L’approccio dello spettatore

pubblicoNel lavoro che svolgo con i miei colleghi nell’ambito sportivo, nell’esercito degli Stati Uniti e nelle scuole, abbiamo sperimentato il metodo chiamato l’approccio dello spettatore alla prevenzione della violenza di genere. Voglio darvi i punti salienti dell’approccio dello spettatore, perché è un grande cambiamento di paradigma (…) Lo spettatore è chi non è autore né vittima in una data situazione: si tratta degli amici, dei compagni di squadra, dei colleghi, dei familiari, quelli di noi che non sono coinvolti direttamente in una diade di abuso, ma stanno nella vita sociale, nella famiglia, nel lavoro, nella scuola e nelle altre relazioni culturali con persone che potrebbero essere in quella situazione.”

da “Trasformare ogni uomo in un femminista”, di Jason Katz

(in Marea, n.3, settembre 2016, pag.41)

ilmattinoda Il Mattino, 25/10/2016

La notizia: Un uomo di 47 anni, a bordo della sua vettura, ha ingranato la retromarcia ed ha investito in pieno un 58enne perché – ci dice il giornalista – questi “aveva una relazione con la moglie“. Nonostante sia stato portata immediatamente in ospedale, a causa delle lesioni numerose e troppo gravi, riportate su tutto il corpo, la vittima è morta.

Nel paragrafo successivo scopriamo che, nonostante più volte l’articolo ribadisca che l’investitore, fermato dai carabinieri e indagato per omicidio stradale, ha agito perché  “convinto di essere stato tradito dalla moglie“, in realtà l’uomo è “separato da qualche anno dalla moglie”, la quale quindi non è più sua moglie né, seppure avesse davvero intrapreso una relazione con la vittima (come sospettava l’omicida), lo stava tradendo.

Questo dettaglio ovviamente sfugge alla stragrande maggioranza dei lettori (forse perché l’articolo continua a chiamarla “moglie”?), tanto che su facebook molti dei commenti sono di questo tenore:

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Il “delitto d’onore” viene abrogato in Italia nel 1981.

La norma originaria, un “residuo legislativo” del Codice Rocco (anni Venti), in vigore dal Fascismo, recitava

“Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.

Come si può constatare, l’omicidio per causa d’onore era punito con delle pene che possiamo definire irrisorie, messe a confronto con quelle stabilite per l’omicidio comune.

Sebbene di fatto l’attenuante non esista più, è evidente che non basta il colpo di penna di un legislatore per modificare delle realtà ben radicate nel contesto socioculturale.

Per molti spettatori, infatti, è più che legittimo che un uomo, “ferito nell’onore”, decida di eliminare la donna colpevole di avergli recato offesa, allo scopo di lavare con il sangue  l’onta gettata su di sé o addirittura sull’intera famiglia: le donne che tradiscono sono “sporche”, e sbarazzarsi di loro è un modo di fare “pulizia”.

Tempo fa, grazie ad una lettrice che lo tradusse per me, pubblicai un brano di Lundy Bancronft dal volume “Why does he do that? Inside the Minds of Angry and Controlling Men”, nel quale l’autore afferma che

“la violenza [parla della violenza degli uomini sulle donne] non ha nulla a che fare coi problemi psicologici e molto con i valori e le convinzioni.”

Quando Bancroft parla di “valori” e “convinzioni”, intende le idee circa “il modo proprio e improprio di comportarsi, la percezione morale di ciò che è giusto o sbagliato“, che ognuno di noi, sin da bambino, apprende non solo dal contesto familiare, ma anche dalle sue interazioni con la società, ovvero con gli amici, i compagni di squadra, i compagni di scuola, i colleghi, in altri termini: “quelli di noi che non sono coinvolti direttamente in una diade di abuso, ma stanno nella vita sociale, nella famiglia, nel lavoro, nella scuola e nelle altre relazioni culturali con persone che potrebbero essere in quella situazione”, insomma: gli spettatori.

Ed è su questi spettatori che il lavoro di prevenzione della violenza si deve concentrare, sui giovani e giovanissimi (maschi e femmine, come si evince dai commenti) convinti che “la violenza sulle donne è dovuta a raptus momentanei, giustificati dal troppo amore”, che “individua nella donna le responsabilità delle violenze”, che ritiene cheè normale che un uomo tradito diventi violento(da “Rosa Shocking 2. Violenza e stereotipi di genere: generazioni a confronto e prevenzione”).

Perché se una scena si ripropone uguale a se stessa per anni ed anni, è anche perché ha un pubblico disposto ad applaudirla, a gridare “(h)A fatto più che bene”.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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5 risposte a L’approccio dello spettatore

  1. Vale ha detto:

    Ma tu che sei nei social, sai dirmi se, quando le corna le mette il marito (non solo l’ex), il pubblico inneggi al di lui linciaggio? O, come al solito, è sempre colpa delle donne?

    In realtà, già mi aspetto la risposta. Comunque è vergognoso che non ci fosse scritto *ex* moglie.

  2. Paolo ha detto:

    sono completamente d’accordo. Devo dire una cosa: penso che arrabbiarsi e avere pensieri negativi,di vendetta quando si scopre di essere stati traditi sia comprensibile lo è per gli uomini e per le donne ma chi compie atti di violenza sulla persona che diceva di amare, in realtà non sa amare e ha torto marcio
    Devo essere sincero, sono fatto all’incontrario di molti commentatori di facebook: capisco di più uno che picchia l’amante della moglie mentre condanno chi picchia la moglie, per me la donna che dicevi di amare non la devi proprio picchiare nemmeno se la becchi a letto con un altro e sei incazzatissimo, non la devi picchiare sopratutto se sei muscolarmente più forte e puoi farle molto più male di quanto lei potrebbe farne a te se ti menasse; so che anche nella mia posizione potrebbe esserci del sessismo e cedere alla violenza è sbagliato anche contro l’uomo vero o presunto amante della consorte o ex.
    In questo caso poi era un ex quindi non era più legata da nessuna promessa, esplicita o implicita, di fedeltà reciproca a quel 47enne

    • Paolo ha detto:

      “non la devi picchiare sopratutto se sei muscolarmente più forte e puoi farle molto più male di quanto lei potrebbe farne a te se ti menasse”

      siccome so già che qualcuno mi obbietterà “ma se sono mingherlino e sposo una donna più robusta di me posso riempirla di botte?”, la mia risposta è no, ovviamente

  3. IDA ha detto:

    Giusto il riferimento al delitto d’onore, l’autore del delitto, che trovava sua moglie in “illecita relazione carnale”, il suo crimine non lo nascondeva alla comunità, lo esponeva e veniva applaudito, al contrario se non lo faceva, veniva biasimato e isolato. 5 settembre 1981, abrogato il delitto d’onore e in matrimonio riparatore. Io ricordo qualcosa di quel periodo, avevo 21 anni. Di uno che era stato avvertito dai vicini di casa che sua moglie, ( molto bella e appariscente, ) probabilmente, facilmente, verosimilmente, si intratteneva in illecite relazioni carnali. Giornali ci dicevano, che dopo aver ucciso la moglie, lui esce di casa e fa vedere il coltello insanguinato con cui aveva ucciso la moglie, viene accolto dagli applausi, e festeggiato dalla folla, quando i carabinieri vanno ad arrestarlo, la folla cerca di impedire l’arresto. Tutto questo veniva raccontato e giustificato con una venatura razzista, era accaduto in un paesino alle pendici dell’etna. Il giudice accolse l’attenuante del delitto d’onore anche se fu dimostrato che la moglie non si era intrattenuta con “illecite relazioni carnali.” Era una diceria, fatta circolare da uno che era stato rifiutato da lei.. ma poco importa se era vero o falso, l’importante è che l‘onore era stato violato e doveva essere lavato nel sangue. Altro fatto di quel periodo era di un padre che uccise un professore universitario che aveva una relazione con sua figlia. Il padre non era un povero bracciante ignorante, ma un insegnante e militante comunista. Anche qui ha bisogno del pubblico e del riconoscimento, perché spara al professore, mentre tiene la lezione sotto gli occhi degli studenti e rivendica il suo gesto dicendo di essere il padre di Maria. Questo era il 1981, nel 2016, se ci sono persone che scrivono quei commenti, vuol dire che da parte dello spettatore, non è cambiato molto, la stessa giustificazione e istigazione all’omicidio.
    Anche il concetto del “raptus”, fa parte del delitto d’onore, “stato d’ira determinato dall’offesa” è la stessa identica giustificazione. In questi anni sono cambiate le leggi e le parole, ma il resto è rimasto invariato compreso il numero delle donne uccise.

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