Cuore di papà

Premessa: esiste un legame di cause ed effetto fra disturbi mentali e violenza?

La risposta a questa domanda, sulla base di una ricerca condotta dall’American Psychological Association di qualche anno fa, è NO. La ricerca ha analizzato gli omicidi commessi da persone con un disturbo mentale, in particolare depressione maggiore, schizofrenia e disturbo bipolare, giungendo alla conclusione che molto raramente gli omicidi sembrerebbero legati in modo diretto ai disturbi mentali.

Chi soffre di un disturbo mentale non è, di solito, più violento o più pericoloso di una persona che non soffre di alcun disturbo mentale. Quello che accade è piuttosto il contrario, cioè che una persona che ha un disturbo mentale è più probabile che sia vittima di violenza (Crump et al. 2013 “Mental disorders and vulnerability to homicidal death: Swedish nationwide cohort study”).

Secondo il Messaggero, invece, che titola “Francavilla, uccide la moglie e la figlia 11enne: 8 ore di follia del manager pescarese. Depresso dopo morte della madre” (la depressione è addirittura evidenziata in rosso), alla radice dei feroci omicidi perpetrati da Fausto Filippone vi sarebbe “quel tarlo che scavava nel cuore… quella depressione che si sarebbe annidata nel cuore di Fausto Filippone dopo la recente scomparsa della mamma e che l’avrebbe spinto a distruggere una famiglia normale, la sua, che ieri, in un dramma dopo l’altro, è andata in pezzi.”

Non è stato Fausto Filippone a lanciare Marina Angrilli dalla finestra del bagno del loro appartamento, non è stato lui a fornire false generalità della moglie ai soccorsi giunti sul posto, probabilmente allo scopo di raggiungere la figlia Ludovica di undici anni a casa del nonno senza che le forze dell’ordine potessero fermarlo, non è stato lui trascinarla su un viadotto dell’autostrada A14 per lanciarla nel vuoto. Non è stato Fausto Filippone: è stata la depressione.

Fausto Filippone, ci dice l’articolo, era “stremato e straziato“, chiedeva scusa, e poi, sul posto di lavoro, godeva della “stima e l’affetto di dirigenti e collaboratori“.

Non può essere stato lui, la sua era “una famiglia normalissima, sana e di buoni principi!“, lo ribadiscono pure i parenti.

Sono molto preoccupati, i parenti, che il fatto che qualche giornalista abbia insinuato che Fausto Filippone e Marini Angrilli fossero conviventi. Non è vero, ripetiamolo, erano regolarmente sposati!

Perché un parente che convive getta un’ombra di vergogna sulla famiglia, mentre un parente che assassina la sua legittima moglie e la figlia legittima, invece, no. Perché non è stato davvero lui, è stata la malattia.

 

Associare automaticamente violenza e disturbo mentale è un modo semplicistico di spiegare il comportamento umano. E’ rassicurante raccontarsi che atti di violenza tanto crudeli ed insensati derivino tout court dalla malattia mentale, così noi “sani” possiamo tirarcene fuori e fingere che la cosa ci riguardi tanto quanto ci riguarda la trama di un film dell’orrore.

Ma questo atteggiamento fa del male a chi di un disturbo come la depressione soffre davvero. La paura dello stigma, la paura di essere percepiti come un mostro dal quale è meglio stare alla larga, ingigantisce la difficoltà di chi è veramente affetto da questo tipo di patologia nel chiedere aiuto.

Invece di aggrapparci alla spiegazione più consolatoria, dovremmo affrontare l’elefante nella stanza e chiederci: perché i depressi che massacrano la famiglia appartengono il più delle volte al genere maschile?

 

Annunci

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in attualità, in the spider's web, notizie, riflessioni, società e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

44 risposte a Cuore di papà

  1. Irene ha detto:

    Che io sappia, chi è depresso è un potenziale suicida, non un potenziale assassino.

  2. Paolo ha detto:

    no non appartengono solo al genere maschile: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/20/usa-ex-modella-di-playboy-suicida-si-getta-dal-25esimo-piano-col-figlio-di-7-anni-anche-lui-e-morto/4369051/
    in ogni caso si tratta di persone non sane mentalmente ma non per questo meno responsabili e colpevoli dei loro atti. Per me sono persone incapaci di amare, quest’uomo in particolare era uno s.tronzo che pensava ce i congiunti fossero una sua proprietà, è la colpa di questo è sua

    • Io non ho scritto “solo”.

    • andrea c. ha detto:

      “Per me sono persone incapaci di amare”
      Non è detto, anzi a volte chi stermina la propria famiglia(e spesso si suicida) fino all’evento scatenante(ci possono essere vari motivi, fallimento economico, eccesso di stress lavorativo, incapacità di accettare una separazione ecc… e direi anche disturbi psicologici combinati con altri fattori) si comporta come un padre amorevole.
      I padri anaffettivi, irresponsabili e menefreghisti spesso si limitano ad abbandonare la famiglia per farsi i cazzi propri senza uccidere nessuno, oppure continuano a parassitare economicamente e affettivamente i propri familiari(e anche in questo caso solitamente non uccidono i figli, li danneggiano in altri modi, ma non arrivano fare carneficine)

      • Ci stai dicendo che una carneficina è un modo per dimostrare amore? E’ questo che ci stai dicendo?

      • Paolo ha detto:

        allora amano in modo sbagliato

      • Paolo ha detto:

        e quindi non amano affatto

      • andrea c. ha detto:

        No, sto dicendo che prima della carneficina, prima che qualcosa(non sappiamo ancora bene cosa, il movente non è chiaro) facesse scattare nella sua testa questa folle idea di eliminare la sua famiglia e suicidarsi, per tutti i 10 anni precedenti potrebbe anche essere stato un padre normalissimo, persino un padre affettuoso e amorevole(potrebbe, non lo sappiamo per certo, ma in tanti casi simili è stato proprio così)

        Il fatto che anche per il cognato(il fratello della moglie buttata dalla finestra) è stato un fulmine a ciel sereno, fa pensare che non fosse un uomo avvezzo alla violenza nei confronti della moglie e della figlia, altrimenti il cognato avrebbe saputo qualcosa!

      • andrea c. ha detto:

        Non esiste solo la violenza “invisibile”.

        Che poi davvero invisibile non è quasi mai, difatti quando ad uccidere una donna è un uomo abitualmente violento c’è quasi sempre qualcuno che se ne era accorto, non capita quasi mai che un uomo violento venga descritto da tutti come un agnellino(può essere decritto come un santo da genitori e parenti, o dagli amici, ma è difficile che un vero violento sia descritto come un uomo tranquillo e pacifico ancge dai familiari della vittima)
        Ad esempio Vincenzo Paduano, che uccise e bruciò l’ex fidanzata, aveva gia dato ampiamente prova della sua personalità violenza, con un innumerevoli minacce ed atti di vandalismo.
        Se su Filippone al momento non esiste una sola prova o testimonianza in tal senso, è perchè probabilmente non era un violento!
        Non è credibile che una persona commetta violenze e abusi in maniera sistematica per anni, senza lasciar tracce e testimoni.

        Non tutti gli omicidi-suicidi sono commessi da persone violente, ti invito a leggere questo breve post: http://buonacriminologia.blogspot.it/2016/10/omicidi-suicidi-tra-le-mura-domestiche.html?m=1

      • Ma nessuno dice che “tutti” gli omicidi sono commessi da persone violente. Soltanto che, di solito, la depressione a seguito di un lutto nella stragrande maggioranza dei casi, non causa stermini. Né i padri amorevoli sono soliti uccidere i propri figli.

      • IDA ha detto:

        Più che altro riguarda un investimento narcisistico sull’oggetto, quando non ne abbiamo più il controllo o si abbandona o si distrugge.

        I padri che abbandonano la famiglia, che si rifà una nuova famiglia che sta lunghi periodi senza vedere i figli, non vuol dire che siano anaffettivi, irresponsabili e menefreghisti e che non siano stati dei buoni padri. Hanno fatto solo delle scelte diverse.
        Quando accadono queste cose, vuol dire che hanno subito le scelte di altri e non hanno più il controllo sull’oggetto e di conseguenza lo distruggono.

        In genere chi commette queste cose non sono persone con trascorsi di violenza o persone tendenzialmente violente, e chi è realmente violento lavora molto per dare una buona immagine di se all’esterno e l’omertà dei componenti familiari favorisce questa immagine. Per gli amici e i parenti uno può essere un buon marito e un padre affettuoso e poi magari picchia la moglie e abusa sessualmente della figlia. Non sto parlando di questo caso.

      • andrea c. ha detto:

        “di solito, la depressione a seguito di un lutto nella stragrande maggioranza dei casi, non causa stermini. Né i padri amorevoli sono soliti uccidere i propri figli.”

        E su questo non posso che essere d’accordo, ma “di solito” non significa mai. In alcuni rari casi i disturbi depressivi(o altri disturbi psichici) possono essere la causa, o comunque un fattore scatenante, di delitti del genere(indipendentemente dal sesso dell’omicida/suicida)!

      • Né tu, né il giornalista potete sapere che genere di caso sia questo. La depressione, da sola, non porta all’omicidio, le persone depresse non sono violente verso gli altri. Attribuire questi omicidi alla depressione getta uno stigma sulle persone depresse che aggrava la loro già dolorosa condizione.

  3. Paolo ha detto:

    e certo la violenza sulle donne riguarda tutti anche quegli uomini (e sono i più) che non torcono un capello alla compagna

  4. IDA ha detto:

    Ma la sindrome dei “padri malevoli” non esiste?? Eppure sul DSM-5… qua e la sono descritti tutti i tratti sintomatici, basta cercare.
    “perché i depressi che massacrano la famiglia appartengono il più delle volte al genere maschile?”
    La domanda è giusta, anche perché le donne che soffrono di depressioni gravi (MDD) sono la maggioranza, il 65% dei casi diagnosticati sono donne. Per depressione si intendono tanti tipi di disturbi melanconici e depressivi, dai più leggeri e sporadici ai più gravi e cronici. Il 25% della popolazione femminile adulta soffre di uno o più di questi disturbi contro il 10-12% della popolazione maschile. Quindi le cause di questi gesti non possono essere riconducibili solo alla depressione.

  5. bob ha detto:

    “perché i depressi che massacrano la famiglia appartengono il più delle volte al genere maschile?”
    Semplicemente perchè le depresse post-partum massacrano solo i figli, mica la famiglia.

  6. Serenando ha detto:

    Ma secondo lei c’è un legame tra depressione post partum e infanticidio?
    E nel caso lei riconosca la validità di tale legame, questo non implica che la ricerca da lei citata, condotta dall’American Psychological Association di qualche anno fa, sia non veritiera o, a rovescio, che lei applica l’assunto in questione solo quando si tratta di valutare i comportamenti omicidiari dei maschi?

    • Non sta a me riconoscere il legame tra depressione post partum e infanticidio. Ci sono studi sulla questione, e ha la responsabilità di parlare chi si occupa della problematica e ha il profilo professionale adeguato a farlo: http://www.linkiesta.it/it/article/2014/12/14/nella-mente-delle-madri-che-uccidono-i-loro-figli/23874/ Qui ad esempio leggo: “Difficilmente l’infanticidio appartiene alla sfera della depressione post partum.” e ancora “non è così scontato che una madre debba amare il proprio figlio. Ci sono figli non amati: un figlio non voluto non è amato, un figlio che ha alterato la qualità della propria vita può non essere amato”.

    • IDA ha detto:

      Depressione post partum e infanticidio c’è un legame? Personalmente penso di no. Lo dimostrano anche i dati, da quando è entrata in vigore la legge sul così detto parto anonimo. Ove la donna può non riconoscere il neonato senza alcuna conseguenza e i suoi diritti sono tutelati, indipendentemente da quelli del neonato, siamo passati da una media di 8 all’anno a 2. La depressione post partum non è diminuita, evidentemente le cause non erano la depressione ma altro: gravidanze indesiderate, gravidanze a volte frutto di stupri e incesto, gravidanze tenute nascoste per questioni culturali, religiose e altro.
      Penso che la depressione possa influire in qualche modo, ma non è mai la causa.
      La depressione serve a giustificare e a non indagare sulle vere cause che hanno portato al gesto criminale.

      • Serenando ha detto:

        Mi scusi, ma se seguo il suo ragionamento, viene fuori che la madre infanticida è una criminale, che non ha nella patologia una scusante. Mi sbaglio?

      • Io credo che ci siano dei grossi problemi a comprendere cosa scrivo: non è un “mio ragionamento”, non è compito dei singoli cittadini “ragionare” su queste cose. Occorrono dati concreti, analisi statistiche, studi seri condotti da professionisti in grado di elaborare i dati. Ad esempio qui: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2174580/

      • IDA ha detto:

        Certo che ci possono essere anche disturbi psichici e della personalità tali che possono influire sulla capacità e la volontà del soggetto che compie l’atto e la depressione post partum non è un’attenuante. Poi qui non si sta parlando di infanticidi, ma di uno che ha prima buttato la moglie dalla finestra, poi è andato a prendere la figlia che si trovava dai nonni e l’ha buttata di sotto ad un viadotto per poi suicidarsi. E si viene a dire che era depresso perché era morta la madre? Quindi la depressione aveva il controllo sulla sua volontà e capacità di agire? Per me non è credibile..

  7. IDA ha detto:

    Prima ci hanno detto che lui aveva accompagnato la moglie al pronto soccorso ed era fuggito dando false generalità. Ma sembra che non sia andata così, ma ancora peggio e l’omicidio della figlia poteva essere evitato…..
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/23/chieti-il-cognato-di-fausto-filippone-perche-non-lo-hanno-fermato-procuratore-chiarezza-fino-in-fondo/4376920/

  8. ulistef ha detto:

    Ci provo a dire la mia, ovvero solo uno spunto di riflessione e non teoria verificata:
    Per me ci sono due fattori che per la loro contemporaneità portano alla crisi e all’evento tragico.
    Primo: sono persone troppo rigide nel rispettare la propria scala dei valori, e a volte, arrivano addirittura a trasfigurare la realtà. Non credo che per loro matrimonio vuol dire anche cercare di mettersi in discussione tutti i giorni.
    Secondo: Mancanza di comunicazione, che porta ad una gestione della crisi tramite la violenza.

    Ecco che, non appena qualche fatto es. debiti in ambito lavorativo; oppure qualcuno disturba i valori familiari, la persona va in crisi, crisi esistenziale.
    E come capitani, nel senso trasfigurato, nel momento dell’irreparabile (per loro!) fallimento affondano con tutta la nave (ovvero tutta la famiglia).

    Si può forse riassumere con il fatto che non sanno amare? Beh si, se sono delle persone che non si mettono in discussione, se non sanno o non vogliono comunicare le loro emozioni e i loro sentimenti più profondi, se hanno difficoltà a condividere anche i fallimenti e forse incapaci di chiedere aiuto anche a chi gli sta accanto.
    Ecco, forse la depressione è l’ultima dei fattori motivanti in questi casi.

  9. Serenando ha detto:

    Ricciocorno, non mi riferivo [“se seguo il suo ragionamento, viene fuori che la madre infanticida è una criminale, che non ha nella patologia una scusante”] a quanto diceva lei, ma a quanto diceva Ida…

    Per quanto riguarda l’omicidio della bambina, sicuro che poteva -e doveva- essere evitato.

    Ma affermare che le depressioni non portino a comportamenti del genere, è un azzardo grosso. E questo senza ovviamente entrare affatto nel caso specifico.

    D’altra parte, la diagnosi psichiatrica non è così oggettiva come altre diagnosi mediche, perché risente in maniera preponderante del contesto culturale che la esprime.

    • Se il disturbo mentale bastasse, da solo, a spiegare la violenza, allora dovremmo dedurre che tutte le persone che ne sono affette prima o poi commetteranno o tenteranno di commettere un omicidio. Se ritieni che le cose stiano così, lo ritieni sulla base di cosa?

      • andrea c. ha detto:

        qui non si tratta di “semplice” omicidio, ma di omicidio-suicidio. Non tutti quelli che soffrono di depressione commettono omicidio-suicidio, così come non tutti i depressi tentano il suicidio(senza omicidio), ma in alcune persone(sia uomini che donne) la depressione(probabilmente in concorso anche con altri fattori) può portare a pensare di suicidarsi “portando con se” le persone care!
        Per fortuna è una cosa molto rara, ma può succedere, e non vedo in che modo affermare una cosa del genere dovrebbe gettare uno stigma su tutte le persone malate di depressione.

      • Perché il giornalista ha dedotto la depressione dal comportamento violento, senza avere altri elementi per parlare di depressione. Questo implica l’esistenza di un pregiudizio: dove c’è l’omicidio, deve esserci per forza una patologia.

      • andrea c. ha detto:

        “Questo implica l’esistenza di un pregiudizio: dove c’è l’omicidio, deve esserci per forza una patologia.”

        Ok, i giornali come spesso succede sono giunti a conclusioni affrettate e dettate dal pregiudizio.
        Però, se dopo approfondite indagini non saltasse fuori nessun altro movente comprensibile, mi sembra logico in questo caso dedurre che alla base dell’omicidio-suicidio ci possa essere stato un malessere interiore(che potremmo anche chiamare depressione, o mal di vivere, o esaurimento nervoso), e che la violenza di genere( cui alludi) stavolta non c’entri.

        Alla domanda “perché i depressi che massacrano la famiglia appartengono il più delle volte al genere maschile?”, si potrebbe rispondere con un’altra domanda.
        Perché i depressi che si suicidano il più delle volte sono maschi?
        Secondo l’ISTAT in Italia “la propensione al suicidio è maggiore tra la
        popolazione maschile, oltre tre volte quella femminile”

        La risposta a questa domanda secondo me può essere in parte negli stereotipi e nell’educazione, ma in questo caso a scapito del genere maschile, nel senso ai che i maschi linea di massima, soprattutto in passato(ma in parte anche oggi), viene inculcato che la fragilità è una cosa da femmine, che non devono piangere, che devono essere forti, che non devono chiedere aiuto quando stanno male…e quindi in molti casi gli uomini sono meno propensi a riconoscere di aver bisogno di aiuto e a rivolgersi a uno psichiatra o psicologo.
        E in parte nella neurobiologia, il cervello maschile non è uguale identico a quello femminile, ormai è appurato che anche le patologie mentali non si manifestano nello stesso identico modo in maschi e femmine, ma esistono differenze di genere importanti:
        https://www.nimh.nih.gov/health/publications/men-and-depression/index.shtml

        Parlare di depressione in casi come questo(ammesso e non concesso che il movente sia stato davvero quello) non è necessariamente uno stigma, anzi, se se ne parlasse correttamente si potrebbero aiutare a non sottovalutare certi segnali di malessere nelle persone care!

      • Sì, i giornalisti sono giunti a conclusioni affrettate e dettate dal pregiudizio. E questo non può tornare utile a nessuno.

      • Paolo ha detto:

        i maschi oggi piangono eccome, senza che questo li renda necessariamente più sensibili

  10. Serenando ha detto:

    Non ritengo che il disturbo mentale spieghi da solo la violenza.

    A parte questo, devo dire che però l’utilizzo che fai tu del concetto di “disturbo mentale” è sbagliato.

    “Disturbo mentale” vuol dire tante cose: esistono tanti disturbi mentali, dal panico alla schizofrenia, alla depressione. Eccetera eccetera.
    E in ogni singola malattia, i sintomi hanno una diversa forza: la febbre non viene a tutti e a 40°.

    Non è dunque possibile sostenere che tutti i disturbi mentali devono avere come sintomo la violenza. E non è detto che tutte le depressioni implichino violenza e comunque lo stesso grado di violenza, altrimenti la violenza non c’entra con la depressione.

    Scusa, ma il tuo ragionamento non sta in piedi, perché è fondato su una serie di generalizzazioni troppo eccessive

    • Cerco di spiegarti di cosa parla questo mio scritto, perché non credo ti sia chiaro. Quando è stato pubblicato l’articolo che viene commentato, non si sapeva bene neanche con certezza se Marina Angrilli fosse stata gettata dalla finestra, sebbe fosse quella l’ipotesi più probabile per le forze dell’ordine (ipotesi successivamente confermata dall’autopsia). Di Fausto Filippone si sapeva che era trista per la morte recente della madre. Converrai che nell’essere tristi per la morte della madre non c’è nulla di patologico, sarebbe meno comune incontrare qualcuno euforico dopo un lutto, ne convieni? Sappiamo che Filippone era stato “protagonista di un percorso di crescita professionale continuo” sul lavoro e che addirittura poteva vantare “recenti positivi sviluppi di carriera.” Era amato e stimato da dirigenti e collaboratori. Si era rivolto ad un medico? Prendeva antidepressivi? No. Non solo, aveva recentemente fatto richiesta di porto d’armi, ed aveva superato a pieni voti la visita presso il dipartimento salute mentale della Asl Lanciano-Vasto-Chieti: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/24/chieti-fausto-filippone-aveva-superato-i-test-psichiatrici-per-il-porto-darmi/4378681/ Certo, questo il giornalista non lo sapeva quando ha attribuito gli omicidi alla depressione, ma sulla base di cosa ha stabilito il nesso fra la depressione e la decisione di Filippone di fare fuori moglie e figlia? In realtà non aveva elementi per parlare di depressione. Il giornalista ha dedotto la depressione – una depressione di fatto inesistente – dagli omicidi. E questo è sbagliato, perché, appunto, “non è detto che tutte le depressioni implichino violenza”.

      • Serenando ha detto:

        Hai ragione, da questo punto di vista.

        Dire che questo signore fosse depresso perché ha fatto una strage, non è affatto proponibile.
        E, se è per questo, è fin troppo pericoloso (e questo va sottolineato).

        Il discorso si dovrebbe spostare però su altri aspetti della questione: ad esempio, la sempre più crescente psichiatrizzazione di ogni comportamento (che avvia ad una deresponsabilizzazione personale e sociale verso gesti comunque inaccettabili); l’eccesso di credito dato ai test psicodiagnostici; la fiducia nella “oggettività” della psichiatria e della diagnosi psichiatrica, l’idea che il “folle” sia sempre un individuo non responsabile dei propri comportamenti. Il discorso però porterebbe lontano e, forse, verso polemiche inutili, sempre in agguato quando si affrontano questo tipo di eventi. I vari livelli a cui si può discutere di una tragedia del genere rischiano infatti sempre di confondere e confondersi.

        In ogni caso è vero: dedurre che chiunque faccia una strage del genere sia un depresso o un disagiato mentale, è assurdo e, peggio ancora, molto pericoloso.

  11. andrea c. ha detto:

    “i maschi oggi piangono eccome, senza che questo li renda necessariamente più sensibili”

    Anche questo è vero, dipende anche dal motivo per cui si piange.

    Però indipendentemente da questo, che in linea di massima in caso di problemi emotivi/sentimentali gli uomini tendono a minimizzare e nascondere la testa sotto la sabbia, e voler risolvere le cose di testa propria senza aiuto esterno, credo che sia vero!
    Conosco uomini che hanno negato a se stessi per anni di avere una patologia psichiatrica, e si sono decisi a iniziare le cure solo dopo aver sofferto inutilmente(e aver fatto soffrire i familiari) per un sacco di tempo. In Italia ci sono ancora molti pregiudizi negativi su disturbi e malattie psichiatriche!

    • Ed è proprio di questo che parla questo post.

    • Paolo ha detto:

      e nelle donne non c’è questa negazione o c’è meno?

    • Antome ha detto:

      https://www.nimh.nih.gov/health/publications/men-and-depression/index.shtml
      Ciao, l’articolo non sembra implicare particolari ragioni biologiche per queste differenze, perlopiù statistiche e con molta variazione individuale, tra il modo di esprimere la depressione di uomini e donne.
      Ne approfitto per esprimere l’idea che accusare il femminismo, come fanno alcuni Mra, è sbagliato. L’idea che l’uomo debba tenersi tutto dentro e non mostrare fragilità è patriarcale, così come che debba cavarsela da solo. Certo molte donne hanno la loro parte perchè “comprano” in questo modello nel definire la loro attrazione verso gli uomini, poi ovviamente i PUA sbagliano a generalizzare e a cercare di soddisfare proprio quel tipo di donna. Sarebbe come se una donna volesse conquistare a tutti i costi quegli uomini che non possono vedere le donne indipendenti e sicure di sè trovandole mascoline.
      Credo che il backlash sia dovuto alla percezione che il progressismo abbia costruito, giustamente, strutture di supporto per le categorie svantaggiate e, non rientrando tra queste il “maschio bianco etero”, con la crisi si è percepita l’idea che tale categoria non possa soffrire di ruoli sociali e di genere e aspettative molto estenuanti e svantaggiose, ma non sapendo identificare il problema se la sono presa col femminismo e con le conquiste civili, sbagliando clamorosamente il bersaglio e diventando pedine di odio.
      E’ necessario affrontare costruttivamente il problema, anche se la responsabilità è assolutamente personale nell professare punti di vista intolleranti e misogini o bigotti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...