… o altro

Nel mio post precedente, vi avevo invitato ad osservare questa immagine, utilizzata dal sito studiocataldi.it per illustrare l’articolo di Marino Maglietta sull’alienazione genitoriale.

Immagini simili le troviamo spesso accompagnate a testi sull’alienazione genitoriale.

Se alcuni siti si sforzano di rendere più neutra la narrazione, offrendoci l’immagine di un bambino disperato ma equidistante rispetto a due genitori in conflitto

è molto difficile trovare un’immagine nella quale il bambino è rappresentato accanto al padre e separato dalla madre.

Certo, con un poco di impegno, tutto si trova, ma generalmente la rappresentazione  dell’alienazione genitoriale è questa:

(potete sincerarvene aprendo questo link)

Questo avviene perché, a dispetto dei recenti tentativi di dimostrare che l’alienazione genitoriale non abbia nulla a che fare con la discriminazione genere, chiunque scriva di alienazione genitoriale è concorde nell’affermare che c’è una netta preponderanza di donne fra le persone pervase dal desiderio di “distruggere” gli ex partner, che usano i figli per raggiungere l’obiettivo:

Questo articolo (“Figli contesi da genitori in guerra” – Camerini & Pingitore, Psicologia Contemporanea, maggio-giugno 2015) descrive perfettamente le immagini: da una parte si schierano mamma e figlio, dall’altra il padre.

Nessuno di questi articoli fornisce contestualmente una spiegazione di questa tendenza delle donne ad indulgere in simili comportamenti, limitandosi ad informarci che “il genitore ingiustificatamente allontanato è più spesso il padre”.

Richard Gardner, l’inventore della Sindrome da Alienazione Genitoriale, aveva invece delle idee ben precise sul perché il genitore alienante è per lo più donna, come possiamo leggere qui:

Idee che, naturalmente, non trovano nella scienza alcun conforto.

La convinzione che la donna sia, per sua stessa natura, subdola, manipolatrice, bugiarda e anche masochista, costituisce la premessa necessaria senza la quale la teoria di Richard Gardner e le speculazioni dei suoi epigoni non stanno in piedi.

Infatti, diffondere la notizia dell’esistenza di una invisibile e diffusa violenza delle donne contro gli uomini, agita in un modo così infido e strisciante da risultare invisibile a chi effettua rilevazioni statistiche sulla violenza domestica, è una delle principali attività di chi discute di bigenitorialità, tutela dei minori e alienazione genitoriale.

Attività accompagnata da una martellante campagna contro il concetto di femminicidio.

Questo aspetto della questione non sembra minimamente turbare i sempre più numerosi fan della teoria e per lungo tempo mi sono chiesta se non fosse perché questo paese è talmente intriso di maschilismo che frasi come “le donne provano piacere nell’essere picchiate in quanto ciò rappresenta il prezzo da pagare per guadagnare la gratificazione di ricevere lo sperma” lasciano il lettore/la lettrice medio/a del tutto indifferente.

Qualche volta, invece, mi trovo a pensare che forse, più semplicemente, questo aspetto sia sconosciuto ai più.

E’ quello che ho pensato, ad esempio, nel leggere questa lettera pubblicata il 24 aprile nella rubrica Italians del Corriere:

Questa signora, che intendeva partecipare ad un convegno di aggiornamento professionale per sentir parlare di un “tema serissimo”, si è ritrovata invece nel bel mezzo di un “processo alle donne“, condotto con toni ed argomenti che l’hanno lasciata sgomenta.

E’ evidente che la signora Guglielma Vaccaro non si era mai resa conto che il “tema serissimo” consiste proprio in un “processo alle donne”, già condannate prima di qualsivoglia dibattimento in virtù del loro sesso.

A dimostrarlo basta la sentenza che condannò una madre per NON aver commesso ciò che le veniva imputato, della quale abbiamo già parlato.

Non per nulla, il cortometraggio al quale accenna nella lettera si intitola “Mamma non vuole”.

(Il famoso cortometraggio cui si è prestato Giancarlo Giannini, spezzandomi il cuore.)

A nascondere il maschilismo che è alla base del costrutto dell’alienazione genitoriale, la propaganda ci prova disperatamente. Ma esso è il nocciolo della questione, ed occultarlo è troppo arduo anche per gente abile come chi si occupa di questa faccenda da anni indubbiamente è.

Per questo motivo, persino persone assolutamente convinte della fondatezza della teoria di Richard Gardner come Gugliela Vaccaro, si trovano ad un certo punto a sospettare

“si usa l’alienazione genitoriale, che esiste, per tutelare il minore, o altro?”

C’è dell’altro, c’è soprattutto altro.

Nella speranza che la lettera a Severgnini sia solo il principio di una più massiccia presa di coscienza del legame che c’è fra la diffusione di costrutti pseudo-scientifici come l’alienazione genitoriale e la discriminazione di genere, vi rimando ad un saggio sull’argomento del sociologo Michael G. Flood:

I papà separati e la violenza contro le donne

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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31 risposte a … o altro

  1. Andrea Mazzeo ha detto:

    Mi permetto una piccola correzione; per i padri separati le donne malevoli e manipolatrici sono le loro ex. Per estensione lo diventano tutte le altre tranne le loro nuove compagne; queste ultime lo diventeranno qualora si separino mandando al diavolo il suddetto. Che così troverà un nuovo motivo per sostenere che tutte le donne sono malevoli. Non è che sarà mai sfiorato dal pensiero che forse lo stronzo è solo lui.

  2. Paolo ha detto:

    le donne sono manipolatrici nè più nè meno degli uomini, questo è il punto, le associazioni di “papà separati” le dipingono come tutte subdole contrapposte a uomini tutti santi e questo è puro maschilismo. Su questi temi, ricciocorno, sono pienamente d’accordo con te

  3. IDA ha detto:

    L’ha ribloggato su Un disinvolto mondo di criminali.

    • paolam ha detto:

      Criminali è l’aggettivo giusto. Criminali e complici di criminali, se quella roba è davvero il prodotto nientepopodimeno che di un master universitario, curato dalla mia università di provenienza. Avevo visto l’inettitudine, ma la criminalità ancora no.

  4. paolam ha detto:

    Cara Ricciocorno, ho letto le elucubrazioni del tal Gardner e ti chiedo: ma lo hanno indirizzato ad adeguate cure psichiatriche? Quella roba sembra il prodotto di un alcolista in crisi di ebbrezza complicata al bar, su una base di patologia psicotica grave, di non saprei quale tipo.

  5. IDA ha detto:

    C’è altro, molto altro..
    Immagino lo stupore e lo sgomento della Dr.ssa Vaccaro quando si è ritrovata in quella sala. Un corso di aggiornamento patrocinato da un’associazione dei padri separati, che per lei non è un problema, io ritengo di si, dal momento che i padri separati non sono una terzietà, ma sono parte in causa. Bisognerebbe anche smetterla di garantire coperture economiche e istituzionali a queste organizzazioni e soprattutto di garantirli l’alone di imparzialità, obiettività e terzietà che certamente non hanno. Invece patrocinano corsi di aggiornamento per avvocati divorzisti, per CTU, corsi universitari ecc.. in contemporanea fanno campagne denigratorie nei confronti dei centri anti-violena, con conseguenza di una continua riduzione dei fondi e la chiusura degli stessi.. Strano!
    Ma l’associazione delle madri separate non c’è? Eppure l’istat ci dice che dopo il divorzio le donne stanno peggio degli uomini, anche se il luogo comune ci dice che il 90% degli uomini separati dormono sotto i ponti, e mangiano alla caritas, anche se i dati ci dicono che gli uomini sono l’8% a rischio povertà e le donne il 26% molte delle quali hanno i figli a carico e sono sostenute economicamente dai genitori, perché il sontuoso e ricchissimo assegno dell’ex coniuge non arriva in alcuni casi non se lo possono permettere (22%) in altri non lo vogliono pagare (46%). Di fatto si ritrovano da sole a mantenere i figli e chiedere aiuto economico ai genitori (62%) o ai fratelli e sorelle (15%). Ma questi sono problemi non percepiti e ignorati.
    Vediamo ora il famoso “fenomeno”: In Italia ogni anno ci sono circa sessanta mila tra separazioni e divorzi che coinvolgono figli minori. Ora io non nego che ci possono essere madri che strumentalizzano il figlio per propri interessi, ma voglio sapere quante sono? Tutte? Nessuna? Non si sa, non ci sono i dati. E sembra che a nessuno interessi avere e conoscere questi dati, soprattutto ai padri separati. Mi chiedo che “fenomeno” è se non è quantificabile? Se non si può determinare, calcolare, quantificare, cos’ è???? È un qualcosa di aleatorio e come tale è imprevedibile e incalcolabile?
    Noi sappiamo: Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Figli che hanno assistito ad episodi di violenza sulla propria madre(dal 60,3% del dato del 2006 al 65,2% rilevato nel 2014). Le donne separate o divorziate hanno subìto violenze fisiche o sessuali in misura maggiore rispetto alle altre (51,4% contro 31,5%). Quasi il doppio. Le donne che hanno subìto una storia di stalking da parte del proprio ex partner, l’hanno avuta il 38,7% negli ultimi 5 anni ed il 14,8% negli ultimi 12 mesi. Senza contare la media di 115 donne uccise all’anno dal compagno o ex. ( 2010-2014)
    Si può calcolare tutto escluso appunto il famoso “femomeno”, “che fonda la sua radice in un disturbo della personalità del genitore che assume, anche inconsciamente, atteggiamenti manipolativi ai danni dei figli.” Un disturbo della personalità che non può essere quantificato.
    http://www.istat.it/it/files/2015/11/Matrimoni-separazioni-e-divorzi-2014.pdf
    http://www.istat.it/it/files/2011/12/StatisticaFocusSeparati-06-12-11.pdf
    http://www.istat.it/it/files/2015/06/Violenze_contro_le_donne.pdf

  6. gattarruffata ha detto:

    Ma soprattuto mi chiedo:
    se i padri separati hanno tutti questi problemi di liquidità, come fanno a finanziare tutte queste iniziative? La puzza di bruciato la sento solo io?

    • paolam ha detto:

      🙂

    • Morgaine le Fée ha detto:

      Eh, ma infatti.
      Secondariamente: perché queste associazioni di padri non si battono anche per il congedo parentale alla scandinava (genitori che si dividono il congendo)? Perché non si battono contro, diciamo, il mobbing verso i padri che chiedono i permessi quando i figli sono malati?
      Se vogliono l’affido condiviso (=cure condivise) devono dimostrare di aver diviso equamente il lavoro di cura parentale giá da prima del divorzio. Se lo devono guadagnare.

  7. RossaSciamana ha detto:

    E poi ci si domanda perché nelle culture matri focali non esiste la figura del padre…. perdona la freddura ma secondo me era appropriata. Il maschilismo è oggettivamente una piaga, ed è esattamente quello il centro della questione che hai sollevato in più di un post rispetto all’alienazione genitoriale e non solo.
    Personalmente non mi ha stupito leggere che la donna che voleva partecipare al convegno si sia ritrovata nel mezzo di un processo alle donne, vanno di moda questi processi nel patriarcato (leggere Malleus Maleficarum e non solo…. ma ne cito uno a caso, tra cui scegliere…..) si potrebbe parlare anche di matrimonio, di monogamia imposta e appunto come fai te spesso di rapporti di forza che fanno da corollario a pratiche e istituti che nascono con le società capitalistiche e patriarcali, appunto come “l’amore per tutta la vita con un unica persona” tramite contratto matrimoniale, cose inesistenti ad esempio nel popolo Mosuo, anche qui tanto per citarne uno.

    • Paolo ha detto:

      la monogamia può anche non essere imposta, può essere ed è una scelta di due persone che si amano. E sì è raro ma è possible amare lo stesso uomo o la stessa donna per sempre, è raro ma può succedere. E quando ti innamori anche se razionalmente sai che potrebbe finire devi scommettere che possa durare altrimenti non vale la pena di amare. Io la penso così. Con tutto il rispetto per i moso il cui stile di vita non mi pare esportabile

      • RossaSciamana ha detto:

        La parola innamoramento nel patriarcato presume l’adesione ad un concetto (anch’esso patriarcale) quello di romanticismo, ovvero una manipolazione. PS: Pensala come ti pare io sono stata chiara, ho detto che è un modello culturale e oddio! che hai paura? eh si se dici “non è esportabile” tranquillo il matriarcato non impone come il patriarcato, ma non ci riuscite proprio a distaccarvi dai vostri modelli, è storia di almeno 5000 anni, praticamente nulla nella storia dell’umanità ma sufficente per imporli quei modelli. Ciao.

      • RossaSciamana ha detto:

        Devi? e mica è obbligatorio, perché si deve? se non c’è più rispetto, se non ci si conosce più? fanno bene i Mosuo appunto, quando finiscono determinate caratteristiche non deve, ma anzi deve finire una storia, una forzatura è una violenza, ma appunto tornano i modelli culturali, politici etc…. che tanto piacciono al patriarcato, grazie Paolo hai dimostrato che ciò che dico è realtà. Dovere non fa rima con amore, ma fa rima con una società che instilla specifici modelli e ruoli, amare vale la pena quando si ama non quando si deve amare. Amore è libertà nel rispetto dell’altra o dell’altro non obbligo di alcun tipo se non quello appunto al rispetto della libertà propria e altrui.

      • Paolo ha detto:

        amore è libertà nel rispetto dell’altro e dell’altra è esattamente quello che penso anch’io, e penso che questo sia assolutamente compatibile con la passione erotica e il romanticismo. E si quando mi innamoro di qualcuno io spero che possa dirare per sempre, se non va così è un peccato ma lo accetto. Comunque non ci capiremo mai: tu sei convinta che l’innamoramento e il romanticismo siano invenzioni malvagie del patriarcato io penso che siano cose bellissime se vissute in maniera sana, sono sentimenti che la gente prova, emozioni che fanno parte della vita e non si possono sradicare. Se vuoi considerarmi un maschilista patriarcale perchè credo nel romanticismo fa pure.

      • RossaSciamana ha detto:

        Il romanticismo è un costrutto patriarcale come anche instillare l’idea della perdita e dell’abbandono per cui poi molte donne sopportano angherie e violenze, proprio per la paura della fine (la fine di cui parli te Paolo), tutto è servito a far si di creare un matrimonio dove prima c’era la libertà di amare e si sapeva che ogni esperienza di vita ha una fine e una rinascita simboleggiata dal cambiamento.
        Il romanticismo non è un sentimento è una cultura, l’innamoramento è invece una fase nella quale si attivano specifiche molecole nel corpo che poi vanno pian piano normalizzandosi per lasciare spazio ad altre sostanze, ma anche l’innamoramento nel sistema patriarcale viene presentato come altro rispetto a questa verità scientifica, viene presentato come l’inizio di una costruzione di un rapporto che deve rientrare in un contesto accettato e unico, quello appunto monogamico che dovrà proseguire per generare una famiglia che poi dovrà dare vita a dei figli o a delle figlie che saranno immesse anch’esse nella struttura capitalistica stratificata e che a loro volta devono generare etc….. ecco cos’è il vero controllo delle nascite, anche nei popoli matrilineari si controllavano le nascite e esisteva l’aborto (cosa che al patriarcato non piace) e questo avveniva perché non esiste solo la specie umana sulla terra, noi siamo solo una delle specie e procreare all’infinito ci consegna un mondo che lo vediamo benissimo dove è arrivato.

      • Paolo ha detto:

        ridurre l’innamoramento a delle molecole che si attivano..no, non ci siamo. A me sembra che le donne abbiano molta meno paura della fine rispetto agli uomini, sono gli uomini che più spesso non vogliono accettare la fine di un rapporto, sono loro più spesso a non capire che stare male per la fine di un rapporto è normale ma va accettato; amare qualcuno vuol dire anche capire quando non c’è più possibilità di tornare insieme (a volte c’è e a volte no) e accettarlo, vuol dire sopratutto non fare mai del male a qualcuno solo perchè ha deciso di lasciarti. Io credo che il romanticismo possa non essere patriarcale, il vero romanticismo non è maschilista. Chi ti ama non ti opprime, non ti picchia. La monogamia è una scelta

      • RossaSciamana ha detto:

        Calo dell’autostima e dipendenza spesso vengono generati dal romanticismo, anzi…. no spesso, mi correggo, nella stragrande maggioranza dei casi proprio perché al rispetto si sostituisce un costrutto che è quello romantico che (anche se un uomo o una donna non lo fanno volontariamente, do il beneficio del dubbio) crea appunto aspettative, proiezioni e dipendenza nelle donne, quindi ribadisco, è uno strumento manipolatorio del sistema patriarcale, e non lo penso solo io, ma poco importa, io la penso così, credo questo del romanticismo, e penso che dimostrare per dimostrare amore sia proprio il sistema più errato, una persona può dimostrarlo in 3000 modi differenti senza costruire arzigogolature come quelle del romanticismo che danno specifici risultati come ho scritto.

      • Paolo ha detto:

        il romanticismo non da’ per forza questi risultati, dipende da come è vissuto. non vedo come fare una cena romantica a due possa far calare l’autostima di un uomo o di una donna, non sto dicendo che se non si fanno cene romantiche non ci si ama. Ed è ovvio che se tuo marito ti cucina una cenetta a lume di canela e poi ti picchia non c’è nulla di romantico, e non è amore. Dico però che in questi gesti romantici, piccoli o grandi che lui fa per lei o lei fa per lui non c’è nulla di maschilista nè di sbagliato

      • Possibile che riesci sempre a spostare l’attenzione dal tema del post?

      • RossaSciamana ha detto:

        Senti io non cerco di convincerti dico solo la mia. Ho terminato Paolo, buona giornata

    • Antome ha detto:

      Intendi la figura del padre come genitore di sesso maschile o il ruolo del padre come distinto e specifico in una divisione patriarcale dei ruoli genitoriali? La figura del padre ritenuta indispensabile e oggi calpestata, secondo parte delle suddette associazioni ed indubbiamente della loro propaganda? Ovviamente io penso che la nostra non debba essere una propaganda speculare, ma un punto di vista, una riflessione sui fatti?
      E’ interessante l’idea di amore romantico come patriarcale, anche se io tendo a ritenere patriarcale ciò che tende ad imporre una divisione dei ruoli specifica, narra dal punto di vista maschile come protagonista e la figura femminile è relegata ad un ruolo passivo. Indubbiamente una parte dell’amore romantico vede questo tipo di ruoli.
      Siamo anche d’accordo che c’è una differenza tra maschile e patriarcale e che non tutto ciò che è prodotto da un uomo è patriarcale se il contesto sociale è diverso e l’uomo in questione non condivide la suddetta cultura? Certo la nostra società ne ha ancora l’influsso, ma sia donne che uomini, ne sono appunto influenzati.
      E’ interessante capire quanto dell’innamoramento sia culturale e quanto no, perchè indubbiamente la chimica è presente, anche se è molto condita. Non necessariamente tutto ciò è negativo, a parte forse l’apparente glorificazione del tratto ossessivo compulsivo. Ma vale per uomini e donne, in parte, come direbbe Paolo :).

      • Paolo ha detto:

        l’innamoramento non si può ridurre alla cultura. E il romanticismo non è patriarcale, dipende da come lo si vive

      • RossaSciamana ha detto:

        Il matrilinearismo non è speculare al patriarcato, e nelle società matrifocali esiste lo zio ovvero il fratello della madre, quindi un parente collegato alla madre, e la linea di discendenza è matrilineare appunto, (sono società dove pedofilia e stupro e forme coercitive e strumentali verso la prole non esistono) quindi questo intendo, non esiste di fatto la figura del padre ma spesso si giudicano le società a linea materna come speculari a quelle patriarcali, è anche questa una modalità patriarcale di giudicarle.
        Sono d’accordo quando dici che maschile e patriarcale sono differenti, infatti nelle culture Gilaniche (come le definisce la Gimbutas) ci sono compiti, non ruoli, e il maschile svolge mansioni e non ricade in ruoli dati da una cultura (come nel patriarcato). Conta proprio il contesto sociale, conta anche nel plagio, nelle strumentalizzazioni dei figli come illustra il testo di Ricciocorno, e il contesto che genera un sedicente diritto dei padri nella fattispecie, è appunto un contesto sociale patriarcale, ne maschile ne matrilineare.

      • Antome ha detto:

        Ciao di nuovo. Ho ben chiaro che le società matrilineari non sono affatto speculari al patriarcato, io per speculare mi riferivo ad un’esortazione autocritica, essendo consapevoli della propaganda degli altri, di non ricadere in una propaganda uguale e contraria con le stesse fallacie, pur essendo consapevole che tutti abbiamo dei bias, ma era in direzione generale e specialmente autocritica per ricordarmelo, non una accusa ad alcuno :).
        Sono d’accordo con Paolo, in certi casi sarebbe come dire che l’astronomia è patriarcale perchè è stata rivoluzionata da Galileo, ovviamente in un periodo in cui alle donne veniva negato l’accesso a ciò. Chiaramente il romanticismo è un epos, un’atmosfera invece, più che una sapienza, che risentiva certo del contesto del tempo, e i ruoli, in questo tipo di amore erano forse un’estensione della cavalleria e dell’amor cortese. In casi però come Romeo e Giulietta, questo rapporto era reciproco e orizzontale nella passione e nell’essere disposti ad uccidersi per l’altro, alla fine è infatti Giulietta che si uccide. Anche se è Romeo a combattere a duello, quindi l’elemento cappa e spada è esclusiva maschile, ma in quel periodo sarebbe stato fuori dal mondo il contrario. Non so però che conclusione trarre da ciò.
        Interessante la disamina della società matrilineare, vuoi dire quindi che non è in uso che la coppia rimanga unita nel tirare su i figli? Io alla fine come padre e madre intendo questo, non deve essere necessariamente patriarcale, semplicemente una coppia che accudisce i figli, che può essere di uomini e donne, uomini o donne, genitori biologici e non. Senza escludere casi come quelli di questa società dove, mi dici, il fratello dello madre ha una mansione paragonabile al padre.
        Se ci sono mansioni in base al sesso- genere culturalmente definite, si parla comunque di ruoli e di ruolo maschile. Si può prendere esempio da queste culture gilaniche ed osservarle per capirne le dinamiche ed il perchè siano più evolute di quella patriarcali, tralasciando il “progresso”, la cui presunta mancanza i maschilisti sono lesti ad attribuire alla presunta inefficienza di una società diversa da quella patriarcale :).
        Tuttavia la coppia può esistere anche senza il fardello patriarcale del ruolo tradizionale paterno e il padre è tale nella semplice condivisione del progetto di coppia, che ha dato alla luce il figlio, anche se mi rendo conto che può rischiare di oggetificare anche il bambino come “frutto” o “progetto”, ma è ben lungi dalle mie intenzioni difendere la degenerazioi proprietaria della concezione familiare attuale.

      • Paolo ha detto:

        “Anche se è Romeo a combattere a duello, quindi l’elemento cappa e spada è esclusiva maschile, ma in quel periodo sarebbe stato fuori dal mondo il contrario. Non so però che conclusione trarre da ciò.”

        ti sei risposto dal solo: in quel periodo era così, e shakespeare raccontava quel periodo

      • Morgaine le Fée ha detto:

        Non sono molto d’accordo con RossaSciamana sull’affermazione che il romanticismo sia un prodotto del patriarcato.
        In parecchi casi di culture patriarcali, tra cui spiccano soprattutto quelle in cui vige il principio del cosiddetto “onore”, l’unione tra un uomo e una donna é deciso dalle famiglie o dall’uomo (e sua famiglia d’origine). La donna é merce di scambio che non ha parola sul matrimonio (vedasi anche: le spose bambine), destinata ad un ruolo di fattrice e reclusione. La sua sessualitá é repressa e controllata, il suo desiderio é considerato ininfluente e osteggiato.
        A me questa sembra proprio la negazione totale del romanticismo, nel quale il desiderio e l’innamoramento reciproco di entrambi i partner viene invece esaltato.
        Eventualmente il patriarcato interviene nel decidere i ruoli dell’uomo e della donna nel gioco amoroso romantico, ma resta il fatto che nella relazione romantica le parti si sono scelte liberamente e il coinvolgimento é descritto come forte e reciproco sia per l’uomo che per la donna.

  8. RossaSciamana ha detto:

    Allargo un attimo il discorso ripartendo da questo concetto: “procreare all’infinito ci consegna un mondo che lo vediamo benissimo dove è arrivato.”
    E’ il famoso:
    “crescete e moltiplicatevi” della religione cristiana patriarcale, dove i figli diventano prodotti da immettere in una società che separa i corpi, oggettivizzandoli ad esempio, oppure dove si scambia un sentimento per una cultura che porta dietro di se concetti come dominazione e rifiuto della fine.

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