Il silenzio delle femministe

  1. Puntuali come la morte e le tasse, quando accade che il presunto omicida di una donna non è italiano, arrivano quelli (e quelle) che si lamentano del silenzio delle femministe.

Il più delle volte sono quelli che, quando invece il perpetratore è italiano, si appellano all’istinto primordiale del maschio, poi accusano le donne di andarsene in giro con troppa disinvoltura, come il Senatore D’Anna, oppure che la vicenda è “molto ma molto strana”, perché gli italiani non le fanno certe cose.

Sono quelli che non esitano ad augurare ad altre donne una sorte orrenda, quelli che, quando parli di femminicidio, rivolgono gli occhi al cielo invocando sul vocabolo e chi lo pronuncia tutte le piaghe d’Egitto.

Poco tempo fa, proprio Pollenza, il paesino di poco più di seimila anime che è stato il teatro del macabro ritrovamento di ciò che rimaneva del corpo di Pamela Mastropietro, è finita sulle pagine di cronaca per la brutale aggressione di una sua cittadina da parte dell’ex marito:  investita, colpita alla testa con un martello prima e una chiave a triangolo poi, credo che la signora non si sia più risvegliata dal coma.

Ma non ve lo so dire con certezza, perché la sua vicenda non ha destato l’interesse del grande pubblico.

Forse perché la vittima non era italiana, forse perché non era una bella ragazza, forse perché tra moglie e marito è meglio non mettere il dito – e comunque lei gli voleva portare via la casa, a quel pover’uomo, che le ex mogli sono una razzaccia brutta e lui era un gran lavoratore – o forse perché le martellate in testa non sono abbastanza splatter… chi lo sa.

Non sono questi gli eventi a proposito dei quali si richiede il parere delle femministe, anzi: di queste sordide vicende coniugali è meglio non parlare affatto. Infatti, pochi giorni dopo l’aggressione, Pollenza ha celebrato il 25 novembre con tante belle iniziative (scarpette rosse, manichini insanguinati, sedie vuote, opere d’arte, poesie, palloncini) e nessuno ha speso una parola per la concittadina di origine albanese in coma, nessuno dei commossi partecipanti ha fatto il suo nome, un nome che nemmeno io sono in grado di fare, oggi, perché in rete non ne ho trovato traccia.

A Macerata si sta organizzando una “Manifestazione nazionale contro fascismo e razzismo” per rispondere all’ignobile gesto di Luca Traini, che per giustificare il suo desiderio di “ucciderli tutti” [i neri], ha tirato in ballo la morte di Pamela Mastropietro.

Come scrive Giulia Siviero su il Post, è sufficiente che lo dica Traini, che la strage che non è riuscito a portare a compimento sia stata causata dal dolore provato al pensiero del corpo straziato di Pamela Mastropietro, per far sì che in molti si sentano in dovere di mostrarsi solidali e comprensivi, perché quale uomo che sia un vero uomo non perderebbe il controllo di sé di fronte ad un simile oltraggio?

L’avvocato di Traini, Giancarlo Giulianelli, ha detto che “la morte di Pamela ha creato un blackout totale nella sua mente che potrebbe configurare l’incapacità di intendere e di volere al momento del gesto“. I coraggiosi difensori delle donne italiane che in questi giorni applaudono al gesto di Traini non sono in grado di notare che questa interpretazione del desiderio di Luca Traini di uccidere tutti gli uomini (e le donne) di colore è simile a quella che si trova sempre per ogni individuo che decida di far fuori la sua compagna, moglie, fidanzata: un raptus di follia, ha perso la testa, era una relazione conflittuale, lui era disoccupato da tempo, una tragedia.

Un’interpretazione che non è altro che un’assunzione acritica del punto di vista del carnefice, che inibisce l’empatia nei confronti delle sue vittime, contribuendo quindi alla loro deumanizzazione, e normalizza la scelta di servirsi della violenza: perché gli uomini sono fatti così, sono tutti un po’ folli, non sanno controllarsi, è il testosterone.

Proprio di questo discutevamo, qualche giorno prima di quel sabato 3 febbraio, su facebook: di quanto sia tossica, questa narrazione della mascolinità come intrinsecamente bestiale e predatoria, che descrive l’uomo come una pentola a pressione pronta ad esplodere, di fronte alla quale è opportuno “tenere sempre alta la guardia“.

Soprattutto perché la medesima narrazione può essere usata per difendere chi ha ucciso e fatto a pezzi Pamela Mastropietro, cosa della quale nessuno dei fan di Luca Traini sembra rendersi conto: se quello che vi interessa è che Pamela Mastropietro ottenga giustizia, lo state facendo nel modo sbagliato.

Ma non raccontiamoci balle, non è quello che vi interessa.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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26 risposte a Il silenzio delle femministe

  1. Paolo ha detto:

    post ineccepibile

  2. Francesca ha detto:

    Bellissimo articolo, chi l’ha scritto?

  3. Trattore ha detto:

    Stai accomunando i sostenitori di Trani a chiunque abbia notato questo “silenzio femminista” nel caso di omicidi/violenze(presunte o reali) ad opera di persone non italiane, direi che generalizzi abbastanza, troppo. Se non erro una critica simile venne anche levata anche dalla Zanardo che non credo appartenga alla tipologia di persone di cui avete stilato l’elenco, o sbaglio? Ultima curiosità, quale sarebbe il “nostro” interesse ultimo?

    • Ho scritto: “Puntuali come la morte e le tasse, quando accade che il presunto omicida di una donna non è italiano, arrivano quelli (e quelle) che si lamentano del silenzio delle femministe. Il più delle volte sono quelli che…” Il più delle volte: significa che non ci sono solo quelli che, ma che sono la maggioranza. Almeno a me sembra così. Zanardo rientra nella minoranza.
      Dubito fortemente che tutte le persone che lo dicono condividano un comune fine.

  4. Trattore ha detto:

    E il silenzio di diverse “testate” femministe quando c’è stato lo stupro di Rimini, quello anche era un fatto la cui conoscenza si poteva avere solo “spulciando” quotidianamente la cronaca nera?

  5. Trattore ha detto:

    Ma io non ho assolutamente detto che gli stranieri compiono più stupri degli italiani, nè mi interessa dimostrare questo, ho semplicemente notato che quando accade un fatto di cronaca nera(aggressione, stupro, omicidio etc) da parte di un uomo(maschio bianco italiano) verso una donna esso viene, giustamente, subito riportato sui blog e sulle pagine “femministe”, tale solerzia però spesso non mi è capitata di vederla quando i presunti(o non) colpevoli erano immigrati.

    • “ho semplicemente notato che quando accade un fatto di cronaca nera(aggressione, stupro, omicidio etc) da parte di un uomo(maschio bianco italiano) verso una donna esso viene, giustamente, subito riportato sui blog e sulle pagine femministe”.
      Ti posso assicurare che se facessimo una raccolta dei commenti ad efferati casi di cronaca prodotti da pagine femministe (sarebbe interessante prima stabilire dei criteri in base ai quali classificare come femminista una pagina o un blog), scopriremmo che l’etnia del perpetratore ha poco a che fare con il numero dei commenti. C’entra poco anche l’efferatezza del crimine, io ritengo. Credo che siano altri i fattori che rendono un caso più popolare di altri, ma una simile ricerca non è mai stata condotta. Men che meno da quelli che notano quello che fa loro comodo notare.

    • IDA ha detto:

      Addirittura solerzia. Affermazione che ha del ridicolo, si perla di 3800 stupri all’anno, 250 tentati omicidio e 120 omicidi in media all’anno, dove sono riportati con solerzia? La realtà è un’altra, è che si vuole che e femministe partecipino alla cagnara xenofoba e razzista. Sono proprio quelli che parlano del silenzio delle femministe che fanno una distinzione in base alla nazionalità dell’autore. Quando gli autori sono stranieri non si parla mai dello stato di diritto, ma sono tutti sicuri della loro colpevolezza, si deumanizzano, diventano cani e bestie, ma se gli autori sono italiani allora sono innocenti fino al primo, secondo terzo grado di giudizio e giudizio universale come ultima istanza.
      Ma nemmeno l’evidenza si riesce a vedere. Con i fatti di Rimini, nessuno ha avuto dubbi, Salvini, Meloni, D’Anna tutti a chiedersi ma la Boldrini dove è, perché sta zitta? Poco dopo il fatto di Firenze. Autori addirittura due carabinieri a danno di due turiste americane. Qui il comportamento cambia, si insinua il dubbio, giornali a diffusione nazionale (Giorno, Stampa, Il Giornale e Libero)pubblicano notizie false- (Assicurazione)- Dati falsi. ( le oltre 200 denunce all’anno a Firenze). In realtà quando l’autore è italiano c’è la gara ad assolvere l’autore e colpevolizzare la vittima. In realtà lo stupro viene considerato un crimine solo se commesso da uno straniero, se è commesso da un italiano non se ne dovrebbe nemmeno parlare.
      Il caso di Firenze; Le ragazze hanno avuto un interrogatorio di 12 ore e 22 minuti, ( le presunte vittime) si sono sentite rivolgere domande del tipo:
      “Lei trova affascinanti, sexy gli uomini che indossano una divisa?”;
      “Lei indossava solo i pantaloni quella sera? Aveva la biancheria intima?”;
      “E’ la prima volta che è stata violentata in vita sua”
      Qui stralci dell’interrogatorio : http://27esimaora.corriere.it/18_febbraio_13/trova-sexy-divise-domande-choc-aula-due-ragazze-stuprate-a2853158-1103-11e8-ae74-6fc70a32f18b.shtml
      Quelli che considerano in maniera differente un reato a secondo della nazionalità dell’autore non sono le femministe, ma quelli che si chiedono dove sono le femministe. Vogliamo parlare dei fatti di Colonia? Il 2 gennaio le femministe fanno una manifestazione a Colonia, per denunciare quello che era successo l’ultimo dell’anno. Manifestazione passata sotto silenzio, nell’indifferenza di tutti. Poi dieci giorni dopo ci si accorge che gran parte degli autori sono richiedenti asilo, allora nasce il caso, e ci si domanda dove sono le femministe. Le femministe erano a manifestare e a denunciare quello che era accaduto, nell’indifferenza di quelli che poi, conosciuta la nazionalità degli autori, fanno gli indignati e si chiedono dove sono le femministe.
      Nel 2016, L’Eures pubblica il rapporto sul femminicidio, nei primi 10 mesi del 2016 una diminuzione del 2% di vittime, tutti i giornali ne parlano e il ministro fa una conferenza stampa. Nel 2017 viene pubblicato sempre dall’Eures il rapporto dei 10 mesi del 2017. Aumento del 5.6% di femminicidi, nessuno ne parla e il ministro non fa nessuna conferenza stampa. Questo rapporto ci dice anche delle cose interessanti, che le donne vittime il 25% sono straniere, ma gli autori solo 8% è straniero. Ci dice che il 76% delle donne vittime aveva una relazione sentimentale con l’autore. Nel 44,6% dei casi le donne avevano denunciato – purtroppo inutilmente, visto l’esito – gli uomini da cui avevano subito violenza o minacce. Il rapporto ci dice anche che dal 2010 sono 184 le donne straniere, senza un nome, probabilmente prostitute, che sono ospitate negli obitori italiani, spesso fatte a pezzi per nascondere l’espianto degli organi. Il senatore D’Anna, Salvini e Meloni, perché non dicono nulla? Dove sono quando le vittime sono straniere?

    • Antome ha detto:

      Ciao. Anche se condivido l’articolo, è vero che a volte si rasenta il “tu quoque” da una parte e dall’altra dello steccato retorico – narrativo. Vediamo se c’è la simmetria di cui si parla, I Salvini e Meloni femministi solo quando si tratta di stranieri che uccidono donne o contro i musulmani per le donne velate, i femministi silenti nei confronti degli omicidi di stranieri e del sessismo islamico per proteggerli.
      L’episodio in genere è già riportato nelle cronache ed il femminismo la pensa, almeno qui, esattamente nello stesso modo, su tali omicidi a parità di meccanica e matrice, l’indignazione c’è ma è forse superfluo ribadirla ancora. Si potrebbe ipotizzare che sia in reazione al fatto che altri omicidi e/o femminicidi e stupri vengono facilmente derubricati ad ordinaria amministrazione.
      Assodata l’indignazione gli articoli femministi su Oseghales ci sono eccome, ma si focalizzano su come l’indignazione sia espressa stavolta con la gravità dovuta, apparentemente, ma per i motivi sbagliati, mentre è un fatto gravissimo e raccapricciante, sì, ma dove la provenienza non dovrebbe avere peso nella rilevanza che viene data al fatto e che è purtroppo il motivo della persistenza mediatica. Vuoi magari perchè i media riportano l’indignazione di Lega e compagnia.
      E ovviamente il fatto che quello di Traini non venga visto come un attentato, nonostante la matrice etnica ed i ragionamenti volti a condannare un blocco intero per le colpe di qualcuno. E’ solo su più piccola scala, ma non è molto diverso che investire occidentali qualunque (se poi nel mucchi c’è anche qualche musulmano, tanto peggio) per vendicare i torti di qualcuno e dei “crociati”.

      • Paolo ha detto:

        concordo che quello di Traini è un attentato speculare a quelli dell’isis e le analogie sono state messe in luce su facebook proprio da una femminista (non amata da molte femministe) come Marina Terragni, Terragni assieme a Lorella Zanardo è una di quelle attiviste che hanno messo in luce una certa “reticenza” da parte femministe riguardo alle violenze contro le donne commesse da uomini immigrati o di cultura musulmana; reticenza speculare alla reticenza della destra riguardo ai femminicidi commessi da italiani bianchi. La reticenza di destra è facilmente spiegabile: i femminicidi commessi da maschi italiani bianchi non sono politicamente utili alla loro propaganda anti-migranti perciò Salvini non ci fa nessun post indignato (anche se interrogato sul tema sono sicuro che risponderebbe che fosse per lui ci sarebbe l’ergastolo per ogni femminicida italiano o straniero che fosse, non è scemo). La reticenza di parte “femminista” e sopratutto di quei settori del femminismo più legati alla sinistra radicale si spiega col fatto che sono legati politicamente per l’appunto alla sinistra radicale e quindi terrorizzati dal fatto di poter sembrare “non abbastanza di sinistra” se si mostrano indignati per gli stessi fatti di sangue strumentalizzati dalla destra. Insomma come dice Lorella Zanardo, spesso la fedeltà alla propria parte politica rende più caute alcune femministe che si preoccupano di essere scambiate per “leghiste” o accusate di fare “il gioco della Lega”. I siti di destra del femminicidio di Jessica Faoro non hanno proprio parlato; i siti e i blog di sinistra hanno parlato della morte di Pamela Mastropietro quasi solo per denunciare la strumentalizzazione leghista, pochissimi a sinistra vi hanno dedicato quell’approfondimento che ci sarebbe stato se l’assassino fosse stato un italiano. Sono d’accordo che non si può pretendere che le femministe dicano quel che i leghisti vogliono, non lo diranno mai e meno male dato che i leghisti dicono cavolate razziste),

      • Quando le femministe fanno sentire la loro indignazione, di solito, non è un’indignazione rivolta soltanto all’esplosione della violenza. Viene da sé che la violenza è sempre da condannare – almeno secondo me – a prescindere da chi provenga o contro chi sia diretta, ma non è di questo che di solito si parla – perché sarebbe fin troppo ovvio o scontato – quanto piuttosto del modo in cui la violenza è narrata e giustificata attraverso la sua narrazione al pubblico, oppure di quelle mancanze che hanno permesso al delitto di essere consumato. Se la responsabilità della violenza è tutta in capo al perpetratore, la rivittimizzazione e il vilipendio della vittima, ad esempio, che influenzano pesantemente in clima culturale nel quale questi delitti sono consumati, sono invece imputabili a diversi altri soggetti, come chi si occupa di fare giustizia – penso al recente caso dell’interrogatorio delle studentesse americane per i fatti di Firenze, o alla sentenza di condanna vergata per Salvatore Parolisi (su tutti questo pezzo di Michela Murgia: http://www.lastampa.it/2013/01/08/cultura/opinioni/editoriali/signora-giudice-ha-scritto-proprio-una-brutta-storia-oc9JJJYeK3QMQGACsI5BYI/pagina.html). E’ di questo che di solito si parla e si discute, perché quello che ci interessa è la percezione dello spettatore (che è il pubblico ma anche chi potrebbe lavorare per prevenire morti annunicate), più che la condanna del perpetratore, e non perché condannare il violento sia inutile (non lo penso affatto), ma perché a delitto compiuto spetta ad altri condannare, mentre – io ritengo – a noialtri spetta lavorare sul contesto, affinché diventi un terreno il meno fertile possibile.

      • Paolo ha detto:

        io sono pure d’accordo con voi ma credo che a suo tempo Lorella Zanardo (che non è leghista nè razzista nè tratta la violenza diversamente a seconda della nazionalità di chi la commette) non avesse proprio tutti i torti su questi temi

      • Antome ha detto:

        Ecco, però quello che volevo dire è che non è del tutto speculare a quella reticenza, se non in alcuni casi. Io penso che del caso di Pamela, vittima del nigeriano si sia parlato da parte delle femministe, senza sconti tipo “razzismo all’incontrario” (che poi fa ridere perchè è come se ce ne fosse uno al dritto più appropriato), qualunque persona intelligente non lo farebbe, secondo me. Era però inevitabile parlare anche della strumentalizzazione reazionaria, ma in risposta a quest’ultima penso, non per sminuire l’accaduto. E’ per difendere tutte le potenziali vittime innocenti dell’odio, verbale o fisico, in presunta reazione all’accaduto solo in quanto immigrati, non per sminuire quanto accaduto. Sbagliato e anche bigotto sarebbe dire “eh grave, sì, però vengono da una cultura diversa”, ma spero pochi/è l’abbiano detto. E’ questo il corrispondente, più o meno, del dire “condanniamo la violenza, ma la gente è esasperata, se non ci fossero gli immigrati non sarebbe accaduto” anche se mi sembra più grave della boiata estremista di sinistra.
        Se ho capito bene l’omicidio di Pamela non aveva matrice razziale (tipo contro lei occidentale), ma può essere vero che a furia di denunciare la strumentalizzazione anti immigrati non ci si sia soffermati abbastanza sulle dinamiche sociali che hanno portato questo omicidio. Questo non vuol dire aver paura di condannarlo per non apparire abbastanza di sinistra, ma al limite soffermarsi su altre dinamiche sociali di reazione più rumorose che quasi sempre, purtroppo, quando l’omicidio è di migranti, coprono il fatto in sè.
        Va da sè però che invito a soffermarsi, anche solo dal punto di vista della comunicazione, su questi fatti, dimostrando, a chi avesse dubbi, che c’è vera equanimità. Perchè alcuni pensano davvero che il femminismo e la “sinistra” faccia “razzismo all’incontrario” che è poi un altro “tu quoque” per poter giustificare il loro dicendo “hey guarda anche loro lo sono, lo sono tuttti, solo per loro cambia la razza perchè odiano l’occidente, quindi possiamo esserlo anche noi”. Vabbè che dicono comunque che la sinistra o i “guerrieri della giustizia sociale” sono razzisti perchè guardano alla razza per analizzare le dinamiche sociali, mica che invece osservano le possibili discriminazioni che emergono da chi è razzista.

      • Non mi pare di aver letto da nessuna parte “eh grave, sì, però vengono da una cultura diversa” con l’intento di sminuire la gravità del delitto. Invece mi capita spessissimo di leggere “si, vengono da una cultura diversa, più violenta e crudele verso le donne” con l’intento di marcare una netta linea di divisione fra noi, quelli più evoluti, e loro, quelli più primitivi e pericolosi. Nessuno, non certo io, si sognerebbe mai di negare un dato di fatto, ovvero che c’è un legame tra lo status della donna nella società e il tasso di violenza nei suoi confronti; ma questa constatazione dovrebbe servirci a lavorare sulla società nella quale viviamo per elaborare delle strategie di prevenzione che coinvolgano tutti, e non un’enunciazione fine a se stessa, che somiglia tanto all’appuntarsi un’inutile (a mio avviso) medaglia sul petto.

      • E’ di questi giorni lo scandalo Oxfam. Conosci la teoria dei vetri rotti?

      • Antome ha detto:

        E’ vero Riccio, infatti negli omicidi da parte di extracomunitari è molto raro che qualcuno dia la colpa alle donne. Il femminismo deve osservare le diverse reazioni, che purtroppo, come si diceva sono diverse nei due casi, metterle a confronto. Il risultato è inevitabilmente trattare la vicenda in modo diverso, ma leggere in questo una tolleranza per la violenza mi sembra disonesto. Perchè è appunto ovvio che la si condanni, dal nostro punto di vista, in entrambi i casi.
        Nell’altro caso invece trovi i mille commenti a dire o che è stata troppo ingenua e imprudente o, se moglie, deve avere esasperato il marito.

      • Antome ha detto:

        Sì infatti non ho detto che lo ha fatto se non in rarissimi casi. Ma se dovessimo tenere i mra e compagnia sugli stessi standard a cui tengono loro il femminismo, quanta pulizia si sono mai sentiti in dovere di fare (anche se non voglio esagerare nel generalizzare, mi riferisco a chi tra loro demonizza il femminismo come causa dei loro problemi) sull’estremismo strutturale niente affatto marginale presente al loro interno.
        La cosa su cui certamente siamo d’accordo è che femminismo e movimenti per diritti umani e parità possono migliorare tutte le culture, e la credibilità viene dal fatto che l’hanno fatto con la “loro” per prima, ovvero quella occidentale, questo evita la chiave di contrapposizione suprematista occidentale, che, stranamente rifiuta proprio le spinte di progresso e miglioramento interne all’occidente dicendo “eh ma guarda come stanno in Arabia Saudita”.
        Quindi sì, lavorare nella società dove viviamo, come è stato fatto da sempre. A presto.

      • Antome ha detto:

        Dunque, sui “vetri rotti”, forse mi sbaglio ma non è creare il problema per creare la domanda della gente per risolverlo? Uno dei problemi strutturali del capitalismo, in parole povere, che rende proprio necessario, in certi casi, rompere letteralmente, come nell’obsolescenza programmata. Mi diresti se ti va come si applichi al caso Oxfam, vorrei capire meglio per ricollegarmi al tuo discorso (;,

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