La bambinata

“Come lo vogliamo chiamare… definire… bambinata… forse è il termine… un termine… ma è successo, è un fatto isolato… purtroppo… ma sono tutti minori… dai minori che cosa si può aspettare? [domanda del giornalista: che violentino una ragazza?] No, nel modo più assoluto. E’ successo, ormai è passato.”

fonte

Il male, in un certo senso, è reciproco. Ovviamente la vittima è la ragazza, ma credo che anche i ragazzi siano loro stessi vittime, anche se hanno commesso del male che è giusto anche tra virgolette che scontino, ovviamente non solo per il gusto di scontare, di vendicarsi, dobbiamo un attimo distinguere quella che è la giustizia dalla vendetta, la giustizia ci serve per redimerci, per convertirci, diremmo in linguaggio evangelico, per cambiare vita.”

fonte

Più o meno un anno fa, il parroco di Pimonte don Gennaro Giordano, auspicava la “redenzione” dei minorenni (il più piccolo di neanche 14 anni) che costrinsero una quindicenne a subire abusi sessuali sotto ricatto.

La “redenzione” si sarebbe dovuta invocare per Pimonte tutta, parroco compreso, ma è passato un anno e nessuno sembra aver “cambiato vita”.

Accade in questi giorni che, mentre il sindaco Michele Palummo racconta di “un paese pulito, sano, fatto di persone perbene, di onesti lavoratori“, il garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Campania Cesare Roman denuncia

 

l’esclusione sociale che la ragazza ha dovuto subire

nei mesi successivi alla denuncia della violenza subita, un’ulteriore violenza perpetrata tutti di “onesti lavoratori” di Pimonte che ha costretto la famiglia a decidere di abbandonare l’Italia e rifugiarsi in Germania.

Oggi quindi, – evidenzia Romano – chi ha avuto il coraggio di denunciare è costretto ad abbandonare la comunità dove era rientrato con entusiasmo e dopo tanti sacrifici, mentre gli autori dei fatti denunciati, che sono stati messi alla prova nello stesso comune, continueranno a scorrazzare indisturbati. Questo il modello per i nostri giovani? Questa la giustizia? Questa la protezione?

A ridosso dell’individuazione dei responsabili della violenza, il parroco di Pimonte parlava di “male reciproco“, di stupratori “vittime” al pari della ragazzina violentata, anzi, di stupratori vittime della ragazzina violentata – se concordiamo tutti sul significato di “reciproco”.

Ci dice il garante che le istituzioni avrebbero dovuto adoperarsi per “stimolare una condanna collettiva dell’accaduto” – una condanna degli stupratori, unici responsabili di un male del quale si possono dire tante cose, fuorché che sia “reciproco”, ma qualcosa deve essere andata storta perché invece, dopo un’anno, ci ritroviamo con un sindaco che parla dell’impossibilità di impedire a dei ragazzi di fare delle “bambinate”:

“ma sono tutti minori… dai minori che cosa si può aspettare?”

Chiede scusa, il sindaco di Pimonte, per “l’espressione infelice” usata, mentre la rete chiede a gran voce le sue dimissioni.

Sarebbe indubbiamente un gesto dal grande valore simbolico, se il sindaco Palummo di dimettesse.

Ma dovremmo chiedere di più.

Dovremmo chiedere alla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio come è possibile che mentre accadono cose del genere siamo costretti a leggere un resoconto stenografico come quello che riporta gli interventi della seduta n.6 del 31 maggio 2017, nel quale le oratrici invitate a parlare di “violenza di genere” ci tengono a sottolineare più e più volte che “l’ideologia patriarcale non è collegata alla violenza” (pag.21) e che se è vero che il maschilismo esiste (almeno non lo si nega…), la violenza verso le donne è da imputarsi “a culture violente indipendentemente dal genere” (pag.22) e che comportamenti come “uccidere una persona, stuprare una persona” (non diciamo “donna”, per carità, che potrebbero accusarci di misandria!) sono sempre e comunque da attribuire ad una qualche psicopatologia.

Quale? Boh, dipende. Vedremo, ogni caso è un caso a sé, ognuno c’ha la sua, di psicopatologia.

Che vogliamo collegare il caso di Pimonte a quello di San Valentino Torio? Si, è vero, anche lì avevamo una ragazzina attirata con l’inganno, anche lì un branco che profitta della sua buona fede e della superiorità numerica per compiere una violenza sessuale, anche lì una comunità che si scaglia contro la vittima e difende gli stupratori… Ma vi sembrano elementi che abbiano qualcosa a che fare col “genere”? O con una cultura “che incoraggia l’aggressività sessuale maschile e supporta la violenza contro le donne“?

No, questi non sono argomenti che possono convincere i nostri parlamentari… Il raptus, quello li convince.

Mentre il nostro Parlamento dà credito a persone che si ostinano a ripetere che “la cultura non c’entra”, “il maschilismo non c’entra”, una ragazzina stuprata e la sua famiglia hanno dovuto abbandonare la loro casa per fuggire da un paese nel quale le donne sono giudicate colpevoli della violenza che subiscono.

Prima di abbandonarmi all’amarezza, vi rimando ad un testo interessante che una mia lettrice tradusse per il blog tempo fa, dal quale estrapolo per incuriosirvi qualche affermazione: se è vero che “l’interazione con la società è unica per ogni ragazzo” – ci dice l’autore, che ha anni e anni di esperienza con gli uomini maltrattanti  –  è però anche vero che “la violenza non ha nulla a che fare coi problemi psicologici e molto con i valori e le convinzioni”; valori e convinzioni che ognuno di noi assorbe sin dalla prima infanzia da una moltitudine di fonti: “La famiglia in cui i bambini crescono è di solito l’influenza più forte, almeno per i primi anni di vita, ma è solo una fonte fra le altre. Il modo proprio e improprio di comportarsi, la percezione morale di ciò che è giusto o sbagliato, le convinzioni circa i ruoli di genere sono loro trasmessi dalla televisione, dai video, dalle canzoni famose, dai libri per bambini, dagli scherzi… I bambini osservano i comportamenti di amici e parenti, inclusi gli altri adulti cui sono vicini. Osservano per capire quali comportamenti sono premiati – quelli che rendono le persone popolari, ad esempio – e quelli che, al contrario, vengono condannati. A quattro o cinque anni iniziano ad esprimere curiosità per la legge e la polizia, che giocano un ruolo importante nel formare il senso morale. Durante l’adolescenza, i giovani hanno accesso ad una quantità sempre maggiore di messaggi, con sempre meno filtri imposti dagli adulti, mentre sono sempre di più soggetti alla crescente influenza dei loro pari. Anche dopo aver raggiunto l’età adulta, le persone continuano a ricevere messaggi dalla società che li circonda e ad aggiustare i propri valori e le proprie convinzioni in base a ciò che è considerato socialmente accettabile.”

Una “bambinata” è socialmente accettabile, “uno stupro” no.

Ecco perché certe “espressioni infelici” sono imperdonabili, caro sindaco.

Annunci

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in attualità, giustizia, notizie, riflessioni, società e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

9 risposte a La bambinata

  1. IDA ha detto:

    Le relatrici della commissione parlamentare hanno stabilito che la violenza di genere non esiste e non è mai esistita. Hanno costatato che su cinquanta uomini che hanno ucciso la moglie nessuno di essi aveva il bollino del maschilista ne la tessera del patriarcato, che come sappiamo è indispensabile per farne parte. Hanno impiegato venti minuti, dico venti per strangolare la moglie con enorme dispendio di energia e sacrificio, la propria e non quella del patriarcato. Perché processare il patriarcato e il maschilismo che sono innocenti, per quella sera hanno un alibi inattaccabile erano impegnati ad uccidere la propria moglie e a violentare la figlia. Bisogna processare e condannare tutte quelle donne che si fanno uccidere e che hanno scelto di loro iniziativa delle relazioni maltrattanti..
    anno domine 2017

  2. nerodavideazzurro ha detto:

    Io dico che la sottotraccia (“la femme fatale provoca” ) nelle dichiarazioni del prete è infamante per chiunque si reputi essere umano, oltre che maschio ed oltre che etero. Ma una svegliata per uscire dal medioevo se la daranno mai (per poi sperare di svegliare il gregge)?

  3. Paolo ha detto:

    Davanti allo tupro non si possono sparare cavolate come quelle del sindaco in questione. persino un populista vagamente destroide (ma con molte contraddizioni), che si vanta di non credere in nulla, che esalta il libero mercato in qualsiasi ambito e relazione umana e che ostenta il suo cinismo nichilista a ogni piè sospinto come Giuseppe Cruciani si è reso perfettamente conto che le parole del sindaco di Pimonte sono rivoltanti e che quest’uomo si deve dimettere e se persino uno come lui si è indignato…Insomma Ricciocorno, hai ragione.

  4. quarchedundepegi ha detto:

    Di fronte a certe terribili “battute” da parte di un sindaco e da parte di un prete, non mi posso meravigliare che la nostra Repubblica venga governata in un modo così “perverso”.
    BUON POMERIGGIO.
    Quarc

  5. Pingback: Segnali che sono misura della condizione femminile  | Nuvolette di pensieri

  6. rossasciamana ha detto:

    Citazione: che comportamenti come “uccidere una persona, stuprare una persona” (non diciamo “donna”, per carità, che potrebbero accusarci di misandria!) sono sempre e comunque da attribuire ad una qualche psicopatologia.
    Stavo riflettendo di recente “sull’ombrello” della malattia come conditio sine qua non, per come viene impiegata da esimi studiosi e che (guarda caso eh…) va sempre a togliere responsabilità ad azioni criminali di stampo patriarcale, e si proprio culturalmente patriarcali.
    Quando ho letto:
    “l’interazione con la società è unica per ogni ragazzo” – ci dice l’autore, che ha anni e anni di esperienza con gli uomini maltrattanti – è però anche vero che “la violenza non ha nulla a che fare coi problemi psicologici e molto con i valori e le convinzioni”; valori e convinzioni che ognuno di noi assorbe sin dalla prima infanzia da una moltitudine di fonti: “La famiglia in cui i bambini crescono è di solito l’influenza più forte, almeno per i primi anni di vita, ma è solo una fonte fra le altre.
    Ho pensato e meno male!
    Io parlo di scelte, chi commette queste azioni criminali sceglie di compierle sapendo che tanto da una parte o da un altra, o da tante (tipo un intero paese) verrà giustificato, cercheranno di comprenderle (sulla base di una cultura che abbraccia: chiesa-religioni patristiche-stato borghese e utilizza la redenzione e il mancato riconoscimento oggettivo dei fenomeni sociali come questo evidenziato perché è un modello di società che c’è a monte, e lo stupro rientra nel modello di società dato, ne diviene in talune situazioni anche uno strumento) ma resta il fatto che si tratta appunto di scelte operate da chi considera la donna un oggetto (infatti ci si mescola pure l’oggettivizzazione) stuprabile.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...