Azkaa Riaz

E’ morta a soli 19 anni, a causa di un trauma da schiacciamento dovuto all’investimento da parte di un’auto, Azkaa Riaz, residente a Recanati, in provincia di Macerata.

Forti sospetti gravano sul padre, sul quale già pendeva un procedimento penale aperto dai carabinieri per maltrattamenti in famiglia, poiché sul volto della vittima il medico legale avrebbe riscontrato delle tumefazioni incompatibili con le conseguenze di un investimento, ma riconducibili a percosse. I maltrattamenti di Muhammad Riaz sarebbero cominciati circa un anno fa, tanto che i tre figli minorenni già prima della morte di Azkaa erano stati allontanati e affidati a una comunità.

Di Azkaa sappiamo poco o niente: “Silenziosa, dolcissima ed educata, riservata, non aveva legato con i compagni di classe: così la ricorda una delle insegnanti al professionale Bonifazi di Recanati. A 16 anni iscritta al primo anno, era stata bocciata per le troppe assenze, 120 giorni. Parlava poco italiano.”

Pare che il padre non la lasciasse libera di uscire.

Abbiamo discusso molto, sui social, in occasione della morte di Pamela Mastropietro, dell’importanza della provenienza geografica degli assassini.

Abbiamo discusso di statistiche e infografiche, e del fatto che nei luoghi dove maggiore è la diseguaglianza di genere e la discriminazione nei confronti delle donne, maggiore è il tasso di violenza nei loro confronti. Ergo – sostengono alcuni – la nazionalità dei perpetratori della violenza è fondamentale per comprendere quei fattori ambientali che possono considerarsi concause della violenza contro le donne. E in un certo senso è vero.

La ricerca svolta – quel lavoro che ha messo a confronto culture diverse – ci ha confermato che esiste un legame certo e sicuro fra la diseguaglianza di genere e il tasso di violenza nei confronti delle donne, ovvero che ovunque nel mondo, in Pakistan come in Italia, “la violenza contro le donne è una manifestazione delle relazioni di potere storicamente disuguali tra uomini e donne, che ha portato alla dominazione e alla discriminazione contro le donne da parte degli uomini e ha impedito il pieno avanzamento delle donne, e che la violenza contro le donne è uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini” (Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne, 1993).

Certo, in paesi nei quali si riscontrano livelli più alti di empowerment femminile il rischio per le donne di subire violenza è più basso, mentre è più alto in quelle società con sistemi di credenze sulla superiorità degli uomini rispetto alle donne più forti.

Ma entrambi questi fattori, il livello di empowerment di una donna e la convinzione che l’uomo debba dominarla in nome di una sua presunta superiorità, sono sempre e dappertutto da considerarsi elementi alla radice della violenza perpetrata.

Poco tempo fa la rivista Rolling Stone ha pubblicato un articolo dal titolo “Se sono single è colpa dei vostri selfie, nel quale l’autore si compiaceva di scrivere “parole [che] potranno risultare becere, sessiste, stereotipate, misogine“, con le quali ci comunicava che la società nella quale “papà lavorava e mamma si occupava di noi insieme alla nonna” era una società che “in un equilibrio di dominio, … funzionava“.

La società di oggi, invece, in cui le donne si sono liberate dagli oneri e dalle privazioni imposti dalla rigida struttura patriarcale, è un mondo governato dalla solitudine e dall’infelicità.

Lui, l’autore, uomo, ci sta dicendo che noi donne siamo molto, ma molto più infelici delle nostre nonne e che dovremmo ritrovare il nostro “mistero che dà la vita, fonte sublime di luce“, perché la “famiglia [quella formata da un uomo e da una donna] è l’unico equilibrio possibile.”

Almeno possiamo concordare con lui sul fatto che l’articolo è un’accozzaglia di parole becere, sessiste, stereotipate e misogine.

L’autore aggiunge anche una serie di irritanti consigli su quale musica una donna dovrebbe ascoltare, quali libri dovrebbe leggere, quali film dovrebbe guardare e quali pittori dovrebbe apprezzare. Ho preso appunti. Diamine, se non me lo avesse nominato lui di questo Kubrick non ne avrei mai sentito parlare.

So che sembra incredibile, ma questa roba è stata pubblicata il 17 febbraio 2018 e l’autore è un mio italianissimo coetaneo.

E’ single e davvero non riesco a spiegarmi come mai.

Non sto usando questo articolo (che ha diviso il pubblico femminile in entusiaste all’idea di fare un po’ di autocritica e stupite che un simile articolo sia davvero stato dato alle stampe) per mettere il Pakistan allo stesso livello dell’Italia.

Però.

Poco tempo fa Internazionale pubblicava un articolo dal titolo emblematico: “Uccidere una donna in Pakistan non è un reato”, nel quale si raccontava la drammatica storia di Asma Rani, studentessa al terzo anno di medicina all’università di Abbottabad, uccisa perché aveva rifiutato una proposta di matrimonio. “Nonostante l’orribile e agghiacciante natura dell’assassinio di Asma Rani e il video terrificante dei suoi ultimi istanti di vita, non c’è dubbio che saranno in molti a dare la colpa alla vittima: una ragazza che parte per andare a studiare in un’altra città, una ragazza che dice no a un uomo in Pakistan è una ragazza che sta andando a cercarsela, che è colpevole.” – commentava Rafia Zakaria, opinionista del quotidiano pachistano Dawn.

Se Asma è stata giudicata colpevole e quindi giustiziata dal suo aguzzino, in questi giorni piangiamo la morte di una nostra connazionale che si è macchiata della medesima colpa: Jessica Faoro, 19 anni, accoltellata dal tranviere Alessandro Garlaschi perché non voleva avere un rapporto sessuale con lui.

In entrambi questi orrendi delitti, consumati in luoghi geograficamente molto lontani, il movente è il medesimo, in entrambi i casi parliamo di una donna che non ha accettato di accondiscendere ai desideri di un uomo e quindi “si è meritata” di morire.

Se Hina Shahnawaz, che lavorava per una ong in Pakistan, è stata uccisa dal cugino perché osava “lavorare fuori casa”, per lo stesso motivo è morta l’avvocata Raffaella Presta, uccisa a colpi di fucile da Francesco Rosi, il quale “non voleva neanche che la moglie lavorasse, era arrivato adirittura a nasconderle le chiavi dell’auto pur di non farla andare in udienza.

Quello che sto cercando di dire, in buona sostanza, è che quando nominiamo le differenze culturali parlando di femminicidio, non possiamo riconoscere la responsabilità di “una società [che] ha educato a credere che le donne non abbiano il diritto di dire di no” nel caso delle morti di Azkaa, Asma e Hina, e accettare al contempo, quando parliamo di un italiano, la versione del “raptus” dell’uomo “indebitato e maniacale”, “cupo e strano” – tutte parole che intendono suggerirci che quel reato non è il prodotto di una cultura maschilista ancora viva e vegeta in Italia, come ci conferma l’articolo di Rolling Stone, ma solo l’atto insensato di un povero pazzo.

L’orrore del padre pachistano che molto probabilmente ha ucciso Azkaa non è diverso dall’orrore del boss mafioso Pino Scaduto, che nel 2009 manifestò la volontà di fare ammazzare la figlia, rea di aver iniziato una relazione con un carabiniere, o dall’orrore di Roberto Russo, che nell’agosto del 2014, a San Giovanni la Punta (Catania), si è accanito con un coltello sulla figlia dodicenne per vendicarsi della moglie visto che questa, dopo aver scoperto un suo tradimento, lo aveva lasciato.

Ci sono luoghi dove simili orrori sono più frequenti che in altri.

Il che può – o forse deve – farci riflettere sul ruolo che l’impunità garantita ai perpetratori potrebbe avere sui tassi di violenza contro le donne: l’assassino di Asma Rani non è mai stato arrestato e, leggiamo su Internazionale, “Quando questo articolo è stato scritto non si aveva ancora notizia di tentativi di individuarlo in quel paese né di contatti con le forze di polizia saudite. Se la polizia di solito evita di catturare gli assassini di donne quando si trovano in Pakistan, figuriamoci se proverà ad arrestare quelli fuggiti dal paese”.

Purché simili riflessioni vengano fatte con l’obiettivo di elaborare strategie preventive, affinché i nostri tassi di violenza diminuiscano ancora e ancora, sempre con la consapevolezza che ovunque volgiamo lo sguardo, a nord, a sud, a est o a ovest, “la violenza contro le donne è una manifestazione delle relazioni di potere storicamente disuguali tra uomini e donne, che ha portato alla dominazione e alla discriminazione contro le donne da parte degli uomini e ha impedito il pieno avanzamento delle donne, e che la violenza contro le donne è uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini“.

C’è un dato, significativo quanto quello delle differenze dei tassi di violenza fra diverse zone del globo, che è molto meno citato: quello che riguarda la relazione che intercorre fra vittima e carnefice.

Ci dice l’OMS (pag.2) che, nel mondo, la maggioranza delle donne che hanno subito violenza l’hanno subita per mano di un partner; un terzo delle donne nel mondo (più o meno il 30%) ha subito agressioni e/o violenza sessuale nel contesto di una relazione sentimentale, mentre solo il 7% delle donne è stata aggredita da qualcuno che non fosse il partner (e non è detto che si tratti di un perfetto estraneo che proviene da chissà quale incivile paese).

Quel senso di insicurezza, che le donne sono abituate ad associare all’andarsene in giro da sole (come recentemente affermato, ad esempio, dalla stilista che ha fatto sfilare dei “modelli antistupro”), a rigor di logica dovrebbe coglierci quando siamo con la persona accanto alla quale si presuppone dovremmo sentirci più serene e a nostro agio.

Ed è questo, credo, il motivo per cui generalmente tutte quelle donne che si occupano di violenza di genere ritengono piuttosto inutile, quando si tratta di commentare un femminicidio, il fare riferimento alla nazionalità dei perpetratori.

E’ assurdo che una donna si preoccupi di “come vestirsi di notte” per uscire di casa, tanto quanto è assurdo affermare che è sufficiente chiudersi alle spalle il portone (come ci consigliò tempo fa il senatore D’Anna) per debellare la piaga della violenza di genere.

Violence against women can and should be prevented. Promising programmes exist and many hinge on promoting gender equality so that the full potential of the world’s women and girls can be realized.” ci esorta l’OMS: la violenza contro le donne si può e si deve prevenire, e lo fa combattendo la diseguaglianza di genere, affinché le donne e le ragazze di tutto il mondo possano dispiegare il loro potenziale.

E noi dovremmo farlo a casa nostra, a prescindere dal fatto che siamo quelli che nell’occhio hanno la trave o la pagliuzza.

Annunci

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in attualità, giustizia, interculturalità, notizie, riflessioni, società e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

11 risposte a Azkaa Riaz

  1. Paolo ha detto:

    io voglio poter credere che nella maggioranza numerica dei casi una donna debba aspettarsi e ricevere effettivamente carezze e non pugni o coltellate dall’uomo che dice di amarla, e che la maggioranza numerica dei miei co-genere non farebbe mai del male intenzionalmente alla donna che dice di amare ma mi rendo conto che quel che scrivi è vero: non tutte ma la maggioranza delle violenze maschili contro le donne non sono fatte da uomini sconosciuti. Dico solo che se è vero che le violenze contro le donne per mano maschile avvengono ovunque forse le società occidentale hanno sviluppato maggiori strumenti culturali per contrastarle rispetto al Pakistan

    • Antome ha detto:

      Sono d’accordo e probabilmente siamo d’accordo che anche quella occidentale non è migliorata autonomamente, su questo versante, ma grazie al femminismo, i movimenti libertari, etc, quelli per i diritti dei neri, per le discriminazioni razziali. Per questo non si può impostare ciò in termini di occidente contro oriente. Fa un po ridere e deprimere allo stesso tempo, chi impugna la società occidentale e i suoi progressi contro i barbari orientali, quando essi sono arrivati proprio grazie al femminismo, se parliamo della parità. Fosse stato per questa stessa gente, che oggi rinnega il femminismo come odio antimaschile e trova sempre giustificazioni, quando i crimini sono di italiani, non avremmo fatto questi progressi.
      E’ anche indubbio che l’illuminismo abbia preparato il terreno, ma l’illuminismo era eretico anch’esso rispetto alla società occidentale di allora, sulla scorta di Galileo e Copernico.
      Ha certamente sbagliato quella parte di movimenti che, proprio in nome di ciò che l’occidente doveva farsi perdonare, per una questione di senso di colpa e di relativismo culturale mal riposto, ha dato un lasciapassare ai fermenti reazionari presso le comunità immigrate orientali, mentre la cultura patriarcale e maschlista andrebbe combattuta da dovunque venga, senza cascare nella falsa contrapposizione occidente-oriente. Io le ritengo conquiste universali che hanno avuto la fortuna di trovare terreno più fertile in occidente. E ancora se ne deve fare di strate qui, quindi figuriamoci altrove.

      • Antome ha detto:

        “chi impugna la società occidentale e i suoi progressi contro i barbari orientali” se mai ce ne fosse bisogno voglio precisare che non mi riferivo a te, tutt’altro.

  2. Paolo ha detto:

    oggi un carabiniere ha sparato alla moglie e ha preso in ostaggio le figlie, certi esponenti del mio sesso mi fanno ribrezzo

  3. Rowizyx ha detto:

    Faccio un commento solo relativo all’articolo su Rolling Stones Italia, che mi ha lasciato veramente perplessa ma che credo sia segno di una cultura molto più condivisa di quanto vorrei pensare… L’incapacità di confrontarsi con le donne come esseri con una personalità propria, dei gusti suoi. Credo che questa nostalgia per un’epoca in cui le donne erano casalinghe (di cui si esalta ipocritamente il ruolo di “padrone di casa, signore del focolare” ecc ecc, quando sappiamo benissimo che basta che il marito non le lasci accesso alle finanze domestiche e guarda quanto il suo potere svanisce nel nulla) sia una pretesa di tornare a relazioni più semplici ma anche molto più utilitaristiche. Non capisco perché gli uomini non possano vedere un miglioramento anche per loro nella società contemporanea, nell’essere considerati per le persone che sono e non per il portafoglio che possono mettere in campo… anzi, lo so: perché perfino in un’epoca di crisi economica è una giustificazione molto più semplice che fare autocritica. Mi ha lasciato/non me la dà/non mi considera perché è una t***a e ha trovato uno più ricco di me, mai che si chiedano se forse qualcosa potrebbero aver sbagliato anche loro.
    È un classicone dei misogini su facebook, no, dichiararsi dei bravi ragazzi mentre si definiscono p*****e arriviste e attente solo ai soldi TUTTE le donne, ma sta sicuro che è per i soldi eh, non perché sei una persona orribile! E questo signore che scrive pure lui: madonna, ha trovato una donna che gli piaceva MA questa aveva una passione per una squadra non di suo gusto, vilipendioh! Svilire Frida Kahlo, che a me piace pur non essendo la mia artista preferita, perché chiaramente piace alle donne, quindi è sbagliata. Citare, come esempi di grande cultura, nomi importanti ma comunque mainstream contro sì pattume, ma non venitemi a dire che Fabio Volo lo leggono solo le donne… Che pochezza.
    Arrivare a 45 anni e non aver ancora capito che si possono avere delle ottime relazioni con delle persone con cui non si è 100% in sintonia è abbastanza triste.

    • Paolo ha detto:

      ma anche se una donna dovesse rifiutarli solo perchè sono orribili esteticamente o trasandati che male ci sarebbe? Per me si ha il diritto di rifiutare sentimentalmente o sessualmente qualcuno anche per questi motivi

      • Rowizyx ha detto:

        Ma chiaro che sì, ma è emotivamente molto più difficile da ammettere.

      • Paolo ha detto:

        e aggiungo pure se una donna volesse frequentare uomini della sua stessa classe sociale (tra l’altro è molto più facile dato che si frequentano gli stessi posti, certo le top model non vanno negli stessi bar degli operai, e le operaie non vanno negli stessi bar dei calciatori di serie A) o di classi un po’ più alte sarebbe comunque nel suo pieno diritto. Non credo che se stai con uno più ricco di te vuol dire per forza che vuoi i suoi soldi (e comunque esistono pure i maschi “cacciatori di dote”)

  4. Irene ha detto:

    Anche il femminismo dovrebbe essere un movimento internazionale, per acquisire più forza e avere un senso per tutte le donne del mondo, ma su questo siamo tremendamente indietro, almeno in Occidente. Le donne dei paesi del “Terzo mondo” (e non solo le donne) su questo hanno le idee molto più chiare. I popoli colonizzati sono stati costretti a internazionalizzarsi, mentre “noi” abbiamo mantenuto il dubbio privilegio di crederci il centro del mondo, donne comprese. Abbiamo il mondo in casa e nella maggior parte dei casi non ne sappiamo niente, eppure avremmo tanto da imparare. Chissà quanto ci metteremo a rendercene conto.

  5. IDA ha detto:

    dell’articolo su Rolling Stones Italia, quello che mi ha colpito è che se invita una donna a cena in casa, si aspetta che poi sparecchi.. 🙂 e magari rigoverni e una stiratina alle camicie, già che c’è. Come si dice, una donna in casa fa sempre comodo..

  6. Antome ha detto:

    Non capisco con che supponenza tira fuori queste variabili statistiche da non so dove e dice frasi senza senso “le donne somigliano alle donne” (o forse semplicemente… lo sono? (: ) o “gli uomini sono le nuove donne e loro i nuovi uomini”, le accusa di leggere Volo, sentire Antonacci e guardare 50 sfumature di grigio. Mentre lui ha i gusti sopraffini… però davanti ad una donna intelligente scappa, perchè è inconcepibile che lui non domini come quando funzionava (variante di “quando c’era lui”? ), quindi che cosa vuole. E poi di uomini con gusti di merda o presunti tali, non ce ne sono, dice lui stesso che sono rincretiniti da overdose di porno, non è che forse cerca ragazze troppo giovani, dico per ipotesi, che quindi, come normale che sia, a prescindere dal genere, non hanno maturato gusti sopraffini (i suoi?) ?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...