Lunàdigas

Sabato 8 ottobre alle 21,30, nella Sala Greenhouse dell’Unicredit Pavilion, avrà luogo l’anteprima del docu-film “Lunàdigas”, in concorso alla seconda edizione del festival internazionale Visioni dal Mondo – Immagini della realtà, nato con l’obiettivo di valorizzare e promuovere la produzione, la diffusione, la conoscenza e la fruizione del cinema documentario italiano e internazionale.

Lunàdigas è una parola sarda usata dai pastori per descrivere le pecore che non si riproducono, pur essendo fertili, ed è stata scelta dalle due registe ed autrici del progetto, Marilisa Piga e Nicoletta Nesler, per dare un nome nuovo e sintetico ad una condizione  che è solitamente descritta per mezzo di una negazione (non-madre) o di espressioni che suggeriscono una condizione caratterizzata dalla privazione e dall’assenza (senza figli).

In una società come la nostra, nella quale il Ministero della Salute ha lanciato una campagna mirata a “operare un capovolgimento della mentalità corrente volto a rileggere la Fertilità come bisogno essenziale non solo della coppia ma dell’intera società, promuovendo un rinnovamento culturale in tema di procreazione” e a “scoprire il Prestigio della Maternità”, sulla scelta di essere donna senza essere madre pesano il pregiudizio e uno stigma sociale che non si possono negare, soprattutto di fronte ad una parola come “prestigio“, che relega le non-madri in una posizione priva di quella “alta reputazione” e autorevolezza che verrebbe conferita alle donne dal merito di aver procreato.

Se la fecondità è un “bene comune”, come recitava una delle discusse cartoline divulgate in occasione del fertility day, quelle donne fertili che ignorano il ticchettio del famigerato orologio biologico non possono che essere delle egoiste sorde alle istanze di una società che “ha bisogno” di loro per la sopravvivenza della specie.

Non essere madre, quindi, significa per molte (e per molti) non essere una donna completa, non portare a termine il proprio “compito” biologico, nella convizione diffusa che esista in ogni donna un’innata propensione alla maternità e che l’emancipazione femminile non abbia fatto altro che allontanare le donne da una “natura” che le ha create per essere l’accogliente ed accudente culla della vita.

Lunàdigas ci racconta un’altra storia: la storia di donne che sentono di non essersi negate nulla, che non sono né infelici né tantomeno egoiste.

Una storia che dovremmo tutte ascoltare, perché è urgente, in questo momento storico di aspre battaglie condotte sul corpo delle donne, riaprire una seria riflessione sulla libertà di essere o non essere madri.

Per approfondire:

Il sito del progetto Lunàdigas

La pagina facebook dell’evento

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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60 risposte a Lunàdigas

  1. Paolo ha detto:

    c’è chi vuole figli e chi non ne vuole. entrambi i desideri vanno rispettati

  2. Vale ha detto:

    1) Ti amo. Sappilo.
    2) Non se ne può più: siamo 7 dannatissimi miliardi. Questo pianeta è saturo da un pezzo, siamo un virus che assorbe Ossigeno e risorse e si limita a sciupare tutto ciò che c’è in giro. Il primo pensiero di OGNI stato al mondo dovrebbe essere quello di promuovere campagne di sensibilizzazione sull’argomento, distribuire anticoncezionali gratis e dare bonus a chi NON figlia. Altro che discorsi da ventennio tipo “la razza italiana sta sparendo, figliamo più degli stranieri, hop, hop, hop!”
    3) Per quanto sopra, in realtà i veri egoisti, al più, sono gli individui che figliano. Ho sentito i dibattiti più strani, ma il tutto si riduce al mero “VOGLIO dei figli perché ce li hanno tutti e li voglio pure io/sembrano un bel giocattolo, mi vedo tipo casa delle bambole (poi sbolognano i pargoli a CHIUNQUE pur di non averli fra i piedi… posso portare migliaia di casi al mio carnet)/eh,a quest’età devi fare figli, sennò che fai?/mi serve qualcuno che si occupi di me quando divento vecchio/devo assicurare al mondo la presenza del mio interessantissimo DNA, manco fosse il DNA migliore dell’universo e io fossi più importante di qualsiasi essere umano al mondo”. Io tutti ‘sti motivi ALTRUISTICI non ce li vedo. (Poi, se succede una separazione o un divorzio, dei figli chi se ne frega, manco gli pagano gli alimenti, ma vabbé…)
    4) Non si capisce perché i figli li fanno solo le madri. Agli uomini single non vanno mai a fare la manfrina che dovrebbero procreare e che la loro vita sarà triste e vuota senza marmocchi urlanti.
    5) Sono francamente STUFA di tutti i cretini e, mi duole dirlo, per lo più le cretine che devono venire a farti la ramanzina perché non vuoi figli. Sono fermamente convinta che lo facciano perché loro hanno figliato per dovere sociale, se ne sono pentite, e si sentirebbero meglio a vedere altra gente che si rovina la vita così (mal comune…). O, per dirla in modo divertente e sottolineare, al contempo, che non ne sono convinta solo io: http://theoatmeal.com/comics/kids
    6) Aggiungo una nota personale: se avessi voluto rovinarmi la vita con cosi urlanti e moccolosi, me ne sarei fatto uno. Non l’ho fatto? Non propinatevi il vostro! Questo in risposta a tutti quei genitori adoranti che non vedono l’ora di tessere le lodi della propria prole, salvo sbolognarli a CHIUNQUE pur di liberarsene per 5 minuti. Per ridere: https://www.youtube.com/watch?v=oZQYszUep4s

    E scusa l’acredine, ma sono francamente stufa! Non ho figli, non sopporto i bambini, oserei dire che mi fanno pure un po’ schifo, ve li siete fatti? Godeteveli. Io non vi dico nulla se procreate (nonostante la sovrappopolazione me lo permetterebbe), voi non svangate l’anima a me, sia con le ramanzine, sia propinandomi i vostri figli che non volete fra i piedi (e figuriamoci io).
    E potrei continuare!

    • Paolo ha detto:

      “Io non vi dico nulla se procreate”

      con questo post però lo hai fatto: hai detto che sono egoisti, danneggiano un mondo già sovrappopolato e sono incoerenti perchè non vogliono stare 24 ore su 24 con i pargoli (amare i propri figli non significa starci assieme tutto il giorno e poi non si era detto che la famiglia non è solo e soltanto papà e mammà? E allora che male c’è a sbolognare temporaneamente i figli ad altre persone se queste persone se ne prendono cura come noi? Anche i genitori migliori del mondo hanno impegni o semplicemente vogliono.prendersi del tempo per se stessi. Un genitore appiccicoso fa danni quanto uno assente).
      Per essere lasciati in pace bisogna lasciare in pace. E non esiste un motivo razionale per volere dei figli o non volerne quindi è del tutto inutile chiedere a qualcuno perchè vuoi dei figli, è come chiedere perchè ti sei innamorato di quella persona. Se provi a dare risposte razionali a queste domande escono fuori delle cavolate immense. Sarebbe meglio non giudicare le scelte altrui

      • Vale ha detto:

        Giuro, lo stavo aspettando al varco! Sapevo che avrebbe detto una marea di cagate e non vedevo l’ora di rispondergli ^^
        1) con questo post però lo hai fatto
        non mi pare di aver fermato una madre a caso per strada e iniziato con la mia pappardella (cosa che invece fanno con me EMERITE/I SCONOSCIUTE/I così, pour parler). Qui si analizza un fenomeno ed essendo io una scienziata, non posso fare a meno di riportare i dati scientifici. C’è la sovrappopolazione, le risorse sono un problema da molti anni, l’Occidente consuma n volte più risorse del resto del mondo (che a malapena sopravvive), fare figli è l’ultima cosa sensata se vogliamo che la specie umana continui a esistere. Ma se ti dà fastidio io lo dica, se vuoi mento! [sarcasmo]
        2) amare i propri figli non significa starci assieme tutto il giorno
        amare i figli non significa metterli al mondo, sbolognarli ai nonni tutta la settimana perché lavori e, il sab e la dom, quando sei a casa, sbolognarli ai nonni comunque perché preferisci fare altro che averli fra i piedi. E ho visto con questi occhi nonne disperate che sono andate a confessarsi perché quando la figlia ha detto che arrivava un altro nipotino (oh, non te ne bastava uno?), non sono state felici, ma hanno pensato “oddìo, come faccio con un altro bambino piccolo in casa, ché ho problemi di salute?”. È giusto questo? O è solo egoismo dei genitori, del “voglio un bambino, senza la responsabilità di crescerlo”? E non ho sentito un caso solo. A) se vuoi un figlio, fai dei SACRIFICI per starci dietro. Se in settimana posso capire, ché lavori, il weekend è tuo. Ci riuscivano i miei, che non facevano un lavoro dalle 8 alle 17, può riuscirci chiunque. B) Un adulto si suppone sia responsabile: prima di mettere in cantiere un pargolo, ti fai due conti se riesci a starci dietro, sennò fai a meno di farlo. Altrimenti il genitore non è né più, né meno di un gatto che fa 8 cuccioli a bordo strada e poi, se vengono investiti, amen. Credevo gli esseri umani si fregiassero di essere un po’ più elevati…
        Esempi più terra terra? Il ristorante che non accetta più bambini ha raddoppiato gli affari. Io sono stufa che ogni volta che sono fuori a cena devo litigare con genitori mostruosi che lasciano scorrazzare i bambini per tutto il locale facendo DANNI. Una volta un bambino è venuto al nostro tavolo, ha preso il piatto col dolce che il cameriere mi aveva appena servito, ha messo le mani dentro e se lo è mangiato. Io così O.O i genitori al tavolo che ridevano della scena. E io non devo alzarmi e prendere a calci i genitori? Te lo sei fatto, o lo tieni al tavolo senza che disturbi tutti (come riuscivo io a stare seduta due ore senza rompere, può riuscirsi chiunque), o se non lo sai gestire non lo porti al ristorante finché non è abbastanza grande. Ah, questi erano bambini di 10 anni buoni. Non tutti sono in grado di fare i genitori, sfatiamo questo mito una volta per tutte. Se non li sai crescere, non farli.
        3) Sarebbe meglio non giudicare le scelte altrui
        bravo. Vallo a dire al 99% del mondo che giudica chi NON fa figli. 😉

      • “amare i figli non significa metterli al mondo, sbolognarli ai nonni tutta la settimana perché lavori”
        Parecchio tempo fa ero ad una cena e seduta di fronte a me c’era la moglie di un facoltoso dentista (mega appartamento in centro, villa al mare, ecc.), che ad un certo punto disse: “non capisco proprio queste donne che vogliono lavorare: perché non stanno a casa ad occuparsi dei figli?
        Prima ancora di addentrarmi nel discorso di genere (perché solo le donne devono stare a casa ad occuparsi dei figli?), vorrei far notare a te – come feci notare alla signora – che la stragrande maggioranza delle famiglie non sopravviverebbe con un reddito soltanto, che la gente non va a lavorare “per sbolognare i figli”, ma per pagare le bollette, per fare la spesa, per pagare i libri di scuola, per comprare vestiti, scarpe, per offrire ai propri figli la possibilità di suonare uno strumento, andare in bici, imparare a danzare o tirare di scherma… Io non generalizzerei in questo modo.

      • Paolo ha detto:

        sui bambini maleducati e i loro genitori la penso peggio di te.
        Facevo solo notare la contraddizione che c’è tra dire “non giudico le madri” e poi giudicarle.
        E io eviterei anche le diatribe per stabilire se la società giudica negativamente di più le madri o di più le childfree. Credo che ogni donna: madre, childfree, grassa,magra, morigerata o libertina, casalinga o lavoratrice, sentimentale o fredda, giovane o vecchia, single o no, abbia subito qualche giudizio negativo, inopportuno e non richieso nella sua vita. il problema è questo

      • Vale ha detto:

        Non scordare il resto di quella frase in cui parlo dei weekend 😉
        Il punto non è trovare a chi lasciarli quando non si può tenerli, ma lasciarli in giro anche quando si ha tempo. Come dicevo, i miei lavoravano più di 8 ore ogni giorno, ma nei weekend stavano con me, non mi sbolognavano in giro perché è più comodo!
        Penso che quei genitori che non sono disposti a sacrificare nemmeno un po’ di tempo libero per i figli dovrebbero, semplicemente, ammetterlo e non figliare.

      • Quello che volevo dire è che se concepire un figlio non rende automaticamente una persona generosa e altruista, non la rende neanche automaticamente egoista. .

      • Vale ha detto:

        Io invece intendevo “PRIMA di fare un figlio, fatevi due conti. Se capite che non avete voglia di rinunciare a nulla di quello che era la vostra vita prima (uscite, tempo libero, relax, ecc, cosa che, premetto, è sacrosanta), allora evitate di farlo, perché i bambini richiedono tempo e attenzioni”. Invece molte persone li fanno, si rendono conto DOPO che non hanno voglia di dedicare loro nemmeno 5 minuti del loro tempo (appunto, non per questioni lavorative), con ovvie ripercussioni sui pargoli… e per di più vengono a puntare il dito contro chi non figlia, accusandoli di essere egoisti!
        Ecco, *questo* mi manda in bestia.

    • IDA ha detto:

      Quando ero ragazza, l’Italia aveva un TFT (tasso fecondità totale) superiore a 3 e ci dicevano che era da paesi da terzo mondo, un paese civile e industrializzato deve avere un TFT uguale a 2. Donne Italiane smettete di fare figli ci fate fare una brutta figura nei confronti del resto del mondo, già con le guerre almeno con le nascite. Io gli ho presi sul serio e ho fatto due figli, uno per genere per non fare discriminazioni. Razza italiana sta sparendo? Siamo 60 milioni sul patrio suolo terraqueo di cui i confini dio stabilì a sua insaputa. E 60 milioni nel mondo, ci si dimentica troppo alla svelta che noi italiani abbiamo rotto i coglioni a tutti, non esiste paese nel mondo dove non ci sia una comunità italiana. Se rimanevano tutti in Italia immaginati un pò trovare un parcheggio. Il patrimonio genetico italiano è di suo un crogiuolo genetico di tutta l’umanità. Greci, etruschi, latini, sabini, celti, arabi, normanni, senza dimenticare Annibale che oltre 2000 anni fa, attraversò l’italia dalle alpi alla Calabria, si incontrò con Publio Sempronio Tuditano nella famosa battaglia di Crotone, a base di “sardelle” e “rosamarina di triglie” bagnate con il Cirò Rosso e Cirò Bianco. Il rosso è prodotto dal vitigno Gaglioppo, antico vitigno ellenico delle colonie greche, quelle della magna grecia e a quanto pare bevevano pure. Il bianco dal Greco Bianco, antichissimo vitigno di origine incerta, probabilmente proveniente dall’anatolia. Comunque la battaglia fu di esito incerto, e Annibale ritorno in africa, dopo più di venti anni, il conto da pagare e figli in tutta la penisola.
      Ritorniamo al TFT in italia è 1,38, il paese con il TFT più alto è la Francia con 2,10.
      Il Vaticano ha un TFT pari a 0.004, e nessuno dice nulla, dovrebbero iniziare loro a fare figli. Quando avevo i figli piccoli abitavo in una cittadina di 50 mila abitanti e un asilo nido, con una lista lunga che sarebbe toccato il posto solo l’età dell’università. Mia figlia adesso lavora e abita in Francia in un paese di 15 mila abitanti e 7 scuole pubbliche per l’infanzia, (0-6). La Francia in questo caso, smentisce tutti i luoghi comuni dei sostenitori della famiglia tradizionale, che vuole il matrimonio la donna a casa a curare i figli. In Italia solo il 20% delle madri con figli inferiori a 2 anni, lavorano, in Francia 60%. In Italia il 22% delle madri occupare prima della gravidanza, non lo sono più dopo due anni dalla nascita del figlio. In Francia 2%. In italia più del 70% dei figli nascono all’interno del matrimonio, in Francia più del 50% dei figli nascono fuori dal matrimonio.
      http://www.istat.it/it/files/2015/02/Avere_Figli.pdf?title=Avere+figli+in+Italia+negli+anni+2000+-+02%2Ffeb%2F2015+-+Volume.pdf
      Al di la delle scelte personali, perché in italia una donna deve fare figli? Se vuol dire, perdere il lavoro, o perché licenziata o perché deve rinunciare al lavoro per seguire i figli, dovuto all’assenza di strutture pubbliche e della scarsa collaborazione del padre. Senza dimenticare che un figlio, nel 2015 è costato in media 800 euro in più di quello che costava nel 2012 e gli stipendi sono fermi al 2008, per chi ce l’ha ancora, lo stipendio.
      L‘altro problema che affronti, quello che la specie umana che ha parassitato il pianeta e lo sta distruggendo, sono perfettamente d’accordo siamo 7 miliardi e non c’è bisogno di nuove nascite, e pensare che 80 mila anni fa, la specie umana, (homo sapiens sapiens) ha rischiato l’estinzione.
      https://oggiscienza.it/2016/10/04/homo-sapiens-evoluzione-claudio-tuniz/

      • Vale ha detto:

        Ida, a parte i problemi più squisitamente scientifici (oh, deformazione professionale, non posso fare a meno di considerarli), io penso che ognuno dovrebbe fare ciò che preferisce NEL RISPETTO DEGLI ALTRI.
        Vuoi fare figli? Sarebbe carino che lo stato si ricordasse che i figli si fanno in due (congedo di paternità anyone?) e che servono strutture per farli.
        Non vuoi? Sarebbe carino che lo stato si ricordasse che pure chi non figlia ha diritti (sgravi a chi figlia e a chi non figlia [magari perché gli stipendi sono fermi dal 2008!] no?) e che la società dovrebbe smetterla di discriminarli (ex stupido:una mia amica commessa deve sempre fare le chiusure perché “eh, ma le altre hanno i figli, le facciamo tornare a casa prima così stanno coi pargoli” e la mia amica, giustamente “E mica gliel’ho detto io di fare figli, o io, perché non li ho, ho qualche vantaggio di altro tipo, magari un bonus a fine mese, quindi perché i turni devono sempre ritorcersi su di me?”. E ha ragione da vendere)

        Per quanto mi riguarda, mi basterebbero due cose:
        1) smettere di dovermi sorbire manfrine da emeriti sconosciuti/e sul perché io dovrei figliare (manco mi conoscono, ma sanno meglio di me ciò che è bene per la mia vita)
        2) un po’ di educazione in questi pargoli altrui. Io ero una bambina educata, non pretendo dagli altri più di quanto facevo io. Non capisco perché ora ci sono unni ovunque e, quando fai rimostranze per un evidente danno (anche monetario, tipo quando ti rompono/sporcano qualcosa), non solo non si scusa nessuno, ma ti senti pure redarguire con le tipiche frasi idiote del “non puoi capire, perché non hai figli” e “sono solo bambini”.
        Il bambino mi ha macchiato un cappotto nuovo che costava un botto. O paghi, o il bambino lo seziono e mi rifaccio del danno vendedogli gli organi ¬_¬

        Sì, Paolo, è ironia, stai calmo.

      • IDA ha detto:

        Si ho capito quello che dici. La tua amica penso anche io che abbia ragione. Ora io certe cose non le ho vissute sulla mia pelle, perché ho avuto figli da giovane, e nessuno si aspettava che potessi fare figli, quindi non me lo chiedevano nemmeno. Esiste effettivamente questa divisione tra donne con figli e quelle senza figli, quelle senza figli sono considerate donne mancate e quindi, devono essere incoraggiate a figliare, senza curarsi nemmeno della loro sensibilità o condizione. Una mia amica, vorrebbe avere figli, ma non può avere figli, e lei diceva che non può stare a spiegare a tutti, la sua condizione medico clinica, quindi li manda a fere in culo, con la speranza che prima o poi la smettano.
        Poi i figli si fanno in due, io ho avuto la fortuna che il padre dei miei figli è stato un padre molto presente con i figli, più di me, soprattutto quando erano piccoli. Ricordo per i compleanni, la casa si riempiva di bambini, il mio compagno organizzava tutto, faceva anche l’animatore, io facevo gli straordinari in ufficio, e facevo il giro lungo, per tornare a casa a festa finita. E questo però mi riempiva anche di sensi di colpa, perché non basta essere una madre ma bisogna anche essere una buona madre e io non mi sentivo una buona mare, perché pensavo di delegare troppo al padre, ma a pensarci oggi, non era vero, perché abbiamo diviso equamente i compiti e responsabilità.

      • Che essere madre comporti degli effettivi privilegi, io ho forti dubbi. Se nessuno può rimproverarle di non aver procreato, la donna che ha dei figli è il capro espiatorio per eccellenza, l’unica e la sola colpevole se quei figli fanno qualcosa che non va.
        Leggevo un articolo ieri: http://www.vanityfair.it/news/politica/16/10/09/donald-trump-donne-mamma-mary
        Trump è nell’occhio del ciclone per le sue affermazioni sulle donne e subito la stampa individua il responsabile. Si parla della cultura maschilista della donna oggetto? Delle figure maschili di riferimento alle quali Trump si è ispirato magari? No, certo che no. La colpevole è sua madre, una domestica immigrata negli USA che, neanche troppo sottilmente, ci viene descritta come una squallida arrampicatrice sociale: “Poi, attorno ai 30 anni, incontrò a una festa un rampante costruttore della città: tale Frederick Christ Trump. Fu amore, o comunque, fu un’unione. Nel 1936 Mary sposò Frederick e andò a vivere con lui nel Queens. Non fece più la domestica ma si limitò ad aiutare la domestica assunta da suo marito.”
        Immagino le approfondite ricerche che hanno preceduto questo articolo 😉
        La strategia migliore per mantenere il potere rimane sempre “divide et impera”…

      • IDA ha detto:

        Certo, non è solo il dividere ma i continui biasimi, e non sentirsi mai all’altezza, sentirsi inadeguati e sensi di colpa, aggrediscono l’autostima fino a giustificare la subordinazione.
        Inadeguata se il tuo corpo non corrisponde ai canoni stabiliti, se non sei madre, se sei madre. Dietro un uovo, c’è sempre una madre che cova, pensava Freud. Se uno diventa uno stupratore la colpa è della madre.

      • Paolo ha detto:

        più che “canoni” ci sono corpi maschili e femminili fisicamente più belli di altri in linea di massima ma va detto che tutti belli o no, possono piacersi e piacere a qualcuno e non vanno offesi

      • Vale ha detto:

        Riccio, che la colpa sia SEMPRE di una donna, è risaputo (!). E visto che tutti abbiamo una madre, c’è sempre almeno una donna da biasimare, qualunque nefandezza compia un uomo.
        Però, quando bisogna prendersela con le donne e basta, almeno le madri hanno la “qualità” di aver adempiuto al sacro ruolo di madre, per perpetrare la razza (se poi hanno partorito un maschio, sono state ancora più brave. Giuro, ho sentito anche questa).
        Non sono gli uomini idioti con cui me la prendo (ok, anche con loro!), ma soprattutto, come dicevo anche prima, con le donne idiote. Insomma, tu donna sai in che società vivi e ti adatti a questa cultura maschilista del picchio solo perché a puntare il dito contro le altre (che sono sempre tutte tr**), pensi di guadagnare punti agli occhi del maschietto di turno. Ho molte amiche che non vogliono figli e, raccogliendo una buona statistica, abbiamo scoperto che di solito sono le altre donne (madri) a farci le ramanzine sul perché non ne vogliamo. Diciamo che le non-madri ricevono anche questa ulteriore fetta di rimproveri. So che ci sono molte donne maschiliste, ma cavolo, che nervoso che mi fa! X-(

      • IDA ha detto:

        Il controllo delle donne, spesso è effettuato da altre donne. La mia nonna mi raccontava, che si era sposata di sabato, perché l’usanza voleva che la sposa, il mattino successivo alla prima notte, andasse a lavare il lenzuolo al lavatoio pubblico, che si trovava all’ingresso del paese. (1929) La domenica mattina non c’erano mai le donne a lavare i panni. Ma quella mattina era pieno di donne. In più il sangue presente sul lenzuolo era quello di un tordo morto, ma erano stati poco attenti, perché appena mette il lenzuolo in acqua, salgono a galla le piume del povero tordo.

  3. Nato Invisibile ha detto:

    Cara Riccio,
    tu sai quanto smisurato sia il mio amore per te! 🙂 Non conoscevo questo progetto, grazie per averlo condiviso. Il trailer trasmette grande serenità e mi ha messo di buonumore, così come mi carica di entusiasmo e orgoglio la partecipazione massiccia non solo sul web, ma fisicamente nelle piazze, di centomila donne in Polonia – secondo quanto recita Il Fatto – per rivendicare l’inalienabile diritto sul proprio corpo, e sulla propria identità di “donna”, indipendente e disgiunta dalla volontà di essere o non essere “madre”. Avrei marciato anche io, che madre sono, per rivendicare un diritto che noi italiane possiamo esercitare da quasi quarant’anni.

    Solo una riflessione mi duole in petto, e la condivido in questo spazio, sapendo di poter contare sulla sensibilità e l’empatia di chi questo blog lo gestisce, e lo frequenta. Approfitto della simpatia di Vale, che al punto 4 snocciola più o meno consapevolmente un’amara verità. Dice di non capire perché i figli li fanno solo le madri, e che le benedette ramanzine sulla nullità della vita senza figli siano destinate solo alle donne, non agli uomini. Molto vero. Dicevo che sono una mamma. Una mamma per scelta. Una mamma che ha potuto esercitare la scelta di avvalersi o non avvalersi della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. Come per ogni altra donna, le motivazioni personali sono molto complesse, mai facili. Così come le conseguenze di quella scelta, qualunque essa sia.
    Sono strabiliata: quante donne, madri e non madri, sono scese in piazza per rivendicare il diritto di scelta e di identità! Mi annichilisce questa lotta, mi rende sempre più invisibile, me assieme a mio figlio. Quando una donna che ha scelto di mettere al mondo un figlio in circostanze non facili, si trova a voler rivendicare il proprio diritto di essere madre, qualora questo diritto di essere madre “incolume” andasse a confliggere contro il diritto di un uomo che attenta a quella “incolumità”, come all’incolumità del bambino stesso, allora il diritto della donna ad essere anche madre, diritto che lei ha consapevolmente esercitato avvalendosi di non ricorrere alla 194, beh, quel diritto non è più inalienabile. Di alienato c’è molto altro.. E nessuno scende in piazza per questo. Già, quelle stesse donne cariche di risentimento quando si avvedono dell’imposizione ingiusta da parte dello Stato, l’imposizione di non poter più urlare che l’utero è mio e lo gestisco io.. quelle stesse donne sembrano non essere solidali ad altre donne che rivendicano il diritto di continuare ad essere madri anche in circostanze difficili, anzi, esasperanti. Non le ho viste in piazza quando il Ministero della Salute – oltre che il DSM V – ha disconosciuto la cosiddetta “alienazione parentale”, già da un bel po’, mentre nei Tribunali italiani si continua ad ignorare le disposizioni medico scientifiche, e si prova un gusto perverso a sgretolare le “mamme per scelta in situazioni difficili”. L’accanimento non è solo contro i bambini. L’accanimento più perverso è contro le donne. Madri che vengono snaturate della veste di donna, e bersagliate come novelle Giovanne d’Arco, infine arse al rogo, private della loro maternità, maternità vista come non come pericolosa in sé, ma come pericolosa verso i diritti del PADREterno. Già, perché non esiste la MADREterna, ricordatevelo, quando andate a marciare per rivendicare il diritto di non essere madri!

    La mia amarezza non vuole togliere nulla al progetto Lunadigas, anzi, andrò a vedere il film non appena in sala e spero di ridere un po’, di gioire per la possibilità che queste donne hanno di sentirsi realizzate, mentre a me, questa possibilità, è costantemente negata dal momento che ho deciso di procreare. Grazie Riccio, sempre. :-*

  4. Emanuele Di Felice ha detto:

    Sono fortunati gli uomini che non hanno nessun compito biologico da portare a termine, che possono essere ciò che vogliono… cioè realizzarsi solo nel lavoro.
    Quanto vale socialmente un uomo che non realizza il suo compito biologico di lavorare ? Vedi alla voce suicidi maschili.

    L’Italia è il paese più vecchio d’Europa, ma esiste lo stigma nei confronti delle donne non madri, davvero forte questo stigma, eh ? Ne conviene che, se non ci fosse questo stigma avremmo lo stesso tasso di fertilità del Vaticano.

    “il proprio “compito” biologico, nella convizione diffusa che esista in ogni donna un’innata propensione alla maternità ”
    Invece, il “compito” biologico che devono avere le donne è quello di essere uguali agli uomini quando conviene e diverse quando conviene.
    Libere di scegliere, proprio come non possono fare gli uomini.

    I vantaggi sociali che derivano dal fatto di avere il compito biologico di procreare non disturbano a nessuno: dove c’è il rischio fisico ci sono principalmente i senza-utero, perché gli uomini hanno un diverso e inferiore valore biologico rispetto alle donne.
    Come non disturbano le leggi cucite addosso alla diversità biologica femminile (che violano l’uguaglianza fra i sessi), come l’aborto e le tutele per le lavoratrici madri.

    A quando una seria riflessione sulla libertà di essere o non essere padri ?.

    • “Quanto vale socialmente un uomo che non realizza il suo compito biologico di lavorare?”
      Ma tu sai, Emanuele, cosa significa “biologico”? Significa “relativo agli organismi viventi e ai loro processi vitali”. Che intendi esattamente con “lavorare”? Ti sembra che trovare un impiego e guadagnare dei soldi possa essere oggetto di studio della biologia?
      Ti risulta che le donne non lavorino??? Allora leggi qui: http://www.unicef.org/media/media_92884.html
      E’ impossibile discutere con una persona che disconosce il significato delle parole che usa, Emanuele.

      • Valeria Palazzolo ha detto:

        La biologia non prevede nemmeno di passare del tempo a sentenziare su un computer. Hai mai visto una moffetta o un dugongo che scrive su una tastiera? E allora che fai qua? A raccogliere grano selvatico e cacciare, alla svelta. E a mani nude, mi raccomando.
        Se poi hai hai più di quarantacinque anni, dal punto di vista biologico, ti considero già estinto. La vita media dei nostri progenitori durava così: e non ho ragione di credere che tu, su questo, non sia d’accordo.

    • Morgaine le Fée ha detto:

      “dove c’è il rischio fisico ci sono principalmente i senza-utero”: possiamo metterla cosí: che le tutele ci sono principalmente durante i periodi della gestazione e dell’allattamento: questo non solo per proteggere la salute della donna, ma anche quella del bambino (particolare non trascurabile). La gestazione dura 8-9 mesi, l’allattamento facciamo altri 6. Moltiplicato per due figli fa circa 30 mesi: che sono una piccola percentuale dell’intera vita lavorativa (30-40 anni). Personalmente ho lavorato fino a 3 settimane dal parto, ho avuto fortuna perché non ho avuto particolari disturbi. Beh, ecco, l’unico “privilegio” consisteva nell’evitare di lavorare con solventi.
      Tutele per le lavoratrici madri al di fuori di gravidanza e allattamento: se i padri prendessero il congedo parentale nella stessa misura delle madri, ci sarebbero le stesse tutele anche per loro (impossibile? no: il mio compagno e io l’abbiamo fatto, 6-7 mesi a testa per figlio dopo la nascita. Non in italia peró, ma in Svezia). Ma questa é una questione di cultua paritaria, quella che gli MRA come te osteggiano apertamente.
      Libertá di essere padri? Non so com’é in italia, ma qui, se non sei sposato (se lo sei allora hai firmato un “contratto” ufficiale per un progetto mutualmente consenziente di vita comune) la paternitá viene riconosciuta solo se il padre va volontariamente dai servizi sociali e firma un foglio in cui dichiara di essere il padre e voler provvedere al mantenimento. Nessuno li tira per i capelli, eh.

      • Emanuele Di Felice ha detto:

        Proprio perché gli uomini sono biologicamente liberi dalla gravidanza e dall’ allattamento su di loro pesa il dovere sociale di lavorare, proprio perché gli uomini sono biologicamente meno importanti delle donne dove c’è il rischio e la fatica ci sono gli uomini, ieri e in maniera residuale oggi.
        La gravidanza per le donne ha dei svantaggi ma anche dei vantaggi sui quali si glissa per convenienza, ma, mentre si glissa sui vantaggi di avere l’utero nei fatti se ne raccolgono i vantaggi sociali.

        A di là della valutazione sociale delle paternità,la libertà maschile di essere o non essere padre è sottomessa alla volontà femminile, agli uomini possono essere imposte paternità non volute e negate paternità volute. Gli uomini in campo riproduttivo hanno solo doveri, non hanno e non avuto alcuni diritto.

        I congedi per le madri sono un diritto per le stesse e i congedi per i padri sono imposti o si vogliono imporre per l’interesse delle madri, per alleggerire i compiti materni.
        Diversi sono i congedati uno solo l’interesse ,quello materno.

      • “Gli uomini in campo riproduttivo hanno solo doveri, non hanno e non (hanno) avuto alcun(i) diritto.”
        Studiati un po’ di storia del diritto, caro Emanuele, e vatti a leggere cosa dicevano i nostri codici prima della riforma della famiglia, che – per la cronaca – è del ’75. Ti anticipo qualcosina: prima di quella data esisteva la “patria potestà”.
        Vai a studiare Emanuele, e solo dopo torna qui.

      • Paolo ha detto:

        De felice è un altro che ha l’invidia dell’utero. Senti De Felice, sono le donne che restano incinte quindi decidono loro se abortire o no, è giusto così, se non vuoi essere padre tromba col preservativo

      • Morgaine le Fée ha detto:

        Emanuele di felice, ma tu credi che il congedo di maternitá sia una specie di vacanza pagata? Hai provato ad avere figli neonati? hai la minima idea di cosa stai parlando??
        Fatteli te sei mesi in cui di giorno devi stare completamente dietro a un neonato tanto che é un lusso anche andare al cesso, e la notte te la fai uguale perché si svegliano ogni tot e magari anche con le coliche.
        E se i figli non li vuoi ti fai una vasectomia.

      • Vale ha detto:

        Tranquillo, Emanuele: ti assicuro che nessuna donna verrà mai a mettere il naso in caso tu voglia farti asportare la prostata o meno! Anzi, nessuna donna proporrà mai di imporre per legge una decisione sul tuo corpo che magari non condividi.
        Sei contento? Ora vai e continua pure a riflettere su cosa fare della tua propria prostata! ^^


        No, non sopporto i vittimisti. -_-‘ Alla faccia del millantato “maschio alfa”, più di piagnucolare per ogni cosa non fanno.

        >> Emanuele di felice, ma tu credi che il congedo di maternitá sia una specie di vacanza pagata?
        cito un mio collega, con un figlio di pochi mesi. “Guarda, non ho nulla da fare in questo periodo, ma resto qui almeno due ore in più, perché se arrivo a casa mia moglie mi dice ‘me lo sono sciroppato tutto il giorno [il pupo], adesso stacci dietro tu [mentre lei preparava la cena, per la cronaca]’ “. Ho detto tutto.

    • Morgaine le Fée ha detto:

      (continua, per Emanuele)
      Secondariamente, mentre piagnucoli sul “rischio fisico” a cui sono sottoposti gli uomini, dimentichi il rischio fisico, altrettanto concreto, della donna che affronta una gravidanza e un parto. Forse tu hai davanti soltanto quelle immagini da pubblicitá della donna in camicia da notte rosa che si accarezza il pancione, ma posso ricordarti che una gravidanza e un parto possono essere fatali o permanentemente invalidanti per la vita della donna. Diabete, incontinenza, eclampsia, emorragie, dolori alla schiena, lacerazioni varie, morte. Il minimo é che una societá civile cerchi di tutelare la vita anche della donna ( e non cercare nemmeno di metterla sul “nella preistoria, o epoca X a piacere, senza tutele sanitarie e sociali facevano figli lo stesso”, perché nei Paesi del terzo mondo senza sufficienti tutele sanitarie la mortalitá di madri e neonati é altissima).
      Ricordo inoltre che il diritto all’aborto é un miraggio in tantissime parti del mondo: col risultato che le donne devono ricorrere agli aborti clandestini, ad altissimo rischio medico e penale, o gravidanze indesiderate con figli nati in condizioni disagiate. In alcuni stati, perfino un aborto spontaneo fa nascere sospetti ed interrogazioni. Ci sono donne che sono state condannate a 20 anni di carcere per un aborto spontaneo. Risultato: se ti succede, eviti di andare dal ginecologo, col rischio di complicazioni anche fatali.
      (da tenere presente che almeno il 30% delle donne che hanno iniziato una gravidanza ha poi avuto un aborto spontaneo.
      Quindi, ancora una volta, prima di fare tanto la vittima cerca di informarti.

    • IDA ha detto:

      I suicidi. Validi per tutte le stagioni, da usare sempre come un vestito nuovo, come gli incidenti sul lavoro. La sociologia e l’antropologia ci spiega molte cose del perché i suicidi sono maggiori tra gli uomini e i tentati suicidi tra le donne, ma considerate la sociologia e l’antropologia come scienze femministe quindi lasciamole perdere. I numeri ci dicono, che
      Il 25% del totale dei suicidi uomini e donne sono pensionati.
      Il 35% del totale dei suicidi uomini e donne hanno come movente la malattia o inabilità.
      Condizione professionale, quello che dici: quanto vale un uomo che non realizza il suo compito sociale, e non biologico, un compito sociale che è stato stabilito dagli uomini e non dalle donne nel corso dei millenni. Ma vediamo oggi: Condizione professionale inattivo, in cerca di nuovo lavoro o primo lavoro. Suicidi, U=317, D=287. Tentati suicidi; U=418, D=563. Questa pressione sociale oggi si ritrova sia sugli uomini che sulle donne, se si sommano suicidi e tentati suicidi sono più le donne che gli uomini. Quindi se vado a vedere i suicidi cosa vedo? Per non parlare dei separati, che citate sempre i numeri a caso. Vedere istat.
      La tutela delle lavoratrici madri, non riguarda il padre? In Svezia il 90% dei padri si prendono la paternità, in italia il 7%. Mi dirai per forza loro hanno 5 mesi al 100% in Italia è al 60%. E solo per tre mesi. Nessuno regala nulla, forse in Svezia i padri ci credono alla paternità e hanno lottato per avere questi diritti uguali alla donna e non come in italia che si usa la paternità come pretesto e si fa le vittime e si fanno le battaglie per togliere i diritti alle donne e non per averli anche per gli uomini?
      Ma sappiamo che per le donne i diritti sono dei privilegi e dei soprusi a danno del povero maschio. Per l’uomo sono naturali biologici, divini, inalienabili…….

      • Vale ha detto:

        >> La sociologia e l’antropologia ci spiega molte cose del perché i suicidi sono maggiori tra gli uomini e i tentati suicidi tra le donne
        Io invece sarei interessata. Se ti avanzano 5 min, mi potresti spiegare questa cosa? O, se preferisci, ti lascio un contatto email…


      • “The three most destructive words that every man receives when he’s a boy is when he’s told to ‘be a man,’” —Joe Ehrmann

      • IDA ha detto:

        Parte 1
        La violenza, in ogni sua forma, suicidio e omicidio, è sempre legata ad un contesto culturale, sociale e istituzionale, all’individuo e alla società artificiale, e non all’individuo e le sue origini naturali, come i signori mascoli pensano. Il motivo perché gli uomini si suicidano di più, va ricercato nel ruolo, nella pressione sociale che è maggiore di quella delle donne, anche perché occupano un maggiore spazio pubblico. Come si può vedere negli ultimi dati, con l’aumentare il numero di donne che occupano lo spazio pubblico, e il desiderio di un’indipendenza economica -lavoro- le relative ambizioni professionali e sociali e riconoscimento sociale, a fatto si che i suicidi delle donne per motivi di inattività o assenza di lavoro sono più o meno uguali a quelli degli uomini. Cosa impensabile cinquanta anni fa, quando ancora il mondo della donna era nel privato, la donna si realizzava nella famiglia, il marito e appunto per rimanere nel tema con i figli. Al massimo si sacrificava per la carriera del marito e dei figli. Il ruolo della donna è sempre stato quello di accettare, sopportare e servire. Condizioni di accettazione e sopportazione, nel ruolo delle donne sono riconosciute socialmente, tipo la casalinga e la prostituzione, soprattutto nella prostituzione, le condizioni che sono costrette ad accettare le donne gli uomini non le sopporterebbero. Non a caso nella prostituzione maschile i suicidi sono elevati se rapportati a quella femminile. Anche tra i gigolo e le escort che sono le categorie più “privilegiate” che guadagnano molto e lavorano poco, gli uomini si suicidano di più.
        Poi la teoria dei ruoli che concepisce la mascolinità come un insieme di schemi sociali rigidi, norme e aspettative sociali, che sono originati dal bisogno di una società gerarchica. il sistema sociale in cui il maschio appartiene, determina la sua personalità, la sua esperienza e il suo potere, nelle relazioni con gli altri uomini e donne. Una visione socio-politica, che concepisce la mascolinità come una insieme di abitudini comportamenti, che dipendono dal tipo di posizionamento nelle strutture sociali. Gli uomini assumono quei comportamenti e quei atteggiamenti, che consentono loro di avere il massimo delle ricompense sociali e dell’autostima personale. Si può riassumere il tutto in 4 imperativi:
        1-Chiara differenziazione dalle donne, l’uomo deve rifiutare ogni cosa associata alla femminilità. 2- La volontà di superare gli altri, forti e aggressivi. 3- Indipendenza e autodeterminazione, devono preoccuparsi del lavoro e raggiungere il successo e prestigio sociale. 4-Essere più potenti degli altri, negare la propria vulnerabilità e impassibili emotivamente. Le differenze sono spiegate come fallimento di apprendere ruolo sociale, quindi meno uomo. Basta considerati come vengono chiamati alcuni uomini considerati “zerbini” dei deboli dei traditori del genere maschile.
        E qui entra in ballo anche un altro concetto, la virilità. Virilità; termine senza corrispettivo femminile: femminilità corrisponde infatti a mascolinità, e solo per gli uomini sembra esistere questa specie di superlativo identitario di genere. Essendo destinati al dominio, gli uomini devono incessantemente corrispondere a un profilo identitario che a quel dominio è politicamente funzionale. Struttura, gerarchia e dominio di cui anche gli uomini sono vittime ma create da loro stessi. È quello che permette a tutti gli uomini di beneficiare della subordinazione della donna.

      • Paolo ha detto:

        devo essere un pessimo “mascolo” dato che non ho un lavoro, vivo in casa coi miei e non ho una gran voglia di trovarmi un lavoro, non mi impegno come dovrei, sono sfiduciato e anche pigro (quindi di indipendenza e carriera non me ne può fregar di meno), però sono ateo e individualista quindi può darsi che quando sarò povero in canna e solo al mondo mi ammazzerò certo a differenza dei veri mascoli non ho armi da fuoco e non sento il bisogno di averle quindi mi avvelenerò come le donne.
        Attenta Ida che sta storia che le donne hanno iniziato a suicidarsi di più “grazie” all’indipendenza economica (e alla ricerca della stessa) rischia di dar ragione agli anti-femministi, già me li sento “avete visto che fare la stessa vita di un uomo non conviene?” Sto scherzando, l’emancipazione è giustissima, e secondo me una persona adulta ha pieno diritto anche di togliersi la vita

      • IDA ha detto:

        Emancipazione vuol dire, elevarsi da uno stato di dipendenza e di assoggettamento ad uno stato di indipendenza. Da una condizione di minore ad adulto. Essere adulti e indipendenti comporta delle responsabilità e dei rischi.

      • IDA ha detto:

        Parte 2
        Perché ci si suicida? Il codice biologico vieta di uccidere dentro la propria specie, pure se stessi. Se fosse permesso il suicidio la specie si estingue. Il fatto che l’uomo possiede un codice genetico come tutti gli altri animali, ma è riuscito ad avere un equipaggiamento culturale superiore a tutti gli animali. Nel codice genetico c’è, il divieto di uccidere esseri della stessa specie e se stessi, ma non il divieto di uccidere altri esseri di specie diversa. Gli esseri umani hanno ottenuto la licenza di uccidere altri esseri umani dal momento che non li considera della stessa specie. Il potenziale suicida si percepisce diverso, un non uomo, soffre la perdita della sua qualità sociale. La de-umanizzazione, dell’altro o di se stessi. Qui si dovrebbe parlare anche di femminicidio, ma passiamo oltre.
        In sintesi: Socialmente il suicidio è direttamente proporzionale al grado di isolamento di un individuo alla vita collettiva. Le donne hanno iniziato negli ultimi anni, ha occupare uno spazio pubblico. È stato notato che si suicidano poco quelli che fanno parte di gruppi compatti e solidali, tipo gli ebrei, invece è stato notato l’alto numero di suicidi tra i protestanti, gli atei, gli individualisti e i competitivi. In molte religioni è un tabù ed è condannato, tipo in quella cattolica e questo limita i suicidi tra i fedeli. Tutto questo grossolanamente in generale, perché bisognerebbe parlare anche dei suicidi collettivi, che hanno altre spiegazioni, e senza dimenticare che si sta parlando di società occidentali, perché in quelle orientali, tipo Giappone dove il suicidio è ancora il mezzo di “evasione” più praticato nelle carceri, nonostante che sia la società più occidentale dell’oriente.
        Il perché le donne è più frequente il tentato omicidio dell’omicidio, in parte è legato al ruolo di genere, ma soprattutto al mezzo usato. Gli uomini preferiscono l’impiccagione e armi da fuoco, che non ti danno la possibilità del ripensamento. Al contrario le donne usano l’avvelenamento, che ti da la possibilità del ripensamento. Sempre dati istat. Suicidi per avvelenamento: 61U e 54 D; Tentati suicidi, 303 U e 553 D. Suicidi con arma da fuoco: 345U e 17D; Tentati suicidi: 35U e 4D. Le armi da fuoco sono collegate con la virilità, un uomo con la pistola in tasca ce l’ha sempre duro. E in più ci dice che le donne hanno meno accesso alle armi da fuoco, in america dove le donne hanno una maggiore facilità all’accesso delle armi da fuoco i suicidi femminili con armi da fuoco sono più alti che nei paesi europei.
        Durkhein suddivide il suicidio in tre livelli che si intrecciano tra di loro.
        Sovrastrutturale, (ideologia e religione.) Strutturale, (appartenenza a comunità, classi sociali, gruppi sociali, genere sessuale, cicli economici, ecc) Sottostrutture ( situazioni psichiatriche individuali).
        Bibbliografia.
        -Erich Fromm.- Anatomia della distruttività umana.
        -Emile Durkhein- Il suicidio
        -Roberto Guiducci- Ti uccido come un cane.
        -Roberto Guiducci- Il suicidio in Shakespeare. (il suicidio nella letteratura)
        -Roberto Guiducci- Domenico De Maio, F. Vaccaneo.- Suicidio Analisi e cura.
        -Chiara Volpato- Psicosociologia del maschilismo. (per l’analisi dei ruoli di genere)
        Dal punto di vista filosofico:
        -Emil Cioran- Al culmine della disperazione-
        -Emil Cioran- L’inconveniente di essere nati.
        Incontrare chi è più nichilista e pessimista di me, mi ha sempre messo di buon umore. E Cioran è uno di questi.
        “..l’importante era aver concepito l’idea, sapersi libero. Credo che l’idea del suicidio sia l’unica cosa che rende sopportabile la vita, ma bisogna saperla sfruttare, non affrettarsi a tirare le conseguenze.” E.Cioran.
        “Noi non corriamo verso la morte, fuggiamo la catastrofe della nascita..” E.Cioran.

      • Vale ha detto:

        1) Intanto super grazie, Ida, è stato davvero molto interessante. Mi hai messo pure la bibliografia, sei fantastica! Penso che sarebbe carino vedere simili brani portati in vista, potrebbero essere molto utili non solo per zittire qualche MRA con le solite obiezioni, ma anche in generale per approfondire gli argomenti.
        2) Paolo, sto parlando *sul serio*, niente sarcasmo, né altro. A occhio, mi sembri un po’ depresso. Depresso sul serio, non come tanti si auto-dicono per fare cine. Hai mai pensato di andare a parlarne con un medico?

      • Paolo ha detto:

        un po’ di tempo fa sono stato da una psicologa ma non è che sia servito a molto e la responsabilità è mia. Forse voglio restare “depresso” così come sono, del resto se oggi si dice (su certi siti) anche chi pesa 100 Kg per un metro e mezzo ha il diritto di restare “così com’è” perchè mai non posso farlo io? Proprio come gli obesi, la mia condizione non è dannosa per nessuno a parte, forse, me stesso

      • Emanuele Di Felice ha detto:

        “un compito sociale che è stato stabilito dagli uomini e non dalle donne nel corso dei millenni”
        “Uomini disoccupati: alle donne non piacciono”
        http://www.marieclaire.it/Lifestyle/news-appuntamenti/uomini-disoccupati-alle-donne-non-piacciono.
        Dov’è il contrario ?.

        “Ma vediamo oggi: Condizione professionale inattivo, in cerca di nuovo lavoro o primo lavoro. Suicidi, U=317, D=287. Tentati suicidi; U=418, D=563. ”
        Numeri a caso come l’altra volta? I paragoni si fanno con le percentuali.
        Mai sentito di tante donne suicide per motivi professionali, ma forse è colpa della censura patriarcale.
        I tentati suicidi sono per definizione un suicidio mancato o un modo per comunicare un disagio?

        “Questa pressione sociale oggi si ritrova sia sugli uomini che sulle donne, se si sommano suicidi e tentati suicidi sono più le donne che gli uomini.”
        Insomma, le donne subiscono sia la pressione sociale di lavorare sia quella di fare figli. Inoltre, scopro che le donne non vengono giudicate in base al corpo ma come gli uomini: subiscono la stessa pressione sociale !!!.
        Voce dal sen fuggita….

        Sui ruoli sociali.
        Che si faccia ripiombare la società in un’epoca agricola e poi si vedrà se i ruoli sessuali sono naturali o culturali.

      • IDA ha detto:

        Sono numeri reali, le percentuali su cosa, sul totale dei suicidi? Io ho dati istat, del 2012, sono vecchi, te che numeri hai oltre al sentito dire? Poi si sta parlando di inattività. cioè della condizione professionale, non del movente.
        Tutti subiamo la pressione sociale, uomini e donne, quello che cambia è nei ruoli. Le donne inserite nel mondo del lavoro subiscono la stessa pressione sociale degli uomini, quindi anche quelle della inattività. Perchè nella società agricola che cosa cambia? Quindi per te, per millenni i ruoli sono stati sempre gli stessi e poi improvvisamente con l’industrializzazione c’è stata una mutazione genetica? Perchè se è una questione naturale, con il cambiare del sistema economico e dell’organizzazione sociale come fai a cambiare biologicamente nel giro di una o due generazioni? lo sai quante generazioni occorrono per avere una mutazione biologica?

      • Paolo ha detto:

        De Felice sta storia vittimista che le donne non ti vogliono perchè sei disoccupato deve finire, a parte che ci sono dei disoccupati che la compagna ce l’hanno, a te non ti vogliono perchè oltre che disoccupato sei anche piagnone e vittimista e fanno bene a rifiutarti. Ora se sei un piagnone vittimista e magari sei anche brutto fisicamente e ignorante e non hai manco un lavoro che pretendi? Vorresti uscire con Charlize Theron? La Theron (che certamente non ha bisogno dei soldi di un uomo) ti schifa e fa bene a schifarti Avere una relazione amorosa non è un diritto neanche per le donne e neanche per gli uomini: o capita o non capita. E io sono un uomo eteroessuale con libido normale, disoccupato e single quindi in teoria dovrei piangermi addosso e imprecare contro le donne belle e cattive che non vogloono fare all’amore con me. Ma a differenza dei piagnoni vittimisti io non me la prendo con l’altro sesso o con la società, io so di essere in buona se non in totale, parte responsabile della mia condizione e anche della mia solitudine e malinconia

        Comunque dall’articolo di Marie-Claire: “gli uomini disoccupati non devono adagiarsi, perché oltre a rimanere senza un euro in tasca agli occhi delle ragazze risultano essere dei mammoni, ragazzini viziati e mantenuti dai genitori. Un uomo disoccupato non è abbastanza maturo da poter provvedere a se stesso, figuriamoci ad una famiglia, questa la prima impressione delle donne.”

        Bè viziato non credo di esserlo ma sul resto mi hanno inquadrato perfettamente! Chi lo vuole uno/a così?

      • Morgaine le Fée ha detto:

        Ah beh, che poi nella “societá agricola” entrambi uomini e donne facevano lavori pesanti dalla mattina alla sera, i neonati li mettevano sotto un albero e le donne ogni tanto tornavano e allattavano. Bastava aver intervistato i nostri nonni (quando c’erano ancora).
        E nelle societá industriali dell’800, tutti, uomini e donne, andavano in fabbrica, lavoravano nelle miniere di carbone etc. C’era scritto nei miei libri di storia delle superiori, mica in qualche pubblicazione oscura di nazifemministe.

      • Vale ha detto:

        @ Paolo
        >> la mia condizione non è dannosa per nessuno a parte, forse, me stesso
        1) appunto. E, anche se qui ci fai diventare pazze spesso, “te stesso” è una persona che ha il diritto di stare bene.
        2) la condizione di adattarsi e non sforzarsi per guarire è tipica proprio del depresso di alto grado. Fossi in te, farei uno sforzo. Ne vale la pena.

        @Emanuele
        >> Dov’è il contrario ?.
        detto che, dipende da persona a persona. Gli scrocconi non piacciono a nessuno, ma se uno è sposato con una persona che perde il lavoro, dubito che butti in mezzo a una strada l’altro partner.
        A molti uomini fa comodo una donna in casa che stia dietro ai figli e svolga i compiti domestici (senza pagare una colf), questo la rende anche dipendente dall’uomo, che, in molti casi, è contento della situazione. Poi, appena divorziano, “questa sanguisuga [che ha rinunciato al suo lavoro per fare quello in casa, che così non deve fare il marito!] non vorrà mica che la mantenga?” Al solito, tutto quando vi fa comodo e vi avanza di lamentarvi…
        Comunque, Emanuele, seriamente: che non ti trovi uno straccio di donna è evidente. Ma, credimi, il motivo principale è che stai sempre a lamentarti per qualcosa. A nessuno piacciono i piagnucolosi. Non c’entra un buono stipendio, c’entra avere amor proprio e un filo di spina dorsale. Su, su!

        >> Che si faccia ripiombare la società in un’epoca agricola e poi si vedrà se i ruoli sessuali sono naturali o culturali.
        com’era? Il 90% della produzione agricola mondiale è ANCHE ADESSO fatta dalle donne, che però sono proprietarie di meno del 5% dei campi e dei proventi? Non ho il link diretto (sono da cellulare), ma se cerchi sul sito della Di Rienzo, è pieno di articoli simili (con tutti i link agli studi dell’ONU e compagnia). Anche mia nonna stava nei campi tutto il giorno. Dai, basta piagnucolare e inventar storie!

      • Paolo ha detto:

        X Vale
        se dico a un obeso che ha già provato a dimagrire senza successo, di provare ancora a dimagrire perchè ha il diritto di stare bene, quello mi dice “io sto bene così, tu stai facendo body-shaming, fat-shaming! vergognati!!”. Se dico che anni fa sono già stato da uno psicologo, non è servito a molto e io sto bene così e tu mi dici di provare ancora posso accusarti di “mental-shaming”?
        comunque non esiste l’istinto, esiste l’amore materno e paterno, la maggioranza (non tutti) dei genitori ce l’ha. Se tu non lo avverti fai bene a non fare figli

      • Vale ha detto:

        “Nessuna buona azione rimarrà impunita”. Non mi pareva di averti denigrato in alcun modo, ma se questa è la tua reazione quando qualcuno si preoccupa per te, sta così. Contento tu…

        Il punto è: molti genitori NON HANNO quello che tu chiami “amore materno/paterno”. E i risultati si vedono. O vogliamo ignorare questa semplice verità? Molti figliano per “dovere imposto dalla società”, perché “capita”, o perché avevano idee molto sbagliate su ciò che è figliare (e poi se ne pentono). E chi sconta tutto ciò? I figli (e io quando esco di casa, ma vabbé! 😀 )
        Ecco. Impariamo a dire a tutti che non è obbligatorio fare figli (e sì, la società lo ritiene obbligatorio) e che la genitorialità non è, cito qualcuno più sopra, la donna sexy in negligé di seta che si accarezza la pancia. Basta farsi film buonisti su cosa mettere al mondo i figli comporti. Ad esempio, negli USA molte scuole danno una bambola elettronica che si comporta come un bambino e gli studenti devono occuparsene “a coppie”. Serve molto bene a controllare le gravidanze di adolescenti.
        Bene, io proporrei di dare quella bambola, per legge, da sopportare per un paio di mesi a chiunque voglia mettere al mondo un figlio. Se dopo il trattamento, saranno ancora dell’idea, bene, altrimenti niente figli. Non basta sopportare i pianti notturni per tirare su un bambino, ma già sarebbe più utile a capire l’impegno che comporta, che solo far vedere film strappalacrime con famiglie del mulino bianco dentro…

      • Paolo ha detto:

        io non voglio figli ma non ho questa visione pessimista, e poi sarei io il depresso..

      • Vale ha detto:

        “Analisi dei dati sperimentali” =/= “depressione”.
        Apri gli occhi e vedrai che è così. O leggi gli ultimi articoli che ha postato Riccio. Sarebbe stato sicuramente meglio che quegli uomini non avessero avuto figli e non penso serva un QI a 4 cifre per capirlo…

      • Paolo ha detto:

        “se questa è la tua reazione quando qualcuno si preoccupa per te, sta così. Contento tu…” Vale

        esatto questa è la mia reazione e sono contento così. E siccome non sei la mia psicologa e non mi hai mai visitato non hai nessun elemento per diagnosticarmi la depressione. Disinteressati alla mia vita privata come io sono sempre stato disinteressato alla tua

      • Vale ha detto:

        Detto che io non vengo in un blog pubblico a spiattellare gli affari miei (ricorda: se dici o fai qualcosa in pubblico, ti auto-esponi al pubblico!), quindi ti sarebbe comunque impossibile farti gli affari miei, in ogni caso, sarà mia gioia ricordarmi di questo post e tirarlo fuori ogni volta che te ne uscirai con le solite frasi sugli obesi o tutti gli altri! ^^

      • Paolo ha detto:

        io non ho mai detto che un obeso deve dimagrire per forza, se non vuole può restare così affari suoi, il corpo è suo e la salute pure, ho solo detto che l’obesità (non il lieve sovrappeso) sia maschile sia femminile è un fattore di rischio per la salute e non solo un inestetismo, e che è possibile dimagrire in maniera sana e dire questo non è bodyshaming) ma se uno non lo vuole fare non lo faccia

    • IDA ha detto:

      Emanuele, così tanto per parlare: Lo sai che il padre può non riconoscere il figlio prima che nasca? Nove mesi di tempo per pensarci. Lo sai che non esiste più la distinzione tra figlio naturale e figlio legittimo? Lo sai che gli adulti, tutti, uomini e donne, hanno l’obbligo di assistenza e cura dei minori che vivono sotto lo stesso tetto, al di la dei vincoli di sangue o di parentela? Se vai a vivere con una donna che ha avuto un figlio da un precedente matrimonio, figlio riconosciuto dal padre, ma abita con te, gli obblighi sono tuoi, non del padre naturale. Questo vale sia per gli uomini che per le donne, che hanno la possibilità di non riconoscere il proprio figlio, ma prima che nasca.
      Poi vorrei sapere quali vantaggi, porta con se la gravidanza alle donne? Quella di perdere il lavoro? Quella di rinunciare al lavoro? Quella di rinunciare alla carriera professionale? Oltre al diritto del posto a sedere sul pullman, quali altri vantaggi?
      I congedi parentali, quelli dei padri, sono facoltativi e non obbligatori. Alleggerire i compiti materni? Perché i figli sono solo delle madri? E la paternità in cosa consiste? Solo quella di portare i soldi a casa? Allora non ci si può lamentare se le donne non scelgono i disoccupati. Perché scegliere un uomo che è impossibilitato ad adempiere a l’unica funzione che riconosce di avere? Il lavoro domestico spetta alle donne, ed è un lavoro gratuito, perché lavorare gratis per uno che è povero? Te dove preferisci andare a lavorare, dove a fine mese hai la certezza di essere pagato o dove non sei pagato? Il principio edonistico vale per tutti, uomini e donne.
      Dove c’è rischio e fatica ci sono gli uomini, ma non è completa. Completa è: Rischio e fatica retribuita. ( spesso poco e male ma retribuita) Dove c’è rischio e fatica gratuita, ci sono le donne, solo le donne. Non solo nell’attività domestica. Dal 1970 sono vietati certi contratti, ma per esempio, vai a vedere in cosa consistevano i contratti agricoli di mezzadria, vai alla voce “ad opera” e vedi cosa voleva dire.

  5. Valeria Palazzolo ha detto:

    Io, Riccio, ho partecipato a un documentario che tratta della scelta che si pone alle donne allo scadere dei quarant’anni. Si chiama “Stato Interessante”, di Alessandra Bruno. Per chi fosse interessato a vederlo, si trova in streaming sul sito della BBfilm.

  6. IDA ha detto:

    Ho trovato l’articolo su huffingtonpost e il trailer. Ma non il film. Se hai il link.
    Io i miei figli l’ho fatti da giovane, e da giovani forse si è incoscienti, il mio unico problema allora era di farlo accettare a mia madre, che mi urlava che i figli fuori dal matrimonio sono un peccato.

  7. gattarruffata ha detto:

    Io ho quaranta anni e non ho mai voluto figli. Infatti, pur essendo innamorata pazza della mia nipotina, neanche la sua nascita ha cambiato la mia visione.
    Detto questo, non giudico in nessun modo le donne che vogliono fare figli, pur dovendo convenire con Vale che ci sono genitori che i genitori non sanno fare. Ne mi tange più di tanto il fatto che ci siano state persone, anche vicine, che insistessero nel dirmi che avrei prima o poi cambiato idea (ormai si sono arrese, perché l’evidenza dei fatti ha il suo peso ad un certo punto 🙂 ).
    Il problema reale, riguardo alla gestione della fgliolanza per chi c’è la, è il fatto che in Italia manchino tutti servizi necessari, e che ancora troppo pochi padri siano disposti davvero a condividere i doveri domestici e genitoriali.
    Comunque è assurdo che noi donne continuiamo a farci la guerra. Dobbiamo recuperare il senso di sorellanza e solidarietà. E’ veramente importante.
    Per Vale: fregatene di quello che ti dicono, e ringrazia la Dea Madre che nessuno possa costringerti a fare diversamente.

    • Vale ha detto:

      Oh, tranquilla, nessuno mi farà cambiare idea! È il loro comportamento che mi manda in bestia. Gli spieghi tranquillamente che non vuoi figli e le risposte medie sono sempre “una donna deve volerli per forza, è istinto” (quando l’istinto materno, si sa, è una costruzione sociale. Se fosse quello che intendono loro, vedresti anche madri che uccidono i figli con problemi fisici o mentali, madri che mangiano i figli nati morti, ecc), oppure “ma non è naturale!!!” con aria scandalizzata o, la migliore, “sei giovane, cambierai idea!”.
      Questo mi urta: io non sono una persona con delle idee e un cervello (un OTTIMO cervello, oltretutto, cosa risaputa anche in giro), io sono una cretina che non sa nulla di se stessa e ha bisogno del primo tuttologo che passa per strada che vada a dirle cosa pensare.
      Perché io “cambierò idea”. Perché lo dicono loro…
      Ma che vadano un po’ a fan… -_-‘

      PS: che, si vede che sono esasperata? ^^’

      • gattarruffata ha detto:

        Anche io quando ero più giovane avevo le tue stesse reazioni 🙂 Poi con il tempo ho capito che l’unica cosa importante è quello che pensi tu di te stessa. La prossima volta che qualcuno dovesse nuovamente esprimere nei tuoi confronti i giudizi che riporti, semplicemente digli/le che tu sai chi sei e cosa vuoi e il fatto che lui/lei non sia d’accordo non cambia di una virgola la realtà dei fatti (tuoi), e poi cambia argomento o interlocutore/trice. Vedrai che così facendo si stancheranno di polemizzare. Con me ha funzionato 😉

      • Vale ha detto:

        Che dire? A me piace polemizzare 😉 Adoro portare il mio interlocutore imbecille a darsi dell’imbecille da solo. È una piccola soddisfazione personale, dopo come si sono permessi di apostrofarmi perché non voglio dannatissimi bambini fra i piedi.
        Almeno questo soddisfazione lasciatemela 😛

  8. gattarruffata ha detto:

    E allora va e falli neri Vale!, siamo con te 🙂 🙂 🙂

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