E’ impossibile considerare la gestazione alla stregua di un lavoro o di un servizio

E’ impossibile considerare la gestazione alla stregua di un lavoro o di un servizio, come il servizio militare. Si aggredisce più in profondità la vita di una donna imponendole il parto, che subordinando a ferrei regolamenti le normali occupazioni dei cittadini: nessuno Stato ha mai osato istituire il coito obbligatorio. (…) Non si possono costringere le donne a partorire: tutto ciò che si può fare è imprigionarle entro situazioni in cui la maternità sia per lei l’unica via d’uscita: la legge o i costumi le impongono il matrimonio, si vietano le misure antifecondative e l’aborto, si proibisce il divorzio. (…) Non è possibile considerare la donna solo una forza di produzione (…) Il rapporto sessuale che unisce la donna all’uomo non è lo stesso ch’egli ha con lei; il legame che la unisce al figlio è irriducibile ad ogni altro. (…) Rivendicare per lei tutti i diritti, tutte le possibilità dell’essere umano in generale, non significa che non si debbano avere occhi per il suo problema speciale. E per conoscerlo, bisogna andare oltre il materialismo storico che vede nell’uomo e nella donna soltanto delle entità economiche.

Simone De Beauvoir, “Il secondo sesso” (pag. 76-77, Il Saggiatore, 2008)

In questi giorni su facebook impazza la polemica attorno ad un comunicato stampa di Arcilesbica Nazionale, accusato di “sostenere chi predica odio” (come si può leggere qui) e di aver scelto “la via più facile e mediaticamente più efficace, attraverso i social network, per inasprire la polemica e cercare visibilità“, screditando così “chi la pensa diversamente” ed “ergendosi a detentori e detentrici della verità o del vero femminismo” (scrivono Beatrice da Vela e Benedetta Pintus).

Quest’ultima accusa, a mio avviso, è ancora più pesante di chi associa Arcilesbica Nazionale a Mario Adinolfi e alle truppe del Family Day: quello che si sostiene è che l’interesse di Arcilebica non nasca – come affermato nel comunicato – dal sincero desiderio di sollecitare “un reale dibattito culturale, che tenendo presenti tutte le opinioni in campo,” chiarisca “i veri termini del conflitto” in materia di maternità surrogata, bensì dalla volontà di strumentalizzare “quello che potrebbe e dovrebbe essere un dibattito per affossare la fazione opposta“; è un gioco di potere”, leggiamo su Pasionaria.it, che Arcilesbica Nazionale, con grande cinismo, starebbe giocando sui corpi delle donne.

Quest’ultima accusa è molto comune nei dibattiti attorno a qualsiasi tema e svolge una funzione importantissima: sposta l’attenzione di chi legge dall’argomento oggetto del conflitto – in questo caso la maternità surrogata – ad uno dei soggetti che si esprime nel dibattito e alle sue recondite motivazioni.

Inoltre, è un’accusa alla quale non si può ribattere in alcun modo: come diamine potrebbe un soggetto mostrare quali sono le “reali intenzioni” che muovono le sue azioni? Ciò che si può vedere sono solo le azioni, le motivazioni sono invisibili a chiunque non sia il soggetto che agisce.

Questo genere di accuse è perciò estremamente frustrante per chi le riceve.

Lo so perché io le ricevo piuttosto spesso.

Andiamo a vedere nel dettaglio cosa scriveva su facebook Arcilesbica Nazionale il 24 maggio:

“COMUNICATO STAMPA

UTERO IN AFFITTO/AI PRIDE SI EVITI LA PROPAGANDA E SI PROMUOVA UN VERO CONFRONTO

Inizia la straordinaria stagione dei Pride 2017 che in Italia porterà i colori del Rainbow a sfilare o essere presenti in oltre 20 città. Grandi e piccoli capoluoghi del nostro paese saranno attraversati dalla festa dell’Orgoglio lgbtiqa, che racconta quanti passi in avanti si siano fatti lungo gli ultimi decenni, soprattutto con l’emersione dalla clandestinità sociale di milioni di persone.

I Pride sono per chi vi partecipa anche percorsi di riflessione e elaborazione prima della sfilata finale. Da sempre la comunità lgbtiqa produce obiettivi che ci accomunano, come pure differenze di opinione, in particolar modo su temi di conflitto politico e culturale.

Abbiamo letto che sulla Gestazione per Altri in alcuni documenti approvati dai Comitati organizzatori dei Pride si esprime una forte critica nei confronti di chi è contrario/a all’utero in affitto, mettendo in dubbio la coerenza di chi ha difeso negli anni passati la autodeterminazione delle donne.

Si tratta di giudizi e soprattutto di pregiudizi che suscitano stupore, soprattutto perché non è stato finora mai possibile un reale dibattito culturale, che tenendo presenti tutte le opinioni in campo, chiarisse i veri termini del conflitto.

Liquidare in poche battute una questione che trasversalmente sta provocando confronti appassionati, preclude la possibilità che il libero pensiero continui ad essere una delle caratteristiche fondanti del movimento e della comunità lgbtiqa italiana.

Nel dichiararci parte integrante della comunità lgbtiqa e/o del movimento delle donne e coerentemente avversari/e dell’assoggettamento, sia tradizionale sia neoliberale, della vita umana, ribadiamo che la maternità non può essere mercificata, né un figlio può essere donato, se non ledendo il diritto preminente delle bambine e dei bambini di mantenere, là dove c’è, una relazione stabile con la madre.

Siamo come sempre disponibili a confronti pubblici aperti e approfonditi sul tema.”

Una critica che ho letto riguarda proprio il titolo, che principia con “Utero in affitto”.

Prima ancora del contenuto è la scelta lessicale, ha replicato Rossana Praitano,  a sancire il “suicidio politico fulminante” di Arcilesbica Nazionale; aggiunge Praitano:

“Usare in questo caso, con puntualità e senza remore, ‘le parole del nemico’ significa appropriarsene, condividerne lo spirito, contribuire alla strategia della confusione e dello scandalo, allearsi con esso.”

La tesi è questa: siccome l’espressione viene utilizzata dai nemici della comunità LGBT (parliamo di Adinolfi & Co, immagino) ed accuratamente evitata da chi è favorevole ad una regolamentazione della GPA commerciale, sceglierla significa “allearsi con il nemico”.

“Utero in affitto” è considerata un’espressione dispregiativa, secondo me, perché pone l’accento sull’aspetto “economico” del fenomeno. La parola “affitto”, infatti, rimanda immediatamente al pagamento, al denaro, un aspetto che chi usufruisce della surrogacy descrive come del tutto marginale.

A prescindere da fatto che la GPA venga formalmente retribuita o no, si preferisce usare la parola “dono”, un termine, a mio avviso, estremamente inappropriato; come ci dicono gli studi da Marcel Mauss in avanti, sebbene il dono presupponga l’obbligo della reciprocità, questa è una cosa molto diversa dallo scambio mercantile. Il dono neccessita della gratuità del dare per svolgere la sua funzione di rafforzamento dei legami sociali fra chi dona e chi riceve, una funzione che non è svolta dalla gestazione per altri, visto che – ce lo dicono i suoi stessi sostenitori – essa serve a “fare le famiglie” (famiglie dalle quali la gestante è esclusa; non per nulla le surroganti sono associate alle supereroine, personaggi che sacrificano la loro felicità personale allo scopo di salvare l’umanità, per poi rintanarsi nell’oblio dell’identità segreta).

Mi domando: il fatto che io sia critica nei confronti dell’utilizzo della parola “dono” o nei confronti di espressioni come “il dono della vita” (“donare un bambino” non viene mai detto, fateci caso; secondo me perché implicherebbe una deumanizzazione dello stesso, piuttosto che una lesione del “diritto ad avere una madre”, come denuncia invece Arcilesbica Nazionale), e ritenga molto meno ipocrita l’espressione “utero in affitto”, mi rende automaticamente un’alleata degli estremisti del Family Day?

Come ho scritto qui, tutta la retorica del dono associata alle donne e al loro “potere” di farsi strumento della vita e quindi portatrici di felicità, un potere associato alla “naturale” cacità di farlo mosse esclusivamente dall’altruismo, è presente in chi promuove la gestazione per altri negli stessi termini in cui è presente fra i cattolici che la contestano: “noi siamo quelle che danno la vita, biologica e non. Noi siamo quelle che aiutano la vita quando è più debole” tuona dal suo blog Costanza Miriano, riferendosi al ruolo delle donne nel mondo.

Questa coincidenza nelle scelte lessicali rende i favorevoli ad una depenalizzazione della maternità surrogata in qualche modo “alleati” di Costanza Miriano?

Direi proprio di no. La questione è molto più complessa di così.

Ma andiamo avanti nella lettura del comunicato.

Se Pasionaria.it accusa Arcilesbica Nazionale di aver voluto “rinfocolare una polemica” allo scopo di guadagnare in visibilità e quindi ottenere un qualche potere, le motivazioni addotte da Arcilesbica sono diverse:

“Abbiamo letto che sulla Gestazione per Altri in alcuni documenti approvati dai Comitati organizzatori dei Pride si esprime una forte critica nei confronti di chi è contrario/a all’utero in affitto, mettendo in dubbio la coerenza di chi ha difeso negli anni passati la autodeterminazione delle donne.”

Il comunicato stampa sarebbe dunque una risposta pubblica ad alcuni documenti “approvati dai Comitati organizzatori dei Pride” nel quali è sancita l’incompatibilità di una posizione ostile alla regolamentazione della maternità surrogata con la difesa dell’autodeterminazione delle donne; uno di questi documenti (se ne parla in un post successivo al comunicato) denuncia

una indegna alleanza tra le forze reazionarie e alcuni esponenti del mondo politico-culturale che rivendicano per sé anni di impegno sul fronte dell’emancipazione delle donne. È quanto accaduto, in particolare, con le polemiche riguardanti la gestazione per altri, alimentate da persone che se in passato hanno combattuto in difesa della libertà di autodeterminazione delle donne, al contrario oggi pretendono di limitarla, finendo con il tendere pericolosamente la mano a quello stesso patriarcato per anni avversato“.

Il documento politico cui Arcilesbica Nazionale fa riferimento si può leggere qui; questo documento, stilato prima del comunicato stampa di Arcilesbica Nazionale e altrettanto pubblico, parlando di gestazione per altri si arroga il diritto di stabilire cosa sia “vero femminismo“, puntando il dito contro “inaspettati alleati” del patriarcato che mirano a limitare la libertà della donna.

Inaspettati davvero, visto che fra essi troviamo anche Simone De Beauvoir.

Di fronte a giudizi tanto perentori, Arcilesbica Nazionale ha sentito il bisogno di replicare invitando pubblicamente tutti i partecipanti al Pride ad un confronto più rispettoso del libero pensiero:

Liquidare in poche battute una questione che trasversalmente sta provocando confronti appassionati, preclude la possibilità che il libero pensiero continui ad essere una delle caratteristiche fondanti del movimento e della comunità lgbtiqa italiana.

Alla luce della successione cronologica degli eventi, trovo ingiusto – a prescindere dalla mia personale posizione sulla maternità surrogata – accusare Arcilesbica Nazionale di aver voluto “rinfocolare” o “inasprire il dibattito”, perché il dibattito era già piuttosto aspro.

E’ altrettanto ingiusto accusarla, essendosi definita “parte integrante della comunità lgbtiqa e/o del movimento delle donne”, di voler parlare “a nome di tutta la comunità lgbti e di tutti i movimenti femministi, rappresentati falsamente come blocchi monolitici“.

Quella di Arcilesbica Nazionale mi sembra a tutti gli effetti una risposta a chi, nello stilare un documento ufficiale e pubblico, ha voluto escludere dalla comunità lgbti e dai movimenti femministi tutti coloro che assumono una posizione critica nei confronti della riduzione della gestazione ad un lavoro o un servizio.

Ringrazio pertanto Arcilesbica Nazionale per il comunicato stampa, al quale mi associo ribadendo che la maternità non dovrebbe essere mercificata.

 

Il perché l’ho scritto qui:

Il corpo della madre surrogata

Perché essere critici nei confronti della surrogacy non significa essere omofobi

Surrogacy e povertà

Di surrogacy, amore e sacrificio

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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5 risposte a E’ impossibile considerare la gestazione alla stregua di un lavoro o di un servizio

  1. IDA ha detto:

    Non è solo frustrante ma è anche e soprattutto un comportamento autoritario.
    Arcilesbica ha posto un problema reale, un problema di democrazia e di rispetto per chi ha opinioni differenti. Nella risposta c’è arroganza e presunzione, non è il momento? E quando è il momento? E poi chi lo stabilisce quando è il momento giusto? Non è il posto giusto? Nelle sedi deputate?
    “Siamo convinte che avanzare dubbi e discutere degli aspetti problematici della gpa, non solo sia lecito, ma doveroso.” E poi stabiliscono arbitrariamente che non c’è nessun dibattito. E come sempre si ribalta la frittata, accusando gli altri di screditare chi la pensa diversamente e considerarsi detentrici della verità, io nel comunicato queste cose non le ho lette. Poi la ciliegina: “polarizzare le posizioni e radicalizzare lo scontro”. Retorica autoritaria, paternalista e presuntuosa.
    Notare che in tutto questo non si entra mai in merito della questione perché c’è sempre qualcuno che deve stabilire i tempi e i modo giusti.
    È lecito prendere le distanze dal comunicato dell’arcilesbicha, ma non si capisce il perché, non portano nessuna argomentazione ma solo pregiudizi e insinuazioni.
    Sono certa che i concetti di “libera scelta” e “autodeterminazione” che hanno Beatrice da Vela e Benedetta Pintus sono differenti da quelli che ho io, con la differenza che pensano che l’unica definizione giusta sia la loro.
    Come hai fatto notare nel post precedente c’è la tendenza a non argomentare ma a dare etichette e aggettivi alla parte “avversa” mettendo sempre in dubbio la buona fede dell’interlocutore.
    Oramai sono vecchia, io ne ho viste anche troppa di questa gente, che usa questa retorica, queste strategie per silenziare gli altri.
    L’articolo di Dario Accolla, sul fatto, http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/26/madri-surrogate-le-donne-che-lo-fanno-per-scelta-ne-schiave-ne-sfruttate-ne-vittime/3477053/ mi ha fatto male, che ho deciso che non lo leggo più, ma ormai non leggo più nulla.

  2. paolam ha detto:

    “Oportet ut scandala eveniant” = Era l’ora. Torniamo al femminismo. Torniamo alle grandi pensatrici lesbiche autrici del femminismo, non del lgbtqiaxz

  3. ... ha detto:

    “Liquidare in poche battute una questione che trasversalmente sta provocando confronti appassionati, preclude la possibilità che il libero pensiero continui ad essere una delle caratteristiche fondanti del movimento e della comunità lgbtiqa italiana.
    Nel dichiararci parte integrante della comunità lgbtiqa e/o del movimento delle donne e coerentemente avversari/e dell’assoggettamento, sia tradizionale sia neoliberale, della vita umana, ribadiamo che la maternità non può essere mercificata, né un figlio può essere donato, se non ledendo il diritto preminente delle bambine e dei bambini di mantenere, là dove c’è, una relazione stabile con la madre.
    Siamo come sempre disponibili a confronti pubblici aperti e approfonditi sul tema.”
    Se la maternità non può essere mercificata, a che pro confrontarsi? I pro life non si confrontano, pensano che l’aborto è un omicidio e coerentemente combattono chi la pensa diversamente. Come se la lega x contro lo stupro concludesse il comunicato dicendo “siamo aperti al confronto”. Come può esserci libero pensiero in questo senso? E perché dunque voler far parte di una comunità che pensa cose aberranti?

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