L’approccio dello spettatore – II

Nel lavoro che svolgo con i miei colleghi nell’ambito sportivo, nell’esercito degli Stati Uniti e nelle scuole, abbiamo sperimentato il metodo chiamato l’approccio dello spettatore alla prevenzione della violenza di genere. Voglio darvi i punti salienti dell’approccio dello spettatore, perché è un grande cambiamento di paradigma, il cui focus è spostare lo sguardo dalla combinazione di uomini come autori e donne come vittime, o donne come autrici e uomini come vittime. Invece di concentrarci su chi subisce o fa la violenza lo sguardo si posa su quelli che chiamiamo spettatori. Lo spettatore è chi non è autore o vittima in una data situazione: si tratta degli amici, dei compagni di squadra, dei colleghi, dei familiari, quelli di noi che non sono coinvolti direttamente in una diade di abuso, ma stanno nella vita sociale, nella famiglia, nel lavoro, nella scuola e nelle altre relazioni culturali con persone che potrebbero essere in quella situazione.

(…)

L’approccio dello spettatore ha come obiettivo dare strumenti alle persone per interrompere questo processo e creare un clima culturale tra pari in cui il comportamento abusivo sia visto come inaccettabile, non solo perché illegale, ma perché sbagliato e intollerabile nella cultura dei pari. E se siamo in grado di raggiungere il punto nel quale gli uomini che agiscono in modo sessista perderanno di status, otterremo che anche i ragazzi che agiscono in modo sessista e molesto verso le ragazze e le donne, così come verso altri ragazzi e uomini, perderanno status/posizione sociale. Vedremo così una diminuzione radicale della violenza. Perché il tipico autore della violenza maschile non è una persona malata o una mente contorta. È un ragazzo normale in ogni altro aspetto. Non è forse così?

da “Trasformare ogni uomo in un femminista”, di Jason Katz

(in Marea, n.3, settembre 2016, pag.41)

La notizia: la sera del 13 luglio un operaio di 56 anni ha aggredito la sua ex, 42 anni, nell’abitazione delle donne anziane che accudiva. Secondo la ricostruzione degli eventi, l’uomo avrebbe fatto irruzione in casa in piena notte, buttato in terra una delle due donne a cui l’ex compagna faceva da badante, per poi rincorrere lei con un coltello preso in cucina, procurandole ferite da arma da taglio al fegato e al polmone destro. Il tutto, pare, sarebbe avvenuto in presenza del figlio della coppia, di soli 9 anni. La donna, trasportata all’ospedale, è morta alle 6 della mattina successiva per le gravi lesioni riportate.

Ci dice l’Istat che le donne separate o divorziate subiscono violenze fisiche o sessuali in misura maggiore rispetto alle altre, il 51,4% contro il 31,5%1.

Secondo i dati forniti dall’Eures, se si osservano i dati degli omicidi di donne, si scopre che 7 su 10 avvengono in famiglia, e che quasi la metà di questi avviene nel lasso di tempo dei primi tre mesi dopo la rottura della relazione: “La percentuale dei femminicidi scende all’11,8% tra i 90 e i 180 giorni dalla separazione, per risalire al 16,1% nella fascia temporale compresa tra 6 e 12 mesi, al 14,9% in quella tra 1 e 3 anni ed al 6,2% in quella tra 3 e 5 anni, dove giocano un ruolo rilevante le decisioni legali ed i tentativi di ricostruire nuovi percorsi di vita.

Tutte le statistiche sulla violenza domestica, italiane o straniere, suggeriscono che la perdita di controllo sulla donna conseguente alla separazione può rendere l’uomo maltrattante incline a perpetrare violenze di maggiore intensità.

Molti “spettatori”, però, sono convinti che ci sia un’altra spiegazione.

A seguire, alcune reazioni dei lettori de il Fatto Quotidiano:

Un commentatore legge “ex moglie” e la prima parola che gli viene in mente di scrivere è “parassita”.

Vi ricordo che parassita è una parola che stava sulla bocca di molti/e, un paio di mesi fa…

A dispetto della campagna di disinformazione messa in atto dalla stampa a proposito della presunta “rivoluzione” in ambito giurisprudenziale, che permetterebbe agli uomini di conservare intatto il sudato patrimonio anche in caso di divorzio, e a dispetto delle strombazzate notizie di pigre ed avide ex mogli lasciate in brache di tela da coscienziosi magistrati, nella mente di molti “spettatori” l’omicidio rimane la soluzione meno onerosa, nel caso ci si voglia liberare di una consorte, come raccontava qualche anno fa Massimo Travaglio.

(fonte dello screenshot)

Da notare come, a dispetto del fatto che molti sostengano che comminare delle pene esemplari a chi si macchia di questo tipo di delitti non abbia un concreto effetto deterrente, per questo commentatore

la sostanziale impunità garantita da una pena lieve è da considerarsi un fattore determinante quando si tratta di scegliere se accoltellare la propria ex moglie oppure no.

Per altri, invece, la motivazione dell’omicida è più nobile: non si tratta solo di denaro, ma di libertà.

Il matrimonio è una trappola, una prigione e la donna ne è il carceriere.

Poco importa che le statistiche ci dicano che sono gli uomini, quelli più propensi a risposarsi dopo la fine del primo matrimonio (“La tipologia più frequente tra i matrimoni successivi al primo è quella in cui lo sposo è divorziato e la sposa è nubileci dice l’Istat, pag. 7, un dato che farebbe pensare al matrimonio come una condizione più desiderabile per lui, piuttosto che per lei), lo stereotipo che descrive la donna come quella decisa a conquistarsi con ogni mezzo lo status di coniugata è intramontabile:

Lo sappiamo: il femminicidio è una di quelle tipologie di reato nei confronti del quale lo “spettatore” si sente legittimato a discutere degli errori commessi dalla morta, piuttosto che del reato commesso dall’assassino: se tuo marito ti ha uccisa è perché non ti dovevi sposare, perché hai sposato l’uomo sbagliato, perché tu eri in qualche modo una persona sbagliata, perché lo hai lasciato, perché non lo hai lasciato nel momento giusto, perché lo tradivi, perché hai scoperto che ti tradiva e lo hai affrontato, perché lo amavi troppo, perché non lo amavi abbastanza, perché non hai lavato i piatti

Insomma, donna, è ora che cambi, possibile che tu ancora non lo abbia capito?

Tornando alle avide manipolatrici alla ricerca di un pollo da spennare, ovvero le ex mogli –  che lo siano lo avevano già sancito gli ermellini nella succitata sentenza sugli alimenti, dichiarando che è tempo di «superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come “sistemazione definitiva”» – voglio condividere con voi una copertina che mi è stata segnalata stamattina, una copertina datata proprio 13 luglio (che coincidenza!):

Dimentichiamoci per un attimo della political correctness: quali possibilità rimangono ad un povero cristo che si è fatto intrappolare da un’avida biancovestita decisa a distruggerlo a colpi di carta di credito?

Le mogli continuano a stressarti anche dopo aver abbandonato il tetto coniugale, diciamolo.

Mettendo un attimo da parte la questione “stress”, qualcuno obietta che l’omicidio potrebbe essere considerato almeno un “eccesso di legittima difesa”, a fronte di un danno che viene prevalentemente descritto come patrimoniale.

Ok, questa donna lavorava, magari mi sono sbagliato – replica il difensore degli ex mariti esasperati – ma ermellini o non ermellini, alimenti o non alimenti, il fatto che questa morta lavorasse non può farci dubitare del fatto che in GENERALE se dici donna dici danno, le ex mogli ti rovinano, le leggi sono inique e quindi gli uomini si fanno giustizia da soli: più chiaro di così…

Alla luce di questa e di molte altre conversazioni simili che si svolgono regolarmente in calce ad ogni notizia di una donna ammazzata dal partner o ex partner, che cosa possiamo fare per contribuire a creare un clima culturale tra pari in cui il comportamento abusivo sia visto come inaccettabile, non solo perché illegale, ma perché sbagliato e intollerabile nella cultura dei pari”?

Se la smettessimo, per cominciare, di perpetuare sciocchi stereotipi come questo?

Se decidessimo di cambiare radicalmente il modo in cui i professionisti del settore e la stampa raccontano il matrimonio, la separazione e il divorzio?

E’ solo un suggerimento, il mio, ma sono aperta alle vostre proposte.

 

Sullo stesso argomento:

L’approccio dello spettatore

Siamo sicuri che non è colpa della donna cattiva?

Quando una donna viene uccisa è certamente colpa sua

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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18 risposte a L’approccio dello spettatore – II

  1. Paolo ha detto:

    io sono molto più tranchant. assassinare la donna che dicevi di amare perchè non ti vuole più è infame in ogni caso; anche se questa donna fosse una “perfida ingannatrice” che ti assilla per gli alimenti. Io continuo a credere che oggi uomini e donne si sposino per amore anche quando sposano qualcuno molto più ricco di loro, la maggioranza delle persone non si sposa per farsi mantenere ma per una volta voglio “venire incontro” agli Zorin del mondo e dir loro che sì possono esistere ed esistono donne (molte meno di quello che pensano loro ma esistono) che si sposano per soldi, che cercano “il pollo da spennare” (del resto se essere ricchi è meglio che essere poveri e di sicuro lo è, non possiamo biasimare chi, uomo o donna, cerca di assicurarsi la tranquillità economica con ogni mezzo), ma il marito che le uccidesse commetterebbe comunque un’azione infame e ingiustificabile; e questo che va detto: che l’ex moglie fosse una “mantenuta” o una lavoratrice o deve diventare irrilevante ai fini del giudizio sull’assassino che è e deve restare di condanna. Tra l’altro gli Zorin dimenticano che esistono pure i cacciatori di dote, ma non se ne parla mai

    • Paolo ha detto:

      “che l’ex moglie fosse una “mantenuta” o una lavoratrice o deve diventare irrilevante”
      ho messo una “o” di troppo

    • Che ad ogni persona vengano riconosciuti determinati diritti (come il diritto alla vita, ad esempio) semplicemente per il fatto di essere un essere umano, a prescindere quindi dalla sua statura morale, è un principio a fondamento del concetto di diritti umani.
      Ma questo post parla di un’altra cosa. Parla del fatto che quando una società attribuisce ad un intera categoria di persone una serie di caratteristiche – sono delle parassite che intrappolano, stressano, distruggono, esasperano, rovinano ecc. forse questa donna in particolare no, ma in GENERALE…- dovremmo riconoscere che è in atto una vera e propria strategia psicologica e sociale volta a suscitare disgusto e disprezzo nei confronti di quella categoria di persone. Una delle conseguenze di questo fenomeno è che i comportamenti negativi e violenti verso chi appartiene al gruppo ostracizzato vengono giustificati ribadendo la superiorità morale di chi li compie, attribuendo la colpa delle azioni alle vittime stesse.

  2. Morgaine le Fée ha detto:

    Appena vista quella copertina di Panorama ho creduto che fosse di alcuni decenni fa. Poi ho letto il testo 😦
    Come viene raccontato il matrimonio: guardando TV e altri media popolari, é evidentissima la dicotomia tra come viene raccontato alla donna (“giorno piú importante/bello della tua vita”) e come viene proposto all’uomo (“trappola”). Ció che mi sono sempre chiesta é: perché gli uomini allora vanno all’altare? Chi li obbliga? Se non sbaglio, il rito é scelto liberamente da entrambi, non é che siamo in Pakistan.
    Un’altra osservazione su come vengono presentati i rapporti uomo-donna nei media in genere (non dico sempre, ci sono anche eccezioni): lo stereotipo é quello della donna in cerca della relazione romantica e della protezione, mentre l’uomo é in cerca della conquista, soprattutto sessuale. Questo stereotipo lo vedo, anche se in forma piú blanda, giá nei media destinati ai bambini.

    • Paolo ha detto:

      se per media intendi film e romanzi (che io considero opere d’arte) io vedo narrazioni diverse: in molte commedie romantiche e romanzi sentimentali si trova la donna cinica, single “convinta” che magari ha subito una delusione d’amore e dice “non mi innamorerò più”, non voglio più saperne degli uomini e dell’amore” “non mi incastrano” “ho chiuso” per poi incontrare qualcuno,l’uomo “giusto” che la farà innamorare ancora che ha ovviamente il corrispettivo maschile nell’uomo single incallito-dongiovanni impenitente- e/o uomo diventato cinico dopo una delusione amorosa che dice che non si innamorerà mai, non si farà più “incastrare” per poi incontrare ovviamente la donna giusta di cui si innamorerà veramente e capirà che l’amore è bello. Che il protagonista sia un lui o una lei si parte con “ho chiuso con l’amore, voglio solo sesso, voglio solo avventure senza coinvolgimento” e si finisce “che bello amare la stessa persona e fare all’amore solo con lei con tanto coinvolgimento”. se fossi poliamoroso direi che fanno propaganda alla monogamia (ma sono monogamo quindi non mi spiace) ma questa propaganda vale per uomini e donne, la relazione romantica di coppia con matrimonio o senza viene proposta è cercata e desiderata (almeno alla fine) da lui e da lei, è una scelta reciproca fondata sull’amore non sul denaro. a me sembra una bella narrazione che rispecchia parte della realtà, la parte migliore (secondo me), quante persone dicono “non mi sposerò mai” e poi lo fanno? Succede tanto a uomini quanto a donne, si cambia idea, si incontra una persona che ti fa tornare sulle tue posizioni, è normale
      E poi il fatto stesso che gli uomini continuino a sposarsi e a decidere di farlo ti dimostra che forse la narrazione del matrimonio come trappola non risulta convincente e comunque non modifoca i nostri desideri profondi. se uomini e donne ma oggi anche due uomini e de donne vogliono sposarsi è un loro desiderio genuino a prescindere da come finirà il matrimonio

      • “il fatto stesso che gli uomini continuino a sposarsi e a decidere di farlo ti dimostra che forse la narrazione del matrimonio come trappola non risulta convincente”: la narrazione del matrimonio come “trappola” non è funzionale a convincere gli uomini a non sposarsi… bensì a giustificare coloro che escono dal matrimonio in modi poco ortodossi, come l’uomo giustificato di cui tratta questo post.

      • rossasciamana ha detto:

        Ciao ricciocorno, stavo leggendo un testo nel quale si dice che il tradimento è naturale, sarebbe naturale (uso io il condizionale….) se si parla come fai te di maniere poco ortodosse allora oltre al fatto che una cultura annovera la bugia, il sotterfugio la manipolazione sistematica nel concetto di “naturale” e ci si aggiunge che il matrimonio nasce con il sistema patriarcale (per come viene inteso e per quello che genera e quindi fenomeni come quelli che tu stessa sottolinei spesso tra le tue pagine) si capisce che la trappola è solo per il femminile. Per rispondere ad Emanuele, il matriarcato non era dominio della donna, anche vederlo così e studiarlo e propugnarlo così è un modus culturale patriarcale di rappresentarlo, infatti si diceva matriarcato non intendendolo come dominio della donna sull’uomo ma come linea del femminile, e riconoscimento della linea materna come primaria il dominio lo hanno inventato gli uomini non il femminile, però conosco bene la vostra versione in tal senso, l’ho studiata per anni ed è speculare al dominio del maschio, cosa non vera ma solo ipotetica e che continua comunque a diffondere la classica divisione tra dominante e dominat@, inesistente nelle culture Gilaniche.
        Il matrimonio in natura non esiste, è un istituto creato da una specifica cultura, detto questo Ricciocorno posterò il link nell’articolo che sto scrivendo sul mio blog e dedicato proprio al matrimonio, grazie per lo spunto.

      • Paolo ha detto:

        oggi il matrimonio nelle democrazie moderne non è una trappola per nessuno, è una scelta legittima e fatta liberamente da due persone che non sempre forse ma spesso si amano

    • Emanuele Di Felice ha detto:

      “perché gli uomini allora vanno all’altare? Chi li obbliga?”, il matrimonio è il prezzo che gli uomini pagano per avere una vita sessuale e la cura dalle donne. Non esistono pasti gratis!. Se gli uomini potessero avere una vita sessuale stabile e la cura senza sposarsi non si sposerebbero. Li obbliga la diversità sessuale.

      “Un’altra osservazione su come vengono presentati i rapporti uomo-donna nei media in genere “. I media dovrebbero rappresentare i rapporti tra i sessi per quello che sono o per quello che dovrebbero essere e dunque non sono? Dovrebbero descrivere il falso?
      Se gli uomini e le donne fossero uguali, i due sessi non entrerebbero in relazione (rapporto) ma in competizione, come tra due uomini eterosessuali che competono per le risorse e per il sesso e non entrano in relazione affettiva.
      Il matrimonio è di fatto un contratto che presuppone diversi interessi.

      • “il matrimonio è il prezzo che gli uomini pagano per avere una vita sessuale”: stai dicendo che non esiste vita sessuale al di fuori del matrimonio??? Dai, Emanuele… per favore…

      • Paolo ha detto:

        no penso che secondo l’esimio emanuele solo col matrimonio un uomo può avere sesso + lavoro di cura il tutto gratis. fuori dal matrimonio certo che c’è una vita sessuale ma se emanuele vuole qualcuno che gli pulisca casa (non vuole farlo lui stesso) deve pagare uno stipendio (io sospetto che debba pagare pure il sesso ma è una mia impressione). Questo voleva dire emanuele e cioè una cavolata maschilista e reazionaria fuori dalla realtà

      • Morgaine le Fée ha detto:

        Quindi Emanuele mi stai dicendo che voi MRA lo siete per pigrizia e per sfuggire alle responsabilitá?
        Che il femminismo non vi piace perché, richiedendo la paritá di diritti doveri ed opportunitá tra donne e uomini obbliga quest’ultimi a sobbarcarsi incombenze che non aggradano loro? (leggi: far da mangiare, pulire casa, badare a figli e parenti anziani)

        Non per niente, qualche riga piú giú definisci i mariti come un “peso” dal pdv delle donne, quindi sei d’accordo sul fatto che i ruoli tradizionali femminili implicano lo svolgimento di faccende per nulla gratificanti. (lo scrivo con in mente il pezzo di S. de Beauvoir dove si paragonano le faccende di casa al mito di Sisifo)

        Voi MRA volete dunque il mantenimento dei ruoli di genere tradizionali perché ben consapevoli che alle donne sono stati affidati i compiti meno gratificanti e meno interessanti.

  3. Emanuele Di Felice ha detto:

    Trasformare ogni uomo in un femminista.
    Un modo per trasformare un uomo in un femminista potrebbe essere fare leva sull’empatia:
    “scambiarsi di posto nella fantasia con chi soffre”. Adam Smith.
    Se fossero gli uomini ad essere oggetto di molestie, stupri, violenza domestica etc. da parte femminile, come si sentirebbero gli uomini? Cosa proverebbero? Chi avrebbe il coraggio di minimizzare, negare le violenze e colpevolizzare la vittima?.
    Perché questa strada non viene nemmeno suggerita? In fondo la violenza è un fatto culturale e non biologico.
    Sarei curioso di sapere cosa direbbero gli “spettatori” in un mondo matriarcale…

    “Tutte le statistiche sulla violenza domestica, italiane o straniere, suggeriscono che la perdita di controllo sulla donna conseguente alla separazione può rendere l’uomo maltrattante incline a perpetrare violenze di maggiore intensità.”
    Casomai gli uomini perdono casa, soldi e figli, mentre le donne solo un peso.
    Se fossero le donne a perdere tutto in caso di divorzio mi piacerebbe sapere cosa succederebbe.

    “Poco importa che le statistiche ci dicano che sono gli uomini, quelli più propensi a risposarsi dopo la fine del primo matrimonio “.
    Bella forza.
    Per le donne la fine del bisogno riproduttivo e materiale smaschera l’amore per gli uomini. Le donne divorziano per godere dei vantaggi di aver avuto e di avere un uomo senza gli svantaggi, perché dovrebbero risposarsi?.
    Mentre per gli uomini le donne sono un fine e non uno strumento e dunque non esiste nessuna emancipazione maschile dalle donne. In generale per gli uomini vale il contrario che per le donne.
    Inoltre, l’età gioca a sfavore più per le donne che per gli uomini.
    Le donne divorziano contro gli uomini mentre gli uomini per le donne (es. accompagnarsi con la baby-sitter moldava di 20 anni)

    Basta bugie, banalmente le donne sono coloro che chiedono il divorzio: non perché sono schiave e non perché sono oppresse, ma perché con il divorzio hanno solo i vantaggi del matrimonio senza gli svantaggi.
    Quali sono i doveri, in generale, delle divorziate nei confronti degli ex? Solo diritti.

    “Lo sappiamo: il femminicidio è una di quelle tipologie di reato nei confronti del quale lo “spettatore” si sente legittimato a discutere degli errori commessi dalla morta”.
    In questo mondo patriarcale che genera e giustifica gli omicidi delle donne appena qualcuno si azzarda a colpevolizzare la vittima urbi et orbi viene immediatamente impallinato da pallottole di carta, mentre se si colpevolizza un uomo ucciso da una donna nessuno ti impallina, anzi.

    “Se la smettessimo, per cominciare, di perpetuare sciocchi stereotipi…”
    Di nuovo.
    Alle donne gli uomini disoccupati non piacciono. Statistiche al contrario, ve ne sono?
    http://www.marieclaire.it/Lifestyle/news-appuntamenti/uomini-disoccupati-alle-donne-non-piacciono
    Sono solo stereotipi, infatti, le donne scelgono gli uomini per quello che sono non per quello che danno!.
    Per fortuna che ci sono le femministe che lottano contro gli stereotipi con la storia della Vittima e del Carnefice.
    Grazie.

    • “Casomai gli uomini perdono casa, soldi e figli, mentre le donne solo un peso”: stai dicendo che i mariti sono “un peso”???
      “Le donne divorziano per godere dei vantaggi di aver avuto e di avere un uomo senza gli svantaggi”: ovvero lo svantaggio sarebbe la presenza di un uomo accanto??? Penso che tu sia la prima persona veramente misandrica che ho mai incontrato, Emanuele…

    • Paolo ha detto:

      Caro Emanuele, gli uomini disoccupati di solito vivono ancora con mamma e papà e i mammoni alle donne non piacciono (chi la sopporta poi la suocera?). Tieni conto che io sono un trentenne disoccupato che vive ancora con i genitori e condivido il giudizio negativo di molte donne su quelli come me, non uscirei mai con me, sono anche bruttino come fisico. Io stesso davanti a una disoccupata di trenta e passa anni che sta ancora in famiglia un po’ di dubbi li avrei: noi ultratrentenni che stiamo ancora in famiglia e non lavoriamo siamo poco indipendenti e immaturi,

    • IDA ha detto:

      Emanuele… La diversità sessuale, esiste in natura, il matrimonio no.. non ha nessun fondamento la giustificazione del matrimonio con la diversità sessuale.
      La copertina di panorama è fatta di pregiudizi e luoghi comuni, di ciò che si crede vero ma vero non è. Quindi è falso o non vero..
      Non è richiesto ai media di dire il falso, ma il contrario di non dire il falso.
      Quella della competizione è una castroneria colossale, perché gli uomini come genere non sono in competizione tra di loro, nella prostituzione c’è sinergia tra pappone e cliente.
      Poi l’affetto paterno dovrebbe essere lo stesso, sia nei confronti del figlio maschio e della figlia femmina. E perché non entra in competizione con il figlio maschio? Quindi questa della competizione e diversità sessuale mi sembra una cazzata.
      Le banalità di marie claire, che fa un riferimento a una ricerca ma non ci dice quale, ce la potevi anche risparmiare.. il principio edonistico appartiene alla specie umana e non al genere femminile. Non mi venire a dire che gli uomini preferiscono le donne povere, perché quelle ricche chi se le sposa? Eppure le donne ricche si sposano due,tre, quattro volte e più che vanno in la con gli anni si sposano sempre con uomini più giovani di loro. Per le povere tutto questo non accade.
      Se le donne cercassero solo uomini più ricchi di loro, ora ci dovremmo trovare in presenza ad una moltitudine di donne ricche. Ma i dati istat ci dicono che le donne sono più povere degli uomini.
      Se vediamo i patrimoni il 12% degli Italiani, detengono il 90% del patrimonio nazionale, di questi il 99% sono uomini. Il ministero delle finanze ci dice che ci sono 20 milioni di contribuenti irpef, uomini e 19 milioni di contribuenti donne. La differenza di contribuenti è minima, poco più di un milione. Ma il reddito complessivo totale dichiarato, per gli uomini supera i 500 miliardi di euro e per le donne poco più della metà. La disoccupazione femminile è superiore a quella maschile. Le donne inattive senza reddito sono più degli uomini.
      Quindi tutti gli elementi ci dicono che gli uomini sono più ricchi delle donne. Le probabilità che una donna sposi un uomo più ricco sono maggiori di quelle di un uomo che possa sposare una donna più ricca.
      Gli uomini sono più ricchi, ma non di tanto, perché il 70% degli italiani ha un reddito inferiore ai 50 mila euro, quindi che cazzo di matrimoni di interessi fanno la maggioranza delle donne, quello della miseria.
      Ultimo e non ultimo, quello della separazione, secondo il tuo ragionamente le donne hanno tutto da guadagnare nella separazione, questo è un luogo comune di cui vi guardate bene da fornire dati. Perché i dati vi sbugiardano.
      http://www.istat.it/it/files/2011/12/StatisticaFocusSeparati-06-12-11.pdf
      http://www.caritasitaliana.it/caritasitaliana/allegati/4776/Rapporto_2014_completo%20-%20def%20-%20light.pdf

    • Valeria Palazzolo ha detto:

      Il mio problema con i post di Emanuele è che non ci capisco una mazza. Limite mio, eh.

  4. Pingback: Matrimonium-Matrimonio – Appunti, spunti e riflessioni sullo sciamanesimo femminile, le antenate, il sapere primordiale e la prima Via, quella del femminino sacro

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