Chi gioca col futuro delle bambine?

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L’ Institution for Engineering and Technology (IET) (traduco dal loro sito)

è una delle istituzioni di ingegneria più grandi del mondo, con oltre 167.000 membri in 150 paesi. E ‘anche la più multidisciplinare – per riflettere la natura sempre più diversificata dell’ingegneria nel 21 ° secolo.

La IET è al lavoro per progettare un mondo migliore stimolando, informando e influenzando i nostri membri, ingegneri e tecnici, e tutti coloro che hanno a che fare con  il lavoro degli ingegneri.

Ci  racconta The Guardian, in articolo datato 8 dicembre, che da un’analisi dei principali motori di ricerca e dei siti web che vendono/pubblicizzano giocattoli, la IET che ha rilevato che, dei giocattoli scientifici, il 31% viene etichettato come “giocattoli per ragazzi“ mentre solo l’11% compare fra i “giocattoli per ragazze”. Una ricerca effettuata utilizzando i termini “boys’ toys” and “girls’ toys” mostra che ben nove su dieci (pari all’89% dei giocattoli) dei giocattoli elencati per le ragazze sono rosa, rispetto all’1% di quelli per i ragazzi.

Avverte la IET che gli stereotipi che stanno alla radice dei criteri per mezzo dei quali si compilano le liste in base al genere hanno il potere di influenzare le future scelte delle bambine, e sono una delle cause del fatto che, a dispetto dell’entusiasmo che le giovani studentesse mostrano nei confronti delle materie scientifiche (il 39% afferma di amare particolarmente l’informatica, il 38% la matematica, il 36% le scienze), solo il 9% degli ingegneri della Gran Bretagna è donna.

Aggiunge:

La commercializzazione di giocattoli per le ragazze è un ottimo punto di partenza per cambiare la percezione delle opportunità all’interno dell’ingegneria. La gamma di giocattoli per le bambine dovrebbe comprendere altro, non solo le bambole e i vestitini, in modo che possano coltivare il loro entusiasmo, e magari, una volta adulte, diventare ingegnere.”

Il consiglio ai genitori è di pensare al di fuori dei recinti rosa e azzurri, per offrire alle ragazze una gamma più ampia di divertimento, certo, ma anche per non smorzare quella passione per la scienza e la tecnologia che potrebbe garantire loro, nel futuro, una appagante vita professionale.

 

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76 risposte a Chi gioca col futuro delle bambine?

  1. Paolo ha detto:

    E’ significativo che le persone progressiste si preoccupino di far giocare le bambine con determinati giocattoli che si pensa le indurranno a scegliere carriere lavorative scientifiche e “prestigiose” ma nessuno si preoccupa di far giocare i bambini maschi con giocattoli che si pensa li indurranno a scegliere di fare l’infermiere o l’estetista, in pratica ci sono scelte lavorative di serie A che vorremmo per le nostre figlie (ingegnera, scienziata) e carriere lavorative di serie B che mai vorremmo per i nostri figli. Anche le persone progressiste hanno i loro stereotipi e sono meno evidenti degli stereotipi “conservatori”: il genitore progressista è fiero di avere una figlia femmina ingegnera aerospaziale ma non sarebbe altrettanto fiero di avere un figlio maschio che di lavoro pulisce il culo ai vecchi.
    Comunque io non credo che i giocattoli influenzino le scelte di lavoro
    una ragazza che da piccola giocava con la Barbie studierà comunque materie scientifiche se vorrà, giocare con la Barbie non la renderà inabile all’ingegneria se quella la sua passione, e non le farà passare la passione per la scienza se ce l’ha. Attribuiamo troppo potere ai giocattoli: se una ragazza ha la passione per il make-up e vuole fare l’estetista (professione degna di stima quanto le professioni scientifiche) vorrà farlo anche se da piccola giocava con le costruzioni, se ha la passione per la scienza continuerà ad averla anche se da piccola giocava con barbie e ken o la cucinina, le nostre scelte sono sempre nostre.
    Se un ragazzo vuole fare il parrucchiere o il truccatore, l’estetista lo vorrà fare comunque anche se da piccolo giocava col meccano.
    Detto questo, ritengo sia giusto far giocare bambini e bambine con ciò che vogliono, si tratti di meccano o di bambole, si tratti di cucinina o piccolo chimico perchè vanno lasciati liberi e libere di scegliere a prescindere se fanno scelte statisticamente frequenti o meno frequenti, se la bambina vuole la Barbie deve averla e se vuole il meccano deve averlo, allo stesso modo il maschio perchè è giusto e non perchè “se faccio giocare mia figlia col giocattolo X mi diventerà sicuramente una scienziata” perchè non è detto che succeda, diventa scienziata se vuole, e se non vuole diventerà qualcos’altro,forse di meno “prestigioso” ma comunque rispettabile e frutto di una sua scelta, futto di una sua genuina passione a prescindere dai giocattoli che aveva da piccola, idem per il maschio ovviamente.

    • Paolo ha detto:

      e ritengo anche giusto pubblicizzare tutti i giocattoli per bambini di ambo i sessi senza genderizzazione rigida

    • Non credi che i giocattoli abbiano una qualche influenza sulla base di quali argomenti?

      • Paolo ha detto:

        ci sono molti chef maschi, dubito che tutti loro giocassero col dolceforno da piccoli, più probabilmente guardavano mamma o nonna che cucinavano e le aiutavano (e anche questo da solo non basta) o hanno ereditato la professione dei genitori.
        ci sono molti stilisti uomini e parrucchieri e truccatori uomini e non credo che da piccoli giocassero tutti con pronto moda o facessero i capelli alla loro Barbie, qualcuno sì ma non tutti, forse avevano sarti o sarte in famiglia, facevano i capelli alla sorella o giocavano coi trucchi di mamma, in ogni caso i giocattoli non centrano
        E credo che una donna possa diventare scienziata che giochi o no con la Barbie. Nessuno mi convincerà del contrario. poi che una bambina possa se vuole giocare con Action Man e un bambino possa se vuole giocare con Barbie io sono favorevolissimo, se mio figlio vorrà giocare con la Barbie lo farò giocare tranquillamente: con la Barbie, con pronto moda e pure con le pistole giocattolo,idem per una figlia femmina, anche mia figlia giocherà con le pistole giocattolo se vorrà e coi soldatini, e action ma, col meccano come con la Barbie, con tutto proprio perchè lo ritengo ininfluente per le loro scelte future. Forse non è chiaro ma io sono per la massima libertà: bambiini e bambine devono poter giocare con TUTTO ciò che vogliono

      • Non distingui la differenza fra “causa unica e sola di un fenomeno ” e “fattore che influenza un fenomeno (insieme ad altri fattori)”.

      • Paolo ha detto:

        lo so che somiglio agli idioti che dicono “essere obesi non fa male alla salute perchè io sono obeso e sto benissimo” o “mio nonno fumava due pacchetti al giorno ed è morto a cent’anni quindi fumare fa bene” atteggiamento anti-scientifico, stupido che condanno ma qui la faccenda è un po’ diversa e più complessa. Giocare con le bambole non ti impedisce di diventare samantha cristoforetti, ma che una bambina non debba essere obbligata a giocare con le bambole e debba poter giocare con tutto ciò che desidera e così i bambino, lo ripeto è sacrosanto e va affermato a gran voce

    • Qui si parla di una associazione di ingegneri, non di “persone progressiste”.

      • Paolo ha detto:

        ritengo comunque strano che non esista una associazione di infermieri o puericultori che faccia campagne simili per invogliare i genitori a comprare cicciobello ai figli maschi nella convinzione (per me errata) che così diventeranno maestri d’asilo o si dedicheranno a professioni inerenti l’assistenza a bambini e deboli, in genere. Forse perchè fare l’ingegnere/a è prestigioso e fare il/la maestro/a d’asilo,no?

      • Non lo so se esiste. Tu l’hai cercata?

      • Paolo ha detto:

        E tu l’hai cercata? Leggo siti femministi da anni e leggo un sacco di iniziative prese anche a livello europeo per invogliare le bambine a studiare materie scientifiche, non ho mai saputo di una iniziativa specifica per invogliare i maschi a leggere romanzi (i lettori più assidui sono in maggioranza donne) o a studiare infermieristica o pedagogia, ci sono pubblicità progresso che ti dicono che studiare la scienza è “cool” se sei una ragazza, non ho mai visto uno spot che ti dice che gli infermieri maschi sono “cool”. Se un maschio vuole studiare pedagogia o infermieristica lo farà senza che nessuna “pubblicità progresso” lo incoraggi dicendogli che non solo un maschio può fare l’infermiere ma che fare l’infermiere è una figata pazzesca, quant’è figo assistere i malati terminali che si cacano addosso, invece una donna deve essere “invogliata” a studiare ingegneria perchè se la lasci a se stessa farà scelte “sbagliate” (sbagliate secondo chi?), io vedo sessismo anche in questo.
        Ammettiamolo: ci sono professioni “fighe” che vogliamo far fare alle nostre figlie e professioni “non fighe” che non vogliamo per i nostri figli.
        Riccio, non riesco a immaginare un genitore anche conservatore che non sarebbe orgoglioso di avere una figlia femmina come Samantha Cristoforetti (scienziata, astronauta, pluri-laureata), invece faccio fatica a immaginare un genitore che si vanta con gli amici di avere un figlio maschio che si guadagna da vivere (quel poco che si guadagna) pulendo il culo ai vecchi negli ospizi

      • Quindi il problema è che le femministe non si occupano abbastanza dei maschietti… 😂 e comunque in questo blog si è parlato ampiamente del problema, mi pare, soprattutto in relazione a quei bambini vittime di bullismo perché appassionati di attività e giochi considerati da femmina, quindi la tua osservazione è un po’ fuori luogo.

      • Paolo ha detto:

        “Quindi il problema è che le femministe non si occupano abbastanza dei maschietti…”

        no non confondermi con un MRA del cavolo. Secondo me nessuno dovrebbe occuparsi di dire a maschi e femmine con cosa devono giocare per diventare scienziati o ingegneri (ma è un fatto che non esistono spot per invogliare i maschi a fare gli infermieri), bambine e bambini devono poter giocare con TUTTO punto e basta e poi faranno le loro scelte a prescinere dai giocattoli. e se mia figlia vuole fare l’estetista sarà una sua scelta libera, e se vorrà fare la scienziata sarà una sua scelta libera, idem per il maschio

      • Di fatto però esiste chi dice ai maschi e alle femmine con cosa giocare: sono i produttori di giocattoli.

      • Paolo ha detto:

        i produttori di film non ci dicono cosa dobbiamo vedere, fanno i film, li pubblicizzano con tutti i mezzi a disposizione a volte pensando a un target specifico, poi decidiamo noi se vederli o no.
        La cosa ingiusta che fanno i produttori di giocattoli è genderizzare, ma io non vedo grandi differenze tra dire “tu non puoi giocare con questo perchè è da femmina o da maschio” e “tu non puoi giocare con questo perchè questo gioco non ti farà diventare ingegnere, non svilupperà le tue capacità cognitive”. Io sono per la libertà totale e assoluta di giocare sia con giocattoli ritenuti “stereotipati” e con giochi ritenuti “neutral”, io non ho problemi a mettere in mano il meccano alle bambine e la barbie ai bambini se sono loro a volerlo, e quando sono troppo piccoli per esprimere un parere io sono per farli giocare con tutto. Se la bimba vuole la Barbie è ok, se vuole il meccano è ok, idem per il bimbo

      • E infatti nel.post non sta scritto da nessuna parte “non puoi giocare con questo perché non ti farà diventare ingegnere”.

      • Antome ha detto:

        Ciao Paolo e buone feste. In effetti è proprio il vantarsi con gli altri del mestiere dei figli il problema, mentre bisognerebbe essere orgogliosi, più che vantarsi, sia che il figlio sia astronauta sia che faccia l’infermiere, quest’ultimo poi mestiere duro ma nobile. Conosco un amico che lo fa e ne sono orgoglioso :).

    • Morgaine le Fée ha detto:

      Paolo, io posso solo parlare per me e non per altri, ma quando i miei due figli maschi ci hanno chiesto giocattoli al di fuori degli stereotipi, noi glieli abbiamo presi (fermo restando l’intento educativo, per cui le bratz o i giochi troppo violenti restano fuori a prescindere dal sesso).
      Il piccolo specialmente, ha avuto per molto tempo un bambolotto a cui accudiva ed é un fan dei My Little Pony.
      È comunque vero quello che osservi, in generale, per cui una bambina che fa giochi cd “da maschio” é vista in modo molto meno problematico del maschio che predilige le cd. cose “da femmina”, come se il maschio si svilisse e perdesse prestigio nell’interessarsi a certe aree di gioco. È molto triste vedere come stiamo limitando i nostri figli, e tutto perché il marketing ha deciso di profittare di questo tipo di segmentazione.
      Quando io ero piccola non c’era questa segregazione cosí spinta.

      • Paolo ha detto:

        forse non mi sono spiegato: se tuo figlio vuole My Little Pony fai benissimo a prenderlo, se vuole Cicciobello fai benissimo a prenderlo, solo che io gli darei anche Bratz e pistole giocattolo ai figli maschi come alle figlie femmine (se le chiedessero).
        Libertà totale per bambini e bambine, vietato vietare quando si parla di giocattoli

    • IDA ha detto:

      Paolo.. pensi che sia giusto far crescere i figli negli stereotipi, oppure no?

      • Paolo ha detto:

        penso che sia giusto far crescere i figli senza limitazioni nei giocattoli, penso che non sia giusto proibire: se mia figlia vuole giocare con la Barbie fashion io non le dirò mai “no non puoi averla perchè è stereotipata”, e se vuole una pistola giocattolo non le dirò mai “non puoi averla perchè da maschi” ma neanche “non puoi averla perchè è un gioco violento”, anche le bambine devono avere pistole giocattolo (non rosa ma di ogni colore), e se mia figlia vuole il piccolo chimico, il meccano glielo compro. E farò lo tesso con mio figlio: Barbie, pronto moda anche per lui se vuole, e meccano e pistole giocattolo anche per lui se vuole.
        Vietato vietare, libertà totale, pensavo fosse chiaro

      • IDA ha detto:

        Paolo, tu guardi il dito di chi ha indicato la luna. La luna sono gli stereotipi, che sono imposti fin dalla nascita, giochi da maschi, giochi da femmina, rosa/femmina, azzurro/maschio, ecc..ecc.. E te mi vieni a dire quello che per te è giusto e che cosa faresti te, che non c’entra niente. Anche perché, puoi educare tuo figlio, nel modo più libero possibile, ma non lo puoi isolare dal mondo, perché quegli stereotipi l’incontra a scuola, dai compagni, la tv ecc.. ogni qual volta che si relaziona con il mondo esterno. Quindi il problema è abbattere gli stereotipi, e non si abbattono creando i divieti, ma parlandone, perché sono un qualcosa che è condiviso dalla maggioranza, ma è una visione semplificata e falsa della realtà, che condizionano la vita delle persone più di quello che si possa pensare. Quindi, parlare e proporre opzioni differenti.
        Poi si vede che non hai figli, perché non puoi, far fare ai figli tutto quello che vogliono, non faresti vita. Io con i miei figli avevo attuato un sistema molto democratico, io decidevo e loro avevano il diritto al dissenso, che doveva essere argomentato.

      • Paolo ha detto:

        tu mi hai chiesto cosa penso sia giusto e io ti ho risposto. non ti piace la risposta ? chissenefrega. Ti ho risposto sugli stereotipi e noncambierò mai idea nemmeno se tutti mi dicessero che sbaglio. Mai.
        io trovo positivo che i figli incontrino e si “scontrino” col mondo esterno, non possono crescere sempre in una campana di vetro, prima o poi devono sapere che al mondo c’è anche chi ha visioni differenti e confrontarsi, se i miei figli dovessero avere gusti e preferenze che una parte della società giudica “inadatti”, se a mio figlio dovesse piacere qualcosa che non piace alla maggioranza dei maschi spero di insegnargli a essere forte e difendere le sue scelte e la sua indole anche contro il mondo se necessario. idem per la femmina.
        Non ho figli e forse non li avrò mai, non sapevo che bisognasse aver procreato per avere voce in capitolo

      • IDA ha detto:

        Paolo, io non volevo offenderti, ma ti facevo notare che come spesso capita, parli di altro. A scuola non te l’hanno mai detto che vai fuori tema?
        Non ti voglio far cambiare idea, anche perché in gran parte di quello che dici io lo condivido. Ma questa è la tua scelta individuale, la tua vita, ma gli stereotipi rimangono. Tutti noi siamo responsabili delle proprie scelte individuali, ma non bisogna dimenticare che bisogna relazionarsi anche con il mondo esterno, e soprattutto con l’educazione dei figli è difficile educare, quando i tuoi principi sono in contrasto con i pregiudizi della società in cui vivono. Ma soprattutto, se si pensa che gli stereotipi non influenzino il comportamento delle persone, perché tenerli? Perché rafforzarli?

      • Paolo ha detto:

        se mia figlia vuole a barbie e io gliela compro non rafforzo alcuno stereotipo,seguo il suo desiderio; se mia figlia schifa la Barbie e vuole il meccano io le compro il meccano e seguo il suo desiderio. Bisogna insegnare ai figli a difendere le loro scelte e a rispettare quelle altrui anche quando diverse dalle loro, che siano maggioritarie o minoritarie, ovviamente se sono scelte minoritarie e difficilmente accettate dagli altri è più difficile ma è così che si costruisce un mondo più aperto

      • Morgaine le Fée ha detto:

        Paolo, dimentichi che magari tuo figlio vorrebbe i trucchi, ma si tiene dal dirlo, perfino a te genitore illuminato, perché i compagnetti poi lo chiamano frocio se vengono a saperlo.
        Io vedo sui miei figli che l’influenza esterna é fortissima e velenosa, perfino in un paese paritario come la Svezia, dove la maggioranza di genitori e insegnanti é sensibile alle questioni di genere.
        L’altro giorno guardavo i cartoni con mio figlio e una pubblicitá diceva “A tutte le bambine piace la moda!” (sticazzi poi, perché non é vero). Pensa a una bambina che ascolta sta cazzata e, se la moda non le interessa, comincia a pensare di essere sbagliata.
        Tra parentesi: mio figlio ha reagito a questa pubblicitá, ma perché sto cominciando a fargli notare certe cose. Non so peró quanti ragazzi abbiano una nazifem come madre 😀

      • Paolo ha detto:

        il mondo esterno va affrontato e il genitore deve aiutare il bambino a rispondere a tono a eventuali prese in giro. Se mio figlio si vergogna a dirmi che vuole i trucchi forse sono menno “illuminato” di quello che credo di essere o forse non ho spiegato a mio figlio che lo difenderò contro chiunque lo insulti perchè gioca coi trucchi.
        comunque se un bambino non vuole giocare con le bambole non vuol dire che è stereotipato, se vuole giocarci è giusto che ci giochi e va difeso da chiunque lo prenda in giro

  2. Paolo ha detto:

    insomma se tua figlia vuole fare l’ingegnera non smetterà di volerla fare perchè gioca con una bambola, non perderà questa passione ma se vuole il meccano deve averlo, non puoi proibirglielo.

  3. Valeria Palazzolo ha detto:

    La lettura è sempre la stessa: ogni individuo di per sé, con un numero infinito di scelte a disposizione, tutte innate, tutte egualmente libere. Una bambina nasce con la passione dell’idraulica, una con quella del make-up. Un individuo per puro caso ama gli spaghetti, un altro le tarantole bollite.
    E il mondo consente ognuna di queste libere scelte in egual modo. L’unica cosa che la famiglia, e solo lei, non può e non deve fare è influenzare il libero sviluppo di queste scelte.
    Che bello, il mondo di Paolo. Quasi quasi mi ci trasferisco.

    • Paolo ha detto:

      “Una bambina nasce con la passione dell’idraulica, una con quella del make-up”
      e vale anche per i bambini. E il mondo dovrebbe consentire l’esprimersi di queste libere scelte in egual misura. Parlo dei genitori perchè sono i primi adulti con cui il bambino ha a che fare e hanno un potere assoluto almeno per i primi anni di vita del pargolo

      • Valeria Palazzolo ha detto:

        Paolo, ero ironica. Certo che dovrebbe: ma non funziona così nemmeno un po’. Anche perché se vai a comprare un gioco per un bambino o per una bambina che non conosci, non sai cosa gli piace: ma se entri in un negozio di giocattoli, vedrai che te lo spiega benissimo il mercato, cosa dovrebbe piacergli o piacerle.

      • Paolo ha detto:

        prima informati su cosa piace al bambinoo bambina ed entra nel negozio fregandotene di come sono suddivisi gli scaffali, se gli piace la barbie prendi la Barbie se gli piacciono i gormiti prendi i gormiti

  4. men ha detto:

    io credo che quello che fai o con cui giochi da bambino influisce poco su quello che diventerai da adulto, a me da piccolo piacevano un sacco le pistole, i fucili e i pugnali, nei miei giochi mi immaginavo sempre di essere un cow boy o un indiano, un bandito od un poliziotto… erano i giochi a cui giocavo di più poi in età adulta non sono diventato ne un bandito ne uno sbirro e provo repulsione per le armi da fuoco…
    mia mamma mi aveva proibito di guardare due cartoni animati perchè lei li giudicava troppo violenti. erano l’ uomo tigre e ken shiro…gli unici cartoni (insieme alla prima serie di holly e benji) di cui ho visto tutte le puntate, li guardavo di nascosto tenendo il volume al minimo perchè lei che era nell’ altra stanza non sentisse e quando entrava in sala io cambiavo canale per poi risintonizzarmi appena se ne andava. alle volte le proibizioni generano l’ effetto contrario però io credo che siano necessarie per cercare di educare un figlio al meglio…si evita che venga su viziato.

    • IDA ha detto:

      Men.. Non è che se uno gioca a con le pistole, da grande diventa un violento o passa le giornate al poligono. Gli stereotipi di genere non funzionano così, ma inibiscono o rafforzano alcune caratteristiche. Io da bambina ero sempre dai miei nonni, il mio nonno era un agricoltore e la mia nonna una sarta. Io non ho mai imparato a cucire, per me infilare l’ago, attaccare i bottoni o fare l’occhiello era peggio che andare a scuola, preferivo andare con il mio nonno, a pulire i tini, levare l’erba nell’orto, potare le viti, gli ulivi, appendere l’uva per il vinsanto ecc.. Il mio nonno era cacciatore e avevo trovato una canna, grande dove entrava preciso il bossolo di una cartuccia e io mi ero fatta un fucile e facevo finta di andare a caccia, eppure oggi, io sono contraria alla caccia. Da ragazza giocavo a calcio, ho fatto le corse in bicicletta e il motocross con il mio KTM 50cc.. eppure io non sono una persona competitiva. Anche se allora gli stereotipi non erano imperanti e forti come adesso però io passavo per un “maschiaccio”. In questo caso non è proprio del tutto negativo, ma metti se ero un maschio che piaceva cucire ad altre cose sarei stata giudicata come una femminuccia, e questo mi avrebbe provocato disagi e sofferenze, se ero un maschio.
      Io ai miei figli, limitavo solo il tempo davanti alla tv, non ricordo di averli vietato nulla, al contrario abbiamo cercato di proporli cose alternative da quelle che passava la tv. Tipo Pippicalzelunghe.

      • Antome ha detto:

        Ciao Ida e buone feste, bello scorcio di vita vissuta, ma una frase ha colto la mia attenzione e un po’ mi inquieta allo stesso tempo “Anche se allora gli stereotipi non erano imperanti e forti come adesso però io passavo per un “maschiaccio”.” vuoi dire, non so di che periodo parli, che oggi gli stereotipi sono più marcati? Perchè a dispetto del fatto che c’è ancora tantissimo lavoro da fare e recrudescenze reazionarie (il rifiuto istintivo insieme all’Europa tecnocratica, di tutto ciò che si associa all’Europa, dal progressismo a tutto il calderone, similmenta al rifiuto di esso come “occidentale” da una parte del mondo islamico) da cui stare in guardia, io e probabilmente anche Paolo, non penserei che siamo addirittura arretrati.

      • IDA ha detto:

        Buone feste..Parlavo degli anni 70.. io penso che tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80, la società italiana si stata liberando da vecchi schemi e pregiudizi ed era in fermento e pullulava di opinioni e di idee innovative. Oggi siamo in una società totalmente differente ma in quanto a stereotipi e sessismo, sono diversi ma non è cambiato nulla. Mia opinione.

      • Paolo ha detto:

        qualcosa è migliorato

  5. Morgaine le Fée ha detto:

    Paolo, ovviamente anche chi non ha figli ha voce in capitolo e puó portare idee interessanti. Aver avuto figli, peró, ti fa toccare nella pratica i problemi e le situazioni a cui prima avevi pensato solo in via teorica (prima di avere figli avevo consapevolezze granitiche del tipo io faró questo e non quell’altro, poi nella pratica ti ritrovi a mediare e/o far fronte a ció che non avevi previsto o ti eri immaginato piú semplice di quel che era).
    Ti rispondo per punti, per cercare di essere chiara.
    1) Non sono d’accordo di dare ai figli qualunque cosa essi desiderino. I genitori hanno una funzione educativa, e devono poter filtrare ció che arriva ai figli secondo certi principi morali (sperando che non siano quelli di Costanza Miriano 😀 ) Questo non significa schermarli dalla realtá: anche se io nego giochi troppo violenti loro vedono comunque che la violenza esiste . Ma, nella mia proibizione, dó loro soprattutto il messaggio: “la violenza non é accettabile”, sperando che venga recepito 🙂
    2) Un’azione é necessaria anche e soprattutto in funzione dell’etá. Il figlio di 5 anni non puó accedere indiscriminatamente alle stesse cose che l’altro di 8 fa o vede. Col mio maggiore posso fare certi ragionamenti, col piccolo no: al grande ho fatto notare la presenza di sessismo nelle pubblicitá o in certi cartoni, e lui capisce cosa intendo e ne discute con me. Se col piccolo facessi gli stessi discorsi, non capirebbe na mazza. Devo quindi limitargli l’accesso a contenuti discutibili in altro modo (piú facile da dire che da attuare!)
    3) per quanto tu genitore faccia, l’influenza del mondo esterno é enorme. A casa siamo paritari, ma c’é una grande differenza con quello che si vede in Tv, internet, pubblicitá, o magari da altri bambini. Pensa che il mio maggiore, a 6 anni aveva dichiarato che “solo le femmine hanno le ciglia”. Perché lo vede sempre nei cartoni, etc. Quando l’ho mandato a guardare suo padre, suo fratello, e se stesso allo specchio (lui fralaltro ha belle ciglia lunghe), ha dichiarato che voleva tagliarsele. Il mondo figurato aveva addirittura piú valenza della realtá osservata scientificamente.
    Fa’ te.

    • IDA ha detto:

      Quello delle ciglia è eccezionale, vuol dire anche che i bambini certe cose le notano subito, tante cose a cui noi siamo abituati e non ci facciamo nemmeno caso. Mio figlio si chiama Andrea, aveva 7/8 anni, al campeggio aveva conosciuto una bambina tedesca che si chiamava Andrea. Mi disse, “sono un bambino sfortunato, ho un nome uguale a quello di una femmina.”

    • Paolo ha detto:

      a sei anni io credevo in un sacco di cazzate sui maschi e sulle femmine, poi sono cresciuto e mi sono reso conto che erano cazzate, mi sono reso conto che un cartone animato non è scienza. Ho già parlato del mondo esterno e ho detto che c’è bisogno di questo incontro-scontro tra la realtà familiare e quella esterna (e nel mondo non ci sono solo i terribili stereotipi), è anche così che si cresce e non certo stando nell’ambiente familiare “protetto”, (tradizionale o progressista che sia)
      è ovvio che col bambino di otto anni puoi fare discorsi che non puoi fare col bambino più piccolo, chi lo nega questo? Io facevo un discorso sui giocattoli, per me non bisogna vietare nessun giocattolo (a meno che non ci siano oggettive difficoltà economiche) nemmeno quelli che ci sembrano “diseducativi”, “violenti” ecc..ovviamente non faccio giocare il bimbo o la bimba a grand theft auto, ma la pistola giocattolo gilela dò se la vogliono

      • Paolo ha detto:

        mi spingo a dire che credere alle cazzate in tenera età è inevitabile, continuare a crederci anche da adulti è grave

      • Vale ha detto:

        Ma purtroppo molti lo fanno. Ti basta leggere i commenti di qualche “signore” che passa spesso di qui…

    • Antome ha detto:

      è vero mettiamoci anche la rappresentazione dei maschi senza labbra http://tvtropes.org/pmwiki/pmwiki.php/Main/TertiarySexualCharacteristics . Questo esemplifica abbastanza ciò che intendiamo :D.

  6. IDA ha detto:

    Il bello della questione è che tutti ti dicono che gli stereotipi non influenzano, non hanno nessun effetto, (Paolo, non parlo di te, ma in generale) poi ti propongono l’azzurro il rosa, giochi per bambine e giochi per bambini. Allora se non servono a nulla, si possono anche eliminare, proponiamo cose neutre, educhiamoli come persone e non come maschi e femmine. No! Assolutamente No! Vengono eretti steccati ad ogni discussione, in pratica non servono a nulla ma ci devono essere. Perché il maschio deve sapere chi è il maschio e la femmina deve stare al suo posto. Gli stereotipi sono a difesa dell’eterosessualità, Ma se non servono a nulla! Non si sa mai!
    Si nasce maschi o femmine. Cariotipo (XY e XX) e questa è una realtà biologica. obbiettiva, dimostrabile, verificabile e visibile a occhio nudo. Tra la 6° e la 12° settimana di gravidanza sviluppo degli organi sessuali. Dopo il terzo mese, il cervello si differenza: identità di genere e orientamento sessuale. Differenziazione dovuta ai neurotrasmettitori e ormoni, inibendo o sollecitando circuiti differenti del cervello. E qui entra in gioco anche il famoso e ormai mitico testosterone. Che però nello stabilire maschio/femmina il testosterone non centra nulla, ma nell’identità di genere e nell’orientamento, picchi di testosterone determinano l’identità maschile, in assenza, femminile. Tutto questo si fissa nelle strutture cerebrali per il resto della vita. L’identità di genere e l’orientamento non hanno nulla a che fare con gli stereotipi. Allora mi chiedo, perché mantenerli?
    Cosa sono gli stereotipi? Sono una rappresentazione semplificata della realtà, viene associato arbitrariamente caratteristiche ad un intero gruppo o genere, di conseguenza pressioni e aspettative sociali. Caratteristiche che stabiliscono il ruolo senza distinzioni o verifiche. Condizionano scelte e comportamenti in modo sottile. Lo stereotipo serve a interpretare la realtà e a dirti come “devi essere”, come ti “devi comportare” e ogni differenza è percepita come devianza. . Gli stereotipi vanno a costituire la mascolinità è la femminilità, non il sesso o l’orientamento sessuale, ma i pregiudizi che riguardano la mascolinità e la femminilità. Quelli femminili sono rivolte su se stesse, il dover essere accettate e apprezzate per l’aspetto fisico, quindi l’abbigliamento e la cura del proprio corpo. Quelli maschili rivolti all’esterno, quindi ricerche di avventure, competitivi e aggressivi. Ma qui parliamo di un mondo scientifico e di carriere professionali. Per fare carriera bisogna essere competitivi. Gli individui competitivi, nella specie umana sono una minoranza sia tra uomini che tra donne. Ma gli stereotipi vogliono tutti gli uomini competitivi e le donne nessuna. Ma non tutti gli uomini sono competitivi, e questa mancanza di competizione crea enormi disagi nell’uomo che non lo è, perché è visto come un fallimento nell’apprendere un ruolo, è percepito come meno uomo, meno maschio, quindi cerca di nascondere questa sua caratteristica personale e si sforza di esserlo, anche se non lo è.
    Come si considerano normali i comportamenti competitivi e aggressivi ,in un uomo, in una donna no, sono considerate caratteristiche negative. Una donna competitiva è malvista. Nella competizione le donne sono con il freno a mano tirato, anche se è una persona competitiva alle prime difficoltà si tira indietro. E magari dirà, “sono fatta così”, Poi scopriamo che anche tantissime altre donne hanno la stessa sensazione, di “essere fatte così” e il così è uguale allo stereotipo femminile. Quindi certi comportamenti sono frutto degli stereotipi o perché siamo fatti così? Riepilogando: ad un uomo, gli stereotipi li dicono, bene non lo sei ma cerca di esserlo, continua e fai finta di esserlo, ad una donna, sei fatta cosi, rinuncia, non è una cosa da femmine.

    • Paolo ha detto:

      Siamo noi, anzi no, siete voi (io mi chiamo fuori) che decidete di dare importanza agli stereotipi. Io se vedo una donna che ama avere i capelli lunghi e le gonne con le tulle non vedo uno stereotipo vedo una donna libera, se vedo una donna coi capelli cortissimi e con i pantaloni da taglialegna vedo una donna altrettanto libera che ama vestire in modo diverso, poi personalmente posso preferire un look ad un altro ma il mio gusto non cambia il fatto che entrambe queste donne hanno fatto libere scelte e si vestono come vogliono loro e devo rispettarle. io dico questo: se una donna ama vestirsi con abbigliamento culturalmente “femminile” è una donna libera, non è vittima di stereotipi e chi dice che è stereotipata le manca di rispetto,dice una falsità; se una donna ama vestire con abiti più frequenti tra i maschi è anche lei libera, autentica, chi dice che “non è una vera donna” la offende e le manca di rispetto.
      Una donna competitiva è normale, una donna non competitiva è altrettanto normale e non è stereotipata; un uomo competitivo è normale, un uomo non competitivo è normale.
      le persone competitive non si tirano indietro alle prime difficoltà,donne o uomini non importa, se si tirano indietro non sono competitive punto e basta. Una donna competitiva non si tira indietro alle prime difficoltà, punto e basta.
      Se un uomo o una donna mi dicono “sono fatto così” io non li ritengo stereotipati in qualunque modo siano fatti: aggressivi o miti, competitivi o arrendevoli.
      Per diventare uno scienziato/a non occorre essere “competitivi”, occorre esserlo per diventare scienziati famosi ma questo è vero in tutti i campi

      • Ah davvero siamo noi? Non quelli del family day, o i bulli che prendono in giro un ragazzino perché ama i mini pony, o quelli che cacciano una ragazzina da scuola perché non è abbastanza femminile?

      • Paolo ha detto:

        anche quelli che hai elencato, anzi quelli che hai elencato sono i peggiori quelli che mi disgustano di più, per questo mi rifiuto di dialogare sui loro blog

      • Morgaine le Fée ha detto:

        Il problema, Paolo, é che ce ne sono tanti cosí. Padri che, se il figlio maschio piange gli dicono di “fare l’uomo”, oppure se il bambino ha interesse per giochi “da femmine” glieli toglie perché sennó diventa gay. Oppure figlie femmine trattate da “principesse”.
        E il mercato ci marcia, su queste persone. La segmentazione del mercato basata sul gender é redditizia proprio perché é pieno di persone che hanno questa visione retrograda dei ruoli di genere.
        Anche se tu la ritieni assurda, per tantissimi non lo é.

      • Paolo ha detto:

        E che ci vuoi fare Morgaine? non si possono togliere i figli a chi ha visioni retrograde sui ruoli di genere, e non sarebbe neanche giusto (che non è detto che le figlie di padri che le trattano da “principesse” vengano su sottomesse agli uomini). La scuola, il mondo esterno” è importante per questo, perchè non è solo un posto pieno di stereotipi ma è il posto dove i figli di genitori “conservatori” e i figli di genitori “progressisti” (uso questi termini volutamente semplificatori, so bene che la realtà è più complessa e sfaccettata, ma mi serve per farmi capire), la bambina che ama la Barbie (che non è per forza figlia di genitori retrogradi) viene a contatto con una bambina che schifa la Barbie e ama i soldatini e la bambina che la schifa viene a contatto con chi la ama, tuo figlio che ama i minipony vedrà bambini che amano action man, forse si scontreranno (oppure saranno incuriositi), sarà difficile, anche doloroso ma forse ciascuno imparerà ad accettare il diverso e a difendere la propria specificità, non è detto che debbano cambiare i loro gusti ma si conosceranno

      • Nessuno qui propone di togliere i figli a chicchessia. Soltanto si denuncia un fenomeno: le genderizzazione dei giocattoli. Perché parlarne è meglio che rimanere in silenzio.

      • Paolo ha detto:

        su questo concordo

      • IDA ha detto:

        Simo tutti liberi una società libera.
        Gli stereotipi non esistono, quindi se non esistono gli stereotipi, vuol dire che non esiste il razzismo ne l’omofobia, perchè si basano sugli stereotipi. Un uomo è libero e autentico anche se va in giro vestito da donna, nessuno dice nulla, nessuno pensa nulla. Perchè se un uomo che va in giro vestito da donna, non vuol dire che è gay, ma per tutti, vuol dire che è una persona libera e autentica. Le foto che ha pubblicato Riccio in alto al post, sono invenzioni, non esiste l’associazione bambino /azzurro, bambina /rosa, sono invensioni costruite dalle femministe, infatti è risaputo che quando uno nasce si mette un fiocco rosa o azzurro, indifferentemente dal sesso del nascituro, ma in base del gusto dei genitori. Vicino dove abito io c’era un fiocco rosa fuori dalla porta, ed eravamo tutti a chiedersi se sarà un maschio o una femmina. Poi si è visto il nome, Martina e allora è stato chiaro per tutti che era una femmina.

      • Paolo ha detto:

        io non ho mai detto che non esiste razzismo e omofobia, ho detto che chi agisce o vese in un certo modo non è per forza non stereotipato o non libero. Purtroppo esistono i pregiudizi, l’odio e va combattuto. Ho spiegato e rispiegato il mio punto di vista, non lo farò di nuovo

      • IDA ha detto:

        Paolo, gli stereotipi non sono per forza negativi, semplificano e facilitano la comunicazione, diventano negativi quando se fa un largo uso e sono attribuiti a persone, gruppi sociali o al genere.

  7. Valeria Palazzolo ha detto:

    Paolo..prima informati?!
    Certo: stai parlando di come si DOVREBBE fare e di come forse faresti tu.
    La gente non fa così: se è una bambina prende una bambola, se è un bambino i Gormiti. E lo fa proprio perché il mercato e gli stereotipi gli spiegano che è così.

    • Paolo ha detto:

      non è vero, ci sono bambine che prendono i gormiti e bambine che prendono una bambola perchè così vogliono e non perchè lo dice la pubblicità. Per i bambini maschi potrebbe essere più problematico chiedere una bambola qualora lo volessero a causa di maschilismo e omofobia, ma questo va superato

      • Valeria Palazzolo ha detto:

        ma siccome le bambine che vogliono i Gormiti sono in rapporto di una contro nove, se davvero ognuno nasce con una testa geneticamente prodotta e le influenze culturali non esistono, evidentemente allora hanno ragione Zorin e compagni quando dicono che siamo nate per pulire la casa. Ok.

      • Paolo ha detto:

        mi attribuisci cose che non ho mai detto e non penso (“nate per pulire casa” e altre cavolate non centrano nulla con quello che ho detto sulla scelta dei giocattoli e che ribadisco con forza)

      • Antome ha detto:

        Ho trovato questa vecchia statistica del 2005, per quanto probabilmente tutt’altro che precisa http://www.e-duesse.it/News/Giocattoli/Istat-i-bambini-scelgono-i-giochi-tradizionali , e certo non tiene conto di influenza culturali, l’associazione tra coscienza del proprio genere d’assegnazione e ciò che è marketato come per bambine. Il rosa è una forte etichettatura che dice “bambina” nelle pubblicità e nei reparti giochi, la pubblicità, forse ancora prima che a livello verbale dice “bambina è questo mondo fatato”, con un rosa estremamente dominante. Come nel vestire, i giochi “maschili” sono più unisex, è molto probabile che sia più disdicevole per un bambino avere un giocattolo tipicamente rosa, anche se io ne ho avuto di tutti i tipi e non ho avuto problemi, almeno non per quello. Quando ero in classe alle elementari giocavo con bambini e bambine, molte di loro pure, i giocattoli si condividevano.
        Di certo, comunque il fatto che il rosa non sia stato sempre un colore femminile, ci dice che almeno quello è tutto una costruzione culturale, ridicolo pensare che sia l’istinto, eppure, non ricordo se in America, qualcuno ne è venuto fuori con spiegazioni psicoevolutive per il rosa. Ops trovato!
        http://content.time.com/time/health/article/0,8599,1654371,00.html
        “When shopping for baby gifts, everyone knows that blue is for boys and pink is for girls. But now there’s evidence that those colors may be more than just marketing gimmicks. According to a new study in the Aug. 21 issue of Current Biology, women may be biologically programmed to prefer the color pink — or, at least, redder shades of blue — more than men.”
        What the actual fuck?
        Questo significa storicamente parlando non vedere aldilà del proprio naso. In passato il rosa era un colore maschile, quasi bellico.
        http://scienceblogs.com/mixingmemory/2007/08/25/do-women-have-an-evolved-prefe-1/

        Ci può però essere un istinto al conformismo di genere, tipo che se la società martella che blu o rosa e un certo tipo di giocattoli sono da femmina, chi si identifica come tale, li sceglierà? Vediamo se non funzionerebbe similmente con molte altre arbitrarie divisioni di ruoli, succedeva molto di simile con la razza, anche se adesso, retrofront cercano nuovamente di dire che il razzismo è naturale ed un meccanismo di difesa a dispetto di tutti quelli che non lo sono. Anzi tutti negano, sì è naturale ma noi siamo evoluti, critichiamo le culture diverse e la nostra è superiore, “nostra” cosa? Anche se io in generale penso che non solo laicità e antisessismo, ma anche equaglianza e cooperazione, siano superiori a teocrazia, sessismo, nazionalismo e liberismo concorrenziale, se questo critica, oltre alle politiche economiche più in voga, anche svariate religioni, specie se non secolarizzate e chi pretende di imporle, mi dispiace ma pazienza, non sto dicendo che l’Occidente è superiore in sè e per sè, perchè non è assolutamente all’altezza degli ideali che vuole opporre ai “nemici” nè, per fortuna, una cultura univoca e totalizzante.

        Scusate la parentesi, tornando in topic, sento spesso citare l’esperimento secondo cui bambini tirati su come fossero del sesso opposto, scelgono alla fine giocattoli tipici del loro sesso. Dubito però della legalità di un tale esperimento, e di conseguenza di ogni suo valore.
        Il fenomeno trans che cosa ci dice? Sappiamo che esistono anche donne trans “maschiacci”, anche se è possibile che l’esperienza conflittuale possa condurre al servirsi di segni distintivi di genere anche nel vestire, per compensare il fatto che il corpo non corrisponda alla loro identità. Questo spesso cambia dopo l’operazione. Non sto generalizzando anche qui, ma è un fattore di cui tenere conto. Non credo che processo mentale sia “mi piace truccarmi, mi piace indossare i vestiti da donna, ho maniere e modi femminili, oddio devo essere donna), può semmai nascere dall’identificazione istintiva con un cervello femminile, gli stereotipi, i ruoli, comportamentali e non, vengono dopo, giusto?
        Però c’è da riflettere.

      • Paolo ha detto:

        certo che con tutti i suoi difetti e contraddizioni l’Occidente è superiore culturalmete a paesi tipo Arabia Saudita o afghanistan, diciamo che l’illuminismo e le sue conseguenze un po’ di differenza la fanno.
        Le statistiche lasciano il tempo che trovano: Se anche 99 bambini su 100 volessero giochi tradizionali legati al loro genere e un solo bambino volesse un gioco tradizionalmente associato al genere opposto, quei desideri vanno rispettati, tutti, sia quello dei 99 sia quello dell’uno. poi bisogna insegnare ai 99 che l’uno va rispettato e ha tutto il diritto di avere gusti diversi.
        L’essere donne o uomini transgender non centra nulla con i giocattoli che si scelgono da piccoli. Non sei transgender perchè i tuoi gusti in fatto di giocattoli sono doversi dai gusti della maggioranza, sei transgender perchè la tua mente non corrisponde al tuo sesso biologico e al tuo corpo. Certo può succedere che una bambina da piccola dica “sono maschio” ma in molti casi sta dicendo che vuole fare quel che vede fare ai maschi e che le viene precluso in quanto femmina: una bambina che cresce in una famiglia aperta che rispetta i suoi desideri senza preclusioni legate al genere non dirà mai “sono maschio” a meno che non sia davvero transgender

      • Antome ha detto:

        Ammetto di avere fatto un po di confusione Paolo, non fosse altro che ho il vizio di dire troppe cose in una volta ;). Devo sintetizzare di più.
        Sono nel complesso d’accordo, quello che intendevo dire è che non è all’altezza degli ideali illuministi di cui è figlio, almeno non così uniformemente, però è vero, le arretratezze si combattono meglio impedendo involuzioni teocratiche o antidemocratiche, se la baseline è questa, rispetto ovviamente ad una teocrazia, islamica o cristiana o comunque di qualsiasi segno religioso, ma in particolare sappiamo che le religioni abramitiche contengono, applicate alla lettera, molti elementi reazionari e patriarcali.
        Si è fatta strada una astratta libertà, che in assenza di che in assenza di fratellanza ed eguaglianza si svuota di contenuto.
        Al punto che molta gente, reazione di pancia comprensibile ma non giustificavile, sta sviluppando un allergia al tema dei diritti civili e del femminismo (inteso come antisessismo, ma loro pensano a misandria, qui diventa lunga), in quanto questi si stanno sviluppando in presenza di governi nominalmente socialisti che però distruggono anche lo stato sociale e talvolta, vedi Hollande, il diritto di sciopero, favorendo le banche e aggravando la crisi, facendo pagare troppo spesso i meno abbienti. In più le politiche di accoglienza. La percezione è quella di un gioco a somma zero dove per dare ad altri si toglie a te.

        L’antiislamismo, lungi da essere semplice cautela, diventa bigottismo agguerrito, vedi il forum di Atei Italiani che cita articoli del Giornale sui disordini dell’immigrazione e l’aumento degli stupri, vero o presunto. Dimenticandosi che il Giornale e i suo Veneziani e Adinolfi vari, non lo fanno come loro, con l’intento o la buonafede di difendere la libertà e la modernità, le conquiste sociali. Essi lo usano come pretesto in una pagina, ma nell’altra trovi articoli estremamente maschilisti, sessisti, misogini e omofobici, contro l’invasione “gender” e il declino morale della società.
        Il problema è questo, una fetta di popolazione, tra cui chi dice di essere secolarista e antisessista, si trova ad usare gli stessi mezzi, gli stessi toni e la stessa aggressività verbale di gente con cui in teoria hanno poco a che spartire e tale irrazionalità e mancanza di distinguo rischia di manifestarsi nelle urne.
        Quello che dicevo è chi quindi il mezzo è importante, anzi fondamentale nel fine di difendere una società libera e le su conquiste. Ma se il mezzo entra in contraddizione nel caso dei “politicamente scorretti” e addirittura il fine, nel caso dei Veneziani, visto che sono entrambi per la tradizione e contro il “marxismo culturale”, il quale è credo, parte di ciò che non condividevi con Pasolini, se non erro, il suo essere contro l’influenza di Adorno, se non sbaglio parte della Frankfurt School, su cui si è costruita una teoria complottista estremamente reazionaria, per cui femminismo, antisessismo e antirazzismo, incluso il “gender”, parole come omofobia, e a seguire divorzio e aborto, sono virus dialettici inoculati per distruggere la *civiltà occidentale* dall’interno.
        Quindi vedi, c’è chi vede questi aspetti che sembrano costitutivi dell’occidente come parte del suo stesso declino ^_^, ovviamente reazionari “del terzo tipo”, per non dire altro, però questo per dire che è evidente che questi declinano lotte contro il femminismo, che a loro dire favorisce la penetrazione dell’islam, contro il quale combattono in chiave nazionalista, ma avendo con esso molte cose in comune, eppure perchè allora, mi dico io, essere contro e allearvicisi?
        La loro idea è padroni a casa nostra, quindi sessisti e tradizionalisti a modo nostro, fuori gli stranieri?
        Che islamismo e destra religiosa estremista siano come due squadre di calcio che si combattono per destino, ma con poche o nessuna differenza di tipo ideologico? 😀
        Come due re ugualmente stronzi che sostanzialmente si combattono solo per le risorse? Che li considerino inferiori a livello competitivo, ma in fondo li invidiano per come tengono le donne sottomesse?
        Ah, è vero, la differenza è che loro hanno la poligamia, che barbari, non hanno capito che favorisce l’ipergamia femminile :D?
        Che senso avrebbe che le femministe dopo aver combattuto quel tipo di sessismo lo vogliano e lo accettino da parte degli islamisti, sempre secondo loro?
        Almeno i repubblicani moderati forse possono dire, “ehi, noi siamo contro i matrimoni gay e il femminismo, ma non certo contro le donne, votate noi, almeno con noi non temete che i veri reazionari arrivino e vi invadano, quelli vi danno più libertà, però non economica, e poi non vi danno sicurezza”.
        Il problema è quando una demografia così vasta e differenziata, oggi condivide gli stessi toni e lo stesso approccio, quando parla di certe questioni. Se ci metti poi il credere che il femminismo è misandria e dare troppo credito alle speculazioni, perchè tali sono, psicoevolutive, trovi i motivi perchè un video sia pure banalotto e semiserio sui “propositi dell’anno nuovo per i bianchi” prenda il 99% di non mi piace e, sono sicuro e non voglio andare a vedere, non li prende un video pro soluzione finale o pro KKK.

        Ho tracimato di nuovo accidenti, tu e voialtri siete molto più sintetici :(.

        Sui transgender sono ovviamente d’accordo con te, dici bene, il concetto di “sono maschio perchè mi piacciono le macchinine” può darlo solo l’educazione fortemente normativista e differenziale.

      • Paolo ha detto:

        l’occidente non è all’altezza degli ideali illuministi, ma resta il fatto che l’illuminismo l’ha inventato l’Occidente, le società occidentali sono le sole che hanno separato politica e religione e hanno tagliato la testa ai re. Mentre nelle società non occidentali la comunità viene prima dell’individuo, in occidente è l’esatto contrario, in occidente l’individuo è considerato responsabile per se stesso, non ha una religione o un “clan” familiare a proteggerlo, questa “solitudine” che è tipica delle società occidentali regala grande libertà ma spaventa anche, se vieni da una cultura in cui i diritti dell’individuo sono sacrificati a quelli della famiglia, del “clan” o della religione e ti trovi in una società che funziona esattamente all’opposto e la religione conta assai poco bè è ovvio che non è facile per te.
        Quanto alle destre estreme d’occidente le quali sostengono che per combattere il fondamentalismo islamico dobbiamo sostanzialmente diventare come loro mettend da parte quel patrimonio di diritti e conquiste che ci distingue dai nostri nemici, bè si sbagliano. E’ vero che in occidente è nato l’imperialismo ma è nata anche la critica all’imperialismo, francamente nelle società non occidentali non vedo o vedo molto poco quella capacità auto-critica che talvolta si spinge fino all’auto-fustigazione) che vedo nelle società occidentali

      • Antome ha detto:

        Questa stessa recrudescenza reazionaria e anti secolarista si è a sua volta verificata nei paesi islamici, per via della continua opera di destabilizzazione e guerra da parte dell’occidente in questi paesi. Prima in Egitto c’era Nasser, che rideva all’idea che un giorno lo donne in Egitto, islamiche e non, avrebbero ricominciato a portare il velo.

      • Antome ha detto:

        E’ vero, avrai letto messaggi miei dove condividevo quanto tu dici adesso a proposito dell’autocritica. Sì, ogni volta che ci si autofustiga per gli errori dell’occidente, mai legittimare in chi, per sventura o sciagura, non abbia sviluppato strumenti culturali, l’idea che tu sia colpevole in quanto occidentale di quello che obiettivamente non hai fatto tu, ciò legittima un rancore tossico e reazionario in seno alle comunità che arrivano da fuori, L’occidente, come l’oriente, poi, non è un monolite, quindi mai far passare l’idea che anche chi viene da fuori non debba fare parimenti autocritica per gli errori e le atrocità commesse. In pratica quasi ogni civiltà ha una storia di ingiustizie e colonialismo di cui c’è poco da essere fieri, meglio esserlo invece di contributi artistici e scoperte scientifiche, ma senza fare a gara a chi lo ha più lungo, sennò è la fine.
        Poi inoltre, nè gli occidentali, ne gli altri, vanno incolpati a priori per associazione di quello che hanno fatto i loro governi. Quindi la critica va rivolta ai governi, non alla civiltà tutta. E’ vero che forse l’autocritica non abbonda, nè è stimolata in molte delle culture che vengono accolte.
        Sul discorso di chi abbia inventato l’illuminismo, diciamo che è nato nell’occidente, più che essere inventato dall’occidente. Quasi sicuramente anche in oriente qualcuno ha provato ma è stato represso molto più duramente, per le condizioni politiche che sono venute a crearsi, meno sostegno del popolo, etc.
        Ma è ovvio che tu non sostieni certo l’innata capacità dell’europeo di inventarlo, chiaro. Proprio l’illuminismo ci insegna che sono le condizioni sociali che si sono venute a creare ad aver favorito o meno il terreno per questo ideale.
        Secondo me si stava sviluppando questo discorso anche in oriente nel secolo scorso, ma dopo gli errori e le ingerenze occidentali e le destabilizzazioni, questo discorso è stato rifiutato come occidentale, molto ottusamente, anche se è comprensibile.
        Vero è che molto del contributo alla laicizzazione, da Ataturk a Nasser a Arafat e Assad veniva da leader più o meno “occidentalizzati” nella loro formazione, meno Arafat. Quindi non è bianco e nero, l’occidente ha contribuito in positivo e in negativo, sia al progresso che alla reazione.

      • Paolo ha detto:

        è abbastanza palese che gli europei non sono illuministi “per natura” l’illuminismo è nato e ha “vinto” nel mondo occidentale perchè là c’erano condizioni storiche e sociali più favorevoli che altrove

  8. NECESSARIO ha detto:

    Il mio psicanalista mi diceva che era pieno di pazienti donne a cui i genitori, che si definivano di “sinistra”, vietavano con ferocia le Barbie, perché rappresentavano lo stereotipo della donna da pubblicità. In realtà in questo modo veicolavano l’obbligo di un “dover essere” che sviliva le reali capacità di autonomia delle figlie

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