Nessuno tocchi la Carmen

Sacrilegio: il 7 gennaio, a Firenze, il regista e drammaturgo Leo Muscato ha offeso l’Italia tutta decidendo di non far morire la Carmen di Bizet.

Orrore! Raccapriccio! Il povero Georges si starà rivoltando nella tomba! E’ tutta colpa della Boldrini! Le femministe del “politicamente corretto” all’attacco del patrimonio artistico mondiale! Regime! Dittatura! Censura!

Non ho visto la Carmen incriminata, quindi non intendo esprimermi sul lavoro di Muscato. Magari è davvero brutta, non ne ho idea. Non entro neanche nel merito di quanto affermato dal sindaco Nardella.

Ci tengo solo ad informare tutte le persone che ritengono che l’arte sia in grave pericolo a causa del fanatismo femminista, che la guerra alle opere più celebri ed amate è iniziata tanto tempo fa e vanta parecchi nomi illustri.

Se proprio vogliamo mettere alla gogna Leo Muscato, io ci metterei anche Angela Carter: Barbablù, il gatto con gli stivali, Cappuccetto Rosso, la Bella e la Bestia, Biancaneve, sono tutti capolavori che la giornalista e scrittrice inglese ha devastato a causa della sua ossessione di distruggere l’opera dell’Uomo e guidare le donne al potere. Ci metterei anche Christa Wolf, che decise di riscrivere la Medea oltraggiando il povero Euripide con un finale nel quale la protagonista non uccide i propri figli. Oppure Helen Oyeyemi, che con il suo “Boy, Snow, Bird” si permette di “abusare” del lavoro dei fratelli Grimm per parlare, fra le altre cose, di razzismo. Assurdo!

Voglio svelare un segreto, ai puristi dell’arte che in questi giorni si stanno ergendo in difesa del musicista francese bistrattato: il mondo è popolato di sciacalli che si spacciano per grandi artisti. Goethe scrisse il Faust incurante del fatto che lo aveva già scritto Marlowe, prima di lui. Anche Sarte si è permesso di riscrivere le Coefore di Eschilo intitolandolo “Le mosche”, roba da non credere. Lo sapevate che “L’opera da tre soldi” di Brecht altro non è che una rielaborazione della “Beggar’s Opera” di John Gay? Gente priva di immaginazione, che si appropria del lavoro altrui per infarcirlo delle proprie idee sull’arte, la società, la politica, e riproporcelo riveduto e corretto. Scandaloso! Ma per chi ci hanno preso?

Ma la bomba, qui, è un’altra: Carmen non è un’opera originale di Georges Bizet. Il libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy è ispirato ad una novella di Prosper Mérimée, e – tenetevi forte – la storia è diversa. Il personaggio di Don José, ad esempio, nel racconto di Mérimée uccide il tenente e il marito di Carmen, mentre nell’opera di Bizet questo non avviene.

Per questi due omicidi in meno nessuno vuole protestare? Si possono far sparire dei cadaveri, così, per il gusto di rendere più “politicamente corretta” un’opera che merita di essere riportata all’originale splendore? A nessuno importa del povero Prosper?

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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11 risposte a Nessuno tocchi la Carmen

  1. Paolo ha detto:

    in effetti questa vicenda è una tempesta in un bicchier d’acqua

  2. IDA ha detto:

    La maggioranza dei libretti d’opera, hanno una fonte letteraria, nessuno di questi libretti è fedele al testo letterario di riferimento. La prima opera è stata “Euridice” nel 1602 di Giulio Caccini, cinque anni dopo Monteverdi a Mantova mette in scena “L’Orfeo”. Tutti e due i libretti hanno come fonte letteraria “ la Fabula di Orfeo” di Angiolo Poliziano, che ha sua volta ha come riferimento “Metamorfosi” di Ovidio. Così fino ad arrivare ad oggi, nessuno si è mai scandalizzato per esempio della “Traviata” di Verdi, altro non è che “la Signora delle Camelie” di Dumas figlio, o del “Falstaff” sempre di Verdi che è tratto da “Le allegre comari di Windsor” di William Shakespeare. Tra l’altro il grande pota e drammaturgo inglese è uno dei più saccheggiati della storia della letteratura e della musica.
    Ma il punto qui è diverso, riguarda una vecchia polemica se è giusto oppure no che i registi diventino protagonisti di un’opera. La polemica è vecchia, perché lo hanno sempre fatto, creato ambientazioni differenti con prospettive diverse, modificando anche la trama. Questo può piacere oppure no, a me se sono fatte bene li apprezzo di più di una ripetitiva rappresentazione. Tempo fa su RAI-5 hanno trasmesso una “Bohème” di Giacomo Puccini, messa in scena da un Regista francese di cui non ricordo il nome. Non sono più degli artisti di Parigi, nella prima metà dell’ottocento, ma è ambientata nelle strade di Parigi dei giorni nostri, non sono degli artisti, ma dei senza tetto e tossicodipendenti, Mimì, che si, ha sempre la gelida manino e bischerate varie, ma non muore di tubercolosi ma di overdose di eroina, l’opera è la stessa ma viene contestualizzata su problematiche contemporanee. Questa è un’operazione nel mondo del teatro musicale che è sempre stato fatto, il contestualizzare su problematiche attuali..
    Giacomo Puccini ha sempre fatto morire le sue eroine, è una costante se vai a vedere un’opera di Puccini sai che la protagonista femminile prima o poi muore. Alcuni sostengono perché lui è cresciuto in un ambiente femminile- la madre e cinque sorelle- ma i più sono propensi nel vedere la morte delle proprie eroine come l’uccisione di Elvira, cioè la moglie di Puccini, una donna dal “difficile carattere” come lui la definiva, una donna forte e determinata, proprio come le sue eroine.
    Ma nell’ultima opera “Turandot”, nel testo originale di Carlo Gozzi, lei non muore ma si sposa e “vissero felici e contenti”. Nel testo originale le principessa Turandot, si deve sposare, ma non vuole sposarsi e quindi fa impalare davanti al palazzo tutti i pretendenti , solo alla fine Turandot chiede perdono per quel che ha fatto e per il suo odio verso gli uomini, (femminista pentita) e felice, sposa Calaf. Questo finale a Puccini non piaceva e in pratica non l’ha mai scritto perché è morto prima di trovare un finale adeguato. Alla morte del maestro Franco Alfano scrive il finale sugli appunti di Puccini, ma Toscanini si rifiuterà di dirigerlo, anche Luciano Berio ha scritto un finale della Turandot. Addirittura Alberto Savinio ha scritto testo e musiche di tre finali alternativi e nessuno si è mai lamentato.
    Prima di Puccini, Ferruccio Busoni ha scritto una “Turandot” ma in una forma gioiosa sotto forma di commedia con maschere del teatro italiano, Truffaldino, Trappola, Pantalone ecc.. lei è una principessa capricciosa che rifiuta gli uomini, ma non li impala davanti al palazzo, i pretendenti in maniera un goffa cercano di possederla, ma nessuno di loro ci riuscirà.

  3. Caterina ha detto:

    La maggior parte delle critiche che ho sentito riguarda il fatto che Carmen non viene uccisa perché è lei a sparare all’uomo. Il che probabilmente rientra nella legittima difesa ma n in ogni caso credo che dal femminismo si aspettino solo zucchero. Cioè, va bene il lieto fine ma non la violenza, neanche come difesa. Trovo sia ingiusto ma comprensibile nella cultura maschilista attuale

    • Le critiche che mi hanno più colpito riguardano l’ “inviolabilità” della trama, la mancanza di rispetto nei confronti di un’opera che va in scena da quasi 200 anni ed è una delle più rappresentate ed amate dal pubblico, in nome della “political correctness”.
      Al di là del fatto che trovo sbagliato ricondurre ogni tentativo (che sia giusto o sbagliato) di sensibilizzazione rispetto alla violenza sulle donne ad una questione di “political correctness”: non si tratta di non offendere le donne, quella che si cerca di condurre – magari anche sbagliando – è una battaglia per i diritti umani, in un paese in cui vengono emesse sentenze che assolvono chi picchia sporadicamente la propria moglie (http://torino.repubblica.it/cronaca/2018/01/03/news/torino_sentenzachoc_se_le_aggressioni_no_sono_continue_non_sono_maltrattamenti_s_una_donna_-185715715/).
      Tutta questa gente ci dice che è più importante non offendere la memoria di Bizet, che preoccuparsi di un fenomeno sociale che coinvolge milioni di donne in tutto il mondo, ma soprattutto ci dice che non far morire Carmen è un’altra cosa rispetto ad ambientare tutta la vicenda in un campo nomadi negli anni ’80: la prima scelta sarebbe un grave tradimento dell’idea dell’autore, la seconda no (visto che che sono anni ed anni che vediamo allestimenti del genere e nessuna campagna denigratoria ha mai preso piede sulla stampa).
      Mi colpisce particolarmente questo ultimo aspetto, perché saccheggiare opere amate e famose per farne altro è una prassi consolidata in teatro: basati sulla Carmen di Bizet ci sono balletti, musical di Broadway, spettacoli teatrali di vario genere, e non credo che tutti sarebbero piaciuti a Bizet, quindi mi riesce veramente difficile credere a tutta questa indignazione.
      Il nocciolo della questione è che si parla di violenza sulle donne e la gente, dopo l’indigestione causata dalla campagna #metoo, non ne vuole più sentire parlare.

      • Paolo ha detto:

        il punto è che l’adattamento nel campo nomadi mantiene comunque un legame con l’opera di Bizet poichè Carmen è una gitana, è come Baz Luhrmann che ambienta Romeo & Giulietta negli USA del presente (a “Verona Beach”!) ma non cambia nulla della trama mantenendo fedelmente anche le stesse parole di Shakespeare proprio per dimostrare che quelle parole anche immerse in un contesto post-moderno non perdono nulla della loro forza. Modificare il finale invece è molto più sostanziale poichè fai letteralmente dire all’opera una cosa diversa rispetto a quello che voleva l’autore. Giulietta & Romeo ambientata sulle spiagge di una improbabile Verona Beach americana è ancora la stessa storia che ha scritto Il Bardo ma se Luhrmann avesse riscritto il finale, ad esempio con Romeo che entra nella cripta e trova Giulietta già sveglia e felici fuggono insieme, non sarebbe più la stessa storia ma tutt’al più una fan-fiction. Detto questo, trovo che il chiasso attorno a questa vicenda sia eccessivo, secondo me è più che lecito cambiare il finale, solo che per correttezza eviterei di scrivere che questa è “la Carmen di Bizet” perchè non lo è ma è un suo liberissimo adattamento o una fan-ficton (ma anche la Carmen di BIzet era una fan fiction di quella di Merimèè,e lo stesso Shakespeare per le sue storie ha sempre preso ispirazione da altre fonti)

      • Ma quale cambiamento sostanziale della trama! Don José tenta comunque di ucciderla, soltanto che non ci riesce. Non mi sembra così sostanziale, perché lei rivendica il medesimo desiderio di libertà e lui lo stesso desiderio di possesso frustrato che degenera nella volontà di annientamento.

      • Paolo ha detto:

        un personaggio che nel libretto moriva, nella messinscena non muore: se questo non è un cambiamento sostanziale non so cos’altro lo sia ma ripeto per me va benissimo. Le fan-fiction vanno benissimo

  4. sciamanesimofemminile ha detto:

    L’arte è uno strumento di comunicazione, e come tale può essere trasformato, interpretato, proposto e modificato, l’indignazione è paura, è sempre la paura che veicola le gesta e i modi con i quali i maschilisti difendono i loro privilegi, dici bene:

    Le critiche che mi hanno più colpito riguardano l’ “inviolabilità” della trama, la mancanza di rispetto nei confronti di un’opera che va in scena da quasi 200 anni ed è una delle più rappresentate ed amate dal pubblico, in nome della “political correctness”.

    Inviolabilità…. mah! resto sempre perplessa dinanzi a questa cosa, forse perché gli assolutismi mi dicono chiaramente che si ha paura sennò si preferirebbe l’ascolto e l’empatia, ma chiederlo ad un qualunque maschio patriarcale questo è come chiedergli di auto mutilarsi, poi dicono che siamo noi a non capirli, il solito scarica barile per non prendersi la responsabilità dei loro messaggi veicolati attraverso strumenti comunicativi che per forza devono porsi sul piano dell’assoluto, ecco perché odiano il femminismo, perché il femminismo tutto è tranne che assoluto, anzi si rinnova ciclicamente e si pone costantemente domande alle quali non risponde con affastellamenti qualunquisti, si interroga in maniera approfondita e non si accontenta.

    Poi scrivi:
    Tutta questa gente ci dice che è più importante non offendere la memoria di Bizet, che preoccuparsi di un fenomeno sociale che coinvolge milioni di donne in tutto il mondo

    Giustificazionismo, qualunque strumento pur di non vedere la realtà oggettiva e le verità oggettive, e in tale giustificazionismo c’è complicità (partigianeria) verso una cultura precisa che appunto difende una memoria a fronte della responsabilità (mancata e che non si prendono mai) su un fenomeno sociale com’è quello della violenza di genere veicolata anche con la cultura e con i media, ma questo lo sappiamo.

  5. Paola Datodi ha detto:

    un’opera con una donna che uccide per difendersi c’è già ed è la Tosca! Poi qui se ho capito bene è cambiata tutta l’impostazione, quindi semmai bisognava riscrivere tutto il libretto. “Carmen” è stata rivista e aggiornata in tanti modi es. il film “Carmen Jones” di Otto Preminger, ma appunto era un film, sia pure con le musiche dell’opera, non l’opera.

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