E’ Melania Trump l’ultima, vera, femminista?

Le donne si trovano dovunque a vivere in questa deplorevole condizione: per difendere la loro innocenza, eufemismo per ignoranza, le si tiene ben lontane dalla verità e si impone loro un carattere artificioso, prima ancora che le loro facoltà intellettive si siano fortificate. Fin dall’infanzia si insegna loro che la bellezza è lo scettro della donna e la mente quindi si modella sul corpo e si aggira nella sua gabbia dorata, contenta di adorarne la prigione. Gli uomini possono scegliere attività e occupazioni diverse che li tengono impegnati e concorrono inoltre a dare un carattere alla mente in formazione. Le donne invece costrette come sono di occuparsi di una cosa sola e a concentrarsi costantemente sulla parte più insignificante di se stesse, raramente riescono a guardare al di là di un successo di un’ora. (Mary Wollstonecraft, A Vindication of the Rights of Woman)

lookdafavola

Un paio di giorni fa pagina99 ha pubblicato un articolo intitolato: “È Melania Trump l’ultima, vera femminista“, nel quale l’autrice, citando Giuliana Ferri e il suo romanzo “Un quarto di donna” a sostegno della sua tesi, accusa il femminismo odierno di essere “un modello unico, snob, borghese e stretto di emancipazione: in definitiva, nient’altro che una nauseante omologazione camuffata”, in parole povere “un tranello”, che inevitabilmente porta le donne che da esso si lasciano ingannare a vivere il “grigiore” di un’esistenza infelice.

[Non ho mai letto il libro di Giuliana Ferri, e ringrazio Simonetta Sciandivasci di avermelo segnalato. Di certo me lo procurerò.]

Il femminismo che Sciandivasci proprio non sopporta è quello della marcia delle donne contro Trump, “un femminismo universale, trasversale, gender free, che si candida a salvare la terra, guidarla, ereditarla, facendosi carico di tutte le istanze che, negli ultimi anni, hanno insistentemente movimentato il dibattito pubblico occidentale”.

La sua descrizione mi ha immediatamente fatto venire in mente il discorso che Angela Davies ha pronunciato a Washington il 21 gennaio di quest’anno, soprattutto quando parla di  “femminismo inclusivo e intersezionale che invita tutti noi a unirci alla resistenza al razzismo, alla islamofobia, all’antisemitismo, alla misoginia, allo sfruttamento capitalistico“, o quando incita alla “lotta per salvare il pianeta, per fermare i cambiamenti climatici, per garantire l’accessibilità all’acqua dalle terre degli Standing Rock Sioux, a Flint, Michigan, alla West Bank della Cisgiordania e a Gaza. La lotta per salvare la nostra flora e fauna, per salvare l’aria – questo è il ground zero della lotta per la giustizia sociale.

Tutto questo preoccuparsi di salvare il pianeta, ci avvisa Sciandivasci, rischia di portarci via “il rifugio domestico, la solitudine, l’ozio, il silenzio, il tempo“, oltre a contribuire alla scomparsa del maschio alpha che poi noi tutte finiamo col rimpiangere, perché senza “quel pizzico di archetipo sessista che fa sexy l’amore” (suvvia, ammettetelo!) siamo tutte insoddisfatte.

Ma soprattutto ci toglie la nostra “diversità”: non siamo più donne, perdiamo la nostra femminilità.

Non per nulla – ci avvisa – tutto questo attivismo “è patrocinato e incarnato da maschi illustri («tutti dovremmo essere femministi», ha detto il premier candese Justin Trudeau)“, mentre tante donne, invece, hanno votato Trump: “il 53% delle bianche laureate e il 62% di quelle non laureate hanno votato per lui“. Già, molte donne bianche hanno votato Trump. Questo potrebbe (o dovrebbe, suggerisce l’autrice) dirci qualcosa delle donne (quindi dell’essere donna, della nostra – di tutte – femminilità), se non fosse che il 97% delle donne nere e il 70% delle donne ispaniche ha votato Clinton. E il fatto che chi scrive lo ignori, o decida di non parlarne, ci dice piuttosto qualcosa di lei.

“…alle donne manca di poter essere diverse dagli uomini. – scrive Sciandivasci – Il femminismo ha interrotto ciò che aveva inventato, il «partire da sé» per trovare la forma specifica della propria libertà, accontentandosi di fabbricarne una standard, dentro un calco a prova di maschio in crisi. Di fottersene di quel calco, oggi, la più capace è Melania Trump.”

Perché Melania Trump sarebbe l’ultima, vera, femminista?

Perché lei non vuole salvare il mondo, non vuole diventare Ceo, né una diplomatica né un’ingegnera (quelle sono cose da maschi!), non le interessa quel fastidioso chiacchiericcio sul divario salariale, sul tetto di cristallo, sulla discriminazione… No, lei se ne sta in silenzio, in ozio, nel “tepore placido” della sua mega villa/rifugio domestico a Palm Beach, e ogni tanto si gode il suo maschio alpha che fa tanto sexy l’amore.

Invece le donne che hanno manifestato (le femministe finte) hanno gridato che “le loro figlie diventeranno Ceo, diplomatiche e ingegneri (nemmeno una ballerina, che grigiore).”

Questa è di certo la più sciocca delle menzogne che da sempre si racconta sul femminismo: che voglia imporre alle donne delle scelte a discapito di altre.

Di fatto noi viviamo in un mondo nel quale fare determinate scelte, per una donna, comporta un costo altissimo, un costo che agli uomini non è richiesto di pagare.

Una donna che voglia occuparsi di materie scientifiche, ad esempio, deve lottare sin dal primo giorno di scuola con una società che in certi ruoli non la vuole: le ragazze non possono stare nei laboratori, sono troppo sensibili. Non possono neanche guidare un’azienda, non sono abbastanza spregiudicate. Fanno fatica a dedicarsi persino alla letteratura, perché una donna che decide di scrivere un libro è molto probabile che non venga pubblicata solo perché donna.

Allora non è che il femminismo voglia “estinguere le vallette”, come scrive Sciandivasci, vuole solo che alle bambine siano offerte anche altre opzioni, che non debbano subire il massacro che subiscono le donne che oggi scelgono di non essere una valletta, una ballerina o la moglie statuaria ed elegantissima di un miliardario che si è dato alla politica.

Perché queste donne esistono, sono sempre esistite, esistevano ancora prima della parola “femminismo”. Donne che volevano fare arte e la facevano, ad esempio, in tempi nei quali nessuno si sarebbe neanche sognato di obiettare al fatto che le donne sono esseri fisiologicamente e psicologicamente inferiori e non possono fare niente di quello che fanno gli uomini. Donne che volevano studiare medicina per curare altre donne, e lo facevano, in tempi nei quali questo significava rischiare la vita. Donne costrette a mascherarsi da uomini per inseguire i loro sogni, in tempi nei quali la curiosità, la botanica e l’avventura erano precluse al loro sesso.

Erano donne che volevano “essere come gli uomini”? Donne ingannate, che sarebbero state più felici in ozio, a casa, al sicuro, accanto a qualche maschio alpha? O erano donne che non riuscivano a fare a meno di essere se stesse e per questo erano disposte a pagare qualsiasi prezzo?

Quello ben organizzato da Simonetta Sciandivasci in quest’articolo in realtà è un tranello. Un tranello che si propone di ribaltare la frittata. Perché è lei quella che pretende di indicare alle “finte femministe” la vera via verso la felicità. E’ lei che ritiene di sapere di cosa ha davvero bisogno ogni donna: “il rifugio domestico, la solitudine, l’ozio, il silenzio, il tempo“… E’ lei che ha in mente un modello unico di femminilità.

linusTutti noi abbiamo il desiderio di essere felici.

E certo questa lotta estenuante, che da secoli e secoli va avanti allo scopo garantire a tutte le donne del mondo, quelle che vogliono essere Melania Trump e quelle che vogliono circumnavigare il mondo come Jeanne Barret, il diritto di scegliere senza doversi mascherare, senza essere ostacolate e piegate dal dileggio e dalla violenza, non rende il quotidiano di chi la combatte troppo gioioso.

Ma chi combatte non si ferma “al successo di un’ora”, sa guardare al di là. Sa che la fatica e la sofferenza di oggi saranno le conquiste di domani.

Se Simonetta Sciandivasci non vuole partecipare, può godersi il “tepore placido degli aborriti (dalle donne contro Trump) anni ’50“, nessuno le impone di unirsi alle femministe per salvare il pianeta.

Che non pretenda di etichettare la sua scelta come “l’ultimo vero femminismo”, però.

 

Sullo stesso argomento:

‘Melania Trump ultima e vera femminista’ o meglio, ‘Come sposare un miliardario’

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Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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65 risposte a E’ Melania Trump l’ultima, vera, femminista?

  1. Paolo ha detto:

    l’articolo di pagina 99 è pura fuffa fatta solo per scatenare polemiche e flame )e a quanto pare Scandivasci ha raggiunto l’obiettivo). Chi lo confuta ha ragione ma quell’articolo è talmente sconclusionato che si confuta da solo. Solo due osservazioni: è vero che la maggiorana delle donne afro-americane e ispaniche ha votato Hillary Clinton (come la maggioranza degli uomini di colore anche se in percentuale lievemente inferiore alle donne) ma ho l’impressione che non l’abbiano fatto per questioni di genere ma perchè Hillary Clinton rappresentava la continuità politica col presidente afro-americano.
    (sulla bellezza fisica: oggi, rispetto all’epoca della Wollonstcraft e nonostante il sessismo esista ancora, esiste ed è importante per uomini e donne e non pregiudica il coltivare l’intelligenza. e comunque anche chi non è bello/a può piacere e piacersi)

  2. Geni Sardo ha detto:

    Il femminismo era e rimane: partire da sé.
    Tutto il resto è mistificazione, ritenere che chi si cucca un vecchio miliardario sia l’ultima femminista è “originale”. Come gli uomini che fanno commenti su come votano le donne statunitensi ( tra una Clinton guerrafondaia e un neoliberista misogino non saprei scegliere)
    Bisogna però chiarire che il femminismo ogniuna, partendo appunto da sé, se lo deve costruire,le teorizzazioni fatte nei salotti non hanno mai funzionato.
    Ho la fortuna di appartenere ad una generazione che ha portato al femminismo allegria nei colori, modelli diversi di donna , libertà di vestirsi come ci pareva e di andare a letto con chi ci piaceva.
    Adesso il nero e il fucsia di questo 8 marzo mi fanno tristezza ma in piazza ci vado comunque perché non si può sempre restare a casa a imprigionarsi nel dolce far niente ( che comunque coltivo quando ne ho voglia)
    Sul nuovo moralismo che condanna la maternità surrogata o le prostitute posso dire che le beghine non fanno la storia ne possono essere “femminismo”.
    Viviamo un tempo di prostituzione diffusa, di corpi e di menti, tentiamo di mutare lo stato delle cose presenti, e difendiamo i diritti di tutte
    Un caro saluto dal mio “femminismo”
    Geni
    ,

    • Mi piacerebbe che tu, e Simonetta Sciandivasci, mi spiegaste questo “partire da sé”.

    • Morgaine le Fée ha detto:

      Non ho mai letto di femministe che condannano le prostitute.
      Semmai, le prostitute vengono condannate dai sistemi patriarcali, sotto varie forme. Le femministe condannano i clienti, i papponi, l’intero sistema di sfruttamento del corpo della donna.

      In quanto alla guerrafondaia Clinton, mi sembra che il caro leader Trump abbia appena dichiarato che vuole aumentare drasticamente le spese militari, e non ha mai fatto mistero di voler usare le armi nucleari.

      • Geni Sardo ha detto:

        Io purtroppo le femministe beghine le trovo !!! In Fb e nei Blog, essendo in ottimi rapporti con Pia Covre, ho un ‘evidenza del loro inquietante aumento.
        Se vuoi notizie più precisi puoi mandarmi una mail
        Sulle guerre: la Clinton le ha fatte, Trump le promette e possiamo credergli.

      • Antome ha detto:

        Clinton ne ha fatte e ne annunciava altre per restituire la Crimea all’Ucraina (appoggiando però il colpo di stato), e contro l’Iran. Il bello è che Trump aveva forse promesso di non farne, unica cosa decente, riallacciando i rapporti con la Russia (mai questo deve significare approvare le politiche, semplicemente gli embargo sono crudeli e le vittime maggiori sono le persone comuni), poi per fare il bastian contrario, ovviamente deve disfare il disgelo con Cuba e ha chiuso nella maniera più ottusa le relazioni diplomatiche con l’Iran, includendolo nel bando. Quindi già non sta mantenendo la promessa facendo la voce grossa sul nucleare, che, facendo le corna, non sarà così coglione da usare (:.

      • Antome ha detto:

        Trump si è fatto ricredere nell’unica cosa che sembrava minimamente decente della sua politica estera, non che i prodromi non ci fossero tutti, dal bando che escludeva i paesi da cui i terroristi sono effettivametne arrivati, inclusa l’Arabia saudita. Il ringhiare e mostrare i denti alla Korea (Kim sarà un pazzo viziato fuori dal mondo, ma ricordiamo le esercitazioni statunitensi e i test nucleari nel loro mare, i media tacciono e mostrano un solo lato della questione) e ora nuovamente la questione armi chimiche con lo stesso giochetto del 2013 e delle armi atomiche di Saddam. Improvvisamente critica Obama e la Clinton per il motivo opposto a quello per cui lo faceva l’altro ieri, cioè troppo morbidi con Assad. Al che capisci che il suo unico senno era quello di poi rispetto ad allora, che è finito venerdì scorso, quindi avrebbe fatto la stessa cosa di Clinton, anzi peggio.

      • Antome ha detto:

        C’è da dire che quelli dell’alt- destra gli hanno voltato le spalle e si sentono delusi :D. Dicono che li ha imbrogliati ed è al soldo con l’establishment e i “cuckservatives” Neocon. Il classico orologio fermo.

    • IDA ha detto:

      “Partire da se”, per andare dove? Il partire da se, delle femministe ha un significato, che quanto mi sembra di capire lo ignori. I femminismi sono diversi e differenti, ma non vuol dire che siano costruiti su misura opportunistica. Il “partire da se”, in quanto donne, il comprendere bisogni e desideri, per indagare sull’influenza della costruzione patriarcale del immaginario. Per arrivare dove? Mettere in discussione ruoli sociali e sessuali, creare nuove forme di rapporti sociali. È un processo collettivo e individuale, che parte dall’individuo per arrivare al collettivo. Questo vuol dire per le femministe, di vari orientamenti e non vuol dire un femminismo fatto su misura in base ai propri comodi.
      E basta con i luoghi comuni. Dove sono queste femministe nei salotti? Clinton guerrafondaia? Perché chi l’ha preceduta cosa hanno fatto? La guerra del Golfo ve la siete dimenticata? Il femminismo che ha portato allegria nei colori… cazzata colossale di chi ha vissuto il femminismo solo per moda, perchè è stato anche una moda e le mode passano.
      Parli degli effetti che ha creato il femminismo nella società, ma non di quello che era il femminismo in quel periodo. Certo, allora non stavano nei salotti a parlare di pornografia ma gettavano bombe molotov nei cinema porno o rompevano vetrine delle boutique nelle manifestazioni, invece di parlare di oggettivazione. Il femminismo è stato sacrificio e rischi da parte di molte donne. Per altre solo una moda passeggera. Ricordo che la manifestazione di “rivolta femminile” 8 marzo 1972 a Roma, fu fatta sfidando il divieto della questura.
      Il “Beghinaggio.” Era un movimento laico di donne, del nord europa, che è stato represso nel sangue dalla chiesa e poi ha usato il nome come dispregiativo a quelle donne inquadrate in un ordine imposto dalla chiesa stessa. Quindi le Beghine sono state un movimento rivoluzionario e non bigotto, che è il termine che forse volevi usare.
      Storicamente, le femministe sono sempre state contro la prostituzione, come sistema e non contro le prostitute. E nella posizione sostenuta dalle femministe sulla prostituzione non c’è nulla che riguardi la sfera morale. Quindi altra cazzata! Al contrario oggi si registra posizioni di presunte femministe che sostengono le stesse tesi dei papponi e dei trafficanti di esseri umani.

      • Ho sempre pensato al “partire da sé” come allo sviluppo del pensiero a partire dalla consapevolezza che esso si diparte da un punto di vista che è necessariamente soggettivo, una consapevolezza che si contrappone a quel pensiero maschile che si è sempre proposto come oggettivo e universale, quando universale non è mai stato, visto che di fatto ha escluso e ancora esclude le donne dal genere umano e dal godimento di quei diritti inviolabili che al genere umano riconosce (non per nulla “Le donne sono umane?” è il titolo di un libro di una donna femminista); ma anche come necessità di partire dal vissuto concreto, dal reale, coinvolgendo nello sviluppo del pensiero tutto il bagaglio emotivo e sentimentale che ogni esperienza concreta porta con sé.

      • Il sentimento e l’emozione, come dimostra l’esperienza di Geni, se rimangono totalmente svincolate del pensiero, cosa producono? Non si sviluppa niente. Niente che possa produrre un significato da condividere con gli altri, perché quelle emozioni per me, o per te, non significano niente, non possono significare niente. Non c’è un linguaggio comune, dei significati condivisi sui quali confrontarsi, dialogare, ci sono solo una miriade di “verità” soggettive che sanciscono la morte di ogni relazione. E senza un bagaglio di significanti e significati comuni sulla base dei quali costruire un dialogo non ci sarà mai condivisione di intenti, e quindi non ci sarà neanche una sentita solidarietà. Ed ecco che Geni ci va in piazza, ma con tristezza, ci va perché “non si può sempre restare a casa a imprigionarsi nel dolce far niente”, ma non comprende le altre e neanche trova le parole per farsi comprendere e trovare un punto di incontro che le faccia sentire un po’ suo quel momento.

      • IDA ha detto:

        Si! Lo hai espresso bene. “Consapevolezza” il termine che sopra mi è mancato, ed è l’elemento essenziale.

    • paolam ha detto:

      “Nessuna donna è un corpo di servizio riproduttivo” e “Nessuna donna è un corpo di servizio sessuale”. Questo è il femminismo che ricordo. Si vede che abbiamo ricordi diversi.

  3. Geni Sardo ha detto:

    Tenterò : sono stata educata in un contesto in cui l’emancipazione era scontata, potevo fare tutto quello che fac evano i ragazzi. A 6 anni volevo diventare camionista come mio padre, la mia più grande preoccupazione era ” il cambio della ruota”. Giravo d’estate e facevo da Radio a mio padre, cantavo, parlavo lo tenevo sveglio. Mio padre sorvegliava la porta dei gabinetti, non si fidava dei colleghi, più avanti con gli anni ho capito che aveva una pessima opinione degli uomini ( era stato a Napoli dal 43 al. 45 e aveva visto l’orrore della sessualità maschile)
    D’inverno era l’ambiente del Teatro lirico il mio mondo, il palcoscenico, l’orchestra, la mia bellissima zia cantante, tutto quel mondo ha contribuito a stimolare ed arricchire la mia parte femminile.
    Ho vissuto la stagione dei ragazzi coi ieans e le magliette a strisce, ho lanciato sassi e altro, ho preso manganellate e ho pianto per la morte di Paolo Rossi.
    Da piccola mi hanno fatto cantare “una notte in fondo al mare ” in un’audizione …..mi hanno messo a cantare sul tavolo, mi hanno permesso di dire sempre quello che pensavo
    Ho messo la minigonna ( con cui sono stata arrestata perché scrivevo sui muri J……..boia) e poi belle gonne lunghe e allegre.
    Ho avuto un grande e difficile amore, un matrimonio finito male, poi la seconda scelta mi è andata bene.
    Ho partorito 3 figli, un affido e un adozione. Non sono stata una buona madre, pensavo che la qualità fosse più importante dell quantità, che per educare fosse sufficente l’esempio.
    Questo è partire da me: capire le mie radici, capire gli errori che ho fatto, esplorare e ricercare ancora la mia sessualità e la mia femminilità così umiliata dai modelli maschili.
    Cercare di stare sempre dalla parte delle ultime, perché questo è un mondo brutto per giovani donne e indipendentemente da quando potrò ancora vivere, voglio poter guardarmi allo specchio e cercare ogni giorno ” la verità ” per quanto dolorosa possa essere.
    Spero di essere riuscita a farmi capire, credo che ci siano tanti femminismi, cerchiamo di trovare il nostro
    Un affettuoso saluto al riccio

    • Tutto questo è molto bello, se non fosse che rimane molto confuso il concetto di “femminilità” che si contrappone all’ “orrore della sessualità maschile” prima e a dei “modelli maschili umilianti” poi.
      Cos’è questa “femminilità”? Perché occorre stimolarla ed arricchirla, se già nasciamo con tutto l’apparato atto a definirci fisiologicamente donne? Dove si colloca la “femminilità”, se non è nel nostro corpo? Dove dovremmo cercarla?
      In fonto l’articolo di Sciandivasci parla proprio di questo, di donne che perdono il loro essere donne. E allora io credo che sia importante definire cos’è, questa cosa così importante e allo stesso tempo così volatile, dalla quale sembra dipendere la nostra felicità.
      Tu dici che la femminilità l’hai trovata in tua zia, sul palcoscenico, nell’orchestra. Devi concedermelo, è un po’ vago. Piuttosto misterioso. Somiglia più ad un’esperienza mistica che ad una spiegazione razionale…

      • Paolo ha detto:

        è tutta fuffa.
        Sei nata con la passera? Sei una donna, sei femminile, lo sei se ti piace truccarti e lo sei se non ti piace, lo sei se ami “comportarti leziosamente” e lo sei se rutti, lo seico capelli lunghi e coi capelli corti. Non sei nata con la passera ma senti che vorresti esserci nata? Sei donna lo stesso anche se dovrai faticare un po’ per adattare il tuo corpo alla tua identità di genee rispetto alla maggioranza delle donne che con un corpo femminile ci è nata..
        Quindi l’essere donna o l’essere uomo, femminilità, mascolinità non si perde mai perchè è inciso nei nostri corpi e nella nostra mente (nel caso di chi soffre di disforia di genere solo nella mente) ci sono infiniti modi di essere donne e uomini, tanti quanti sono gli uomini e le donne nel mondo, modi più frequenti statisticamente e modi meno frequenti ma sempre legittimi e genuini

      • Geni Sardo ha detto:

        Niente di mistico, tutto molto fisico e carnale, la magia di Puccini, una Carmen sensuale e libera. Tante donne che con la voce e il corpo hanno compensato un mio temperamento volitivo, un poco maschiaccio . Credo che abbiano trasformato la mia “militanza” ( parola cassata da Lidia Menapace) in un attivismo femminista , mi hanno fatto sentire un amore una solidarietà tra donne che mi accompagna nella mia ricerca della femminilità…….comunque una vicinanza una solidarietà con il mio genere.
        Forse la femminilità dobbiamo cercarla nel nostro cuore, nel nostro cervello ( per non dire anima che può sembrare mistico? )
        Non è facile, nessuno ci ha promesso un giardino di rose

      • Paolo ha detto:

        essere volitive non è incompatibile con la femminilità così come non lo è l’essere miti. Idem per la mascolinità

      • Nel tuo precedente commento parlavi di “modelli maschili”. Puccini è un maschio e lo è anche Bizet, come pure i librettisti che hanno adattato l’opera di Mérimée, un altro maschio. Allora cosa rende tutte queste opere capaci di stimolare la “femminilità”?

      • Morgaine le Fée ha detto:

        Geni, perchè un comportamento volitivo sarebbe da maschiaccio? È biologico e insito nella donna che essa non debba avere volontá, o solo una volontá spenta e remissiva?
        Veramente, non capisco.

  4. Morgaine le Fée ha detto:

    Devo dire che anch’io ho sempre avuto grossi problemi a definire la “femminilitá”, quello che dovrebbe qualificarmi come donna e femmina al di lá delle gonadi e dei caratteri sessuali secondari. La mia personalitá, interessi, scelte professionali, tratti caratteriali etc, ció che potrei usare per descrivermi: non riesco ad incasellarli in un essere “femminile” o “maschile”.
    Onestamente, non sono nemmeno interessata a definire queste caratteristiche in tal senso, ma ho incontrato spesso persone che volevano spingermi ad essere “piú femminile”: il che é un’enorme scocciatura poiché ti viene ricordato, in qualche modo, di essere “sbagliata”.
    (il “piú femminile” comprendeva cose del tipo “truccati di piú, vai dal parrucchiere, interessati alla moda, non ruttare, comportati leziosamente”. Ma ho conosciuto molte donne a cui, come a me, tutto ció interessava poco o nulla, e nonostante tutto erano persone equilibrate, con una vita interessante, anche felici affettivamente: é dunque indispensabile avere una femminilitá conforme ad un modello prestabilito?)
    In quanto al femminismo, parto dal desiderio, molto semplice, dell’uguaglianza di diritti ed opportunitá a prescindere dal sesso, da cui il rifiuto del patriarcato in quanto basato sulla diseguaglianza sociale politica ed economica dei sessi.

  5. gattarruffata ha detto:

    I concetti di maschile e femminile sono delle gabbie nelle quali si cerca di rinchiudere le persone. Le donne hanno il diritto di esprimersi come vogliono, l’importante è che nessuna creda di avere il diritto di imporre alle altre la sua visione, soprattutto quando è asfittica, fallo-centrica e rinunciataria.
    Per la cronaca io sono lontana mille miglia dalla femminilità anni 50 , quella che stanno cercando di riportare alla ribalta, ma non per questo rutto 😉

    • Paolo ha detto:

      maschile e femminile non sono riducibili a gabbie, dipende da cosa si intende, ci sono tanti maschili e femminili ma nella sostanza concordo che nessuno ha diritto di imporre sugli altri e le altre la sua visione

      • Ecco, appunto: cosa si intende? Perché non è per nulla chiaro, ancora…

      • Antonymous ha detto:

        Dal link di Riccio
        “le aspettative della società e della famiglia ci saranno sempre in un modo o nell’altro (l’importante è che non schiaccino l’individuo), sta anche a noi saperle affrontare (e lo dico senza colpevolizzare nessuno). I condizionamenti “inconsapevoli” cosa vogliono dire? Siamo tutti un mix di natura e cultura ma ciò non significa che il nostro look non sia “nostro”, Certo se fossi nato in un’altra epoca e in un altro posto forse vestirei diversamente ma il mio look è comunque mio”
        Ecco qui si tratta di poter guardare criticamente questi condizionamente per come si impongono, senza nulla togliere a chi vi si adegui o addirittura li apprezzi e li scelga, specialmente se, per quanto normativi siano innocui. E’ la parte normativa ad essere nociva, una donna può/deve portare di tacchi o fare questo e quest’altro, un uomo no etc, parliamo soprattutto dell’epoche passate dove c’era un ruolo preciso e spesso una destinazione, riti di passaggio etc. Non è che una donna non fosse autentica, ma era lo status quo.
        E per gli uomini, tuttora, se si viene tirati su da famiglie un po’ all’antica, avrebbero certamente da dire se vestisse un po’ “glam” o visual kei, a prescindere dall’orientamento sessuale (e dall’associazione necessaria tra questo stile, nella loro testa, e un noto orientamento). Le “job interview” e i consigli che trovi su internet sono lo specchio di queste aspettative, quasi tutti consigliano tacchi e gonne.

      • Paolo ha detto:

        antonymous, ho capito quel che dci ma non posso che ribadire quel che ho già scritto (tra l’altro per quanto riguarda i mestieri a contatto col pubblico trovo legittimo che il datore di lavoro valuti anche il look dei candidati uomini e donne e la loro disponibilità a cambiare look durante l’orario di lavoro purchè il dress code sul lavoro non metta a rischio la salute del dipendente)

      • Antome ha detto:

        D’accordo ci sono delle priorità, non è la stessa cosa che discriminare per razza, ma rendiamoci conto che c’è una cultura dietro. E’ praticamente parente diretta di quella preoccupazione, dietro cui si nasconde il busillis stesso del business. La stessa per cui ancora dei trans hanno più difficolta.

      • Paolo ha detto:

        ribadisco quel che ho detto

      • Antome ha detto:

        Ok mi “arrendo” sul resto, ma dimmi almeno dei trans :).

      • Paolo ha detto:

        le persone trans sono una minoranza di uomini e donne, il cui corpo non corrisponde alla loro identità di genere quindi devono modificarlo, con o senza operazione ai genitali.

      • Antome ha detto:

        Si chiaro, ma per le discriminazioni sul lavoro?

      • Paolo ha detto:

        le discriminazioni sul lavoro vanno combattute, parità di stipendio a parità di mansione è una battaglia giusta

  6. IDA ha detto:

    La femminilità è un concetto astratto e sessista, come la mascolinità. Attribuisce, caratteristiche, psicofisiche a tutte le donne. Il concetto di femminilità non solo ci dice come deve essere una donna, ma anche come deve comportarsi. È una norma costitutiva e regolativa, e genera aspettative. Dal mio punto di vista è un concetto che va rifiutato nella sua totalità.

    • Paolo ha detto:

      Ida, trovo la tua posizione troppo estrema, io non rifiuto la mascolinità ma la interpreto in maniera plurale: e il mio modo di vivere la mia mascolinità deve essere legittimo quanto quello degli altri uomini a prescindere da quanto è statisticamente frequente. Ci sono tante mascolinità quanti sono gli uomini
      Stesso discorso per la femminilità, o i tanti modi di essere donna

      • Non le rifiuti, e neanche le definisci. Dire che ci sono tante mascolinità o che la femminilità può essere qualsiasi cosa, che senso ha?

      • Paolo ha detto:

        mi sono spiegato più che chiaramente

      • Il tuo problema non sta nello spiegare quello che vuoi dire, ma nel non comprendere quello che ti viene detto.

      • IDA ha detto:

        Paolo.. Riccio sopra ha linkato Simone de Beauvoir, dovrebbe dire qualcosa.
        “Femminilità” è un concetto astratto, non ci sono persone dietro, ma solo concetti e norme sociali.

      • Paolo ha detto:

        anche amore è un concetto astratto che è stato oggetto di norme rigide, repressive e che viene mistificato o usato a sproposito non per questo dobbiamo buttalo via e rinunciare a interpretarlo in diversi modi, anche libertà è un concetto astratto..e allora?

      • Paolo, tu confondi i diversi piani della discussione… Ovvio che la parola “femminilità” esiste. Ciò di cui si sta discutendo è, appunto, il suo significato, e come determinarlo. La femminilità è una proprietà intrinseca delle femmine? E se è così, come mai alcune donne la posseggono senza sforzo e altre debbono cercare faticosamente di recuperarla? Oppure, come sostiene De Beauvoir, è “una reazione secondaria a una situazione”, e il complesso dei caratteri che la definiscono varia al variare del contesto socioculturale?

      • Paolo ha detto:

        la femminilità varia da donna a donna, ci sono modi di essere donna più statisticamente frequenti di altri dentro una stessa cultura (della cultura non possiamo fare a meno) e modi meno frequenti, ma sono tutti genuini e veri e liberi e si dee lottare affinchè siano tutti legittimi.
        stesso discorso per la mascolinità: il fatto che la maggioranza dei maschi italiani ami il calcio non rende meno maschio me che non lo amo; se la maggioranza numerica dei maschi esprime la sua identità di genere coi capelli corti, un maschio coi capelli lunghi è sempre un maschio. Idem per le femmine

      • Ecco, genuini e liberi. Questa è istigazione al suicidio, sappilo.

      • IDA ha detto:

        Paolo..Con Amore ci si riferisce ad un’ampia varietà di sentimenti ed atteggiamenti differenti, con femminilità ad caratteristiche psicofisiche attribuite alle donne. Capirai che sono cose differenti, uno sono dei sentimenti l’altro delle caratteristiche, cioè un qualcosa che le definisce arbitrariamente.

      • Diamo alla parola il significato che vogliamo, ci dice Paolo, e questo spiegherebbe come fa il significato di una parola ad essere “libero”. Immaginiamo di aprire il dizionario e leggere “femminilità: il significato è a libera scelta di chi lo usa”. Ma “genuino”? Se genuino significa “autentico”, nel senso di non contraffatto, non alterato, sincero, spontaneo, allora potremmo dire che alla voce “femminilità” dovremmo aggiungere “l’importante è che sia il primo significato che viene in mente”.
        Devo dire che sarebbe interessante ascoltare le conversazioni di persone che usano una serie di parole alle quali hanno attribuito il significato usando i criteri di Paolo.

      • Paolo ha detto:

        io mi sono spiegato più che chiaramente, voi continuate pure a deridermi io continuo a credere che ci sono tanti modi di essere uomo e di essere donna tanti quanti sono gli uomini e le donne nel mondo, modi più frequenti statisticamente e meno frequenti ma tutti legittimi

      • Non è che se lo ripeti più volte mi convinco che tu stia dicendo qualcosa di estremamente intelligente.

      • Paolo ha detto:

        io so già di dire cose estremamente intelligenti, e voglio diffonderle, non ho bisogno di convincere qualcuno

      • IDA ha detto:

        Paolo.. parli di cose differenti, perché parli di uomini e donne. Fai la stessa confusione che fanno i cattolici. Per “femminile” si intende una classificazione biologica e fisiologica collegata al sistema riproduttivo. I caratteri sessuali secondari rientrano nelle caratteristiche fisiche della “femminilità”, ma nessuno vuol mettere in discussione questo o negare tutto questo. Si sta parlando del concetto di femminilità che fa riferimento ad una gamma di qualità psichiche, di capacità, di predisposizioni associate a compiti e funzioni spesso domestiche. La femminilità non descrive le donne, ma stabilisce delle norme. ( di coniugalità, domesticità e sessualità)
        Tutta una serie di caratteri intellettuali, emozionali, vengono considerati tipici della natura femminile. Quindi è proprio il contrario di quello che sostieni, perché nega l’individuo.
        L’ educazione e l’ambiente ci plasma su questi concetti, incentivando e premiando alcuni comportamenti e disincentivando e punendo altri.
        Te ne ho già parlato, quando i miei figli facevano le elementari, le maestre mi facevano notare con “allarme” che i miei figli avevano caratteri “invertiti”. Mio figlio era introverso e timido e mia figlia estroversa e aggressiva. Lui aveva caratteristiche (introverso e timido) femminili e lei ( estroversa e aggressiva) maschili e ricordo che ancora non si parlava di gender era fine anni 90. Mi dirai, ma questi sono pregiudizi stereotipati! Appunto, quando si parla di mascolinità e femminilità, si parla di pregiudizi stereotipati. Ci siamo talmente immersi dentro, fin dalla tenera età che spesso non ce ne rendiamo nemmeno conto e fanno parte di noi fin dal considerarli come elementi naturali del proprio essere.

      • Paolo ha detto:

        i tuoi figli avevano maestre molto antiquate, anch’io facevo le elementari negli anni ’90 ero introverso e le maestre non mi hanno definito mai “invertito” o “femminile” per questo, ero un bambino maschio introverso come ci sono bambini maschi e femmine estroversi. Ho capito quello che dici, ma equipararmi ai cattolici è offensivo: io sono a favore dell’educazione sessuale e di genere, l’educazione al rispetto, contro gli stereotipi (proprio perchè una bambina che fa calcio è sempre babina e un bambino che fa danza è sempre bambino e hanno diritto di farlo) nelle scuole

      • IDA ha detto:

        Mica tanto antiquate, pensa a come hanno giudicato gli educatori, solo qualche mese fa il bullismo di quattro ragazzi, che hanno costretto una coetanea a raccattare lo sporco. Che era una ragazzata, hanno minimizzato, perchè è stato fatto da dei maschi e si considera normale che il bullo sia maschio. Ma se erano quattro bambine che “bullizavano” un bambino? Allarme sociale! Lo stesso atto, viene giudicato in maniera diversa se viene compiuto da un maschio o da una femmina. Anche se non ti dicono nulla, ma essere introverso e timido è percepito in maniera negativa, se sei maschio, ma rientra nella norma se sei femmina.
        L’importante è che tu abbia capito a cosa ci riferiamo quando parliamo di mascolinità e femminilità, non al sesso, non ai caratteri sessuali secondari, ma alle norme che lo definiscono.

      • Paolo ha detto:

        gli educatori antiquati ci sono sempre, quelli che hanno minimizzato l’episodio di bullismo sono criminali a mio avviso. Io comunque ritengo che una donna introversa sia se stessa come lo è una estroversa e così un uomo. Una donna che ama truccasi e avere capelli lunghi non è schiava o “normata” dalla società, è se stessa è donna libera quanto una che non si trucca e/o ha i capelli corti, stesso discorso per un uomo; il fatto che una cosa sia statisticamente più frequente dell’altra non la rende meno libera, nè rende ciò che è statisticamente meno frequente illegittimo. E’ il giudizio esterno che deve cambiare: nessuna deve sentirsi dire “tu sei donna e in quanto tale non puoi fare calcio anche se lo vuoi”, si deve dire “tu sei donna e puoi fare calcio se lo vuoi, perchè sei libera, sei te stessa quanto una donna che non segue il calcio”, sperodi essermi spiegato

      • “gli educatori antiquati ci sono sempre”: ecco, è solo un problema di individui bacati, non è un problema culturale.

      • Paolo ha detto:

        non ho mai negato la persistenza di una cultura retrograda (perchè per dire negli anni ’90 che un maschio introverso è “femminile” bisogna essere antiquati) nonostante i passi avanti fatti.

      • Paolo ha detto:

        io non nego che esistano pregiudizi stereotipati da combattere, quel che dico non contraddice certo quel che dice ida

      • Antonymous ha detto:

        Ida, Riccio, puoi anche non condividere qualche sottigliezza nel ragionamento di Paolo, ma mi sembra chiaro quello che dice.
        Voi e in buona parte io, siamo contrarie/i ad un concetto di femminilità o mascolinità perchè consapevoli del suo portato culturale di costruttori di significati spesso normativi, che decidono cosa è normale, legandoli a stereotipi che si autoalimentano, Sole, luna, assertività, remissività, conosciamo questa paccottiglia e la conosce anche Paolo.
        Lui e in parte anche io, limiteremmo il suo significato all’obiettività degli attributi fisici, ad eccezione dei transessuali, chiaro e ad un autoesplicante, cioè l’esperienza personale di essere uomini o donne o l’essere uomini o donne in sè, includendo tutti i modi di esserlo, compresi quelli in passato vilificati come falsi e devianti.
        Si ripete chiaramente spesso, utilizzando formulazioni simili. Lui forse ha in mente un certo femminismo estremo, per cui ogni influenza culturale renderebbe poco genuini, però rischia nel contestare questo, di astrarre troppo, alla maniera, forse di Ayn Rand, se ho colto bene la similitudine, cioè il considerci un vuoto culturale liquido perfettametne corrispondente alla nostra natura e che rifletterebbe le nostre vere tendenze.
        Cosa che non va confusa al tempo stesso col concetto di responsabilità personale ovviamente, cioè essendo adulti, l’essere più o meno tutti influenzabili non ci esime dalla responsabilità, se non in alcuni casi di plagio patologico.

      • Paolo ha detto:

        Ayn Rand era una individualista estrema, ultra-liberista e anti-comunista viscerale. Io mi sento individualista in parte, (non estremo come Rand) ma anche social-democratico

      • Paolo ha detto:

        e sulla religione la Rand aveva completamente ragione

      • Antome ha detto:

        Sulla ripetizione mi scuso, in effetti dici, e rispetto il tuo punto di vista, che anche chi commenta ripete a sua volta molti punti ed è per questo che ribadisci il tuo discorso. Capisco e come ho detto condivido in parte il discorso sul datore di lavoro e sul fatto che vestirsi “bene” non è irragionevole per lavori a contatto col pubblico. Però di certo il vestire bene può essere declinato in modo neutrale il più possibile oppure risentire, nel bene e nel male, delle connotazioni correnti e quindi vestire bene indicherebbe il tacco per le donne, etc.
        E hai ragione che chi dice che il comportarsi da bulletti è parte dell’essere maschi è criminale ed estremamente diseducativo, proprio distruttivo.
        Ieri, a proposito, su Sky tg 24 ho visto intervistata un’assistente sociale, non ricordo bene a che proposito, che ci ha piazzato alla fine, dove non c’entrava niente, un discorso sul papà come importante figura maschile di riferimento per un maschio durante l’adolescenza per l’importanza di un modello virile. Non riesco a capire se intendeva che solo il padre può dare un esempio di comportamento maturo che non neghi al tempo stesso questa “virilità”.
        Cavolo le parole sono importanti!
        Ci vuole una via di mezzo tra il riconoscere la propaganda e la censura, che nessuno dovrebbe volere come mezzo che nega il fine stesso della libertà.
        Vorrei sapere quante persone sono consapevoli, curiosità mia, quando si truccano o fanno le rispettive cose “da donna” o “da uomo” appunto perfettamente legittime e che non rendono nessuno meno genuino, che non si sia meno donne o meno uomini a non fare quello o a fare il contrario o semplicemente quello che fa tipicamente l’altro sesso?
        Se chi lo fa è consapevole di questo, al di la di una sua preferenza stilistica, estetica o di inclinazione personale, allora ti do ragione al 100%, altrimenti solo in parte :).

      • Paolo ha detto:

        io credo che in occidente questa consapevolezza ci sia in larga parte anche se non è totale. Comunque io difendo sempre la genuinità e libertà delle scelte estetiche e di look fatte da uomini e donne, sia delle scelte più frequenti statisticamente sia delle scelte meno frequenti

      • Antome ha detto:

        Anch’io potrei dire individualista socialdemocratico e idealmente libertario, come progetto di società a cui tendere, ma a cui non si può arrivare se non ci sono abbastanza persone a praticarlo :), realisticamente.
        Tranquillo ho nominato Ayn Rand solo relativamente a quell’aspetto. Se ho ben capito secondo lei la pubblicità non ha alcun effetto persuasore, perchè l’ammetterlo altera la sua idea di liberismo completo come concorrenza perfetta in cui ognuno sceglie in modo del tutto consapevole un prodotto piuttosto che un altro, premiandolo. Secondo lei, praticamente, la pubblicità si limita a segnalare un prodotto :).
        Portato all’estremo si potrebbe quasi concludere che secondo lei la società non ci forma o perlomeno che ogni persona agisce razionalmente come una sorta di animale economico oggettivista.
        Ma tu stesso, seppure ogni tanto sembri vergere a ciò, in altri ragionamenti ammetti grande influenza della società, come appunto nel caso della religione.
        Quindi quello che voglio dire è che le suddette aspettative sociali si impongono e rafforzano un circolo, non voglio pronunciarmi del tutto se vizioso o no, ma di certo preservano un certo modo di vedere le cose anche se non è più la legge ad imporlo. Ritengono che il pubblico sia abituato ad una certa immagine di uomo o di donna e quindi ti legano a quello, e anche il pubblico non si abitua mai.

      • Paolo ha detto:

        non posso che ribadire quel che ho già detto su questi temi

  7. IDA ha detto:

    Volevo aggiungere anche due cosine sull’articolo di Simonetta giornalista del Foglio.
    Mette insieme tante cose in maniera sconclusionata tra di loro che a prima lettura si comprende che le femministe hanno teso un tranello a tutte le donne del pianeta, “riduzione della libertà a emancipazione”. Della serie si stava meglio quando si stava peggio. Prima la donna era una minorata, una bambina che aveva bisogno di protezione e sostegno del maschio. Le femministe le hanno costrette a emanciparsi a diventare soggetti attivi, con le loro scelte e responsabilità. In realtà il tranello lo propone lei, la Simonetta giornalista del Foglio. Propone come unica forma di libertà, l’autoriduzione in schiavitù. Tra l’altro la scelta di Melania Trump è vecchia quanto il mondo e poi di miliardari ce ne sono veramente pochi e sono già tutti presi. Come non si capisce perché la Simonetta giornalista del Foglio, non ha scelto di fare la ballerina o la valletta, ma la giornalista e comunque può sempre trovare un ricco con cui sposarsi e fare la casalinga obbediente e di certo il giornalismo non ne risentirà della sua mancanza.
    Ma in realtà, c’è altro nell’articolo della Simonetta giornalista del Foglio, c’è un fastidio, un’insofferenza, che è stata la manifestazione di Washington, all’indomani dell’insediamento di Trump.
    Washington, 200 mila; New York, 250 mila; Chicago 250 mila; Boston 125 mila, donne che invece di rimanere nel “rifugio domestico, la solitudine, l’ozio, il silenzio, il tempo.” Sono scese in piazza….

  8. paolam ha detto:

    Porella, gli anni cinquanta li ha visti nelle commedie hollywoodiane, compatitela, ma non chi la pubblica: lei ci è, ma quelli ci fanno. Soprassiedo su tutto il resto.

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