Possiamo fare meglio

In un articolo del 12 settembre del Guardian, la scrittrice Tauriq Moosa affronta un’argomento che abbiamo trattato diverse volte qui: la responsabilità del media nei confronti del cosiddetto “male entitlement”.

Per giungere alla conclusione che la cultura nella quale siamo immersi ci insegna a considerare le donne come proprietà e i limiti che pongono ad una relazione sentimantale come ostacoli da superare, parte da una notizia: un uomo si è messo a suonare il pianoforte in pubblico, dichiarando alla stampa che non avrebbe smesso finché “il suo amore non fosse tornato da lui”.

Il Bristol Post lo definisce “un uomo dal cuore spezzato” e la sua decisione di spettacolarizzare la fine della sua relazione, coinvolgendo il pubblico, è descritta come un gesto romantico.

Questo è vergognoso, afferma Tauriq Moosa.

Il rifiuto è doloroso, ma quel dolore non dà a nessuno il diritto di ignorare i confini posti da un altro individuo – quale è il rifiuto: una linea che ci esclude. Le persone sono autorizzate a definire i confini che desiderano quando si tratta di stabilire con chi desiderano trascorrere del tempo o avere un appuntamento. Da adulti dovremmo imparare ad accettarlo e andare avanti. Ma agli uomini è stato a lungo insegnato a ignorare i confini, come dimostra ogni sguardo alle statistiche sulle molestie in strada.

La gente, nel corso della crescita, apprende in molti modi, e non sono solo i genitori, ma la società e la cultura pop che ci insegnano ciò che è accettabile. E queste cose ci insegnano che un tale comportamento non è solo ben accolto, ma parte integrante di normali relazioni.

Rendere pubblica per mezzo dei media una relazione – o la fine di una relazione – senza il consenso di una delle parti non è “un gesto romantico”, bensì un tentativo di forzare i confini posti dalla persona che ha detto basta per mezzo della pressione esercitata dalla collettività.

Uno studio recente condotto dall’Università del Michigan suggerisce che

le donne che guardano film che mostrano comportamenti maschili aggressivi e insistenti – stalking, in altre parole – sono più disponibili ad accettare simili comportamenti nella vita reale. In altri termini, per motivi di tensione drammatica, il cinema finisce col normalizzare l’abuso, trasformandolo in romanticismo. I fruitori lo considerano una grande storia d’amore, ma è anche la storia di un uomo che manipola una donna deprivandola della possibilità di agire liberamente.

Leggiamo in un altro articolo:

I miti sullo stalking sono credenze del tutto o parazialmente false che riducono al minimo la serietà del fenomeno, e comportano che più una persona li condivide, più tende a prendere lo stalking meno seriamente.

“[Questo genere di film] incoraggia le donne a non tenere conto del loro istinto. E questo è un problema, perché la ricerca mostra come proprio quell’istinto potrebbe aiutarle a tenere in maggior conto la loro sicurezza personale .

“L’amore vince sempre” è uno dei miti veicolati da questo di prodotti, ma se l’amore è una gran cosa – ci dice chi ha condotto la ricerca – anche il rispetto lo è.

In questi giorni un noto personaggio televisivo si è premurato di informarci che uno dei recenti femminicidi che impegna i media in questo momento, altro non è che un suicidio per amore.

Secondo l’analisi di questo signore, lei, la giovanissima vittima, non era in grado di resistere alla potenza passione: non c’è nessun colpevole, c’è solo l’ineluttabilità del romanticismo assoluto.

Lei, accettando di morire per mano del suo tragico amante, si è immolata sull’altare del sentimento, che non può che sconfiggere la ragione.

Possiamo fare meglio di così, ci dice Tauriq Moosa.

Dobbiamo smettere di comportarci da “poisoned Cupid“, da cupidi che scagliano frecce avvelenate allo scopo di convincere le donne che l’abuso è romantico, che la violenza non solo è legittima quando c’è la passione, ma è esaltante per coloro che ne sono spettatori, che per far “vincere l’amore” occorre il sacrificio della propria libertà, della propria vita.

Non c’è niente di “ineluttabile” in ciò che accade quando un uomo usa violenza contro la donna che dice di amare, e se una donna non trova la forza di sottrarsi in tempo a quella violenza è perché è stata educata a confondere la coercizione con il corteggiamento, l’abuso con il grande amore, la mancanza di rispetto con l’ardere della passione.

L’uomo che usa mezzi coercitivi non è un eroe tragico dal cuore spezzato e la storia di un uomo che uccide una giovane donna che lo aveva amato non è una storia romantica.

Smettiamo di raccontare queste storie, smettiamo di raccontarle così.

Non sono contro “il romanticismo”, non ce l’ho coi sentimenti. E’ vero, l’amore è una gran cosa.

Ricordo che qualche tempo fa si sentiva spesso in radio una canzone sul cuore spezzato di un giovane devastato dal rimpianto di non aver saputo apprezzare ciò che stava vivendo mentre lo viveva:

Il mio orgoglio, il mio ego, i miei bisogni e i miei modi da egoista
Hanno fatto sì che una donna forte come te uscisse dalla mia vita
Ora non riuscirò mai e poi mai a sistemare il casino che ho fatto
E mi tormenta ogni volta che chiudo gli occhi

Una canzone che si concludeva così:

voglio soltanto che tu sappia che
spero che lui ti compri dei fiori, spero che lui ti tenga la mano
Ti dedichi tutto il suo tempo quando ne ha la possibilità
Ti porti ad ogni festa perchè mi ricordo quanto amavi ballare
Faccia tutte quelle cose che avrei dovuto fare io quando ero il tuo uomo
Faccia tutte quelle cose che avrei dovuto fare io quando ero il tuo uomo.

E’ romantico, nel senso che trabocca di sentimento a livelli in grado di causare il diabete, ma al contempo racconta la storia di una persona rispettosa del desiderio della donna che ama di trascorrere altrove la sua vita.

Possiamo fare meglio e raccontare la storia di Noemi Durimi in modo che non passi il messaggio che la sua morte era “ineluttabile”, ovvero un qualcosa contro cui non si può lottare, perché il destino di ogni giovane donna innamorata è soffrire, sentirsi in trappola e magari morire per amore.

Possiamo trovare un altro modo di essere “romantici” e smetterla di raccontarci che la violenza può anche avere un lieto fine.

Possiamo lottare.

Possiamo e lo dobbiamo fare.

 

 

Sullo stesso argomento:

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12 risposte a Possiamo fare meglio

  1. Paolo ha detto:

    Sgarbi ha detto una cavolata e Don Josè. come ne dice sempre quando non parla di quadri, il romanticismo non ha nulla a che fare col femminicidio: chi uccide la ex non l’ha mai amata, non è capace di amare, il romanticismo assoluto è un’altra cosa, è Romeo e Giulietta non Otello, è Eva Kant e Diabolik non Carmen e Don Josè. Ma non sono d’accordo con le accuse ai film e alle commedie romantiche, raccontani l’umano, non è vero che normalizzano stalking o abusi (questo sarà vero per Cinquanta sfumature ma non per la maggior parte dei film romantici)

    • Paolo ha detto:

      non è assolutamente vero che The Notebook, love actually e sopratutto the big bang theory normalizzano gli abusi, affermare che le donne che guardano questi film sono inclini ad accettare abusi da parte del partner è assurdo, vuol dire trattare quelle donne da minorate mentali

      • Non vedo il nesso fra il recepire un messaggio e l’essere dei “minorati mentali”.

      • Paolo ha detto:

        veramente in love actually lui non vuole ricattare emotivamente lei vuole comunicarle i suoi sentimenti ma accetta che abbia sposato un altro uomo Quindi se di messaggio si vuol parlare è totalmente opposto. Comunque su Twilight e in parte Grease posso essere d’accordo col post ma non su Love Actually, confermo punto per punto quello che ho scritto: la maggior parte delle commedie romantiche non normalizza stalking e abusi, the big bang theory non fomenta il maschilismo.

      • Si parla di “male entitlement”, Paolo, della tendenza a proporre uno specifico messaggio: “no-just-means-try-harder” (no significa insisti), e vengono fatti specifici esempi.

      • https://thesocietypages.org/socimages/2009/07/07/is-it-romance-or-stalking/ Qui un esempio per capire di cosa si sta parlando: “two opposing visions of gender roles in the 21st century.”
        (il film di cui parli non l’ho visto)

      • Paolo ha detto:

        esempi sbagliati, quello di Love actually è un esempio sbagliato perchè lui il no lo accetta, anche in Tutti pazzi per Mary se lo si guarda fino alla fine si vece chiaramente che l’ossessione che i personaggi hanno per mary è ridicolizzata, non esaltata nè vista come segno di vero amore.
        E comunque recepire un messaggio non significa subirlo passivamente senza elaborarlo perciò dico che affermare che le donne adulte che guardano questi film siano più portate ad accettare di subire abusi nella realtà significa trattarle da minorate e non cambio idea. E queston ammesso e non concesso che questi film fomentino abusi e stalking e non crederò mai che love actually e notebook e big bang theory fomentino stalking e abusi, io ho visto questi film dall’inizio alla fine, non ho estrapolato singole sequenze dal loro contesto, e non fomentano gli abusi e o stalking, raccontano l’umano e non condividerò mai e poi mai articoli che affermino che questi film sono pericolosi, ogni volta che leggerò un articolo di questo tipo segnalerò il mio dissenso finchè avrò vita.
        E poi scusate: le commedie romantiche non vanno bene perchè romanticizzano lo stalking, l’horror non va bene perchè fomenta la violenza, i film di tarantino non vanno bene perchè estetizzano la violenza e glorificano il concetto di vendetta personale (come i film del giustiziere della notte e buona parte del cinema USA), i film dell’ispettore Callaghan non vanno bene perchè fanno l’apologia del poliziotto violento, i film sulla mafia non vanno bene perchè romanticizzano i mafiosi e li rendono affascinanti, i film di guerra estetizzano la guerra, il trono di spade no perchè ci sono troppi nudi, Lolita di Nabokov per carità mandiamola al rogo perchè giustifica la pedofilia ecc..insomma per questa pseudo sociologia dei miei stivali (che ormai ha sostituito la critica cinematografica seria) c’è qualcosa che possiamo goderci al cinema e in tv senza sentirci dire che fomenta tutti i mali sociali del mondo?

      • Appunto è ridicolizzata, e come finisce il film?

  2. Paolo ha detto:

    e comunque una commedia romantica dove i due sono innamorati e contenti dall’inizio nessuno la guardarebbe

  3. Paolo ha detto:

    oggi davanti a un film non ci si chiede più se funziona cinematograficamente o no ma ci si chiede “è razzista?”, “è sessista?”, “aiuta a migliorare il mondo o no’”, “rispetta tutte le minoranze possibili e immaginabili”? Io non dico che non bisogna farsi anche queste domande e che oggi spesso si etichettano come razzisti o sessisti film che non lo sono

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