L’Italia discrimina le donne

ceduLa Corte europea dei diritti dell’uomo, in merito alla causa Talpis v. Italy, ha stabilito che l’Italia ha violato 3 articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo:

  1. l’articolo 2, che sancisce il diritto alla vita: il 25 novembre 2013 – nonostante la polizia quella fosse intervenuta per ben 2 volte su richiesta di Elisaveta Talpis, che si sentiva minacciata dal comportamento del marito, e nonostante vi fossero state, in passato, diverse altre analoghe richieste d’aiuto da parte della donna  – alle 5 del mattino Andrei Talpis si presentava a casa di Elisaveta, per la quale non era stata predisposta nessuna forma di protezione, armato di un coltello da cucina e uccideva il figlio Ion, 19 anni, che era intervenuto in difesa della madre [sul corpo del ragazzo saranno riscontrate 3 ferite inferte all’altezza del torace], quindi colpiva ripetutamente al petto anche la moglie, che sarà ritrovata in un lago di sangue accanto al corpo del figlio; la Corte ha stabilito che “non agendo prontamente, le autorità italiane hanno creato “una situazione di impunità che ha contribuito al ripetersi di atti di violenza e alla fine ha condotto al tentato omicidio della ricorrente e alla morte di suo figlio“.
  2. l’articolo 3, che proibisce la tortura, considerata l’incapacità delle forze dell’ordine di proteggere Elisaveta Talpis da ripetuti atti di violenza domestica; la Corte ha stabilito che il clima di violenza nel quale la donna e i suoi figli erano costretti a vivere, era grave abbastanza da costituire maltrattamento e che la passività delle autorità di fronte alle richieste d’aiuto è da considerarsi incompatibile con l’impegno ad impedire che i cittadini siano sottoposti a trattamenti inumani e degradanti;
  3. l’articolo 14, che sancisce il divieto di discriminare, stabilendo che l’inattività delle autorità è da attribuire alla discriminazione di Elisaveta Talpis in quanto donna,  che ha portato a sottostimare la violenza e quindi, essenzialmente, ad avvallarla.

Leggiamo nel comunicato stampa (reperibile qui) che, considerati gli eventi che hanno preceduto l’ingresso di Andrei Talpis in casa della moglie il 25 novembre 2013, e l’oggettiva possibilità delle forze dell’ordine di verificare in tempo reale i precedenti di Talpis, è impossibile ritenerle non in grado di giungere alla conclusione che l’uomo era un minaccia concreta per l’incolumità della ricorrente e del figlio e di comprendere che il fatto che quella minaccia potesse concretizzarsi proprio quella mattina non poteva essere ignorato:

In view of the possibilities available to the police for real-time checks on the criminal record of Ms Talpis’ husband, the Court considered that the police should have known that he posed a real threat to Ms Talpis, the imminent execution of which threat could not have been ruled out.

Per questo motivo l’inerzia delle autorità di fronte alle richieste di aiuto di Elisaveta Talpis sono da attribuire alla discriminazione di genere.

Agiustificazione di questa conclusione, la Corte cita il Report of the Special Rapporteur on violence against women, con particolare attenzione a quelle attitudini socio-culturali che condonano la violenza domestica”, descritte come “alive and well“, ovvero “vive e vegete“.

Attitudini socio-colturali ben rappresentate dal Procuratore di Udine, che ha reagito alla condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo con una bella dose di colpevolizzazione della vittima:

Secondo il pm la donna avrebbe ridimensionato le accuse” sostenendo che le sue precedenti dichiarazioni erano state mal interpretate o mal tradotte”.

Interrogata ben 7 mesi dopo aver sporto denuncia – quei 7 mesi di inerzia nei quali nessuna misura di protezione è stata presa, 7 mesi che, secondo la Corte, hanno messo Elisaveta Talpis in una situazione di “grande insicurezza e vulnerabilità materiale, morale e psicologica” – la donna ha fatto quello che fanno la grande maggioranza delle donne che descrivono la violenza domestica: ha cercato di minimizzare. E chi si occupa di queste materie dovrebbe saperlo.

Un comportamento, questo del Procuratore, che mette in evidenza la tendenza di chi segue i casi di violenza domestica ad usare sempre e comunque un linguaggio colpevolizzante nei confronti delle vittime, un linguaggio che tende a mettere in secondo piano ogni altra responsabilità che non sia quella della donna, specchio di una società nella qualele donne diventano colpevoli delle violenze che subiscono”, come dichiarò qualche anno fa Angela Romanin.

Un’attitudine socio-culturale che traspare dalla scelta del Corriere di principiare l’articolo che riporta la sentenza della CEDU con le parole di Andrei Talpis, l’omicida:

corriere

Chissà perché chi scrive ha deciso che proprio le sue parole siano da considerarsi tanto importanti da essere citate, mentre nessuna delle dichiarazioni della sopravvissuta Elisaveta Talpis compare nel testo. Soprattutto considerato che la linea di difesa del’uomo non è stata presa in nessuna considerazione dai giudici che l’hanno condannato all’ergastolo per omicidio volontario del giovane Ion, sentenza confermata in appello.

Spero sinceramente che questa sentenza di colpevolezza emessa dalla Corte europea divenga definitiva e che diventi il punto di partenza di una seria riflessione sul quel contesto discriminatorio che impedisce alle donne italiane vittime di violenza domestica e ai loro figli di godere del diritto di essere pienamente tutelati dalla legge.

Perché, sebbene questo in Italia ancora non sia chiaro a chi è chiamato ad esprimere delle valutazioni in materia di maltrattamenti in famiglia, quando un uomo è violento sono automaticamente vittime tutti i suoi familiari, non solo la donna che riporta lividi e lesioni, e tutti i suoi familiari hanno il diritto di ottenere protezione.

Ma soprattutto spero che questa sia solo la prima sentenza in questa direzione, e che potremo a breve leggere che anche la morte di Federico Barakat, come quella di Ion Talpis, ha ottenuto finalmente giustizia.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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3 risposte a L’Italia discrimina le donne

  1. Shonagh Mc Aulay ha detto:

    Oh, sorry, I didn’t see this and just sent you an English link

    shonagh

  2. . ha detto:

    Ricciocorno, questo è il livello di alcuni maschi italiani:
    http://www.questionemaschile.org/forum/index.php?topic=14376.msg167350#msg167350
    hanno già santificato tale Korwin-Mikke, la sua sparata misogina che ci ricorda tanto le frasi di Moebius sulla deficienza e inferiorità mentale della donna. Non a caso quei siti oltre a glorificare i serial killer (Lepin) glorificano anche i vari Moebius della storia, di cui l’ultimo di questi giorni è proprio questo tizio, Korwin-Mikke. Per assurdo, se venisse sanzionato, per la bestialità che ha detto ( “Le donne sono meno intelligenti, devono guadagnare meno degli uomini”) questi paladini della misoginia griderebbero “un nuovo martire! messo a tacere dalle nazifemministe che vogliono imporre a tutti il silenzio!”

    Ogni giorno questi personaggi si moltiplicano, marciano per presunti “diritti defraudati al maschio, privilegi che gli spettano per diritto” (attacandosi a varie ideologie, soprattutto fascismo e integralismo religioso, ma non mancano gli apologeti a un bel sessismo scientifico-darwiniano), nel silenzio pressoché quasi totale anche delle stesse donne (escludendo la minoranza che ci sta attenta a queste cose). Mi viene sempre più voglia di rinchiudermi in casa, sapendo che in Italia, nella nostra Italia che dovrebbe essere paritaria, antisessista ecc. questi putridi personaggi continuano a inquinare il web con i loro spazi misogini, feroci e sadici, tramando nell’ombra per portare via i diritti civili alle donne. Immagina come saranno i post a commento dell’8 marzo. Ah già, ma poi certe donne si permettono di scriverti che in Occidente il femminismo è inutile perché ormai non c’è più disparità e sessismo. certo, certo, basta cliccare su certi ambienti, per vedere come i pregiudizi misogini sono stati sgominati… c’è da rabbrividire a leggere certi post, su certi siti… e lo sai che alcuni di questi personaggi hanno anche figli e figlie? ti immagini come può crescere una bambina con un padre-mostro del genere? uno che santifica un Korwin-Mikke, un Moebius? a volte ci penso, quanto male possono aver fatto alle donne che comunque li hanno frequentati… 😦 e che per fortuna poi li hanno lasciati… ma resto agghiacciata a leggere ciò che scrivono sulle donne… mi domando davvero… se qualcuno tra quelli che scrivono su quei siti… sarebbe davvero capace di commettere un omicidio… sprizzano sadismo e pericolosità da ogni poro…

    • Antonymous ha detto:

      Condivido e non ci voglio cliccare nemmeno, lì, perchè purtroppo già ho letto in passato troppe discussioni in questo sito.
      Sono teorie molto contradditorie, per ogni contraddizione che trovano al femminismo (alla loro idea di femminismo, molto caricaturata) loro ne hanno molteplici. La donna meno intelligente, in passato ci si spiegava così perchè ci fossero meno donne a contribuire al progresso, poi è venuto fuori, naturalmente che il motivo era semplicemente l’oppressione ed il ruolo subalterno.
      Allo stesso tempo oggi c’è chi preferisce spiegare che guadagnino meno ritirando fuori questo, ma anche la versione più moderata per cui avrebbero statisticamente una minore attitudine al rivolgersi a certi campi e che il motivo sia biologico. Inoltre non è per la stessa mansione e lo stesso tempo di lavoro che vengono pagate meno.
      Se non che altri preferiscono ammettere che è questione di discriminazione camuffata da contrattazione “non sanno contrattare bene”.
      Ma questo è difficile dire che non sia un problema o una discriminazione, quando l’essere donne ha influenza sul proprio peso contrattuale presso la controparte, non so se ho inteso bene.
      Le mistificazioni più grandi, comunque sono da parte dei misogini.

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