Violenza sugli uomini e antifemminismo

Ed è già una fortuna che le donne non riescano più spesso ad esercitare il loro potere, perché, in caso contrario, noi non saremmo in grado di resistere: basta che esse mostrino il più lieve interessamento, e gli uomini cadono tutti alle loro ginocchia, anche se esse sono vecchie e brutte. Questa è per me una verità positiva: una donna, quando non sia addirittura gobba, se le si presenta l’occasione può sposare chi vuole. Ci affrettiamo ad aggiungere, però, che esse, in genere, sono come i buoi nei campi: non si rendono conto della loro forza, altrimenti saremmo fritti. (da “La fiera delle vanità”, di William Makepeace Thackeray)

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Uno dei cavalli di battaglia di chi vorrebbe silenziare le voci che sempre più numerose e agguerrite si levano per denunciare la violenza sistemica e strutturale contro le donne è: “ma anche le donne sono violente!

Come se questo fatto, ovvero che esistano dei soggetti di sesso femminile che si servono della violenza per raggiungere i loro obiettivi, fosse mai stato messo in discussione da qualcuno.

Ieri Libero se ne è uscito con un titolone ad effetto:

libero

A colpirmi innanzi tutto è stata l’espressione “dettagli horror”, anche perché nell’articolo non c’è nessun “dettaglio horror”.

Se penso a “dettagli horror”, mi vengono in mente alcuni fatti di cronaca, ad esempio il brutale omicidio di Lucia Perez, oppure la feroce aggressione di una studentessa indiana del 2012, della quale potete leggere i particolari più cruenti qui – giusto per darvi un’idea di cosa io intendo quando uso la parola “horror”.

In merito allo stupro e omicidio della ventitreenne indiana, “colpevole” di essere andata al cinema la sera con il suo fidanzato e di aver deciso di tornarsene con lui a casa in autobus, vi consiglio di approfondire leggendo le considerazioni di Mukesh Singh, l’autista del bus:

“Una ragazza decente non se ne va in giro alle nove di sera. Una donna è molto più responsabile di uno stupro di quanto lo sia un uomo”.

I lavori di casa sono per le ragazze, non andarsene in giro per discoteche e bar durante la notte a fare cose sbagliate, indossando vestiti sconci. Solo il 20% delle ragazze si comporta in modo corretto.

Le persone “hanno il dovere di dare a queste ragazze una lezione”.

Quando vengono violentate, non dovrebbero ribellarsi. Dovrebbero solo stare in silenzio e accettare lo stupro, così quei ragazzi sarebbero scesi dal bus subito dopo averla violentata e avrebbero picchiato solo il ragazzo”.

La pena di morte non farà altro che rendere le cose più pericolose per le ragazze. Adesso, quando gli uomini violenteranno, non lasceranno la ragazza come facemmo noi. La uccideranno. Prima avrebbero violentato e poi detto “lasciala andare, non lo dirà a nessuno”. Adesso quando violenteranno, specialmente i tipi criminali, uccideranno la ragazza. Morta.

Ma c’è anche un altro episodio che mi torna alla memoria, se penso ai dettagli horror, ed è lo stupro di un ragazzino di 14 anni avvenuto con un compressore.

Una violenza per la quale Vincenzo Iacolare, 24 anni, è stato condannato a 12 anni di prigione e 200.000 euro di risarcimento.

Di vicende analoghe a queste non troverete traccia nell’articolo di Libero, che invece cita il lavoro di Lara Stemple, professoressa di diritto alla UCLA (University of California), del quale vi fornisco il link.

Il titolo della sua ricerca è “La vittimizzazione sessuale degli uomini in America: i nuovi dati sfidano le vecchie ipotesi”, e l’ipotesi contro la quale si scaglia Stample è questa:

“men rarely experience sexual victimization”

 ovvero “raramente gli uomini sono vittime di violenza sessuale”.

Stample, all’inizio del suo articolo, cita The National Intimate Partner and Sexual Violence Survey – 2010 Summary Report Prevention per affermare che

“men and women had a similar prevalence of nonconsensual sex”.

A tale proposito vorrei consigliarvi il lavoro svolto da un altro blog, che ha analizzato nel dettaglio il report:

Le donne sono violente tanto quanto gli uomini? Falso!

Le donne sono violente tanto quanto gli uomini? Falso! (Parte 2)

Le donne sono violente tanto quanto gli uomini? Falso! (Parte 3)

Le donne sono violente tanto quanto gli uomini? Falso! (Parte 4-fine)

Ci dice la blogger:

Quello che possiamo concludere dall’analisi dei dati relativi allo stupro e alle violenze sessuali è che:
esse sono compiute, con una predominanza schiacciante (>90%), da uomini, sia su uomini che su donne;
– le vittime uomini sono molte meno delle vittime donne (non che sia una gara, ma è intellettualmente disonesto affermare il contrario): 18,3% contro 1,4%;
– le vittime uomini sono in maggioranza bambini di età fino a 10 anni (27,8%), mentre la fetta più grossa di vittime donne sono giovani fra i 18 e i 24 (37,4%).

Non possiamo non notare una apparente discrepanza fra le conclusioni cui giunge Lara Stemple, (non c’è grande differenza fra il numero di donne e il numero di uomini che subiscono sesso non consensuale) e le conclusioni della blogger (la maggior parte delle vittime di violenza sessuale è di sesso femminile).

Da cosa dipende?

Vi rimando ad un altro articolo che cita il lavoro della Stemple, pubblicato su Vice, nel quale leggiamo:

Il nuovo studio di Stemple, con la sua inclusività, interpreta gli ultimi sondaggi dei CDC facendo notare che il 68,6 percento di uomini che dicono di essere stati vittima di violenze sessuali parlano di stupratrici donne. E, tra gli uomini che dichiarano di essere stati costretti alla penetrazione—”la forma di rapporto non consensuale che gli uomini hanno più probabilità di esperire nell’arco della loro vita,” secondo lo studio—il 79,2 percento fa riferimento a donne.

Vediamo invece cosa dice la blogger de Il Ragno in proposito:

nella categoria sexual violence sono elecate una serie di sottocategorie; se osservate la prima tabella, noterete una prima suddivisione in due macrosottocategorie, “rape” e “other sexual violence”, le quali a loro volta si suddividono in atti specifici – la penetrazione rientra nella categoria “rape”, mentre “essere forzati a penetrare qualcuno” rientra nella categoria “altre violenze sessuali”. Veniamo ai dati, cito testualmente:

La maggioranza delle vittime di stupro uomini (93,3%) ha riportato di essere stato stuprato solo da perpetratori uomini [si sta parlando della categoria “rape”]. Per tre delle altre forme di violenza sessuale [si sta parlando della categoria “other sexual violence”] la maggioranza delle vittime uomini ha riportato solo perpetratori donne: essere forzati a penetrare qualcuno (79,2%), coercizione sessuale (83,6%) e contatti sessuali non consensuali (53,1%). Per le molestie sessuali senza contatto, circa metà delle vittime uomini (49%) ha riportato solo perpetratori uomini e più di 1/3 (37,7%) solo perpetratori donne.

Le sottocategorie della violenza sessuale sono in totale 7, sia per gli uomini, sia per le donne. La prevalenza di donne perpetratrici di violenza sessuale sugli uomini risulta in 3 categorie su 7: essere forzati a penetrare qualcuno, coercizione sessuale e contatti sessuali non desiderati

Avete a disposizione le tabelle, con i numeri delle vittime.

Io ho fatto un po’ di somme, una stima molto approssimativa, spero mi perdonerete e vorrete integrare correggendomi, nel caso aveste voglia di fare un lavoro più accurato.

Vittime donne delle 7 categorie: 75.014.000; vittime uomini della categoria “rape”: 1.581.000. Totale: 76.595.000. Per tutte queste vittime la prevalenza (non la totalità) dei perpetratori è di sesso maschile.

Vittime uomini delle 3 categorie nelle quali prevalgono (prevalgono, non sono la totalità) le donne nel ruolo di perpetratrici della violenza: 25.553.000.

Ribadisco, è molto approssimativo il mio lavoro, perché non ho tempo né voglia di fare una cosa precisa calcolando tutte le percentuali ecc. Però volevo darvi almeno un’idea del perché normalmente si scrive che la maggioranza dei perpetratori di violenze sessuali è di sesso maschile e la maggioranza delle vittime è di sesso femminile.

Non è una questione di “stereotipi” o di “pregiudizi”, è solo una questione di numeri.

Stample, però, da tutti questi numeri estrapola una serie di dati dai quali giunge a determinate conclusioni: quando la violenza sessuale riguarda i maschi, questa viene sottovalutata (e quando riguarda le donne invece?), e solo perché la violenza subita non consiste nell’essere penetrati, ma rientra nella categoria “Other sexual violence”, “altre tipologie di violenza sessuale”.

Scrive Stemple:

some federal agencies use outdated definitions and categories of sexual victimization. This has entailed the prioritization of the types of harm women are more likely to experience as well as the exclusion of men from the definition of rape.

Detta così sembra quasi che le “datate definizioni e categorie di vittimizzazione sessuale” siano funzionali ad escludere gli uomini dalle statistiche sulla violenza sessuale.

Ma se riflettiamo sul fatto che chi parla di stupro solo come penetrazione non esclude soltanto gli uomini che subiscono “other sexual violence” (25.130.000), ma anche tutte le donne che subiscono questo genere di violenza (53.174.300), ci rendiamo conto che non ci troviamo nel bel mezzo di un complotto volto ad oscurare il fenomeno della violenza delle donne sugli uomini, soprattutto perché questa sottocategoria di abusi sessuali è quella che miete più vittime non solo fra gli uomini, ma anche fra le donne.

Secondo Stemple, la “stereotipo” che descrive il maschio come perpetratore della violenza sessuale e la donna come “vittima” della violenza sessuale rende difficile percepire la violenza sessuale perpetrata contro gli uomini.

E chi è secondo Stemple il principale responsabile di questo occultamento della violenza contro gli uomini? Ovviamente il femminismo:

Some posit that because dominant feminist theory relies heavily on the idea that men use sexual aggression to subordinate women, findings perceived to conflict with this theory, such as female-perpetrated violence against men, are politically unpalatable. Others argue that researchers have a conformity bias, leading them to overlook research data that conflict with their prior beliefs.

Soffermiamoci un attimo su un dettaglio: “dominant feminist theory“.

La dominante teoria femminista???

kiddingLa tolleranza nei confronti della violenza riguarda anche le vittime di sesso femminile, a dispetto del lavoro svolto fino ad oggi del femminismo, e le donne vittime di stupro non hanno la vita facile che sottintende Stemple, come si evince da casi eclatanti quali lo stupro di Steubenville o quello di Stanford.

Vorrei chiarire una cosa, sulla teoria femminista a proposito dello stupro, e vorrei farlo a partire dalle dichiarazioni Mukesh Singh, che ci dice

Le persone “hanno il dovere di dare a queste ragazze una lezione”.

Qual è la lezione che devono imparare le ragazze stuprate?

La lezione consiste nell’imparare chi detiene il potere e chi lo subisce; chi detta le regole e chi è costretto a seguirle, volente o nolente; la lezione consiste nell’imparare chi comanda e chi non ha altre possibilità che obbedire.

Il femminismo ci dice che la violenza sessuale ha poco a che fare con il sesso e il desiderio sessuale, e molto di più con il potere e il controllo.

Il fatto che subiscano violenza sessuale molte più donne che uomini, non dipende dal fatto che gli uomini sono “naturalmente” inclini ad una sessualità predatoria, ma che viviamo in un contesto sociale che educa gli uomini, più che le donne, a ritenere di essere titolari del potere di dettare le regole e del potere di farle rispettare per mezzo della violenza.

Ci dice il femminismo che è il patriarcato che ha creato quegli stereotipi che Stemple elenca fra le credenze lesive dell’emergere nella coscienza collettiva del problema della violenza sessuale sugli uomini; ad esempio, il mito che racconta che “men as sexually insatiable”, che “for men, virtually all sex is welcome”, non lede soltanto le vittime di sesso maschile, ma è responsabile, insieme a tanti altri miti, di quella cultura dello stupro che è alla radice della violenza sessuale sulle donne.

E’ ironico, a mio avviso, che le armi per mezzo delle quali normalmente si minimizza e si giustifica la violenza sessuale sulle donne, si ritorcano contro gli uomini che subiscono una violenza.

Ed è triste che la denuncia di un fenomeno – la violenza sessuale sugli uomini – non sembri mossa con l’obiettivo di creare nell’opinione pubblica l’esigenza di un dibattito serio sugli stereotipi di genere e i loro effetti (che ancora, a dispetto di quanto sostiene Stample a proposito delle “dominanti teorie femminste”, non c’è affatto), o su una sessualità pervasa da un’immaginario popolato di sottomessi/e e dominanti, o sui soggetti vittimizzati in particolari condizioni di vulnerabilità (come la prigione), ma si trasformi in un mero pretesto per suggerire che il femminismo, e il suo impegno nel denunciare la discriminazione della donna in una società ancora fortemente maschilista, sia un fattore di rischio per gli uomini vittime di violenza sessuale in quanto responsabile di occultare la violenza perpetrata dalle donne.

Perché senza il femminismo, la categoria “other sexual violence” neanche esisterebbe.

 

Sullo stesso argomento:

Lo stupro di Shia LaBeouf

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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47 risposte a Violenza sugli uomini e antifemminismo

  1. IDA ha detto:

    Le femministe hanno avuto il torto di porre la questione della violenza di genere, prima non esisteva, perché nessuno ne parlava, erano i famosi “bei tempi”, dove la violenza sulle donne era consentita dalle norme sociali, esisteva la patria potestà e la potestà maritale. La violenza sugli uomini era stigmatizzata e colpevolizzata la vittima, violenza sugli uomini perpetrata da altri uomini, carceri, marinai, esercito, seminari religiosi ecc.. Poi sono arrivate le femministe e hanno rovinato questa favola. Ma ce ne è voluto del tempo, perché la violenza sulle donne i media hanno iniziato a parlarne nei primi anni del 2000, prima non esistevano nemmeno dati certi. Se non esisteva la violenza sulle donne non c’era nemmeno bisogno di fare questionari sulla violenza subita dagli uomini, che senso aveva, anzi meglio non farli non si sa mai che a qualche femminista le viene a mente di farlo anche sulle donne? Oggi si fanno questionari con metodologie molto dubbie, per neutralizzare la violenza sulle donne, semplicemente anche gli uomini subiscono violenza, uno a uno palla al centro. Quindi non è un problema culturale, siete solo voi femministe cattive che volete creare i sensi di colpa negli uomini per poi dominarli, ( e qui completo la frase che Zorin non ha completato) per mandarli a lavorare e voi a casa a fare le casalinghe e fare le mantenute, che con la lavatrice, la lavastoviglie oggi è una pacchia. ( sono bravi a ribaltare le cose).
    Da notare che la violenza sessuale subita dagli uomini in determinati ambienti tipo carcere continua ad essere ignorata e minimizzata soprattutto dai militanti mascolinisti, i quali la usano solo per contrapporla a quella femminile per neutralizzare la violenza sulle donne. Evidentemente considerano normale che alcuni uomini in determinati ambienti esclusivamente maschili, possano abusare di altri uomini, definiti “puttane” o “fidanzate”. Pare che molti suicidi nei carceri siano legati a questi fatti.
    Anche in America quando si è iniziato a parlare della violenza sugli uomini? Quando hanno avuto inizio questi questionari? Quando ha avuto inizio il dibattito sullo stupro coniugale, fine anni 90. Strane coincidenze.

  2. Paolo ha detto:

    alcune considerazioni: nessuna donna può fisicamente obbligare un uomo adulto, non drogato o addormentato a penetrarla, non è possibile a meno che la donna non sia robusta e l’uomo mingherlino. Oltretutto se gli uomini rischiano davvero di essere stuprati dalle donne perchè io uomo non ho paura che una donna mi aggredisca e mi violenti quando passeggio da solo di notte? Perchè non conosco nessun uomo che ha questa paura? Queste ricerche sulla “violenza delle donne sugli uomini” non valgono la carta su cui sono scritte.

    Thackeray ha ragione: la seduttività, la carica erotica è una forza, è un potere che però hanno sia le donne che gli uomini sopratutto se sono bellocci ma non necessariamente) sanno di averlo, e non c’è niente di male a usarlo consapevolmente, andrebbe rivendicato, non negato. Nella seduzione poi nessuno è realmente “sottomesso”, è un gioco a due, anche il/la sedotto/a è consenziente e partecipe,lei o lui “cede” alla seduzione perchè vuole cedere, lo desidera, altrimenti la seduzione non funziona, diventa una molestia. In fondo ci si seduce a vicenda. Nel sesso è sufficiente essere adulti consenzienti,

    “su una sessualità pervasa da un’immaginario popolato di sottomessi/e e dominanti,”. Dipende, nel sadomaso ci sono sottomessi e dominanti, che possono essere sia uomini sia donne, ci sono uomini a cui piace farsi camminare sulla schiena da una donna in tuta di latex e tacchi a spillo, se sono adulti e consenzienti i giochi di dominazione e sottomissione sono leciti

  3. RebelGoose ha detto:

    Guarda ormai non mi sorprendo più dell’ignoranza umana, andiamo a votare per toglierci i nostri stessi diritti con un SI, quindi non mi sorprende quindi che ci siano persone che vogliano privare le donne dei loro diritti. In generale inizio a credere che l’uomo sia una bestia a cui l’esistenza dei diritti dia fastidio.

  4. ladymismagius ha detto:

    Sono davvero felice che il mio piccolo lavoro di traduzione sia stato utile ^^
    Sto leggendo il paper di Lara Stample, che del NISVS utilizza i dati relativi ai 12 mesi precedenti la rilevazione: dati che per loro natura portano a risultati inferiori rispetto alle rilevazioni sull’arco di vita dei soggetti intervistati, che sono quelli che ho tradotto io. Come tutte le ricerche campionarie, il NISVS intervista, ad esempio, solo persone maggiorenni, perciò l’unico modo per avere dati sulle violenze accadute a minorenni è porre domande relative all’arco di vita (lifetime).
    Inoltre, vale la pena menzionarlo, tutte queste ricerche escludono coloro che vivono in istituzioni come carceri e ospedali psichiatrici perché sono ritenuti non rispecchianti le caratteristiche della popolazione generale.
    La stessa distinzione “rape”/”made to penetrate” serve ad incoraggiare gli uomini a riportare il secondo caso, che essi potrebbero considerare come qualcosa di diverso da uno stupro, non esattamente uno stupro (sebbene lo sia, questa nozione non si può considerare universalmente diffusa nel senso comune). Perciò l’intento del CDC nel differenziare non è creare una gerarchia, ma piuttosto incoraggiare a considerare qualcosa che potrebbe non venire riportato se si usasse il solo termine “rape”!

    Spero che questi chiarimenti siano utili e non pedanti.

  5. stefano ha detto:

    Il problema è che il mondo accademico USA (lato umanistico) da un pezzo sta sclerando di brutto, ormai le parole non hanno più un vero significato, tutto può essere interpretato. Il centro studi CDC è semplicemente ridicolo, tempo fa qualcuno me lo linko per dirmi che c’erano dei numeri sorprendenti sugli stupri subiti dagli uomini, assieme a un articolo di USA today. Quello che ha fatto il CDC è estendere il concetto di stupro a vanvera giocando sull’ambiguità del sesso consensuale, non tanto dal punto di vista della coercizione, ma quanto sui differenti motivi per cui si fa sesso, indifferenti al senso del ridicolo che impera nella terra dei cultural studies.

  6. men ha detto:

    per una volta sono d’ accordo con paolo nessuna donna può costringere un uomo a penetrarla se lui non vuole, inoltre una cosa che non mi spiego è se una donna non ti piace non riesci neanche ad avere un erezione quindi come fa una donna ad obbligarti a penetrarla? lo metti dentro moscio?
    poi la violenza fisica di una donna su di un uomo a me fa ridere….noi maschi siamo cresciuti facendo la lotta e giocando al wrestling e quando da bambini litigavamo tra noi si finiva sempre col fare a botte nell’ adolescenza ci prendevamo a pugni nelle spalle e ceffoni nella coppa solo per salutarci e ancora oggi ogni tanto capita di salutarsi così, quelli di noi che poi hanno giocato a calcio i calci, le gomitate e i lopez erano all’ ordine del giorno, in età adulta è capitato di fare a botte e partecipare a risse per ogni cosa per il calcio, per la politica per le donne dalla strada alla discoteca passando per il bar….figurarsi se ci può spaventare uno schiaffo od un calcio tirato da una donna….
    la vera violenza che le donne fanno nei confronti degli uomini sono altre come tipo denunce false per molestie e stalking nei confronti degli ex come impedire di far vedere i figli al coniuge separato, come accusare di stupro uno con il quale c’ è stato un rapporto consenziente solo per non passare come una facile…
    infine la violenza più brutale di tutte costringere il marito o il moroso ad andare ai mercatini di natale…

    p.s. per quelle femministe sprovviste di senso dell’ umorismo l’ ultima frase era solo una battuta. ve lo dico prima che dietro quella battuta ci vediate dominio, sopraffazione e voglia di stuprare le donne…..

    • IDA ha detto:

      Men.. non essere prevenuto, sono d’accordo con te, che costringere il marito/moroso, ad andare ai mercatini di Natale, è una delle più brutali violenze che si possa fare ad un uomo. Come farsi accompagnare al supermercato e vederlo annoiato che spinge il carrello e che guarda il culo delle “spose” chinate a prendere i prodotti nei ripiani più bassi.

    • “figurarsi se ci può spaventare uno schiaffo od un calcio tirato da una donna….” Grazie men, per aver toccato uno degli argomenti chiave.
      Ci dice ad esempio M.P.Johnson, autore del volume “A Typology of Domestic Violence: Intimate Terrorism, Violent Resistance, and Situational Couple Violence” (fonte: http://www.womenssupportproject.co.uk/userfiles/file/resources/nationalresources/Intimate%20Terrorism.%20Johnson.pdf):
      “L’uso della violenza come una tattica per esercitare il controllo sul partner richiede più della volontà di fare del male. E’ necessario che la violenza rappresenti una minaccia credibile di procurare un danno nel momento in cui il partner non risponde con la docilità”. In altri termini, uno schiaffo diventa strumento di controllo nel momento in cui chi lo riceve prova paura al pensiero di ciò che a quello schiaffo potrebbe seguire se non si sottomette alla persona che l’ha dato.
      Continua Johnson:
      “Tale pericolo è, ovviamente, più credibile proveniente da un uomo di una donna semplicemente a causa della differenza di dimensioni nella maggior parte delle coppie eterosessuali. Inoltre, rimandendo sempre al livello delle differenze individuali, ma concentrandosi sulla socializzazione di genere piuttosto che sulle differenze fisiche, la mentalità e l’esperienza con la violenza rendono tali minacce più probabili e più credibili se provengono da un uomo piuttosto che se provengono da una donna. In parole povere, l’esercizio della violenza è più probabile che sia una parte dell’esperienza dei ragazzi e degli uomini piuttosto che delle ragazze e delle donne – nello sport, nei giochi di fantasia e nei conflitti vissuti nella realtà”.
      Che è esattamente quello che ci dici tu, men, quando scrivi: “noi maschi siamo cresciuti facendo la lotta e giocando al wrestling e quando da bambini litigavamo tra noi si finiva sempre col fare a botte nell’ adolescenza ci prendevamo a pugni nelle spalle e ceffoni nella coppa solo per salutarci e ancora oggi ogni tanto capita di salutarsi così, quelli di noi che poi hanno giocato a calcio i calci, le gomitate e i lopez erano all’ ordine del giorno, in età adulta è capitato di fare a botte e partecipare a risse per ogni cosa per il calcio, per la politica per le donne dalla strada alla discoteca passando per il bar”.
      E’ anche questo, insieme al clima misogino che si respira nella nostra società, a rendere diversa la violenza nelle relazioni intime agita dai maschi da quella che può agire una donna, ed è per questo che Johnson differenzia quella che chiama “situational couple violence” dall’ “intimate terrorism”, nel quale la paura gioca un ruolo fondamentale.

      • Paolo ha detto:

        ormai fanno risse tra loro anche le ragazzine. Comunque quel che dici è verissimo, fermo restando che esistono uomini che fanno risse con altri uomini, fanno sport di combattimento e non torcono un capello alla compagna

  7. L. ha detto:

    Avevo letto, qui sul blog, ma anche altrove (e non ricordo bene dove) che comunque con violenza sessuale sui maschi si intendono anche cose del tipo “la donna a preliminari e/o rapporto iniziato ad un certo punto ha detto di smettere o ha detto NO”. cerchiamo anche di non dimenticare che questa cosa viene percepita, dai maschi che poi ci marciano su articoli come quello, come “violenza contro i maschi”: in pratica la donna carnefice sarebbe anche “chi dice di no a un coito nel durante” perché questo viene percepito come violenza contro il maschio.

    p.s l’immagine che hanno scelto quelli di Libero farà venire i brividi (di piacere…) a tanti di quei mascoloidi alla Voice for men e siti simili che mettono sempre locandine con la Catwoman/Wonder Woman di turno (ovviamente sempre bella stangona prosperosa vestita in latex o completino nazista/militaresco sexy e volteggiante su tacchi a spillo altissimi) armata di frusta e bastone per dimostrare che le donne sono violente e sadiche e picchiano i poveri maschi della questione maschile… 😛

    p.s comunque secondo me andrebbe coniata una nuova parola. la parola “stupro”, con quello che si porta dietro dal punto di vista simbolico, storico, concettuale, non va bene per definire la realtà maschile di chi (maschio) subisce qualcosa per mano femminile. sarebbe più corretto usare una nuova terminologia, è un po’ assurdo far andare bene un termine che si è sempre riferito in merito alla violenza contro le donne, per definire la realtà maschile di chi subisce un atto sessuale contro la sua volontà.

      • L. ha detto:

        ecco, sì. è comunque utile farlo sempre presente, questo motivo, secondo me. Perché serve subito a capire di che pasta sono fatta queste “rivendicazioni mascoliniste”.
        (ovviamente ben vengano studi che aiutano a capire meglio la violenza sugli uomini, ma non devono essere usati, come purtroppo avviene, per sminuire quella sulle donne) peraltro io mi sono letta il loro mattonazzo ideologico (400 e passa pagine) a nome Rino della Vecchia, e lì i deliri si susseguono di pagina in pagina… anche Rino tirava fuori questi motivi ebeti per parlare di “strapotere delle femministe misandriche”. Zorin stesso lo confermava, quando diceva che per lui, “violenza contro il maschio” è la cameriera in topless che “lo tenta” ma “non gliela dà per intero”.
        con questo parametro ebete e pericoloso (in pieno stile “rivendicazione da questione maschile”, si passa dal grottesco ridicolo alla misoginia feroce), si rischia di far passare tutte le donne che per un motivo o l’altro ad un certo punto chiedono al marito/fidanzato di fermarsi durante l’atto come “sadiche torturatrici misandriche”… e tale etichetta, per gente come Zorin, sarebbe affibbiata anche a 14 enni vergini che hanno la prima volta col fidanzatino e gli chiedono di fermarsi se sentono troppo male durante la penetrazione.

        (Nota bene: ovviamente gente come costoro non pensa affatto che una donna, anche con diversi anni di esperienza sessuale, possa chiedere, durante un atto sessuale, all’uomo di fermarsi perchè magari la cosa sta degenerando in atti violenti – il tuo commentatore Men parlava di “tirare capelli”, atti violenti che non sono graditi e non concordati prima, ma magari “saltano fuori” al momento)

        purtroppo in Italia non si parla mai a fondo di quella piaga nascosta che è lo stupro coniugale (c’è ancora più omertà rispetto allo stupro fatto dallo sconosciuto, anzi peggio, perché le donne in questione non riescono neanche a vederlo come un crimine: in fondo “è tuo marito” “è il tuo fidanzato”… oppure se denunciano non vengono credute o si dice loro che “ma tanto è il tuo fidanzato! che male può averti fatto?”, che è terribile, per una donna che lo abbia subito, condito con vari ricatti)

        Quindi è giustissimo parlare di violenza sessuale contro i maschi, ma cerchiamo di non tirare fuori che con questa etichetta si intenda anche il “mi ha detto di fermarmi e non mi ha fatto godere!”, come purtroppo la gente in questione, su quei siti, fa.

      • men ha detto:

        L a scanso di equivoci i capelli tirati così come le sculacciate sono cose che si fanno con una donna a cui queste cose piacciono io quando ho scritto “tirare i capelli” aggiungendo i suoi è per il semplice fatto che io i capelli di solito li porto molto corti e quindi è difficile prenderli e tirarli.
        sinceramente non mi è mai capitato di trovare una donna che all’ inizio ci sta e poi cambia idea, magari è vero che non si può parlare di violenza però sarebbe molto scocciante…anche perchè mi piacerebbe sapere il motivo di un cambio di idea così repentino e proprio sul più bello…

      • Io credo che una delle ipotesi più probabili sia che non le piace.

      • Zorin ha detto:

        L. sui breastaurant non ci hai capito un’acca, le cameriere non sono topless ma vestono con top sexy e degli shorts
        Io non ho parlato di violenza, ma di sfruttamento degli ormoni maschili: cioe’ ho ribaltato la solita prospettiva vittimista femminista del blog, per cui sarebbero le cameriere di quei locali a essere sfruttate quando in realta’ e’ il contrario, si sfrutta la solitidune e la voglia di tromb… connaturata in ogni maschio adulto sano per fare soldi facili, senza concedere a clienti nient’altro che un sorriso e una conversazione piu’ o meno frettolosa.

        Dire NO a rapporto iniziato e’ senz’altro classificabile come violenza psicologica grave, perche’ si impedisce al maschio di rilasciare la tensione sessuale dopo aver avuto cura di farla salire, quella tensione, a un livello altissimo.
        Solo una str…a che vuole usare violenza psicologica contro un uomo puo’ comportarsi in questo modo.

        Lo stupro coniugale e’ un nonsenso logico, tra coniugi ci possono essere rapporti in cui si ha poca voglia, ma mai stupro, che e’ un altra cosa.
        Che senso ha dire che tuo marito ti ha costretto a un rapporto, quando e’ tuo dovere di moglie concederti al marito?

      • Zorin, immagino tu sia uno dei soggetti che ha partecipato all’indagine dell’ottimo Nestola.

      • Paolo ha detto:

        se lei non ha voglia e tu la costringi con la forza è uno stupro anche se sei suo marito. Se tua moglie rifiuta per mesi di fare l’amore con te quel che la legge ti permette di fare è chiedere la separazione con addebito, ma questo vale anche per lei:è anche dovere del marito concedersi alla moglie

    • Paolo ha detto:

      solo una cosa L. Catwonan e Wonder Woman sono i miei ideali di donna, non me li toccare (e dubito che piacciano ai masculoidi, semmai li terrorizzano)

      • L. ha detto:

        @ Paolo: era per dire che i maschiloidi alla rino della vecchia hanno un’idea decisamente… sexy delle “torturatrici misandriche che affollano i loro incubi” (o meglio: sogni erotici…) 😛 ci sono diversi loro post che parlano di donne “soldatesse o picchiatrici di maschi” e ovviamente sono locandine di film o modelle agghindate apposta in quel modo lì per stuzzicare libido maschili -_- ovviamente l’immagine di una donna virago non sexy e non vestita da “nazista fetish”, con cellulite, doppio mento, acne ecc. ecc., NON rientra nei pensieri fissi di costoro. si sa: le picchiatrici misandriche che torturano i poveri maschi della questione maschile sono tutte delle stangone con le cosce sode, il deretano ben fatto, la quinta di seno, i tacchi a spillo et similia…

      • Paolo ha detto:

        hai ragione L., pure loro hanno diritto alle loro fantasie erotiche, purtroppo vivono in uno stato di dissociazione che li porta ad essere terrorizzati da ciò che li eccita. Anche questo è uno dei motivi che li porta a scrivere le cavolate che scivono

  8. Zorin ha detto:

    Chiaramente lo stupro di un uomo da parte di una donna e’ un evento del tutto eccezionale, sporadico e marginale, per l’ovvio motivo che le donne sono incapaci di esercitare una coercizione fisica sugli uomini. La potenza fisica di una donna e’, nel migliore dei casi, paragonabile a quella di un giovane adolescente maschio, di circa 12-13 anni di eta’.

    Questo non vuol dire che alle donne non piaccia usare violenza fisica, e infatti con i soggetti piu’ deboli (bimbi, anziani, ecc.) si divertono eccome a tirare calci e sberloni, come i numerosi fatti di cronaca mostrano e dimostrano.
    Solo che con gli uomini adulti non possono.

    Detto questo, io non me la sento di puntare il dito contro certe ricerce e certa stampa. Perche’ noi viviamo in una societa nazifemminista, dove ad ogni ora del giorno e della notte i media spargono dati allarmistici del tutto falsi sulla violenza contro le donne, e dove perfino gli organi ufficiali di statistica come l’ISTAT partecipano alla grande propaganda femminista.
    Il caso di scuola e’ l’indagine dell’ISTAT sulla violenza domestica del 2006, indagine che ha analizzato SOLO la violenza contro le donne (e gia’ qui si vede il bias della ricerca) e che e’ stata condotta con modalita’ atte a gonfiare subdolamente i dati di queste presunte violenze.
    In merito valgono sempre le osservazioni dell’ottimo Fabio Nestola, presentate anche in Senato:
    http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm02/documenti_acquisiti/957%20FENBI%20-%20B.pdf
    In pratica, per gonfiare i dati sulla violenza si chiedeva alle intervistate di rispondere a domande come:
    – la ha mai criticata per il suo aspetto?
    – per come si veste o si pettina?
    – per come cucina?
    – controlla come e quanto spende?
    e se la risposta era affermativa, si rubricava il tutto sotto la voce “violenza psicologica” esercitata dal partner maschio.

    Non mi dilungo oltre su un tale capzioso e subdolo modo di fare, ma e’ chiaro che se i mascolinisti vogliono combattere le femminsite devono cominciare a raccontar balle sulla violenza anche loro, visto che le femministe campano di dati fasulli e gonfiati sulla violenza che subirebbero le donne, ben spalleggiate da larga parte dei media, del mondo politico e perfino degli istututi di statistica.

    • Paolo ha detto:

      quindi anche tu Zorin confermi che questi dati sono fasulli, che le ricerche sulla “violenza femminile contro gli uomini” sono gonfiate e false ma “siccome le femministe fanno lo stesso a brigante rispondiamo con brigante e mezzo”.

      La potenza muscolare di una donna robusta è inferiore a quella di un uomo robusto, questo è vero ma resta il fatto che una donna esile che erò faccia arti marziali ti può mettere al tappeto, Zorin

    • IDA ha detto:

      Sfatiamo falsi miti, la moglie non ha nessun dovere di concedersi al marito ne a nessun altro. L’unione matrimoniale si fonda sui doveri di “soddisfazione sessuale reciproca”. Siamo nel 2016, non più la soddisfazione sessuale del marito come era prima del 75, ma reciproca. Comprendere significato RE-CI-PRO-CO? Il rifiuto di un coniuge a consumare rapporti sessuali con l’altro, se reiterato ed ingiustificato, è una condotta valutabile soltanto ai fini di un eventuale addebito della separazione, ma non può mai giustificare atti di violenza, costrizioni e soprusi. Non esiste nessuna norma ne legge che stabilisce la frequenza dei rapporti sessuali, tra coniugi, quindi chi stabilisce la frequenza dei rapporti sessuali? Il marito? NO! Ma RECIPROCAMENTE. Non esistono più i bisogni del marito e basta, ma quelli del marito e della moglie.
      Il rifiuto oggettivamente provoca frustrazione e disagio, ma anche a forzare il rapporto, il non tener conto della volontà dell’altro, provoca frustrazioni e disagio, oltre a umiliazioni e dolore fisico e psichico. In più il rifiuto non è un reato, forzare il rapporto sessuale si. (art 609 bis C.P)

    • IDA ha detto:

      Mito numero due. Il sano desiderio maschile e quello malato femminile. Si stabilisce a priori che l’uomo ha un desiderio incontrollato dovuto alla sua natura. Chi lo stabilisce? l’uomo naturalmente, portando a giustificazione una biologia che lo smentisce, ma con la scusa degli ormoni, viene giustificato qualsiasi comportamento e crimine. Ma soprattutto si da per scontato che è naturale e sano, al contrario si nega la stessa cosa alla donna, ricordo un tuo commento che dicevi “se una si comporta da cagna, vuol dire che è una cagna” Cosa vuol dire cagna? Oltre naturalmente, femmina del cane.. “donna che esibisce la propria disponibilità sessuale”; “donna che manifesta il proprio desiderio in maniera sguaiata”. Si differenzia da “troia” perché cagna vuol dire anche cattiva e stupida. Chi ha stabilito che il desiderio sessuale, sia sano e naturale nell’uomo e insano e contro-natura nella donna? Già dimenticavo il patriarcato non esiste. Ora la stessa società che preme affinché le donne siano evolute , disinvolte e disinibite, il giorno dopo le accusa di essere stupide, cagne e troie. Questo a proposito dei sensi di colpa.

      • Paolo ha detto:

        infatti le donne disinibite sono libere quanto le altre e vanno elogiate come gli uomini e non umiliate. L’uomo che umilia una donnache lo eccita è un frustrato misogino e merita solo disprezzo

    • IDA ha detto:

      Breastaurant argomento ampiamente discusso qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2016/09/29/breastaurant-gli-effetti-delloggettificazione-sulle-impiegate/
      Parli di realtà, ma cosa è la realtà se non l’insieme di elementi oggettivi conosciuti? E quali sono gli elementi oggettivi conosciuti?
      1-Se guadagnano bene, non vuol dire che non sono sfruttati. Lo sfruttamento non è determinato dal guadagno.
      2-L’abbigliamento non è scelto dalle ragazze, ma imposto dalla direzione.
      3- Le ragazze non possono andare oltre è la direzione che lo stabilisce, non loro.
      4-il maschio della specie umana, si è sempre fatto vanto, con superbia di essere razionale e non in balia degli ormoni come le donne, ergo, se uno pensa che sfruttino i propri istinti, e dal momento che è un animale razionale e non istintivo come le donne, può scegliere se frequentare quei locali oppure no. Ma le ragazze non possono scegliere, se vogliono lavorare sono costrette ad accettare le condizioni imposte dalla direzione.
      Questi elementi che ti ho elencato, fanno parte della realtà o dell’illusione? Quali elementi oggettivi hai a sostegno della tua tesi?
      Mito numero tre: “si sfrutta la solitidune e la voglia di tromb…” Chiamato anche il mito di Giovan Battista che morì senza averla vista. Non è assolutamente vero che chi frequenta i Breastaurant, siano dei morti di fica o persone sole. Il 70% dei clienti delle prostitute sono sposati. Quindi secondo me va ricercato in altri fattori e non nella solitudine, che tra l’altro, la solitudine, come ci dimostra il problema dell’alcol, riguarda più le donne degli uomini.
      Questi tre miti fanno parte della visione androcentrica del mondo, dove l’uomo, inteso come maschio e non come specie si trova al centro e tutto il resto deve essere funzionale ai suoi bisogni, e tutto quello che non è funzionale è considerato nocivo quindi rifiutato. Anche questa è violenza perché crea frustrazioni e disagi, ma non è un reato.

      • Paolo ha detto:

        “le ragazze non possono scegliere, se vogliono lavorare sono costrette ad accettare le condizioni imposte dalla direzione.”

        non stiamo parlando di schiave e Hooters non è una piantagione di cotone del Mississippi pre-guerra civile. Sono donne libere che hanno firmato un regolare contratto per lavorare in questi posti accettando le regole stabilite dalla direzione (e queste regole, tanto per la cronaca, non tollerano molestie da parte della clientela, i contratti di lavoro devono rispettare le leggi vigenti sulle molestie sessuali che in USA sono piuttosto severe, per quanto ne so anche se possono cambiare da Stato a Stato), se le cameriere ritengono quelle condizioni degradanti e umilianti possono licenziarsi e magari lavorare in ristoranti “normali” accettando una paga inferiore a quella che si riceve da Hooters.
        Sul resto che hai scritto, concordo

      • IDA ha detto:

        Paolo, se vogliono lavorare sono costrette ad accettare. Essere costretti non è mai una libera scelta. Non sono le ragazze che dettano le condizioni ma la direzione. Le ragazze possono solo, accettare o rifiutare. La scelta l’abbiamo quando ci sono più opzioni, di egual valore o migliori. Che responsabilità hanno quella di aver accettato le condizioni imposte da altri? Il lavoro è un bisogno o un bene a secondo del soggetto, ma mai una scelta di libertà. I contratti stabiliscono la libertà del padrone, non dei dipendenti, stabiliscono fin dove può arrivare la sua libertà e non quella del dipendente. La molestia non centra proprio nulla, alla direzione non interessa se sono molestate o no, interessa solo rispettare le norme sulla prostituzione e in america in gran parte degli stati è vietata.
        Come non centra nulla quello che ritengono le cameriere, degradante o no. Non centra un cazzo¬. Perché quando firmano il contratto la loro opinione sull’abbigliamento non conta un cazzo. Quindi che responsabilità hanno se possono solo accettare o rifiutare un qualcosa stabilito da altri. Non si possono colpevolizzare solo perché guadagnano di più di una cameriera qualsiasi, se guadagnano di più vuol dire che generano più profitti.

      • Paolo ha detto:

        Ida, guarda che funziona così in tutti i casi di lavoro dipendente, dopo che hai firmato il contratto hai accettato determinate cose (e no non hai accettato le molestie sessuali, se un cliente ti molesta non sei tenuta ad accettarlo): se io sono un lavoratore dipendente posso solo accettare il contratto o rifiutarlo, se lo accetto devo indossare la divisa che mi danno, i contratti di lavoro dipendente sono così per tutti. Se quello che ti chiede la direzione non viola nessuna legge lo può chiedere e tu puoi accettare il lavoro o rifiutarlo, è così che funziona. se la divisa che devo indossare non mi piace e la direzione non vuole cambiarla io posso licenziarmi e/o montare una protesta via web, fare una campagna ma certamente se indossare quella divisa non viola nessuna legge e non mette a rischio la mia salute fisica l’azienda è nel suo diritto.
        E comunque i clienti di questi locali le mani non le possono allungare neanche se la cameriera fosse d’accordo (tantomeno se non lo è), e non esiste una direzione seria che lo permetta, non lo permette perchè ci sono leggi contro la prostituzione ma l’importante è che non lo permetta.
        Ida, però dove avrei colpevolizzato le ragazze di Hooters perchè guadagnano di più delle altre cameriere? Dove? Io non colpevolizzo affatto le ragazze, secondo me hanno fatto una scelta pragmatica: guadagnare tanti soldi in tempi relativamente rapidi, hanno fatto bene. Un uomo o una donna cui la genetica ha dato un bel corpo perchè mai non dovrebbero usare questo dono per guadagnare soldi? Tanto più che le cameriere di Hooters sono spesso studentesse che si pagano gli studi universitari che in America costano un sacco: un domani quella cameriera scollatissima che tu ritieni “degradata” potrebbe essere il cardiochirurgo che ti salva la vita

      • IDA ha detto:

        Il punto posto da Zorin era: sfruttano gli ormoni maschili. Chi? non lo dice chiaramente ma è sottinteso che siano le cameriere. Le cameriere in realtà sono solo l’esca, non sono loro che hanno scelto l’abbigliamento, loro hanno solo scelto di lavorare.

      • Paolo ha detto:

        Zorin è un maschio frustrato. Per me le cameriere hanno fatto una scelta legittima

    • IDA ha detto:

      Dimenticavo il mito numero 4. Le donne non possono usare violenza fisica nei confronti degli uomini, perché sono meno potenti. Le donne in media hanno una massa muscolare inferiore a quella maschile, è vero, ma la violenza non è solo quella muscolare non è una gara a braccio di ferro, ed anche il questo caso ci sono donne che hanno forza e massa muscolare superiore alla media degli uomini. La violenza nelle relazioni di coppia è sempre preceduta dalla manipolazione e soggiogato l’altra persona ai propri voleri e solo dopo si arriva alla violenza fisica. Non è una questione di forza, uomini forti non vuol dire più violenti. Il problema se vuoi è un altro, che gran parte degli uomini subiscono violenza da uomini e non da donne.
      Indagine istat. Riccio ha fatto recentemente due post che parlano di ricerche sulla violenza sugli uomini, di cui si mettono in dubbio in uno i metodi e in uno le conclusioni. Eppure sono riportate come verità assolute dai giornali con titoli sensazionalisti da diversi anni, sempre le solite e sempre ricerche che non hanno fondamento scientifico. A danno fastidio quelle dell’istat, che attuano una campionatura scientifica.
      Come si fa a stabilire che una cosa esiste? Basta misurarla e quantificarla. perché solo sulle donne? Perché veniva negata. Ricordo che in italia le prime sono state le femministe nel lontano 1972, a denunciare la violenza di genere. E dal 1972 al 2006 cosa è stato fatto? Nulla, si è negato l’esistenza, compreso i giornali. Se non se ne parla il problema non esiste. Il problema non è la violenza di genere ma le femministe che ne parlano.
      La violenza sessuale degli uomini sugli uomini, nelle carceri nell’esercito ecc.. era un tabù e rimane tale, non se ne può parlare, solo se serve a contrapporlo alla violenza sulle donne, non a caso si attribuisce tale violenza alle donne. È bene ricordare che gli uomini subiscono violenza prevalentemente dagli uomini e le donne dagli uomini. I sondaggi parlano di violenza fisica e violenza psicologica, ora la malafede stà che tu prendi le domande della violenza psicologica, e le usi per dimostrare che tutto il sondaggio è falso, per minimizzarlo e metterlo in ridicolo e non credibile. Ma ha mai letto le domande che sono poste agli uomini nel quadro violenza picologica,? E quali domande pensi che siano corrette per stabilire la violenza psicologica? Controllare come e quanto spende? Non è una forma di violenza? Quali sono le domande corrette per stabilire la violenza psicologica?
      Lo stesso sondaggio parlava anche di:
      Violenza fisica o sessuale; Spinta, afferrata, strattonata, storto un braccio, tirato i capelli; Minacciata di essere colpita fisicamente ; Schiaffeggiata, presa a calci, a pugni o morsi; Colpita con un oggetto o tirato qualcosa, Usato o minacciato di usare una pistola o un coltello; Tentato di strangolarla, soffocarla, ustionarla; Violenza fisica in un modo diverso; Rapporti sessuali indesiderati vissuti come violenza Forzata ad un’attività sessuale considerata umiliante; Tentato stupro; Violenza sessuale in un modo diverso
      Forzata ad una attività sessuale con altre persone; Molestia fisica sessuale.
      Questo non è violenza? Mi sa tanto che si vuol parlare delle domande sbagliate per stabilire la violenza psicologica, per non parlare di quella reale che si vuol continuare a negare.
      Intanto qui ci sono solo delle domande sbagliate che non vuol dire che i dati siano sbagliati, che tutta la ricerca è sbagliata, e nessuno ha mai detto quali sarebbero state le domande giuste.
      Ma la frottola delle false denunce, che il 90% delle denunce fatte dalle donne siano false, dove sono i dati per verificare questa scemenza? Da nessuna parte, ma solo opinioni, non verificabili.

      • Paolo ha detto:

        “anche il questo caso ci sono donne che hanno forza e massa muscolare superiore alla media degli uomini”

        ovviamente una donna che fa body building sarà più muscolosa della media degli uomini che non fanno body building, sarà senz’altro più muscolosa di me che sono esile (qualunque donna mediamente atletica o robusta è più muscolosa di me) ma sarà meno muscolosa di un uomo che fa body building. totalmente d’accordo su tutto il resto

    • L. ha detto:

      @ Zorin: questa tua sconceria “Lo stupro coniugale e’ un nonsenso logico, tra coniugi ci possono essere rapporti in cui si ha poca voglia, ma mai stupro, che e’ un altra cosa.
      Che senso ha dire che tuo marito ti ha costretto a un rapporto, quando e’ tuo dovere di moglie concederti al marito?” dimostra clamorosamente che io ci avevo visto giusto, nei commenti precedenti. Tu sei capace davvero di stuprare tua moglie. meglio ancora se sordomuta, eh?! così non si può neanche lamentare mentre la abusi senza pietà.

      Dai, deliziaci dimostrando che oltre che simpatizzante delle mutilazioni alle vagine e del sesso forzato sulla moglie, sei anche simpatizzante della necrofilia… tante le ragazze morte ci stanno sempre, no?

      Lo stupro coniugale è REATO: http://www.stateofmind.it/2012/12/stupro-coniugale-psiche-legge-4/
      Sei pregato di leggere il link. Ed essendo reato, se lo commetti, sei perfettamente DENUNCIABILE.

      So di chiedere all’Autrice di questo blog un carico di lavoro eccessivo, ma davvero, metta in evidenza questi commenti di questo Zorin: prima non ritiene un grave crimine mutilare le donne alla vagina, ora se salta fuori dicendo che non esiste lo stupro coniugale, e che la moglie ha sempre il dovere di “darla”.

      Tu sei anonimo, e ben nascosto nella società. Potresti essere un troll, venuto qui a prendere per i fondelli, credendosi divertente. Ma secondo me non sei un troll, e le cose che scrivi le pensi davvero. Per tanto, visto che esattamente come i tuoi compari, già balzati “agli onori delle cronache” (i Stevanin et similia), anche tu hai tendenze sospette, contro le donne, e non ti si può stanare (e quindi sei a piede libero), io ribadisco alle donne che dovessero leggere i commenti di tale Zorin: state lontane, fin da subito, da qualsiasi uomo che faccia vagamente i discorsi che fa lui (i discorsi alla “voice for men” e siti del genere). l’ostracismo sociale è l’unica forma di prevenzione contro questi disumani predatori, che non esiterebbero a violentare la moglie perché “ora me la devi dare”. Questo genere di personaggi non merità né amore né interesse, sono personaggi che vivono parassitando sulle donne, e su quelle poverine che hanno la sventura di incontrarseli e di dar loro fiducia (oltre che il loro corpo) magari perché “innamorate” o con la sindrome da crocerossina: “io lo salverò, lo farò cambiare”.

      e spero davvero che le donne reali, e non solo quelle virtuali che stanno qui, continuino a schifarti e starti alla larga. tu non meriti né amore né affetto, perché sei il primo a perpetrare la catena di violenza e di abuso nel tuo considerare le donne come merce che deve soddisfare le tue voglie. e ribadisco: proprio perché quelli come te negano lo stupro coniugale, è importante diffondere la consapevolezza di questo crimine nelle donne, di modo che sapendo si sia più tutelate di prima, invece che restare alla mercé degli sfruttatori come te. che ci marciano, e alla grande, sul fatto che tante donne non sanno bene cosa sia lo stupro coniugale o, innamorate, sono capaci di sacrificarsi e tacere.

    • GinoPino ha detto:

      La cosa Interessante è che un gruppo di ricerca ha proposto lo stesso questionario ad un gruppo di uomini ottenendo praticamente gli stessi risultati. Mi domando come l’istat posse fare uno studio sulla “violenza domestica” ignorando completamente metà della popolazione.

  9. L. ha detto:

    @ men: ovviamente, per i maschi da questione maschile porsi l’ipotesi che un rapporto, consensuale, stia degenerando in forme violente (neanche concordate prima) perché il maschio in questione si fa prendere da una foga, e che la tipa in questione si stia facendo male alla vagina e/o altrove, non è un’ipotesi che passa per l’anticamere del cervello. Va bene, speriamo che ora si sia capita come cosa.

    “magari è vero che non si può parlare di violenza però sarebbe molto scocciante”

    la frase è rivolta alla tipa che subisce il cambio repentino di coito o è riferita a te, che resti “scocciato” da un eventuale NO detto prima che hai finito di eiaculare? così, tanto per sapere… anche se missà che ho già capito che il soggetto “scocciato” sei tu.

    • men ha detto:

      L, scusa una cosa ma mi fai ridere quando dici “concordate prima”… ma te prima di fare sesso cosa fai stipuli un contratto scritto dove stabilisci per filo e per segno cosa si può fare e cosa no?
      io per come sono stato abituato fino adesso con una inizi un rapporto e poi vedi come reagisce agli stimoli oppure molte volte è lei che ti stimola in un certo modo..ad esempio se a una gli tiro una pacca sul culo e lei ride o fa un verso di piacere continuo se si irrigidisce e ti guarda con gli occhi sgranati allora appronto il rapporto sulla dolcezza sui baci e sulle carezze…altro esempio è lei che per prima mi tira una sculacciata oppure mi chiede di essere morsa sulla spalla allora io capisco che è il genere di donna a cui piace il sesso più spinto e più rude.
      se ad una donna fa male la vagina te lo dice e poi magari ti fa un pompino oppure una spagnola o delle coccole lo posso capire e non mi scoccia, ma se mi dice che le fa male la vagina poi si alza, si veste e se ne va… beh, si, sarebbe parecchio scocciante per me.
      per fortuna non mi è mai capitato.

      • L. ha detto:

        @ Men: si stava parlando di rapporti che, iniziati in un certo modo, diventavano SGRADITI nel durante, cosa possibilissima e che succede. Se a te non è mai successo, se ne deduce che non diventi sgradevole per la tizia in questione. e meno male. o se ne deduce che la tipa magari sopporta in silenzio, senza osare fiatare. Chi lo sa…

        Capisco che il concetto di stupro coniugale (di cui peraltro il dolce poeta stilnovista Zorin ignora che è REATO, è stato riconosciuto come REATO: http://www.stateofmind.it/2012/12/stupro-coniugale-psiche-legge-4/) sia troppo difficile, per certi masculoidi…

        Ulteriore conferma che non capite affatto quanto sia grave violentare le donne. Quello che voi etichettate come “infilzata”, “ficcata”, “divertimento”, e che viene dimenticato nel giro di qualche minuto (tanto andata all’ammasso, no? ne ficco una, poi un’altra…), può essere una ferita psichica che non si rimarginerà mai più, causata all’altra persona.
        Ma davvero, mi domando cosa sto qui a spiegarle a fare, queste cose. Dilungati pure nella descrizione dei tuoi ardenti e roventi coiti con fortunate donzelle & pulzelle. Noi lettrici non aspettiamo altro che di sentire le prodezze sessuali dei Men (Nomen Omen, eh?) e degli Zorin… che avanti di questo passo, dopo averci deliziato parlando di mutilazioni ai clitoridi, e di forced sex, ci delizierà parlandoci delle sue avventure necro-erotiche…

        Sembra che i lettori masculoidi di questo blog sentano l’esigenza inarrestabile di scrivere tutte le loro fantasie erotiche (le do una pacca sul culo, le tiro i capelli, la metto a pecorina, mi fa un pompino), convinti anche che le lettrici debbano sollazzarsi con questa fine letteratura…

  10. Nick ha detto:

    Non ho letto tutto l’articolo e nemmeno le risposte, ma quando si parla di violenza, non si intende solo quella che porta allo stupro o alla morte della vittima.”Violenza” può essere anche schiaffi,lanci di oggetti, eccetera e violenza psicologica.Su questo, le donne non sono da meno degli uomini.Poi, dobbiamo stare qua a fare i conti su chi è peggio dell’altro?Solo in base al genere?Fa pena.

    • “Non ho letto ma ci tengo a dire la mia.” Ti dimostro il medesimo rispetto, non leggendo il tuo commento, che non può che essere inopportuno.

    • Masha ha detto:

      Anche solo rispondendole, Ricciocorno le ha dato più rispetto di quanto il suo commento meritasse… ci caschiamo sempre un po’ tutte in questa cattiva abitudine di dare più di quanto riceviamo 🙂 pazienza… ma vorrei comunque prendere l’occasione dal suo commento, non meno inopportuno di quelli di altri maschi qui, per focalizzare la questione di fondo che traspare dal suo e degli altri interventi.
      L’ostile mancanza di capacità di ascolto e comprensione, è in genere l’atteggiamento di negazione di chi tenta di silenziare una vocina interna che evidentemente lo tormenta.
      Perchè, vede, lo scopo di mostrare quei dati non è dire che lei è violento perchè maschio e io no perchè donna. Non lo si fa per insinuare nulla. Non si parlerebbe nemmeno di questi dati se non si dovesse rispondere a una continua litania infondata di moltissimi maschi che affermano il contrario di questi fatti per allontanare da se una accusa che il femminismo non ha alcun interesse a fare contro i maschi e che non ha mai fatto, ovvero accusarli di essere tutti violenti.
      Questi maschi dovrebbero riflettere sul perchè si difendono da un’accusa mai mossa dal femminismo con argomenti a dir poco imbarazzanti e fondati su fatti che mostrano l’esatto contrario.
      La questione cruciale perciò è: perchè così tanti maschi si sentono chiamati in causa dalla violenza maschile e si mettono sulla difensiva facendo loro, non noi femministe “i conti su chi è peggio dell’altro.. Solo in base al genere” ?
      Sopra, @IDA ha già risposto perchè con la precisione, l’obiettività, il rigore logico e la pertinenza nel stare sull’oggetto posto dall’interlocutore al quale sta rispondendo, che la contraddistingue. Anche Ricciocorno lo ha fatto e in passato in più occasioni ad esempio https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/05/29/notallmen/ e innumerevoli volte lo hanno fatto anche altre… ma sapendo che, data la denegazione maschile, su questo snodo ci dovremo ritornare fino a che esisterà il patriarcato, vale la pena di ripetere, perchè “Repetita iuvant”.
      Dunque nick, il femminismo non dice che tutti gli uomini sono violenti e tutte le donne non lo sono, bensì che la violenza maschile ha lo scopo preciso di mantenere i rapporti di potere tra sessi così come si sono evoluti sotto il segno della prevaricazione maschile e quindi patriarcale, ovvero quella cultura di dominio tra sessi fondata sullo stupro.
      Le è chiara Nick la differenza?

      Se non le è ancora chiaro beh.. La citazione da “Against Our Will” è molto lunga ma credo ne valga la pena. Così Susan Brownmiller:

      “La capacità strutturale dell’uomo di violentare e la corrispondente vulnerabilità strutturale della donna sono essenziali in rapporto alla fisiologia dei nostri due sessi come lo stesso atto sessuale primario. Se non fosse stato per questo accidente biologico, (…) non esisterebbero né il coito né lo stupro così come lo conosciamo. (…) il fatto che in termini di anatomia umana la possibilità di un coito forzato incontrovertibilmente esiste. Questo solo fattore può essere bastato per determinare la creazione di un’ideologia maschile dello stupro. Quando gli uomini scoprirono che potevano violentare, si misero a farlo. Più tardi, molto più tardi, in certe circostanze arrivarono perfino a considerare lo stupro un delitto.
      Nel violento scenario abitato dalla donna e dall’uomo primitivi, qualche donna, da qualche parte, ebbe una visione premonitrice del suo diritto alla propria integrità fisica, e posso immaginarla mentre lotta con tutte le sue forze per difendere questo diritto. Forse, dopo aver capito di colpo che quella particolare incarnazione di un irsuto ominide a due gambe non era l’homo sapiens a cui le sarebbe piaciuto unire in piena libertà il proprio destino, fu la donna, e non l’uomo, che per la prima volta raccolse un sasso e lo scagliò. Possiamo figurarci lo sbalordimento dell’uomo, e l’inattesa battaglia che dovette seguire. Fuori di sé, probabilmente essa si difese a calci, morsi e spintoni, e poi fuggì, ma senza poter rendere la pariglia.
      La vaga intuizione affacciatasi alla coscienza della donna preistorica deve aver determinato una reazione di uguale intensità ma di opposta natura nella mente del suo assalitore maschio.
      Infatti. Se il primo stupro fu un’inaspettata battaglia basata sul primo rifiuto della donna, il secondo stupro fu senza dubbio premeditato. Una delle prime forme di consorzio maschile, anzi, deve essere stata rappresentata dalla banda di razziatori impegnati nello stupro di una donna. Una volta compiuto, lo stupro diventò non solo una prerogativa maschile ma anche la fondamentale arma offensiva dell’uomo contro la donna, il principale agente del volere di lui e della paura di lei. La penetrazione violenta dell’uomo nel corpo della donna (…) diventò il veicolo della vittoriosa conquista della donna da parte dell’uomo(…)”

      E su questo passo vorrei attirare la sua attenzione:

      “La scoperta dell’uomo che i suoi genitali potevano servire come arma per generare paura deve essere annoverata fra le più importanti scoperte dei tempi preistorici, insieme con l’uso del fuoco e le prime rozze asce di pietra. Dalla preistoria ai nostri giorni (…) lo stupro ha svolto una funzione critica. Si tratta né più né meno che di un consapevole processo d’intimidazione mediante il quale tutti gli uomini mantengono tutte le donne in uno stato di paura.”

      E ora arriviamo a quella vocina che porta tanti maschi a proiettare sul femminismo accuse mai fatte alle quali oppongono (spuntatissime) difese non richieste. La vocina che spinge molti maschi a mettersi sulla difensiva è la consapevolezza che da quella violenza usata come arma di persuasione e punizione ha da guadagnarci come maschio. Ancora Susan Brownmiller:

      “(…) gli stupratori americani catturati dalla polizia sono squallidi e banali. Per coloro che li conoscono, non c’è nel loro stile nessuna magia, nessun mistero, nessuna bravura alla Robin Hood. Lo stupro è un atto squallido, ottuso e vile commesso da ragazzi sbandati, e dai loro cugini e fratelli maggiori, non da affascinanti, scanzonati, dissoluti, eroici, sensuali libertini, non da timide anime private di un “normale” sfogo sessuale, o da super-menschen posseduti da appetiti incontrollabili. Eppure, questi giovani irriflessivi, prevedibili, insensibili, violenti si portano sulle spalle un antichissimo fardello che corrisponde a una missione storica: la perpetrazione della dominazione dei maschi sulle donne mediante la forza.
      (…) Achille si servì di una schiera di uomini discesi da formiche i Mirmidoni (…) come suoi accoliti. Fedeli e ubbidienti, i Mirmidoni servivano bene il loro padrone, agendo nell’anonimato come efficaci agenti di terrore. In un senso molto reale, in seno alla nostra società gli stupratori svolgono una funzione di Mirmidoni per tutti gli uomini.
      Ammantati da miti che oscurano la loro identità, anch’essi fungono da anonimi agenti di terrore. Sebbene Siano questi a sporcarsi le mani, sono gli altri uomini, quelli superiori a loro come classe e condizione sociale, che hanno sempre beneficiato dei vantaggi duraturi del loro stolido misfatto.
      Un mondo privo di stupratori sarebbe un mondo dove le donne potrebbero. muoversi liberamente senza paura degli uomini. Il fatto che alcuni uomini stuprino costituisce una minaccia sufficiente a mantenere tutte le donne in uno stato costante d’intimidazione, eternamente consapevoli del fallo che lo strumento biologico deve essere considerato con umore reverenziale perché con improvvisa rapidità può trasformarsi in un’arma minacciosa.
      I Mirmidoni della causa della dominazione maschile, gli stupratori della cronaca nera, hanno compiuto bene il loro dovere. Così bene che il vero significato del loro atto è passato in larga misura inosservato. I colpevoli di stupro vanno considerati, piuttosto che come elementi anomali della società come uomini che hanno agito come truppe d’assalto di prima linea mascoline, come guerrieri terroristi nella battaglia più lunga che il mondo abbia mai conosciuto.”

      Il femminismo, Nick, non le chiede di difendersi dall’accusa di essere un violento in quanto maschio, ma di togliersi quelle mani dalle orecchie e dagli occhi e magari metterle davanti alla bocca per un po’ e di ascoltare quella vocina che la tormenta e che non viene dal femminismo ma dall’impossibilità della denegazione maschile di silenziare la sua coscienza di fronte allo svelamento femminista dell’evidenza della violenza di genere, del suo vero senso e di come si articola negli infiniti snodi del privilegio maschile accumulato nei millenni sul nervo del dominio del patriarcato. Il femminismo non le chiede di non “dire la sua” ma di dirla dopo aver guardato ( …e letto magari ogni tanto… ) e ascoltato con occhi e orecchie libere dal negazionismo ostinato che ora le impedisce di andare oltre i suoi fantasmi.
      Quello che invece le sta dicendo quella vocina, più per il suo bene che per il nostro, dato che non indietreggeremo più di un sol passo nello smantellamento del patriarcato, indipendentemente da quello che faranno i maschi, è di disertare il patriarcato mostrando pubblicamente nei modi che altri maschi come lei hanno già fatto, che in quanto maschio non intende più essere complice della violenza maschile e di usufruire dei suoi privilegi.

      • Paolo ha detto:

        va detto che coito e stupro non sono la stessa cosa (lo stupro è un coito o un qualunque atto sessuale non consensuale e il fatto che quel consenso non ci sia cambia la natura dell’atto), e si può discutere se gli stupratori siano truppe d’assalto del patriarcato o i suoi figli degeneri ma io sono in buona sostanza d’accordo con te

      • L. ha detto:

        @ Masha: alla tua analisi aggiungo due cose:
        1) in alcune culture NON si sapeva che l’unione uomo-donna fosse la causa della fecondazione; ne parlano Neumann, ma anche Russell in “Matrimonio e morale” (e probabilmente tanti altri antropologi ed etnologi); infatti gli uomini non si sentivano “padri fecondatori”, perché la gravidanza della moglie era attribuita al dio (solitamente lunare) e collegata anche alla mestruazione (che veniva spiegata come “il signore della luna ha deflorato la fanciulla”). Sembra che il concetto di paternità sia subentrato dopo, così come il concetto di proprietà. in tal senso custodire la moglie come possesso o avere in gran conto la verginità serve ad essere certi della paternità: ovvero che il figlio che lei ha partorito è frutto del tuo sperma e non di qualcun altro (questo si spiega con la forte rivalità maschile per il possesso di femmine).
        2) per i popoli come gli ebrei dell’antico testamento (e di conseguenza islamici e cristiani, che sono derivati da quei principi) lo stupro non era una violenza contro la donna, ma una violenza contro il tuo prossimo maschio: andavi a guastargli “la merce personale” (ovvero la moglie). Le fanciulle vergini appartenevano al “pater familias” e venivano vendute al marito (scelto ovviamente tra i diversi clan). attualmente, uno dei gruppi etnici che ancora si appella a cruente leggi di clan, di sangue, di faida e di segregazione della donna (vista come proprietà dal padre, del marito o del fratello) sono i Pashtun, non a caso, tra i più arretrati in Pakistan.

        http://altrimondi.gazzetta.it/2015/07/05/attenzione-al-codice-dei-pashtun/

        Pashtunwali. Il pashtunwali, il codice di comportamento dei pashtun, si basa su alcuni elementi fondamentali che vanno, in qualunque situazione, seguiti: l’onore, la vendetta, l’ospitalità.

        Afghano. «L’afghano è un individuo indocile che ha innate lealtà e gelosie tribali. Per natura e formazione è fieramente indipendente e fortemente sospettoso di altri che non siano del suo clan o della sua tribù. Gli afghani che vivono a distanza di pochi chilometri in valli adiacenti spesso sono nemici ferocissimi, bloccati da faide tribali che magari proseguono per generazioni. Sono combattenti forti e coraggiosi, con una certa affinità per le armi, ma farli cooperare è la difficoltà più grande di tutte» (Mohammed Yousaf, direttore dell’Afghanistan Bureau Pakistano dal 1983 al 1987).

        Studiando i Pashtun puoi ricostruire un po’ i motivi che hanno portato alla nascita del patriarcato. difatti, le loro donne sono segregate e malviste se sposano un non-pashtun:
        http://www.tpi.it/mondo/pakistan/i-matrimoni-delle-donne-pashtun

        Sfortunatamente la cultura pashtun non è esente da questo tipo di pensiero, e ancora oggi questa ingiustizia è all’ordine del giorno. Con il numero di matrimoni misti (tra una donna pahstun e un esterno) che cresce, soprattutto tra i pashtun dell’ovest e altre piccole comunità, sempre più donne vengono derise da chi crede nella superiorità della razza pashtun, un’invisibile supremazia data solamente dai matrimoni endogamici (interni alla comunità) e resa nulla, vana, da quelli esogamici (esterni). Lo scherno non è dovuto al solo fatto che i i bambini delle donne pashtun non lo saranno a loro volta: è perché le donne hanno avuto il coraggio di superare i confini entro i quali dovrebbero invece stare. Prendono una decisione che contravviene a quella che la società ha imposto.
        Il disprezzo per le donne che celebrano matrimoni misti è fortissimo nelle comunità pashtun, dove vengono incessantemente condannate per la loro scelta. L’idea è chiara, una donna non può permettersi di sposare qualcuno esterno alla comunità: non importano le sue preferenze, aspettative standard. La sua scelta è un affronto a ogni uomo pashtun, che sarebbe perfetto per lei. Le donne non sono inoltre in possesso di nessun potere sulle loro vite, soprattutto nel momento del matrimonio: scegliendo di non sposare un pashtun sono tacciate come traditrici della razza e accusate di odiare tutta la comunità.

        Con le dovute differenze, questo pensiero patriarcale che sfocia anche nel razzismo di clan (e quindi maschi che odiano altri maschi!) è presente anche nelle caste indù. I concetti “razzistici” e gerarchici sono molto simili.

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