Trouble in the Family Court – seconda parte

Una traduzione da Suffer the children, di Jess Hill, un’inchiesta giornalistica australiana  su violenza in famiglia e affidamento dei minori coinvolti.

Vista la lunghezza dell’articolo, viene pubblicato a puntate.

Questa è la seconda (la prima qui).

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All’interno del sistema giudiziario australiano, i pareri sulle false accuse differiscono in modo significativo. Nel 2013, il giudice in pensione David Collier ha dichiarato che aumentano le  madri che inventano false accuse di abusi sessuali sui bambini per impedire ai padri di vedere i propri figli. “Sono soddisfatto”, ha detto a Fairfax, “che un certo numero di persone prima di me ha affermato che è uno dei modi di eliminare completamente i mariti dalla vita del bambino.” In privato, un ex giudice del tribunale dei minori ha confidato che secondo lui i commenti di Collier erano “spiacevoli”, mentre un altro giudice ha dichiarato che, sulla base della sua esperienza, non è frequente che i genitori sollevino false accuse di abusi.

Non c’è dubbio che alcuni bravi padri siano stati falsamente accusati di abusi e trattati ingiustamente dai tribunali. Ma la campagna concertata dai gruppi per i diritti padri allo scopo di convincere l’opinione pubblica che queste eccezioni siano la regola ha avuto così tanto successo, che ora sta compromettendo la capacità dei tribunali di tutelare l’incolumità dei bambini.

Gli esperti di violenza intrafamiliare affermano che la situazione è così disastrosa che  l’intero sistema dovrebbe essere sotto indagine. L’australiana dell’anno, Rosie Batty, ha dichiarato, nel corso della recente inchiesta del Senato sulla violenza domestica, che il tribunale è ciò che la preoccupa maggiormente. Al Monthly Batty detto che lei e altri attivisti contro la violenza domestica sono “sommersi” di richieste di aiuto mosse dalle vittime che protestano di essere accolte con sospetto e addirittura schernite, quando esprimono le loro preoccupazioni sulla sicurezza dei loro figli ai tribunali. “Se dovessimo indagare a fondo su ciò che sta accadendo nei tribunali”, conclude, “inorridiremmo.”

Non è stato sempre così. Nel 1975, la creazione del tribunale della famiglia fu una grande vittoria per il nascente movimento di liberazione delle donne, che aveva appena celebrato l’apertura di Elsie’s, primo rifugio per le donne vittime di violenza domestica dell’Australia. Il Family Law Act del 1975 ha permesso alle vittime di divorziare dai loro mariti in modo conveniente e rapido. Le richieste di rifugi per le donne ebbe un’impennata: nel 1979 più di 100 rifugi sono stati finanziati dal governo in Australia.

Fin dall’inizio, i gruppi per i diritti degli uomini hanno contestato al Family Law Act di incoraggiare le mogli dispettose e hanno accusato i tribunali di essere parziali a sfavore degli uomini. Nonostante gli studi in merito dimostrino che il coinvolgimento di un giudice in un caso di custodia aumenti la probabilità di un esito favorevole per l’uomo, le lamentele sono sempre le stesse.

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La situazione è letteralmente esplosa nei primi anni ’80, quando il sistema è stato scosso da una serie impressionante di attentati e omicidi. La colpa, secondo alcuni media, era da attribuire ai tribunali, più che agli assassini. Dopo l’uccisione della moglie del giudice Ray Watson, Pearl, il Sydney Morning Herald scrisse che il sentimento di molti era che “ci deve essere qualcosa di gravemente sbagliato nel sistema giudiziario se si verifica una simile indecenza”. Il Bulletin, sotto il titolo ‘Tribunali della famiglia – Troppo rivoluzionari?’, scrisse che gli attacchi avevano messo in evidenza “gravi difetti nella nostra macchina del divorzio”. Nei mesi seguenti l’allora procuratore generale, Gareth Evans, scrisse a diversi gruppi per i diritti dei padri, dicendo che avrebbe accolto i loro suggerimenti per un cambiamento.

[Nota della traduttrice: si, i cambiamenti alla legge sull’affido sono stati ottenuti con proiettili e bombe, ma non prendetelo come un suggerimento, piuttosto come uno spunto di riflessione.]

Nei suoi ultimi giorni, il governo Keating fece importanti modifiche al Family Law Act. Se in precedenza si era ritenuto nel migliore interesse del bambino che vivesse con il suo caregiver primario, nel 1995 al tribunale è stato assegnato un nuovo principio guida: i bambini avevano il diritto di mantenere contatti regolari con entrambi i genitori. Per controbilanciare ciò che un ricercatore aveva definito “uguaglianza con vendetta”, fu introdotto anche un altro principio: la necessità di garantire la sicurezza del bambino dalla violenza in famiglia.

Nel 2000 un ampio studio commissionato dalla Family Court of Australia e dall’University of Sydney, sulla base delle affermazioni del personale giudiziario citate, rilevò che queste riforme avevano di fatto “riportato indietro l’orologio” per ciò che riguarda l’atteggiamento dei tribunali nei confronti della violenza domestica. Lo studio constatava che la disposizione che imponeva di proteggere i bambini dalla violenza intrafamiliare non era servita a dissuadere i padri maltrattanti dal ritenere che si erano conquistati il diritto di accedere liberamente ai loro figli; padri che non avrebbe mai neppure tentato di ottenere l’affidamento prima, si sentivano incoraggiati a combattere per esso con le unghie e con i denti.

Questo studio è stato anche uno dei primi a segnalare che le vittime di violenza domestica venivano messe sotto pressione dai loro avvocati allo scopo di convincerle a firmare accordi consensuali, nonostante temessero per la sicurezza dei loro figli.

In questo breve periodo, “che sia accaduto per caso o fosse stato pianificato, il ‘sistema’ divenne sempre più avverso alle donne“, hanno affermato Stephen Parker e John Dewar, due esperti di diritto di famiglia. Essi hanno scritto che una causa per l’affido è arrivata a dipendere totalmente dal fatto che la madre fosse disposta a supportare il continuo coinvolgimento paterno. Nel 2007, Rae Kaspiew (che lavora ora presso l’Australian Institute of Family Studies) è arrivata alle medesime conclusioni: sono molto pochi i casi in cui una madre può mettere in discussione il coinvolgimento paterno, e sono quei casi nei quali sono presentate “prove evidenti di violenze gravi”.

Le prove di abusi perpetrati sui bambini raramente sono lampanti. Quando un genitore molesta un bambino, tenta in tutti i modi di mantenere il segreto, e spesso l’unico segno che la violenza lascia dietro di sé è nella psiche del bambino. La testimonianza del bambino è spesso l’unica prova disponibile, e può essere difficile per le autorità verificare: è comune che un bambino riveli gli abusi a qualcuno di cui si fida e neghi tutto quando è interrogato da estranei.

E’ il caso di Emily e suo figlio, Alex.

(continua…)

 

Per approfondire:

Violenza e affidamento

Nessuno tocchi papà

Come vengono distrutte le madri quando cercano di proteggere i loro figli

Madri e bambini ridotti al silenzio

Il padre divorziato che molestò la figlia minore

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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