Più che la violenza poté l’immaturità

peter-pan

Recentemente una sentenza della Cassazione (la sentenza n.18559/2016 depositata il 22 settembre 2016) ha accolto il ricorso di una donna che chiedeva l’affidamento esclusivo del figlio. La sentenza è stata riportata su diversi blog giuridici così:

immaturoimmaturo2immaturo3immaturo4Dare una definizione “persona immatura” non è cosa facile; una possibile definizione potrebbe essere: “Che non ha il senso di responsabilità, la capacità di giudizio e di autocontrollo considerati propri della persona adulta”.

Se penso ad un genitore “immaturo”, la prima cosa che mi viene in mente è Mrs. Doubtfire, il film nel quale Robin Williams interpreta un padre affetto dalla sindrome di Peter Pan cui è negato l’affido congiunto perché disoccupato, il quale, pur di passare del tempo con i figli amatissimi, si finge una governante e inizia un percorso di crescita personale che lo porterà a riconquistare la fiducia della ex moglie.

Ma qui la storia è molto diversa.

Prima che la Corte d’Appello di Potenza rigettasse la richiesta di affido esclusivo della madre, la quale successivamente ricorrerà in Cassazione, il Tribunale di Matera aveva disposto l’affidamento del minore a lei poiché “i rapporti tra i genitori travalicavano i confini della mera conflittualità fisiologica” – ovvero si era creata una “situazione di grave conflitto che era sfociata in una sentenza di applicazione della pena a carico dello XXXXX (il padre) per reati che vedevano la XXXXX (la madre) quale parte offesa.”

Andando avanti nella lettura della sentenza scopriamo che il padre si era “reso colpevole di gravi reati ai suoi (della madre) danni per i quali aveva nel 2010 patteggiato la pena di un anno e 4 mesi ed il 10.04.2015 subito un’ulteriore condanna non ancora divenuta definitiva”; gravi reati dei quali non si specifica la natura, ma si possono immaginare dalla descrizione del comportamento dello stesso, che viene definito colpevole della “attuazione e reiterazione (…) di comportamenti aggressivi e violenti verso di lei (la madre)”.

Sebbena anche la sentenza della Cassazione, che ribalta la decisione della Corte d’Appello, continui a parlare di “conflitto”, seppure grave, qui non ci troviamo di fronte ad un uomo “immaturo”, bensì ad un uomo violento.

Giova sottolineare che la Cassazione, in questo caso, riconosce il danno causato al minore dalla violenza assistita

considerato ancora che all’attuazione e la reiterazione da parte dello XXXXXX di comportamenti aggressivi e violenti nei confronti di lei conseguivano effetti destabilizzanti per l’equilibrio del figlio, vittima di c.d. violenza indiretta

e rimprovera alla precedente sentenza, che aveva rigettato la richiesta d’affido esclusivo alla madre,

l’assenza di specifica considerazione della tipologia e gravità della conflittualità esistente tra le parti e dei reati commessi dallo XXXXX in danno della XXXXX, inevitabilmente invece destinati a riflettersi negativamente anche su sentimenti ed equilibri affettivi, personali e familiari e sui rapporti interpersonali e, dunque, dotati di rilevante influenza sullo stabilimento del regime di affidamento più consono, anche in prospettiva, al figlio della coppia“.

Sebbene la sentenza parli ad un certo punto di “immaturità”

il Tribunale di Matera aveva ritenuto che la situazione di grave conflitto che era sfociata in una sentenza di applicazione della pena a carico dello XXXXX (il padre) per reati che vedevano la XXXXX (la madre) quale parte offesa, fosse sintomatica della ‘scarsa maturità genitoriale’ dell’uomo”

qui si parla di uomo privo delle competenze genitoriali necessarie ad affrontare “quelle maggiori responsabilità che l’affido condiviso comporta” non perché “immaturo” nel senso di bambinone che mette a soqquadro la casa (come potrebbe sembrare dai titoli succitati), ma perché violento.

Che un uomo violento verso la madre di suo figlio possa essere definito come portatore di una “scarsa maturità genitoriale“, ovvero non sia dotato di quelle competenze necessarie ad un genitore, è tutta un’altra cosa.

Il grande valore di questa sentenza sta nel riconoscimento del danno causato al minore dalla violenza assistita e nel riconoscimento del fatto che un uomo violento, seppure non direttamente violento verso i propri figli, non possa essere considerato un genitore titolare di competenze genitoriali sufficienti a garantirgli un affido condiviso, perché di fronte alla violenza è compromessa

ogni possibilità (…) di collaborare e condividere i compiti di cura e di educazione del figlio“.

Certo, avrebbero potuto evitare di parlare di “conflittualità” e magari nominare la violenza, ma rispetto ad altre sentenze, è già un passo avanti.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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7 risposte a Più che la violenza poté l’immaturità

  1. Morgaine le Fée ha detto:

    C’é da augurarsi che questa sentenza diventi un precedente giuridico per le successive, in casi simili.

    • Difficile, se chi si occupa di comunicazione non ha recepito il messaggio…
      E’ inquietante come tutti si siano concentrati sul termine “immaturità”, che decontestualizzato ha l’effetto di minimizzare la violenza.

  2. IDA ha detto:

    Pur di non usare il vocabolo “violenza” , ci siamo inventati l’immaturità. Molti uomini non sarebbero violenti ma degli immaturi. “Affido esclusivo alla madre se il padre è un violento”. No non si può dire, sta meglio dire “Affido esclusivo alla madre se il padre è un immaturo”. Si minimizza il tutto con un giudizio morale, perché non penso che sia stato riconosciuto giuridicamente immaturo. Io l’avevo sempre sostenuto che molti uomini sono degli immaturi, ma non l’avevo ancora collegato con la violenza.
    A parte tutto, credo che sia importante anche questo passo della sentenza:
    “In particolare si rivela sostanzialmente travisato l’interesse superiore del minore, cui come noto occorre dare preminenza, la cui portata deve essere intesa come non limitata all’intuibile o comprensibile desiderio del bambino di mantenere la bigenitorialità, ma in funzione del soddisfacimento delle sue oggettive, fondamentali ed imprescindibili esigenze di cura, mantenimento, educazione, istruzione, assistenza morale, e della sua sana ed equilibrata crescita psicologica, morale e materiale.”
    http://news.avvocatoandreani.it/articoli/cassazione-civile-sez-sentenza-18559-del-22-09-2016-103250.html

    • C’è un pregiudizio, a mio avviso, nei confronti dell’affido esclusivo ad un genitore: che questa modalità precluda il contatto figlio-genitore non affidatario.
      Affido esclusivo non significa che uno dei genitori è eliminato dalla vita dei suoi figli e ogni relazione affettiva debba essere troncata di netto.
      L’art. 155 bis, in tema di affidamento esclusivo, stabilisce che “il giudice, se accoglie la domanda, dispone l’affidamento esclusivo, facendo salvo, per quanto possibile il diritto del minore riconosciuto ai sensi del primo comma dell’art. 155 cc”, vale a dire il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione ed istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.
      Il legislatore, inoltre, non precisa come deve essere regolato l’affidamento esclusivo, come deve avere luogo il mantenimento, il diritto di visita, l’assegnazione della casa coniugale. È il giudice a doverlo stabilire.
      Il giudice dovrà, a seconda del caso, indicare le modalità e la frequenza del diritto di visita del genitore non affidatario. E, se necessario per l’interesse e la salute psicofisica del minore, potrà adoperare alcune cautele, quali ad esempio la presenza di un operatore dei Servizi Sociali durante gli incontri tra il genitore e il figlio minore.
      Quanto, infine, alle decisioni di maggiore interesse per la vita del figlio, la legge non precisa se queste debbano essere assunte di comune accordo da entrambi i coniugi anche nell’ipotesi di affido esclusivo, lasciando al Giudice il potere di valutare caso per caso.
      Tuttavia, l’orientamento dei giudici sembra essere favorevole al principio secondo cui il genitore non affidatario non debba essere del tutto estromesso da tali decisioni; egli comunque mantiene un potere/dovere di vigilanza e controllo e può ricorrere al giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse.
      L’affido esclusivo serve ad evitare situazioni come queste: http://ilmattino.it/salerno/moglie_marito_violento_battipaglia-1997801.html
      E naturalmente, per garantire l’incolumità della vittima di violenza: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/05/23/se-si-tutela-la-madre-si-tutela-anche-il-figlio/
      https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/07/11/violenza-e-affidamento-ii-parte/
      https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/08/04/cronaca-di-una-morta-annunciata-e-la-a-di-morta-non-e-un-refuso/

      • IDA ha detto:

        Il caso di Battipaglia, che hai linkato, conferma certi mie dubbi sulla bigenitorietà. Dopo separati uno può tornare anche a trecento chilometri di distanza. E chi decide poi a quale scuola iscrivere il figlio da quale pediatra mandarlo? E l’altro elemento importante, è che occorre un continuo contatto e collaborazione con l’ex coniuge. Io non ho avuto questa esperienza, quando mi sono separata i miei figli erano già grandi, ma quella di avere uno stretto contatto con il mio ex coniuge, per me sarebbe stato cosa inaccettabile.

  3. ulistef ha detto:

    E’ vero che il termine “immaturità” può sembrare alle persone un concetto di minor gravità rispetto a “violenza”,
    ma, secondo me, è ben più grave.
    La “violenza” non è che uno, purtroppo, degli aspetti negativi che derivano dall’essere immaturo.
    E’ sufficiente rileggere la definizione che hai dato: “Che non ha il senso di responsabilità, la capacità di giudizio e di autocontrollo considerati propri della persona adulta”.
    A seconda del grado di immaturità si puo’ arrivare all’interdizione/inabilitazione.

    • “La “violenza” non è che uno, purtroppo, degli aspetti negativi che derivano dall’essere immaturo”.
      Non sono d’accordo. Non sempre almeno. Perché vedi, se una persona mancasse di autocontrollo e della capacità di gestire i conflitti senza prevaricare l’altro per mezzo della violenza, questa sua deficienza si rivelerebbe anche in altri luoghi, oltre che all’interno di una relazione sentimentale.
      Spesso e volentieri gli uomini violenti sono uomini che all’esterno appaiono più che maturi, perfettamente in grado di relazionarsi con altri adulti da pari da pari, nel rispetto della loro integrità fisica, psicologica ed emotiva.
      Quando la violenza è lo strumento utilizzato esclusivamente nella gestione di una relazione e non in tutte le altre, non si può parlare di mancanza di autocontrollo, quanto piuttosto di una scelta consapevole…
      Non risulta, dalla sentenza, che oltre al comportamento aggressivo e violento verso la madre di suo figlio, quest’uomo avesse dato segno di non saper gestire l’ira in altri contesti.

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