno dei problemi psicologici a monte, che con la società c’entrano più poco o niente, tanto è vero che ogni volta che qualcuno sente queste storie dice chiaro e tondo alle amiche o amici di troncare la relazione e la vittima non la tronca mai, come sanno tutti quelli che lavorano in questo campo, perché queste persone sviluppano una dipendenza affettiva e un rapporto malato con i partner. L’unico film che mi ricordo in tema è primo amore di Garrone, e non è un film romantico. Il protagonista è evidentemente fuori di testa, così come il tipo della storia in questione, e l’unica che non lo ha capita è la povera donna che ci si è messa insieme. Ora non si capisce bene cosa dovrebbe fare di più la società in questi casi, ma dire che il problema non viene compreso fa ridere, sono anni che è stato sviscerato in lungo e in largo.

    • Vale ha detto:

      Certo! Infatti ogni volta che un marito o un ex ammazza una donna, i giornali dicono sempre “lei, brutta bastarda disgraziata, voleva andarsene e rifarsi una vita, lui, povera creatura, distrutto, un uomo a un passo dal suicidio, disperato, buon’anima e controfigura di Padre Pio, era troppo traumatizzato e l’ha ammazzata (con molto premeditazione, eh?, ma fingiamo indifferenza). Ma poverino, in realtà è stata tutta colpa di lei, che non è stata buona compagna/moglie/madre/quel-che-è”.
      Insomma, se restano, sono stupide, dovevano andarsene. Se se ne vanno, sono stupide e cattive, dovevano restare. Io tutta ‘sta saggezza della società devo ancora vederla…

      • stefano ha detto:

        che modo di riassumere… Sulla stampa trovi di tutto, ma già il fatto che oggi si è passati dal criticare la stampa per introdurre il termine femminicidio, al criticarla perché ne è stato fatto quasi un brand dovrebbe far pensare che un cambiamento nella mentalità comune è avvenuto. Bruno Vespa fa regolarmente puntate sul femminicidio e sulla violenza domestica nelle quali viene ribadito a piena voce “denunciate”, ci è arrivata prima la destra con il reato sullo stalking e poi c’è stata la legge sul femminicidio. La saggezza non saprei, ma è difficile sostenere oggi che il pensiero comune voglia la donna zitta a subire. Che ci siano elementi nei prodotti culturali che sono il lascito di una cultura passata è un conto, dire che le donne vengano istruite da questi a diventare vittime è una sciocchezza. Poi io non ho parlato affatto di stupidità, ma di fragilità psicologica, senza alcun giudizio, come può essere per chi soffre di depressione, ansia, crisi di panico, tossicodipendenza eccetera.

      • Vale ha detto:

        Stefano, non ci è “arrivata la destra con la legge sullo stalking” (che, comunque, è assai male implementata, visto che dopo la denuncia, puntualmente, non succede nulla. Fatti il conto di tutte le vittime di femminicidio che prima avevano denunciato. Il blog della Di Rienzo ogni tanto fa un riassunto delle morti), ma i trattati che l’Italia ha sottoscritto (e l’Europa dietro ad essi, con varie multe) hanno costretto l’Italia (destra, sinistra, quello che è) a fare qualcosa. E molto poco, scoprirai, se ti informi (questo blog e, di nuovo, quello della Di Rienzo, sono ottime fonti).
        Quanto al termine femminicidio e alle critiche al giornalismo, sono stati introdotti dalle femministe, appunto, e, il primo, viene ripreso nei media perché “fa audience”. È la moda del momento, come qualche estate fa, quando andava di moda parlare di cani che aggredivano la gente. Se ne è poi più sentito parlare? Non più. Siamo passati da un morso al giorno al nulla in un anno? Dubito. Semplicemente, scemata la moda, la tv si occupa di altro. Ecco il problema: il femminicidio va di moda, ma la gente non prende sul serio il problema (fatti un giro sui social, poi ne riparliamo), anzi, il cyberbullismo è più forte che mai e i commenti sul fenomeno sono di un odio inaudito.

        Concludendo: che alcune persone siano sveglie e cerchino di cambiare la società, siamo d’accordo. Purtroppo, la stragrande maggioranza delle persone è tuttora connivente col patriarcato. Donne comprese, eh? Ti consiglio di leggere la pagina “il maschilista di merda” su fb. O “Cara, sei maschilista”, sempre lì. Purtroppo, “La friendzone non esiste” è stata chiusa, a causa di bulli che l’hanno segnalata.
        Se vuoi leggerti il peggio del peggio, ci sono i commenti su “Boom, friendzoned”, “La pagina del degrado” e “Vita e pastorizia”. Su questi tre non sono sicura del nome, perché, per ovvi motivi, non li frequento, ma sono cerca che, con un salto su google, li troverai facilmente. Si leggono anche da fuori fb (io non sono iscritta).
        Leggi la misoginia estrema di molti commenti (mai condannati dagli admin, oltretutto), poi ne riparliamo.

      • stefano ha detto:

        Non nego mica che persista una mentalità maschilista nella società (poi fb credo amplifichi), agita anche dalle donne, e d’altronde come potrebbe essere altrimenti, solo che rispetto a prima mi pare innegabile che sia avvenuto un cambiamento (e le cause di divorzio lo dimostrano, credo) anche nella mentalità comune, rispetto al ruolo della donna e la tenuta del matrimonio, anche tenuto conto delle ricadute sui figli, per cui oggi non si pensa più che la cosa peggiore sia la separazione, ma far crescere i figli in una famiglia conflittuale. Le due cose tra l’altro non sono in opposizione. Con tutti i difetti del caso, le leggi in questione testimoniano un cambiamento. Poi dire che non si fa niente è un po’ ingeneroso, perché il problema in questione non è risolvibile con tot misure. Poi noi ci soffermiamo sui casi andati male, e non prendiamo in considerazione le volte, in maggioranza, in cui le misure hanno funzionato. Inoltre la legge in questi casi, assieme con percorsi di recupero (nella mia città sono stati avviati da poco dei centri per uomini maltrattanti, su uno si sono presentati quattro uomini, due mandati dal giudice e due spontaneamente), si scontra con la volontà delle persone. Su due tremila casi di stalking nei quali la carcerazione o la minaccia di carcerazione funziona ci può essere la decina di casi in cui uno comunque decide di andare fino in fondo sia prima che dopo essere stato in carcere. Sono faccende molto complicate. La gente lo sottovaluta? Può anche darsi, ma è un fenomeno che non riguarda quasi nessuno, e che è imponderabile perfino per le persone stesse che ne saranno toccate, vittime e carnefici. Poi nell’articolo ci si concentra sul fatto che al di fuori gli uomini violenti appaiano insospettabili. Ma in che modo potrebbere essere diverso?

      • Vale ha detto:

        >> Poi dire che non si fa niente è un po’ ingeneroso, perché il problema in questione non è risolvibile con tot misure
        Opinabile. Un buon metodo sarebbe quello di scopiazzare dalla Svezia, ma qui se parli di criminalizzazione del cliente, congedo di paternità obbligatorio quote rosa, educazione sessuale e simili, sembra tu stia parlando di rastrellamento coatto degli uomini per metterli in un campo di concentramento… guarda solo che è uscito nel post precedente, in cui si riportavano i risultati, inquietanti, di un sondaggio sul porno fra giovanissimi. Alzata di scudi perché vuoi levargli il porno, manco fosse fondamentale per la sopravvivenza!
        Finché la gente tiene più al proprio sollazzo, che al migliorare la società…

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