L’anticamera della violenza

Ricevo da una lettrice e condivido con voi:

“Cari Facebook e chiunque stia leggendo,

Sono una studentessa italiana a scrivo per esprimere disappunto e senso di impotenza in relazione ad alcuni eventi recenti che vi hanno coinvolti.

Come saprete, Facebook è stato recentemente invaso da gruppi ‘privati’ nei quali chiunque può pubblicare foto di donne – e spesso ragazze – senza il loro permesso. Si tratta frequentemente di fotografie che le ritraggono nude o addormentate, talvolta mentre camminano per strada, talvolta le foto sono prese dai loro profili social privati e a volte si tratta di casi di revenge porn. Un fattore è comune a tutti questi casi: le donne e ragazze raffigurate sono vittime di stupro virtuale. Nella gran parte dei casi non sanno nemmeno che sono state scattate loro queste foto ma ci sono uomini che si masturbano guardandole, le insultano, le chiamano ‘puttane’ e le umiliano. Nella maggior parte dei casi, gli amministratori di queste pagine dichiarano apertamente che il loro scopo è di umiliare le donne.

Ho segnalato molte di queste pagine Facebook – ce ne sono a decine soltanto nel mio paese, l’Italia – ma, fatta eccezione per due casi, ho ricevuto sempre la stessa risposta: “La pagina non viola i nostri standard della comunità”.

Ogni volta che leggo queste parole mi sento arrabbiata, umiliata e frustrata. Com’è possibile che una pagina ingiuriosa, il cui obiettivo dichiarato è umiliare delle persone pubblicando foto senza la loro autorizzazione (e QUESTO è un reato), non violino gli standard della vostra comunità? Insultare un’intera categoria con termini quali “troia”, “puttana”, “cagna” come sinonimi di “donna” è incredibilmente degradante e dovrebbe rappresentare un problema per voi.

In un primo momento ho pensato di rimuovere il mio profilo Facebook e di invitare quanti la pensano come me a fare lo stesso, provando a boicottare il network (anche se so che è impossibile, ma almeno avrebbe potuto essere un campanello d’allarme). Ma, sfortunatamente, Facebook è il mezzo più immediato per condividere le proprie opinioni, il che significa che dovrebbe essere un valido strumento per combattere il sessismo.

Quindi voglio dirvi: mi sento insultata, e non sono l’unica. Penso che sia un affronto alla mia dignità che qualcuno che nemmeno conosco possa fare ciò che vuole delle mie foto, possa insultarmi, definirmi una puttana e condividere i suoi sogni perversi di stuprarmi sul vostro social network senza subire alcuna conseguenza. E soprattutto, trovo un insulto che tutto ciò non violi gli standard della vostra comunità.

In quanto spazio virtuale, Facebook è anche spazio pubblico e dovrebbe essere sicuro per tutti. Oggi è chiaro che Facebook non è un luogo sicuro per le donne. Come cittadina di un paese in cui, nel 2016, 116 persone sono state vittime di femminicidi e lo stupro è illegale ma spesso giustificato mentre la vittima è spesso incolpata, penso che i vostri standard siano inaccettabili. Essi affermano che il mio seno, i miei capezzoli e il mio sangue mestruale sono offensivi se io decido di pubblicarli, ma qualcun altro può utilizzare le mie foto non autorizzate per segarsi, purché lo faccia in un gruppo privato.

Caro Facebook, se lo stupro virtuale non viola i tuoi standard comunitari, allora i tuoi standard comunitari violano le donne. Violano metà della popolazione mondiale, violano la dignità umana.

Cordiali saluti,

Una donna indignata”

Questa donna indignata mi prega di comunicarvi l’indirizzo email al quale inoltrare analoghe segnalazioni: abuse@facebook.com

Vi ricordo, a proposito di questi gruppi che danno in pasto ai loro membri foto di amiche, parenti, fidanzate o sconosciute affinché diventino materiale da intrattenimento sessuale, che nella maggior parte dei casi si tratta di immagini rubate, pertanto vi pregherei di non aggiungere a questo post commenti del genere “però se ti fai fotografare, un po’ te la stai cercando”, a meno che il vostro intento non sia suggerire una lotta senza quartiere alla fotografia ritrattistica mirata alla scomparsa nel mondo dell’abitudine diffusa e consolidata di “fissare l’eternità in un attimo”, come diceva Henri Cartier-Bresson per descrivere l’arte di fotografare.

Il revenge porn non è un qualcosa che nasce grazie ai social network, quindi sarebbero anche da evitare commenti sul modo in cui il world wide web ha corrotto le menti dei giovani d’oggi, soprattutto perché io ho vissuto molti anni della mia vita in una società priva di internet, e vi posso assicurare che esisteva comunque, solo in altre forme, la consuetudine di umiliare pubblicamente una donna esponendo il suo corpo e/o la sua sessualità.

Di tutte le iniziative che in questi giorni hanno preso il via contro il fenomeno denominato “stupro virtuale”, vi segnalo quella di un volenteroso gruppo di utenti che per puro spirito di solidarietà ha deciso di impegnare il suo tempo ad aiutare le vittime, avvisandole di essere diventate loro malgrado un punching ball per mezzo del quale illustri sconosciuti danno libero sfogo alla loro misoginia.

Scorrendo gli screenshot che vengono diffusi in questi giorni, che mostrano i commenti incriminati (“Che cosa le facciamo?” chiede un utente, e le risposte sono di una violenza inaudita: oltre allo stupro ci sono schiaffi, sputi, calci, il tutto condito dal desiderio sadico di vederla “piangere come una fontana”, fino alla conclusione che ricorda un drammatico caso di cronaca di qualche tempo fa: “la buttiamo in un cassonetto”; perché lei, la donna, è solo “un oggetto svuotapalle”), la prima immagine che mi è venuta in mente è proprio quella del punching ball, utilizzata qualche tempo fa da un grafico pubblicitario per rappresentare la donna.

deabyday_donne_maritoQuando pensiamo a questi uomini che con estrema disinvoltura espongono corpi femminili come fossero carne da macello e poi si crogiolano all’idea di devastare quei corpi per il puro piacere di farlo (la sfondo, le spacco gli orifizi…), non dobbiamo dimenticare che l’idea che la donna sia meno di una persona e qualcosa di più simile ad una cosa è un messaggio pervasivo nella nostra società, che passa attraverso i canali più disparati: donne-bicicletta da appendere al muro e affittare alla bisogna, donne-tee da decollare nel corso di una “innocua” partita a golf, sono tanti gli esempi che si potrebbero fare e che da tempo innumerevoli soggetti interessati a renderci consapevoli del legame che intercorre fra l’oggettificazione e la violenza propongono al pubblico nel disperato tentativo di spiegare che l’empatia svolge un ruolo fondamentale nel controllo delle condotte aggressive e che la deumanizzazione della donna operata da queste immagini, inibendo la capacità di provare empatia, è uno dei fattori – non certo, l’unico, ma di sicuro un fattore necessario – che determina la produzione di quelle atrocità definite “violenza di genere”.

Il linguaggio è la madre, non l’ancella del pensiero, scrissi in uno dei miei primi post, per raccontare come le parole che scegliamo di usare determinano ciò che pensiamo e quindi ciò che possiamo arrivare a fare.

Spero che questa vicenda, oltre a stimolare lodevoli iniziative contro l’hate speech veicolato dalla rete, serva a sollecitare una riflessione sul fatto che, per una porzione considerevole della popolazione maschile nella nostra società, un linguaggio crudele e deumanizzante (“ve la cedo”, scrivono molti utenti nel condividere immagini di amiche e compagne, come se stessero prestando un utensile usato del quale si sono stancati) è parte integrante della sua sessualità, e quindi percepito come “normale”, “naturale“, mentre sono sempre meno le persone capaci di rendersi conto di quanto esso possa essere lesivo per chi lo subisce, anche quando non si trasforma in atti concreti.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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10 risposte a L’anticamera della violenza

  1. Raffaella Mascia ha detto:

    Capisco la frustrazione della studentessa, che è quella di tante donne ignorate da chi dovrebbe controllare. Avevo denunciato da due anni, anche se fossero tre. La postale avrebbe dovuto monitorare le profondità antaniche dei gruppi segreti di Facebook tramite dispositivi di gifilistica… e ho detto tutto. Certo che c’è del marcio, per il rispetto dell’autorità non mi faccia dire in maniera prematurata parole come vicequestore, capisce a che punto siamo? Roba delicata, lei mi ha capito

  2. Paolo ha detto:

    desiderare sessualmente una donna non è mai deumanizzarala nè oggettificarla, una donna che mostra il suo corpo in maniera sexy (ma fra l’altro in questi gruppi vengono postate foto rubate normalissime non certo erotiche) non si sta oggettifica do nè chiede di essere oggettificata, il sex appeal maschile e femminile è cosa umanissima, bella e non degradante. Questi gruppi e il revenge porn sono la negazione del sesso (oltre che reati) e dell’eros, sono solo odio e misogino. Chi ama il sesso deve odiare queste cose
    Riferendomi ai gruppi di facebook: se sono “amiche” perchè offenderle? Ormai con facebook anche la parola amico non significa più nulla. Io sono disgustato da questo disprezzo, se una ragazza ti attrae perchè disprezzarla? Io non disprezzo chi mi suscita desiderio (non disprezzo neanche chi non me lo suscita), a me piace essere eccitato, adoro il sesso, la sensualità, le belle donne. L’unico motivo a cui posso pensare è che le insultano perchè sanno che queste ragazze non li vorranno mai ma allora sono questi maschi frustrati da disprezzare non perchè “non scopano” ma perchè non accettano che anche le donne possono avere gusti e preferenze e semplicemente possono non preferire loro.
    se fossero ragazze a fare cose del genere non ci sarebbe alcuna sollevazione maschile anzi molti si sentirebbero onorati nel sapere che le ragazze pensano a loro mentre si masturbano, ma forse non sarebbero onorati nell’essere offesi e umiliati, ecco è questo che mi disgusta: non il fatto che questi si masturbino sulle loro conoscenti, la masturbazione è cosa normale e sana (ma rubare immagini all’interessata, immagini che non erano per i tuoi occhi è infame, è violazione della privacy) ma l’umiliare no, perchè “umiliamole”? Perchè disprezzi una bella ragazza che legittimamente ti suscita desiderio? Perchè preferisce sessualmente altri e non te? Solo questo? Allora sei uno sfigato, sei un perdente, sei tu da disprezzare non perchè “non scopi” o “non hai fortuna con le donne” ma perchè non accetti il fatto che una donna possa legittimamente desiderare sentimentalmente e sessualmente altri e non te.
    Io sono maschio, sono eterosessuale, adoro il sesso, mi piacciono le belle ragazze, mi masturbo (ma non penso tanto alle mie conoscenti bensì alle scene di sesso in film e telefilm), e proprio perchè adoro il sesso detesto queste cose, questa non è lussuria, la lussuria è qualcosa di bello quando è consensuale , ricevere lo sperma, il sudore, gli umori della persona amata durante la passione sessuale è una cosa bella; qui non c’è nulla di bello, qui non c’è lussuria qui c’è solo volontà di umiliare le donne solo perchè non accetti i tuoi desideri sessuali e non sopporti che una ragazza ti dica no.

    • Morgaine le Fée ha detto:

      Quello che é impressionante é il gran numero di questi individui che vuole disumanizzare le donne per potersi sentire uomini potenti.
      È interessante la lettura del blog de Il maschio beta, poiché spiega quali meccanismi stanno alla base di questi disgustosi e criminali comportamenti.
      Io mi chiedo come poter educare i miei figli affiché non diventino mostri del genere.

  3. IDA ha detto:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/18/facebook-e-la-cultura-dello-stupro-sul-web-a-nessuno-interessa-delle-vittime/3323664/
    Vediamo che sotto il post di Nadia Somma, ci sono più di duecento commenti, tutti improntati a negare la “cultura dello stupro”, e a biasimare le vittime con varie sfumature. Ma c’è anche chi va oltre e fa un’analisi più approfondita.
    Parte con un preambolo che conosciamo bene: “Diciamo che l’obiettivo ancestrale dell’uomo è spargere i suoi geni, quello della donna è selezionare i geni migliori.” Per arrivare alla spiegazione del fenomeno, che non è riconducibile all’oggettivazione e deumanizzazione, ma: “…che la stragrande maggioranza di quelli che han certe fantasie e manifestazioni violente siano in effetti insoddisfatti sessualmente, se fossero stati meno mortificati, più spinti a seguire la natura…”
    Si in effetti si può dire che la cultura dello stupro, proprio non esiste…

  4. Morgaine le Fée ha detto:

    Facebook é totalmente connivente con i subumani che formano questi gruppi (e mi contengo nel linguaggio).
    Leggevo oggi, sul quotidiano svedese Aftonbladet il seguente articolo, che tratta di un’inchiesta su gruppi FB di pedofili:
    http://www.aftonbladet.se/nyheter/kolumnister/ehsanfadakar/article24236934.ab
    consiglio di usare Google translate per la traduzione perché ogni singola frase é significativa.
    Racconta di alcuni giornalisti (non hacker, o esperti IT), che con estrema facilitá si sono introdotti in gruppi pedofili su FB. Nel giro di poche settimane sono riusciti a svelare una rete di pedofili in gruppi chiusi, ma anche aperti. I giornalisti avevano creato dei profili ad hoc con chiari riferimenti pedopornografici, col risultato che gli algoritmi di FB addirittura suggerivano loro quali gruppi cercare o quali profili erano compatibili coi loro. L’autore si chiede, giustamente, com’é possibile che Facebook abbia enormi ricavi e non sia in grado di assumere personale che vigila su questi contenuti.
    Un’altra notizia recente parla di come un video di uno stupro sia girato sul social senza che FB facesse qualcosa. L’arresto dei criminali stupratori é stato possibile solo grazie ad utenti che l’hanno visto accidentalmente e hanno avvisato la polizia.

  5. bob ha detto:

    “Ho sempre pensato che se a una ragazza etero dovesse capitare di assistere a uno di questi conciliaboli fra uomini sul sesso”, ripenserebbe ai conciliaboli tra donne in cui si discute ampiamente di “dimensioni” dei maschi e si farebbe, alla fin fine, una risata.

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