Docenti e femminicidio

Ieri una pagina facebook gestita da docenti della scuola pubblica italiana che si descrivono così:

docenti_infoha condiviso un post che ha scatenato il putiferio, questo:

docenti1docenti2La maggior parte dei commentatori (sia maschi che femmine, giova sottolinearlo) ha reagito esprimento tutto il suo sconforto: “Sono molto delusa dalla vostra condivisione di questo post. Docenti che non vorrei per i miei figli.”, “Ma vergognatevi di diffondere ignoranza, voi che dovreste pubblicizzare la cultura.”, “Se è questo che gli insegnanti ritengono giusto, poveri noi!”, “Leggere dei docenti che pubblicano un’assurdità del genere gela il sangue nelle vene.”

Oltre a quelli/e preoccupati che i figli possano finire nelle grinfie di simili docenti, ci sono anche dei/delle volenterosi/e che provano a redimerli, linkando l’Accademia della Crusca o un intervento di Michela Murgia.

I difensori del post (di sesso maschile e femminile) sono in netta minoranza.

Qualcuno fa loro notare che esistono tante altre parole, nella lingua italiana, che vanno ad arricchire di ulteriori significati il termine più generico “omicidio”: abbiamo l’infanticidio, l’uxoricidio, il patricidio, il matricidio, il fratricidio, l’eccidio, il genocidio, il regicidio… Tutte parole che al significato di omicidio, ovvero “la soppressione di una vita umana a opera di un altro essere umano”, aggiungono ulteriori informazioni: la vittima era un re, una madre, un fratello, un bambino molto piccolo…

Nel nostro ordinamento (art, 577 c.p.) sono considerati omicidi aggravati, cioè crimini che prevedono per legge una pena maggiore, l’omicidio del coniuge (uxoricidio), del fratello o la sorella (fratricidio), dell padre o la madre adottivi, del figlio adottivo, di un affine in linea retta; è previsto l’ergastolo per l’uccisione di un ascendente (matricidio o patricidio) o un discendente (figlicidio).

Siccome sotto al post c’è qualcuno che commenta così:

docenti3

ritengo necessario un chiarimento: nel nostro ordinamento non esiste alcuna aggravante per chi uccide una donna invece di un uomo. Come potete leggere qui, il femminicidio non esiste proprio come fattispecie penale, non esiste una norma che al fatto di uccidere un essere umano di sesso femminile associ una pena diversa da quella che verrebbe comminata a chi uccide un essere umano di sesso maschile.

In altri termini: il sesso della vittima di per sé non costituisce circostanza aggravante (lo dimostra il fatto che è prevista per chi uccide il fratello la medesima pena prevista per chi uccide la sorella).

Per ciò che riguarda il complesso sistema di norme che permette a chi di dovere di stabilire l’entità della pena e quanto questo sistema influisca sul concetto di “valore” della vita umana, vi rimando ad una mia riflessione di qualche tempo fa, perché se ne parlassimo qui andremmo fuori tema.

Il tema qui è la parola femminicidio, che (repetita iuvant) non è usato nel nostro codice penale per indicare uno specifico reato o una circostanza aggravante.

Questo non significa, ovviamente, che la parola non possa esistere o non sia utile a descrivere un qualche fenomeno. Anche la parola “ignoranza” non indica una fattispecie penale, eppure – come dimostra questo commento – l’ignoranza esiste ed è potenzialmente molto pericolosa (soprattutto per gli studenti di questo docente).

Se questo commentatore e l’autrice del post condiviso dalla pagina “Docenti per la scuola statale pubblica” non fossero ignoranti, saprebbero che femminicidio (come spiega Barbara Spinelli)

E’ una categoria di analisi socio-criminologica delle discriminazioni e violenze nei confronti delle donne per la loro appartenenza al genere femminili.

Quindi non solo il femminicidio non può essere associato al termine omicidio nell’ambito  del diritto perché non esiste il reato di femminicidio, ma anche perché non descrive l’uccisione di una donna, bensì

“… varie condotte misogine – maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria, istituzionale – che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza, al disinteresse delle Istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia.”

Chi parla di femminicidio intende inquadrare le violenze commesse sulle donne nel contesto sociale caratterizzato da “un potere relazionale storicamente diseguale tra uomini e donne… [che è] uno dei principali meccanismi sociali attraverso i quali le donne sono costrette ad occupare una posizione subordinata rispetto agli uomini” (cito dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’eliminazione della violenza contro le donne), non certo sostenere che i crimini commessi contro un uomo siano instrinsecamente meno gravi perché l’uomo “vale di meno”.

Quella che “vale di meno”, nel contesto della relazione uomo-donna, è la vita di una donna. Di esempi che dimostrano questo stato delle cose se ne potrebbero fare a iosa.

In parole povere, si usa la parola femminicidio perché di fatto le donne sono i soggetti discriminati; la parola è utile a nominare (e quindi a rendere più visibile) la discriminazione, e questo non è discriminatorio nei confronti di quella che è la categoria privilegiata (ovvero gli uomini).

Tornando al commento del docente qui sopra, preoccupato di non insegnare ai suoi studenti “a discriminare il base al sesso”: viviamo in una società nella quale le persone sono discriminate anche in base al sesso e decidere di non raccontarlo, di non usare la parola “femminicidio” e quindi occultare una realtà, è un modo per rendersi complici di quelle discriminazioni.

 

Per approfondire le argomentazioni di chi ritiene che il femminicidio dovrebbe ottenere anche un riconoscimento giuridico:

IL RICONOSCIMENTO GIURIDICO DEI CONCETTI DI FEMMICIDIO E FEMMINICIDIO

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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29 risposte a Docenti e femminicidio

  1. Paolo ha detto:

    il femminicidio si riferisce alla concezione violentemente proprietaria che alcuni uomini incapaci di amare, hanno della propria compagna (anche le donne possono essere possessive verso il compagno? Sì ma uccidono meno di frequente il partner), basterebbe spiegare questo a questi docenti

  2. IDA ha detto:

    Superficialità e pressapochismo- da parte degli insegnanti- che certamente non sono immuni alla stupidità e luoghi comuni.
    Il “feminicidio” è legato alla violenza di genere, come ci ricorda “l’accademia della crusca”:
    “qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte” Negare il termine feminicidio, vuol dire negare la violenza di genere. Ma vuol dire anche negare la storia. Oggi con omicidio si intende l’uccisione di una persona, quindi è corretto interpretare homo, come riferito alla specie e non al genere. Ma oggi, non ieri. Perché prima, uccidere una donna non era reato, non rientrava nei codici penali. Se era il proprietario ad ucciderla, (padre, marito, fratelli) avrà avuto le sue buone ragioni, doveva stare attento solo alle possibili vendette dei fratelli o parenti. ( vedi Gesualdo da Venosa) Se era un estraneo a uccidere una donna, doveva risarcire il proprietario della donna, (padre, marito, fratelli) e poteva essere chiamato in giudizio, si comprende che tanto più alta era la classe sociale di appartenenza della donna, tanto più valeva, più bassa la classe sociale meno valeva. Se era nullipara, primipara, multipara… se era da ingrasso o da latte.. ecc..ecc.. Il primo codice penale occidentale è stato quello inglese nel 1848, che però non poteva considerare della stessa gravità l’assassinio di un uomo e quello di una donna, e fa una distinzione, femicide e omicide. In Italia bisogna aspettare il Codice Penale Zanardelli 1889.
    http://www00.unibg.it/dati/corsi/65018/48246-codicipreunitari%5b1%5d.pdf
    http://www.treccani.it/enciclopedia/omicidio/
    http://paduaresearch.cab.unipd.it/3390/1/tesi_dottorato_pdf.pdf
    http://ozcase.library.qut.edu.au/qhlc/documents/CodicePenalItalia1888.pdf
    http://www.uwm.edu.pl/kpkm/uploads/files/codice-penale.pdf

  3. IDA ha detto:

    È la stessa tecnica che è stata usata anche nell’omofobia. Prima si fa la negazione della discriminazione poi sono passati a sostenere che sono loro che ostentano, per passare ad attaccare il vocabolo “omofobia”: è un neologismo, non è fobia, non è malattia, non sono io omofobo è lui che è gay, ecc.. lo stesso sul feminicidio, prima non se ne parlava, la violenza di genere non esisteva, poi si inizia a parlarne e allora viene negata e minimizzata, gli incidenti sul lavoro, i suicidi, fino a mettere in discussione il termine. Il feminicidio, è un’invenzione delle femministe, è un neologismo, è sessismo, discrimina gli uomini…ecc.. Tutte tecniche di neutralizzazione per legittimare la discriminazione. Chissà se poi l’ammiraglio ha trovato casa?

  4. paolam ha detto:

    Repetita iuvant = ripetere le cose è (molto) utile. Dalle e dalle.

  5. Luca ha detto:

    E dovrei lasciare mio figlio a scuola, melle mani di questi qui?

  6. Andrea Mazzeo ha detto:

    Sintetizzando, il termine femminicidio sta a indicare non tanto il sesso della persona uccisa ma chi ha commesso il reato (di solito l’ex-partner ma anche un altro congiunto) e il motivo per cui la donna è stata uccisa (rifiuto di sottomettersi alla volontà del maschio); l’uccisione di una donna, es., durante una rapina non è un femminicidio. L’uccisione di una donna da parte dell’ex-partner per punizione, mancata accettazione della separazione o altro, o dai familiari perché non si sottomette al maschio padre-padrone è un femminicidio.
    Se docenti, fascisti, non hanno capito questo semplice concetto, dovrebbero essere mandati a zappare.

  7. Zorin ha detto:

    Ottimo post di ricciocorno, che con candida sincerita’ ammette che l’orrendo termine femminicidio ha una precisa connotazione ideologica, che e’ quella della grande narrazione femminista per cui le donne sarebbero discriminate dal maschio privileGGiato
    Ovvio che questa visione e’ esattamente il contrario della realta’, in Italia come altrove, dove la vita dei “maschi” e’ sempre di gran lungua piu’ dura di quella della femmine (chi muore in guerra? chi muore perche’ fa lavori pesanti e pericolosi? chi perde ogni attrattiva se e’ al verde? chi deve fare il primo passo anche se timido/insicuro? chi deve spendere per corteggiare? chi paga il drink in discoteca? ecc.).

    Ma a parte la discussione sulle teorie femministe, il post e’ ottimo perche’ esplicita’ il legame indissolubile tra il concetto di femminicidio e l’ideologia femminista, per cui ogni persona che si oppone a tale visione ha tutte le ragioni per opporsi anche a questo concetto il quale non e’ un concetto neutro ma serve a veicolare le menzogne femministe.

    • Esatto Zorin. Per una volta siamo d’accordo. Chi si oppone all’utilizzo del termine femminicidio è una persona che pretende di negare la discriminazione nei confronti delle donne. Vado a stappare una bottiglia per festeggiare l’evento.

    • Paolo ha detto:

      Zorin oggi con le nuove tecnologie in guerra i soldati non muoiono quasi più e se il problema più grave che hai è pagare i drink e rivolgere la parola a una che ti piace vuol dire che non hai un problema vera.

      Un uomo che dice “perdo ogni attrattiva se sono al verde” è come una donna che dice “perdo ogni attrattiva se metto su qualche chilo”, sono entrambe cavolate vittimiste e piagnone poichè è pieno di uomini non ricchi con una compagna e donne formose e anche sovrappeso con un compagno.
      Poi vabbè è chiaro che tendenzialmente Luca Argentero avrà una vita sessuale migliore di un bidello grasso e pelato, e Argentero conoscerà ed eventualmente farà all’amore con donne che un bidello grasso e pelato non incontrerà mai di persona. In maniera analoga: forse Margot Robbie ha l’opportunità di incontrare, conoscere ed eventualmente sollazzarsi con uomini che difficilmente frequentano gli stessi posti di una impiegata del catasto obesa e col monociglio. Ma questa è una realtà della vita che uomini e donne devono accettare senza tanti piagnistei (e i tuoi Zorin, sono piagnistei).
      E poi Zorin, se tu per primo dai importanza ai soldi perchè una donna non dovrebbe fare altrettanto?

      • Zorin ha detto:

        Essere al verde e’ un problema un tantino piu’ difficile da risolvere che perdere qualche chilo: per quest’ultimo problema basta alimentarsi nel modo corretto e fare un po’ di sport, per il primo problema servono cose come la “carriera” che non si improvvisa e che se il tuo profilo non corrisponde a quello ricercato dal mercato (cioe’ giovane laureato nelle materie “giuste” e con qualche esperienza e ottima conoscenza almeno dell’inglese) e’ del tutto impossibile da ottenere.

      • Paolo ha detto:

        nessuno dei miei amici è un businessman, sono tutti universitari, qualcuno fa il dottorato, qualcun’altro lavora già ma certo non guadagna miliardi e hanno o hanno avuto le loro storie d’amore.
        Certo Zorin che se il tuo obiettivo è avere la stessa identica vita sessuale di Raul Bova e non hai nè il corpo, nè il fascino, nè il lavoro di Raul Bova è praticamente impossibile, ma vale anche per una impiegata del catasto obesa e baffuta che vorrebbe la stessa vita sentimental-sessuale di Monica Bellucci senza avere il corpo, il fascino e il lavoro di Monica Bellucci. Ci sono cose che semplicemente non sono alla nostra portata, se tutti accettassimo serenamente questa realtà ci sarebbe meno infelicità e meno insoddisfazione, credimi

    • IDA ha detto:

      Non sapete più dove andare a raschiare, certamente queste sono sciocchezze che prendete dai siti Americani. Loro lo possono dire che nelle guerre dal 1900, muoiono solo i soldati, ma il resto del mondo no. Ricordo prima Guerra Mondiale, caduti militari 10 milioni, vittime civili 7 milioni. I civili sono costituiti da donne, vecchi e bambini. Seconda Guerra Mondiale. 22 milioni caduti militari contro 48 milioni di civili. Senza contare poi gli stupri di guerra, le mine anti uomo, che al di la del nome colpiscono indifferentemente donne, uomini e bambini. Tanto che nel Vietnam, le mine anti uomo, hanno fatto cambiare radicalmente tradizioni millenarie, dove voleva che gli uomini camminassero davanti alle donne, con le mine anti uomo, le donne avanti che a noi ci viene da ridere. Poi la ex Jugoslavia, gli stupri di guerra, quelli etnici ecc. Non ci sono ancora dati certi, ma i caduti militari sono stati meno del 10%. Attualmente anche se non esistono dati ufficiali, ma i caduti militari in tutti i conflitti del mondo dal 2000 ad oggi sono meno del 4%. Quindi durante una guerra, fare il militare è il luogo più sicuro.
      https://it.wikipedia.org/wiki/Conteggio_delle_vittime_della_prima_guerra_mondiale
      https://it.wikipedia.org/wiki/Conteggio_delle_vittime_della_seconda_guerra_mondiale_per_nazione

      • Zorin ha detto:

        Ecco perche’ hanno inventato la leva obbligatoria: perche’ i “maschi” erano cosi’ stupidi da non redersi conto che arruolarsi e partire per il fronte era un modo per essere al sicuro!

      • Paolo ha detto:

        nella guerra moderna e iper-tecnologica di oggi i soldati muoiono molto poco, questo è un fatto, ovviamente parlo opratutto dei soldati delle nazioni più ricche

      • IDA ha detto:

        Non a caso oggi non esiste più la leva obbligatoria, in molti paesi, quello che ti sfugge è che oggi basta una sola persona a pigiare un bottone e uccide milioni di persone distanti migliaia di chilometri. Poi l’esercito, non esiste struttura più patriarcale dell’esercito, forse la chiesa, cosa c’entrano le donne? Vedi, che abbattere il patriarcato ne avrete dei vantaggi anche voi.

      • Paolo ha detto:

        Direi che la Chiesa è più patriarcale. l’esercito permette alle donne di arruolarsi e far carriera, la Chiesa no

      • IDA ha detto:

        Ma questo fa parte della cultura misogina della chiesa e delle religioni monoteiste. Comunque si, la strittura gerarchica è quella della chiesa, piramidale e tutte le altre sono venute di conseguenza prendendo a modello quello della chiesa.

    • IDA ha detto:

      Sai il bello, che citi tutta una serie “sacrifici” maschili che non sono altro che sessismo, benevolo, ma sempre sessismo. Il drink in discoteca non me l’ha mai pagato nessuno. A chi devo rivolgermi? Per non parlare dei rompicoglioni dei corteggiatori.
      Feminicidio, femminicidio o ginocidio, ha sempre avuto un significato una connotazione ben precisa. Le femministe hanno posto questo problema, ignorato da tutti. Ora è un falso problema? Non esiste la violenza di genere? Bene dimostratelo che la violenza di genere non esiste. I problemi se si vogliono affrontare vanno chiamati per nome. Rifiutare il nome vuol dire non affrontare il problema. Il 70% delle donne sono uccise da uomini con cui hanno delle relazioni. Ma spiegami la relazione logica tra gli incidenti sul lavoro e la responsabilità femminile. Sul femminicidio una responsabilità esiste ed è una cultura, che si chiama cultura patriarcale. Quella che vuole e stabilisce i ruoli, che ha stabilito lavori da uomo e lavori da donna, Quella che giustifica la subordinazione della donna, come elemento naturale e biologico. La biologia ha creato una maggior massa muscolare agli uomini, appunto per fare i lavori più pesanti e pericolosi. Rifatevela con la biologia, la natura che tirate sempre a sproposito solo quando vi fa comodo. Perché al maschio tutto è dovuto, lo stabilisce la natura. Vero?
      Questa cultura che non è stata stabilita dalle donne, questa rigida separazione tra i sessi con la prescrizione della subordinazione del sesso femminile a quello maschile è la radice della violenza che vogliamo abbattere e che si chiama feminicidio e va chiamato per nome se si vuole debellare. È la violenza rivolta contro il femminile allo scopo di affermare la superiorità maschile, è l’annichilimento della volontà della partner nei maltrattamenti familiari punendola per non aver adempiuto al ruolo femminile.
      Quindi quali menzogne veicola il termine feminicidio?

      • Zorin ha detto:

        Il femminicidio e’ una montatura mediatica, come certificato dallo stesso ISTAT :
        http://www.raiplay.it/video/2016/10/Tv-Talk-8e52ad15-980d-4791-9910-38a20de69b08.html

        Fai scorrere il video al minuto 14:30, apri bene le orecchie e ascolta cosa dice la dotteressa Muratori a nome dell’ISTAT: l’emergenza femminicidio NON ESISTE!!!!

      • Paolo ha detto:

        la dottoressa dice che non c’è un aumento di omicidi di donne da parte dei partners quindi non si può parlare di “emergenza” ma il problema della violenza maschile sulle donne esiste anche se non è “emergenziale”

      • IDA ha detto:

        Bravo Zorin, ti do un consiglio, diffondi il più possibile questo video. Forse ti sei fermato alla prima affermazione, “Non si può parlare di emergenza perchè è costante negli anni .” Il soggetto della domanda, non è feminicidio ma l’emergenza, di cui parlano i media. Le donne sono uccise in maggioranza da chi? Lo dice.. avevi le orecchie aperte o ti sei fermato all’emergenza? Lo dice chiaramente e non nega il feminicidio. Quello che dice si può esprimere in dati istat. Anno 1990; 1506 U e 189 D, rapporto, 89% U e 11% D, sul totale omicidi. Anno 2013; 323 U e 179 D. rapporto sul toale omicidi, 64% U e 36% D sul totale omicidi. Si può anche dire, che nel 1990 c’era un omicidio di una donna ogni dieci omicidi, oggi, uno su tre. È corretto dire che non c’è l’emergenza, perché l’omicidio delle donne è costante, ma feminicidio, non vuol dire emergenza, indica tipologia, movente e assassino. La stampa ha iniziato dal 2008 a parlare di omicidi di genere, ma le femministe italiane è dall’VIII marzo del 1972, alla manifestazione di Roma, da parte di “rivolta femminile”, se tutti hanno fatto finta di nulla fino al 2008 non è certo colpa delle femministe e non è nemmeno che non esisteva, perché a quei tempi era previsto anche l’attenuante dell’onore da parte degli assassini, e il servizio ne parla se non ti sei fermato alla prima affermazione. Negli ultimi venti anni, tutte le tipologie di omicidio sono calate, escluso quello di genere che vede la donna come vittima, mi sembrerebbe corretto chiedersi qual è il problema e non fare finta di nulla. Poi devi sapere che gli omicidi, non esistono solo le vittime ma anche gli autori, e il 90% degli autori di omicidi sono uomini, che uccidono altri uomini, e uomini che uccidono donne. Il dato costante degli omicidi di donne è quello che le vuole vittime del marito, partner, amante o ex. Nel 2013 9 uomini sono stati uccisi dal coniuge, convivente, amante, partner, fidanzata o ex. Autori 8 donne e un uomo. Nello stesso anno, da coniuge, convivente, amante, partner, fidanzato o ex di tutto questo, sono state uccise 80 donne, con il termine di feminicidio comprende non solo legami sentimentali, ma anche quelli di sangue, all’interno della famiglia, padre madre, fratello, sorella ecc… E quindi abbiamo 62 uomini e 117 donne sul totale, che sono uccisi all’interno della famiglia, questo vuol dire che 8 uomini su dieci sono uccisi da persone sconosciute o comunque esterni alla famiglia. Al contrario sette donne su dieci sono uccise all’interno della famiglia, e questo è il dato invariabile nel tempo. In più tra il feminicidio, va aggiunto un’altra forma di disprezzo verso le donne, che si chiama prostituzione, che ogni tanto fa le sue vittime, tipo il caso della povera Andrea Cristina Zamfir.
        http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2014/05/06/1061909-crocifissa-uccisa-delitto.shtml
        Se non ti sei fermato alla prima affermazione, il servizio termina con questa frase, che io condivido.
        “Dire che il feminicidio non esiste corrisponde al vecchio adagio, la mafia non esiste.”
        Diffondete il più possibile questo video.

    • salvo ha detto:

      Uh! Quando e’ stata l’ultima volta che ti sei fatto controllare i due neuroni che formano il tuo cervello? Ma rileggiti … non sembra che discendi dalla specie homo sapiens. E cavolo!

    • Valeria Palazzolo ha detto:

      Chi prede ogni attrattiva perché è al verde?

      Zorin, ma che caspita di gente frequenti?
      Se la tua cerchia di amici consta di persone orrende, perché te la prendi con noi?
      Madonna, che tristezza.

  8. Nick ha detto:

    Allora introduciamo il termine “maschicidio”: se un uomo uccide un altro uomo in circostanze simili in cui la donna si trova nel “femminicidio”.Infatti, anche un gay può ammazzare il compagno per ragioni simili.E una donna?Capita che uccida il marito,il fidanzato, l’amante, magari facendosi aiutare da un altro uomo.E comunque, se femminicidio non significa l”uccisione della donna, perechè usare questo termine, visto che la desinenza -cidium significa “uccisione”?

    • Vale ha detto:

      Facciamo così: prova a rileggere il post e i commenti e, se ancora non ci arrivi, vediamo di re-iscriverti alle elementari. Oh, in qualche modo si combatterà l’analfabetismo funzionale…

      Qualcuno mi spiega perché gli uomini fanno la lagna su ‘sto tema? Sembrano piagnucolare perché il mondo non è discriminante nei loro confronti. Al posto di esserne contenti. Non hanno mica tanto buonsenso, eh?

    • IDA ha detto:

      Maschicidio, è un termine che esiste già. Come uxoricidio, parricidio, figlicidio, infanticidio,
      donnicidio , muliericidio, ginocidio. Sono tutti omicidi, il cui nome specifica il tipo di omicidio in base alla vittima. Il ruolo o il rapporto che la vittima ha con l’autore dell’omicidio. L’uso di questi termini nessuno si è mai lamentato, solo feminicidio da fastidio..
      Il significato di feminicidio è stato spiegato sia nell’articolo che nei commenti.
      Mi sembra di essere continuamente presente al dibattito di Benigni, è un incubo!…

    • salvo ha detto:

      Un’altro con 2 neuroni non collegati — il Nick. Ma sai che cosa e’ un concetto?!?!
      Il concetto — quel ‘coso’ astratto con denotazioni (altre ‘cose’ sussunte) e con connotazioni le caratterische di queste ‘cose’).

  9. nicovendome55 ha detto:

    Negli ultimi giorni ho potuto notare in rete un incremento di siti che adottano il “negazionismo” anche in merito al femminicidio, evidentemente gli strumenti usati dai “soliti noti” restano sempre e solo gli stessi.
    Cambiare il nome a quello che non possono negare, per poi lasciar cadere nell’oblio i loro crimini.
    Infine ribaltare la realtà plasmandola a loro favore.

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