La Pas si tinge di gender

 

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Mentre le famiglie emiliane si sollevano contro lo “spettacolo gender“, che racconta la storia di un bambino di nome Alex che qualche giorno indossa scarpe da calciatore perché si sente Alexander e altri invece si veste da principessa perché si sente Alexandra, e il Coordinamento Liguria Rainbow protesta contro la creazione di uno “sportello antigender finanziato con denaro pubblico, i giornali ci raccontano la vicenda di un tredicenne allontanato dalla mamma perché “effeminato”.

Sebbene la Presidente del Tribunale dei Minori di Padova abbia dichiarato alla stampa

Non allontaniamo un minore dalla famiglia perché ha un atteggiamento effeminato. Noi non facciamo discriminazioni di natura sessuale o di tendenza.

non si può che rimanere attoniti di fronte alle motivazioni dell’allontatamento così come vengono riportate dall’Avvocato della madre:

il suo [del ragazzo] mondo affettivo risultava legato quasi esclusivamente a figure femminili e la relazione con la madre appariva connotata da aspetti di dipendenza, soprattutto riferendosi a relazioni diadiche con conseguente difficoltà di identificazione sessuale, tanto che in alcune occasioni era andato a scuola con gli occhi truccati, lo smalto alle unghie o brillantini sul volto

una frase che al di là di ogni dubbio dichiara l’esistenza di legame di causa ed effetto tra l’ “essere legati quasi esclusivamente a figure femminili” e lo sviluppare, in una fase delicata come quella dell’adolescenza, una “difficoltà di identificazione sessuale”.

Ciò che si evince da un’affermazione del genere è che chi scrive sembra convinto che per un bambino il vivere circondato da donne, senza nessuna figura maschile di riferimento, (una condizione che ad esempio caratterizza gran parte della generazione di uomini cresciuti nell’immediato dopoguerra, deprivata della figura paterna dal conflitto), possa essere la causa di un disagio pasicologico tale da impedirgli di comportarsi “da maschio”.

A questo punto si potrebbe aprire un dibattito infinito sul cosa si debba intendere per “comportamento da maschio” e “comportamento da femmina”, una discussione che potrebbe includere un neanche non troppo frivolo accenno al recente lancio di linee di “smalto per unghie per soli uomini” da parte di note case di moda o all’abitudine, diffusa fra le celebrità di sesso maschile notoriamente eterosessuali, di farsi fotografare con le unghie pittate.

Sempre la Presidente del Tribunale ha replicato piuttosto stizzita che

“la procedura di monitoraggio [del ragazzo] è iniziata sei anni fa e non può essere liquidata con un solo aggettivo”

lasciando intendere che le frasi incriminate andrebbero inserite nel contesto della valutazione per rendersi conto che l’operato di chi ha seguito il ragazzo non è viziato da pregiudizi sull’orientamento o l’identità sessuale.

E’ arduo ipotizzare un contesto in grado di dare alla frase che ho precedentemente citato un significato diverso da quello che tutti chiaramente abbiamo compreso, come lo è per un’affermazione come questa:

“Tende in tutti i modi ad affermare che è diverso e ostenta atteggiamenti effeminati in modo provocatorio”.

Qualcuno potrebbe obiettare che il problema non è tanto la presenza esclusiva di un genitore di sesso femminile, quanto la presenza esclusiva di un genitore di sesso femminile in qualche modo disfunzionale:

“La madre, sempre secondo i giudici, non sarebbe in grado di “rendersi conto delle problematiche del figlio” se non come “conseguenza dell’abuso del padre” di cui rimane convinta”

ci racconta il sito gay.it.

Tuttavia, a questa obiezione occorre rispondere senza esitazioni che al momento attuale non esiste alcuna teoria accettata dalla comunità scientifica come dimostrata che possa supportare un simile ragionamento, visto che né l’omosessualità né la disforia di genere né qualsivoglia altra condizione che non corrisponda a quella di cisgender o di eterosessesuale sono attribuibili a particolari tipologie di relazione genitori-figli nell’età infantile.

Esiste però la diffusa convinzione che abbia un qualche valore scientifico la teoria nota come alienazione genitoriale o sindrome da alienazione genitoriale:

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Questo è un commento che ho preso dalla discussione scaturita da un articolo di Rosaria Iardino e che rimanda per approfondimenti ad un sito che descrive l’alienazione genitoriale come “un problema relazionale genitore-figlio descritto nel DSM 5”, cosa che, come è piuttosto semplice verificare, non è affatto vera.

Come, d’altra parte, non è vero che l’effeminatezza sia mai stato citato fra i “sintomi” del presunto disturbo, i quali, sin dai tempi in cui veniva da tutti chiamato “sindrome”, erano e rimangono i medesimi 8 descritti da Richard Gardner.

Poiché è nella natura dell’alienazione genitoriale quella di presentarsi come un concetto che muta a seconda del momento e di chi lo nomina (prima era una malattia, poi è diventato un fenomeno, quindi un reato, poi un problema relazionale…) non ci dobbiamo stupire troppo del fatto che chiunque possa aggiungere “sintomi” se la situazione è propizia.

La situazione in questo caso è analoga a molte altre, come può dimostrare la lettura della vicenda della giovane ballerina di Ferrara:

  • la madre denuncia il padre per abusi sul minore;
  • il processo penale si conclude con una assoluzione, ma, secondo l’avvocato che assiste la donna, “nella sentenza si dice che non si ha motivo di dubitare dei fatti raccontati dal bambino”; negli articoli di giornale si cita anche “l’impossibilità a rendere testimonianza” del minore, una circostanza non meglio chiarita;
  • la Procura ordinaria ha impugnato la sentenza di assoluzione in Corte d’appello;
  • a questo punto intervengono i servizi sociali, che imputano alla madre la responsabilità del “comportamento oppositivo” del ragazzo verso il padre (quali siano le prove a carico della madre, non ci viene detto);
  • il Tribunale dei minori emette nel marzo 2014 un primo provvedimento di allontanamento del minore, che “durante il giorno è ospitato in una struttura, seguito da operatori nell’attività scolastica e nel tempo libero“.

Da quanto leggiamo, quindi, sembra che dal 2014 che questo tredicenne trascorra gran parte del tempo lontano dalla madre e circondato da persone impegnate a “correggere” il suo comportamento.

Siccome questa soluzione non ha condotto ai risultati sperati, ma anzi il ragazzo presenta un comportamento “aggressivo, provocatorio, maleducato” e “tende a fare l’eccentrico” (che sarebbero sintomi di un meglio specificato “disturbo di personalità”), i servizi sociali sono giunti alla conclusione che l’allontamento diurno non era sufficiente, e hanno proposto un vero e proprio trattamento di deprogrammazione, una controversa e contestata terapia che consiste nel confinare il minore in un luogo lontano da casa, isolato dal genitore a cui è più attaccato.

A proposito di questo tipo di trattamento, vi suggerisco il racconto di uno dei suoi più famosi oppositori, lo statunitense Damon Moelter, che diversi anni fa ha vissuto per un certo periodo in clandestinità, grazie al supporto di un gruppo noto come Protective Parent Group, per sfuggire al padre abusante e ad un Tribunale che lo aveva dichiarato innocente.

La vicenda di Damon, che a tutt’oggi afferma di essere stato molestato sessualmente e di essere rimasto vittima di una giustizia decisa a non prendere in considerazione le prove dell’abuso da lui subito, ha dato il nome ad una proposta di legge che si propone di offrire una soluzione al conflitto fra due importanti principi: la tutela del bambino e la presunzione di innocenza dell’imputato accusato di violenza su di esso.

Che quella stabilita dal Tribunale di Padova sia effettivamente un trattamento di deprogrammazione, lo si può desumere confrontando quanto raccontato da Damon Moelter:

C’erano due versioni nostra storia: quella di nostra madre e quella di nostro padre. L’idea della verità era stata debellata, e sostituita da un ‘forse non sapremo mai cosa è successo’. Questo metteva la mia denuncia di abusi sessuali e la difesa di mio padre sullo stesso piano, un lui-ha-detto / lei-ha detto. La mia denuncia non era più mia, era una cosa che riguardava mia madre.”

con quanto dichiarato alla stampa dal Tribunale di Padova:

il Tribunale ribadisce la “necessità di permettere a… un funzionamento differenziato rispetto a quello materno e di avere uno spazio che gli consenta di incontrare i suoi pensieri ed i suoi desideri con conseguente percorso di revisione del suo mondo interno così come oggi lo percepisce”.

Quello che ci viene detto, come veniva detto a Damon nel corso del trattamento, è che i pensieri e i desideri di questo ragazzo (il suo “mondo interno”) non sono davvero i suoi, ma sono i pensieri e i desideri di sua madre, in altri termini che è stato plagiato: egli si troverebbe in uno stato tale di soggezione nei confronti della figura materna da non essere più in grado di pensare autonomamente.

E questo è quello che un gruppo di esperti scrive a proposito di una terapia che si propone di convincere i pazienti di questo loro presunto stato di soggezione:

…Questa cosiddetta “terapia” ricorda il tipo di tecniche di lavaggio del cervello usate nei campi di prigionia, dove la privazione e l’isolamento sono utilizzati per estorcere false confessioni e per forzare cambiamenti ideologici nei prigionieri. Sebbene queste tecniche siano in grado produrre cambiamenti nelle convinzioni e nel comportamento, siamo preoccupati che possano essere dannose per la salute mentale dei bambini.

(…)

Il Leadership Council ha parlato con diverse vittime di questo tipo di terapia, che sono rimaste traumatizzate dal trattamento. Un ragazzo racconta che continua ad avere flashback del suo isolamento forzato dalla madre e del suo doversi continuamente confrontare con un terapeuta che gli ripeteva che le sue convinzioni erano sbagliate. Dopo essere stato costretto ad accettare la riunificazione con il genitore (in questo caso il padre), ha scoperto che questo genitore era davvero violento, che le sue convinzioni precedenti alla terapia erano corrette, e si è sentito tradito e maltrattato dai giudici che avevano ordinato questa terapia. Questo caso illustra chiaramente che la terapia, che è l’espressione dell’interesse di una delle parti in un contenzioso legale, può essere dannosa per l’autonomia e il benessere del bambino che vi è sottoposto.

A volte la terapia di riunificazione non comporta la reclusione e la separazione dal genitore accudente, ma coinvolge sessioni di terapia forzata con genitore rifiutato. Analoghe questioni etiche sono sollevate da questo tipo di terapia, perché il bambino è spesso costretto a partecipare a queste sessioni contro la sua volontà. Se il bambino è costretto a ricongiungersi con un genitore che ha chiaramente descritto come abusante, il bambino può reagire con un aumento dei sintomi, con il desiderio di uccidersi, o anche con tentativi di suicidio veri e propri.

L’articolo si conclude con un’esortazione:

i giudici dovrebbero evitare di ordinare qualsiasi trattamento sperimentale sui bambini che implichi la coercizione.

 

Per approfondire:

Se non sono i padri a fare i figli maschi

Dicono della Pas

I Giudici si servono di una teoria controversa per punire le madri che denunciano gli abusi?

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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71 risposte a La Pas si tinge di gender

  1. Luca Grimaldi ha detto:

    Da esperienza personale (nessuna teoria scientifica o lettura al riguardo) ho notato che i maschi che frequentano prevalentemente ragazze o che hanno (ad esempio per motivi lavorativi o di trasferte) minor contatto con il Padre, sviluppano maggiore empatia verso le persone di sesso femminile (più facile attaccare bottone o conquistare), senza peraltro restare “effemminati”. Al tempo stesso però riescono a stringere più difficilmente amicizie superficiali con persone di sesso maschile (ad esempio uno che gioca in una squadra di calcio attacca bottone più facilmente con altri maschi). Quindi ho visto che i “rubacuori” sono più abituati a stare con le ragazze.

    Quindi il fatto che un ragazzo si senta ragazza, non ha nulla a che vedere con il vivere strettamente con la madre (mia opinione eh), e non c’entra nulla con il fatto che si instauri una dipendenza.

    Poi la dipendenza può essere curata. Non c’è bisogno della separazione forzata, credo che tutti abbiano un po di dipendenza dai genitori, c’è chi diventa indipendente prima c’è chi dopo. Trovo che molte persone quando diventano indipendenti perdano ogni tipo di calore verso i genitori che trovo una cosa sbagliata visto che meritano sempre tutto il nostro affetto (Tranne quelli abusanti ovviamente, in questo caso non dico nulla perché non so nulla).

    • IDA ha detto:

      Luca.. sempre da esperienza personale, ti potrei indicare un motivo, sulla prima parte del tuo commento. Io da bambina giocavo spesso con i maschi, per il solo motivo che i loro giochi mi sembravano più divertenti. Quindi ho trascorso parte della mia infanzia a giocare con i maschi. Il risultato che già alle superiori, io con le mie coetanee non avevo argomenti, non sapevo di cosa parlare, con i maschi invece sapevo di cosa parlare, perchè abbiamo fatto gli stessi giochi, le stesse letture e addirittura gli stessi film.. questa può essere una risposta.

    • Antome ha detto:

      Si possono creare diverse dinamiche, c’è sia il fattore abitudine che il fattore curiosità. Se alcuni argomenti tipici degli usi & costumi di un genere vengono troppo insistiti e senza spaziare, può capitare che vengano a noia e alcuni ragazzi e ragazze si incuriosiscono maggiormente, per reazione, degli argomenti principali degli usi & costumi più socialmente accettati del genere opposto, trovandoli talvolta più interessanti.
      Nel caso di Ida può esserle venuto a noia parlare soltanto di trucchi e vestiti, trovandoli frivoli, specialemnte se se ne parla in modo troppo monotematico e superficiale, come se la vita fosse lì, cosa che ad alcune donne capitava, specie all’epoca, anche perchè in certi ambienti era raro che si venisse invogliate ad interessarsi ad altro, di conseguenza rivolgendosi al campo maschile, in una società di interessi segregati in base al genere, ha trovato più interessanti e stimolanti i giochi che facevano, mica però solo figa e pallone e scherzi da caserma, per dire, ma anche letture e film, interessi culturali che le donne sentivano non competergli. Per converso, può capitare a uomini sempre immersi in consessi che parlano di figa, donne, scherzi da caserma su omosessualità vera o presunta e prove di virilità, che tali attività vengano a noia e si noti che le ragazze parlano di cose più interessante, magari anche di trucco e vestiti, ma in un discorso artistico generale, comunque più interessante e profondo rispetto a quello, in questo contesto, di quello maschile. L’opposto nel caso di Ida.
      Di certo può accadere, come dice Luca, anche per abitudine, in un meccanismo simile a quello che immunizza (ma non sempre) dal razzismo e dai pregiudizi, quando si cresce con bambini di diverse etnie e tratti somatici, specie quando, diversamente da oggi, i gruppi erano meno inflessibili e chiusi nelle loro rispettive culture (diciamo pure ghetti), con le loro rispettive tare, senza mai mettersi in discussione, soprattuto a livello dogmatico.
      Di certo questo sta accadento, almeno a livello di genere, a molti “late millenials” come si usa dire dall’anno scorso :P, sia pure con uno strato di inciviltà che emerge e fa più rumore di una foresta che cresce, in quanto finisce nelle prime pagine delle cronache romane (per dirne una, non solo)

      • Paolo ha detto:

        se una persona (donna o uomo) ha la passione per trucchi e vestiti puoi invogliarla quanto vuoi a interessarsi di motori ma non ci si appassionerà mai a meno che lei o lui non decida spontaneamente di avvicinarsi ai motori. Viceversa se una persona donna o uomo ama i motori difficilmente si appassionerà a trucchi e vestiti se la obbligano, deciderà lei o lui se vuole avvicinarsi ad essi o no, va lasciato libero/a. E c’è pure chi si appassiona di motori e trucchi

      • IDA ha detto:

        Devo dire che io abitavo in campagna, anche se vicino al paese, i primi anni della mia infanzia io ho giocato da sola. Davanti alla scuola c’era un campino, ora c’è un parcheggio, dove si giocava a calcio e non ero l’unica femmina, c’era anche una mia compagna di classe, di cui sono stata per un lungo periodo molto amica, lei era molto brava e giocava attaccante, veniva soprannominata Riva per il sinistro, e questo indica il periodo di cui sto parlando. Gli “scarponi” venivano fatti giocare in porta o in difesa e io giocavo in difesa.. devo dire anche che siamo sempre state accettate e non ricordo nulla che ci possa aver messo a disagio o in imbarazzo perché femmine. Nemmeno in famiglia mi hanno mai detto nulla, solo verso i sedici anni il mio babbo non voleva che frequentassi un ragazzo con il motore, a lui non li piaceva, ed aveva anche ragione, ma è un’altra storia..
        Alle superiori, mi sono resa conto delle mie difficoltà nel relazionarmi con le mie coetanee, e della facilità che avevo a relazionarmi con i maschi. Io non ho mai avuto dubbi sulla mia identità ero consapevole però, che il destino a cui ero segnata, fidanzata, moglie e madre a me non andava bene. Il paradosso è che in questo periodo, quello delle superiori, dovuto anche ad evidenti mutamenti fisici io volevo mettere in risalto la mia femminilità ma per tutti ero diventata un “maschiaccio”. Ho due figli, 25 mesi di distanza l’uno dall’altra e quando si faceva il compleanno si festeggiavano tutti e due insieme, (due al prezzo di uno 🙂 ) quindi c’erano gli amici di lui e le amiche di lei, e avevamo notato che le femmine sono più disposte a giocare con i maschi e ad accettare le regole dei maschi, di quanto lo siano i maschi. Poi c’è stato un periodo in cui mio figlio diceva che le femmine sono stupide ed ha continuato a dirlo fino a quando mia figlia le ha tirato un blocco delle costruzioni in testa. 🙂

      • Antome ha detto:

        Già ti capisco, bene ti avevano già incasellato e stereotipato a maschiaccio, quando non c’era in realtà niente in inerentemente maschile in quello che facevi, se non in base a consuetudini sociali.

  2. Paolo ha detto:

    “che racconta la storia di un bambino di nome Alex che qualche giorno indossa scarpe da calciatore perché si sente Alexander e altri invece si veste da principessa perché si sente Alexandra”

    è anche possibile per un bambino indossare scarpe da calciatore o vestirsi di rosa restando alexander, comunque le richieste di censurare lo spettacolo sono orrende.
    Come è inaccettabile questa decisione del tribunale: che questo ragazzo abbia l’abitudine di truccarsi non influisce sulla sua identità sessuale. dato il contesto familiare mi sembrerebbe strano se questo ragazzino di 13 anni non avesse “atteggiamenti provocatori”. ovviamente gli abusi che forse ha subito dal padre non centrano nulla coi suoi comportamenti. Adesso tutti gli uomini cresciuti da ragazze madri sono “confusi” sulla loro identità di genere? Ma non diciamo cavolate. L’identità sessuale del ragazzo è maschile, il fatto che abbia comportamenti (legittimi) statisticamente poco frequenti tra i maschi non è sufficiente a modificare la sua identità di genere. Questo per dire che concordo col post e non comprendo questa sentenza

    • Antome ha detto:

      Non li capisco, questi bigotti, quando si tratta di trans, sono i primi a dire che saranno sempre uomini o donne per quanto cerchino di imitare i tipici tratti identificativi del sesso opposto. Poi sono quelli che ti dicono che sei confuso nell’identità di genere, soprattutto se maschio, per come ti comporti e se ti metti lo smalto.
      Anzi no, me ne aspetto un altra anche sulle femmine, “perchè questa non si vuole depilare? Ha genitori hippy e depravati e ha una forte confusione di genere e comportamenti mascolini e provocatori.
      Salvo poi negare nelle dichiarazioni ufficiale.
      Mi sembra Povia, quando conclude “nessuna malattia, nessuna guarigione” dopo aver detto il contrario per il resto della canzone. Legittima, come espressione artistica, tengo a precisare.

      • Antome ha detto:

        ” per quanto cerchino di imitare i tipici tratti identificativi del sesso opposto” dimenticavo “a loro dire”.

  3. me ha detto:

    In universita’ come Harvard, Columbia, e altre, gli studenti non sono tenuti a dichiarare il loro sesso e genere. Se vogliono possono usare una lunga lista offerta nelle domande per ammissione, o creare le loro categorie di gender-sex, o semplicemnte ignorare il tutto. La gente vive la propria vita senza traumi spettacolari.

  4. SETTEBBBBELLO ha detto:

    Cinque milioni di uomini ogni anno sono vittime delle violenze femminili
    È raro che uccidano. Ma ricattano, umiliano e distruggono economicamente i compagni

    Barbara Benedettelli – ilgiornale.ut Dom, 20/11/2016 – 09:39

    Ma secondo voi c’è qualcosa di vero?

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/cinque-milioni-uomini-ogni-anno-sono-vittime-1333858.html

    • L’unica “indagine” effettuata nel 2012 sull’argomento è questa: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/11/15/in-risposta-alla-dott-ssa-pezzuolo/
      A proposito dei numeri diffusi a mezzo stampa, la Dottoressa Olzai afferma:
      “La statistica non è una opinione ma una scienza impostata su dei criteri scientifici che vanno seguiti e rispettati se si vuole ottenere un campione rappresentativo o quantomeno significativo. E allora, si vuole forse sovradimensionare a livello mediatico un fenomeno che a conti fatti questo studio non riesce a definire quantitativamente e qualitativamente in modo corretto e credibile? Se così fosse ritengo vada a discapito di una veritiera e corretta informazione.”
      Pertanto è estremamente improbabile che cinque milioni di uomini ogni anno siano vittime di violenze commesse da donne.

      Oltre tutto il commento è O.T. E so già come si evolverà la conversazione. Sai, tendo a considerare la perseveranza una qualità, ma nel tuo caso faccio davvero fatica.

      • quark ha detto:

        ” Pertanto è estremamente improbabile che cinque milioni di uomini ogni anno siano vittime di violenze commesse da donne . ”
        Io quanti sono gli uomini vittime di violenze commesse da donne , non lo so … Una cosa però mi è chiarissima . Tu non valuti gli studi in base a quanto sono credibili , ma in base a quanto ti piacciono …

      • Sì è esattamente questo che c’è scritto nel post che ho linkato, bravo.

    • IDA ha detto:

      X Settebello, Quark e altri..
      La frase come è formulata è tendenziosa che altera la realtà oggettiva e la verità. Cinque milioni di uomini all’anno, vuol dire in sei anni trenta milioni, cioè il 100% della popolazione maschile, anche i neonati.
      Quando l’istat parla di violenza sulle donne, parlano di 7,5 milioni di donne che hanno subito violenza nel corso della loro vita. Non all’anno, ma nel corso della loro vita. Cioè 7.5 milioni su trenta milioni. Il 25% della popolazione femminile,1 su 4. Quindi la frase formulata in quel modo cinque milioni di uomini all’anno, non è credibile è un falso e mistificatoria. Passiamo alla credibilità della ricerca: Il giornale parla di una famigerata ricerca condotta da una misteriosa equipe dell’Università di Siena, perché il Giornale non ci da nessuna informazione su questa ricerca ne riferimenti da poter verificare, bisogna crederli sulla parola. In realtà non da nessuna informazione perché si riferisce a questa ricerca: http://www.vittimologia.it/rivista/articolo_macri_et_al_2012-03.pdf
      Una ricerca come è stato appurato non rappresentativa, tanto più se è curata da questo signore:
      http://www.lanazione.it/arezzo/cronaca/pasquale-macrì-chiesto-il-processo-per-falso-in-perizia-udienza-dal-gip-a-metà-novembre-1.1368645
      La ricerca è stata condotta utilizzando il modello di questionario proposto dall’ISTAT nel 2006.
      Ma l’istat fa una campionatura di 25 mila donne, in base a criteri rappresentativi della popolazione femminile nazionale, con metodo scientifico riconosciuto e collaudato. La ricerca in questione è stata fatta su una campionatura di mille uomini, e il metodo lo dicono a pag. 34 “A differenza del questionario I.S.T.A.T. del 2006, i questionari sono stati somministrati a soli soggetti maggiorenni maschi che si offrivano volontari di una fascia d’età compresa tra i 18 ed i 70 anni.” Volontari? Quindi chi rappresentano? Rappresentano i volontari, non la popolazione maschile nazionale.
      X Quark..Riccio ti ha risposto in maniera corretta, sei te che sei disinformato e prevenuto con posizioni ideologiche al riguardo.

      • quark ha detto:

        Io dico soltanto che è troppo comodo fare le pulci a tutti gli studi che non vi piacciono , e poi prendere per oro colato le ricerche che sono di vostro gradimento .
        Ad esempio , anch’io ritengo che cinque milioni di uomini che sono vittime di violenza da parte delle donne , sia un dato improbabile , a meno che non si voglia inserire nella casistica ” violenze” anche comportamenti che in realtà difficilmente si possono ritenere violenze vere e proprie .
        Ma lo stesso ragionamento andrebbe applicato SEMPRE … anche quando i risultati che vengono fuori non ci piacciono … Ad esempio , gli studi che affermano che una donna su tre è vittima di violenza da parte di un uomo , sono altrettanto improbabili , gli studi che affermano che il 90% delle prostitute sono sfruttate sono inverosimili ed assurdi , ma nessuna di voi femministe si preoccupa di andare a vedere come sono stati ottenuti questi dati , perchè i risultati vi piacciono così come sono …

      • “gli studi che affermano che una donna su tre è vittima di violenza da parte di un uomo , sono altrettanto improbabili”: forse per chi non legge i giornali…

      • Antome ha detto:

        Io sono d’accordo col principio di ciò che afferma quark e talvolta ho anchi’io questo dubbio che ci siano parzialità da parte di mra sicuramente, ma anche molti femministi, nell’accettare più facilmente studi che danno ragione alla tesi. Che poi anche questo blog abbia la stessa parzialità è però da vedere. Io spero di no, altrimenti ci sarebbe poca differenza.
        Sugli stupri ho letto che la cifra sarebbe in verità uno su sei, sempre molto alta, comunque.
        Attenzione anche a dire che basta leggere i giornali, perchè lo dice anche chi afferma che la delinquenza sia preponderante tra i migranti, stupri inclusi.

      • Allora possiamo dire che basta dare un’occhiata al numero di detenuti nelle carceri italiane suddivisi per genere?
        http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCV_DETENUTI
        Omicidio volontario 8645 uomini, 243 donne… Puoi scorrere tutte le voci, non ce ne è una nella quale prevalga il numero di donne.
        Da tempo una analisi femminista di dati come questi pone l’attenzione sugli stereotipi culturali e sulla narrazione della virilità come fattori determinanti nel creare una simile sproporzione, ma nei discorsi sulla violenza il riferimento al genere rimane spesso e volentieri nascosto e si preferisce parlare di tutti gli altri aspetti – il disagio mentale, la crisi economica, la crisi dei valori – che sono ugualmente importanti, ma che non forniscono la risposta ad una domanda fondamentale: come mai a perpetrare la violenza sono soprattutto gli uomini?

      • Paolo ha detto:

        in futuro se come spero aumenterà l’emancipazione femminile in ogni campo legale e illegale, vedremo sempre più donne anche nella criminalità organizzata e le cifre si avvicineranno

      • IDA ha detto:

        Un dato può essere letto e interpretato in vari modi, soprattutto se è presentato in maniera parziale, esempio quando ti dicono che sono più gli uomini che sono uccisi delle donne, ma non ti dicono che il 90% degli uomini sono uccisi da uomini. Il dato è vero, che sono più gli uomini uccisi delle donna, ma è presentato in maniera da sottintendere altro. In questo caso, sono tre anni, che il giornale e libero a ridosso del 25 novembre- giornata internazionale contro la violenza sulle donne, pubblicano questi articoli sulla violenza sugli uomini, e nota bene, non ti danno mai la possibilità di verificare la ricerca, ti parlano di una fantomatica equipe senese, non ti indicano il nome della ricerca ne il professore ecc. non hai elementi e ti devi fidare della loro lettura e interpretazione. Questo perché sanno perfettamente che quella ricerca da anni è stata considerata non veritiera, non rappresentativa ne indicativa, ma fatta per sovrastimare alcuni dati e quindi non te la citano.
        Pertanto non è fare le pulci ad un articolo o ricerca che non piace, ma semplicemente è costatare che è un articolo basato su una ricerca “falsata”.
        Poi può essere anche vero che sono 5 milioni di uomini che subiscono violenza dalle loro compagne, dico solo che quella ricerca è sbagliata. Al contrario l’istat usa metodologie e sistemi collaudati e affidabili. Nei sondaggi gli elementi chiave sono due: Campionatura e la formulazione delle domande, le domande agli intervistati devono essere fatte in un modo che non influenzino la risposta. La campionatura, può essere già sufficiente mille, come hanno fatto in quella ricerca, ma bisogna tenere presente che mille ha un margine di errore superiore al 5%, l’istat fa questi sondaggi in genere su una campionatura di 25 mila, quindi con margini di errori molto più bassi. In più deve essere il più rappresentativa possibile, deve rappresentare tutte le diversità possibili, per età, suddivisione geografica, per grado di istruzione ecc..lo dicono chiaramente a pag 34, “A differenza del questionario I.S.T.A.T. del 2006, i questionari sono stati somministrati a soli soggetti maggiorenni maschi che si offrivano volontari di una fascia d’età compresa tra i 18 ed i 70 anni.” Che si offrivano volontari, che avevano interesse a fare questi questionari. Poi l’hanno diviso per fasce di età e grado di istruzione, zona geografica, ma i volontari e non la popolazione nazionale. Perché questi dati somministrati ai volontari sono stati spalmati sulla popolazione nazionale ed è da qui che è venuto fuori i 5 milioni. Poi c’è anche il sospetto di compilazioni multiple.
        Poi sulla metodologia e la serietà di questo blog, di Ricciocorno non ci sono dubbi, Riccio pubblica sempre i riferimenti di quello che sostiene e lo rende condivisibile e verificabile a tutti. Cosa per esempio non fa il giornale e libero. Poi scivoloni possono capitare a tutti, leggere o interpretare male un dato capita a tutti, per lo meno a me capita spesso.

      • Antome ha detto:

        Non c’era intento polemico da parte mia, ovviamente. Sono abbastanza d’accordo con queste statistiche e sul fatto che purtroppo la delinquenza sia in prevalenza maschile e anche sul motivo prevalentemente culturale di ciò, almeno spero. E certamente sarebbe un mondo migliore se i generi si pareggiassero… in positivo ovviamente ;). Ovviamente con una dovuta postilla che Mra e QM AVfm e varie da sempre imputano alle donne, come al solito, cioè che lo fanno perchè a loro dire devono competere per le donne per la selezione e quindi le donne non hanno bisogno di sporcarsi le mani. Non cercano di certo di negare tali statistiche, cercano però di farlo per quanto riguarda le violenze e presunti gruppi di nazifemministe che vanno in giro a picchiare gli odiati maschi.
        Il bias nei confronti della fallacia naturalistica usata al maschile è poi evidente, ridurre il tutto ad una dinamica di natura che favorirebbe le donne proteggentole e rendendo gli uomini dispensabili per selezionare i migliori. Questa stessa natura è però motivo per condannare le donne, confondendo fattori storici con tendenze naturali per quanto riguarda il solito discorso che hanno inventato loro tutto (ma che, strano a dirsi, improvvisamente negli ultimi due secoli son saltate fuori un sacco di inventrici, scienziate, etc però il gap è sempre naturale, eh).
        La fallacia naturalistica è usata aggressivamente per zittire qualsiasi discorso sui fattori culturale come “criminalizzazione del maschio”. Femminista “il maschio non è naturalmente così tanto più delinquente aggressivo e prevaricante, è solo che è una caratteristica celebrata nella cultura e nelle leggi no scritte e tacitamente accettate” mra “il maschio è naturalmente più aggressivo e sessualmente predatore perchè deve competere, questa è la mascolinità, perè siete voi che la criminalizzate”.
        Forse per loro il discorso è che vedono come una criminalizzazione l’idea che un maschio possa essere altro da ciò, mentre non criminalizzarlo sarebbe accettare che una certa percentuale stupri e uccida molto più delle donne, come una cosa naturale. Mentre dire che può essere altro è privarlo della sua natura, ma anche se è la sua natura non è criminale perchè si può controllare e anzi ammirare il suo impegno. Non so, per quanto cerchi di interpretare in discorso come se fosse in buona fede, ci sono troppe contraddizioni perchè lo sia.
        Comunque io mi riferivo alle cifre sugli stupri.

      • Io invece non metto in dubbio la possibilità della buona fede. Solo che la buona fede non basta a giustificare chi propone ragionamenti come quelli che descrivi…

      • Paolo ha detto:

        no un momento gli stupratori sono purtroppo uomini in maggioranza perchè c’è una differenza di forza muscolare che non si può aggirare: nessuna donna può fisicamente violentare un maschio adulto e nel pieno delle forze a meno che lei non sia muscolosa e lui magrolino

      • Antome ha detto:

        Altro punto su mra per quanto riguarda i morti sul lavoro, giustissimo, molta mistificazione, meno donne lavorano, di conseguenza anche le cifre sulle morti sul lavoro sono minori.
        Ma non credo che questo a loro basti, le donne sono colpevoli di essere meno rappresentate nei lavori duri e rischiosi, quindi possono anche tirarle fuori come percentuali di morti sulla classe lavorativa totale.
        Un discorso positivo su come ridurre il più possibile le vittime del lavoro in generale, aumentare la sicurezza, sostituire e meccanizzare il lavoro (quest’ultimo punto debole anche della sinistra, perchè i posti di lavoro vanno difesi e se possibile i problemi vanno creati per creare lavoro, nel capitalismo, invece di distribuire il lavoro su più persone), sarebbe di buon senso, ma non attacca, specie in tempi di crisi e di capri espiatori oltre che di sudditanza al potere economico, sia da parte di europeisti che, in modo diverso, da parte dei reazionari antieuropeisti. Uno di questi capri espiatori è la donna, per l’androsfera e sarà difficile togliergliela.
        A loro dire il femminismo ha battagliato soltanto per i posti migliori. Eppure di donne in miniera e a lavorare nei campi ce ne sono state eccome. Non so se, secondo loro una donna cade sempre in piedi perchè, si salverebbe, facendo la casalinga, cosa, se volontaria, dignitosissima, voglio precisare.
        Al tempo stesso però argomentano che sarebbe il loro posto, molti di loro, ma al tempo stesso una colpa da rinfacciare se una vuole fare altro? Non si capisce.
        Il discorso sembra essere il solito, che la donna avrebbe mantenuto gli agi del patriarcato (ma allora esiste ancora o almeno esisteva? Non tutti negano che esistesse in passato, in effetti) ma non i doveri, falso per motivi che non ripeterò per esteso. Anche perchè spesso al giorno d’oggi devono lavorare entrambi e non per scelta.

  5. IDA ha detto:

    Mi rendo conto che il lavoro di un giudice è estremamente difficile, soprattutto in un tribunale dei minori. Mi rendo conto che il lavoro è più complesso e non può essere liquidato da un solo aggettivo, ma quell’aggettivo e certe valutazioni sono state fatte e quindi non possono essere liquidate così, perché se sono state messe in una relazione, vuol dire che si ritenevano importanti e se sono importanti hanno influito sulla decisione finale.
    Mi sembra poi che si faccia un po’ di confusione tra “identità di genere” e “orientamento sessuale”, tra “identità di genere” e “Ruolo di genere” è disarmante soprattutto se questo disordine avviene da parte dei tecnici.
    Nella descrizione del disturbo della personalità del ragazzo: “Nella relazione con i pari e gli adulti è aggressivo, provocatorio, maleducato, tende a fare l’eccentrico. Tende in tutti i modi ad affermare che è diverso e ostenta atteggiamenti effeminati in modo provocatorio” Mi vorrei fermare sul termine “eccentrico”, che considero importante e in più non mi limito ad un solo aggettivo come dice il giudice.
    Il dizionario di Psicologia mi dice: “ Il termine eccentrico, apparentemente semplice, in realtà non risponde ad una definizione precisa, non ha nemmeno una connotazione univoca, positiva o negativa. L’eccentrico è prevalentemente associato al non conformismo o alla bizzarria, ma se si cerca un archetipo di eccentrico non lo si trova. In psicologia risulta abitualmente adottato un criterio pratico: LA DEVIAZIONE DAGLI STANDARD ACCETTATI.” (Luisa Pogliana)
    “[gli eccentrici].. hanno un ruolo molto attivo nel costruire la loro personalità e la loro vita, lavorando costantemente per forzarne i limiti, e AFFERMARE IL DIRITTO DI ESSERE QUELLO CHE VOGLIONO ESSERE. Possono influenzare le altre persone, perché tendono ad essere leader. La loro vita è piena di significato (soprattutto per loro), anche perchè riescono ad attingere con libertà e pienezza alle risorse della loro vivida immaginazione, e non hanno bisogno di accedere agli status symbol correnti o di avere l’approvazione della comunità. Possono difendersi isolandosi, soprattutto in una dimensione intellettuale, ma non vivono di illusioni e non negano nessun aspetto sgradevole della loro vita. Semplicemente si rifiutano di violare i loro ideali personali, e non permettono che gli venga impedita l’espressione di sé. LA LORO È UNA CONDIZIONE DI LIBERTÀ. Per questo l’eccentricità è essenziale nella società, perché permette ad essa di avere al suo interno una varietà adeguata ad adattarsi con successo ai cambiamenti in atto. -David Joseph Weeks -“Eccentrics are a refreshing reminder of everyone’s intrinsic uniqueness”.

    Non mi sembra un disturbo della personalità ma un MODO DI ESSERE E DI AGIRE.

    • Antome ha detto:

      Assistenti sociali, senza generalizzare, guardiani del conformismo? Come si permettono e cosa ne sanno, oserei dire.
      Figurati che oltre all’orientamento di genere, che effettivamente solo in casi rari non corrisponde al corpo al ruolo di genere si affianca anche la “cultura e costume dominante di genere”, che effettivamente è costruita socialmente e di conseguenza ha rilevanza statistica sempre maggiore a livello di non conformità, figurati quindi confondere non solo tutto ciò con l’identità di genere, ma anche nel caso dei neofreudiani, con l’orientamento sessuale. Siccome questo crescente non conformismo e indidualità, ovviamente li preoccupa e quindi vorrebbero patologizzarlo, mi chiedo se sia una confusione intenzionale. Preoccuparsi poi del gender, se i primi a voler associare un comportamento ad un sesso sono loro e il femminismo è stato tra i primi movimenti a criticare e individuare la costruzione sociale di genere constatandone la sua continua variabilità e relatività.
      Viene da chiedersi, il discostarsi dagli stereotipi di genere ha certamente una riprovazione sempre più sottile e invisibile ma sempre più subdola per le donne, specie per i maschi da social che si credono antagonisti dell’establishment, senza alcun dubbio di rappresentare perfettamente il problema che illustrano i femministi o gli equalitari libertari in generale, ma quando si tratta di un uomo è molto più chiassosa, forse perchè si aspettano che un uomo tenga alta la bandiera della balentìa, del “pater babai”, del patriarcato e sia una sorta di disertore. Mentra una donna è invece un invasore di campo?

      • Paolo ha detto:

        basterebbe tenere presente che ci sono tanti modi di essere uomo e di esprimerlo, alcuni più statisticamente frequenti e altri meno ma tutti genuini e legittimi, idem per l’essere donne

  6. SETTEBBBBELLO ha detto:

    Mi scusi ma non capisco. Forse mi confonde con un’altra persona. E’ la prima volta che scrivo.
    Si, comunque: credo che il mio intervento sia Off Topic

  7. IDA ha detto:

    Riflessione numero 2: Da quello che ho capito i servizi sociali imputano alla madre, il comportamento oppositivo del figlio verso il padre, quindi si PRESUME che la madre lo abbia plagiato, ridotto in uno stato di totale soggezione al proprio potere. Non a caso parlano di dipendenza dalla madre, ma le caratteristiche della dipendenza affettiva sono differenti da quello che hanno descritto. Ma io non sono una psicologa, quindi si PRESUME corretta la loro relazione.
    A proposito; In questi due giorni, su questo fatto ho letto diverse cose in vari siti, da qualche parte, non ricordo dove, spiegava “l’impossibilità a rendere testimonianza” del ragazzo al processo. Perché PRESUMEVA, che il ragazzo era già “malato di PAS “ e quindi impossibilitato a rendere testimonianza, perché appunto affetto da questa terribile malattia infettiva. Mi risulta che anche i malati possono testimoniare, ma non sono un avvocato e lascio perdere..
    la Procura ordinaria ha impugnato la sentenza di assoluzione in Corte d’appello; quindi si PRESUME che abbia degli elementi per impugnare la sentenza.
    Comunque rimane la PRESUNZIONE d’innocenza.
    Come si PRESUME che questo fatto non abbia in nessun modo influito sui PRESUNTI disagi del ragazzo.
    Non so e non ho nessuna notizia se al padre sia stata o no tolta la potestà genitoriale.
    Sono sei anni che il ragazzo è monitorato dai servizi sociali, psicologi, esorcisti e assistenti sociali. Ma si PRESUME che questo non abbia in nessun modo influito sui PRESUNTI disagi del ragazzo.
    Si PRESUME di conoscere il mondo interno del ragazzo e che sia sbagliato.
    Si PRESUME la necessità di revisionare il mondo interno del ragazzo e di riformattarlo secondo gli Standard della Curia Vescovile.
    Si PRESUME che la figura paterna sia sempre giusta in qualsiasi circostanza.
    Si PRESUME che la figura materna sia sbagliata, nella crescita di un bambino.
    Si PRESUME che la figura materna sia giusta nell’assistenza e nelle cure del bambino.
    Tutto questo mi sembra un giro infernale, c’è la PRESUNZIONE di innocenza e la PRESUNZIONE di colpevolezza. Indovinare a chi una e a chi l’altra…
    “Levò le mani e allargò le dita.Ma sulla gola di K. si posarono le mani di uno dei signori, mentre l’altro gli spingeva il coltello in fondo al cuore e ve lo rigirava due volte. Con gli occhi che si spegnevano K. vide ancora come, davanti al suo viso, appoggiati guancia a guancia, i signori scrutavano il momento risolutivo. «Come un cane!», disse, fu come se la vergogna gli dovesse sopravvivere.” – il Processo- Kafka.

    • Leggo cosa scrivono qui: http://www.corriere.it/cronache/17_gennaio_12/denunce-visite-pianti-storia-un-bimbo-usato-come-arma-mamma-papa-839ccd38-d84b-11e6-9dfa-46bea8378d9f.shtml
      “Dieci anni sono molti per un adulto, sono un tempo infinito nella vita di un bambino. Tanti ne sono passati da quando Marco, che ne ha solo 13 (il nome è di fantasia), è finito al centro della guerra tra i suoi genitori, «usato come strumento del conflitto di coppia»”… Ma da cosa sarebbe stato originato questo conflitto? Nessuno lo dice. Fra i due ex coniugi, infatti non risulta alcun conflitto fino alla prima denuncia della donna.
      “In principio di questa storia, c’è una separazione apparentemente come tante, nel Padovano: i genitori di Marco smettono di convivere nel febbraio del 2007. Marco sta con la madre, Monia Gambarotto, consulente amministrativa di 43 anni, e va a trovare il padre accompagnato dalla sorella più grande, di 11 anni, nata da una precedente relazione della donna. Presto però arriva un sospetto pesantissimo: ad agosto 2007 Gambarotto denuncia l’ex compagno, che all’epoca ha 35 anni, per molestie nei confronti della figlia. Il bimbo prosegue le visite da solo. A novembre una nuova denuncia: per abusi fisici e sessuali, questa volta nei confronti di Marco (lo avrebbe toccato impropriamente).”
      I due si separano, e a quanto pare non c’è assolutamente nulla che non va: smettono di convivere e si accordano sull’affido del figlio. Prima che dal nulla spunti una denuncia, non risulta alcun conflitto in atto, nessuna difficoltà, nessun oggetto del contendere fra i due genitori…

      • IDA ha detto:

        Il pazzesco è proprio questo, ed è fuori ogni logica, anche giudiziaria. Come si garantisce lo stato di diritto al padre, senza prove non può essere condannato, non si capisce perchè la madre deve essere preventivamente condannata senza elementi oggettivi. Non si capisce perchè si deve rafforzare il senso di colpa anche nel figlio togliendoli pure la madre. Poi è anche pericoloso, sopratutto per i figli, anche se i padri sono assolti e molte denunce possono essere strumentali e false, genitori che abusano dei figli esistono. ( Istat 2014- donne che hanno subito violenza prima dei 16 anni, autore padre:Le hanno toccato parti intime- 1.4%- Le hanno fatto toccare sue parti intime- 2.6%
        L’hanno costretta ad avere rapporti sessuali anche se lei non voleva- 7,1% e questo solo le femmine, i dati dei maschi non li conosco.) Quindi non può essere escluso a priori anche se assolto. Se poi succede qualcosa di tragico come a Caserta o Napoli non ricordo, quello di un anno fa, tutti a dire la madre dove era? Perchè non ha fatto nulla? è colpa sua! Ma cazzo! Se fa la denuncia le portano via il figlio e diventa una donna malevola, cosa deve fare? Se non fai nulla diventi complice e responsabile, se denunci diventi te una criminale, che accusi senza prove un bravo padre di famiglia.
        Whitney Westgate, un’attrice porno americana,(22 anni) in un video racconta la sua storia. A 14 anni il padre ufficiale dell’esercito, la costringe ad avere dei rapporti orali con lui. Lei lo racconta alla madre e la madre la manda a studiare in un’altro stato ad abitare dallo zio, fratello della madre, A 16 anni anche lo zio abusa di lei, ma non solo chiama anche gli amici, a farsi fare un pompino dalla nipote, probabilmente a pagamento. Ci si stupisce poi che a 18 anni lei scappa, va in California e si mette a fare film pornografici. E la colpa sarà certamente della madre e sua che è puttana ma certamente non del padre e dello zio, che sono stati sicuramente sedotti da lei e vittime della loro sessualità pretuberante.. no.. non vi viene il termine.. come ci racconta zorin…

      • IDA ha detto:

        Prima mi sono dispersa in altri sentieri.. in un commento precedente, ho citato il processo di Kafka, perchè secondo me i figli in queste situazioni sono K. che si trovano di fronte a questo immenso palazzo di giustizia, in cui ti senti colpevole di un qualcosa di misterioso e ti senti prigioniero di un mondo che non riesci a comprendere, e che tutti ti giudicano. Poi non è vero che i bambini non sono consapevoli di quello che le accade, probabilmente non lo razionalizzano ma percepiscono bene il vero senso delle cose. Come del caso di cui si parla in questi giorni, io non credo, in base a quello che si trova scritto sui giornali che quel ragazzo possa essere stato manipolato dalla madre, perchè ha una personalità che non si fa manipolare.
        Per esperienza posso dire, che io ha sei anni in prima elementare sono stata bocciata dalla maestra, per motivi comportamentali, in più lei mi voleva far fare le scuole “differenziali”, a quel tempo esistevano ancora, erano scuole per bambini con problemi di apprendimento o di socializzazione. Mia madre si era opposta a questa cosa e io ho fatto quattro o cinque colloqui, con psicologi o psichiatri. Avevo sei anni, io non ricordo molto, mi ricordo che mi facevano fare dei disegni dei giochi, che mi davano le caramelle prima di iniziare.. 🙂 Ma ricordo perfettamente il disagio e l’umiliazione “come se la vergogna gli dovesse sopravvivere” come dice Kafka. Mia madre poi ha avuto la meglio, ho ripetuto l’anno e non ho avuto più nessun problema a scuola. Forse il problema non ero io ma la maestra, che ricordo, la percepivo come ostile e mi veniva naturale fare l’opposto di quello che diceva. Come comprendevo bene a sei anni, le discussioni di mia madre con la maestra e che mia made le diceva, -mia figlia non è una ritardata- questi erano i termini che usavano in quel periodo, ma di fronte ad ogni mio fallimento e nella mia vita ne ho avuti tanti, qualche dubbio sul ritardata mi ha sempre riaffiorato. E la mia esperienza è durata solo un mese della mia vita, immagino questi poveri ragazzi che passano anni, tra assistenti sociali, psicologi, avvocati, e al termine di questo ti tolgono anche dalla madre e ti mettono in un luogo, sconosciuto certamente pieno di assistenti sociali, preti, stregoni, esorcisti, e poi ti dicono che lo fanno per il bene dei bambini…

  8. Nick ha detto:

    La Presidente del Tribunale, ha detto:”. “Non allontaniamo un minore dalla famiglia perché ha un atteggiamento effeminato. Noi non facciamo discriminazioni di natura sessuale o di tendenza. Il nostro interesse riguarda il comportamento complessivo di un minore se presenta o meno difficoltà. Noi non abbiamo preconcetti relativi alle tendenze legate alla sfera sessuale. Ogni provvedimento che limita la responsabilità genitoriale è legato a una visione complessiva che riguarda l’adeguatezza o meno dei genitori a svolgere il proprio ruolo e la tutela del minore, che è il nostro interesse primario”.Mi sembra chiaro: hanno giudicato il comportamento “complessivo”, probabilmente c’è altro da valutare e bisognerebbe conoscere la storia in maniera più approfondita, cosa che non si può fare attingendo le informazioni da internet o giornali di parte.

    • Ho già risposto nel post a questa obiezione:
      “E’ arduo ipotizzare un contesto in grado di dare alla frase che ho precedentemente citato un significato diverso da quello che tutti chiaramente abbiamo compreso.”

    • IDA ha detto:

      Questo è quello che ha dichiarato, ma ha scritto un’altra cosa. Cosa è più importante in un giudice l’intervista ad un giornale o quello che scrive nella sentenza?

    • Antome ha detto:

      Allora sono interpretazioni da prima pagine quelle sull’atteggiamento provocatorio in quanto “effemminato” ed “eccentrico” (vedi la definizione di “diverso da quanto sia socialmente accettato” citata da Ida) come motivi addotti al disturbo di personalità del ragazzo, tra cui il fatto, a loro dire, che si volesse differenziare dagli altri maschi. Il che è da vedere, come sono questi altri maschi? Diverso in che senso? Forse non si identifica in un certo modo di esprimere la mascolinità. Perchè il tutto è straordinariamente simile alla teoria neofreudiana accampata da Nicolosi, per le sue teorie riparatrici, sulla madre preponderante? Queste teorie poi accorpano orientamento sessuale e identità o espressione di genere.
      D’altro canto, la teoria queer è il bersaglio principale degli antigender (ai quali vorrei chiedere, se non c’è il gender e c’è solo il sesso – e io sarei pure in parte d’accordo, escludendo i trans – perchè sono così fissati su un modello di comportamento legato al sesso di nascita basato su consuetudini sociali ferme agli anni ’50 – ’60, nè più né meno, nè prima né dopo! I fissati col gender sono quindi loro.
      Ma la teoria queer sbaglia anch’essa, secondo me a mettere un spettro di “espressione di genere” che va da maschile a femminile, a seconda degli stereotipi e usi vigenti, in base a questo, lo smalto o il trucco sarebbero per un uomo espressione di genere femminile, i capelli corti e vestiti casual per le donne no, poichè è uso portarli.

  9. quark ha detto:

    Riccio , il termine ” violenza ” è talmente vago che si presta a qualsiaisi interpretazione .
    Si , può anche darsi che una donna su tre sia vittima di violenza da parte di un uomo , dipende da quali comportamenti si considera ” violenza” .

    • Se vai sul sito della rete Dire trovi tutte le spiegazioni che vuoi.

      • Antome ha detto:

        per la precisione disse questo “Should I be called to sit on a jury for a rape trial, I vow publicly to vote not guilty, even in the face of overwhelming evidence that the charges are true.”
        http://www.wehuntedthemammoth.com/2013/10/18/paul-elam-of-a-voice-for-men-in-his-own-words/
        “dovessi essere chiamato a presenziare per un processo per stupro, voterei pubblicamente non colpevole, persino in faccia a prove soverchianti”
        E questo è il meno che ha detto. Ora non so se Dave, come dicono distorca le cose, ma spesso le spiegazioni sono arrampicate sugli specchi che fanno apparire le persone in questione ancora peggio di quanto non faccia già David :D.
        Elam ha detto persino “not only they called for it, they begged for it”, leggete l’articolo, è sublime, nel senso ampio del termine.

      • Antome ha detto:

        Per la precisione disse questo “Should I be called to sit on a jury for a rape trial, I vow publicly to vote not guilty, even in the face of overwhelming evidence that the charges are true.”
        http://www.wehuntedthemammoth.com/2013/10/18/paul-elam-of-a-voice-for-men-in-his-own-words/
        “dovessi essere chiamato a presenziare per un processo per stupro, voterei pubblicamente non colpevole, persino in faccia a prove soverchianti”
        E questo è il meno che ha detto. Ora non so se Dave, come dicono distorca le cose, ma spesso le spiegazioni sono arrampicate sugli specchi che fanno apparire le persone in questione ancora peggio di quanto non faccia già David :D.
        Elam ha detto persino “not only they called for it, they begged for it”, leggete l’articolo, è sublime, nel senso ampio del termine.
        Come si fa a difenderlo?

    • Antome ha detto:

      Parli delle false denunce? Lungi da me ridurre tutto allo strawman di Paul Elam che disse “even without evidence I’m confident from the start that most if not all allegations or rape will prove to be fake”, perchè purtroppo accade anche questo, il problema sono due estremi nella definizione di stupro.

  10. Nick ha detto:

    Non è arduo, è del tutto plausibile.Infatti il Presidente del tribunale dice: “problematiche relazionali profonde e segnali di disagio psichico” e ancora “Ma ci sarebbe anche un “disturbo di personalità”. Scrivono i giudici: “Nella relazione con i pari e gli adulti è aggressivo, provocatorio, maleducato, tende a fare l’eccentrico. Tende in tutti i modi ad affermare che è diverso e ostenta atteggiamenti effeminati in modo provocatorio” ; quindi ” necessità di permettere a… un funzionamento differenziato rispetto a quello materno e di avere uno spazio che gli consenta di incontrare i suoi pensieri ed i suoi desideri con conseguente percorso di revisione del suo mondo interno così come oggi lo percepisce” infine ““Il lavoro terapeutico non risulta possibile nel contesto familiare attuale in quanto non vi sono genitori in grado di sostenere attivamente una psicoterapia del ragazzo. E’ necessario che il ragazzo possa essere libero da condizionamenti e consapevole della necessità di un lavoro su se stesso”.E’ evidente che il Tribunale ha attribuito il comportamento del ragazzo come qualcosa di connotato alla presenza della madre e delle sorelle in casa, come qualcosa di indotto e non proveniente dalla sua naturale inclinazione.Decisione presa dopo anni di osservazione.Mi pare sia tutto chiaro.Qui non si vuole accusare tutte le madri che da sole tirano su figli privati della figura paterna, nè rendere patologico tutte le inclinazioni omo o trans.Ma nel caso di Padova, quelle particolari figure femminili sono state deleterie per la formazione psichica del giovane.Poi, bisognerebbe avere le pagine del tribunale e avere seguito la storia dal principio per capire.Gli avvocati poi, difendono sempre il loro cliente.

    • “E’ evidente che il Tribunale ha attribuito il comportamento del ragazzo come qualcosa di connotato alla presenza della madre e delle sorelle in casa, come qualcosa di indotto e non proveniente dalla sua naturale inclinazione.Decisione presa dopo anni di osservazione.” Esatto. E’ esattamente quello che si contesta a questi arguti osservatori: di aver osservato che l’essere “diversi” nel senso di “effeminati” sia un “disturbo della personalità” in qualche modo collegato alla presenza materna. Quindi ci confermi che il significato di quanto dichiarato è incontrovertibile.
      Abbiamo capito Nick che tu non lo consideri condannabile, eppure ti assicuro che lo è.

  11. Nick ha detto:

    Proprio non vuoi capire.E’ più che plausibile che il solo rapporto con le figuri femminili abbia influenzato il ragazzo.Perchè non potrebbe essere?Sappiamo tutti che ci sono gay e transessuali che crescono in famiglie con padre e madre.E ragazzi che crescono bene anche solo con la madre o il padre.Questo è cresciuto con solo la madre, di cui però non sappiamo nulla: come si è comportata con il figlio?Nessuno lo spiega.Resta il fatto, che ti concentri sulla parola “effiminato” come se fosse l’unica spiegazione della sentenza, come fa,pare, l’avvocato difensore della mamma.Invece, il Tribunale tira in ballo altre cose, di cui ho già riportato.Non si condanna il ragazzo per le sue inclinazioni, ma il rapporto ,probabilmente anomalo, con la madre, che ha causato forse il suo essere effeminato, ma sopratutto il suo cattivo rapporto con gli altri.

  12. Nick ha detto:

    I provvedimenti non li prendo io, li ha presi il Tribunale, che, avendo tutta la questione seguita meglio di me e di te, ha emesso il verdetto.Il “forse” e il “probabilmente” sono miei.Il Sign. psichiatra,dell’articolo da te linkato, attivista LGBT,è come te, fissato sul termine “effiminato”.Non è di questo che il Tribunale ha posto come maggior problema, e non è una condanna alle madri che tirano su da sole un figlio maschio.Non si è parlato di PAS.E comunque, sulla questione, non è l’unico esperto: altri psichiatri la pensano totalmente al contrario…..ma per te, non sono da tenere conto perchè pieni di pregiudizi………

    • Ah beh, che significa? Che essere attivisti per i diritti LGBT è indice di scarsa credibilità?
      Comunque, “altri psichiatri la pensano totalmente al contrario” che genere di argomento è? Cosa pensano questi psichiatri? E chi sono? I Tribunali, quando si tratta di criteri di scientificità, hanno il dovere di basarsi su enunciati che “trovano comune accettazione nella comunità scientifica” e basta già quanto affermi tu per confermare che su simili correlazioni di un legame di causa ed effetto non vi è alcuna “comune accettazione”.

      • Nick ha detto:

        Hai ragione, essere attivisti LGTB non è indice di scarsa credibilità.Però, è lui che per primo taccia di non credibilità la pichiatria attuale perchè piena di pregiudizi.Eccoti allora alcuni esempi di persone che non la pensano come te ed il signore da te indicato nell’articolo:
        http://dirittoefamiglia.it/articolo-intervista-alla-dott-ssa-marialuisa-vallino-la-pas-esiste-o-non-esiste-_424.html;
        http://www.medicitalia.it/blog/psicologia/3178-pas-esiste-eccome.html;
        http://salute24.ilsole24ore.com/articles/14753-cos-e-la-pas-la-sindrome-che-fa-discutere-gli-psichiatri?refresh_ce=1;
        http://www.glipsicologi.info/wordpress/la-sindrome-di-alienazione-parentale-pas.html;
        Solo un esempio, dove si conferma che la PAS NON è una sindrome, ma può esistere una certa influenza di un genitore che può diventare abuso.La comunità scientifica è divisa sull’argomento, ciò non toglie che un tribunale può confermare un’influenza negativa di un genitore sulla crescita del bambino.E infatti, il tribunale di padova non parla di PAS, nella sua decisione.

      • Che ci siano più o meno persone che pensano che una cosa sia vera non rende quella cosa vera, scientificamente parlando. C’è stato un tempo in cui la stragrande maggioranza della gente era convinta che il sole ruotasse attorno alla terra, ma questo non significa che il sole all’epoca girassa davvero attorno alla terra.
        Questi cosiddetti “pareri” che mi hai linkato, Nick, non aggiungono alcun argomento a confutare le critiche ad un concetto vago e indefinito come l’alienazione genitoriale, ma contribuiscono solo a gettare ancora più fumo negli occhi della gente.
        Prendiamo il primo link: “Nonostante la sua evidenza e i numerosi studi che ne confermano la sua veridicità, essa è messa in discussione per il semplice fatto che non è riportata nel Manuale Internazionale dei Disturbi Mentali, DSM.”
        Falso: la sindrome da alienazione genitoriale era contestata ben prima che l’ultima edizione edizione del DSM rifiutasse la proposta della sua inclusione (che i cosiddetti “esperti” davano per certa, tra l’altro), e per gli stessi motivi per i quali non vi è stata inclusa: la mancanza di studi che ne confermino la veridicità.
        “nel DSM non c’è un grande approfondimento di quelle patologie che riguardano il sistema famigliare”: non esiste proprio il concetto di “patologia del sistema famigliare”, né DSM né altrove, perché le malattie affliggono i singoli individui, non “le famiglie”, se non in senso metaforico; patologia è un termine che viene utilizzato per le malattie, ovvero i disturbi organici, causati da alterazioni lesionali fisiche, mentre quando si parla di sofferenza psichica si usa il termine disturbo. Fermo restando che le persone soffrono di disturbi mentali, non i “sistemi familiari”.
        “Ricordiamo, inoltre, che in molti manuali nemmeno il Mobbing, così come i danni da Stalking come addirittura la famosa sindrome di Stoccolma sono menzionati. Ma qualcuno si sognerebbe di metterne in dubbio la loro esistenza?”
        Il mobbing è un reato, come pure lo stalking, perché diamine dovrebbero essere segnalati nel “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali”? Troviamo forse la schizofrenia fra i reati del codice penale? Sentiamo di bambini allontanati dalla famiglia perché un genitore avrebbe loro causato la “sindrome di Stoccolma”? La “sindrome di Stoccolma”, sebbene sia nota con questo nome, non è affatto considerata un disturbo mentale, nessuno mai si sognerebbe di definirla così. Oltretutto, le risposte emotive note come “sindrome di Stoccolma” sono causate da eventi estremamente traumatici, pertanto nessun Tribunale accusa la gente di aver causato una “sindrome di Stoccolma”; eventualmente si può accusare qualcuno di aver messo in atto gli atti criminosi che costituiscono l’evento traumatico. I tribunali condannano i crimini, non curano i disturbi. Nessun Tribunale emetterebbe mai un provvedimento che si proponga di curare una persona affetta da “sindrome di Stoccolma”, perché non è compito dei giudici curare le persone.
        Che cosa vorrebbe essere questo, un articolo di divulgazione scientifica?
        La Pas non è un abuso, non è un reato, non è un disturbo, né una patologia: è un ragionamento privo di logica che pretende di riconoscere un legame semplice di causa ed effetto tra la condotta di una persona e lo stato di benessere psicologico di un’altra senza che vi sia un solo dato concreto a supporto di ciò che viene affermato, anzi: esistono ricerche che confutano la sua esistenza: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/03/31/mito-e-realta/

      • Paolo ha detto:

        essere attivisti di una determinata causa (“progressista” o “conservatrice” che sia) di per sè non toglie credibilità, ma se venisse fuori che gli “esperti” che hanno redatto la perizia sono attivisti di associazioni ultra-cattoliche io mi preoccuperei. Se uno psichiatra fosse attivista di “associazioni di padri separati” io mi preoccuperei, insomma bisogna vedere quanto le proprie convinzioni politiche e ideologiche influenzino il proprio giudizio su questioni che in teoria dovrebbero essere valutate in maniera scientifica e non ideologica. E personalmente ritengo che nel caso specifico quelli influenzati ideologicamente in senso conservatore siano i giudici che hanno tolto il figlio alla madre ma attenzione perchè i bias possono riguardare tanto i conservatori quanto i progressisti, anche se qua penso che il problema riguardi solochi sbagliando, ha deciso di togliere il figlio alla madre

      • Infatti la mia domanda era ben precisa e non intendeva dire qualcosa di diverso da quanto tu affermi, ovvero che ognuno di noi, volente o nolente, è condizionato dalle proprie convinzioni. La domanda, piuttosto, era volta a stimolare l’interlocutore nel fornire qualche altra argomentazione che non fosse “è un attivista lgbt” per confutare delle affermazioni, perché, appunto, da sola non basta.

      • IDA ha detto:

        Si potrebbe fare un elenco delle scuse che campano del perché la PAS o Alienazione Genitoriale, non è presente nel DSM-V:
        L’alienazione genitoriale esiste da secoli se non da millenni. Occorre provare che esiste la luna?
        il mal di pancia non c’è sul DSM-V ma esiste.
        l’influenza esiste e non c’è sul DSM-V; Lo stesso si può dire sul mobbing, sullo stalking ecc..
        La Pas non c’è ma sul DSM-V , ne troverà tutti i tratti sintomatici.
        La sindrome della madre malevola non c’è ma sul DSM-V , ne troverà tutti i tratti sintomatici.
        Alienazione genitoriale non c’è ma sul DSM-V , ne troverà tutti i tratti sintomatici.

        Anche la pizza ai quattro formaggi, non occorre provare che esiste e sul DSM-V , ne troverà tutti i tratti sintomatici.

    • IDA ha detto:

      In genere nelle relazioni e nelle sentenze ci si scrivono le cose che si considerano importanti. Di quello che è stato scritto è la sintesi delle cose considerate importanti del monitoraggio degli ultimi 6 anni.
      Si parla di disagi psichici e disturbi della personalità e quali sarebbero?
      “Nella relazione con i pari e gli adulti è aggressivo, provocatorio, maleducato, tende a fare l’eccentrico. Tende in tutti i modi ad affermare che è diverso e ostenta atteggiamenti effeminati in modo provocatorio”
      Cosa c’è di patologico in questo? Quale sarebbe il disturbo?
      Parla di aggressivo, ma non di violento, non mi risulta che siano riportati esempi di violenza nei confronti dei compagni o adulti, non mi risulta che abbia accoltellato qualcuno, e comunque non è stato relazionato. Ma è stato esemplificato il fatto che è andato a scuola truccato e con i brillantini che non è ne un’azione violenta ne un reato. Quindi aggressivo non è da intendersi come patologia, ma in senso generico.
      “provocatorio, maleducato” sono dei disturbi? Possono essere caratteristiche che rientrano nella categoria dell’eccentrico e inoltre aggressivo, provocatorio e maleducato, non mi sembrano comportamenti fuori dal normale per un preadolescente. Non viene riportato nessuno esempio a indicare provocatorio e maleducato come sintomo di un disturbo o di una patologia. Quindi cosa rimane? Eccentrico ed effemminato. Quindi si deduce che gli assistenti sociali, gli psicologi che si sono occupati di lui, e il giudice, considerano l’essere anticonformista ed effemminato un disturbo. Non è una cosa campata in aria, perché tutto questo è in linea con l’ideologia cattolica.
      Il giudice dice, che il ragazzo ha la necessità di una psicoterapia, per quale motivo? Perché è effemminato e che i genitori non ne sono in grado di sostenerla e aggiunge “…un funzionamento differenziato rispetto a quello materno e di avere uno spazio che gli consenta di incontrare i suoi pensieri ed i suoi desideri con conseguente percorso di revisione del suo mondo interno così come oggi lo percepisce”.
      (consenta di incontrare i suoi pensieri ed i suoi desideri)- perché quelli che ha non sono i suoi, sono stati innestati dalla madre, ovvero plagio, lavaggio del cervello. Quali elementi oggettivi ci sono? Nessuno! Si presume, si suppone, si ipotizza.
      (con conseguente percorso di revisione del suo mondo interno così come oggi lo percepisce) Revisione, riprogrammare, riformattare, riscrivere.. Non importa citarla, questa è l’evoluzione gender.02 della PAS. Perché non bisogna dimenticare che tutto è iniziato con delle denunce per molestie sessuali. Il rifiuto del figlio di incontrare il padre e come ritorsione si toglie il figlio anche alla madre. Con la differenza che al padre si riconosce il diritto alla difesa, ed è stato assolto per insufficienza di prove, la madre no, si toglie il figlio non in base a elementi oggettivi, ma su supposizioni e ipotesi.

      • Morgaine le Fée ha detto:

        -“Nella relazione con i pari e gli adulti è aggressivo, provocatorio, maleducato, tende a fare l’eccentrico. Tende in tutti i modi ad affermare che è diverso e ostenta atteggiamenti effeminati in modo provocatorio”
        Cosa c’è di patologico in questo? Quale sarebbe il disturbo?-
        Beh, se penso a quando ero adolescente io (medie e biennio superiori), almeno in un terzo della classe erano “aggressivi, provocatori e maleducati”. Tutti plagiati dalle madri, insomma.

      • IDA ha detto:

        Si appunto! Visto poi che ad aggressivo non mi risultano che ci siano atti di particolare violenza o di distruttivita, o di autolesionismo ne di crudeltà verso gli animali, quindi dal mio punto di vista aggressivo non è da intendersi come sinonimo di violenza ma di provocatorio. Provocatori e maleducati, sembra la descrizione dei miei figli a quell’età.

  13. Nick ha detto:

    Come sarebbe che la madre non ha avuto diritto alla difesa?Non aveva l’avvocato difensore?Vedi fantasmi catto-maschilisti dappertutto?In ogni cosa che non corrisponde al tuo personale senso di giustizia?Per il resto, mi sono già espresso, non ho voglia di ripetermi.

  14. Nick ha detto:

    xricciocorno: so che spesso i giornali straparlano dei processi, girando le argomentazioni a favore di una maggior vendita del giornale stesso (o della visione del programma che se ne occupa).
    xpaolo: bel modo di ragionare il tuo.Se uno si dichiara cattolico o per i padri separati,allora non è credibile oppure pieno di pregiudizi, se uno si dichiara attivista LGBT allora va bene.Un attivista LGBT non può essere influenzato nel suo giudizio dalle sue convinzioni errate?Un attiivista “pro padri separati” in cosa sbaglia?I padri separati non hanno diritto ad una difesa o sono tutti colpevoli a prescindere?
    X Ida:sei convinta che il sistema giudiziario italiano sia fatto così, o solo in questo caso?

    • Paolo ha detto:

      non mi sono spiegato: tutti gli attivisti anche quelli che hanno le convinzioni progressiste e più giuste (secondo me) del mondo quindi anche gli attivisti LGBT possono farsi accecare dalla loro ideologia, e piegare i fatti per favorirla ma quanto ne sappiamo non ci sono elementi per dire che l’avvocato difensore della madre abbia piegato la realtà, non più di quanto fa ogni avvocato difensore per favorire il suo cliente.
      Poi sì un avvocato ultra-cattolico o pro padri separati non è affidabile nel momento in cui si serve di teorie non scientifiche come la PAS

    • IDA ha detto:

      Logicamente nessuno dei due, non parlo del sistema giudiziario ne di questo caso in particolare che non è un caso eccezionale, ma stà diventando una regola una prassi nei tribunali. quindi sarebbe riduttivo limitarsi a questo caso. Lo hai notato, non hanno più nemmeno il bisogno di nominarla, ne coma PAS ne come Alienazione Genitoriale, forse è la nuova strategia, si attua senza nominarla o darle un nome, così nessuno si oppone.
      Ma limitiamoci a questo caso, c’è una denuncia per molestie sessuali, sia verso questo ragazzo e la sorella maggiore. Il padre viene assolto per insufficienza di prove. Il figlio evita gli incontri con il padre, respinge la figura paterna. L’attenzione si sposta sul figlio e la madre, la madre diventa una madre malevola, che ha attuato una campagna denigratoria nei confronti del padre per allontanarlo dai figli, a tal punto di inventarsi delle false accuse di molestie e maltrattamenti. Ma non solo riesce a convincere i figli di aver realmente subito le molestie. Si attribuisce al figlio, parole, immagini, scenari che non sono suoi. Quali sono le prove oggettive? Nessuna, solo ipotesi e supposizioni, basate su una teoria controversa e non condivisa dal mondo scientifico. Ma che comporta che il figlio viene sottratto alla madre e messo sotto terapia.
      Nelle aule dei tribunali costituisce un enorme ostacolo all’espletamento della giustizia, soprattutto penale, imbavagliando donne e bambini, condannandoli senza evidenti prove oggettive. L’assurdo è che si fa una diagnosi alla madre, basandosi sul comportamento del figlio, e si prescrive un trattamento ai figli basandosi sull’esame ala madre. E si pensa che una misura coercitiva di un tribunale, possa curare una malattia e risolvere disturbi psichiatrici.
      Mi dirai che madri che sopratutto in casi di separazione fanno campagne denigratorie nei confronti dei padri esisto. Certo che esistono, nessuno lo nega, ma esistono anche padri che maltrattano e molestano i figli. Ma per il padre occorrono prove oggettive, per condannarlo, per la madre basta una teoria strampalata.

    • Antome ha detto:

      E’ chiaro che qui ci sono poche certezze. Tra parentesi il possibile plagio da alienazione parentale e la sua esistenza non è negata, solo il concetto di sindrome atta ad invalidare la testimonianza del figlio. Ma dipende, ci sono molte variabili presenti.
      Molti cattolici, a parte quelli che come Marino, tendono, un po’ in buona fede, non tutti condannando e lanciando strali come Giovanardi a individuare l’anticonformismo rispetto ai modi e costumi di genere, come patologico e almeno dall’articolo, si ha modo purtroppo di pensare a questo come motivo.
      Non si sente di ragazzi portati via dai genitori perchè fumano imitando il padre o la madre. Poi posso sbagliarmi.

  15. Nick ha detto:

    IDA,certo che ci vogliono prove oggettive, ci mancherebbe, si parla di un’accusa per molestie e pedofilia, mica bazzecole!E comunque, un padre accusato di molestie, anche prima che venga provata l’accusa, viene immediatamente allontanato dal nucleo famigliare, e, conoscendo le lungaggini del nostro sistema giudiziario, può restarne fuori anche per anni.Inoltre, i metodi con i quali si provano tali molestie, sono alquanto discutibili,queste si “teorie strampalate”:

    Quindi, se non ci sono prove, NON ci sono e basta.Ancora una volta, mi ripeto, il tribunale ha sentenziato sulla base di altri elementi, non per il semplice fatto che il ragazzo appariva effeminato.Ogni caso, va,giustamente,valutato e soppesato a parte.E non occorre una “sindrome” per giustificare un’influenza negativa,basta giudicare i fatti per quello che sono.(la PAS non è contemplata per la stragrande maggioranza di psichiatri, ma questi ammettono una possibile influenza genitoriale atta a incrinare i rapporti con l’altro genitore, e questo è vero).

    • “E comunque, un padre accusato di molestie, anche prima che venga provata l’accusa, viene immediatamente allontanato dal nucleo famigliare”: magari fosse così. Invece neanche questo è vero.
      https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/01/11/uomini-e-topi/
      https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/01/23/il-bambino-abusato/
      “i metodi con i quali si provano tali molestie, sono alquanto discutibili”
      Quali metodi sono “discutibili”?
      Io vi consiglio di ascoltare chi questo calvario lo ha vissuto: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/12/05/il-lupo-mangia-tutte-le-mamme-del-mondo/ Una madre che voleva difendere la propria figlia e ha scoperto che
      “… i bambini non vengono creduti. Quando, con il loro linguaggio da bimbi raccontano gli orrori che hanno subito, i periti pensano che siano indotti a raccontare cose false. Se non fosse stato per le intercettazioni lui ora sarebbe libero.
      Si, sono stata accusata di Pas, la sindrome di alienazione genitoriale. In base a questa sindrome, io avrei indotto la mia piccola ad accusare il padre di incesto…”
      Peccato che di questi macroscopici errori, di questi casi nel quali l’ “esperto” ha diagnosticato una Pas e poi, successivamente, le prove oggettive hanno dimostrato che l’abuso era reale, nessuno discuta mai.

    • IDA ha detto:

      Non giriamo ehh.. Io sto dicendo che come è giusto che ci sia l’onere delle prove per accuse di molestia o maltrattamenti, ritengo che non sia giusto prendere provvedimenti giudiziari senza elementi oggettivi ma basati solo su ipotesi e supposizioni.
      Per il resto ti ha risposto Riccio, non è vero che viene subito allontanato, al contrario, spesso tolgono il figlio alla madre e lo consegnano al padre, e la enuncia archiviata senza approfondire le indagini..

  16. Nick ha detto:

    Daccordo, dobbiamo stare qui a passarci la palla con esempi e contro-esempi?Il video che ho linkato non esclude assolutamente la violenza in famiglia, ci mancherebbe.E risponde alle tue domande.

  17. Nick ha detto:

    “quali metodi sono discutibili?”

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