Proposte di modifica del codice civile

Se è necessario che le giurisdizioni civili e penali siano autonome, è altrettanto necessario che si abbia una sorta di coordinamento temporale e causale tra le stesse…”

da Persona & Danno, “Proposte di modifica all’ordinamento civile e penale in tema di violenza contro le donne”

Uno dei temi emersi nel corso dell’iniziativa promossa da Laura Boldrini il 25 dicembre presso la Camera dei Deputati, anche e soprattutto grazie all’intervento di Antonella Penati, è la rivittimizzazione delle donne vittime di violenza domestica operata dalle istituzione, che coinvolge, spesso con esiti drammatici, anche i loro figli.

Sebbene la violenza assistita sia stata introdotta nel nostro ordinamento quale aggravante del delitto del reato di maltrattamenti in famiglia nel nostro codice penale, è difficile affermare che i minori coinvolti e le donne vittime siano oggi effettivamente tutelati nel momento in cui debbono affrontare le procedure di affido conseguenti all’allontanamento dall’uomo maltrattante.

Come abbiamo più volte evidenziato e come emerge dall’osservazione di ciò che avviene in sede civile, molti professionisti del settore sono lontani dall’aver assimilato che la violenza contro il partner è un comportamento lesivo del benessere dei figli – che ne siano diretti testimoni o meno – e che è un elemento fondamentale da tenere in considerazione quando si vanno a valutare le competenze genitoriali di una persona, poiché un uomo violento non può e non deve essere descritto come un genitore “sufficientemente buono”.

Pertanto trovo lodevole l’iniziativa delle avvocate Giovanna Cacciapuoti e Annamaria Raimondi – Associazione ‘Salute donna’, centro antiviolenza del Comune di Napoli – della
dott.ssa Elvira Reale – responsabile centro Dafne per le vittime di violenza, Ospedale Cardarelli, Napoli – della dott.ssa Giulia Sannolla – Funzionaria referente antiviolenza Assessorato al Welfare Regione Puglia e dell’avv. Filomena Zaccaria – centro antiviolenza “Rompiamo il silenzio”, Martina Franca (Ta), – volta a trasformare le indicazioni fornite dalla Convenzione di Instanbul in strumenti giuridici atti a proteggere donne e bambini dai rischi connessi al processo civile di separazione, perché è necessario e non più rinviabile “che negli articoli che riguardano le eccezioni all’affido condiviso siano menzionati esplicitamente gli effetti del maltrattamento assistito sulla salute e la sicurezza dei minori“.

La legge, così come è enunciata, costringe le “vittime di violenza a incontrare i partner violenti, a condividere con loro decisione sui figli, a mostrarsi addirittura favorevoli al loro rapporto con i figli, e a contrastare la volontà dei minori, che in conseguenza delle violenze esperite a vario livello, temono i padri, hanno sentimenti giustificati di ripulsa e chiedono alle madri di essere tutelati”, uno stato delle cose che pregiudica la sicurezza delle vittime e che deve cambiare.

Fra le modifiche proposte, delle quali vi consiglio caldamente la lettura, vi segnalo questo passo:

“In riferimento all’iter del processo civile sulla determinazione dell’affido, spesso accade nelle nostre aule di tribunale che le sentenze dei giudici si attengano alle conclusioni dei consulenti tecnici, a digiuno o addirittura negazionisti delle dinamiche della violenza maschile contro le donne. Ciò determina quel quadro fortemente censurato dalla Convenzione di Istanbul e dalla direttiva europea in materia di tutela delle vittime di reato (29/2012) che va sotto il nome di vittimizzazione secondaria. Occorre quindi che siano inserite nelle procedure di nomina dei consulenti, là dove strettamente necessari, delle indicazioni in forza di legge, che garantiscano l’esclusione di strumenti (alcuni dei quali come ad esempio la PAS o l’AP – Parental Alienation Syndrome, Alienazione Parentale e concetti similari, privi di scientificità; altri come i test ed i profili/diagnosi di personalità non appropriati alle vittime di violenza che portano i segni di traumi situazionali) fortemente implicati nel processo di vittimizzazione secondaria delle donne vittime di violenza. Tali strumenti di fatto nei casi della violenza facilitano procedure livellamento di responsabilità (collusione) tra vittima e carnefice; slegano inoltre la valutazione degli effetti traumatici dalla loro causa (la violenza) ponendo in capo alla donna giudizi di inadeguatezza personale e genitoriale. Riteniamo che una prima risposta a questo tipo di vittimizzazione secondaria, che passa attraverso la incompetenza dei consulenti, possa essere data dalla definizione di una lista di esperti di violenza di genere contro le donne. I giudici in caso di evidenze di violenza di genere dovranno attingere i loro consulenti da questa lista specifica di esperti e successivamente introdurre in via preliminare tra i quesiti quello che valuti il discrimen tra violenza e conflittualità di coppia.”

Importante anche l’accenno al fatto che se “nel processo penale vige, in materia probatoria, la regola della prova, oltre il ragionevole dubbio, (…) nel processo civile opera la diversa regola della preponderanza dell’evidenza o ‘del più probabile che non’ ” (cass. Pen, sez. III, sent. 5 maggio 2010, n. 29612) – come si evince da questo caso che vi proposi tempo fa, nel quale a prescindere dal fatto che i comportamenti lesivi siano stati effettivamente riscontrati, l’imputato è stato assolto – un principio che dovrebbe convincere i magistrati a tenere in debita considerazione l’esistenza di condotte lesive e maltrattanti, a prescindere dall’esito del processo penale.

Non deve più accadere, come è accaduto per Antonella Penati, che una vittima di violenza domestica venga messa sullo stesso piano del suo aguzzino e che vengano entrambi descritti come “genitori inadeguati” o che il maltrattamento venga derubricato a conflitto, come spesso accade nei processi di negoziazione, e affinché questo avvenga si rende necessario un intervento a modifica delle norme.

Buona lettura.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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7 risposte a Proposte di modifica del codice civile

  1. paolam ha detto:

    Che schifose scemenze ti tocca recensire. A proposito, posso dire, fermandomi solo alle prime righe, che le casette di unità e decina sono patetiche e inconcludenti dal punto di vista ddattico? Cambiate mestiere 😀

  2. gattarruffata ha detto:

    Ricciocorno ho una domanda: ma chi li forma i tecnici del tribunale? Come fanno a negare l’evidenza dei fatti così facilmente? Dopo tutto basta un po’ di buon senso per giungere alle conclusioni corrette.

  3. sciamanesimofemminile ha detto:

    Scarico di responsabilità oggettive, i comportamenti violenti quando c’è un potere (e di fatto c’è nei patriarcati) sono scarichi di responsabilità e da quelli si accede alla colpevolizzazione delle vittime, sono sempre Sciamana Rossa tanto per precisare, e sono felice di leggere questo post in relazione alla giusta lotta di Antonella Penati, con chi usa violenza per esercitare un potere, non si può discutere farlo significa legittimare quel potere ad esistere e perpetrarsi, se poi si parla di prole è ancora peggio perché si parla di induzione ad una cultura dove c’è inevitabilmente chi subisce e chi si rende responsabile di atti violenti, ed è questo il messaggio che passa, tale messaggio continua a basarsi su ruoli stereotipati di genere.
    Buona giornata Riccio.

  4. gattarruffata ha detto:

    Grazie Sciamana Rossa, mi hai chiarito davvero le idee. Ecco perchè noto intorno a me l’abitudine irritante di cercare sempre responsabilità nelle vittime di quasi tutti i reati ( se sono donne e omosessuali poi, non ne parliamo).

  5. sciamanesimofemminile ha detto:

    Se siamo donne e lesbiche ah guarda!, potrei farti una trafila delle colpe che ci attribuiscono, ma tantissime sulla morale le attribuiscono anche alle donne etero o bisessuali, hanno tolto lo stupro come reato verso la morale ma la nostra morale di donne (qualunque gusto sessuale abbiamo) è sempre sotto la lente d’ingrandimento e colpevolizzata, infatti è questione culturale soprattutto, anche se certamente le leggi a tutela ci vogliono ma comunque non cambiano le teste delle persone questo è chiaro.

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