Quella volta che

Tanto tempo fa – avevo una ventina d’anni – ero a cena fuori con un ragazzo che mi piaceva molto. Ci frequentavamo da un po’ e mi venne in mente di porgli un dilemma etico.

Gli raccontai dell’esperienza di una mia conoscente, che stava frequentando un corso tenuto da un noto e influente professionista del settore.

Lei mi aveva confidato che costui aveva fatto capire alle ragazze frequentanti il corso che c’era per una di loro la possibilità di ottenere un posto, un gran bel posto, praticamente il coronamento dei sogni di ogni partecipante a quel corso dal punto di vista professionale ed economico. Un posto alle sue dipendenze.

Ma.

C’era un “ma”. C’era un prezzo da pagare, il cui “ammontare” era sottinteso ma comunque chiarissimo per le ragazze, perché se si vuole ottenere qualcosa si devono fare dei sacrifici, perché i posti a disposizione sono pochi e i candidati sono sempre troppi, perché è così che va il mondo, le donne che vogliono fare carriera “la devono da via”.

Chiesi a quel ragazzo che cosa pensava di quella situazione.

Lui era scandalizzato, scandalizzato dal fatto che gli ponessi quella domanda.

“Perché tu che faresti? Valuteresti la proposta?” mi chiese, con gli occhi fuori dalle orbite per l’indignazione.

Mi accorsi subito che ce l’aveva con me e la cosa mi fece arrabbiare.

Mi fece arrabbiare il fatto che lui non comprendesse come potevano essersi sentite quelle ragazze che inseguivano un sogno, studiavano, si impegnavano – proprio come faceva lui – ma che a differenza di lui si ritrovavano a fare i conti con la prospettiva di non veder mai riconosciuto il loro impegno, perché qualcuno di molto autorevole le informava che l’unica strada era quella di vendersi come un pezzo di carne al primo estimatore che le avesse trovate succulente.

A quel punto si scatenò l’inferno, un inferno nel quale io avrei dovuto essere rinchiusa immediatamente, secondo lui. Era lapalissiano che io non fossi altro che una lurida troia, soltanto per il fatto di aver posto la questione come discutibile serenamente a cena, che lo avevo pugnalato al cuore, lì, nel bel mezzo di una serata romantica, avevo rovinato tutto parlando di sordide donnette incapaci di trovarsi un lavoro decente senza aprire le gambe al primo che sventola qualche banconota.

Provai a fargli capire perché mi sentivo solidale con la mia conoscente, che continuava a frequentare il corso sopportando pazientemente le allusioni al fatto che lei fosse abbastanza appetitosa da concorrere a quel posto disponibile, ma la sua risposta continuava a consistere in un’unica parola, ripetuta ossessivamente:

puttana, puttana, puttana, puttana, puttana, puttana, puttana, puttana…

Ero una puttana non perché avevo affermato con sicumera che una simile proposta l’avrei accettata senza indugio, ma perché non avevo accusato quelle ragazze di essere sotto sotto complici del loro docente, perché non mi ero affannata a dire “ah io mai e poi mai cederei ad un ricatto del genere, mi sarei voltata e avrei abbandonato il corso!”, perché osavo discuterne a cena e con lui, per giunta, senza neanche preoccuparmi di rassicurarlo sulle mie condotte passate, presenti e future!

Dura e pura, doveva essere la sua ragazza. Io non lo ero e potevo anche andarmene a quel paese.

Grazie al cielo ci sono andata, anche se devo ammettere che non è avvenuto proprio quella sera.

Quello che lui non voleva ascoltare e che probabilmente io non ero in grado di spiegargli, è che il maschile di “puttana” non esiste.

“Puttano” non esiste.

Non sentirete mai nessuno pronunciare una parola del genere.

Non per nulla qualche tempo fa Franco Battiato, per riferirsi “al malcostume politico” (ci tenne a precisare che parlava di maschi e di femmine) usò il termine “troie”, al femminile, perché la prostituzione è femmina, non importa di chi stai parlando.

Per alcune parole è così: si portano addosso il peso di un genere soltanto.

Come il ministro che non può essere ministra.

La lingua, sebbene si dimostri disponibile ad accogliere i più improbabili neologismi, su questa faccenda è inflessibile: puttana sì, ministra no, ministro sì, puttano no.

Quello che faceva infuriare il mio partner di quella sera è che gli uomini devono “sgobbare” per ottenere un posto, nessuno propone loro simili allettanti “scorciatoie”.

Mi ha sempre sconcertato, questa cosa della “scorciatoia”: sono davvero convinte, le persone che ne parlano, che sia una cosa da niente, una bazzecola, sottostare ad un rapporto sessuale con una persona che ti fa profondamente schifo solo per il fatto di avertelo proposto.

Sono convinte che qualunque donna non possa che tirare un sospiro di sollievo o magari addirittura saltellare dalla gioia quando un uomo, dal quale si aspettano di essere valutate in base alla loro professionalità, propone loro di inginocchiarsi di fronte ai suoi pantaloni slacciati per dimostrare a lui, ma soprattutto a loro, che l’unico modo per raggiungere un obiettivo sia accettare di farsi trattare come un oggetto sessuale.

Wow! Un pompino! Evviva! Nessuno leggerà la mia ricerca, nessuno ascolterà il mio monologo, nessuno visionerà i miei disegni, esaminerà i miei progetti o darà un’occhiata alle mie credenziali! Erano anni che aspettavo questo momento!

Si può pensare ad una situazione del genere come una “scorciatoia” soltanto partendo dal presupposto che non ci sia nulla di profondamente ripugnante in un uomo che fa una proposta del genere.

Asia Argento, in un’intervista, ha dichiarato di essere stata “mangiata”, una scelta lessicale interessante, perché mi ha fatto pensare alle tecniche di caccia che vediamo nei documentari sugli animali.

Avete presente quando la fiera si avvicina silenziosamente al branco, in cerca del membro più vulnerabile e isolato? Di solito si tratta dei più giovani e inesperti, quelli che ancora non hanno imparato a riconoscere i pericoli e ad attuare strategie di difesa.

Sarebbe sciocco definire vile un animale, ma se un uomo, che non ha certo bisogno di strisciare nella savana per evitare di morire di fame, si appropria di simili tecniche per cogliere di sorpresa una donna che ha mille cose in mente nel momento in cui si presenta a discutere un progetto di lavoro, tranne l’idea di doversi comportare come una gazzella, “vigliacco” è la prima parola che mi viene in mente.

Squallido, abietto, ignobile, infame, spregevole, turpe, vergognoso, nauseabondo, crudele, perfido, nefando, obbrobrioso, bieco, laido, empio, meschino, esecrabile e disonesto sono tutte quelle che mi vengono in mente subito dopo.

Avere a che fare con un essere che racchiude in sé tutte queste qualità non può certo definirsi una passeggiata. Somiglia più ad una di quelle crudeli prove di coraggio, quelle che a volte fanno i bambini: “Ti sfido ad ingoiare una lumaca viva, ad entrare in quella casa diroccata quando viene la sera, a toccare quel gatto morto!” E sai già che se non lo fai dovrai pagarla cara, in qualche modo.

La seconda cosa che danno per scontata coloro che in questi giorni commentano rabbiosi contro le donne “che prima la danno poi frignano e fingono di pentirsi“, è che ogni singola donna che intenda intraprendere una carriera debba tenere da conto che si sta inoltrando in un territorio popolato di predatori ben consapevole di essere chiamata ad interpretare il ruolo dell’erbivoro.

Hai presentato domanda d’assunzione e un uomo ti invita a bere un caffé per discuterne a quattr’occhi?

Sappi che potrebbe non essere il tuo curriculum che gli interessa, bensì infilarti una mano nelle mutande.

Lo devi tenere sempre a mente che gli uomini sono fatti così, un po’ umani e un po’ mostri, non è colpa loro, sono vittime di un istinto primoridiale più virulento della rabbia, che li costringe a sbavare e ad attaccare quando si trovano di fronte una gonna indossata con troppa disinvoltura.

Nessuno ti crederà se sosterrai che sei stata colta di sopresa, che non sapevi cosa fare, che avevi paura. Cosa c’è da avere paura? E’ solo un uomo!

Vigliacco, squallido, abietto, ignobile, infame, spregevole, turpe, vergognoso, nauseabondo, crudele, perfido, nefando, obbrobrioso, bieco, laido, empio, meschino, esecrabile e disonesto, ma vogliamo sostenere che una persona del genere possa fare paura?

Uno degli articoli più deprimenti che ho letto in questi giorni (e dire che l’intento era  strapparci una risata), riguarda proprio questo tema: il problema dei maschi di fronte all’esistenza di una fattispecie penale nota come “molestie sessuale”.

Poveri uomini di oggi! Sono finiti i tempi in cui potevano assaltare un villaggio e liberarsi dello sperma in eccesso stuprando a destra e a manca senza nessuna preoccupazione! Adesso, solo perché sei “ricco ed influente” e ti azzardi a chiedere un massaggio rilassante ad una ragazza carina, rischi addirittura di perdere il lavoro. Che fare?

Prevengo subito le vostre obiezioni: io so che chi lo ha scritto vuole fare dell’umorismo.

Il dramma è che ci sono persone che ci credono davvero, alla storiella del maschio che perde il controllo di fronte all’incauta che si presenta al lavoro senza mascherarsi da Agatha Trinciabue… e molti commentano spesso qui da me.

In questi giorni una marea di donne sta raccontando senza remore #quellavoltache hanno superato con coraggio una prova per guadagnarsi un posto in una società che si ostina a non voler ragionare sul perché non si possano insultare gli uomini usando la parola “puttano”: donne che hanno ingoiato la loro lumaca in silenzio, hanno finito il loro corso e si sono portate a casa l’attestato con la testa china, che sono entrate, al buio e da sole, in un posto spaventoso, ne sono uscite vive e poi, sempre da sole, hanno continuato a tormentarsi per anni ed anni su quale sarebbe stata la cosa giusta da fare.

E’ un flusso poderoso, incontenibile, che porta con sé una gran quantità di dolore, di esasperazione, di vergogna, di rabbia e di frustrazione.

Mi auguro che continui a scorrere finché l’ultima voce che protesta contro quelle che “prima ne approfittano e poi piagnucolano” non si sia chetata.

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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29 risposte a Quella volta che

  1. iolamiaombra ha detto:

    Io sono un’ombra che ama il buio, ho imparato ad amare il buio perché era il posto in cui mi nascondevo per sfuggire a mio cugino più che ventenne quando avevo sei anni. Da allora ho paura degli uomini e molti ‘predatori’ la vedono la paura, la fiutano come bestie feroci e tutta la mia vita è ‘quellavoltache’. Quando mi corico spero di morire e quando mi sveglio mi rammarico di essere al mondo. Non ho MAI conosciuto un uomo che no fosse un predatore.

    • sciamanarossa ha detto:

      Non devi definire nulla iolamiaombra, mai porgere il fianco a chi non ha intenzione di ascoltare e rispettare, mai, è una tecnica di auto difesa, dico questo perché già la domanda ti pone come dover argomentare quando dall’altra parte non c’è empatia rispetto a ciò che hai detto e nemmeno ascolto, (cosa indispensabile nella comunicazione) è la classica trappola per poi poter dire cose tipo: “sei te che non capisci”, “forse sei esagerata” “è una tua opinione” e varie altre che sono Violenze Psicologiche bisogna chiamare le cose con il loro nome e qui il logos ci viene incontro.
      Grazie Riccio per questo post visto che tutte noi in un modo o nell’altro subiamo delle violenze, praticamente tutte le donne nel corso della loro vita almeno una volta e sto mantello del giustificazionismo francamente comincia ad essere intriso di muffa, oltre che continuare a consentire di perpetrarle queste violenze che tutto sono tranne che naturali ma su questo sai come la penso, buona giornata.

    • Nick ha detto:

      Definire predatore,prego.

      • IDA ha detto:

        Predatore=Persona alla quale mancando la coscienza e l’empatia, fanno ciò che vogliono e a proprio piacere, violando le norme sociali e le aspettative sociali senza alcuna colpa o rimorso; ciò che manca, in altre parole, è la reale qualità che permette ad un essere umano di distinguersi dall’animale, che abitualmente o occasionalmente vive di preda, di ruberie, di saccheggi. Possono fingere perfettamente le più comuni emozioni umane e possono aggirarsi, in incognito, in una varietà di ambienti, incluse scuole e sacrestie- Spesso sono di sesso maschile.

      • sciamanarossa ha detto:

        Agli animali non manca l’empatia, scusami ma volevo portare la mia opinione al riguardo, manca solo a chi ha una cultura patriarcale e anche il concetto di preda e predatore, anzi i concetti, sono concetti culturali scaturiti da una cultura verticale che prevede un basso e un alto, un debole (totalizzante nel suo esserlo e sempre e comunque) e un alto sempre e comunque potente. Mia opinione

  2. IDA ha detto:

    Cosa dire? Brava! Sei davvero brava!
    Per ora non voglio aggiungere altro solo un commosso abbraccio.

  3. Nick ha detto:

    Bene Ida, quel “spesso” significa “molte volte ma non sempre” e allora spiegalo alla nostra amica, invece di dire “brava brava!” quando questa ti spiega che ” Quando mi corico spero di morire e quando mi sveglio mi rammarico di essere al mondo “; brava in cosa, non ho capito.Venire qui, non le è di aiuto,sicuramente.

    • Ma tu credi di essere empatico? Perché commentando così dimostri tutto il contrario. Io chiederei scusa per il tono aggressivo e fuori luogo, fossi in te.

    • IDA ha detto:

      Si in effetti non hai capito, il mio commento era un giudizio al post di Riccio, e mi sembrava chiaro… Io ti ho dato una definizione di predatore, per fare questo ho cliccato su rispondi, perchè volevo rispondere a te.
      Ma ho sbagliato perchè la definizione di predatore te la doveva dare “iolamiaombra” se ne aveva voglia, non io. E per questo le chiedo scusa.a ioelamiaombra.
      Qui ci sono tanti temi da confutare, non andare a cercare pretesti.

  4. FMtech ha detto:

    Non ti ho solo letta ma divorata parola per parola. Da uomo quale sono mi vergogno di quanto hai descritto senza vergognarmi di sesso masturbazione o altro…. indubbiamente le donne non sono merce oggetti di piacere o da sfruttare e definire di facili costumi… piuttosto viviamo in una società di opportunisti, bigotti, falsi iperbenisti che davanti fanno la morale è dietro al boschetto si infrattano con chi sa chi…. hai fatto bene a scrivere e vomitare queste parole e credimi, per quanto banale stupido e senza senso possa sembrare, sono assolutamente solidale…. grazie per aver scritto divinamente di questo tema…. buona serata e complimenti

  5. Nick ha detto:

    Sono molto empatico.Sono fermamente convinto che la nostra amica provi un’angoscia inimmaginabile ogni giorno.Ma mi astengo nell’incoraggiarla a fissare sempre e solo le tenebre ed il male che le è stato fatto.Proverei,almeno, a farle vedere anche il bello della vita.Invece che dirle “brava,brava”, di fronte alla voglia di svegliarsi morta.
    P.S. Sciamanarossa, ti assicuro che la leonessa che sgozza un piccolo di zebra e lo mangia mentre è ancora vivo, non prova empatia.E’ per nulla indifferente alle sue grida disperate.

    • sciamanarossa ha detto:

      E hai preso proprio uno specifico comportamento per dire che gli animali non sono empatici nella totalità comportamentale della loro esistenza, questo si chiama a casa mia strumentalizzazione di un singolo quadro (quello del cibarsi oltretutto), io ti rispondo che il cinghiale se trova un essere umano ferito non da lei e io sono testimonianza diretta di questo, non lo attacca perché capisce che è ferito, aspetta dico al cinghiale che mannaggia! sconferma la tua assolutezza sul fatto che lei non è empatica e ops, aveva anche i cuccioli eppure non mi ha attaccata altra cosa che sconferma tante ipotesi sul fatto che le femmine di cinghiale che hanno i cuccioli attaccano sempre e comunque, se non la chiami empatia quella di questo animale che ha capito la mia condizione dimmi come la chiami? ah si sono matta io, giusto no?

    • sciamanarossa ha detto:

      CIT: ti assicuro che la leonessa che sgozza un piccolo di zebra e lo mangia mentre è ancora vivo, non prova empatia.E’ per nulla indifferente alle sue grida disperate.
      Non ammazza per la gerarchia di potere ma per alimentarsi e come volevasi dimostrare si prende uno specifico comportamento della natura per piegarlo alla cultura patriarcale, grazie Nick continua a confermare le mie giuste tesi.

  6. sciamanarossa ha detto:

    Le è d’aiuto venir colpevolizzata da un uomo infatti, si chiama meccanismo di imposizione di una gerarchia per cui tu sapresti caro Nick cosa è giusto per una donna dicendole che non è bene e salutare per lei venire qui, eccolo l’uomo patriarcale è uguale da 5 millenni infatti conferma quello che avevo scritto in precedenza e Riccio mi spiace loro non chiedono mai scusa (noi ci dobbiamo prostrare davanti alle loro verità assolute ma non dobbiamo chiedere rispetto, eh non sia mai che poi cedono potere, perché in una mente intrisa di patriarcato il rispetto non esiste e di conseguenza nemmeno l’empatia) ricordati che noi essendo nate femmine siamo nate sbagliate agli occhi di questi misogini che ci colpevolizzano e oh! sanno sempre cosa è meglio per noi chi resta sempre uguale a se stesso logorandosi sa sempre tutto è il loro stesso agire che conferma il loro livello socio-culturale, che vergogna e la chiamano pure umanità questa! voglio aggiungere che Spesso non vuol dire che la stessa cosa agita da una donna sia uguale perché il quadro di riferimento non è la parità tra uomo e donna ma appunto il patriarcato quindi basta pure con questi livellamenti, mi rivolgo sempre a Nick. Infine le gerarchie in natura non esistono, sono un imposizione fornita da una cultura, la preda (devo allargare il discorso sennò sembra che volessi attaccare IDA quando non è così) non è sempre preda in natura, come il predatore non è sempre predatore ma nel costrutto patriarcale la vittima-preda è immutabilmente sempre ciò, così come il predatore ecco anche perché dico che non è sovrapponibile alla natura perché il potere in natura non esiste anche questo è un concetto culturale, circoscrivibile ad una specifica cultura.

  7. sciamanarossa ha detto:

    Si possono avanzare tutte le giustificazioni del mondo, appigliarsi a tutte le cose del mondo, inventarle, plasmarle, indottrinando per nascondere una verità, che è molto semplice, le donne tutte subiscono almeno una volta nella loro vita una molestia, è la Cultura dello Stupro che è essa stessa piramidale e in crescendo e gli uomini non si assumono la responsabilità di dire: è la mia cultura ecco perché cianciano a destra e manca, chi non si prende la responsabilità delle azioni e delle molestie che siano esse verbali o fisiche, economiche o di altro genere perpetrate ai danni delle donne è solo un vigliacco, poi può parlare quanto gli pare e questa iniziativa citata da Riccio in questo post, relativa a #quellavoltache, dimostra ancora una volta quanto la violenza elargita verso le donne sia pervasiva e normalizzata (non normale ne naturale) grazie Riccio per averle dedicato un post, io non utilizzo Twitter ma se lo utilizzassi porterei anche la mia di testimonianza.

  8. Paolo ha detto:

    quel ragazzo come tanti e tante non capiva che la colpa non è mai di chi subisce il ricatto (che sia sessuale o di altro tipo), il ricattato non è tenuto a dimostrare virtù coraggio, se è coraggioso e rifiuta il ricatto meglio per lui o lei ma non siamo tutti eroi, e anche se per debolezza o altri motivi dovesse cedere, la colpa è del ricattatore punto e basta. L’articoo che ironicamente suggerisce di immaginare “The Rock” al posto della bella collega o della bella dipendente lo trovo tristissimo, perchè da’ per scontato che un uomo non sappia provare desiderio sessuale o interesse sentimentale (perchè sul posto di lavoro possono pure nascere degli amori) per una donna che lavora con lui o per lui senza mancarle di rispetto e non è vero, perchè le molestie non hanno nulla a che fare col desiderio sessuale ma col potere. Quindi se sul posto di lavoro vederò una collega che mi suscita attrazione non ho nessuna intenzione di immaginarla come un lottatore di wrestling, posso provare desiderio sessuale per una donna e rispettarla e come me tanti uomini che non sono predatori

  9. Paolo ha detto:

    ho idea che se Galileo Galilei fosse vissuto oggi i social sarebbero pieni di “Vergogna! Non dovevi abiurare! Sei complice del Sant’Uffizio!”

    Ripeto: ci sono attrici che hanno detto no a Weinstein, che sono scappate da quella stanza e senza denunciarlo pubblicamente hanno continuato la loro carriera, Asia Argento ha ceduto, nessuna di loro va giudicata; va giudicato solo il ricattatore

  10. gattarruffata ha detto:

    Questa storia fa male per tanti motivi, molti dei quali tu Ricciocorno, hai analizzato con la tua solita meravigliosa prosa. Ma c’è una dato che mi ha lasciato dolorante, o meglio ha contribuito ad aumentare il dolore, il fatto che sembra che molte donne italiane abbiano attaccato Asia Argento. Non lo so, sono basita. Non saprei cosa altro aggiungere. Semplicemente mi dispiace. Davvero.

    • Paolo ha detto:

      a me non stupisce: Asia Argento è figlia d’arte (quindi ricca, viziata, privilegiata, una che non ha talento ma siccome è “figlia di” ha secondo tutti la strada spianata) e ha fama di “persona trasgressiva”, ha fatto “bodyshaming” su un’altra donna (ha definito “lardosa fascista” Giorgia Meloni che si è offesa per il lardosa ma non per il fascista) insomma ha tutte le carte in regola per stare antipatica, se poi aggiungiamo il surplus di giudizio negativo che la società affibbia alle donne trasgressive rispetto agli uomini che fanno le stesse cose il gioco è fatto. E poi scatta la mentalità de “io al suo posto me ne sarei andata, io non mi svendo, io sono migliore” ora se anche fosse vero che tu sei migliore, ti saresi comportata diversamente e magari hai davvero agito diversamente (e in effetti non tutte le attrici hanno ceduto al ricatto sessuale di weinstein anzi la maggioranza non lo ha fatto anche se tutte hanno taciuto fino ad oggi per motivi comprensibili) questo non da’ il diritto di offendere chi non è forte come te (tu generico)

      • IDA ha detto:

        Asia Argento sta antipatica anche a me, ma non si sta parlando solo di Asia Argento e il cinema, ma delle donne e il mondo del lavoro. Queste cose accadono perché c’è gente che sa e non dice nulla, l’omertà dell’ambiente accresce l’immunità e il potere di queste persone, non ci si può aspettare dalle vittime di essere degli eroi. Bisogna prendersela con chi sa e sta zitto e non con chi parla. Anche se parla in ritardo e ha avuto dei vantaggi.
        Si è mosso nei confronti di lei e di chi sta parlando una campagna diffamatoria e intimidatoria tutto a vantaggio dei predatori. Chloë Sevigny l’attrice americana che anni fa fece scandalo per una scena di un rapporto orale, fu bersaglio di critiche fino a quando disse che lei aveva fatto davanti alla telecamera quello che tutte fanno dietro la telecamera. Silenzio a questo punto tutti zitti.
        Dario Argento dice che sua figlia è stata coraggiosa, ed ha ragione, e lo dimostra il silenzio del cinema italiano. Se nel cinema vige questa omertà, dove le vittime sono personaggi pubblici, dove possono essere ascoltati, intervistati, immaginiamoci negli uffici di provincia, nelle fabbriche, cosa può succedere..

      • Paolo ha detto:

        se clohè sevigny intendeva dire che tutte le aspiranti attrici fanno pompini ai produttori per avere la parte si sbagliava, sul resto sono d’accordo con te

    • Morgaine le Fée ha detto:

      Sul forum “Supplemento singolo” del Corriere ho trovato questo post di “odilia”, che riporto qui nella sua interezza perché lo sottoscrivo completamente:
      “prostitute e cortigiane???

      quindi le donne che sono state oggetto delle molestie di harvey weinstein sarebbero prostitute e cortigiane? e davvero qualcuno di voi è seriamente convinto che asia argento abbia parlato adesso per tornaconto personale? non vedete quanto le sia costato parlare?

      non è chiara, palese, lampante l’ingiustizia di essere quasi automaticamente relegata dalla parte del torto per un comportamento che si è SUBÌTO?

      giratela come volete, si finisce sempre per parlare delle colpe delle donne, mai di quelle di chi le molesta. l’intero affaire weinstein per molti, troppi, si riduce all’analisi delle motivazioni che le donne potrebbero aver avuto, e non c’è modo di uscirne bene! perché:

      – se si è molestate e non si denuncia, vuol dire che ci si è state per ottenere un vantaggio.
      – se si è molestate e si denuncia, è perché si cerca pubblicità.
      – se si denuncia quando non si è famose, è per diventare famose.
      – se si denuncia quando si è già famose, allora si sarebbe dovuto farlo prima e non lo si è fatto prima perché sennò non si sarebbe diventate famose.

      e il problema NON è se le attrici “ci stessero” oppure no: il problema, come dice giustamente antonella, è chi detiene il POTERE in una determinata situazione ed è quindi in grado di esercitare pressione. il potere nel caso di weinstein era ed è economico, fisico, simbolico.

      ma dico, avete ascoltato l’audio diffuso dal new yorker? avete letto le testimonianze delle donne coinvolte? vi sembra che si stia parlando di puttanelle che si gettano tra le braccia del produttore nella speranza di far carriera? no, si tratta di donne che sono state OGGETTO delle avance, e poi hanno dovuto fronteggiare le possibili ripercussioni della loro reazione, qualunque sia stata. sensi di colpa compresi, per quanto riguarda asia argento (fonte: intervista al new yorker).

      l’ipocrisia è quella di chi (OLTRE alle vittime) sapeva quel che succedeva e ha tollerato e addirittura agevolato le manovre di weinstein, tutto il sottobosco di assistenti, produttori, amici, attori e registi vari.

      l’ipocrisia è di tutti quelli che si chiedono stupiti e un po’ sospettosi perché le vittime di molestie non abbiano denunciato prima: perché si è messe alla gogna, ecco perché. come sta accadendo ora, sotto i nostri occhi!
      perché mai una donna dovrebbe denunciare la molestia subita, dato che sotto accusa ci finirebbe lei?”

  11. Pingback: Quella volta che | Sciamanesimo del Femminino: Appunti, spunti, riflessioni, decostruzioni e ricostruzioni

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