Sopravvivenza

donna_picchiata_scopaPicchiata dal compagno con un manico di scopa non lo denuncia: lo amo

Le donne separate o divorziate hanno subìto violenze fisiche o sessuali in misura maggiore rispetto alle altre (51,4% contro 31,5%)”

La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia, dati Istat pubblicati il 05 giugno 2015

“I dati evidenziano, poi, che non solo l’incidenza, ma anche la gravità delle violenze fisiche e sessuali subite ad opera di partner o ex-partner è significativamente più elevata nel gruppo delle donne divorziate o separate. Rispetto all’incidenza di atti di violenza da parte del partner/ex partner (13%), rilevata fra donne che in precedenza non hanno vissuto esperienze di separazione, fra le donne con una o due separazioni alle spalle la percentuale corrispondente giunge al 33%, per salire al 50%-64% con la crescita di tali esperienze. E spesso basta manifestare l’intenzione di separarsi a innescare l’escalation.”

Violenza contro le donne in Germania: alcuni risultati del primo studio su campione rappresentativo promosso dal Ministero della famiglia degli anziani delle donne e dei giovani (2004)

Separated women reported 7 times the prevalence of violence and divorced women reported twice the prevalence of violence than married women in the year prior to the study.”

Violence Against Separated, Divorced, and Married Women in Canada, 2004

“International studies indicate that leaving a violent partner may increase the risk of more severe, or even fatal, violence.”

Domestic violence in Australia: a quick guide to the issues, 26 March 2015

“Perpetrators who experience a loss of control at this point may try to regain it through escalating forms of violence. In some cases this amounts to the killing of the victim and/or her children as the ultimate act of power and control. Ending an abusive relationship therefore does not necessarily end the abuse. For some victims, it can make it worse.”

Hitting Home: why separation is often the most dangerous time for a victim of domestic violence

“…between 50% and 75% of domestic violence homicides happen at the point of separation or after [the victim] has already left [her abuser]”

Private Violence: up to 75% of abused women who are murdered are killed after they leave their partners

de_iesu

Tratto da Repubblica

Mentra in Italia si discute del modo in cui le donne dovrebbero cambiare per risolvere il problema della violenza che subiscono, in Gran Bretagna fa scalpore la tragica morte di Susan Ashworth, 47 anni, ripetutamente pugnalata dal marito, che aveva appena lasciato, e poi data alle fiamme.

Era riuscita a sopravvivere per 25 anni, Susan.

Questo è quello che molte donne sanno, e invece il questore Antonio De Iesu ignora o preferisce ignorare, ovvero che lasciare un uomo maltrattante equivale, quasi sicuramente, a provocare un’improvvisa escalation di violenza, che sarà poi definita “imprevedibile” dalle autorità:

Both Leeds City Council and West Yorkshire Police registered Susan Ashworth as a low risk to harm – just days before she was killed by Martin

ci racconta il Mirror, e contestualmente riporta l’opinione di uno psichiatra in proposito:

No one could have foreseen what would tragically happen – it was unpredictable.”

seccante che si parli di “imprevedibilità”.

Eppure.

Molte donne potrenno raccontarvi che tentare di liberarsi di un uomo controllante e maltrattante non significa “uscire da un incubo”, ma entrare in un altro incubo, forse anche peggiore, quello del confronto con operatori incapaci di riconoscere quei fattori di rischio che possono fare la differenza fra la vita e la morte, e affrontarne le conseguenze da sola.

Come era sola in casa con l’uomo che aveva deciso di lasciare Susan Ashworth, alla quale era stato detto che non c’era pericolo, che sarebbe stata al sicuro.

Prendiamo un altro caso recente, lo prendiamo dalla cronaca italiana stavolta.

Una donna, allo stremo delle forze dopo 20 anni di maltrattamenti, si rivolge alle autorità competenti. Cosa ottiene?

L’uomo viene “sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle persone offese e all’obbligo di firma“.

E cosa comporta questa misura?

“L’uomo, tuttavia,  ha continuato a violare ripetutamente tali misure, mettendosi più volte in contatto con la moglie e i figli e continuando con le violenze e le persecuzioni. Si sarebbe anche introdotto nel profilo facebook della moglie per appropriarsi del contenuto delle sue conversazioni private. Ha continuato ad atterrirla attraverso la pubblicazione di minacce ed intimidazioni.”

Ma sui giornali troviamo notizie ancora più inquietanti, come questa:

domiciliari

Quale soluzione migliore che gli arresti domiciliari nella medesima casa dove abita la vittima del reato contestato e due bambini?

Non so, a voi viene in mente un posto più consono ad un uomo condannato per maltrattamenti in famiglia?

E’ doveroso ricordare Vincenza Avino, morta dopo innumerevoli denuncie per stalking, Lisa Puzzoli, che aveva denunciato ripetutamente il suo assassino per stalking, minacce e lesioni, Giustina Copertino, che si era rivolta ai carabinieri almeno in sei occasioni per denunciare i comportamenti del marito e ben due volte aveva formalizzato verbalmente le denunce, allegate anche agli atti della separazione, e poi è morta con sette colpi di pistola, e insieme a loro tutte le altre donne che fanno quello che suggerisce il questore De Iesu, ottenendo soltanto di continuare a subire.

Quando si parla di violenza domestica, il focus delle narrazioni è tutto sulla psicologia della vittima, e sicuramente sarà vero che le donne perdonano, le donne giustificano, le donne si sacrificano, le donne “amano troppo”

Ma forse qualcuna di queste donne ritiene che quegli scampoli di felicità che riesce a ricavarsi rimanendo accanto al suo aguzzino siano abbastanza e che ciò che soffre è meno terrorizzante di ciò che le si prospetterà nel momento in cui deciderà di sfidarlo, soprattutto perché vive in un mondo nel quale, di fronte al suo cadavere, nessuno vorrà ammettere che qualcosa è andato storto, che qualcun altro – a parte lei, ovviamente – ha sbagliato.

Una volta mi piacerebbe leggere di qualche operatore di giustizia che, intervistato, invece di elargire suggerimenti alle donne vittime di violenza, dica: “io ho bisogno di ulteriori strumenti, io ho bisogno di essere sensibilizzato, e con me tutti quegli uomini convinti che siano le donne le uniche che debbono cambiare per cambiare questo drammatico stato delle cose”.

Sullo stesso argomento:

Terrorismo quotidiano

Annunci

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in attualità, giustizia, notizie, riflessioni, società e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Sopravvivenza

  1. Paolo ha detto:

    ricciocorno, questo post è ineccepibile. Quando si capirà che la colpa è di chi picchia e non di chi subisce sarà sempre troppo tardi. Adesso mi aspetto che venga il MRA di turno “è colpa delle donne che si mettono col macho violento solo perchè è bello e snobbano il bravo ragazzo dolce e sensibbole”, il pensiero che non sempre i machi picchiano le donne e qualche volta quelli che sembrano “dolci e sensibili” in realtà non lo sono, non li sfiora neppure

  2. Paolo ha detto:

    che poi la paura di cosa può succedere (e spesso purtroppo succede) se il violento viene lasciato si mischia in qualche caso ai sentimenti che nonostante tutto queste donne hanno provato o provano ancora verso questi uomini (che certo non erano violenti 24 ore su 24), che non è “amare troppo”, è solo amare e non c’è nulla di male, sono questi uomini che non le amano davvero nonostante quel che dicono perchè se le amassero non torcerebbero loro un capello

    • Paolo ha detto:

      quando dico “violento” parlo di chi è violento verso la compagna non di chi lo è in generale: le due categorie possono coincidere a volte ma a volte no

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...