Donne poco sveglie

Ieri leggevo su globalist.it la notizia della scarcerazione di Luigi Garofalo per scadenza dei termini di custodia cautelare.

Il caso era finito su tutti i giornali in primavera, quando Elena Farina aveva deciso di raccontare pubblicamente il suo calvario, perché – dichiarò – “la prossima volta potrei finire sui giornali senza poterlo raccontare, da morta.”

A quei tempi Luigi Garofalo era stato arrestato già tre volte, sempre per atti persecutori contro l’ex moglie; ogni volta che era tornato in libertà aveva ricominciato a perseguitare la sua famiglia, arrivando a puntare una pistola contro il figlio maggiore, accorso in difesa della madre.

“La nostra non è più vita – raccontava Elena Farina – ho fatto almeno 15 segnalazioni nell’ultimo periodo, è venuto al bar ci ha minacciato. Ho il sospetto che sia stato lui a tagliarmi le gomme della macchina. Ci seguiva, abbiamo già cambiato casa più di una volta. E poi ci sono le telefonate, decine di messaggi. Una sera mi ha chiamato dicendo che il mio bar stava andando a fuoco e non era vero. Secondo me voleva controllare dove fossi. Non avrebbe potuto avvicinasi a questo locale ma ogni volta passava qui davanti e suonava il clacson per farsi sentire, per dirci che ci teneva d’occhio“.

Da il Corriere:

Non ho modo di fermarlo”, è l’amara constatazione di Elena. “Sono andata alla polizia – ricorda – son stati bravissimi, mi hanno protetta, lo hanno arrestato. Ma il problema sono i giudici. Lo lasciano uscire, e lui torna da noi”.

Dopo il clamore destato dal disperato appello della donna, Luigi Garofalo aveva giocato la carta del pentimento:

«Mi ha scritto che è pentito, che non vuole farmi del male, che gli dispiace», dice all’Ansa la donna, che alla vigilia dell’udienza di convalida dell’arresto ha chiesto pubblicamente che l’uomo fosse trattenuto in cella. «Io non gli credo – aggiunge la donna -. Gli ho creduto troppe volte. Non gli auguro il male, ma il mio aiuto non lo avrà mai». Nei giorni scorsi la donna era stata chiarissima: “«Ho paura di morire. Io chiedo aiuto al giudice, se quell’uomo esce dal carcere viene qui e mi ammazza, sono sicura”.

Il legale che lo rappresenta, Fabrizio Bonfante, in primavera aveva descritto così la situazione:

«Loro sono una di quelle coppie che un giorno si ama e il giorno dopo si odia. E il mio cliente racconta che, durante i litigi, le minacce arrivavano da entrambe le parti. Luigi faticava ad accettare una relazione che la sua ex moglie avrebbe iniziato con un altro uomo. Questo era motivo di tensione».

attribuendo a Elena Farina un comportamento violento al pari di Garofalo.

Allo stesso modo, a proposito della lettera fatta avere all’ex moglie, dichiara che a scrivere sarebbe anche lei:

“Con il legale della donna Foti abbiamo operato per riappacificarli. In questi mesi si sono scambiati lettere affettuose, il che fa ben sperare”.

La donna, ovviamente, nega:

“Non è vero, esca dalla mia vita. Nessun riavvicinamento. La storia delle lettere è invenzione del mio ex per dare buona impressione”. Elena ha spiegato di essere preoccupata.”Sparisca dalla mia vita e quella dei nostri figli, si rassegni e se ne torni a Salerno…”.

Elena Farina, oggi, è di nuovo sola con la sua paura.

Non le resta che sperare che il suo carnefice, per una volta, abbia detto la verità e non torni a presentarsi armato alla sua porta.

Cosa altro potrebbe fare?

Secondo Paolo Crepet “si dovrebbe svegliare”.

In un’intervista pubblicata qualche giorno fa, infatti, il noto psichiatra (del quale avevo già scritto tempo fa a proposito della sua discutibile teoria sulla causa della violenza contro le donne) ha commentato l’ennesimo femminicidio puntando il dito contro “le donne ingenue”:

«Le donne devono smettere di essere ingenue. E i figli, non devono essere motivo di sensi di colpa. Devono allontanare il violento, sempre. I sensi di colpa sono una ruggine che mangia tutto. E noi professionisti non possiamo limitarci a dare pacche sulle spalle. Dobbiamo mettere le donne di fronte alla realtà: se ci sono figli ci si allontana lo stesso. I figli di questa donna ora sono orfani della madre e con un padre che, se va bene e lo speriamo, si farà vent’anni di carcere. Era meglio se stavano con lei da sola».

E che si fa, se una volta che lo abbiamo allontanato, l’uomo violento torna deciso a vendicarsi? Che si fa se, dopo un breve periodo in custodia cautelare, torna in libertà pronto ad inventare scambi di lettere affettuose e comuni progetti di riappacificazione, allo scopo di gettare fumo negli occhi di chi dovrebbe tutelarci dal il suo chiaro intento di tornare alla carica?

Che si fa se, a proposito dei figli, il giudice ci dice che non importa se il padre ci ha picchiate, perché “l’eventuale violenza nei confronti di un ex coniuge non va ad intaccare il rapporto con la prole” e “l’uomo che abbia posto atteggiamenti aggressivi e violenti contro la ex moglie… non perde l’affidamento dei figli“?

Crepet ci parla di “quattro amiche belle toste“, evocando uno scenario alla Tarantino, popolato di donne dallo sguardo glaciale pronte a menare le mani…

La soluzione, insomma, sarebbe rispondere all’intimidazione con l’intimidazione, alle minacce con altre minacce. Perché rivolgersi alle istituzioni? Compriamoci tutte una katana, andiamo in giro in branco, impariamo a spaventare chi si diverte a terrorizzarci, e il problema si risolve senza affaticare giudici e poliziotti.

Crepet ci ricorda poi che, se le donne finiscono in certe situazioni, molto probabilmente è perché se la sono andata a cercare:

«Alla donna solo vittima e all’uomo solo carnefice, io non credo affatto. E mi permetto di dire qualcosa di scomodo: ci sono donne a cui piace, in fondo, l’uomo padrone che la controlla, che è padrone del suo corpo a letto ma anche della sua anima, del telefonino. Come professionisti questa è una domanda che ci dobbiamo porre e anche tante donne si devono interrogare.»

Quindi conclude con un ultimo suggerimento:

«Gli uomini devono imparare il rispetto per le donne (e viceversa) e il rispetto lo devono insegnare le donne. Se la mia morosa mi lascia perché ho alzato la voce o le ho dato uno schiaffo, la prossima donna la rispetto. Per non essere lasciato. Quindi, donne, fatevi rispettare! Senza attendere alcuna grazia divina».

Di solito, quando una morosa lascia l’uomo che l’ha maltrattata, fa una brutta fine, il che mi fa sorgere qualche dubbio sull’effettivo potere pedagogico del gesto.

Ma Crepet non ha dubbi: il problema alla radice della violenza contro le donne sono le donne, ergo le donne devono attivarsi per risolverlo.

Le donne “devono smettere di essere ingenue”, le donne “devono allontanare il violento” – da sole o al massimo in compagnia di amiche tostele donne “si devono interrogare”, le donne “devono insegnare”…

Gli uomini, invece, possono passare il tempo a spiegare alle donne cosa fare.

Dimenticavo: le donne devono arrabbiarsi.

In effetti, dopo aver letto l’intervista, mi sento parecchio arrabbiata.

Con Crepet, però.

 

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13 risposte a Donne poco sveglie

  1. rossasciamana ha detto:

    La difesa non è essere come loro ed esercitare la loro medesima violenza che è appunto offensiva (ne parlasti anche te in un post dedicato alla sedicente naturalità della violenza patriarcale, non ricordo il titolo del tuo post scusami) e si la rabbia ci sta leggendo Crepet.

  2. Shonagh Mc Aulay ha detto:

    When I was younger, I knew various women who decided to relate to women, rather than to men. The stated reason was that at this historical moment and under patriarchy, equality was an unattainable ideal for women in relationships with men. This was in some ways a fashionable stance, an expression of feminist cool, an ideological decision and not dictated by any particular inclination or desire. Some of these women were not only brilliant but also strikingly beautiful and sought after. Specific desire of other women may or may not have played a greater role in some cases, I have no idea. Some of those women returned to heterosexual relationships further on, others remained committed to homosexual relationships, very happily as far as I can see.

    There was a time in my life when I distanced myself from this ideological decision. I felt it was over-earnest and a politically correct denial of heterosexual desire. I wanted to believe that progress for women and liberation from patriarchy could be enacted hand in hand with men, the right men, of course. Naturally I believed that I was capable of discerning who might be the right men.

    Where I stand now, I call that stance of mine into question. I feel women have lost ground in very important areas of their lives while at the same time subscribing to a superficial rhetoric of feminist social progress. Looking back, I think those young feminists were right to live the most significant parts of their lives with other women and not men.

    I think that women who intend to relate to men and to establish families together with men must become very clear and very hard. They are almost invariably putting themselves at risk, in one way or another. This Crepet is right in that sense, I think – women cannot afford to be ingenuous and kind-hearted in relationships with men. Looking back, those friends of mine then were wise women and I was ingenuous. I also think Crepet, whoever he is, is not entirely mistaken when he alludes to women who enjoy dominant men. In the heterosexual act itself, I see the germ of that domination and submission, taking possession and yielding possession. Even child bearing – the invasion of our bodies and our selves comes to seem natural and the overrunning of personal boundaries cannot always easily be perceived.

    I mourn the consequences of my vulnerability. Too tired and old, time is running out. I created possibilities for my autistic son which cannot now be reconstructed. I will always be in pain looking at what has been done to him and I will die in grief and anxiety for his life. Therapy can only do so much, my soul is ill and tired.

    Don’t feel I want pity – I don’t.

    But what you write about – it’s deadly serious, it’s life and death, good and evil. And how many people understand? I wish I had chosen to live alone, to bring up children alone, to deny paternities altogether.

    Shonagh

    • How many people understand? Good question!

    • Paolo ha detto:

      vedere l’atto sessuale etero in sè come oppressivo è paranoia pura

      • Paolo ha detto:

        “In the heterosexual act itself, I see the germ of that domination and submission”

        quindi questa frase che significa? Illuminami

      • Nello scritto “Tre saggi sulla teoria sessuale” Freud scrive: “La sessualità nella maggior parte degli uomini si rivela mescolata a un certa aggressività, all’inclinazione alla sopraffazione, il cui significato biologico potrebbe risiedere nella necessità di superare la resistenza dell’oggetto sessuale anche diversamente che con atti di corteggiamento. Il sadismo corrisponderebbe allora a una componente aggressiva della pulsione sessuale resasi indipendente ed esagerata, che usurpa […] la posizione principale.”
        Scarive anche: “E’ nostra impressione che alla libido sia stata fatta maggior violenza allorché la si è costretta al servizio della funzione femminile e che […] la natura tenga meno conto delle esigenze di quest’ultima funzione che non di quelle della virilità. E ciò può avere il suo motivo—sempre ragionando teleologicamente—nel fatto che la realizzazione della meta biologica è stata affidata all’aggressività dell’uomo e resa entro certi limiti indipendente dal consenso della donna.” (“La femminilità”)
        Se qualcuno vede nell’atto sessuale in sé “il germe della dominazione e della sottomissione”, non significa necessariamente che sia “paranoico”. E’ molto più probabile che sia semplicemente figlio di una cultura che per secoli ha interpretato e rappresentato in questo modo l’atto sessuale, trovandovi la giustificazione dell’oppressione di un genere sull’altro, allo scopo di prendere che si tratti di un fatto “naturale”.

      • Paolo ha detto:

        oppure è rimasto fermo a Freud mentre la psicanalisi è andata avanti anche criticando le tesi freudiane quando era il caso

  3. Shonagh Mc Aulay ha detto:

    What an awful man, this Crepet! I just googled him and his thousand publications.

    Shonagh

  4. Paolo ha detto:

    comunque la soluzione Kill Bill non è male. Vabbè, su Crepet sono d’accordo con te

  5. SamanthaB ha detto:

    Dite a Crepet che rapire i figli è illegale, è un crimine. Se una donna lo fa, invocando l’autodifesa, allora il padre potrebbe similmente invocare la legge per salvare i figli abbattendola.

  6. paolam ha detto:

    Il trio psichico telemediatico, uno è Crepet, l’altro Meluzzi, del terzo mi sfugge il nome, ma è colui che di recente scrive libri.

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