Un’ammissione di responsabilità

Ieri sera ho guardato le televisione. Non lo faccio quasi mai, perché mi fa male. Infatti stamattina sono in uno stato pietoso.

Ieri sera guardavo “Porta a porta” e il mio malessere si è palesato appena Bruno Vespa ha affrontato il caso del giorno: il carabiniere che a Latina ha massacrato moglie e figlie.

La nausea è diventata insostenibile quasi subito, non appena Vespa ha chiesto all’avvocata Maria Belli se la signora Gargiulo “si stava ricostruendo una vita con un altro uomo”.

No? Peccato. Ci piacciono tanto i delitti d’onore, a noi italiani.

In questi casi, di solito, preferisco rimanere in silenzio, perché non ritengo di essere in grado di scrivere quando sono sopraffatta dalla rabbia e dal disgusto.

Eppure stamattina sono qui, mossa da un’insopprimibile senso di urgenza.

Si fanno tanti discorsi, di fronte a tanta innegabile crudeltà ed efferatezza. Ascoltiamo esperti di ogni genere: psichiatri che ci raccontano di psicosi, magistrati che ci assicurano che, senza una denuncia – Antonietta Gargiulo aveva infatti presentato un esposto, e la differenza fra i due istituti, la denuncia e l’esposto, sarebbe la causa dell’impossibilità per le istituzioni di intervenire preventivamente a tutela di Antonietta e delle sue figlie – assistenti sociali che ci informano che, a dispetto del fatto che da ottobre dello scorso anno fossero stati allertati dalla stessa Gargiulo (“Un mese dopo chiede l’intervento dei servizi sociali perché non vuole che le figlie vedano il padre da sole” leggiamo sul Corriere) non esistono strumenti per mezzo dei quali intervenire tempestivamente, non si poteva mettere in sicurezza la donna e le bambine.

Eppure Antonietta aveva ribadito a gennaio: “voglio che stia lontano da me e dalle nostre figlie e la smetta di inviarmi messaggi e telefonarmi in continuazione“.

Aveva le idee molto chiare Antonietta Gargiulo, aveva fatto una richiesta molto precisa.

Spettava davvero a lei stabilire il modo in cui questo obiettivo andava raggiunto?

Antonietta Gargiulo non era una poliziotta o una carabiniera, non era un’avvocata né un’assistente sociale o una magistrata. Non aveva gli strumenti per sapere quale iter avrebbe dovuto attivare per ottenere il suo obiettivo, come non ce l’ha chiunque non sia formato per districarsi fra norme e regolamenti, linee guida e giurisprudenza.

Però aveva chiesto aiuto, più e più volte.

Perché Antonietta Gargiulo voleva essere protetta e voleva che venissero protette le sue figlie.

E allora perché è così difficile ammettere che è possibile che Antonietta Gargiulo sia stata mal consigliata, che le istituzioni preposte abbiano sottovalutato gli elementi disponibili per una valutazione del rischio, che le persone accanto a lei non abbiano saputo prospettarle una strada diversa da quella che ha percorso?

In questi casi non sento mai una delle persone direttamente coinvolte dire al pubblico: potrei aver sbagliato; lei è venuta da me, mi ha esposto i fatti e io non ho saputo cogliere quei segnali che facevano presagire questo esito infausto; due bambine sono morte e se io mi fossi comportato in modo diverso forse avrei potuto evitarlo.

Gli esseri umani sbagliano, magari anche in buona fede. Nessuno è infallibile, anche se io ritengo che abbiamo il dovere di imparare dai nostri errori, al fine di non commetterli più, perché a volte, come in questo caso, è in gioco la vita delle persone.

Certo, potreste rispondermi, del senno di poi son piene le fosse, a tragedia avvenuta è facile sentenziare.

Eppure, a tragedia avvenuta, quanto è produttivo escludere a priori che siano stati commessi degli errori da qualcun altro che non sia la vittima?

Per quanto più e più volte la magistrata Matone, ospite di Vespa, abbia ripetuto che non era sua intenzione imbastire un processo alla vittima (“la signora non ha fatto i conti, ma non per sua colpa, con la follia di questa persona” – perché, a dispetto del fatto che fosse stato valutato dall’Arma perfettamente in grado di intendere e volere, è di un pazzo colto da raptus che si parla sempre, quando muore una donna per mano di un italiano), di fatto è quello che è andato in onda: un processo alla vittima.

Quando la criminologa Bruzzone ha fatto notare che esistono strumenti per intervenire, che è possibile se non auspicabile privare dell’arma d’ordinanza un esponente delle forze dell’ordine, anche in assenza della denuncia, subito è stata interrotta sia dal giornalista che dalla magistrata, la quale sottolinea che “la signora ha camminato sul filo del rasoio“, “preoccupata dell’avvenire delle sue figlie“.

Sta parlando di soldi, perché è a quello che mirano le ex mogli, il denaro, il mantenimento, l’unico e il solo movente di ogni loro sciagurata decisione.

Sorvolerei, se potessi, sulla successiva valutazione, quella che descrive come “molto più grave” l’esposto presentato dall’assassino, il quale si era lamentato che Antonietta Gargiulo non gli permetteva di vedere le figlie.

Sarebbe più grave, quell’esposto, perché integrava una fattispecie penale.

Invece una donna che racconta di essere stata aggredita davanti a testimoni e afferma “Ho ancora paura di mio marito per il suo carattere violento e aggressivo” starebbe rendendo edotte le autorità di un comportamento non riconducibile ad alcun reato.

Quello di cui né Vespa né le donne presenti nello studio si rendono conto, è che il problema non risiede tanto nella natura della violazione o nella forma scelta per le denunce, quanto nella credibilità di chi muove le accuse.

Le donne non godono della medesima credibilità dei loro aguzzini, neanche quando vengono schiaffeggiate davanti ad una moltitudine di testimoni, neanche quando i loro figli sono evidentemente traumatizzati e terrorizzati, neanche quando sono in fin di vita in ospedale.

E di questo dovremmo sentirci tutti responsabili, tutti.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in attualità, giustizia, riflessioni, società e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

5 risposte a Un’ammissione di responsabilità

  1. Irene ha detto:

    In Italia in generale l’assunzione di responsabilità non va di moda, ma anch’io mi chiedo spesso, soprattutto quando vengono assassinati bambini: possibile che chi si occupa di questi problemi non impari niente? Possibile che non pensino alle conseguenze delle loro decisioni? Io non ci dormirei la notte per il peso della responsabilità e il terrore di prendere una decisione sbagliata.

  2. Paolo ha detto:

    sono completamente d’accordo con te stavolta. Sarà vero che senza una denuncia penale si può far poco (ma pure quando c’è una denuncia..) ma qui i segnali c’erano tutti, lei aveva chiesto aiuto. Ma hanno preferito credere al violento, che questi uomini sono bravissimi a fare le vittime, possono pure piangere come fontane (alla faccia di chi dice che gli uomini hanno paura di piangee o sembrare deboli)

    • Irene ha detto:

      Gli uomini sono opportunisti: quando si accorgono che l’immagine del maschio tutto d’un pezzo non basta più a fargli ottenere quello che vogliono, si mettono a fare i bambini che frignano perché sono stati rimproverati, senza rendersi conto di quanto siano ridicoli e poco credibili. E purtroppo c’è chi gli dà retta, come il giudice del caso di Melania Rea che giustificava il marito assassino perché “era oppresso da una moglie dominante”. Un sottufficiale dell’esercito che si fa mettere sotto i piedi da una donna disarmata! Ma ci prendono tutti per imbecilli?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...