Trouble in the Family Court – parte quinta

Una traduzione da Suffer the children, di Jess Hill, un’inchiesta giornalistica australiana  su violenza in famiglia e affidamento dei minori coinvolti.

Vista la lunghezza dell’articolo, viene pubblicato a puntate.

Questa è la terza (qui la primaqui la secondaqui la terzaqui la quarta parte).

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Il concetto di alienazione parentale si è diffuso negli anni ’80 ed è stato coniato dallo psichiatra infantile Richard Gardner. [N.d.T. Richard Gardner era uno medico statunitense non specializzato in psichiatria infantile, nonostante verga spesso definito così] Gardner ha scritto molto sulla Sindrome di Alienazione parentale (PAS), che colpirebbe i bambini che hanno subito un “lavaggio del cervello” da parte di un genitore allo scopo di convincerlo a denigrare l’altro genitore o ad accusarlo di abusi. Gardner ha identificato diversi sintomi nei bambini affetti da PAS: utilizzano un linguaggio volgare contro il genitore rifiutato, insistono sul fatto che le accuse provengono da loro soltanto, e supportano e proteggono il genitore non accusato. Gardner ha sostenuto che la PAS si riscontra soprattutto nei casi di affidamento nel corso dei quali vengono mosse accuse di abuso sessuale, casi nei quali, ha dichiarato, la maggior parte delle accuse sono false.

La cura che Gardner ha proposto per la PAS è radicale: portare il bambino lontano dal genitore alienante (il più delle volte la madre) e affidare il bambino al presunto abusante (il più delle volte il padre). Egli ha anche raccomandato di recidere ogni contatto tra madre e figlio per mesi, e ha anche suggerito il carcere per quelle madri che persistono con le accuse di abusi.

Nonostante non siano mai stati pubblicati dati statistici a dimostrazione della sua teoria, Gardner divenne famoso come il “guru” delle valutazioni per stabilire il regime di affido dei bambini negli Stati Uniti. Ha testimoniato in più di 400 cause e la PAS è diventata popolare fra gli avvocati familiaristi in tutto il Regno Unito, il Canada e l’Australia. Anche se riteneva che le accuse di abusi sessuali presentate nel corso di controversie per l’affido fossero false, Gardner riteneva che esistessero autentici casi di abuso sessuale, e pubblicò in proprio diversi libri sull’argomento. Nel suo libro del 1992 True and False Allegations of Child Sex Abuse, condannava quella che definì isteria collettiva dell’abuso sessuale“, e delineava la sua ferma opposizione ad una società “troppo moralistica” nel suo approccio punitivo alla pedofilia: “E’ perché la nostra società reagisce in modo eccessivo che i bambini soffrono.”

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In questo libro, Gardner consigliò ai terapisti che avevano in cura bambini vittime di abusi sessuali di lavorare con tutta la famiglia. “I bambini più grandi possono essere aiutati a comprendere che gli incontri sessuali tra un adulto e un bambino non sono universalmente considerati atti riprovevoli”, ha scritto Gardner. “Il bambino potrebbe [anche] essere aiutato a comprendere la saggezza dell’Amleto di Shakespeare quando afferma ‘Niente è buono o cattivo se non è tale nel nostro pensiero.'” Se la madre reagisce all’abuso in modo isterico, o lo usa come scusa per avviare una campagna di denigrazione, il terapeuta dovrebbe aiutarla a comprendere che tale comportamento è “diffuso”, e a diventare sessualmente reattiva. Questo “potrebbe ridurre la necessità del marito di rivolgersi alla figlia per ottenere gratificazione sessuale”, suggeriva Gardner. Il padre, invece, deve comprendere che “vi è una certa quantità di pedofilia in tutti noi”, ed “è stata considerata la norma dalla grande maggioranza degli individui nella storia del mondo”. Il padre, però, “deve imparare a controllarsi per proteggere se stesso dalle punizioni draconiane inflitte a coloro che nella nostra società agiscono seguendo i loro impulsi pedofili”.

Gardner rimase fedele alle sue teorie fino al suo suicidio, nel 2003. Da allora, la PAS è stata screditata in quanto “sindrome”, e rifiutata dalla Family Court of Australia. Sebbene la sindrome di Gardner non sia esplicitamente nominata, da tempo si denuncia che venga utilizzata nella sostanza. Lo psichiatra infantile Chris Rikard-Bell è uno dei più attivi consulenti del tribunale della famiglia. Nei suoi 25 anni di carriera ha valutato circa 2000 famiglie, e viene regolarmente chiamato nei casi “altamente conflittuali” caratterizzati da accuse di abusi fisici e sessuali. Come Gardner, Rikard-Bell afferma che “circa il 90%” delle accuse di abusi sessuali che valuta sono false.

Quando questa cifra è stata citata a Carolyn Quadrio, che esercita regolarmente come consulente nel tribunale della famiglia, è rimasta “stupita”. “Anche Gardner sosteneva che il 90% delle accuse fossero false”, ha risposto. “Ma la sua affermazione non si basava su nessun dato concreto.” Al contrario, dice Quadrio, “si riscontra che circa l’80-90% delle accuse ha un ragionevole fondamento quando i procede con le indagini.”

Dopo una conversazione generica sui suoi metodi, ho chiesto a Rikard-Bell a quali esperti di abusi sessuali su minori fa riferimento quando deve farsi un’idea su un caso. “E’ un’area nella quale è molto difficile ottenere informazioni oggettive ed effettuare studi clinici controllati”, ha detto, “così che la letteratura scientifica è in realtà una combinazione dei pareri di molto esperti, persone stimate in questo campo.”

C’è qualcuno in particolare? “Gardner, per esempio, che ha teorizzato la sindrome da alienazione parentale”, ha risposto. “C’è stato un acceso dibattito circa l’uso e l’abuso della PAS, ma spesso vediamo i bambini che prendono le distanze da un genitore a causa dell’influenza dell’altro, e quindi sviluppano un certo grado di alienazione. Penso che sia un concetto utile in alcune circostanze, ma è a volte abusato e usato nel modo sbagliato”.

Su questo punto il vice presidente della Family Court, John Faulks, è d’accordo. “Per quanto riguarda la [PAS], non avrei mai pensato che qualcuno potesse ancora suggerire che è un concetto psicologico valido,” dice, “ma questo non impedisce in alcun modo di affermare che ci sono situazioni nelle quali un genitore si impegna ad allontanare i figli dall’altro genitore. ”

L’alienazione genitoriale potrebbe essere un concetto valido, ma che dire della sindrome di Gardner in particolare? Quando ho chiesto a Rikard-Bell se pensava Gardner fosse stato ingiustamente calunniato, ha dichiarato che Gardner era ancora “molto rilevante”, ma che la PAS,  “anche se spesso è utile”, aveva creato “troppo clamore”. Rikard-Bell ha detto di apprezzare “i gradi di alienazione di cui Richard Gardner ha parlato … lieve, moderata o grave, che possono condurre ad una risposta adeguata dalla corte”.

Nel 2008, lo psicologo clinico William Wrigley di Brisbane è stato sanzionato dal Consiglio degli Psicologi del Queensland per aver fatto riferimento alla PAS in una sua valutazione al tribunale della famiglia. In un sito moderato da rappresentanti dei fathers’ rights, the Family Law Web Guide, questo caso è stato presentato come un ammonimento: “Pensateci bene prima di utilizzare il termine PAS nel tribunale della famiglia australiano; soprattutto la parola ‘sindrome’. Meglio forse parlare di ‘lavaggio del cervello’, ‘estremo allineamento’ o semplicemente ‘alienazione genitoriale’.

Per anni si è parlato con preoccupazione del fatto che la PAS stesse influenzando alcuni  esperti che lavorano nel tribunale della famiglia. Che il problema sia molto diffuso o no, forse è più preoccupante che la “cura” suggerita da Gardner – la rimozione del bambino dal genitore accusante e il suo collocamento presso il presunto aggressore – sia ancora prescritta dai giudici.

Nel 2014 un giudice ha ordinato che due bambini di età inferiore agli otto anni, fossero allontanati dalla madre, dopo che lei aveva mosso accuse di abusi sessuali contro il padre. Le accuse della madre si basavano su dichiarazioni fatte da sua figlia – a lei, alla polizia, ai nonni materni, ai servizi sociali e ad un consulente – riguardo il fatto che il padre le avesse chiesto di “strofinare” e “guardare” le sue “parti intime”.

Deviando dalla procedura standard, il giudice ha emesso il provvedimento in un’audizione ex parte (cioè le parti in causa non erano presenti). Le udienze ex parte sono riservate a quelle situazioni nelle quali si riscontra un rischio immediato di danni o di fuga, nessuno dei quali esisteva. Questa audizione segreta non è stata registrata e la decisione è stata presa solo sulla base della valutazione di un esperto.

Senza che nessuno abbia potuto contestare le valutazioni dell’esperto, queste vengono ampiamente citate nella decisione del giudice:

“Non credo che sia probabile che l’abuso sessuale si sia verificato …è più probabile che si tratti dell’ansia della madre proiettata sui bambini. Credo che l’unica alternativa sia che per ora i bambini vengano affidati al padre. Qeusto deve accadere immediatamente e senza preavviso.”

L’esperto non ha espresso alcun giudizio negativo sulle capacità genitoriali della madre; la sua preoccupazione principale era che non sarebbe stata in grado di sostenere il rapporto dei figli con il padre. Il giudice ha convenuto che questo era grave e potenzialmente irreparabile, nonché una ragione sufficiente per toglierle i bambini senza preavviso. Citando sempre la valutazione dell’esperto, il giudice ha osservato che se i bambini fossero stati rimossi in presenza della madre e dei nonni materni, la loro “risposta emotiva” avrebbe potuto comportare l’intervento della polizia e dei servizi sociali, il che avrebbe potuto rendere impossibile la rimozione dei bambini. Il giudice ha vietato alla madre di vedere i suoi figli nelle due settimane successive alla rimozione. In seguito, il suo diritto di visita sarebbe stato limitato a un paio d’ore ogni fine settimana, monitorata da un supervisore a pagamento.

Il giorno dopo, i due bambini sono stati portati via dalla classe ed è stato detto loro che sarebbero tornati a casa prima. Nell’ufficio centrale sono stati consegnati alla custodia del  padre.

“Il giorno in cui i bambini sono stati presi,” la loro madre ricorda, “Ero andata a scuola ed avevo parlato molto brevemente con il preside della scuola per dire, giusto per avvisare, che avevamo una data per il processo, e che questo era il succo del discorso di ciò che [i servizi sociali] avevano affermato: “i servizi di protezione all’infanzia hanno recentemente presentato un affidavit al tribunale della famiglia, poiché si ritiene che uno o entrambi i bambini siano a rischio di abuso sessuale da parte del padre.” Nel giro di un’ora e mezza dopo che ero rientrata a casa, ho ricevuto una telefonata dalla scuola, nella quale mi si diceva che era successa una cosa scioccante – non appena me ne ero andata, erano arrivati due agenti con un ordine del tribunale nel quale era scritto che i bambini dovevano essere immediatamente portati via per andare a vivere con il padre.” La madre racconta che il membro del personale scolastico ha riferito che quando i bambini avevano capito cosa stava accadendo, ha visto “uno sguardo che gli diceva che si sentivano traditi” sui loro volti, e sperava che sarebbero stati in grado di perdonarlo.

The Monthly ha chiesto un colloquio con la scuola, ma ha ricevuto un rifiuto, motivato dalle minacce legali dall’avvocato del padre. I bambini sono rimasti con il padre.

A causa di quella che sembra una svista, non esiste alcun modo per opporsi immediatamente al regime di affido una volta che è stato stabilito. Se un genitore ha esaurito le risorse o l’energia per continuare a combattere in tribunale, i loro figli non hanno altra scelta che obbedire agli ordini. Se sono affidati ad un genitore abusante, questo può risultare diabolico.

Alex aveva sette anni quando è stato portato via dalla madre, Emily, e costretto a vivere con il padre. “Con quella decisione il giudice ha rovinato tutta la mia infanzia“, dice Alex, ora 14enne.

Alex dice che da quando può ricordare, il padre lo ha regolarlmente sottoposto ad abusi fisici ed emotivi. “Una volta, mi lavavo i denti, lui è entrato e mi ha schiaffeggiato duramente, senza motivo.” Alex dice che ha provato “più e più volte” a raccontare alla gente ciò che stava subendo, ma nessuno voleva credergli. “Ero troppo piccolo”.

Due anni fa, Alex ha violato l’ordinanza del tribunale ed è scappato da sua madre, minacciando di uccidersi, se fosse stato costretto a tornare indietro. Quando suo padre he chiesto che gli fosse riportato, il giudice chiamato un esperto a valutare le accuse di Alex. L’esperto ha concluso che i “pensieri suicidi” di Alex erano legati allo stress, e non credeva che Alex volesse davvero morire. Ha raccomandato al giudice di far tornare Alex da suo padre e, per aiutarli a riconnettersi emotivamente, Alex non avrebbe più dovuto contattare la madre per un mese. Se fosse fuggito di nuovo, “la madre sarebbe stata ritenuta responsabile e incarcerata”. Su consiglio dell’esperto, il giudice ha emesso un ordine e sospeso ogni contatto tra Alex e sua madre per un mese.

La mattina seguente, Alex ha preso il treno fino alla casa di suo fratello maggiore, e sono andati alla polizia. “C’è stato funzionario di polizia molto, molto buono che ha detto che avrebbe fatto tutto quello che poteva … ma non poteva fare nulla”, racconta Alex. I verbali  della polizia dichiarano che alle 20:30 il padre di Alex è arrivato a riprendersi il figlio. “In realtà mi trascinarono fino alla macchina della polizia, mi infilarono dentro e mi portarono a casa di mio padre”, dice Alex. Ogni giorno, per i successivi tre giorni, Alex è scappato alla polizia, e ogni volta dovevano riportarlo a suo padre. “I tribunali della famiglia prevalgono su tutti”, dice. “Anche la polizia – la polizia – non poteva proteggermi!”

Due settimane più tardi, Alex è fuggito di nuovo dalla polizia. Questa volta la polizia ha richiesto un AVO provvisorio per proteggere Alex dal padre. Nella motivazione, la polizia ha scritto che Alex aveva dato prova del fatto che due notti prima il padre lo aveva costretto a rimanere ad una festa fino alle 02:30, e dopo che Alex aveva chiesto più volte di tornare a casa, il padre lo aveva chiamato “pezzo di merda” e lo aveva aggredito fisicamente. Il padre di Alex negava l’incidente, e sosteneva che alle 11:30 erano a casa. Un rapporto dei servizi sociali riportava che Alex “si agitava e piangeva quando si parlava di tornare a vivere con il padre”.

Con il caso impostato per essere nuovamente discusso presso il tribunale della famiglia, si trova trovare una sistemazione provvisoria per Alex. Lui voleva stare con la nonna materna, ma suo padre, che era ancora l’unico titolare della responsabilità genitoriale, si è rifiutato di acconsentire. Quando Alex ha respinto il suggerimento di suo padre di portarlo da un amico di famiglia, il padre ha acconsentito che Alex soggiornasse in un rifugio per due mesi, aggiungendo “l’esperienza potrebbe dare ad Alex l’occasione di riflettere sulle cose”.

“In quei due mesi non ho potuto parlare con mio fratello o mia mamma – niente telefonate, niente di niente”, dice Alex. Di nuovo di fronte al tribunale della famiglia, i servizi sociali hanno richiesto che Alex fosse affidato alla madre. “Finalmente, dopo tutti quei mesi, venne emesso un ordine del tribunale che mi permetteva di vivere con mia mamma”, dice Alex, “e vivo felicemente con lei da allora.”

Alex ha formato un gruppo di sostegno per i bambini vittime del tribunale della famiglia, e una campagna per il diritto dei bambini di essere ascoltati nei processi che li riguardano. “Io davvero, davvero non voglio che altri bambini vengano portati via dalla loro madre o dal loro padre per essere affidati a dei maltrattanti,” dice. “Sto facendo questo in modo la loro infanzia non venga distrutta come è stata distrutta la mia.”

Con ragazzini di appena 14 anni che promuovono campagne contro il sistema del diritto di famiglia, e Rosie Batty che lo descrive come la sua principale area di preoccupazione, è giusto dire che il tribunale della famiglia ha dei seri problemi. Alcune persone con cui ho parlato all’interno del sistema indicano nella cronica carenza di risorse il problema principale del tribunale. Il Presidente della Family Court, Diana Bryant, si è rifiutata di concedere un’intervista a The Monthly, ma, il mese scorso, ha dichiarato alla radio nazionale ABC che i tribunali della famiglia hanno urgente bisogno di maggiori finanziamenti, in particolare per assistere quei giudici che valutano le famiglie a rischio di provvedimenti urgenti. Simili provvedimenti cautelari possono essere in vigore per 12 mesi o più, ma vengono decisi nel corso di udienze di durata inferiore a due ore, prendendo in considerazione solo le testimonianze dei genitori. Inspiegabilmente, quando il finanziamento è stato assegnato, Bryant ha aggiunto che il governo federale aveva  dimenticato di sostituire diversi giudici in pensione nei tribunali della famiglia, un problema che stava creando notevoli rischiosi ritardi in un sistema già sovraccarico.

Ma altri osservano che questi problemi non possono essere risolti con la semplice iniezione di risorse. E’ urgante una specifica formazione del personale sulla violenza domestica. Per lo meno, è chiaro che gli esperti – la cui testimonianza può essere così influente – dovrebbero soddisfare degli standard minimi di competenza nell’ambito della violenza domestica e degli abusi sui minori.

Ci sono segnali promettenti di cambiamento. Anche i più feroci critici del tribunale della famiglia riconoscono che si sta cominciando ad ammettere queste carenze, e il sistema si mostra sempre più aperto alle critiche. Ma l’apertura da sola non cambierà il fatto che ogni settimana i genitori che temono per la sicurezza dei loro figli sono messi sotto pressione per accettare compromessi potenzialmente pericolosi.

Quando la reale portata e la natura della violenza domestica verrà compresa dai più, la pressione si sposterà sul sistema giudiziario, che dovrà migliorare la sua capacità di intervento. Il primo ministro Malcolm Turnbull afferma che è necessario “un grande cambiamento culturale” per ottenere un cambiamento duraturo nel tempo. Ma un tale cambiamento non può essere operato dalla sola cittadinanza. Il vero cambiamento culturale deve avvenire all’interno del sistema giudiziario.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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2 risposte a Trouble in the Family Court – parte quinta

  1. Morgaine le Fée ha detto:

    Troppe storie terribili. E oggi leggo della sentenza in cui una donna deve pagare 30000 euro per aver parlato male dell’ex-marito al figlio.

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