Freak show

Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate noi non ridiamo? Se ci avvelenate noi non moriamo? E se ci fate un torto non ci vendicheremo?

(“Il Mercante di Venezia”, William Shakespeare)

“Freak of nature” viene normalmente tradotto con l’espressione “scherzo della natura” ed oggi come oggi è un epiteto che può tranquillamente essere usato con valenza positiva o negativa.

I freaks cui voglio fare riferimento, però, non sono gli hungry freaks di cui cantava Frank Zappa, che orgogliosamente si fregiavano del termine per esprimere il loro dissenso nei confronti della società, bensì quelle bizzarrie umane, quelle “curiosità” – come le definiva Phineas Taylor Barnum, il celebre imprenditore circense – che nei secoli passati venivano esibite per stupire, ma soprattutto divertire, un pubblico in cerca di emozioni forti.

L’uomo elefante, il ragazzo foca, la meraviglia senza braccia, l’uomo scheletro, e poi nani, grassoni, gemelli siamesi, ermafroditi: quelle che per la gente che pagava il biglietto erano occasioni per provare un brivido di disgusto unito all’insopprimibile desiderio di farsi una sonora risata, spesso erano persone sfruttate sin dalla più tenera infanzia e destinate ad una fine dolorosa e grottesca, come Julia Pastrana, nota come la “donna più brutta del mondo”, cui il nostro Marco Ferreri dedicò un film negli anni sessanta.

All’inizio del XX secolo il “freak show” perse il suo fascino. Un articolo del 1908 (“Circus and Museum Freaks, curiosities of pathology“), pubblicato nel The New York Medical Journal, è considerato il primo passo verso il declino di questo genere di attrazione, anche se il passaggio da fenomeni da baraccone a soggetti patologici cui la scienza deve porre un rimedio non credo si possa considerare anche un passo verso la fine dell’emarginazione che i freak erano e sono costretti a patire.

Perché vi racconto queste cose, vi starete chiedendo.

Perché qualche giorno fa ho pubblicato sulla mia pagina facebook un articolo che ha scatenato un acceso dibattito attorno ad una delle pagine che al momento gode di grande popolarità: il Signor Distruggere e le sue “mamme-pancine”.

Un po’ “fenomeni” in grado di risvegliare il dotto interesse degli esperti e un po’ patetiche e ridicole attrazioni alle quali il pubblico del web non vuole assolutamente rinunciare, il fascino esercitato dalle stravaganze delle mamme-pancine a me ricorda molto le esposizioni dei “freaks of nature”: come nel caso dei freak show – nei quali la mistificazione era parte integrante dello spettacolo tanto quanto lo erano le attrazioni – anche nel caso del Signor Distruggere non possiamo sapere quanto ci sia di vero e quanto di artificiosamente adattato allo scopo di destare meraviglia e sgomento; a dirlo è lo stesso ideatore della pagina: “Non ci è possibile verificare l’autenticità dei post, perché vengono condivisi in anonimo su pagine e gruppi legati al tema della maternitàha dichiarato Vincenzo Maisto in un’intervista all’Espresso, e che molti di quei post non siano l’autentica espressione del tormento di una mamma-pancina me lo hanno confermato le persone che sono intervenute al dibattito. Una in particolare mi ha scritto:

“Io sto in un gruppo chiuso di giovani, a tema prevalentemente leggero e umoristico (non dico qual è perché è legato a una pagina), e qualche mese fa molti membri di questo gruppo si iscrivevano in massa ai gruppi delle cosiddette “pancine” per pubblicare post e commenti fake e troll. Solo da quel gruppo provenivano decine se non centinaia di persone, figuriamoci dagli altri… Non erano legate direttamente al Signor Distruggere, e lo scopo principale non era mandare screen a lui. Era per divertirsi tra di loro e per postare gli screen all’interno del nostro gruppo. Alcune erano proprio state rifiutate dalle admin dei gruppi di madri, altre avevano pubblicato dei post veramente demenziali (tipo quelli di distruggere, appunto) e avevano pubblicato gli screen nel nostro gruppo. Alcuni commenti erano di altre ragazze del gruppo nostro che si erano ugualmente infiltrate per scrivere commenti demenziali, altri commenti invece erano dei membri autentici del gruppo di madri ed era chiaro che le avevano sgamate subito. Infatti poi erano anche state bannate, mi sa.”

Le mamme-pancine così come sono descritte da Maisto non possono quindi definirsi un fenomeno sociale, perché il lavoro del Signor Distruggere non è materiale che ne dimostri l’effettiva esistenza; la sua pagina può essere definita uno spettacolo, appositamente creato per solleticare quel gusto del pubblico per ciò è sì mostruoso, ma in modo abbastanza inoffensivo da risultare ridicolo.

Insomma, se fossi un’antropologa mi interesserebbe indagare più questo revival del freak show che ha trovato nel mondo virtuale un nuovo modo per tornare in auge, piuttosto che stilare il profilo di una fantomatica “mamma pancina”, che, più che vivere rintanata in qualche gruppo chiuso di facebook, sembra vivere nella nostra immaginazione, come le fantasie grottesche che gli illustratori del Medioevo e del Rinascimento non si stancavano di ritrarre.

Come alla radice delle creature un po’ bestia e un po’ uomo che popolavano gli incubi dei nostri antenati c’era molto probabilmente qualcosa di reale, anche il mito della mamma-pancina sarà nato dall’osservazione di persone vere che popolano la nostra società.

Quelle che vengono proposte oggi come “sconvolgenti scoperte” del Signor Distruggere, infatti, spesso non sono altro che tematiche delle quali si è già ampiamento discusso sulla stampa mainstream. La crassa e diffusa ignoranza in tema di sessualità, ad esempio, è una fonte di ilarità dai tempi delle imbarazzanti lettere a Cioè, nonché un problema al quale, nonostante venga periodicamente denunciato, il nostro paese è deciso a non porre rimedio; mentre il massiccio ricorso a maghi, sensitivi e guaritori è da sempre un mercato floridissimo che sembra coinvolga attualmente 13 milioni di italiani. In un articolo recente sull’argomento leggiamo che si tratterebbe di un italiano su quattro: “Ma chi sono i fruitori dell’occultismo? Data la diffusione, è difficile inquadrare un profilo specifico. L’unica certezza è che quasi tutti sono a rischio, compresi i giovanissimi. Età e ceto sociale non contano.”

Nessuno, quindi, può mettere in dubbio che fra i post e i commenti del Signor Distruggere ve ne siano di veri, cioè pubblicati da una donna che ama definirsi mamma-pancina, che frequenta gruppi virtuali e che è inequivocabilmente ignorante, arrogante e portatrice di un ridicolo nonché preoccupante attaccamento alla prole, sebbene sia difficile giungere alla conclusione che ignoranza, cattivo gusto, arroganza e un morboso e malsano rapporto coi  propri figli siano caratteristiche necessarie alla frequentazione di gruppi virtuali dedicati alla maternità.

In altri termini: le pancine sono tante, tutte diverse tra loro e molte si sentono ferite dall’immagine che questo freak show virtuale sta dando di loro e delle comunità che hanno contribuito a sostenerle nel corso della gravidanza e dei primi anni da mamme.

A dispetto della sensatezza di questo tipo di puntualizzazione, il freak show delle mamme-pancine continua ad avere un grande successo di pubblico, il quale si dichiara entusiasta del fatto che finalmente si siano accesi i riflettori su una simile mostruosità: “E’ accettabile il bullismo creatosi sulla pagine de Il Distruggere? Certamente no. Ciò però non può fare da copertura alla maleducazione e all’ignoranza genitoriale dilaganti da lui, semplicemente, svelate” – mi scrive una lettrice, e un altra:il fatto di stanarli e, magari (ma è difficile), farli un po’ vergognare o riportarli nel mondo reale non è necessariamente una cosa negativa. Si può condannare solo il bullismo di alcuni followers ma credere che “siamo in un mondo libero quindi ognuno ha il diritto di diffondere o cibarsi di ignoranza” è una stupidaggine colossale. L’ignoranza va curata, la stupidità contagiosa va colpita e chi alla lunga subirà i danni di tali stupidità ed ignoranza va difeso. Anche attraverso il biasimo sociale.”

Se qualcuno ne soffre (ma sono in grado di soffrire, questi mostri?), è un male necessario: quella che i lettori ma soprattutto le lettrici di Distruggere stanno conducendo è una battaglia per epurare la società dall’ignoranza attraverso il dileggio e l’emarginazione.

L’impressione che ho ricevuto, leggendo i commenti, è che molte donne siano convinte che l’attacco alle pancine sia un legittimo attacco ad una categoria privilegiata, difesa dai critici di Distruggere in virtù di uno status che concederebbe l’impunità: le madri, appunto.

Me lo hanno fatto pensare frasi come “Le madri non sono intoccabili, le persone non sono intoccabili. E leggo qua solo un messaggio: la maternità è sacra, tenera, da proteggere, delicata, piena d’amore. Anche no…. Che la maternità in Italia sia un TANTINO esagerata, penso siamo tutti d’accordo…. Insomma, le mammine si devono difendere in quanto tali perché culla della vita.”

L’articolo che avevo postato (potete leggerlo qui) non mira certo a difendere “le mammine” in generale, né a descriverle come creature angelicate, rese perfette sotto ogni aspetto dalla gestazione.

Le madri non sono perfette, sono esseri umani.

Piuttosto è l’articolo di una donna che porta la sua personale esperienza di pancina (che di certo non può riassumere quella di tutte, ma ci sono più probabilità che sia vera di quante non ce ne siano che sia vero il ritratto della mamma-pancina che emerge dalla pagina del Signor Distruggere) e cerca di spiegare che tipo di supporto emotivo può trovare una donna in un gruppo dedicato alle sue simili che condividono una specifica esperienza: “la gioia incontenibile per un test di gravidanza positivo, la paura del parto, l’ansia per i primi momenti mamma-bimbo/a, l’orgoglio di mostrare foto del proprio figlio/a, il terrore che non mangi abbastanza, il tutto favorito dai grandi cambiamenti emotivi, anche provocati dagli ormoni, che sconvolgono una donna quando diventa madre e non certo agevolato da una società dove le madri sono al centro del marketing ma ricevono ben poco supporto reale.

E’ un articolo che si sforza di stimolare l’empatia, un sentimento che rovina tutto il divertimento allo spettatore del freak show.

Pochi sanno che uno dei mali che affligge una neo mamma è la solitudine.

Ci sono diversi studi che riportano questo dato: la stragrande maggioranza delle donne, limitate dal neonato nella possibilità di conservare intatti i legami sociali, si sente improvvisamente “tagliata fuori” dalla vita.

E’ facile comprendere come la rete possa diventare la più immediata soluzione al senso di isolamento per una persona che ha poche occasioni di uscire di casa.

Un altro aspetto che molti ignorano è l’opprimente senso di inadeguatezza che affligge le madri: tutt’altro che intoccabili, non solo le mamme vengono continuamente criticate per il modo in cui si rapportano con i loro figli, ma patiscono enormemente le aspettative sociali prodotte da una cultura che dipinge la madre ideale come una creatura in grado di fare l’impossibile senza nessuna fatica:

Questo video, che a prima vista appare come un’affettuoso tributo, è in realtà – come giustamente osserva una delle intervistate – un “almost cruel, a very very sick, twisted joke”: un crudele, perverso scherzo.

Una madre altro non è che un essere umano: ha bisogno di dormire, di mangiare, di riposarsi come chiunque altro; descriverla come una sorta di wonder woman in grado di annullare ogni bisogno fisico ed emotivo per i suoi figli ed essere comunque felice, è un modo perverso per condannare ogni singola madre che lo guarda a non sentirsi mai all’altezza del compito che è chiamata ad assolvere.

Per questo non trovo così “mostruoso” che una mamma cerchi un luogo nel quale isolarsi dalle critiche distruttive e richieda ai suoi interlocutori comprensione e appoggio.

Questa super-mamma che la nostra cultura ci propina, tuttavia, ferisce tutte le donne: quelle che sono madri e quelle che non sono madri, che si sentono sminuite ed umiliate da questi continui ed ingiustificati tributi alla “superiore natura” della donna-madre, una madre che non possono mai aver incontrato, perché non esiste.

Motivo per il quale mi riesce altrettanto facile, da un punto di vista emotivo, comprendere la rabbia di quelle donne che si scagliano contro la mamma-pancina, il mostro meschino che finalmente svela la scomoda “verità” celata da un modello tanto osannato quanto irrealistico (è vero che le mamme non sono perfette, ma solo esseri umani, quindi fra le madri possono esserci persino dei pessimi esseri umani), come pure è facile comprendere il successo della pagina di Distruggere.

Quello che mi sconcerta, però, è che molti non sembrino consapevoli del fatto che è di uno show che stiamo parlando, non di un’indagine sociologica, ma soprattutto che dietro quei messaggi screenshottati potrebbero anche trovarsi delle persone in carne ed ossa dotate di sentimenti umani, oltretutto gettate sul palcoscenico contro la loro volontà e contro la loro volontà esposte al pubblico ludibrio in veste di fenomeni da baraccone.

A questo punto vorrei tornare all’immagine con la quale ho aperto questo post, tratta dal celebre film di Tod Browning, Freaks (del quale vi consiglio la visione, per comprendermi appieno), allo scopo di porvi una domanda: se trattiamo quelli che consideriamo mostri in modo disumano, non dimostriamo di essere anche noi, in fondo, dei mostri?

 

Per approfondire:

Il Signor Distruggere le prove

Parenthood leaves half of mother and fathers feeling lonely

Most Mothers Feel Judged, With Families Often the Worst Critics

Society: Don’t blame the mothers

La dea madre

Cherchez la mom

 

 

 

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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5 risposte a Freak show

  1. Paolo ha detto:

    concordo su tutto (ma tornando ai freaks veri e propri non è sbagliato se la scienza medica si occupa di loro ma deve farlo con empatia e per migliorare la loro vita)

  2. ... ha detto:

    Le mamme pancine sono uno dei vertici della comicità, sia che i post siano veri o falsi. Nel primo caso il genio è la vita, nel secondo gli autori. Sono sublimi proprio perché racchiudono miseria e splendore, suscitano risate impossibili da trattenere e poi tristezza, ma soprattutto risate. Cambiano l’immaginario, il linguaggio: mielino, doccetta profonda, dietro ma al punto giusto. Di fronte a ciò il limite sta nel come si trattano le persone. Ridere di loro non è mostruoso, se fatto in privato. Diffondere il fenomeno è feroce, è vero. Attaccarle non ha senso, è cattiveria e basta.
    Niente critiche

  3. sciamanesimofemminile ha detto:

    Ti cito: mentre il massiccio ricorso a maghi, sensitivi e guaritori è da sempre un mercato floridissimo che sembra coinvolga attualmente 13 milioni di italiani. In un articolo recente sull’argomento leggiamo che si tratterebbe di un italiano su quattro: “Ma chi sono i fruitori dell’occultismo? Data la diffusione, è difficile inquadrare un profilo specifico. L’unica certezza è che quasi tutti sono a rischio, compresi i giovanissimi. Età e ceto sociale non contano.

    Calunniatori e profittatori sono ruoli anch’essi e se non è con la magia (strumentalizzata anch’essa) lo è con la violenza psicologica, le persone cercano risposte, io sono una persona non ignorante e credo nella magia, come credo nell’anima, come credo che mente,corpo e anima non debbano essere divisi attraverso parametri che mettono uno prima dell’altro, il problema non è tanto questo, quanto piuttosto affidarsi a persone che dovrebbero avere la soluzione universale, (nei miei post scrivo sempre Gnothi Sauton e che non esistono maestri o esperti ma che una ricerca spirituale è conoscenza di se, vista così non c’è panacea, non c’è dogma ne condizionamento, e poi scrivo che si può apprendere da tutt@ e che ogni cosa ha qualcosa da dire) quella che descrivi è una forma di assoggettamento tipica di una cultura che è quella patriarcale e in tale quadro si rafforza quindi l’idea salvifica, come avviene con le religioni, avviene anche con i maghi, stregoni etc…. e questi personaggi da riti, tarocchi etc…. sfruttano il bisogno altrui di ottenere risposte, una cosa pessima, che fa leva su un bisogno, è l’ennesima forma di violenza psicologica, non differente per forma manipolatoria da altre tipiche di una cultura dove leader, maghi, sapienti etc…. devono essere seguiti, d’altra parte le religioni patriarcali stesse e anche le loro filosofie spirituali nascono su questa scia e base, mentre le streghe sono state massacrate, un genocidio di massa di donne che curavano con le erbe e facevano partorire le donne, assistevano senza imporre un credo, ci tenevo a fornirti la mia opinione su questo argomento.
    Ciao.

    • A mio avviso, per giudicare questi casi – e quando dico giudicare intendo una riflessione etica, non parlo di tribunali – occorre indagare la volontà di truffare di chi agisce: è quella che conta. Sappiamo che esistono persone – potremmo citare Wanna Marchi e soci, per fare un esempio che tutti conoscono – che sanno benissimo che ciò che propongono al pubblico non è allevierà alcuna pena, ma è funzionale soltanto a riempire le loro tasche, e consapevolmente approfittano di chi versa per qualsiasi motivo in uno stato di particolare vulnerabilità.

      • sciamanesimofemminile ha detto:

        Concordo con te, e questo che descrivi a sua volta rientra in specifici parametri culturali e di stato dove esiste la ricchezza che definisce le persone, e ciò porta (ma lungi da me giustificarne le azioni, poi comunque lo sai questo :-)) talune persone a fare di tutto per riempire le loro tasche, anche creando traumi e sfruttando il malessere altrui, d’altra parte Riccio non avviene sempre pure nel patriarcato? le donne vengono scelte quando stanno male, oppure attraverso una proiezione che le vuole inferiori, è la genesi stessa della cultura patriarcale questa, mica quando stanno nella loro forma migliore, infatti appena ci esprimiamo ecco che scatta la colpevolizzazione, ovvero quando ci liberiamo del ruolo che ci hanno costruito, questo è un atto vile che rivela la loro insicurezza, poi questo lo si applica a tutte le cose della vita e il capitalismo con le sue scale sociali fa ugualmente ciò, sfrutta la poca consapevolezza, i momenti di disagio, per affermare un potere e per manipolare, quindi ribadisco, concordo con te sull’analisi di una Wanna Marchi ma lei ad esempio è solo una, su internet questi fenomeni trovano luogo in diversi forum, siti etc…. anche senza moneta ma inerenti alla manipolazione e alla sottomissione della libera scelta altrui, appunto come dicevo palesi forme di violenza psicologica, solo che essendo nascoste e senza nomi altisonanti fanno maggiore fatica ad emergere, perché quando ci sono i soldi in mezzo lo stato si preoccupa, (il link al quale rimandi anche questo dice, si integra senza escludere la tua analisi anzi forse ampliandola) quando ci sono abusi psicologici spesso si dice (e noi femministe lo sappiamo bene) che magari è colpa nostra, o che non vediamo bene le cose, che ce le immaginiamo etc…. la solita colpevolizzazione della vittima insomma.
        La volontà di truffare è connessa al potere derivante da una posizione (è la scala verticale di cui parlo spesso) e si dici bene occorre indagarla per comprenderla e farla comprendere.

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